SOLO PER IL GRUPPO DI RECUPERO 2 - FORUM DI RECUPERO

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SOLO PER IL GRUPPO DI RECUPERO 2 - FORUM DI RECUPERO

Messaggio  Admin il Lun Dic 14, 2009 2:50 pm

SOLO PER IL GRUPPO DI RECUPERO 2 - FORUM DI RECUPERO

CHI PARTECIPA A QUESTO FORUM PUò POI FARE IL PRE-TEST IL 18.

L'ELENCO DEI PARTECIPANTI è GIà PUBBLICATO.
IL FORUM HA COME OGGETTO: MATERNITà E DISABILITà.DA FARE:
SVOLGERE UNA RICERCA SUL TEMA MATERNITà E DISABILITà

- CHI NE PARLA
- QUALI TEMI SONO AFFRONTATI
- CITARE UN TESTO CHE NE PARLA
- SCRIVERE LE PROPRIE CONSIDERAZIONI

IL PROPRIO INTERVENTO A QUESTO FORUM DEVE ESSERE TRATTATO IN MODO PIù CORPOSO
E RAGIONATO RISPETTO AI SOLITI.
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chiarimento forum

Messaggio  bencivengamarialisa il Lun Dic 14, 2009 10:20 pm

Gentile prof sono Marialisa Bencivenga faccio parte del gruppo di recupero n 1 accanto al mio nome c è scritto corso+forum, in più la visione di un film il 17\12\2009 per poter sostenere il pre test il 18.Desideravo sapere se devo svolgere la tematica "Maternità e disabilità" anche se non faccio parte del gruppo di recupero n 2.Grazie in anticipo per la disponibilità.

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maternita' e disabilita'

Messaggio  angelamasullo il Mar Dic 15, 2009 6:13 pm

L'argomento maternita' e disabilita' mi ha da subito incuriosita, e mi ha mosso a cercare di capirne di piu'. Aldila' dei siti che si occupano di disabilita' e di persone disabili, sulla maternita' vissuta da disabile non sono riuscita a trovare molto. Ho intuito che ci sono remore da parte dei medici perche' in alcuni casi a seconda della patologia ci sono rischi da calcolare per evitare danni alla madre ed al futuro nascituro, molti sono contrari e sconsigliano una eventuale gravidanza ma molte sono le donne che non rinunciano a questa gioia e forse anche rischiando la vita generano vita.
Le donne dal canto loro fanno fatica ad affrontare l'argomento, per paura di non essere capaci ne' in grado di affrontare una maternita', per paura del loro handicap. I timori sono tanti e sicuramente a quelli di una mamma che puo' utilizzare tutte le sue energie si sommano i timori di una mamma che non sa come mettere il figlio nella culla, che deve combattere con i pannolini e le tutine da abbottonare e sbottonare diverse volte al giorno, che deve correre dietro ad un figlio che cammina o sostenerlo per insegnargli i primi passi, stando su una carrozzina. Cio' che spaventa le donne disabili e' una mancanza di autonomia nella gestione quotidiana dei loro figli e della casa. Cosi' da quel che ho letto su diversi forum che affrontano l'argomento maternita' e disabilita', sembra che sia un tabu', se ne parla poco e la letteratura o la documentazione e' scarsa, per non parlare degli aiuti alle mamme disabili, pochi e poco noti. Non esistono consultori che si occupino nello specifico di mamme disabili, sembra che ad affrontare l'argomento in Italia ci sia un unico consultorio a Roma, i ginecologi non hanno linee guida e si sentono poco pronti ad affrontare tali gravidanze.
Tra le lettere che ho letto e che mi hanno relmente commossa, sia come donna che come neo mamma, una in particolare di una donna affetta da focomelia, la quale raccontava della sua gravidanza perfetta, della nascita di suo figlio e delle difficolta' quotidiane che ha e che voleva condividere con altre mamme che hanno la stessa "sensibilita'" direi piu' che problema, anche perche' trapelava dalle sue parole tutta la gioia e la voglia di non essere considerata una mamma coraggiosa, ma una donna che ha smesso di piangersi addosso e che vuole vivere pienemente la vita.

angelamasullo

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recupero2 disabilità e maternità

