lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

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lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  Admin il Gio Nov 26, 2009 1:36 pm

1) RIPORTATE QUI LE VOSTRE SENSAZIONI IN SEGUITO ALLA SIMULAZIONE DEL 27 NOVEMBRE.
LA DOCENTE



1. "L'ANGELO DEL SIGNORE" di Riccardo Fafnir
Madre mia, i tuoi occhi traboccano
e specchiandomi in essi mi sento morire…
Padre mio, le tue labbra sussultano
soffri per me e questo mi fa impazzire…

Mi sforzo di parlare
ma a fatica capite il mio dire,
mi sforzo di camminare
ma per terra vado sempre a finire…

Per il mondo sono solo un “diversamente abile”
persona debole, un fardello inutile…
Per voi invece sono un fiore delicato
nato segnato da un destino sciagurato.

Vi sentite come in colpa per la mia diversità
e non cogliete l’insegnamento che la mia vita dà.
Quando mi abbracciate forte sento il vostro amore infinito
e io sorrido, poiché chi sono non l’avete ancora intuito.

--------------------------------
2. VORREI … POTREI (di Sara)

Quanto vorrei a volte,

poter essere un gabbiano,

volare sopra il mondo

senza essere riconosciuta.

Potrei sfiorare l'acqua del mare

e farmi trasportare dalle dolci onde,

sentire il vento che viene a contatto

con tutto il mio piccolo corpo.

Con un battito di ali potrei raggiungere

quell'immensa luce di colori

che fa brillare ogni cosa che tocca.

Potrei sprofondare nelle morbide

macchioline bianche che avvolgono

il cielo e assistere da lontano

alla vita che scorre sotto di me.
--------------------------------------------------
3. NON

Non scrivo
Non parlo
Non cammino
Non canto
Non chatto
Ma sogno
E vivo

Non scrivo
Non parlo
Non cammino
Non canto
Non chatto
Ma amo
Sogno e sono viva

Non scrivo
Non parlo
Non cammino
Non canto
Non chatto
Non amo
Non sogno
Sono viva
E SOLA
[i] Rebecca[/i

----------------------------------------------------
4. poesia di Gennaro Morra." IN BILICO ".
"Il mio precario equilibrio
mi tiene in bilico
mi costringe a cercare un appiglio.
Devo avvinghiarmi ai muri
alle sedie,alle persone
non posso commettere
il minimo errore.
Barcollo come un birillo
sfiorato da una palla
traballo come una bottiglia
urtata da una biglia.
Ho paura di cadere
non tanto per il dolore che potrei avvertire
ma per il peso dei loro occhi
che sul quel pavimento
mi potrebbero inchiodare.
Basterebbe un sorriso
il protrarsi di una mano
alla quale mi potrei aggrappare
per non sentire più l'imbarazzo
del mio continuo ondeggiare."

---------------------------------
5. La canzone dell'uccello
Chi si aggrappa al nido,
non sa che cos'è il mondo,
non sa tutto quello che gli uccelli sanno
e non sa perchè voglio cantare
il creato e la sua bellezza.
Quando all'alba il raggio del sole
illumina la terra e l'erba scintilla di perle dorate,
quando l'aurora scompare
e i merli fischiano tra le siepi, allca capisco come è bello vivere.
Prova, amico, ad aprire il tuo cuore alla bellezza
quando cammini nella natura per intrecciare ghirlande con i tuoi ricordi:
anche se le lacrime ti cadono lungo la strada,
vedrai che è bello vivere.

(Poesia scritta da un bambinio nel ghetto di Terenzin)
----------------------------------------------------------
6. Chiamatemi per nome

Non voglio più essere conosciuta

per ciò che non ho

ma per quello che sono:

una persona come tante altre.

Chiamatemi per nome.

Anch’io ho un volto, un sorriso, un pianto,

una gioia da condividere.

Anch’io ho pensieri, fantasia, voglia di volare.

Chiamatemi per nome.

Non più:

portatrice di handicap, disabile,

non vedente, non udente, cerebrolesa, tetraplegica.

Forse usate chiamare gli altri:

“portatore di occhi castani” oppure “inabile a cantare”?

o ancora: “miope” oppure “presbite”?

Per favore abbiate il coraggio della novità.

Abbiate occhi nuovi per scoprire che,

prima di tutto,

io “sono”.

Chiamatemi per nome.

Gianni Scopelliti. sulla pubblicità, Lupetti, Roma, 1994.
http://www.conosciamocimeglio.it/documenti/documenti?id=92

Le annotazioni per questo primo forum le farete a freddo, in seguito, perché a caldo cioè subito dopo, proseguirete la discussione qualche minuto bendati, poi vi dirò io quando toglierle


"Sogno di un'amica" di Andrea Moro

Come vorrei ...
come vorrei che un giorno
questo mio sogno si avverasse.
E' un sogno lontano ...
difficile da raggiungere,
direi quasi impossibile,
almeno per ora.
Ma sono sicura
che un pò al giorno,
con il tuo aiuto, con il loro aiuto,
mettendo da parte
quella vostra aria menefreghista,
riuscirò a superare.
Non supererò certo il mio problema,
ma non sarò afflitta
dalle atrocità che quotidianamente
feriscono il mio cuore
e la mia mente.
Non è difficile aiutarmi sai.
Basta solo volerlo.
Non dovete sperare,
ma solo chiudere gli occhi
e amare.

IDA IANNONE


Ultima modifica di Admin il Gio Dic 03, 2009 4:48 pm, modificato 2 volte
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lezione sui generis....27 novembre

Messaggio  MARIA SGLAVO il Ven Nov 27, 2009 6:15 pm

La lezione di oggi mi è parsa particolarmente significativa....siamo state per un pò al buio con dei fulard sugli occhi,per poter capire quanto sia difficile vivere senza il dono della vista...dico dono perchè di questo si tratta....vivere senza una gamba ,un braccio ,un dito è difficile...ma la sensazione che ho provato stando solo circa 20 minuti al buio è stata bruttissima quindi posso dire che vivere senza aver la possibilità di vedere sia la cosa peggiore.Vorrei consigliarvi di leggere questo articolo preso da internet particolarmente significativo. Arrow

TRENTO - Mentre parla, Mauro Marcantoni mi guarda negli occhi. Gli costa uno sforzo: "Ho dovuto esercitarmi". Spontaneamente non lo farebbe. Non è timido (niente affatto): è cieco. Puntarmi addosso i suoi occhi chiari, a lui non serve. "Serve a lei", sorride. "Se io non la guardo, lei non si rispecchia in me, e ha l'impressione di non esistere. Devo aiutarla ad elaborare il lutto della sua immagine".

Bisogna dare una mano a questi vedenti. Quando incontrano un cieco, entrano in crisi. Quelli che incrociamo sui marciapiedi del centro di Trento, ad esempio, non appena s'accorgono del bastone bianco s'imbarazzano, si guardano attorno, s'appiattiscono contro il muro (errore: il muro è la bussola del cieco), si nota il loro sollievo quando siamo passati, e possono uscire dal cono di invisibilità in cui per qualche istante si sono sentiti sprofondare.

I ciechi non sono più gli esseri grotteschi messi in versi da Dino Campana, "simili a manichini, muovono un poco al riso / strani come sonnambuli, terribili nel viso". Ma il loro handicap, dicono i sondaggi, tra tutti è ancora quello che inquieta di più. La cecità fa paura a chi non ce l'ha. E ne fa tanta di più quando non sa "stare al suo posto".

