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SOLO GRUPPO RECUPERO 1 bis - FORUM RECUPERO

Messaggio  Admin il Mar Dic 15, 2009 11:55 am

SOLO GRUPPO RECUPERO 1 - FORUM RECUPERO

QUESTO GRUPPO STUDENTI CORSISTI CHE HANNO SUPERATO il NUMERO ASSENZE CONSENTITE
(fino a 15 assenze, il resto è stato escluso)

ecco chi deve/può svolgerlo:


1. BENCIVENGA MARIALISA corso + forum
2. NERONE ELISABETTA corso + forum
3. TORTORELLI FRANCESCA corso + forum
4. Bossa Rosa


---
[u]non hanno svolto il recupero d'aula quindi non sono ammessi al pretest del 18 dic.:

AURIEMMA CARMELA corso + forum
D'AMELIO CONCETTA
INVITO CONCETTA
LILLO NADIA corso + forum
*possono tuttavia fare l'esame nelle date ufficiali di fine gennaio come non corsisti.

--------

ARGOMENTO:
SVOLGI UNA RICERCA SULLA RELAZIONE EDUCATIVA.
PARLA DI COSA INTENDI PER RELAZIONE EDUCATIVA E
SVILUPPA UN TUO RAGIONAMENTO ARRICCHITO DA FONTI (TESTI, ARTICOLI).
IL LAVORO DEVE ESSERE CORPOSO E DI ALMENO DUE PAGINE.

---------------------
GRUPPO RECUPERO 1
[b]presenti all'attività d'aula, e sono pertanto ammessi al pretest


BENCIVENGA MARIALISA
BRUNO ANGELA
CICE MARIA ROSARIA
IACCARINO VALENTINA
LUCIGNANO ANNUNZIATA
MAZZOLA ILARIA
MENICHINI EMANUELA
NERONE ELISABETTA forum
PELUSO ORNELLA
SORECA ELENA
TORTORELLI FRANCESCA forum
VETRANO ROSARIA ROSSANA

BUON LAVORO
LA DOCENTE


Ultima modifica di Admin il Mar Gen 05, 2010 9:44 am, modificato 2 volte
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recupero gruppo 1

Messaggio  Emanuela Menichini il Mar Dic 15, 2009 7:18 pm

Gentile Professoressa volevo chiederLe un chiarimento: accanto al mio nome non c'era scritto "+ forum", devo svolgere ugualmente questo lavoro sulla relazione educativa? Oppure è sufficiente la visone del film nell'incontro di giovedì?
La ringrazio per la Sua disponibilità.
Cordialmente La saluto.

ovviamente
corso (=scafandro) e + forum vuol dire che devi fare parte del forum di recupero gruppo 1
per poter essere considerata una corsista e per poter validare il pretest del 18.
la docente
Emanuela Menichini
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Ricerca relazione educativa

