TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  Maria Angela Amato il Lun Gen 11, 2010 8:23 pm

Chiedo scusa ma l'avevo inviato due volte.. ora l'ho cancellato!!!! lol!


Ultima modifica di Maria Angela Amato il Mar Gen 12, 2010 10:53 am, modificato 1 volta

Maria Angela Amato

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Test di completamento ultimo passo gennaio 2010

Messaggio  Corvino Teresa il Lun Gen 11, 2010 10:44 pm

DIGITAL DIVIDE
Per Digital Divide si intende alla lettera divario, divisione digitale: esso viene inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche. Da qualche anno ormai si parla di questo argomento, che con il passare del tempo riguarda aspetti sempre diversi delle nuove tecnologie e non solo: molti sono gli aspetti anche sociali della questione. Storicamente, i primi che parlarono di digital divide furono Al Gore e Bill Clinton, quando, all'inizio degli anni novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di internet negli Stati Uniti. Il concetto di "divario digitale" era riferito alla difficoltà di accesso a internet in determinate zone del paese .Con il passare del tempo, la "rivoluzione internet" inizia a interessare un po' tutto il mondo industrializzato e queste tematiche cominciano ad essere sentite anche in altri paesi fino a raggiungere anche il sud del pianeta. Per inquadrare correttamente il digital divide nei paesi in via di sviluppo dovremmo inserirlo come l'ultimo dei tanti "divide" che riguardano determinate aree: povertà, sfruttamento delle risorse ad opera di multinazionali, mancanza di energia elettrica, problemi politici, mancanza di istruzione, degrado.Il digital divide si aggiunge a questa parzialissima lista di ritardi e rischia, visto il vorticoso progredire di queste tecnologie, di incrementare ulteriormente la forbice tra paesi sviluppati e non. Sarebbe sicuramente sbagliato credere che andando ad incidere sul digital divide si possano risolvere i problemi gravi che affliggono queste società, così come sarebbe un errore pensare che portando un computer in ogni capanna il problema dell'acqua potabile sia risolto. Sicuramente le nuove tecnologie, se organicamente introdotte, potrebbero, in tempi e modi adeguati, diventare uno strumento di sviluppo e conoscenza. Attualmente l'accesso alla tecnologia e ai servizi ad essa connessi, è distribuito in modo irregolare. Le persone disabili sono maggiormente esposte al rischio di essere messe da parte,infatti le risorse informatiche e tecnologiche risultano spesso precluse ai disabili,molte soluzioni ad alto contenuto tecnologico, software e hardware, possono risultare difficili da capire e da usare per le persone con disabilità fisiche, sensoriali o cognitive.
La Commissione Europea si sta impegnando in programmi di ricerca per far sì che chiunque possa usufruire delle moderne tecnologie, conducendo una vita autonoma e produttiva nella società. Negli ultimi anni lo sviluppo delle nuove tecnologie ha fornito sussidi tecnici e informatici che aiutano a risolvere alcuni dei problemi che i portatori di handicap affrontano quotidianamente. Per aiutare i non vedenti, per esempio, sono in commercio diversi strumenti, tra cui la barra Braille, che si applica al computer e trasforma una riga del testo sullo schermo in un testo Braille a rilievo, o l’apparecchio per la sintesi vocale che trasforma il contenuto dello schermo in suono. Anche per le persone con ridotta capacità motoria sono stati messi a punto specifici strumenti, come i sistemi comandati a voce o programmi di riconoscimento vocale e sensori di vario tipo, che si attivano con una semplice pressione, uno spostamento o addirittura un soffio. Sul sito di Disabili.com si trova un nutrito elenco di ausili, tra cui anche quelli per la domotica, che permettono a disabili motori gravi di gestire la propria casa autonomamente e in modo intelligente.
Infine credo che le nuove tecnologie possano veramente migliorare la vita delle persone diversamente abili, ma credo anche che sia molto importante che queste persone non siano escluse dalle relazioni sociali perché considerate diverse,altrimenti nessuna tecnologia può dargli una vita “normale”!