Messaggio  pasqualina incarnato il Mer Dic 16, 2009 12:30 am

Cercando su Internet materiale sull'argomento "Maternità e disabilità" mi sono resa conto che esiste scarsa letteratura al riguardo.Io per prima non avevo mai riflettuto sulla possibilità per una donna disabile di vivere l'emozionante esperienza della maternità.Forse perchè nell'immaginario comune,ed anche nel mio, il disabile è asessuato.Navigando mi sono trovata in un forum di mamme disabili in cui si dibatteva sia sulla scarsa informazione sia sulle emozioni e i disagi delle mamme disabili.
Mi ha particolarmente commosso l'intervento di una mamma che raccontava le sue difficoltà con i bottoncini delle tutine o nel sistemare i ponnolini del figlio.A tutto ciò va poi aggiuto il senso di inadeguatezza e il senso di oppressione dovuto alla montagna di impegni che ti assalgono appena torni dall'ospedale.
Inoltre si affrontava,nel forum,la necessitàdi una mamma di avere un rapporto unico ed esclusivo con il figlio,cosa che talvolta per una mamma disabile diventa difficile poichè si ha sempre bisogno dell'aiuto di qualcuno per le cure del piccolo.
Liana Garini si occupa di Disabilità e maternità in una rivista,"L'agenda",(Monza),in cui raccoglie testimonianze di mamme disabili.Nel n.88 del novembre 1996,Bianca Folino racconta di come la malattia di Willebrand-Jurghens sia stata da lei scoperta e come sia stata vissuta una inaspettata gravidanza capitata subito dopo la scoperta della malattia.
Caterina Festino,"Donne,madri e disabilità",Finestra aperta n. 7 1999.una donna con difficoltà motorie racconta la sua scelta di diventare mamma e com'è una tipica giornata con sua figlia.Sono rimasta colpita del racconto che lei fa dell'episodio in cui la bambina è scappata dal passeggino.Per una mamma normodotata è una cosa normale correre dietro la bambina,ma per una donna con difficoltà motorie può diventare un'azione difficile.
Vorrei concludere riflettendo sul fatto che credo sia diritto di ogni donna vivere l'esperienza unica della maternità e credo dovrebbero esserci al riguardo misure di sostegno sociale e legislativo per incoraggiare le donne disabili anche solo ad affrontare l'argomento che sembra essere ancora tabù.

