lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

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CARLA PALMESE- SIMULAZIONE

Messaggio  carla palmese il Mar Dic 01, 2009 10:11 am

Purtroppo sono mancata alla lezione per motivi personali. Mi dispiace molto, perché a quanto leggo dai commenti è stata davvero interessante.
Non riesco ad immaginare la mia vita senza poter vedere, così come senza poter camminare, per me che sono una persona abbastanza indipendente.
La frase, che mi ha colpito di più nelle poesie lette in aula, è la seguente: “Vi sentite come in colpa per la mia diversità e non cogliete l’insegnamento che la mia vita dà”.
Credo che possa essere d’insegnamento a tutte noi!
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Messaggio  michelalenzone il Mar Dic 01, 2009 10:43 am

la simulazione svolta in classe è stata molto significativa, mi ha fatto capire quali sono effettivamente le difficoltà che può incontrare una persona non vedente. Quando ho messo il fulard mi sono sentita soffocare, in quel momento non riuscivo nemmeno ad ascoltare le poesie lette dalla professoressa, mi consolava il pensiero che tutto ciò doveva durare per poco, solo alla fine la mia attenzione è stata attirata dall'ultima poesia che diceva chiamatemi per nome............
IL silenzio che c'era in aula era impressionante, e ciò permetteva di focalizzare l'attenzione nell'ascoltare la professoressa anche se ciò, almeno per me, non è accaduto perchè avevo paura di non vedere. All'improvviso mi sono sentita male infatti per stare tranquilla cercavo di toccare la mia amica, poi tutto è finito quando Massimo ha detto di nn farcela più e quindi tutti abbiamo tolto il fulard. A seguito della discussione volevo dire che non sono d'accordo con chi dice che è rilassante ciò ,e che potrebbe tener il fulard anche tutta la giornata, perchè noi abbiamo la consapevolezza che tutto ciò può finire mentre per queste persone durerà per sempre. Quindi posso dire che sono fortunata e che davvero i problemi sono altri......................................................

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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  valentina addesso il Mar Dic 01, 2009 12:29 pm

Ritengo che l'esperienza fatta in aula sia stata molto forte e significativa.Credo che lo scopo delle simulazioni che la professoressa ci ha invitato a fare (anche quello dell'orologio) sia stato quello di "mettersi nei panni di" e di guardare la diversabilità da una prospettiva diversa, per acquisire una sensibilità maggiore, aspetto necessario e fondamentale per essere una buona insegnante.
La poesia che mi ha maggiormente emozionato è stata quella che parla di una persona che ha un equilibrio instabile e teme di poter cadere. La sua paura, però, non è qella di farsi male a causa della caduta; la sua paura sono gli sguardi curiosi, indifferenti, compassionevoli della gente.
Questa persona ha bisogno di aiuto, aspetta che qualcuno gli tenda una mano...non lasciamola aspettare invano!

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PURTROPPO ASSENTE

Messaggio  MARIAGRAZIA GRIMALDI il Mar Dic 01, 2009 12:45 pm

PURTROPPO ERO ASSENTE....DEVE ESSEE STATA UN ESPERIENZA INCREDIBILE...NON HO TENTATO DI FARLA A CASA, NON Sò IL PERCHè!! FORSE PERCHè AVEVO PAURA....CI RIFLETTERO SOPRA!

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Messaggio  antonella martinelli il Mar Dic 01, 2009 1:28 pm

nell'ambiente scientifico è ormai assodato che anche i "non vedenti" vedono o meglio Hanno delle vere e proprie rappresentazioni mentali...nonostante siano prive della vista dalla nascita. di Gennaro Romagnoli,.,..I vedenti scambiano l'organo della vista con le loro rappresentazioni interiori.Per questo motivo può sembrare assurdo che un non vedente possa avere delle "rappresentazioni mentali" complete identiche alle tue....

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SIMULAZIONE

Messaggio  rossella maria valeria vi il Mar Dic 01, 2009 1:49 pm

La simulzione proposta dalla docente si è rivelata un'esperienza coinvolgente e significativa.Ponendo una sciarpa sui nostri occhi,abbiamo potuto tutti immergerci in una realtà diversa dalla nostra,quella dei ciechi.
Una volta spenta la luce,il silenzio regnava nell'aula e le poesie lette dall'insegnante a mio parere hanno assunto un significato maggiore,perchè tutti le hanno davvero ascoltate..Diversamente dalle mie colleghe, io non ho sentito emozioni di paura,ansia,oppressione anzi il silenzio mi dava un senso di pace e tranquillità.Non c'erano fattori che potevano distrarci e la nostra attenzione successivamente era focalizzata sulle opinioni degli altri.. e proprio a proposito di questo,forse più persone,che in alcuni casi sono timide nell'esprimere un parere,sapendo che tutti erano bendati,si sono lasciate andare.Tolta la benda,dopo l'intervento di una collega su come i ciechi avessero un senso dlla realtà,mi ha invaso un senso di colpa:forte del fatto che avessi tolto la sciarpa,mi sono chiesta come si può "vivere una vita" in assenza di luce,colori,immagini...