Fonti
- www.pluto.it
- www.italia.gov.it
- http://ec.europa.eu

Corvino Teresa

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SINDROME DI ASPERGER

Messaggio  franca guarro il Lun Gen 11, 2010 10:48 pm

SINDROME DI ASPERGER
La sindrome di Asperger è un grave disturbo dello sviluppo caratterizzato dalla presenza di difficoltà importanti nell’interazione sociale e da schemi inusuali e limitati di interessi e di comportamento. Sono state constatate molte similitudini con l'autismo senza ritardo mentale (denominato ”High Functioning Autism”), ma non si è ancora risolta la questione se la sindrome di Asperger e l’autismo di alto livello siano veramente condizioni diverse. In qualche misura, la risposta dipende dal modo in cui medici e ricercatori fanno uso del concetto diagnostico, dato che fino a poco tempo fa non esisteva nessuna definizione “ufficiale” della sindrome di Asperger. La mancanza di una definizione consensuale ha generato grande confusione: visto che i ricercatori non potevano interpretare i risultati di altri ricercatori, i medici si sentivano liberi di usare tale etichetta allegandovi le proprie interpretazioni giuste o false del “vero” significato della sindrome di Asperger. I genitori erano quindi spesso confrontati con una diagnosi che nessuno capiva bene e, peggio ancora, della quale nessuno sapeva cosa fare. L’ambito scolastico non era a conoscenza di questa condizione e le assicurazioni non potevano rimborsare delle prestazioni fatte sulla base di una diagnosi “non ufficiale”. Non esisteva alcuna informazione stampata che desse sia ai genitori sia ai medici delle linee guida sul senso e sulle conseguenze della sindrome di Asperger, includendo il tipo di valutazione diagnostica e il tipo di terapie e interventi giustificati.
Questa situazione è cambiata un po’ da quando la sindrome di Asperger è stata resa “ufficiale” nel DSM-IV (APA,1994), in seguito ad un esame in campo internazionale in cui sono stati coinvolti più di mille bambini e adolescenti affetti da autismo e da disturbi correlati (Volkmar et al., 1994). Tali esami (field trials) avevano dimostrato che era legittimo includere la sindrome di Asperger in una categoria diagnostica differente dall’autismo, nel gruppo che include i disturbi pervasivi dello sviluppo. Rilevante è che su questo disturbo sia stata raggiunta una definizione consensuale, che dovrebbe fungere da cornice di riferimento per tutti coloro che usano questa diagnosi. Tuttavia, i problemi sono lontani dall’essere risolti: nonostante alcune nuove direzioni di ricerca, la conoscenza della sindrome di Asperger rimane ancora molto limitata. Ad esempio, non sappiamo quanto essa sia realmente diffusa, né quanto rilevante sia il rapporto tra maschi e femmine e neppure quanto sia forte l’impatto dei legami genetici nell’aumento delle probabilità di trovare le stesse condizioni fra la parentela.
La ricerca scientifica, e la conseguente prestazione di servizi, sta naturalmente solo cominciando. I genitori sono esortati ad essere cauti e ad usare un approccio critico verso le informazioni ricevute. Fondamentalmente, nessun tipo di etichetta diagnostica riassume le caratteristiche di una persona. E’ infatti necessario prendere in considerazione sia i punti di forza sia i punti deboli della persona stessa, fornendo quindi un intervento individualizzato che risponda a questi bisogni (valutati e monitorizzati in modo adeguato). Nonostante il percorso fatto, cerchiamo tuttora di definire questa strana incapacità di imparare le abilità sociali, di stabilire quante persone essa riguarda e di decidere cosa possiamo fare per quelle che ne sono affette. Le linee guida seguenti ricapitolano parte dell’informazione attualmente ottenibile su tali questioni.
Premesse