pasqualina incarnato

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Re: SOLO PER IL GRUPPO DI RECUPERO 2 - FORUM DI RECUPERO

Messaggio  minieri fortuna il Mer Dic 16, 2009 12:44 am

È ancora assai scarsa la letteratura e la documentazione disponibile sul tema "Maternità e disabilità".
Bisogna partire innanzitutto dalla considerazione che per una coppia la decisione di avere un bambino o di portare avanti una gravidanza è difficile e dipende da tanti fattori, per cui immagino che per una donna disabile ci siano da considerare dei fattori in più, ad esempio le cause della propria disabilità, eventuali patologie e la valutazione delle autonomie possibili nella cura del proprio figlio.
Nella mia ricerca,tra i testi da cui mi sono documentata mi ha colpito particolarmente quello di Gaia Valmarin: “Le difficoltà nell’affrontare una gravidanza quando si ha una disabilità”
Il testo recita:
“Se nella visione comune, ormai si è quasi accettata l’idea che una persona disabile abbia il diritto all’istruzione e di seguito ad entrare nel mondo del lavoro, ancora la percezione che essa possa dare origine ad una famiglia viene poco considerata. In particolare che una donna disabile possa sperare di portare avanti una gravidanza e partorire un figlio vivo, viene considerata un’ idea a dir poco insana e assurda; infatti, come pretende colei che per sua natura è imperfetta, malata e dipendente prendersi cura di un altro essere umano?”.
Particolarmente interessante ho trovato anche l’articolo di Nardi Enrica, “Essere madre disabile: paure, difficoltà, soluzioni”.
Infatti,concordo pienamente con l’autrice quando afferma che una donna disabile che decide di diventare madre incontra maggiori difficoltà rispetto a una donna normodotata che voglia seguire lo stesso percorso. Tra gli ostacoli da superare ci sono sicuramente il timore di non poter assumere il ruolo di madre (sensazione talvolta è alimentata dalle opinioni di persone vicine), la paura di trasmettere la propria malattia, l’assenza di modelli di donne disabili che, diventate madri, possano costituire un esempio. In particolare, Enrica Nardi, nel suo articolo, esamina i risultati di ricerche e studi svolti tra donne con problemi di vista, di udito e motori, che si accingono a diventare madri.
In particolare, Montanari, in una propria ricerca relativa ai primi approcci e allo sviluppo della comunicazione tra una coppia di persone con problemi di udito e il loro bambino, ha rilevato –circa il periodo del parto – un certo disagio della madre per l’assenza di comunicazione con il personale ospedaliero, per essere stata privata della vicinanza dei familiari in sala travaglio, per non aver ricevuto, dopo il parto, informazioni sull’ allattamento e l’accudimento del bambino. Durante il periodo del puerperio, la stessa ricerca ha evidenziato una difficoltà della donna nell’interagire con il neonato, unita a un senso di inadeguatezza sul proprio ruolo di madre, dovuto all’indifferenza mostrata dal neonato a stimolazioni acustiche.
A differenza delle madri udenti che possono stabilire un contatto con il proprio bambino anche attraverso la voce, le mamme con problemi di udito hanno difficoltà a cogliere le eventuali reazioni del figlio alle stimolazioni sonore, perché non possono utilizzare la stessa modalità. Anche nel grembo materno, il bambino di una donna non udente, seppure udente, non è abituato a sentirne la voce; forse è anche per questo motivo che, una volta nato, non reagisce a voce e suoni che provengono dalla madre, che non riconosce.
Invece per le donne con problemi di vista che si accingono a diventare madri, Edith Thoueille, responsabile del centro “Protection Maternelle et Infantile” di Parigi, organizza corsi e attività utilizzando mezzi di comunicazione alternativi alla vista.
Durante gli incontri commenta immagini video e descrive quanto va saputo; permette alle future madri di apprendere il contenuto di articoli importanti attraverso l’ascolto di audiocassette.
Per esigenze specifiche quali fare il bagno al bambino, medicarlo, riempire un biberon, propone soluzioni pratiche come l’utilizzo di una piccola vasca da incastrare in modo solido ai bordi di quella di casa, di termometri vocali, di bilance vocali per misurare il neonato o la quantità di latte in polvere e acqua per preparare il biberon.
Indica inoltre gli indumenti più pratici o gli oggetti più facili da utilizzare per accudire il bambino.
Per quanto riguarda il puerperio, Thoueille sostiene che, pur non potendo utilizzare la vista, le madri non vedenti possono essere soggetti tutt’altro che passivi nell’allattamento, perché possono avvalersi – se sostenute e incoraggiate in questo – di altre risorse quali lo sguardo, il sorriso, la voce, il modo di tenere in braccio il neonato, di toccarlo, di porgergli il seno o il biberon. Martin aggiunge che l’utilizzo di lettini con le sponde molto alte o di box con dispositivi sonori permette alle donne con problemi di vista di prendersi cura dei propri figli in modo sicuro. Un altro accessorio utile è il marsupio, che consente alla madre di trasportare il bambino, mantenendo libere le mani.
Anche una donna con problemi motori che si accinge a diventare madre deve scontrarsi con delle serie difficoltà .
Ad esempio, recarsi in un ambulatorio per una visita ginecologica può essere un problema per gli spazi e gli arredi non adeguati: basti pensare alla difficoltà di salire da sola su una poltrona ginecologica e di tenere i piedi nelle staffe, o semplicemente di doversi muovere in modo autonomo nelle salette per i colloqui, dalla superficie generalmente così ridotta da rendere non agevoli le manovre di una sedia a ruote azionata elettricamente.
Ho trovato particolarmente originale l’oggetto di questa ricerca, soprattutto perché quando si parla di disabilità, si pensa normalmente ad un figlio disabile e ad una madre sana.In verità, non mi è mai capitato di riflettere sulla relazione inversa.
Comunque, a mio avviso, la gravidanza è un fenomeno fisiologico che riguarda tutte le donne e la disabilità in questo non può e non deve essere limitante (tranne quando esistono problemi organici),questo tipo di problemi interessa molte donne, non solo quelle affette da disabilità. Essere donna, essere madre è fantastico non neghiamo alla donna disabile una gioia come questa, solo per ignoranza o pregiudizio a una diversità che non esiste o meglio (se preferite esiste) perchè siamo tutti diversi indipendentemente da ciò che siamo o che viviamo.
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risposta a gruppo di recupero 2