Messaggio  bencivengamarialisa il Mar Dic 15, 2009 10:21 pm

La relazione umana è un rapporto tra persone, ed è caratteristica dell’uomo.
La relazione, in generale, può essere definita molto semplicemente come il legame che unisce due o più persone. I motivi per i quali le persone si rela-zionano tra loro sono molteplici e, probabilmente, il principale è insito nella natura stessa della persona in quanto individuo, inducendolo a sviluppare capacità il cui unico scopo è quello di rapportarsi ad altri suoi simili (il linguaggio, ad esempio, inteso come l’insieme delle risorse espressive e comunicative, può essere considerato in questo modo).
Una relazione comprende variabili comportamentali dipendenti dalla natura di ogni individuo, e variabili affettive dipendenti dal tipo di rapporto (più o meno intenso) che lega le persone coinvolte in esso. Queste variabili si esprimono nella percezione che si ha di se stessi, nella percezione che si ha degli altri, nel modo in cui ognuno si sente percepito dagli altri, nelle conseguenze di precedenti esperienze di relazione, nelle aspettative che ognuno ha dell’altro, nelle emozioni e nei sentimenti che vengono agiti e nelle regole che guidano il comportamento di ognuno. Tutto ciò rende la relazione dinamica e questa dinamicità è funzionale ai cambiamenti che possono verificarsi in ogni individuo e in ogni relazione. La significatività della relazione è costruita interamente dalle persone coinvolte in essa, che possono renderla più o meno superficiale, più o meno matura, più o meno intima. Essenziale nello stabilire la significatività di una relazione è, a mio parere, il grado di «condivisione» esistente tra le persone coinvolte, consistente non solo nel fare insieme (che pure è di estrema importanza), quanto nel rendere partecipi gli altri di ciò che si è fatto, detto, pensato e vissuto facendoli in tal modo essere e, presumibilmente, sentire dentro la propria esperienza. Ogni relazione comporta «influenze reciproche» tra le persone; quando però tali influenze non inficiano la natura dei singoli partecipanti al rapporto, questo può dirsi maturo perché dà ad ognuno la possibilità di crescervi dentro.
Alcuni degli aspetti comuni a tutti i rapporti umani, acquistano una particolare rilevanza nella relazione educativa, dal momento che essa è prima di tutto un rapporto umano. Tra questi ricordiamo la mediatezza, che fa conformare le nostre capacità espressive alle capacità comprensive del nostro interlo-cutore, pena il rischio di essere fraintesi; l’analogia dei mezzi di comunicazione, che fa assumere il linguaggio dell’interlocutore per raggiungere l’obiettivo di una maggiore comprensione dei contenuti espressi.
L’attenzione a questi elementi è necessaria per l’educatore e per l’insegnante di sostegno; tuttavia il rapporto educativo possiede ulteriori caratteristiche che lo specificano. Si potrebbe dire che, come la cura allo sviluppo ed alla crescita della propria personalità è finalità di ogni persona umana in quanto tale, e nell’educatore diviene anche un preciso obiettivo di matura professionalità, così se la relazionalità positiva e ricca è caratteristica della persona umana in quanto tale, per l’educatore in quanto professionista diviene strumento della propria attività.
L’importanza della relazione è, quindi, ormai riconosciuta universalmente in ogni processo formativo ed anche nei processi terapeutici.
La relazione educativa è, come abbiamo detto, principalmente una relazione tra persone; essa però si differenzia in quanto possiede delle caratteristiche che perseguono lo scopo unico di promuovere lo sviluppo e la crescita oltre che prevenire o contribuire a curare particolari stati di disagio (familiare, personale, psichici ecc.), affinché la persona dell’utente realizzi la propria personalità perseguendo le finalità che gli sono più consone.
Le caratteristiche della relazione educativa, va innanzitutto annoverata l’intenzionalità che fa dell’atto educativo un evento mirato ad obiettivi precisi e non improvvisato.
L’intenzionalità fa agire l’educatore e l’insegnante di sostegno con la consapevolezza, ossia con la certezza di sapere sempre i motivi per i quali si fa o non si fa una cosa; essa si esprime formalmente nel progetto educativo da cui dovrebbe prendere l’avvio (dopo un periodo iniziale di osservazione), il lavoro con l’utente: è la consapevole coscienza della propria vocazione e missione sociale di cui è responsabile di fronte alla persona del cliente, di fronte ai servizi che gli hanno affidato le persone ed i gruppi di persone, di fronte alla comunità civile.
Altra caratteristica fondante la relazione educativa è la globalità, intesa nel duplice senso di considerazione della complessità dell’agire umano e di consi-derazione di altri punti di vista professionali per raggiungere una migliore comprensione di tale agito. La conseguenza più importante nel primo caso è che il comportamento di un individuo non è la risultante di una singola causa, ma è la risultante di molteplici fattori in costante rapporto tra loro; nel secondo caso, la conseguenza più importante risiede nella necessità di aprirsi al contributo di altri operatori e di arricchirsi con esso.
La globalità chiama in causa la continuità. Un intervento organico può infatti costruirsi davvero solo se noi consideriamo che esso rappresenta una parte dell’esperienza educativa della persona interessata e, pertanto, deve essere svolto in continuità, appunto, con le altre agenzie di educazione, prime tra tutte la famiglia e la scuola; infatti se si verificano delle differenze eccessive tra un intervento educativo e l’altro, l’utente potrebbe disorientarsi e subirne delle conseguenze negative.
L’agenzia che dovrebbe più di ogni altra essere coinvolta nel processo educativo è la famiglia per l’importanza chiave che essa riveste nella formazione dell’individuo. .