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LABORATORIO 27 NOVEMBRE SIMULAZIONE

Messaggio  Massimiliano il Mar Dic 01, 2009 2:03 pm

Salve a tutti.
E' stata davvero un'esperienza forte.

Scrivo subito le mie sensazioni più foti.

E' iniziato come una scherzo per me, ma poi la benda è come se mi soffocasse, ha influenzato la mia mente. Pensavo fra me e me: tra pochi muniti la toglirò e tutto ritornerà alla normalià, ma poi la mia mente ha incominciato a farmi brutti scherzi, del tipo : ma se poi la tolgo e non vedo più? La mia ansia continuava ad aumentare, ed è stato in quel momento che ho chiesto di parlare e ho espresso le mie perplessità, e la luce mi è stata restituita. Anche dopo che ho tolto la benda, mi sono reso conto di non riuscire a camminare bene, mi sentivo impacciato, respiravo a fatica. Sicuramente tale mio stato d'animo era dovuto anche all'aria rarefatta che c'era nella stanza, ma molto di più al tipo di esperienza affrontata.
Quando mi sono alzato, ed ero ancora bendato, la prima cosa che ho pensato è stata questa:adesso tutti vedranno la mia goffa camminatura e non potrò guardare l'espressione degli altri; ma poi mi sono tranquillizzato, perchè mi sono detto: tanto sono tutti bendati e nessuno potra osservarmi, potranno solo ascoltare la mia voce, ma sicuramente attraverso il tono riusciranno a capire il mio stato d'animo.

Adesso ritorno indietro all'inizio dell esperienza.

Inizialmente ho ascoltato con molto interesse le poesie che la prof. leggeva, e simceramente, avendo gli occhi bendati sono riuscito a capire delle sfaccettature che sicuramente non sarei riuscito a capire ad occhi aperti, ma questo solo perchè la mia attenzione era più alta e c'era un silenzio assordante, e dico assordante perchè il tonfo del mio cuore era infernale. Ho provato anche a scrivere qualcosa mentre ero bendato, e quando ho aperto gli occhi, ho visto che avevo scritto con un inclinatura di 30 gradi e con molto spazio tra un rigo e l'altro, ma senza errori di sintassi, e con una buona grafia.
Anche la maggior parte delle mie colleghe hanno provato le stesse sensazioni che ho avvertito io, e quando ho chiesto di togliere la benda molte di loro hanno tirato un sospiro di sollievo. Solo in poche hanno asserito di sentirsi bene, e sono state proprio quelle parole a farmi chiedere la parola, e quindi mi sono alzato, con l'aiuto di Simona sono arrivato alla cattedra e ho preso il microfono, esprimendo la mia tensione; al che l'insegnante ha avvertito il mio disagio e ha deciso di far togliere la benda a tutti.

Massimiliano

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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  Marta Carota il Mar Dic 01, 2009 4:29 pm

Devo dire che prima di fare questa simulazione, già in tempi passati vedendo per strada delle persone non vedenti mi chiedevo come potessero vivere sensa un senso così importante. A volte provavo da sola a chiudere gli occhi per immaginare ciò che mi circondava ma dopo qualche istante li riaprivo istintivamente senza riuscire a interpretare o capire il "loro modo". Al contrario in aula, essendo bendata, aprivo di continuo gli occhi ma comunque vedevo il buoio.. e ciò mi spaventava... anche se la mia paura era limitata, perchè sapevo che una volta tolta la benda avrei visto. Certo è difficile immaginare una vita da non vedenti solo per 5minuti bendati e stando seduti... Question
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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  Fava Maria il Mar Dic 01, 2009 5:21 pm

ciao a tutti!
io a differenza di molte colleghe,quando ho messo la benda,non ho provato alcun senso di oppressione o di smarrimento,ne ho sentito il bisogno di cercare le mie amiche,che erano accanto a me...questo parchè mi rendevo perfettamente conto che quella era solo una prova e che sarebbe durata pochi minuti.certo,il solo pensiero che sarebbe potuta durare tutta la vita...è un'altra cosa....la prima sensazione che ho avuto,appena ho"bloccato"la vista è stato l'assottigliarsi degli altri sensi,cioè per capire le situazioni intorno a me,mi affidavo all'udito,all'olfatto ecc.un'altra cosa che ho potuto notare,è che ho prestato molta più attenzione alle parole della professoressa,non esendo distratta a guardare nulla.
la poesia che mi ha colpito di più,è quella che si intitola "NON",perchè ci fa riflettere sul fatto che qualunque persona,anche se un pò diversa da ognuno di noi ha dei sogni,delle emozioni...il diritto di realizzare e di provare tutte queste cose,perchè,prima di ogni altro pregiudizio o etichetta,è una PERSONA.