Messaggio  rosaria zannini il Mer Dic 16, 2009 7:04 pm

...è difficile vivere la disabilità e lo è ancor di più viverla da mamma. difficile si ma non impossibile!!
Sono tante le donne che nonostante la loro disabilità decidono di diventere mamme, spesso contro il parere dei medici e mettendo a rischio la propria vita.
Sono mamme coraggio che vanno ammirate e prese come esempio.
Del resto la maternità è la gioia più grande per una donna e non è giusto che debba essere negata a chi è disabile. L'esperienza più bella ma allo stesso tempo anche piena di alti e bassi, di complicanze e dubbi, angoscie e sensi di inadeguatezza. Figurarsi poi per una disabile!!!
Anche i gesti più semplici come allattare o cambiare i pannolini diventano montagne da scalare invalicabili.
Certo è che una disabile non può fare tutto da sola, ha bisogno di aiuto e supporto continuo perchè non è completamente autonoma. Affrontare una maternità partendo già svantaggiate fortifica perchè ti mette alla prova ogni giorno e ti insegna a non piangerti addosso e a cercare la tua "normalità" per amore di tuo figlio. Navigando sulla rete ho trovato molti forum che affrontano questa problematica.
Sono tante le donne che raccontano la loro esperienza e ho notato che quasi tutte lamentano di come oggi parlare di mamme disabili rappresenti ancora un tabù e di come spesso si sentano discriminate perchè la società e lo Stato non supportano adeguatamente la loro condizione.
A questo proposito ho letto di un'iniziativa dell'Aias onlus di Bologna che ha creato un'associazione la quale dei vari seminari tenuti nel tempo, ha dato vita ad un libro dal titolo "al silenzio, all'imbarazzo, all'invisibilità", che nasce proprio con l'intenzione di stare vicino a queste donne e di aiutarle a vincere il pregiudizio che le circonda.
Personalmente la tematica mi tocca da vicino; la mia gravidanza è oramai al termine, mancano pochi giorni al lieto evento e ripensando alle complicazioni che ho avuto e ai giorni passati a letto, vissuti come una limitazione e come un "handicap" mi chiedo come facciano le donne che hanno reali problemi di disabilità ad affrontare non solo la gravidanza di per se già difficile ma soprattutto i mille problemi che oggi la vita ci impone.
I problemi passati visti sotto quest'ottica mi sembrano banalità perchè tra poco potrò vivere l'essere mamma con il pieno delle forze ma sono allo stesso modo convinta che una mamma disabile con l'affetto dei propri cari e con la gioia di esserre mamma dimostri al proprio figlio un amore immenso e incondizionato.

rosaria zannini

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maternità e disabilità recupero 1