La relazione si configura come il luogo di cooperazione e collaborazione tra l’educatore l’insegnante di sostegno e l’utente, è perciò importante che gli scambi tra loro avvengano in un regime di reciprocità. La reciprocità presuppone l’accoglienza (da parte dell’educatore) delle reazioni e l’accoglienza dei punti di vista dell’utente, accompagnati dalla spiegazione dei suoi interventi; ciò affinché possa costruirsi una efficace comunicazione. Quindi, non è solo l’educatore che incide sull’utente ma avviene anche il contrario; l’educatore deve essere in grado di riconoscere ed utilizzare tutto ciò che proviene dall’utente.
Essendo la relazione educativa principalmente una relazione tra persone, essa pone la necessità del mantenimento di un equilibrio tra il coinvolgimento e il distacco. Non ci si può lasciar prendere dalle situazioni vissute dall’utente (soprattutto se gravi o particolarmente dolorose), ma non si può nemmeno distaccarsene troppo, altrimenti si corre il rischio di mostrarsi e divenire disinteressati.
Il mantenimento dell’equilibrio tra queste due dimensioni è spesso molto difficile perché chiama in causa aspetti altamente personali dell’educatore che attengono alla sua emotività ed alla maturità della sua affettività.
L’elemento principale di ogni relazione è la comunicazione; nella relazione educativa l’attenzione a questo elemento diventa doverosa. Il veicolo privilegiato della comunicazione è, spesso, il linguaggio verbale, che rende evidenti ed esplicite le informazioni che si vogliono trasmettere; insieme ad esso agisce però anche il linguaggio non verbale, che si avvale dello sguardo, della postura, delle espressioni del volto, dei gesti, del tono della voce, del tatto. I messaggi non verbali sono per loro natura più difficilmente decodificabili di quelli verbali, ma sono estremamente importanti in ambito emotivo. Nella relazione essi sono connessi tra loro: possiamo parlare e dire con le parole qualcosa che è disconfermato dalla espressione del volto, oppure possiamo accompagnare i nostri discorsi da gesti piuttosto eloquenti ma possiamo anche stare in silenzio e, in
questo silenzio, assumere posizioni e atteggiamenti che vengono interpretati da chi ci circonda come messaggi; lo stesso silenzio costituisce spesso una eloquente comunicazione: esso può esprimere l’incomunicabilità in senso profondo, l’incapacità di articolare malgrado il desiderio di comunicare, la stanchezza, il forte ripiegamento dell’esperienza di sé, l’intimità di uno stato d’animo che non richiede parole né gesti, l’ostilità, il disprezzo o l’inquietudine.
La comunicazione deve perciò diventare uno strumento nelle mani dell’educatore per aumentare la comprensione dell’utente e la sua capacità di esprimersi, considerando che la comunicazione significativa non è solo quella che procede dall’educatore all’utente, ma anche quella che procede nel senso contrario. Nella relazione educativa dovrebbe inserirsi una comunicazione consapevole che prevede l’assunzione di atteggiamenti come la curiosità finalizzata ad una maggiore comprensione, la riflessione critica sulla comunicazione dell’altro, il rischio di comprendere qualcosa di diverso da ciò che egli vuole dirci, l’utilizzazione di domande che possano aiutare l’utente ad organizzare meglio i dati in suo possesso. Utilizzando il linguaggio verbale, l’educatore deve fare in modo che esso si avvicini per quanto possibile a quello dell’utente affinché sia efficace e cioè comprensibile ed utilizzabile.
Non vi potrà mai essere relazione educativa se non si è totalmente sintonizzati sulla persona con bisogni educativi speciali, senza il filtro di pre-giudizi, riserve o illusioni, riconoscendone la specifica identità in evoluzione. Non può esserci processo educativo se non disponendo mente e cuore, conoscenze e competenze sulla individuazione dei bisogni profondi e sulle esigenze di persone che hanno necessità di autorealizzazione, di considerazione, di essere amati e di amare, di autostima, di gratificazione, di comunicazione, di apprendimento, di autonomia, etc. come tutti gli altri.
E’ fondamentale, ancora, dare valore alle risorse e ai potenziali, anche non visibili, delle persone disabili con aspettative non limitate al dato e allo scontato, ma proiettate sul divenire, sul probabile, sul possibile curando di seguire le disposizioni, il “talento”, le motivazioni che ciascuno ha anche quando sembra che tutto questo non ci sia.
Prendere in cospicua considerazione i limiti e gli impedimenti della persona con difficolta è, nondimeno, importanti per evitare errori, vivere di illusioni, alimentare speranze infondate. Anzi, prendere consapevolezza dei limiti, significa potersi disporre ad una relazione educativa, fondata sul principio di realtà, non squilibrata e adeguata alle “condizioni effettive” e non a quelle solo immaginate o sperate.
Infine, l’attenzione al detto e al non detto della persona disabile anche sulla scorta del contributo della psicoanalisi può aiutare ad ascoltarla in profondità evitando l’errore di fermarsi al sintomo senza un adeguato impegno di approfondimento, di percepire il linguaggio come “luogo” solo di significati “chiari e distinti” e non, invece, come possibile zona di elaborazione dell’angoscia, di non situare/incontrare la persona con difficoltà nel contesto della trama di relazioni complessive che lo hanno influenzato.
Integrare le conoscenze, i codici e i linguaggi, scambiare opinioni, studiare e ricercare insieme a operatori e professionisti dell’ambito delle relazioni d’aiuto e non solo, dovrebbe costituire un comandamento per chi è impegnato in un processo educativo che, in quanto tale, è aperto al divenire, al nuovo, a possibile. La ricerca/ascolto di quanto può aiutare ed arricchire la relazionalità educativa, le conoscenze e le competenze, le abilità, l’organizzative degli spazi e dei tempi, lo spirito di ricerca e sperimentazione, è una “difficile scommessa” che va giocata nell’interesse di tutti, ma, in particolare, di chi presenta problemi educativi speciali.