L’autismo è il disturbo pervasivo dello sviluppo (PDD) più largamente riconosciuto. Altre diagnosi, con forme leggermente simili a quelle riscontrate nell’autismo, sono state studiate in modo meno intenso, rendendo la loro validità più discutibile. Una di queste condizioni, chiamata sindrome di Asperger, è stata originariamente descritta da Hans Asperger (1944, vedi traduzione di Frith, 1991), il quale forniva un resoconto di alcuni casi, le cui forme cliniche somigliavano alla descrizione di Kanner (1943) dell’autismo (problemi con interazione sociale e comunicazione e schemi di interessi limitati e caratteristici). La descrizione di Asperger si differenziava però da quella di Kanner, in quanto il linguaggio era in ritardo in modo meno frequente, i deficit di tipo motorio erano più comuni, l’inizio della manifestazione del disturbo si presentava più tardi, e tutti i casi iniziali descritti riguardavano solo il sesso maschile. Inoltre, Asperger suggeriva che era possibile osservare alcuni problemi simili anche in altri membri della famiglia, e particolarmente nei padri.
Per molti anni, questa sindrome è rimasta fondamentalmente sconosciuta nella letteratura inglese. Uno sguardo retrospettivo e una serie di analisi di casi realizzati da Lorna Wing (1981), aumentarono poi l’interesse per questa condizione, determinando un uso sempre maggiore di questo termine nella pratica clinica e un continuo aumento del numero di rapporti di casi e di studi di ricerca. Le caratteristiche cliniche della sindrome descritte abitualmente includono: a) scarsezza di empatia; b) interazione sociale unilaterale, inappropriata e senza malizia, poca abilità di formare delle amicizie e conseguente isolamento sociale; c) linguaggio monotono e pedante; d) scarsa comunicazione non verbale; e) profondo interesse in tematiche circoscritte come il tempo, i fatti di trasmissioni televisive, gli orari ferroviari o le carte geografiche che, memorizzate in modo meccanico, riflettono poca comprensione conferendo inoltre un’impressione di eccentricità; f) movimenti goffi, maldestri e posture bizzarre.
Nonostante Asperger avesse originariamente descritto la presenza di questa condizione unicamente in persone di sesso maschile, attualmente vi sono pure casi di persone di sesso femminile con questa sindrome. I maschi hanno comunque molta più probabilità di esserne affetti. Anche se risulta che la maggior parte dei bambini affetti da questa condizione si situano nei normali parametri di intelligenza, in alcuni di loro è stato riscontrato un leggero ritardo.
L’apparente inizio della condizione, o perlomeno la presa di coscienza di essa, ha luogo probabilmente un po’ più tardi dell’autismo. È possibile che ciò sia dovuto al fatto che le proprietà di linguaggio e le abilità cognitive sono migliori. La condizione tende ad essere molto stabile nel tempo e le più alte capacità intellettive osservate suggeriscono, a lungo temine, un miglior esito di quanto tipicamente osservato nell’autismo.
Concetti diagnostici correlati
Diversi concetti diagnostici simili, ripresi dalla psichiatria degli adulti, dalla neuropsicologia, dalla neurologia e da altre discipline, hanno una forte comunanza con gli aspetti fenomenologici della sindrome di Asperger. Wolff e altri colleghi hanno per esempio descritto un gruppo di individui che avevano uno schema anomalo di comportamento, caratterizzato da isolamento sociale, rigidità di pensiero e da abitudini e stile inusuali di comunicazione. Questa condizione fu chiamata disturbo schizoide della personalità nell’infanzia. Purtroppo, non venne fornito nessun resoconto dello sviluppo della condizione, rendendo quindi difficile accertarsi della misura in cui gli individui descritti avrebbero avuto anche una sintomatologia di tipo autistico nei primi anni di vita. In generale, per il fatto che la sindrome di Asperger è vista come un tratto della personalità che non cambia, è difficile apprezzarne pienamente gli aspetti dello sviluppo, che potrebbero però dimostrarsi di grande valore per la diagnosi differenziale.