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Simulazione

Messaggio  Giuliana Pianura il Mar Dic 01, 2009 7:13 pm

L'esperienza vissuta in aula mi ha permesso di riflettere sull'importanza e sul rapporto di stretta interdipendenza tra i sensi, e sul peso dell'emotività. La prima conseguenza rilevante del nostro "bendaggio" è stata la situazione insolita e piacevolissima di silenzio assoluto che dominava l'aula. Questa atmosfera, unita al fatto di essere circondata da persone fidate e immersa in un ambiente noto e rassicurante in cui non mi veniva richiesto di deambulare, mi ha regalato una sensazione di relax totale e di concentrazione sulla voce della docente (la riflessione speculare che questo relax ha suscitato in me riguarda il problema della vulnerabilità e il ruolo determinante che ha l'ambiente nel trasformare una caratteristica in disabilità. A questo proposito, mi è tornata in mente la situazione di panico assoluto che ho provato in due episodi della mia vita in cui ho creduto per qualche frazione di secondo di aver perso la vista).
La lettura delle poesie ha stimolato profondamente la mia immaginazione, permettendomi di produrre immagini a catena, e ciò mi ha fatto riflettere su quanta fantasia spontanea sia neutralizzata quotidianamente dal bombardamento mediatico e dalla realtà "già rappresentata".
Una collega, Mariangela, ha sottolineato una cosa molto interessante, che io avevo dato per scontata: ascoltando la voce della Professoressa, l'ho immaginata al centro davanti a noi, con dei fogli tra le mani su cui erano scritte le parole recitate. In realtà, le poesie erano proiettate sullo schermo e trascritte sul PC... la mia rappresentazione mentale era, dunque, analoga a quella della mia collega posta in una situazione simile e diversa dalla realtà. Anche sul problema della rappresentazione della realtà è stato aperto un dibattito: alcune colleghe pensano che i non vedenti non abbiano immagini della realtà, o almeno abbiano dei grossi limiti nella rappresentazione del mondo e di cose come i colori. Io credo, invece, che essi abbiano semplicemente un sistema differente di raccolta degli input sensoriali: attraverso il tatto, l'ascolto, l'olfatto e il gusto selezionano dati e li organizzano in rappresentazioni differenti dalle nostre, ma comunque rappresentazioni. Del resto, a tutti noi nella vita è richiesto di immaginarci cose che non abbiamo mai visto, come l'anima, l'atomo, ecc., e in qualche modo riusciamo a costruirne un'immagine. Per ciò che riguarda i colori, forse sarebbe interessante intervistare delle persone daltoniche, per poter capire se e come immaginano quello spettro di sfumature che non riescono a percepire con la vista.
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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  lucia aversano il Mar Dic 01, 2009 7:34 pm

Manuela Mattera ha scritto:Circa un anno fà una mia cara amica mi fà leggere questa poesia....io ne rimasi molto colpita!!!..ed è per questo che l'ho conservata e mi sembra questo il momento e il luogo più adatto per condividerla!!
Wiesława Szymborska è una poetessa e saggista polacca.
Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti,ed è generalmente considerata la più importante poetessa polacca vivente.
Tra le sue tante opere.....c'è anche questa....

La cortesia dei non vedenti

Il poeta legge le poesie ai non vedenti.
Non pensava fosse così difficile.
Gli trema la voce.
Gli tremano le mani.

Sente che ogni frase
è quì messa alla prova dell'oscurità.
Dovrà cavarsela da sola,
senza luci e colori.

Un'avventura rischiosa
per le stelle dei suoi versi,
e l'aurora, l'arcobaleno, le nuvole, i neon, la luna,
per il pesce finora così argenteo sotto il pelo dell'acqua,
e per lo sparviero, così alto e silenzioso nel cielo.

Legge -perchè ormai è troppo tardi per non farlo-
del ragazzo con la giubba gialla in un prato verde,
dei tetti rossi, che puoi contare, nella valle,
dei numeri mobili sulle maglie dei giocatori
e della sconosciuta nuda sulla porta schiusa.

Vorrebbe tacere -benchè sia impossibile-
di tutti quei santi sulla volta della cattedrale,
di quel gesto d'addio al finestrino del treno,
di quella lente del microscopio e del guizzo di luce dell'anello
e degli schermi e degli specchi e dell'album dei ritratti.

Ma grande è la cortesia dei non vedenti,
grande la comprensione e la generosità.
Ascoltano, sorridono e applaudono.