Bibliografia:
Ajello A.M., Cevoli M., Meghnagi S. (1992): La competenza esperta. Roma: Ediesse.
Baillauques S. (1990): La formazione psicologica degli insegnanti. Torino (1993): Centro Scientifico Editore.
Blandino G., Granieri B. (1995): La disponibilità ad apprendere. Dimensioni emotive nella scuola e formazione degli insegnanti. Milano: Cortina.
Blandino G., Granieri B., Le risorse emotive nella scuola - gestione e formazione nella scuola dell’autonomia, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002.
Bonino S., Lo Coco A., Tani F. (1998): Empatia. I processi di condivisione delle emozioni. Firenze: Giunti.
Brazelton T.B., Greenspan S. I. (2000): I bisogni irrinunciabili dei bambini. Ciò che un bambino deve avere per crescere e imparare. Milano (2001): Cortina.
Canevaro A., Chieregatti A. (1999): La relazione di aiuto. L’incontro con l’altro nelle professioni educative. Roma: Carocci.
R. Carkhuff, L’arte di aiutare, ed. Erickson, 1987
Colasanti A.R., Franta H.(1991): L’arte dell’incoraggiamento: insegnamento e personalità degli allievi. Roma: NIS.
Contini M. (1980): Comunicazione e educazione. Firenze: La Nuova Italia.
Contini M. (1992): Per una pedagogia delle emozioni. Firenze: La Nuova Italia.
Contini M. (1994): Una didattica per i sentimenti. In: Bertolini P., a cura di, Sulla didattica. Firenze: La Nuova Italia.
Dalle Fratte G., a cura di,(1995): L’agire educativo. Ragioni Contesti Teorie. Armando, Roma: Armando.
Damiano E. (1993): L’azione didattica. Per una teoria dell’insegnamento. Roma: Armando.
Demetrio D. (1966): Raccontarsi. L‘autobiografia come cura di sé. Milano: Cortina.
Demetrio D. (2000): L’educazione interiore. Introduzione alla pedagogia introspettiva. Milano: La Nuova Italia.
Di Pietro M. (1992): L’educazione razionale-emotiva. Trento: Erickson.
Fabbri L., a cura di, (1999): Formazione degli insegnanti e pratiche riflessive. Roma: Armando.
Fabbri L., Rossi B. (2001): La formazione del sé professionale. Un progetto per l'organizzazione scolastica. Milano: Guerini.