In neuropsicologia è stata dedicata una grossa parte della ricerca al concetto di Rourke (1989) sulla sindrome del disturbo di apprendimento non verbale (NLD). Il contributo principale di questa linea di ricerca è stato il tentativo di tracciare le implicazioni sullo sviluppo sociale ed emozionale del bambino con un profilo neuropsicologico singolare di abilità e deficit, che sembra avere un impatto deleterio sia sulle capacità di socializzazione, sia sugli stili interattivi e comunicativi della persona. Le caratteristiche neuropsicologiche degli individui con il profilo della disabilità di apprendimento non verbale includono deficit nella percezione tattile, nella coordinazione psicomotoria, nell’organizzazione visuospaziale, nella risoluzione di problemi non verbali e nell’apprezzamento dell’assurdo e del senso dell’umorismo. Gli individui con disabilità di apprendimento non verbale manifestano anche ben sviluppate capacità meccaniche verbali e di memoria verbale, ma delle difficoltà ad adattarsi a situazioni nuove e complesse, troppo attaccamento a comportamenti stereotipati in tali situazioni, nonché dei deficit in aritmetica meccanica rispetto alle capacità di lettura di singole parole, poca pragmatica, parlata monotona, e difficoltà significative nella percezione e nel giudizio sociale e nelle abilità d’interazione sociale. Vi sono difficoltà notevoli nell’apprezzamento di sottili e abbastanza ovvi aspetti non verbali della comunicazione, i quali spesso hanno come conseguenza il disprezzo e il rifiuto da parte di altre persone. Come risultato, gli individui con disabilità di apprendimento non verbale manifestano una forte tendenza a ritirarsi socialmente e sono a rischio di sviluppare dei seri disturbi dell’umore.
Molti degli aspetti clinici della disabilità di apprendimento non verbale sono stati descritti anche nella letteratura neurologica come una forma di disabilità di sviluppo di apprendimento dell’emisfero destro (Denckla, 1983; Voeller, 1986). I bambini affetti da questa condizione mostrano dei disturbi profondi nell’interpretazione e nell’espressione affettiva e in altre abilità interpersonali di base. Infine, un ulteriore termine presente nella letteratura, il disordine semantico-prammatico (Bishop, 1989), riporta ugualmente degli aspetti del disturbo di apprendimento non verbale e della sindrome di Asperger.
Al momento, non è chiaro se questi concetti descrivano delle entità differenti o se, ciò che è più probabile, diano delle prospettive differenti di un gruppo eterogeneo, ma in sovrapposizione, di disturbi che hanno in comune almeno alcuni aspetti. Una meta importante della ricerca attuale è di cercare una convergenza tra i vari resoconti specifici delle differenti discipline, in modo da usare diverse metodologie nello sforzo di validare il concetto, definito in modo comportamentale, di sindrome di Asperger. Comunque, per migliorare la comparabilità degli studi, è di grande importanza stabilire delle linee guida consensuali e rigorose per la diagnosi della sindrome di Asperger, in particolare rispetto alle similitudine con altre condizioni correlate.
Definizione categoriale e descrizione clinica
Come definiti nel DSM-IV (APA, 1994), i criteri provvisori per la sindrome di Asperger seguono la stessa struttura dei criteri dell’autismo, sovrapponendosi infatti fino ad un certo livello. La sintomatologia è definita in termini di criteri di debutto, di criteri sociali e emozionali e di criteri di interessi limitati, con l’aggiunta di due caratteristiche comuni ma non necessarie, che comprendono i deficit motori e le capacità speciali occasionali. Un criterio finale comprende l’esclusione necessaria di altre condizioni, soprattutto l’autismo oppure una forma di autismo “al di sotto della soglia” (o di “tipo-autistico”, il disturbo pervasivo dello sviluppo, non altrimenti specificato). È interessante constatare che la definizione della sindrome di Asperger nel DSM-IV abbia come punto di riferimento l’autismo, per cui alcuni dei criteri comportano l’assenza di anormalità in alcune aree di funzionalità che sono invece affette nell’autismo. La seguente tabella riassume i criteri per la “sindrome di Asperger” nel DSM-IV, col termine di “disturbo di Asperger” (APA, 1994):
Compromissione qualitativa nell’interazione sociale, come manifestato da almeno 2 dei seguenti:
1) marcata compromissione nell’uso di diversi comportamenti non verbali come lo sguardo diretto, l’espressione mimica, le posture corporee e i gesti che regolano l’interazione sociale