Il posto dei ciechi qual è? Non siamo una società crudele: non è tendere la mano all'angolo della strada. È un lavoro da centralinista, o da massaggiatore, ma basta lì. I ciechi che puntano più in alto, i ciechi che non fanno i ciechi, sanno cosa significa sentirsi trattati da presuntuosi, pretenziosi, perfino arroganti. "Un cieco che mette gli sci è uno che "non accetta il proprio limite", reagisce Mauro, "ma perché dovrebbe? Noi non siamo esseri umani con un senso in meno del normale, siamo persone che costruiscono la propria normalità su quattro sensi. Tutto ciò che ci sta, è giusto che ci stia".

E non v'immaginate quanto ci stia, in quattro sensi. Tra le ottanta storie di "ciechi di successo" che Marcantoni è andato a cercare ai quattro angoli d'Italia, ci sono quelle di Patrizia Viaro, ballerina che danza con la benda sugli occhi perché sia ben chiaro agli spettatori; di Francesco Cozzula, navigatore di rally che "vede" le curve con il corpo; di Ubaldo Cecilioni, tiratore con l'arco che punta la freccia tastando un mirino elettronico coi piedi. C'è la storia di Antonella Cappabianca che commenta alla radio i programmi tivù, e quella di Luigi Bertanza navigatore a vela con satellitare parlante. Ma anche le storie meno estreme, le carriere da insegnante, tecnico informatico, avvocato, imprenditore, per Mauro sono "straordinarie, perché in un cieco è la normalità che fa l'eccezione".

Anche Mauro Marcantoni è un "cieco di successo": perdere la vista, quindici anni fa, non gli ha impedito di diventare direttore di una importante scuola di formazione manageriale, ricercatore, giornalista, editore. Questa parola, successo, in verità non lo convince del tutto, "richiama idee di denaro e potere più che di appagamento e realizzazione di sé. Per me il massimo del successo è una coppia di ciechi che fa tre figli".

Ma alla fine ha accettato di usarla nel sottotitolo ("Vivere con successo la cecità") di questo suo libro, I ciechi non sognano il buio, perché è un libro che vuole scuotere anzitutto i vedenti, un libro pedagogico e anche un po' spudorato. L'Unione italiana ciechi di Trento, che ora è entusiasta del risultato, dubitò prima di sostenere la ricerca. Ci sono tanti ciechi in difficoltà, perché occuparci dei più fortunati? Marcantoni li ha convinti così: "Il nostro rischio non è puntare troppo in alto, ma troppo in basso. Di sola tutela sociale si muore. Servono esempi perché altri possano osare, magari rischiare un fallimento, ma riprovare".

Se c'è un "soffitto di vetro" che impedisce ai ciechi di arrivare dove possono arrivare, va rotto con una gomitata. "I ciechi vivono il loro limite come naturale, mentre è sociale. La maggior parte di noi resta chiuso in casa, alcuni accettano i mestieri "compatibili" fissati per legge anche se potrebbero aspirare a qualcosa di meglio. Poi ci sono i ribelli". A Mauro piacciono i ribelli.

"Quelli che hanno rifiutato il vittimismo, e hanno scoperto che se rompi con le comodità della tutela sociale ti si apre un mondo di opportunità". Bravi anche gli scandalosi che esagerano, magari un po' narcisi. Quelli che fanno lo slalom seguendo il ticchettio dei bastoncini dello sciatore che li precede, quelli che dipingono, fotografano, quelli che vanno al cinema o allo stadio, insomma quelli che mettono a disagio i vedenti, anche i più politicamente corretti, perché "cercano la rivincita" sul loro handicap. "Tutti cerchiamo rivincite sui nostri limiti", li difende Mauro, "l'eccesso è il rischio di ogni uomo, e noi ciechi siamo una semplice variante della specie umana".

Ribellarsi però è difficile. Hai tutti contro. Giulio Nardone voleva iscriversi all'università, l'oculista gli disse: "Lascia perdere, tra due anni sarai cieco". Non lasciò perdere: oggi è avvocato. Giorgio Rigato, analista informatico: "Non devi aspettarti che il mondo si regoli su di te, devi spostare il limite tra quello che puoi fare e quello che non puoi fare". Puoi rischiare di scoprire che quel limite è più ampio di quel che sembrava.

Mirco Mencacci da bambino pasticciava col registratore perché pensava che la sua creatività fosse limitata al mondo dei rumori: oggi monta i suoni sulle immagini dei film di Giordana e Ozpetek. Non accettare lo svantaggio allora non è presunzione: è liberazione dal peso che ti tira giù.

Bisogna rinunciare però a quell'orgoglio da figli di un dio minore, che diventa "senso di razza, rivendicativo e vittimista". Se un po' di rabbia, un po' di spirito di rivalsa aiutano a non lasciarsi andare, ben vengano. Giulio Franzoni è diventato imprenditore agricolo "per dimostrare qualcosa a chi diceva che non ce l'avrei fatta", e non se ne vergogna. Qualche aggressività va messa nel conto.

Se Annalisa Minetti, ex miss, cantante, ora insegnante di ginnastica, scatenò un polverone a Sanremo sentendosi discriminata, fu dopo avere fatto finta per anni di vederci "per non impietosire". Claudio Costa invece si arrabbia proprio con l'handicap visuale: "È bastardo", dice. Maratoneta medagliatissimo alle Paralimpiadi, mal sopporta di avere bisogno di un accompagnatore per fare sport, "a livello di indipendenza è meglio un handicap fisico". Curioso lapsus: la cecità cosa sarebbe, un handicap morale? Culturale?

Forse non è un lapsus, quello di Costa. Forse ha colto un punto. "I ciechi devono aver voglia di vedere", spiega Mauro. Lieve ma salda, la sua mano sul mio braccio mi guida più che farsi guidare. Traversiamo vie e piazze seguendo precisi itinerari cartesiani. "Cercava una pasticceria? Avanti, all'incrocio. Qui a destra invece c'è una bella galleria d'arte". Non è desiderio di stupire.

Mauro sa che basta il rumore di un cantiere, e la città che ha disegnata in testa nei minimi dettagli si perde in uno scuro frastuono. Confessa: "Per quanto sia fiero della mia autonomia, non riesco a scacciare il terrore di sbattere ad ogni passo il naso contro un palo". Vuole solo farmi capire che tra dipendenza assoluta e superomismo c'è uno spazio enorme, che i vedenti non riescono a immaginare. Possono provarci? Tempo fa il Mart di Rovereto ospitò un esperimento, Dialogo nel buio: i visitatori vedenti erano invitati a svolgere attività quotidiane in un ambiente oscurato, per "capire come vive un cieco". Mauro scuote la testa: "Così non si capisce niente. Anzi si capisce il contrario.

Essere ciechi per un'ora ti dà la sensazione che il cieco sia un incapace totale. Essere ciechi da sempre, o da anni, ti dà il tempo di organizzare la vita. La cecità resta una privazione brutale, ma non è per forza una condanna all'angoscia".

La cecità toglie, certo. Ma in certe condizioni può perfino dare. Una lunga abitudine a vivere senza scrittura può sviluppare abilità compensative molto utili. Elio Borgonovi, docente alla Bocconi, ragiona sulle sue: "Non posso preparare appunti, quindi devo farmi una scaletta mentale. Ho sviluppato una forte capacità di sintesi". Qualche volta, come in un celebre racconto di H. G. Wells, il cieco se la cava meglio del vedente.