va benissimo, è così che va inteso il lavoro di recupero, che per quanto per estrema bontà mia (non so quanto meritata da voi) è on line, ma resta un lavoro da corsista e va preso con serietà. brava.
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recupero gruppo 1

Messaggio  angela bruno il Gio Dic 17, 2009 12:20 am

AURIEMMA CARMELA corso + forum
BENCIVENGA MARIALISA corso + forum
BOSSA ROSA
BRUNO ANGELA
CICE MARIA ROSARIA
D'AMELIO CONCETTA
IACCARINO VALENTINA
INVITO CONCETTA
LILLO NADIA corso + forum
LUCIGNANO ANNUNZIATA
MAZZOLA ILARIA
MENICHINI EMANUELA
NERONE ELISABETTA corso + forum
PELUSO ORNELLA
SORECA ELENA
TORTORELLI FRANCESCA corso + forum
VETRANO ROSARIA ROSSANA

buonasera prof volevo chiederle un chiarimento io sono in questa lista recupero gruppo 1 Angela Bruno ma accanto al mio nome non c'è scritto forum, devo scrivere lo stesso questa relazione?????????? grazie e buona serata:-)

abbiamo chiarito oggi in aula recupero 1 completato.la docente

angela bruno

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I gruppo rec

Messaggio  CONCETTA D'AMELIO il Gio Dic 17, 2009 1:50 pm

gent.ma prof.
sono inserita nel I gruppo del recuper per sostenere l'esame domani ma non sono potuta essere presente oggi per la visione del film. sto comunque preparando una relazione sull'argomento che ha dato da sviluppare al II gruppo , che le invierò a breve, per poter comunque sostenere domani l'esame..
me ne darà la possibilità?
grazie
concetta d'amelio

CONCETTA D'AMELIO

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Re: SOLO GRUPPO RECUPERO 1 bis - FORUM RECUPERO