Uno di loro persino si avvicina
con il libro aperto alla rovescia,
chiedendo un autografo che non vedrà.

Wislawa Szymborska Very Happy





Grazie Manuela per averla postata, non la conoscevo e devo dire che mi ha colpito particolarmente...

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simulazione

Messaggio  Maria Ciccarelli il Mar Dic 01, 2009 8:07 pm

Purtroppo anche io non ero presente a lezione...di sicuro sarà stata un'esperienza emozionante!
Anche io una volta ho vissuto un'esperiena di simulazione,durante il laboratorio di didattica del corpo,movimento,sport e drammatizzazione.
La professoressa del laboratorio sceglieva 2 persone:una doveva simulare la persona non vedente,l'altra doveva fare da guida.I ruoli venivano poi scambiati per simulare entrambe le situazioni.

Maria Ciccarelli

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Poesie e voglia di volare

Messaggio  Giuliana Pianura il Mar Dic 01, 2009 8:39 pm

A proposito delle poesie ascoltate, mi ha colpito il fatto che molto spesso le persone diversamente abili ricorrono alla metafora dei volatili ed esprimono il desiderio di volare; e a questo proposito mi è venuta in mente una serie di Poster che ho visto recentemente in mostra in una Piazza di Torino: l'esposizione raccontava con immagini e parole le storie di atleti e persone comuni accomuneta dalla condizione di diversamente abili. Tra questi, i ragazzi affetti da sindrome di Down hanno scattato foto "up", in cui saltano per protestare contro il significato letterale di questo termine, e fingono di fluttuare davanti ai monumenti più importanti della città. Ne ho caricata una alla URL https://i.servimg.com/u/f90/14/60/09/41/divers11.jpg

Trascrivo le parole dell'ideatore delle foto (un volontario del centro CEPIM): "Ho sempre trovato infelice il termine down, anche se è il nome dello scienziato che si è occupato di studiare la patologia. Con l'occasione della mostra ho voluto così ribaltare il punto di vista e puntare su Up, il sopra, l'alto... è nata allora l'idea di "volare" letteralmente su un tappeto elastico..."
Giuliana Pianura
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simulazione 27 novembre

Messaggio  Giuseppina Castiello il Mar Dic 01, 2009 9:39 pm

Durante la simulazione ho provato un forte senso di smarrimento e forse anche un pò di terrore al solo pensiero di non poter più vedere il mondo che mi circonda, il volto delle persone a me care, la luce del mattino. Una sensazione molto forte dal punto di vista emotivo, che mi porta a pensare che questo handicap li porti a vivere in un mondo tutto loro e noi da queste persone possiamo imparare a capire la loro realtà. Forse questo mio senso di smarrimento era dovuto alla consapevolezza ke fino al momento prima di essere bendata io guardavo il mio mondo e poi mi sono ritrovata a non vedere più niente.

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Simulazione

Messaggio  sabrina mangiacapra il Mer Dic 02, 2009 1:05 am

Ciaoa tutti,
anche se non sono stata presente alla lezione di venerdì ,vorrei ugualmente intervenire a questa discussione.
Sabato mattina quando sono andata all'università ho sentivo molto parlare di questa simulazione fatta il giorno precedente, i commenti ascoltati, sono stati talmente forti e tanti, che subito ho pensato quanto fosse stato un peccato non esserci stata..così , io ed altre colleghe,ugualmente assenti venerdì, abbiamo deciso di ripetere tale simulazione per conto nostro....effettivamente, si è dimostrata per tutte molto intensa ma di certo ci ha permesso di riflettere, ancora di più, su quanto siamo state fortunate ad aver ricevuto il dono della vista,senza dare nulla per scontato... inoltre ci ha dato modo di pensare,riflettre e meditate tantissimo.
Personalmente ho provato forti senzazioni mentre ascoltavo le parole delle poesie e come se mi fossero entrate più intensamente dentro...
questa esperienza per quanto forte e in alcuni versi triste ,mi ha lasciato ulteriormente un grande insegnamento di vita...

sabrina mangiacapra

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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  rosa cera il Mer Dic 02, 2009 11:46 am

sabrina mangiacapra ha scritto:Ciaoa tutti,
anche se non sono stata presente alla lezione di venerdì ,vorrei ugualmente intervenire a questa discussione.
Sabato mattina quando sono andata all'università ho sentivo molto parlare di questa simulazione fatta il giorno precedente, i commenti ascoltati, sono stati talmente forti e tanti, che subito ho pensato quanto fosse stato un peccato non esserci stata..così , io ed altre colleghe,ugualmente assenti venerdì, abbiamo deciso di ripetere tale simulazione per conto nostro....effettivamente, si è dimostrata per tutte molto intensa ma di certo ci ha permesso di riflettere, ancora di più, su quanto siamo state fortunate ad aver ricevuto il dono della vista,senza dare nulla per scontato... inoltre ci ha dato modo di pensare,riflettre e meditate tantissimo.
Personalmente ho provato forti senzazioni mentre ascoltavo le parole delle poesie e come se mi fossero entrate più intensamente dentro...
questa esperienza per quanto forte e in alcuni versi triste ,mi ha lasciato ulteriormente un grande insegnamento di vita...