Raggiungere obiettivi ambiziosi senza la vista non è come giocare a mosca cieca. Nessuna fortuna bendata. Il successo dipende da una razionale riorganizzazione dei quattro sensi attivi, da un efficiente "governo dell'incertezza". Francesco Levantini, apprezzato formatore all'Ibm, c'è riuscito così bene che ormai considera la cecità "non un problema, ma una seccatura". Del resto l'informatica sta accorciando le distanze tra ciechi e vedenti: scanner vocali che mandano in pensione il Braille, tastiere parlanti per cellulari, perfino le recentissime "penne magiche" che scandiscono ad alta voce il nome su un campanello o la targa di un portone sono protesi spaziali per i ciechi dell'epoca dei cani guida.

Ma la vera vista del cieco restano gli altri umani. "Una capace rete di relazioni", secondo Salvatore Virga, fisiatra, vale un buon paio d'occhi. Siamo daccapo: il problema dei ciechi sono i vedenti. "Per ogni cieco di successo ce n'è uno nascosto", medita Mauro. Se c'è una costante in questi ottanta racconti, è la sensazione di aver dovuto pedalare in salita da soli, e non tutti ce la fanno.

La civiltà dell'immagine è rigida con chi non condivide il primato della vista. Mauro la chiama "la legge della pizza": "Ne chiedi una senza mozzarella e ti rispondono "non si può". Perché non si può, me lo volete spiegare? Il pizzaiolo è pigro? Il cassiere non sa quanto farla pagare? Macché: questo è un mondo omologato, ogni scarto dalla norma è fastidioso".

Eppure la pizza senza mozzarella esiste: Mauro e molti degli ottanta ciechi ribelli e appagati andranno a spiegarlo il 23 ottobre all'università Luiss di Roma. E non finirà qui. Marcantoni ha in mente un'altra inchiesta: che uso fa la società vedente del potere delle immagini. Dobbiamo stare attenti: i ciechi ci guardano.

(28 settembre 2008)
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Messaggio  giovanna montanino il Ven Nov 27, 2009 6:54 pm

E' stata una sensazione strana, che mi ha fatto sentire inadeguata di fronte ad un bambino ed il mio punto di domanda in aula è stato proprio come insegnanate di sostegno come fai a far capire tutto ciò che ti circonda ad un bambino che non ha mai visto?
Non vi nascondo che quando ho ascoltato bendata le poesie mi sono commossa e proprio per la prima un amore così grande per un figlio è dato proprio dai genitori.

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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  valeria.lettieri il Ven Nov 27, 2009 7:43 pm

oggi ho avuto davvero difficoltà durante la simulazione che la docente ci ha fatto svolgere...inanzitutto ho paura del buio,quindi per me è stato veramente atroce coprirmi gli occhi e non vedere nulla... e infatti ho provato non solo agitazione, ma tanta anzia...non sono riuscita a concentrarmi bene sulle prime poesie lette dall'insegnante, e solo in seguito ho raffigurato le parole nella mente, sotto forma di immaggini... c'era molto silenzio in aula,e questo mi rendeva ancora piu nervosa, all'improvviso mi è caduta la penna a terra, e non poterla prendere mi rendeva isterica,ho cominciato a cercarla con la mano,a muovermi,ma non vedevo nulla...è stato orribile! dopo l'intervento di massimiliano, che ha detto: ci pensi tolgo la benda e davvero non vedo piu!!..sono stata presa da un forte istinto ed infatti ho tolto subito la benda senza aspettare che la docente dicesse potete toglierle, ma per fortuna lo ha detto dopo pochi secondi... appena aperto gli occhi era tutto scuro in torno, le tende erano chiuse,mi mancava l'aria, infatti ho subito cercato di aprire quella vicino a me e far entrare la luce... gli interventi di dopo sono stati molto interessanti, giuseppina ha detto di essersi rilassata e sarebbe potuta restare cosi anche per un intera giornata , un altra ragazza ha posto il problema di come spiegre le cose ad un bambino cieco, ma non penso sia realmente questo il dilemma... subito mi è venuta in mente la ragazza che a volte segue il corso con noi, lei non vede, e ho pensato di quanto fosse difficile per lei tutto, e ammiro molto la sua forza e il suo spirito di volontà,perche io non so se riuscissi ad essere cosi forte!! questa esperienza è stata molto importante ci ha messo in una condizione di disagio, e si puo imparare davero tanto da tutto ciò,ma se dovessi rifarlo,nel momento in cui la docente dicesse, chi non vuole puo anche uscire fuori, mi alzerei senza pensarci due volte!

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Messaggio  Iazzetta Annunziata il Ven Nov 27, 2009 8:14 pm

La simulazione che abbiamo svolto in aula è stata molto significativa perchè per la prima volta nella mia vita ho capito come deve essere vivere senza vedere!
La prima sensazione che ho avvertito è stata spaventosa.
Appena ho messo il foulard mi sono sentita come se stessi cadendo nel vuoto.
Ad un certo punto l'ansia ha sopraffatto il mio stato emotivo e volevo immediatamente togliere il foulard,ma ho cercato di tranquillizzarmi.
Confesso con tutta sincerità che appena la Professoressa Briganti ci ha invitato a smettere la simulazione mi sono sentita di rinascere.
La cecità è una delle menomazioni più facilmente "constatabile"!
La realtà però è ben diversa.
Chi vede,infatti,ricorda tutto quanto hanno captato i suoi occhi:sa come come funziona un ascensore,come si compone un numero di telefono e mille altre cose ancora!
In questo senso esiste una differenza tra chi è cieco dalla nascita e chi lo diventa in seguito a incidente o malattia.
Se il secondo caso,per molti versi è più traumatico,nel primo occorre trovare la capacità di inventarsi un mondo intero.
Ignora forme e colori e deve servirsi di tutti gli altri sensi per potersi orientare nell'ambiente che lo circonda!
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Messaggio  Mara Carputo il Ven Nov 27, 2009 8:20 pm

Oggi durante la simulazionemi sono sentita inizialmente oppressa,mi mancava il respiro,per iprimi momenti,mentre tutti mettevano la benda sugli occhi io l'ho tolta perchè ero agitata;poi quando la prof.ha dato il via alla simulzione l'ho stretta bene ma ho sbirciato ancora per un attimo perchè avevo la sensazione di non vedere più...dopo un pò mi è passata l'ansia,io e la mia collega ci siame prese per un pò la mano per dire"ecco,sono qui".Finalmente mentre si leggeva la terza poesia mi sono rilassata un pò,sapevo dov ero,sapevo che avrei rivisto e sapevo chi c'era accanto a me!!
La poesia che mi ha maggiormente interessata è stata quella di Rebecca che anche se dice che non può far niente è in grado di sognare,di fantasticare(questa è una grande capacità che nessuno ci può impedire).
Ma quella che mi ha più colpita è"Chiamami per nome";si evince un bisogno di non voler essere etichettati.
Dalla discussione in aula è emersa una domanda che mi ha fatto riflettere: come fa a immaginare le cose che ci circondano chi non le ha mai viste??
Io penso che importante sia l'aiuto di chi è accanto ad una persona non vedente,le sue descrizioni,pur restando con un incognita perchè non potremo mai sapere cosa veramente riesce ad immaginare.Ad esempio,come è accaduto oggi in aula, mentre eravamo bendate pensavo che la docente stesse leggendo le poesie da fogli che aveva in mano ma quando ho tolto la benda e ho visto che erano proiettate sulla parete mi sono resa conto di aver immaginato una falsa realtà(come è emerso anche durante la discussione).
è stata veramente una lezione interessante sunny Penso che mi resterà molto al termine di questo corso...
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Messaggio  fernandes maria teresa il Ven Nov 27, 2009 8:29 pm