Messaggio  Francesca Tortorelli il Lun Dic 28, 2009 7:40 pm

La relazione è l'ingrediente essenziale nella vita di ogni individuo, perché così come la nostra stessa esistenza è originata da una relazione, nella vita di ognuno essa rappresenta una delle capacità umane fondamentali che ci consente di vivere in modo più accettabile in famiglia, nel lavoro e nella vita. Una persona compresa, accettata, amata, rispettata nelle sue scelte ha una condizione esistenziale migliore rispetto a una che ne è priva. Molti problemi gravi della nostra società sono problemi di relazione; è quindi auspicabile che questa abilità umana progredisca costituendo un investimento di grande vantaggio per il futuro. Alla luce di ciò è fondamentale prendere coscienza di quanto la relazione sia importante e di quanto risulti vitale e prioritario, sviluppare la capacità di instaurare scambi positivi, etici ,costruttivi fra gli individui e tra gruppi di appartenenza.
Ma se sulla qualità della vita incide in modo marcato la qualità delle relazione interpersonali, tanto più dobbiamo ritenere che la relazione educativa per l'educatore in quanto professionista divenga uno strumento della propria attività.
L'importanza della relazione è ormai riconosciuta in ogni processo formativo e non solo in quelli, anche nei processi terapeutici ed in particolare fa agire l'educatore e l'insegnate di sostegno con lo scopo di promuovere lo sviluppo e la crescita di persone oltre che prevenire e curare particolari stati di disagio quali quello familiare, personale, psichico ed altro, affinché si perseguano le finalità di un progetto educativo mosso essenzialmente da "amore pedagogico" dove il docente intende aiutare l'alunno attingendo dal suo potenziale educativo, ed è un insegnante affettivo perchè vuole che la persona si elevi per il suo bene.
Bloom ritiene che esiste uno stretto rapporto tra affettività, motivazione e apprendimento, poichè le variabili affettive esercitano un'azione rilevante nei processi di conoscenza, comprensione e socializzazione che avvengono nell' ambiente scolastico.
Secondo alcune teorie psicoanaliste le modalità che riproponiamo nella relazione con gli altri, risalgono ai rapporti personali instaurati nei primi anni di vita nell'ambito familiare, soprattutto con la madre o con la madre. Ogni esperienza rimane nella mente, si creano modelli operativi interni, che si riattivano quando si presenta una situazione analoga alla precedente.
Gli atteggiamenti relazionali dell'insegnante verso l'allievo vengono dunque interiorizzati e possono armonizzarsi con le parti interne preesistenti oppure creare conflitti con esse.
Il docente non genera paure ma promuove fiducia, creando strategie didattiche idonee al raggiungimento dei vari obiettivi pedagogici, istaurando una relazione di aiuto e di incoraggiamento-
Rousseau, nell'Emilio mette al centro dell'azione pedagogica l'individuo stesso.
Piaget evidenzia " l'inseparabilità della vita affettiva e cognitiva e l'indissociabilità degli stati affettivi e degli stati cognitivi".
l'affettività quindi condiziona l'apprendimento e i processi cognitivi come reciproco dono da parte di due coscienze, in una relazione di coesistenza verso il raggiungimento di un fine e in una prospettiva progettuale. In sostanza, questa relazione, poichè è impostata intenzionalmente , è intesa, dal punto di vista pedagogico come prospettazione di certi orizzonti, di certe visioni, di certi valori verso cui tendere e per mezzo dei quali è possibile modificare il comportamento umano in un perfezionamento continuo e sempre più alto. ( P.BERTOLINI, pedagogie e fenomenologia, Bologna 1858 )
Altre caratteristiche della relazione educativa sono la globalità e la continuità. Un intervento organico può infatti costruirsi solo se consideriamo che esso rappresenta una parte dell' esperienza educativa della persona interessata e per tanto deve essere svolto in continuità e con altre agenzie di educazione, prime fra tutte la famiglia e la scuola.
L'incontro pedagogico si svolge in una tensione psicologica ed etica e non da una disposizione spontanea. L'assenza di intenzionalità può provocare delle deformazioni percettive e di conseguenza delle distorsione della relazione educativa.
Ma non è solo l'educatore che incide sul bambino ma avviene anche il contrario e la relazione educativa necessita del mantenimento di un equilibrio tra coinvolgimento e distacco, equilibrio talvolta molto difficile a causa degli aspetti altamente personali dell'educatore relativi alla sua emotività e alla sua maturità affettiva.
L'elemento principale di ogni relazione è la comunicazione che può avvenire attraverso il linguaggio ma viene raggiunta anche attraverso varie forme di espressività. L'arte quale strumento di comunicazione, in quanto espressione di contenuti interiori rappresenta una potenzialità che ciascuno ha di elaborare artisticamente il proprio vissuto e trasmetterlo a se stesso e agli altri.
E' necessario dunque facilitare in tutte le persone e specialmente quelle diversamente abili a far emergere la loro creatività, attraverso i linguaggi creativi dell'arte (musica, danza, arti visive, poesia, teatro ed altro) in accoglimento di quella "speciale normalità" come bisogno di ciascun individuo in formazione, normalità ricca di specialità e di diverse abilità.
Francesca Tortorelli
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RELAZIONE EDUCATIVA