Sono una delle colleghe che ha ripetuto l'esperimento insieme a Sabrina,
voglio dire che sono pienamente d'accordo con quanto detto, è stata un'esperienza forte che ci ha lasciato tanti spunti di riflessione, tanto da continuare a pensarci nei giorni successivi.
Come ha detto Sabrina è stata allo stesso tempo un'esperienza triste, ma che ci ha permesso di avere maggiore consapevolezza di quanto sia difficile vivere e non poter vedere. Noi la benda l'abbiamo potuta togliere alla fine dell'esperimento (e, ad essere sincera, per me è stato un grande sollievo!) loro, le persone con deficit visivo, non hanno la possibilità di scegliere...

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Messaggio  Admin il Mer Dic 02, 2009 12:04 pm

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.Ciao a tutte. Ho letto un pò di messaggi e mi sono resa conto di aver vissuto l'esperienza in modo un pò diverso: io adoro stare al buio, in silenzio, soprattutto se intorno a me c'è della buona musica o qualcuno che legge delle meravigliose poesie, commoventi come quelle udite in aula. Trovo che quando si è privati dalla vista si percepisca meglio, aumentino le sensazioni, si "senta" con l'anima. Non ho mai pensato alla cecità come ad un vero handicap, solo come ad un diverso modo di "vedere" il mondo...con piccoli ausili si vive in modo normale e si può fare davvero di tutto. Dico tutto questo con cognizione di causa perchè ho una cugina non vedente, che nella sua vita ha studiato (è laureata in legge), ha molte ambizioni (sta studiando per il concorso in magistratura), vive da sola a ROMA, che non è il piccolo paesino dove tutti si conoscono e per di più ci vive realmente da sola perchè è Lametina ed i suoi genitori abitano lì, anche se la vanno a trovare spessissimo. Con questo però non voglio minimizzare il problema.. i periodi di depressione, di sconforto, di amori mancati ci sono stati e purtroppo ci saranno, ma è una persona intelligente, simpatica ed autoironica ed io non riesco proprio a percepirla DIVERSA, né ha vedere la sua disabilità realmente tale.
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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  rosa cera il Mer Dic 02, 2009 12:14 pm

Io non sono d'accordo con quanto detto dalla collega "Non ho mai pensato alla cecità come ad un vero handicap, solo come ad un diverso modo di "vedere" il mondo"...certo forse l'esperienza di tua cugina, che a quanto leggo non si è persa d'animo, ti ha fatto maturare questo pensiero. Io non conosco persone non vedenti ma credo che non poter vedere i colori, un bel panorama "con gli occhi" (perchè non nego che possano percepirlo con altri sensi, dato che questi si sviluppano 100 volte rispetto ai nostri) sia davvero qualcosa di triste e (sottolineo "immagino", dato che non ho avuto l'opportunità di parlare con alcuna persona non vedente) frustrante, e diventa un vero handicap nella società odierna.

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Simulazione

Messaggio  simona falco il Mer Dic 02, 2009 12:24 pm

La docente, ci ha proposto un'esperienza molto significativa, che ha suscitato in me, una miriade di emozioni.Ho potuto , constatare, anche se per un tempo molto breve, le sensazioni che costantemente, può provare un non vedente.
Non ho avvertito sensazioni negative, quali paura, ansia...ma un forte senso di oppressione...quello si!! L'ascoltare poi, in quel silenzio ke regnava in aula, quella voce, quelle poesie, ha creato una seggestione sempre maggiore.In quei minuti mi ha invaso un senso di colpa...mi sono posta mille domande.....sono sorti mille dubbi....che mi hanno accompagnato per tutta la giornata!
E' stata davvero un'esperienza molto forte che mi ha lasciato un ulteriore insegnamento di vita.