La lezione di oggi è stata molto bella e interessanteanche , grazie alla simulazione che abbiamo fatto.Quando la professoressa ci ha chiesto di coprirci gli occhi ho provato inizialmente una sensazione di pace in quanto ero con gli occhi chiusi e c'era un silenzio tombale in aula.quando la prof ha iniziato a parlare sentivo la sua voce molto più nitida,come se l'udito in quel momento andasse a sopperite gli occhi che in quel momento erano coperti.quando la prof ha letto le poesie immaginavo tutto quello che veniva letto e in quei momenti pensavo a come una persona cieca fin dalla nascita potesse immaginare le cose che ci circondano non avendole mai viste.Oltretutto in quel momento pensavo a tutte quelle persone che non sono nate cieche, ma che hanno perso la vista successivamente.Questo pensiero mi ha sconvolto perchè il non vedere è una cosa allucinante!!!Infatti dopo un pò di tempo che avevamo la sciarpa sugli occhi,mi sentivo agitata e ansiosa e non vedevo l'ora di togliere quella cosa davanti agli occhi!!avevo voglia di vedere accanto a me cosa stesse succedendo e ora penso di aver capito in minima parte ciò che possano provare le persone cieche.
La cosa che mi infastidiva molto era quella di non poter associare le voci delle ragazze ai loro volti, in quanto di solito quando interviene qualcuno sono solita guardare tale persona e notare gli atteggiamenti e le movenze.
Dopo avermi tolto la benda ho provato una sensazione di liberazione,in quanto potevo nuovamente gestire con disinvoltura e autonomia il mio corpo.....ma io ho potuto farlo perchè i miei occhi erano coperti da una sciarpa,ma nel mondo ci sono persone che questo muro nero non lo potranno mai strappare dai loro occhi.

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Messaggio  Maria Lepore il Ven Nov 27, 2009 8:31 pm

Buona sera a tutti..

Oggi,la professoressa ci ha proposto una simulazione..Ci siamo coperti gli occhi con delle sciarpe,e subito ho avuto un senso di vuoto,un pò di paura del buio ma ero consapevole che fosse solo una cosa momentanea.Subito mi sono immedesimata in questi soggetti non vedenti e ho fatto alcune considerazioni:un non vedente dalla nascita non ha mai provato le nostre stesse sensazioni,non sa,ma per uno che diventa,in seguito ad una malattia ecc..è veramente triste accettare questa condizione perchè ha avuto la gioia di vedere tutto ciò che lo circonda e poi trovarsi nel buio totale non è facile da accettare.Ascoltando delle poesie,quella che ha attirato particolarmente la mia attenzione è stata L'ANGELO DEL SIGNORE.Un ragazzo che si sente in colpa per la sua diversità nei confronti dei genitori,nonostante lo circondano di affetto,lui avverte un senso di pietismo e soffre in silenzio.Penso che i genitori,anche se rassegnati dalla condizione del proprio figlio,dovrebbero aiutarlo e farlo sentire una persona "normale",imparando anche dalle loro esperienze e difficoltà. Neutral

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Lezione 7 - SIMULAZIONE-

Messaggio  Cillo Nadia il Ven Nov 27, 2009 9:04 pm

Buonasera a tutti!
Oggi è stata davvero una bella lezione!!!! ... una grande lezione di vita!!
Mi sto rendendo sempre più conto quanto sia interessante questo corso, quante cose sta insegnando e quante riflessioni sta continuamente suggerendo...
... effettivamente non ho mai pensato di sperimentare, simulare, anche solo per pochi minuti, come abbiamo fatto in un meraviglioso silenzio tomba, in aula oggi, la vita di una persona meno fortunata di me...è così che sarebbe più giusto definirla ("Chiamatemi per nome.Non più:portatrice di handicap, disabile,non vedente, non udente, cerebrolesa, tetraplegica...."), in seguito anche al toccante ascolto di quelle poesie, mirabilmente lette dalla nostra professoressa, con il giusto tono di voce, con il giusto ritmo, con la giusta interpretazione...eppure quanto ha fatto riflettere!...in seguito a questa simulazione ho capito quanto sarebbe brutto perdere il senso della vista e quanto sia fortunata invece ad averlo (agibile)!...mi sembrava di sentirmi soffocare, di perdere la percezione di ciò che mi stava attorno... sì ascoltavo i commenti delle colleghe, ma il fatto, come ha detto giustamente Veronica, di non poterle vedere in viso, mi creava una sorte di distacco, di disagio all'ascolto ... non vedevo l'ora di togliere il foulard! ...menomale che ci ha pensato Massimiliano.... in seguito alle sue parole la situazione era peggiorata!....In ogni modo credo che sia più brutto perdere la vista che nascere già non-vedente, perchè si sa cosa non si può più vedere, si è già a conoscenza delle mille e più sfumature di colore del mondo che non si possono più ammirare ma solo oramai immaginare ... le poesie sono state tutte molto toccanti, ma in modo particolare hanno rapito la mia sensibilità, attenzione e, diciamolo, anche il mio cuore quelle che si intitolano "Non" e "Chiamatemi per nome" .... perchè sottolineano giustamente lo status Uomo, in quanto Persona a tutti gli effetti ("voglio essere conosciuta per quello che sono:una persona come tante altre!", "io “sono”!!!...", "...Viva!", " ...e amo!") di quanti continuano, invece, tristemente, a sentirsi definiti "diversi"! (....in senso ovviamente, purtroppo, dispregiativo).

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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  mariannacacialli il Ven Nov 27, 2009 9:15 pm

Ciao a tutti!
Oggi la simulaziaone alla quale ho partecipato è stata davvero interessante. Come ho detto anche in aula ci tenevo davvero tanto ad essere presente e vi assicuro che ho fatto delle corse incredibili per esserci...
Sembrerà banale ma per me è stato davvero emozionante ascoltare e concentrarmi su ogni parola delle poesie lette dalla docente, mentre avevo gli occhi chiusi. In quei minuti mi è parso come se intorno a me non esisteva nulla, non mi sono preoccupata di chi ci fosse intrno a me sono riuscita a lasciarmi andare all' ascolto di me stessa e delle sensazioni più profonde. E' assurdo constatare quanto un incontro del genere sia stato "terapeutico". Probabilmente non era questo lo scopo della simulazione ma per me che sono abituata a correre e a non fermarmi mai, quei minuti mi hanno regalato un momento di serenità di libertà e di pace e mi hanno fatto riflettere su quanto sia bello vedere attraverso gli occhi di quelli che non vedono. Le poesie erano cosi profonde e se si pensa che sono state scritte da persone che quella realtà che raccontano la vivono ogni istante della loro vita ..davvero ci si paralizza.
Grazie a chi ha pensato per tutte noi ad un incontro cosi speciale...
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Messaggio  iodice ivana il Ven Nov 27, 2009 9:24 pm

Ritengo che la simulazione che oggi ci ha proposto la Professoressa sia stata davvero un'esperienza per tutte noi coinvolgente e piena di significato in quanto ci ha permesso di immergerci per pochi minuti in una realtà a noi tutti sconosciuta: quella in cui sono costretti a vivere le persone affette da cecità. Ero del tutto ignara di ciò che la prof. ci avrebbe invitati a fare e nel momento in cui, ciascuno di noi, ha fasciato gli occhi con la sciarpa c'è stato un imminente silenzio in aula a dimostrazione del fatto che l'udito ha colmato la mancanza della vista. La simulazione ha destato ancora più suggestione in quanto è stata accompagnata dalla lettura, da parte della prof., di una serie di poesie scritte da persone cieche. Inizialmente è come se avessi raggiunto la pace dei sensi e nella mia mente passavano immagini che corrispondevano a ciascuna frase della poesia (mi hanno colpito tutte,indistintamente). Poi però il mio pensiero è stato rivolto alle persone, che dalla nascita o in seguito ad una patologia, sono cieche provando un immenso senso di vuoto sopratutto pensando ad una persona a me cara.
E' stata un'esperienza fortissima che conserverò a lungo dentro di me.