Messaggio  elisabetta.nerone il Mer Gen 06, 2010 1:05 pm

Il lavoro dell’educatore, secondo D. Demetrio, “ha per scopo la modificazione di qualche parte di un tutto (in questo contesto, il ragazzo) per ristrutturare questo intero o una qualche sua componente”. La caratteristica di questo lavoro è perciò quella “…di porsi, sempre il problema di un cambiamento di strutture nel lungo o breve periodo” (1). Tale orientamento può con efficacia essere preso in prestito al fine di caratterizzare anche l’operare e l’agire del counselor scolastico. Infatti operare con bambini, con ragazzi o giovani adulti impone sempre la chiara consapevolezza, l’intenzionalità, delle finalità e delle metodiche operative che verranno messe in atto negli interventi relazionali.
“Il cambiamento educativo”, citando sempre Demetrio, “è un progetto ambizioso, un incidere, un graffiare intenzionalmente la vita individuale per lasciarvi un impronta visibile” (2) . Poiché “il soggetto non è una tavola a-reattiva, o una carta assorbente desiderosa di intridersi” (3), può non accogliere immediatamente e spontaneamente il contenuto dell’atto educativo, in quanto è portatore di significati non congruenti con quelli degli atti di cambiamento. Come correttamente suggerisce Patrizia Bonagura occorre qui coltivare l’arte di invitare: infatti “l’invitare presenta una caratteristica particolarissima: per compiersi pienamente ha sempre bisogno della decisa collaborazione di un’altra persona […] Saper invitare si profila come quel modo di intervenire nella vita degli altri che è bene attuare (contrariamente ad un pregiudizio comune) perché non solo non soffoca la loro libertà ma, anzi, cerca di promuoverla al meglio”(4).
Occorre dunque essere capaci di suscitare nel soggetto degli “spostamenti di posizione” (5) proposti intenzionalmente dall’educatore ma voluti, necessariamente, da entrambi. L’agire può avere questa connotazione dialettica: rendere consapevole l’altro del suo bisogno d’aiuto ed invitarlo a chiedercelo, rispettandone radicalmente la sua libertà d’azione e di pensiero, lasciando l’altro libero di rispondere o anche (6). Da queste considerazioni deriva che “il cambiamento educativo è […] giocoforza relazionale” (7) e che perciò esso si realizza sia grazie all’intervento di cause esterne sia per la scelta e la decisione consapevole del soggetto di cambiare.
Credo sia però necessario, ora, 1) chiarire la differenza tra relazione in generale e relazione educativa e 2) perché il termine relazione è quello che meglio qualifica la comunicazione tra educando ed educatore. La relazione, in generale, può essere definita molto semplicemente come il legame che unisce due o più persone. I motivi per i quali le persone si relazionano tra loro sono molteplici e, probabilmente, il principale è insito nella natura stessa dell’individuo, in quella tensione biologica alla consociazione che accompagna ciascuno di noi nella lunga storia evolutiva dell’uomo (Cool. Una relazione è strutturata su più piani e comprende variabili comportamentali dipendenti dalla natura di ogni individuo, e variabili affettive, dipendenti dal tipo di rapporto, più o meno intenso, che lega le persone coinvolte in esso.
Queste variabili si esprimono:
a. nella percezione che si ha di se stessi,
b. nella percezione che si ha degli altri,
c. nel modo in cui ognuno si sente percepito dagli altri,
d. nelle conseguenze di precedenti esperienze di relazione,
e. nelle aspettative che ognuno ha dell’altro,
f. nelle emozioni e nei sentimenti che vengono agiti
g. nelle regole che guidano il comportamento di ognuno.
La significatività della relazione è costruita interamente dalle persone coinvolte in essa, che possono renderla più o meno superficiale, più o meno matura, dal modo dunque in cui ciascuna ‘gioca’ se stessa in questa avventura, con quanta trasparenza od opacità è pronta ad agire nel circolo comunicativo e relazionale.
E’ perciò essenziale, nello stabilire la significatività di una relazione, il grado di condivisione esistente tra le persone coinvolte, consistente non solo nel fare insieme ma anche nel rendere partecipi gli altri di ciò che si è fatto, detto, pensato e vissuto facendoli in tal modo essere e, presumibilmente, sentire dentro la propria esperienza facendo emergere a consapevolezza il proprio personale e specifico livello di radicamento. Quando la relazione tra due persone ha lo scopo unico di promuovere lo sviluppo e la crescita, oltre che la prevenzione e la cura di particolari stati di disagio, si definisce educativa (9) ed assume anche, sul versante adulto che orienta, accompagna e supporta, la dimensione centrale ed essenziale della responsività.
Una delle caratteristiche principali della relazione educativa – formativa o orientativa - è, infatti, l’intenzionalità che fa dell’atto educativo, di questa relazione nel qui ed ora, un evento mirato ad obiettivi precisi e non improvvisato. L’intenzionalità fa agire l’educatore con la consapevolezza e la certezza di sapere sempre i motivi per i quali si fa o non si fa una cosa. L’intenzionalità, infatti, si esprime formalmente nel progetto educativo, la grande trama che giustifica le nostre e le altrui azioni. La scelta del termine relazione, per definire la forma di comunicazione educativa più efficace, deriva dal riconoscimento delle sue peculiarità insite nella etimologia stessa del termine.
Il termine relazione è quello che meglio esprime quelle condizioni necessarie perché un rapporto tra due persone sia definito educativo. Se si fa riferimento al latino, il termine relazione può derivare dal composto del prefisso “re” che esprime una ripetizione, oppure del suffisso “res” che indica l’agire nei confronti di un oggetto o un soggetto (10). La prima interpretazione rimanda all’aspetto della continuità che deve esserci nel rapporto tra due persone, la seconda invece si riferisce agli aspetti della referenzialità e della pragmaticità che riguardano un rapporto tra due persone che comunicano, che parlano di qualche cosa dall’atro e parlano l’uno all’altro, ma soprattutto che agiscono, che mirano a cambiare e trasformare ciò di cui si parla (11).
La continuità, la referenzialità e la pragmaticità sono i tre attributi, quelle peculiarità, come sopra detto, insite nella etimologia stessa del termine. La continuità implicita nella relazione si riferisce al legame duraturo e intenso tra due individui, che sussiste anche quando la comunicazione interpersonale non è visibile ma continua ad agire nelle azioni e nelle scelte del singolo. La relazione tra due soggetti, infatti, prevede uno scambio continuo di emozioni nuove da sperimentare e emozioni da rivivere attraverso l’altro . La referenzialità e la pragmaticità riguardano l’esistenza di un contenuto di cui parlare che diventa l’oggetto e l’obiettivo dell’intento educativo.
L’aspetto referenziale si riferisce al fatto che, nella relazione educativa, l’educatore e l’educando, i due soggetti della relazione hanno sempre qualcosa cui riferirsi. Può essere un problema pratico, un problema personale, oppure può riguardare opinioni, idee, emozioni o sentimenti che si vogliono condividere. Oltre che parlare insieme e riferirsi allo stesso contenuto, l’educatore e il soggetto agiscono in vista di un cambiamento, di una trasformazione nelle biografie personali, di correzioni di tiro oppure di cambiamenti strategici.
La relazione educativa, dunque, costituisce la base di appoggio di qualsiasi intervento, la strategia più efficace per costruire un rapporto significativo e di fiducia senza il quale il lavoro educativo risulterebbe molto più faticoso e problematico, dal momento che ogni maturazione o cambiamento è impossibile in assenza di un coinvolgimento attivo dei soggetti nel processo che li rende attuali e possibili.