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forse è una copia

Messaggio  Admin il Mer Dic 02, 2009 12:50 pm

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elenaamendola Ieri a 16:32

.Ciao a tutte. Ho letto un pò di messaggi e mi sono resa conto di aver vissuto l'esperienza in modo un pò diverso: io adoro stare al buio, in silenzio, soprattutto se intorno a me c'è della buona musica o qualcuno che legge delle meravigliose poesie, commoventi come quelle udite in aula. Trovo che quando si è privati dalla vista si percepisca meglio, aumentino le sensazioni, si "senta" con l'anima. Non ho mai pensato alla cecità come ad un vero handicap, solo come ad un diverso modo di "vedere" il mondo...con piccoli ausili si vive in modo normale e si può fare davvero di tutto. Dico tutto questo con cognizione di causa perchè ho una cugina non vedente, che nella sua vita ha studiato (è laureata in legge), ha molte ambizioni (sta studiando per il concorso in magistratura), vive da sola a ROMA, che non è il piccolo paesino dove tutti si conoscono e per di più ci vive realmente da sola perchè è Lametina ed i suoi genitori abitano lì, anche se la vanno a trovare spessissimo. Con questo però non voglio minimizzare il problema.. i periodi di depressione, di sconforto, di amori mancati ci sono stati e purtroppo ci saranno, ma è una persona intelligente, simpatica ed autoironica ed io non riesco proprio a percepirla DIVERSA, né ha vedere la sua disabilità realmente tale.
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esperienza di vita..

Messaggio  aurorabeatricegiacca il Mer Dic 02, 2009 6:38 pm

Salve sfortunatamente non mi è stato possibile poter partecipare a questa interessante simulazione,ma credo di aver compreso ugualmente il significato di questa esperienza.. da anni insegno danza classica e moderna per bambini e adulti ed ho sempre ritenuto che per essere una brava ballerina/o è necessario avere una buona vista e un buon udito prima di ogni cosa.., poco tempo fà mi è stato proposto di partecipare ad un corso di aggiornamento sulla tecnica Graham(danza classica) la mia collaboratrice non mi informò che era però basato sull'applicazione di tale tecnica ai diversamente abili..percui mi presentai all'incontro ignara di tutto.La prima cosa che mi fù chiesta era come avrei insegnato una piruette ad una bambina non vedente..entrai nel panico più totale dal momento in cui per poter girare perfettamente bisogna mantenere un punto di riferimento con la vista.. mi bendarono e mi chiesero di eseguire un giro,già il solo buio mi disorientò tantissimo,mi sentivo nuda,sola,mi cimentai ma il risultato fù decisamente scarso...così affermai che non era possibile per un cieco poter ballare ad alti livelli.....naturalmente mi sbagliavo!mi presentarono dopo un pò una ragazzina russa di 13 anni,katrina,cieca da quando aveva 5 anni a causa di una patologia congenita,non le chiesero di fare un giro ma di eseguire 8 fuettè, giri molto difficili e complessi anche per una brava ballerina xchè vanno eseguiti su un solo piede mantenendo sempre lo stesso posto..,e bene sì,quella splendida bambina dai capelli biondo miele è stata capace di ballare come una perfetta danzatrice i suoi occhi vitrei in realtà emanavano una luce e un fuoco che mai ho visto altrove.Per me è stata una grande lezione di vita oltre che una crescita professionale a 360^,ho capito che i limiti spesso siamo noi a metterli e che una mancanza spesso,può diventare una grande risorsa!
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il buio

Messaggio  valeriariccio il Mer Dic 02, 2009 6:54 pm

Navigando in internet sono entrata in un blog scritto da una ventottenne cieca. Lei dice:NON BASTA CHIUDERE GLI OCCHI PER SENTIRSI CIECHI!!! Riporto qui alcuni suoi scritti a mio parere molto forti.

Molta gente non capisce che i miei occhi non funzionano!

Questo è un trafiletto poco scacchistico, che pubblico sul ciecomatto pur essendo parzialmente off topic, perché lo ho trovato sorprendentemente in un blog scacchistico – scacchi 012 che si occupa di insegnamento di scacchi ai bambini e ragazzi, in cui l’autore paragonava il metodo di apprendimento di un bambino piccolo con quello di un cieco che inizia a vedere dopo anni di cecità.
Che dire, ringrazio Stefano ed Alexander per avermi dato inconsapevolmente l’opportunità di spiegare a molti vedenti che non riescono a comprendere, quanto per me l’eventualità di vedere non porterebbe ad avere il 100% di autonomia come uno che c’ha sempre visto, ma mi indurrebbe a perdere anche quel 90, o 80, dipende dai punti di vista… di autonomia che ho acquistato lottando.
In molti non si fanno la ragione del fatto che io viva anche non vedendo i colori, “l’arcobaleno le stelle il sole”…ma, a parte il fatto che mi basta sbatter da qualche parte per veder le stelle, ma queste persone non capiscono che il vero buio non è l’assenza di colore, ma l’ignoranza che è una bestia molto più pericolosa da sconfiggere piuttosto che le barriere più o meno grosse che può produrre una disabilità fisica perché l’ignoranza crea barriere invisibili ad occhio nudo, ma proprio per questo, apparentemente invalicabili.
Per concludere la mia introduzione…ho fatto a meno della vista per 28 anni, posso farne a meno ancora e sto bene lo stesso. Vale anche per …windows vista!