Messaggio  Teresa Schettini il Gio Dic 17, 2009 2:57 pm

Ottobre 2000: neo laureata, felice, bella, abbronzata, MAGRA ed appena fidanzata (tra un po’ festeggio anche 5 anni di matrimonio con quel fidanzato!) ho fatto il mio primo ingresso presso l’ IRCSS (Istituto di Ricovero e Cura a carattere scientifico) di Milano in qualità di ricercatrice sanitaria; dovevo fare indagini sulle tecniche di riabilitazione, sulla efficacia delle cure ... ed avevo le miei paure perché pensavo di non essere in grado di dare abbastanza … sbagliavo. Io dalla mia esperienza milanese ho solo ricevuto tanto. In particolare sulla disabilità e maternità.
Anche per me la disabilità era un concetto collegato con la asessualità e di sicuro con la non maternità, ma in una plumbea mattina milanese, per motivi di lavoro, vado nella sala degli informatici a chiedere aiuto sull’uso di power point. Mi dicono di parlare con S. e dopo 5 minuti arriva una bella ragazza di origine greca sulla sedia a rotelle dai capelli ricci, castani, ed occhi azzurri. Bella , veramente bella. Inizia ad aiutarmi (devo essere sincera, mi ha fatto lei la presentazione in pochi minuti), e poi mi dice “Ma tu sei napoletana? Mio marito è napoletano. Dai vieni a cena a casa … noi non abbiamo figli, ho avuto 3 aborti e ci fa piacere avere amici a casa,” IO SONO CADUTA DALLE NUVOLE mio marito? figli? SESSO?
Un mondo che ignoravo che nessuno conosce.
Maternità e disabilità, può avere diverse chiavi di letture. Personalmente sono attratta dall’aspetto psicologico. Il desiderio della donna di esprimere a pieno la sua femminilità nella maternità (bisogno psicologico di affermazione della propria identità) che si incrocia con il desiderio di superare le diverse barriere della disabilità è un tema che mi affascina da anni. O meglio da quando ho capito che può esserci amore tra una bella ragazza milanese ed un tetraplegico e che hanno molte aspettative sul loro essere coppia.
“Le difficoltà nell’affrontare una gravidanza quando si ha una disabilità” è una trattazione chiara e sintetiche di Gaia Valmarin (2008), componente del Coordinamento del Gruppo donne UILDM, sugli aspetti legati alle difficoltà fisiologiche di gestire la gravidanza in caso di malattie muscolari. “Ruoli Imposti e ruoli negati”,è una dispensa a cura di Simona Lancioni (2008) che, dopo una introduzione di Gaia Valmarin, propone una visione sociologica della disabilità e femminilità con diversi contributi scientifici. Per me l’intervento di Anna Petrone è bellissimo: denuncia la violenza psicologia di una donna con disabilità vista dall’immaginario collettivo come asessuale, “LA DISABILITA’ ECLISSA IL GENERE”:una donna con disabilità è vista come una ragazzina da accudire per tutta la vita anche quando ha la fortuna di avere figli perché ha sempre bisogno di aiuto. Molti sono i contributi di Francesca Arcadu sulla femminilità e disabilità, in particolare il seminario “Trucco e paratrucco” (2005) propone un modo di curare la persona senza tralasciare l’aspetto psicologico. Interessanti e forti sono i suoi video sulla Legge 68 ed alcuni interventi sulla Legge 194 “In silenzio davanti alla vita”. In questo articolo lei propone il silenzio come soluzione per riflettere sulla maternità. Silenzio come forma di rispetto per chi prende la soluzione che in quel momento ritiene giusta per la vita del figlio che verrà:”
Come donna portatrice di una disabilità grave, poi, non posso che estendere tale opinione al
rispetto per tutti coloro, madri e padri, che affrontino una diagnosi che condizionerà la loro vita e quella
del proprio figlio. La vita, il valore che si riesce a dare ad ogni esistenza, non è scritto né nel DNA né negli
orientamenti religiosi, morali, laici… è una prova a cui è lecito sottoporsi, ma anche arrendersi con onestà
e dolore. Ciascuna esistenza diventa ricca, piena e realizzata solo se la si vive col desiderio di esserci, di
mettersi in discussione e andare fino in fondo nonostante un handicap. Ci sono donne, uomini, genitori
che non hanno questa forza, ma non per questo sono meno degni di rispetto.
Ce ne sono altri che, invece, decidono di cimentarsi con un’esistenza piena di ostacoli, spinti da
motivazioni diverse e tutte degne della massima considerazione. Forse sono proprio queste motivazioni,
poi, a trasmettere al proprio figlio quella voglia di vivere nonostante tutto, sfidando la genetica e
rendendo la propria vita un’esperienza degna di ogni sforzo possibile.
Sono scelte, percorsi, davanti ai quali il silenzio è l’unica forma di rispetto".
Nell’intervista alla psicoterapeuta Maria Cristina Pesci “Femminilità e disabilità? Terra di nessuno. Nell’immagine comune la persona disabile non ha differenze sessuali, non è donna o uomo. E la maternità è ancora un tabù”, pubblicata sul sito dell’ Osservatorio Sociale Regione Abruzzo, si affrontano i concetti chiave di disabilità-femminilità; maternità; sessualità. Ed infine sintetizza delle aree di miglioramento.
La gravidanza è un fenomeno fisiologico di (quasi) tutte le donne, la disabilità, se non esistono problemi organici, non è limitante ma a mio parere è vincolante ad un sistema di supporto che dovrebbe aiutare la donna in questa sua naturale missione. Bisogna cogliere la diversità nella diversità riconoscendo la specificità della situazione delle donne disabili.