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Messaggio  anna.avallone il Ven Nov 27, 2009 9:39 pm

Ciao a tutte purtroppo proprio oggi, alla mia prima assenza, è stata fatta questa interessante lezione da come ho potuto capire dai commenti fatti da tutte voi....Io ho provato a fare la simulazione a casa. Premetto che porto gli occhiali, quindi uso un' estensione del mio corpo, una tecnologia e senza di essi mi sento persa, anche perchè forse col tempo ho imparato ad usarli come una sorta di protezione dal mondo esterno. Nonostante mi trovassi in un' ambiente estremamente familiare, completamente al buio mi sono sentita assalire dal panico. Ho provato a calmarmi e rilassarmi, a pensare al sole che può riscaldarti il volto, ma niente, un groppo alla gola che proprio non adava via. La cosa è peggiorata quando il mio cagnolino abbaiava perchè voleva qualcosa ma io non riuscivo a capire quello che voleva perchè non vedevo dove mi stava portando e non capivo quale fosse la sua esigenza. Sono riuscita a tenere la sciarpa x soli 10 minuti, poi ho dovuto toglierla e la sensazione di vedere i colori, le cose che mi circondavano mi ha fatto capire che grande dono sia la vista. Non avevo mai pensato a come potesse vivere un non vedente, ma credo che non vedere il volto delle persone amate debba essere veramente triste. Credo che i non vedenti però sviluppino molto bene gli altri sensi e soprattutto una sensibilità interiore superiore rispetto agli altri che permette loro di immaginarsi il mondo che li circonda.
La poesia che più mi ha colpita è "chiamatemi per nome" perchè sottolinea l' esigenza dei disabili di essere considerati per quelli che sono cioè delle persone come gli altri con le loro qualità e i loro difetti.
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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  fabiana capoluongo il Ven Nov 27, 2009 10:04 pm

la simulazione fatta oggi in classe è stata molto coinvolgente, anche se appena bendata mi sono sentita un poco oppressa infatti ho dovuto togliere la benda e poi rimetterla per la seconda volta, inizialmente pensavo di uscire dalla classe e rinunciarci poi invece ho pensato che dovevo farcela e superare questa sensazione, ma dopo 5 minuti anche se pensassi ad ascoltare le poesie che la prof. leggeva ho avuto giramenti di testa infatti nn vedevo l'ora che la ella dicesse di sbendarci.
Però anche se facendo questa simulazione ci sono stati fattori negativi allo stesso tempo è stata veramente un' emozione indimenticabiele perchè ho provato sensazione che forse non le provi mai perchè nn ti trovi mai in queste condizioni.
infine volevo aggiungere un commento anche sulla poesie "chiamatemi per nome" la quale mi ha davvero colpito perchè sottolinea l'importanza che tutte le persone hanno un nome sin dalla nascita quindi perchè alle persone diversamente abile nn deve essere usato ? e invece chiamarli in base alla loro disabilità?
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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  Maria Angela Amato il Ven Nov 27, 2009 10:10 pm

Oggi la lezione in aula è stata fantastica!!! Appena messa la benda agli occhi, ho provato una sensazione di pace però giusto il tempo della lettura delle poesie.. perchè subito dopo, quando le colleghe hanno cominciato ad esporre le loro emozioni io nn vedevo l'ora di togliermi la sciarpa dagli occhi, mi sentivo oppressa nn ce la facevo più; poi è arrivato massimiliano (finalmente, direi!!).. Mentre la prof. leggeva le poesie immaginavo tutto quello ke lei stava leggendo. Immaginavo però la prof ke camminava con dei fogli in mano; poi quando abbiamo tolto le bende e ho capito ke lei stava semplicemente leggendo le slaid ho provato un pò di tristezza perchè l'immaginazione nn corrispondeva alla realtà.. E ho pensato a un cieco ke nn può immaginare o noi nn sappiamo cosa lui può immaginare, e come possa sentirsi per questa mancanza e ho provato tristezza per il fatto di come io sia fortunata. Io porto gli occhiali, che sono tutta la mia vita, infatti appena mi sveglio li devo subito indossare altrimenti mi sento male: il fatto di nn vederci mi ha sempre spaventato perchè la vista è uno dei sensi più meravigliosi ke ci siano. C'è un'enorme differenza tra chi nasce cieco e chi lo diventa dopo un trauma, nn voglio nemmeno immaginare come ci si possa sentire, mi fa paura. Inoltre ho pensato che cmq la cecità dalla nascita è uno stato congenito quindi è normale per un cieco stare sempre completamente al buio, perciò mi chiedo: "ma davvero un cieco vuole immaginare la realtà? Se nn l'ha mai vista!!!"
Purtroppo accanto a me nn avevo nessuno ke conoscevo quindi una volta messa la benda ho solo pensato ke se ci fosse stata la mia collega di sempre ci saremmo strette forte forte la mano per sentirci protette..
Tra le poesie lette mi è piaciuta "Non" ...Ma amo Sogno e sono viva... E SOLA... e "Chiamtemi per nome" è bellissima... "Non giudicare nessuno per sottrazione", questo mi veniva in mente durante l'ascolto!!!!

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Messaggio  Daniela Mermati il Ven Nov 27, 2009 10:23 pm

La lezione di oggi è stata molto bella e particolare, restare al buio per circa venti minuti non è da poco.
Appena ho messo il foulard e la professoressa ha iniziato a leggere la prima poesia, in me ho provato un forte disagio, ero molto agitata e non riuscivo a seguire la professoressa, mi sono sentita disorientata. Poi mi sono detta di stare calma e ho provato a dare un'immagine a ciò che la professoressa leggeva, questa cosa mi ha aiutata a non farmi pensare che ero bendata. Infatti mi sono lasciata andare a delle belle sensazioni, brividi di emozioni; la secona poesia mi ha aiutata molto, cercavo di immagine questo gabbiano che voleva, sfiorava l'acqua.
Nel momento in cui sono stata bendata non ho pensato ad altro sono stata solo molto concentrata su me stessa.
Durante la discussione sono stata molto colpita dal silenzio che c'era in aula e cercavo di collegare le voci delle mie colleghe ai volti, e ogni tanto cercavo la mia compagna a fianco.
insomma è stata una bella esperienza anche se un pò di ansia, come tante altre, è venuta anche a me.