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Leggendo un libro del neurologo Oliver Sacks
“Un antropologo su Marte”, un libro che tratta di casi estremi poco conosciuti, trovo la storia di un cieco che dopo un’operazione torna a vedere. Dopo un’iniziale euforia iniziano a presentarsi seri problemi. Scopro che molti pazienti simili riscontrano simili problemi che possono, in casi limite. portare anche alla morte. In molti casi questi ex-ciechi maledicono il momento in cui hanno riacquisito la vista.
Possibile mi chiedo?

La dimensione temporale non va più bene per l’ex cieco, mentre lo spazio e i colori non hanno ancora nessun significato per lui.
Sembra che il cieco che riacquista la vista si ritrovi come fra due sedie, due dimensioni. Bisogna capire che il cieco vive in una dimensione prevalentemente temporale (dopo 10 passi arrivo al muro, se cammino per 10 secondi incontro il tavolo, 10 scalini e 15 passi e mi ritrovo davanti alla porta e cosi via) e non ha nessuna esperienza o significati spaziali mentre il vedente ha imparato man mano a destreggiarsi fra tempo e spazio. Il cieco ora vedente si ritrova in mezzo, la dimensione temporale non va più bene dato che vede, e lo spazio e i colori non hanno ancora nessun significato per lui.
Il problema consiste nel fatto che mentre noi da piccoli non siamo consapevoli delle differenze, e impariamo intuitivamente a dare significati alle chiazze di colore o agli oggetti, il cieco ha già ben sviluppata la facoltà di ragionare e questo si rivela un handicap non indifferente.
Capire che per questa persona un albero non è che una cosa marrone (il tronco) e una chiazza di verde (le foglie) ma non sa cosa è un albero, non sa cosa definisce un albero (che l’albero è composto da tronco, rami e foglie, per lui le foglie possono essere un albero come può esserlo il tronco o i rami), è per un vedente quasi impossibile da comprendere.
Gli occhi di queste persone schizzano da un punto all’altro in continuo movimento, non riescono a focalizzare. Per esempio non riescono a vedere per intero un gatto o un cane che si muovono: vedono una zampa o la coda oppure un orecchio, la testa, ma mai tutto insieme. Non distinguono il loro cane dal loro gatto e sono costretti a toccarli per distinguerli. L’uomo raccontato da Sacks non riusciva più a fare il suo lavoro di massaggiatore; per farlo doveva chiudere gli occhi. Anche l’incomprensione delle persone con le quali era a contatto hanno influito negativamente sulla sua salute.

NON BASTA CHIUDERE GLI OCCHI PER SENTIRSI CIECHI
Non è per noi “normali” comprensibile la situazione di questa persona, non basta chiudere gli occhi per sentirsi ciechi, dietro ci sta tutta una serie di sviluppi, concetti e significati che col passare del tempo si instaurano nella mente, in modo che sia possibile vivere relativamente bene anche nella cecità. Ma se si torna a vedere dopo un lungo periodo di cecità tutti i concetti e significati necessari ai vedenti sono spariti e il soggetto parte quasi da zero, al livello infantile ma con una coscienza di sé che l’infante non ha ancora.
Tutti i ciechi hanno in comune la mancanza di significato per la mimica, l’espressione del volto non ha per loro nessun significato. Questo per un cieco che torna a vedere è molto irritante e crea molta insicurezza.
Ora se non si sa queste cose sarà difficile capire i problemi di una persona che ora è “normale”, che vede.

Capire il punto di vista dei bambini è altrettanto difficile che capire i ciechi.
Lo stesso discorso vale per i bambini piccoli, facciamo quelli da 7 a 10 anni, dato che è l’età ove sempre di più si propongono corsi di scacchi. Per capire i bambini è necessario capire alcuni concetti sulle capacità e differenze dei ragazzi cosi giovani. Anche se sentiamo spesso parlare dei livelli cognitivi di Piaget o altri modelli di riferimento, non riusciamo minimamente a immedesimarci nei ragazzi, e quindi a capirli bene.

Faccio un esempio molti insegnanti hanno la pessima abitudine di testare i ragazzi per vedere se hanno compreso oppure se hanno sparato a caso. Quando il ragazzo esegue una mossa corretta l’insegnante assume un espressione da “mossa errata” e chiede sei sicuro? Questa ambivalenza è mortale per i più piccoli, essi non hanno la capacità di gestire o capire queste situazioni. Essi hanno bisogno di sicurezze non ambivalenze, dato che gia dubitano delle loro capacità e conseguentemente non acquisiranno sicurezza e dubiteranno persino delle capacità gia conseguite.