Teresa Schettini

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MATERNITà E DISABILITà

Messaggio  MARIAGRAZIA GRIMALDI il Gio Dic 17, 2009 6:35 pm

COSA SIGNIFICA ESSERE MADRE????
Sarò immatura ma per me essere madre è una gran fatica oltre che una grande gioia (mentre scrivo ho in braccio Ludo perchè non ho nessuno che in questo momento possa stare con lei).
Questo corso mi ha dato l'opportunità di riflettere su argomenti circa i quali non mi sono mai interrogata...interessata. Quando Franca venerdì si è rivolta ad Adele ha avuto un gran coraggio a dire quello che pensava, a parlare di “fatica”...ebbene essere una madre disabile deve essere alquanto complesso, bisogna non solo partire dall' accettazione del proprio corpo, dalla presa di coscienza del proprio deficit, del rapporto con gli altri ma soprattutto essere consapevoli che si ha bisogno di aiuto, di una mano per poter crescere il proprio bambino.....certo dipende dal tipo di deficit ma qualsiasi esso sia rende comunque più complessi anche i piccoli riti quotidiani, come cambiare i pannolini o preparare la pappa.
A tale proposito riporto una testimonianza recuperata su un web-forum:
<<Mi chiamo Alice e sono una neomamma disabile, precisamente sono focomelica. La mia condizione fisica pur rendendo complicata la mia vita, non mi ha mai impedito di viverla. Come si dice: “si fa quel che si può”! e con tutta la mia volontà ed ostinazione, dopo aver trovato la mia meravigliosa dolce metà, ho deciso di voler provare la più bella emozione ed esperienza che possa capitare ad una donna: la maternità. La mia focomelia mi impone l’utilizzo di protesi alle gambe per poter camminare, pur con fatica, e svolgere tantissime attività con un braccio solo. La mia gravidanza è stata da un punto di vista clinico, perfetta:nessuna complicanza, solo che già dal quinto mese sono dovuta restare a casa dal lavoro muovendomi sempre di meno fino ad arrivare ad una quasi immobilità negli ultimi due mesi. Finalmente arriva il momento del parto:un cesareo programmato, ed ecco Alessandro, il mio splendido bimbo. Perfetto, sanissimo, con tutte le braccia e le gambe a posto. Per giorni l’ho guardato e riguardato incredula, ed ogni tanto ancora gli conto le dita. Come ogni mamma alle prese col primo figlio, tornare a casa dall’0spedale è un’esperienza piena di alti e bassi, complicanze e dubbi, angosce e sensi di inadeguatezza. Ma per una mamma disabile la montagna è ancora più alta. Riuscire a trovare una posizione comoda per allattare, combattere con i bottoni automatici delle tutine e quei pannolini antipatici da sistemare! Provo una gran voglia di autonomia. Vorrei essere una mamma a tempo pieno e gestirmi completamente il mio bambino, ma so che ho ed avrò sempre bisogno di una mano. Mio marito, è splendido e si occupa tantissimo di Alessandro, ma non è la stessa cosa. Navigando su internet volevo cercare siti con esperienze analoghe alla mia, e mi sono accorta che parlare di mamme disabili sembri quasi un tabù. Tante mamme hanno figli disabili, ma di figli con mamme disabili non se ne parla. Eppure sono convinta che la mia esperienza l’abbiano vissuta molte donne come me, ed anche loro vorrebbero condividere argomenti di questo tipo. Affrontare una maternità partendo già svantaggiate fortifica, perché ti mette alla prova ogni giorno, e sarebbe ora che qualcuno parlasse anche di noi, che non siamo mamme coraggio, ma solo donne che hanno deciso di smetterla di piangersi addosso cercando la loro normalità giorno dopo giorno. Grazie. Alice (alirobbi@libero.it)>>
Le parole di Alice esprimono benissimo come il desiderio di essere mamma superi ogni paura e difficoltà, ma non bisogna dimenticare che comunque esistono delle problematiche di cui bisogna prendere coscienza e di cui lo Stato italiano debba farsi responsabile, questo perchè nel nostro paese mancano strutture adeguate ad aiutare le mamme disabili.
Cosa diversa è in Francia, per le donne con problemi di vista che si accingono a diventare madri, Edith Thoueille, responsabile del centro “Protection Maternelle et Infantile” di Parigi, organizza corsi e attività utilizzando mezzi di comunicazione alternativi alla vista. Durante gli incontri commenta immagini video e descrive quanto va saputo; permette alle future madri di apprendere il contenuto di articoli importanti attraverso l’ascolto di audiocassette. Per esigenze specifiche quali fare il bagno al bambino, medicarlo, riempire un biberon, propone soluzioni pratiche come l’utilizzo di una piccola vasca da incastrare in modo solido ai bordi di quella di casa, di siringhe con tacche sul pistone, di termometri vocali, di bilance vocali per misurare il neonato o la quantità di latte in polvere e acqua per preparare il biberon. Indica inoltre gli indumenti più pratici o gli oggetti più facili da utilizzare per accudire il bambino; se necessario si reca a domicilio per dare consigli su come organizzare gli spazi per fruirne nel modo più comodo e sicuro. Ma in Italia tutto questo esiste????
Per quanto riguarda il puerperio, Thoueille sostiene che, pur non potendo utilizzare la vista, le madri non vedenti possono essere soggetti tutt’altro che passivi nell’allattamento, perché possono avvalersi – se sostenute e incoraggiate in questo – di altre risorse quali lo sguardo, il sorriso, la voce, il modo di tenere in braccio il neonato, di toccarlo, di porgergli il seno o il biberon, aggiunge poi che l’utilizzo di lettini con le sponde molto alte o di box con dispositivi sonori permette alle donne con problemi di vista di prendersi cura dei propri figli in modo sicuro. Un altro accessorio utile è il marsupio, che consente alla madre di trasportare il bambino, mantenendo libere le mani.