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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  Messico Patrizia il Ven Nov 27, 2009 10:24 pm

Buonasera a tutte!
In aula abbiamo messo delle bende sugli occhi per simulare la cecità, e, istintivamente, io e le mie amiche abbiamo creato una catena dandoci le mani, come se cercassimo una sicurezza.
Ho provato, in questa situazione, un momento di forte ansia, soprattutto nel pensare alle tante persone che, a causa di traumi o incidenti, hanno perso definitivamente la vista e, quindi, vivono per sempre in quello stato di ansia...penso sia diverso nascere con una diversità (in questo caso la cecità) da quello di affrontare questo problema da grande avendo, in un certo senso, già assaporato le bellezze della vita e del creato!
Molte domande ci sono venute in mente, ma difficile ci è sembrato dare delle risposte adeguate...una tra le tante, ripetuta più volte era: "come possono immaginare i non vedenti ciò che non hanno mai visto nella realtà?"...un'altra, da future docenti, è stata: "come si può spiegare a dei bambini affetti da cecità come sono fatti gli oggetti o altro?"
Durante la simulazione la prof Briganti ci ha letto delle poesie scritte da persone affette da disabilità: è stato attraverso quelle parole molto significative che si è potuto toccare con mano la sofferenza di queste persone.
Durante la simulazione ho provato una forte sensazione di solitudine pur avvertendo la presenza delle mie amiche/colleghe ed ascoltando i loro interventi.
Quindi mi sono chiesta come debbano sentirsi coloro che quelle "bende" non potranno mai toglierle?


Ciao a tutti Patty flower
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Messaggio  valeria gargiulo il Ven Nov 27, 2009 10:58 pm

Oggi sento come primo bisogno, dire un forte GRAZIE alla profesoressa perchè questo corso davvero mi sta lasciando tanto. Con una semplice benda sugli occhi stasera, ci siamo aperti ad un nuovo modo di vivere, ad un modo nuovo di vedere e sentire la vita, che purtroppo accomuna tante persone affette dalla cecità. Questo all'inizio ha spaventato un pò....ciascuno di noi ha provato sensazioni strane, alcuni di ansia incredibile, altri di tranquillità. Io personalmente ho immaginato come potesse essere la vita di queste persone, anche se non sono riuscita a darmi una risposta, in quanto risulta difficile immedesimarsi in tale ruolo, con la consapevolezza che dopo un pò quella benda va via e dunque non sussiste il problema reale...è un buio, un vuoto momentaneo....tante ragazze che ringrazio, hanno fatto interessantissimi interventi e su di uno in particolare vorrei soffermare la mia attenzione, precisamente su una domanda: come immaginano la realtà queste persone? una delle risposte è stata proprio: "grazie al confronto" : il confronto aiuta queste persone a crearsi un'idea mentale di una determinata cosa,un oggotto o un colore e tanto altro ancora....e oltretutto ciò che aiuta è l'ausilio degli altri quattro sensi, che diventano essenziali per sopravvivere.

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Messaggio  Angela Mattiello il Ven Nov 27, 2009 11:16 pm

Ciao a tutti!!!
Oggi è stata una giornata molto particolare, ricca di emozioni... La simulazione mi ha dato modo di pensare e ragionare sul mondo di una persona cieca.La cosa che mi ha stranito e il fatto che appena ho coperto gli occhi non ho provato ansia, paura o agitazione, ma semplicemente ho provato una sensazione di stranezza per l'evento...per la novità!! a primo impatto subito ho notato il silenzio che mi circondava e la profonda voce della professoressa che risuonava nell'aula, come se oltre lei nessun altro fosse presente in classe...La grande attenzione che ho riposto nell'ascoltare mi ha dato la possibilità di aprire la mente all'immaginazione, riproducendo immagini equivalenti alle parole della prof. Poi all'improvviso mi sono sorti alcuni pensieri: come si può immaginare senza aver mai avuto la possibilità di sbirciare nel mondo dei colori e delle cose vivide e nitide;come è difficile poter vivere in un mondo di rumori dove il silenzio è una cosa rara e forse inesistente. Ho pensato alla difficoltà che un cieco può avere anche solo stando in aula, dove il silenzio non esiste per niente rendendo impossibile l'ascolto per una persona che non utilizza tutti e 5 i sensi(non è forse anche questa una barriere architettonica?se non architettonica, una barriera sicuramente).
Ascoltando le riflessioni delle mie colleghe ho notato come la maggior parte di loro ha avuto difficoltà a reggere 15 minuti di buio; per me è stato differente, in quanto in realtà mi ha dato una sensazione di pace e serenità, ma questo è dovuto al fatto che sapevo che dopo pochi minuti avrei tolto la benda...e allora ho pensato che possiamo ritenerci fortunate di poter scegliere, si perchè abbiamo avuto la possibilità di decidere quando togliere la benda e ricominciare a vedere, mentre una persona cieca non ce l'ha!!
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Messaggio  Annalisa Marigliano il Ven Nov 27, 2009 11:35 pm

Anche io come Valeria ringrazio la professoressa, che oltre a farci acquisire tante cose attraverso la teoria ci ha fatto comprendere moltissime cose anche con la pratica, come la simulazione fatta oggi in aula.
Ogni qualvolta mi è capitato di vedere un cieco, mi sono sempre domandata chissà se io resisterei a vivere in quel modo, bhè in questo giorno l' ho potuto constatare e devo dire che non mi sbagliavo, infatti, come tante altre colleghe non vedevo l' ora di scoprire gli occhi...la mia sciarpa era abbastanza lunga e siccome accanto a me c' era una ragazza che l' aveva dimenticata ci siamo bendate entrambe con la mia, il nostro primo impatto è stato quello di stringerci subito, ma nonostante ciò ripeterei questa esperienza, è stata davvero emozionante provare queste sensazioni.
La poesia che mi ha colpita di piu' è stata ''chiamatemi col nome'' in quanto tutti siamo esseri umani e non capisco perchè i non vedenti non dovrebbero rientrare in questa cerchia... Laughing
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.....SIMULAZIONE IN AULA.........

Messaggio  MARCO MANCINI il Sab Nov 28, 2009 12:45 am

OTTIMA LEZIONE QUELLA DI OGGI,SONO TORNATO A CASA SODDISFATTO,PENSO CHE ESPERIMENTI DEL GENERE ANDREBBERO FATTI PIù SPESSO ALL'INTERNO DELLE LEZIONI.
MA TORNANDO A NOI SINCERAMENTE APPENA MESSA LA BENDA MI SONO AGITATO,INFATTI MENTRE LA PROF LEGGEVA LE POESIE NON SUBITO MI SONO RIUSCITO A CONCENTRARE,SOLO DOPO UN Pò DI TEMPO HO INIZIATO AD ASCOLTARE LE POESIE.A DIFFERENZA DI ALTRE VOLTE SEMBRAVA CHE LE RECEPISSI CON MAGGIORE INTENSITà,PERCHè FORSE COME HANNO DETTO DURANTE LA DISCUSSIONE è VERO CHE LA VISTA A VOLTE FA DA DISTRATTORE E NON PERMETTE DI ASCOLTARE ATTENTAMENTE TUTTO CIò CHE CI CIRCONDA.OVVIAMENTE NEL FRATTEMPO MI CHIEDEVO COME ERA POSSIBILE SPIEGARE,AD UN BAMBINO NON VEDENTE FIN DALLA NASCITA,IMMAGINI COLORI E TUTTO CIò CHE CI CIRCONDA E SINCERAMENTE ANCORA NON MI SONO RIUSCITO A DARE UNA RISPOSTA ESAUSTIVA A RIGUARDO.
LE POESIE SONO MOLTO BELLE,UNA IN PARTICOLARE MI HA COLPITO,QUANDO UNA BIMBA SOGNA DI ESSERE UN GABBIANO PER VOLARE SULL ACQUA,ALLORA MI SONO RICORDATO DELLA TESTIMONIANZA DI UN FAMOSO ESPLORATORE SOLITARIO "AMBROGIO FOGAR",CHE RIMASE PARALIZZATO DURANTE UN'ESPLORAZIONE,IL QUALE DAL SUO LETTO RICORDAVA LA BELLEZZA DELLA NATURA,DELLA LIBERTà DI MUOVERSI,DI ESPLORARE E DI OSSERVARE MARE,MONTAGNE.TUTTE COSE CHE NOI PERSONE FORTUNATE NON RIUSCIAMO PIù AD APPREZZARE COME DOVREMMO.