Queste cose creano schemi nel cervello che rimangono impressi nella mente e influiscono sullo sviluppo.



1.BLINDSIGHT says:
luglio 8th, 2008 alle 17:50
verissimo quanto dici: so bene cosa vuol dire passare da una dimensione all’altra, perchè ho perso la vista da adulta, e si può arrivare al suicidio, ma solo per ciò che dici anche tu, cioè l’ignoranza altrui.
oliver sacks è stato un pioniere, ma oggi c’è semir zeky, un professore libanese che studia e ricerca all’università di londra, anche tra i pochi che studiano la mia cecità, il fenomeno blindsight, o cecità corticale (occhi sani, corteccia visiva rotta, la mia da incidente, quindi come fari nuovi in un’auto senza batteria).
è importante questo post, conferma che ciò che dico io è vero: il vero disabile è colui he ci diventa, e lo è per un po’ o fino a quando non si adatta alla nuova dimensione, ma non chi ci nasce.
ognuno di noi ha la sua visione, anche tra vedenti, che conosco benissimo, ognuno vede a modo suo anche con tutti i decimi, e in molti devono cominciare a porsi altre domande anziché dire sempre “poverina è cieca”, perché io ormai subirei un altro trauma se riacquistassi la vista così come l’ho persa, anche se vorrei sinceramente rivedermi un film senza racconti di altri o trame mie quando sto da sola.
noi vediamo col cervello, semir zeky ha studiato la blindsight, ha scoperto che alcuni pittori famosi erano probabili blindsight, ha scritto un libro che io non posso leggere, perché è solo di carta.
so com’è un albero, e tu sai com’è ora per me, il vivere due dimensioni necessita di sostegno non di paure da parte di altri, di aiuti, che ad esempio tu mi hai dato, anche se forse non ti sei resa conto, aiuti preziosi per rendersi conto che si è ancora qui, da quando un mondo visto con gli occhi sparisce.
ciao, torna a parlare di queste cose, è importante e scusa se sono stata lunga, laura raffaeli

2.Gioacchino Poletto says:
luglio 14th, 2008 alle 12:31
Il vero buio non è l’assenza di colore, ma l’ignoranza che è una bestia molto più pericolosa da sconfiggere piuttosto che le barriere più o meno grosse che può produrre una disabilità fisica perché l’ignoranza crea barriere invisibili ad occhio nudo, ma proprio per questo, apparentemente invalicabili.
Penso che questra frase riassuma molte cose che non vanno nella società di oggi.
Troppa gente “non vede” anche per questione di comodo. Troppo facile ripararsi dietro al non vedere, non ti pare ?
valeriariccio
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il buio

Messaggio  valentina ricciardi il Mer Dic 02, 2009 10:34 pm

voglio fare i miei complimenti a Valeria perchè oggi mi ha insegnato delle cose nuove. Io non sapevo che per un cieco che riacquista la vista o per un ipovedente non esistesse la capacità di identificare l'insieme.
Belle la frasa in cui un cieco dice:"Io non conosco le stelle, ma le vedo ogni volta che sbatto da qualche parte!!!!".
Complimenti ancora vale!!!!!!!!!!1 I love you lol! drunken flower geek Embarassed

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simulazione

Messaggio  teresa di domenico il Gio Dic 03, 2009 1:13 am

inerente sempre alla simulazione,ma soprattutto alle ipotesi sull'immaginazione di un non vedente io ed una mia collega abbiamo fatto un esperimento...ci siamo bendate e ascoltato una cosa alla tv,dopo 15 minuti abbiamo tolto la benda....personalmente mentre ascoltavo immaginavo quei personaggi(ovviamente non conosciuti),i luogo dove si svolgeva la vicenda...ect quando ho tolto la benda ho confrontato fin dove viaggia l'immaginazione di un non vedente

teresa di domenico

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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

Messaggio  ida d'alterio il Gio Dic 03, 2009 1:16 am

teresa di domenico ha scritto:inerente sempre alla simulazione,ma soprattutto alle ipotesi sull'immaginazione di un non vedente io ed una mia collega abbiamo fatto un esperimento...ci siamo bendate e ascoltato una cosa alla tv,dopo 15 minuti abbiamo tolto la benda....personalmente mentre ascoltavo immaginavo quei personaggi(ovviamente non conosciuti),i luogo dove si svolgeva la vicenda...ect quando ho tolto la benda ho confrontato fin dove viaggia l'immaginazione di un non vedente

è stato molto bello,ciò ci ha fatto capire che la vera vista di un non vedente è l'IMMAGINAZIONE!!!!io e la mia amica vi invitiamo a farlo!!!!

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Re: lezione 7 - lab. 27 novembre - SIMULAZIONE

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