Per le donne con problemi motori diventa fondamentale – allo scopo di prevenire situazioni problematiche – prestare una particolare attenzione ai cambiamenti fisici dovuti alla gravidanza. Ad esempio, un eccessivo aumento di peso può diminuire l’autonomia, mentre la stitichezza e i problemi di circolazione possono essere accentuati dalla posizione sempre seduta. Ancora, dover urinare di frequente può essere un problema in assenza di servizi igienici idonei. Renée Mask sottolinea la necessità che la gravidanza di una donna con disabilità motorie sia seguita da più specialisti – ginecologo, urologo, paraplegista, ostetrica – nonché l’importanza del precoce coinvolgimento e della preparazione del personale che l’assisterà.
Anche una donna con problemi motori che si accinge a diventare madre deve scontrarsi con la difficoltà di fruizione dei luoghi. Ad esempio, recarsi in un ambulatorio per una visita ginecologica può essere un problema per gli spazi e gli arredi non adeguati: basti pensare alla difficoltà di salire da sola su una poltrona ginecologica e di tenere i piedi nelle staffe, o semplicemente di doversi muovere in modo autonomo nelle salette per i colloqui, dalla superficie generalmente così ridotta da rendere non agevoli le manovre di una sedia a ruote azionata elettricamente.
L’accudimento del bambino può invece essere agevolato se si dispone di ausili tecnici. A questo proposito il centro di rieducazione funzionale “Lucie Bruneau”, uno dei più grandi del Québec, ha dato l’avvio al progetto Parents Plus per sostenere i genitori motulesi, in particolare affetti da paraplegia o da quadriplegia. Tale progetto prevede: un servizio di consulenza in ergoterapia fin dalla gravidanza; l’assistenza di operatori per individuare soluzioni a bisogni specifici; il prestito di attrezzature e mobili adattati (lettini soprelevati con porta laterale, vaschette su piccole ruote regolabili in altezza, sedie alte adattate, ecc.); la consulenza di un esperto in ergoterapia durante i primi anni di crescita del bambino.
Queste attenzioni, che possono sembrare di secondaria importanza in un mondo che sembra dimenticare gli aspetti della disabilità, stanno in realtà diventando sempre più importanti. A tale proposito Susan Vincelli, curatrice del progetto Parents Plus, sottolinea come alla fine degli anni Novanta in Canada, ma anche negli Stati Uniti, siano aumentate le persone disabili che sono diventate genitori. La ragione di questo è da ricercare, secondo Vincelli, nel fatto che <<le persone che vivono con una minorazione fisica rivendicano da molto tempo il loro spazio nella società. Desiderano ed esigono una piena partecipazione sociale. Gli operatori sanitari fanno anche loro il proprio percorso. Meno paternalisti e più aperti, appoggiano e consigliano questa clientela di futuri genitori>>.
Non è errato sottolineare come una donna disabile, che decide di diventare madre incontra maggiori difficoltà rispetto a una donna normodotata, che voglia seguire lo stesso percorso, tra gli ostacoli da superare: il non sentirsi capace di assumere il ruolo di madre (sensazione talvolta alimentata dalle opinioni di persone vicine), la paura di trasmettere la propria malattia, l’assenza di modelli di donne disabili che, diventate madri, possano costituire un esempio.
Per le donne con problemi di udito, ad esempio, la difficoltà di accesso all'informazione è un ostacolo considerevole. Non sempre infatti è possibile un’omogenea e diffusa conoscenza sull’assistenza sanitaria, sulla prevenzione, sui metodi di pianificazione familiare, sugli aspetti legati alla maternità, alla gravidanza, alla difesa dalle violenze: l’informazione spesso non è disponibile attraverso l’utilizzo della lingua dei segni o tecnologie quali computer, sottotitoli, videocassette, ecc.
Montanari, in una propria ricerca relativa ai primi approcci e allo sviluppo della comunicazione tra una coppia di persone con problemi di udito e il loro bambino, ha rilevato – circa il periodo del parto – un certo disagio della madre per l’assenza di comunicazione con il personale ospedaliero, per essere stata privata della vicinanza dei familiari in sala travaglio, per non aver ricevuto, dopo il parto, informazioni sull’allattamento e l’accudimento del bambino. Durante il periodo del puerperio, la stessa ricerca ha evidenziato una difficoltà della donna nell’interagire con il neonato, unita a un senso di inadeguatezza sul proprio ruolo di madre, dovuto all’indifferenza mostrata dal neonato a stimolazioni acustiche. A differenza delle madri udenti che possono stabilire un contatto con il proprio bambino anche attraverso la voce, le mamme con problemi di udito hanno difficoltà a cogliere le eventuali reazioni del figlio alle stimolazioni sonore, perché non possono utilizzare la stessa modalità. Anche nel grembo materno, il bambino di una donna non udente, seppure udente, non è abituato a sentirne la voce; forse è anche per questo motivo che, una volta nato, non reagisce a voce e suoni che provengono dalla madre, che non riconosce.