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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  luciana soriano il Sab Nov 28, 2009 1:40 am

Buona sera a tutti la lezione di oggi è stata molto particolare....anch'io come molte colleghe ho provato una strana sensazione quasi claustrofobica.... in merito alla simulazione volevo segnalare l'esistenza di alcuni ristoranti di Milano e Roma che organizzano particolari cene... e cioè "la cena al buio" dove i clienti vengono fatti accomodare in una sala completamente al buio e serviti da personale non vedente...tutto ciò viene fatto per fare una riflessione attenta sul significato del valore multisensoriale del cibo, mettendo da parte il senso soverchiante della vista,ma deve essere anche una particolare esperienza,pensate ad esempio alla difficoltà di portare la forchetta alla bocca o trovare le posate...io sarei un disastro!!! Embarassed

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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  AlessiaDiFraia il Sab Nov 28, 2009 8:39 am

Ieri ho vissuto una bellissima esperienza, mi sono calata per qualche minuto nei panni di una persona non-vedente ..Non è stato difficile simulare la condizione di cecità, è bastato chiudere le palpebre, coprirle con un foulard o con una sciarpa ed ecco che mi sono trovata immersa in un mondo di oscurità che mi impediva azioni che un attimo prima erano più che naturali. Inizialmente mi sono sentita spaesata, poi d’improvviso ho percepito tranquillità intorno a me e mi sono rilassata … dopo qualche secondo ho sentito la voce della professoressa pacata, dolce … stava leggendo delle poesie..ma una mi ha colpito più di tutte, tanto da farmi soffermare a riflettere, la poesia di Rebecca:

Non scrivo
Non parlo
Non cammino
Non canto
Non chatto
Ma amo
Sogno e sono viva


..“sogno” .. ho immaginato di sognare, ma poi d’improvviso il panico!!! Cosa può immaginare, sognare un cieco dalla nascita? Ma prima di tutto sogna come noi?? Queste domande mi hanno fatto riflettere, ma purtroppo non ho trovato risposta! Un semplice esperimento come questo permette di intuire quanto possa essere penalizzante tale disabilità.
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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  rosa cantone il Sab Nov 28, 2009 11:14 am

Un percorso al buio......un laboratorio che mi ha permesso di scoprire l'inportanza della vista.
In aula bendata mi sono concentrata sull'ascolto, le parole della prof si udivano chiaramente tra qualche leggero bisbiglio e il respiro dei presenti, l'atmosfera che si è creata .... l'impossibilità di vedere......il disagio è stato forte, ho pensato alla fortuna di avere questo senso e di quanto può essere devastante per un individuo perderlo per disgrazia.....riflettiamo tutti.


Ultima modifica di rosa cantone il Sab Dic 05, 2009 7:52 pm, modificato 1 volta

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lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  LauraGervasio il Sab Nov 28, 2009 11:51 am

- Durante la simulazione sono stata tranquilla soprattutto durante la lettura delle poesie; anzi per me è stato un momento rilassante nel quale lo scorrere delle parole mi rimandava ad una carrellata di immagini. Quindi, sono riuscita a concentrarmi sulle parole delle poesie, per le quali ho riconosciuto per tutte un unico messaggio...essere conosciuti e considerati per quello che sono senza mettere davanti l'handicap! infatti mi ha colpita una frase della prima poesia "l'angelo del signore"...("poichè chi sono non l'avete ancora intuito")...cioè l'autore avverte l'amore dei propri genitori, ma, ciò che avverte maggiormente è il loro mettere avanti al suo "essere" la disabilità e questo attegiamento non gli permette di conoscere chi è il figlio, quali sono i suoi desideri le sue potenzialità da incentivare e sviluppare.

- Ritornando alla simulazione...solo verso la fine, quando si è innalzato il vociferare ho avvertito un po' di agitazione, in quanto ho immaginato che le persone si stessero alzando dalle sedie e muovendosi per l'aula, in questa situzione mi sono sentita in difficoltà e non riuscivo a muovermi, come bloccata.
Quindi, quando ero consapevole che le altre persone erano al mio pari sedute, bendate, in silenzio, ad ascoltare le poesie mi sono sentita rilassata (in fondo quando ascolto una poesia chiudo gli occhi per immaginare); nel momento in cui ho immaginato che le altre potessero stare in una situazione diversa dalla mia, di vantaggio mi sono agitata!

- Inoltre, anche io, come ieri ha detto Mariangela, pensavo che la professoressa stesse leggendo le poesie su dei fogli e al centro del palchetto, quindi anche per me è stata una sorpresa, una volta tolta la benda, vedere che le poesie erano proiettate sul muro; forse perchè nella nostra immagine collettiva quando una persona, al teatro o in televione o anche un bambino quando legge la poesia di natale a casa, si mette al centro della scena coi riflettori puntati e i fogli in mano.

- Ancora, alcune ragazze si sono domandare come potesse essre il modo immaginario, il pensiero di chi è portatore di una cecità congenita e come si può descrivere il mondo e le cose a queste persono:
Molti simboli o rappresentazioni mentali si basano, nella nostra cultura, su dati sensoriali derivanti principalmente dalla vista e quindi difficili da utilizzare e comprendere da parte di chi ne è privo (Galati, 1996).
Il bambino cieco ha difficoltà nell’apprendimento del significato di certe parole a causa della sua ridotta esperienza, con conseguenti difficoltà a livello concettuale, così come si notano differenze nella comprensione di parole il cui significato cambia a seconda della prospettiva di chi parla (io-tu; questo-quello).
Lo sviluppo del pensiero e quello del linguaggio, che procedono strettamente collegati, presentano nel bambino cieco percorsi peculiari, spesso responsabili di deficit e ritardi. Si verifica in molti casi un impedimento nella evoluzione del pensiero astratto e della comunicazione verbale che non raggiunge un livello appropriato dal punto di vista concettuale e comunicativo (Coppa, 1997).
I bambini non vedenti si presentano inoltre scarsamente espressivi poiché il deficit visivo non permette al bambino l’apprendimento, tramite osservazione, dei modelli di comunicazione non verbale utilizzati dagli altri durante l’interazione con loro.
La vista coordina e sintetizza le informazioni provenienti da tutti gli altri canali sensoriali; la sua mancanza, quindi, può creare problemi e ritardi nell’uso del linguaggio come espressione della percezione della realtà e come espressione di bisogni e desideri.
È molto difficile costruirsi il mondo degli oggetti senza la vista, per questo, per il non vedente sono importanti le spiegazioni e le parole di chi vede per rendersi conto di ciò che ha solo udito.
Le persone normovedenti però, prediligono i dati che arrivano loro attraverso gli occhi piuttosto che quelli che giungono attraverso altre modalità sensoriali e spesso non sono in grado di tradurre le esperienze visive in esperienze uditive o tattili. Per questo può accadere che il bambino cieco apprenda dagli adulti il linguaggio in modo meccanico, acquisendolo come un involucro privo di significato per lui o che si abitui a ricevere passivamente informazioni non riconducibili ad una sua esperienza diretta.
Quindi il bambino spesso acquisisce un modello linguistico apparentemente “normale”, ma costituito da termini che non provocano nella sua mente l’immagine mentale o il concetto dell’oggetto o della situazione (Monti Civelli, 1983; Coppa, 1997; Guzzetta, Mariotti, Iuvone 1998).
L’uso indiscriminato di tali parole da parte del bambino non vedente costituisce il “parlare a pappagallo”: una delle “anomalie” maggiormente riscontrate è quindi la ripetizione di frasi non interamente appropriate al contesto (verbalismo) (Monti Civelli, 1983; Coppa, 1997).