note

1) D. DEMETRIO, Educatori di professione. Pedagogia e didattiche del cambiamento nei servizi extra-scolastici, La Nuova Italia, Firenze,1990, p. 32.

2) Ibidem.

3) Ibidem, p. 33.

4) P. BONAGURA, L’arte di invitare. Il dialogo come stile educativo, Ares, Milano, 1995, pp.19-20

5) D. DEMETRIO, Educatori di professione, cit. pag. 33

6) P. BONAGURA, cit. pag. 245

7) D. DEMETRIO, Educatori di professione, cit. pag. 33

Cool Cfr. IRENÄUS EIBL-EIBESFELDT Dall’animale all’uomo. Le invarianti nell’evoluzione delle specie, Di Renzo, Roma,2005

9) Cfr. M. POSTIC, La relazione educativa. Oltre il rapporto maestro-scolaro, Armando, Roma, 1983, pp. 159-160.

10) Il termine relazione, messo a confronto coi termini interazione e transazione, risulta, per le sue peculiarità, quello che meglio qualifica la comunicazione tra educatore ed educando. Cfr D. DEMETRIO, Educatori di professione, cit., pp. 156-161.

11) Cfr. Ibidem.

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Re: SOLO GRUPPO RECUPERO 1 bis - FORUM RECUPERO

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