La letteratura a proposito di disabilità e maternità è scarsa , su internet ho trovato poco se non i testi già citati dalle mi colleghe, questo a dimostrazione che esiste una condizione, quella di essere una madre disabile in Italia, che o non suscita interesse o crea difficoltà nell'esplicazione …!!!
a tale proposito mi piacerebbe chiedere alla docente, se non le dispiace, di darci informazioni in merito.

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maternità e disabilità - recupero 2°gruppo

Messaggio  Teresa Schettini il Gio Dic 17, 2009 11:36 pm

sì sì, anch'io ho letto la testimonianza di Alice e subito le ho scritto una e-mail ....
indovinate un po'!
stasera ho trovato la sua risposta.
Le avevo scritto che sono diventata una mamma lamentosa e lagnosa e non riesco a godere a pieno la vita ... lei mi ha detto che fa parte della vita delle donne...
insomma lei con tutti i problemi che ha riesce a sorridere . se riesco vi inoltro l'e-mail!

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messaggio di Alice!

Messaggio  Teresa Schettini il Gio Dic 17, 2009 11:45 pm

>----Messaggio originale----
>Da: teresaschettini@yahoo.it
>Data: 16-dic-2009 2.40
>A: <alirobbi@libero.it>
>Ogg: leggendo per l'università
>
>ho appena letto il tuo intervento di 7 mesi fa e mi sono commossa,
>ti ammiro ed ogni volta che mi lamenterò voglio pensare ai tuoi continui
sforzi! brava!!!
>
>Ti ringrazio per le tue parole! Faccio del mio meglio per il mio cucciolo,
anche se le difficoltà sono tante e non sempre mi sento una buona madre,
comunque...si tira avanti!!!
P.s. lamentarsi fa un pò parte del nostro essere donne. Accettiamoci lo
stesso, anche lamentose!!!
Ciao
Alice
>
>

Teresa Schettini

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Maternità e disabilità

Messaggio  veronica alfiero il Ven Dic 18, 2009 2:25 am

Dalle ricerche effettuate su Internet ho trovato pochissime notizie e materiale riguardante l'argomento "Maternità e disabilità". Durate le mie ricerche si discuteva su un forum di mamme disabili della scarsa informazione sia sulle emozioni e i disagi delle mamme disabili.
Sinceramente prima di intraprendere lo studio di tale problematica non avevo mai riflettuto sulla possibilità per una donna disabile di vivere l'emozionante esperienza della maternità.
Mi ha particolarmente colpito l'intervento di una mamma che raccontava le sue difficoltà nell’eseguire anche i gesti più semplici, come allattare, pettinare e quindi prendersi cura del proprio bambino.
Secondo la mia esperienza, ritengo che ogni madre, al ritorno dall’ospedale, vorrebbe creare una relazione esclusiva tra lei ed il bambino, cosa che purtroppo non può verificarsi con le madri disabili, in quanto in alcuni casi si trovano a dover manifestare alcune emozioni e gesti, alla presenza di terze persone.
Sono rimasta stupita da alcuni racconti trovati su internet, dove una bambina è scappata dal passeggino. Per una mamma normodotata è una cosa normale correre dietro la bambina,ma per una donna con difficoltà motorie può diventare un'azione difficile.

In conclusione, nonostante le difficoltà siano tante, io penso che non si può negare a qualsiasi donna l’emozione e la gioia della maternità.

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Maternità e Disabilità

Messaggio  Ester Battaglia il Mer Gen 13, 2010 12:43 pm

E' poco il materiale che ho trovato sull'argomento maternità e disabilità ma da quanto trovato mi sono resa conto che oggi l'idea che la donna disabile possa portare avanti una gravidanza , sembra essere un'idea assurda, si pensa come può una donna che già dipende per la sua malattia prendersi cura di un figlio.
Io credo che anche se non tutti pensano che una mamma disabile possa farcela, ritengo che anche se con difficoltà ogni donna che lo desidera deve vivere quest'esperienza. Magari sarebbe opportuno che fosse sostenuta maggiormente a livello sociale e legislativo, anche se sembra che molte più cose si stanno facendo in merito.
Personalmente ho vissuto un esperienza diretta, difatti una mia amica affetta da sclerosi multipla avendo sempre avuto un forte desiderio di maternità ha fatto di tutto per avere un bambino; oggi suo figlio è un bravo pianista ed è grazie a lui che lei ha ritrovato la gioia di vivere. Inoltre essere madre con le gioie e le ansie che comporta le ha permesso anche di sentirsi più donna

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Re: SOLO PER IL GRUPPO DI RECUPERO 2 - FORUM DI RECUPERO

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