Che cosa si può fare?
Ogni intervento dovrebbe prevenire le problematiche e le sfide per i bambini non vedenti, agendo prima che si manifestino ritardi in particolari aree di sviluppo, ma ciò non è sempre agevole e la maggior parte degli interventi viene messa in atto dopo la manifestazioni dei ritardi.
Prima di programmare un intervento è fondamentale un’approfondita analisi iniziale che prenda in considerazione lo sviluppo del bambino nelle varie aree e che raccolga tutte le informazioni possibili riguardanti la storia e la crescita del bambino, compresi i referti medici, le caratteristiche generali della famiglia quali ad esempio le sensazioni e gli atteggiamenti dei genitori di fronte al proprio figlio e alla cecità intesa come disabilità, e i dettagli riguardanti il comportamento del bambino.
È indispensabile inoltre conoscere l’ambiente fisico del bambino, le sue esperienze di interazione e la storia della famiglia: come i genitori hanno scoperto la cecità del figlio, cosa hanno fatto, qual è stata la loro reazione, quali sono le idee e le aspettative attuali nei confronti del figlio. Queste informazioni sono essenziali se si vogliono modificare comportamenti quali il rifiuto, l’iperprotezione, i sensi di colpa, l’ansia, che possono compromettere lo sviluppo di uno stile interattivo positivo genitore-bambino.
È importante inoltre “educare” i genitori a ciò che è “normale” per i bambini ciechi, a quali siano i ‘pattern’ di sviluppo peculiari che sono necessariamente diversi da quelli dei normodotati, indubbiamente più conosciuti ma non utilizzabili come riferimento in quanto, ad esempio, non sempre permettono di anticipare e/o capire il comportamento del bambino non vedente.
Appare fondamentale che vengano esaminate situazioni di interazione e vengono forniti esempi su come promuovere, rispondere e comprendere le intenzioni del bambino cieco, si discuta il ruolo dei genitori nello sviluppo e si insegni loro come interpretare adeguatamente le intenzioni del bambino.
Scopo di ogni intervento dovrebbe essere quello di favorire nel bambino cieco lo sviluppo, fornirgli opportunità di crescita e potenziamento delle sue capacità e promuovere nei genitori un senso di adeguatezza e di sicurezza (Perez-Pereira-Conti-Ramsden, 2002; Zabonati, 2003).
È fondamentale inoltre, che i genitori acquisiscano un’immagine realistica del proprio figlio, il quale avrà sicuramente delle peculiarità, delle necessità particolari e delle reali limitazioni, ma egli non è le sue limitazioni, ma una persona che può avere grandi prospettive di autorealizzazione e di autonomia. Egli fruisce il mondo con modalità diverse dai normodotati e possiede molte risorse che è importante individuare, sviluppare, favorire. Troppo spesso si identifica la persona con la propria menomazione fisica, trascurando tutto il resto e questo atteggiamento costituisce il vero e proprio handicap di queste persone. Le famiglie hanno bisogno di essere aiutate e informate a livello pratico, psicologico, medico, umano, affinché possano confrontarsi in maniera costruttiva con la difficile realtà della cecità e in particolare con l’accettazione del proprio figlio per quello che è, senza concentrarsi solo su ciò che non è, che non potrà fare o diventare e senza lasciarsi sopraffare dalla disperazione e dalla frustrazione, che non possono fare altro che peggiorare la situazione familiare e quella del figlio, cui già sono richiesti compiti evolutivi gravosi. Un attaccamento sicuro, la fiducia che i genitori mostreranno nei confronti del loro bambino, lo aiuteranno a costruire un’immagine di persona nella sua globalità, consapevolizzando e integrando la propria cecità come caratteristica tra tante, affinché la sua identità sia coerente, stabile e abbia la possibilità di formarsi ed esprimersi. L’autostima, l’autoefficacia e l’attaccamento possono essere considerati come pilastri fondamentali del benessere e di una personalità ben strutturata e hanno in comune la capacità di controllo: maggiore sarà la percezione di tale capacità su di sé e sul proprio ambiente, più alti saranno i livelli di autostima e di autoefficacia e dunque maggiori le possibilità di autorealizzazione, di sviluppo delle competenze relazionali e di vera e propria integrazione.

-Inoltre, si è parlato di come una persona non vedente possa desiderare di vedere. io credo che ci possa essere una differenza tra chi è portatore di una cecità acquisità e chi è portatore di una cecità congenità; per queste ultime persone, soprattutto se adulte, credo che potrebbe essere traumatico iniziare a vedere, in quanto il suo cervello ormai è addattoto, è maturato, si è costruito-plasmato sulla mancanza di questo senso, quindi potrebbe essere più traumatico adattarsi alla vista; difficoltà per il cervello tradurre le immagini. Ormai in queste persone, il loro cervello, il loro corpo si è adattato all' ambiente in questo modo, hanno imparato ad interagire con il mondo con un senso in meno! Iniziare a vedere significherebbe decostruire un qualcosa di già plasmato, finito, per ritornare a costruire il tutto in altro modo... ne sarebbero realmente capaci?

- Nella comunicazione attraverso l'informatica, i disabili visivi possono attualmente essere considerati quasi alla pari con i cosiddetti normo-vedenti soprattutto grazie alla possibilità dell'utilizzo dei computer con apposite sintesi vocali. Queste, possono essere dei programmi a volte collegati a dei supporti esterni che vocalizzano le scritte presenti sullo schermo del personal computer.
Il programma più diffuso tra i non vedenti che funge a questo scopo si chiama Jaws For Windows e si serve degli altoparlanti del computer per guidare il disabile in ambiente Windows. Oltre al programma citato ve ne sono altri come Windows Eyes, Out Spoken, Virgo ecc.
I programmi che svolgono questa funzione possono anche supportare dei display braille detti anche Barre Braille, che permettono di leggere il contenuto dello schermo.
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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  linda granito il Sab Nov 28, 2009 11:53 am

la lezione di ieri è stata particolarmente interessante perchè abbiamo sperimentato, anche se per pochi minuti, cosa vuol dire vivere un disagio; provare la cecità mi ha provocato inizialmente una sensazione di soffocamento e panico, mi sentivo bloccata non riuscivo ad intervenire ed anche la concentrazione sulle poesie lette era difficile da sostenere; la poesia che mi ha più colpito riguarda il desiderio di stabilità e di aiuto quando un disabile dice di aver bisogno solo di una mano che lo aiuti a non ondeggiare e ad evitare sguardi derisori.
Dopo questo corso spero di poter essere io quella "mano" che all'occorrenza sappia offrire sostegno e disponibilità umana a chi ne ha bisogno. La scelta del mio percorso professionale si colora adesso di sfumature diverse che tendono a raccogliere sensazioni più profonde e con uno sguardo a 360° che focalizzi competenze scientifiche e profonda comprensione umana.

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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

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