2) incapacità di sviluppare relazioni con i coetanei adeguate al livello di sviluppo
3) mancanza di ricerca spontanea della condivisione di gioie, interessi o obiettivi con altre persone (per es. non mostrare, portare o richiamare l’attenzione di altre persone su oggetti di proprio interesse)
4) mancanza di reciprocità sociale o emotiva.
Modalità di comportamento, interessi, e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati, come manifestato da almeno uno dei seguenti:
1) Dedizione assorbente ad uno o più tipi di interessi stereotipati e ristretti, che risultano anomali o per intensità o per focalizzazione
2) Sottomissione del tutto rigida ad inutili abitudini o rituali specifici
3) Manierismi motori stereotipati e ripetitivi (per es., sbattere o torcere le mani o le dita o movimenti complessi di tutto il corpo)
4) Persistente eccessivo interesse per parti di oggetti.
L’anomalia causa compromissione clinicamente significativa dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.
Non vi è un ritardo del linguaggio clinicamente significativo (per es., all’età di 2 anni sono usate parole singole, all’età di 3 anni sono usate frasi comunicative).
Non vi è un ritardo clinicamente significativo dello sviluppo cognitivo o dello sviluppo di capacità di autoaccudimento adeguate all’età, del comportamento adattivo (tranne che nell’interazione sociale) e della curiosità per l’ambiente nella fanciullezza.
Non risultano soddisfatti i criteri per un altro specifico Disturbo Generalizzato dello Sviluppo o per la Schizofrenia.
Criteri iniziali
Secondo il DSM-IV, l’anamnesi dell’individuo deve manifestare “una mancanza di qualsiasi ritardo clinicamente significativo” nell’acquisizione del linguaggio, nello sviluppo cognitivo e nel comportamento di adattamento (tranne che nell’interazione sociale). Questo è in contrasto con i tipici resoconti di bambini autistici che presentano dei notevoli deficit e anomalie in queste aree prima dell’età di tre anni.
Anche se questo criterio coincide con il resoconto di Asperger, Wing (1981) notò la presenza di deficit nell’uso del linguaggio per la comunicazione, oltre ad incapacità più specifiche del linguaggio in alcuni dei suoi casi di studio. Al momento, non si sa se la mancanza di ritardi nelle aree stabilite sia un fattore differenziale tra la sindrome di Asperger e l’autismo oppure, in alternativa, sia semplicemente un rispecchiamento del livello di sviluppo più alto associato all’uso del termine della sindrome di Asperger.
Altre descrizioni comuni dello sviluppo dei primi anni degli individui con sindrome di Asperger, includono una certa precocità nell’apprendimento del linguaggio (“parlava prima ancora di camminare”), e l’essere affascinato da lettere e numeri; infatti, a volte il bambino piccolo può essere in grado persino di decodificare delle parole, ma con poca o nulla comprensione (“iperlessia”). Il bambino può inoltre stabilire delle modalità d’attaccamento con i famigliari, ma presentare modalità di approccio inappropriati con compagni o altre persone. Invece di ritirarsi o stare in disparte come accade nell’autismo, il bambino può piuttosto cercare di prendere contatto con altri bambini abbracciandoli o gridando e poi restare perplesso di fronte alle loro risposte. Questi comportamenti possono essere ogni tanto rilevati in bambini autistici di alto livello, sebbene in modo molto meno frequente.
Menomazioni qualitative nelle interazioni sociali reciproche
Anche se i criteri sociali per la sindrome di Asperger e l'autismo sono identici, la prima condizione di solito coinvolge meno sintomi e si presenta generalmente in modo diverso di quanto faccia la seconda. Individui con la sindrome di Asperger sono spesso isolati socialmente, ma non sono inconsapevoli della presenza degli altri, anche se i loro approcci possono risultare inappropriati e strani. Essi possono per esempio ingaggiare un interlocutore, spesso un adulto, in conversazioni unilaterali caratterizzate da un modo di parlare interminabile, pedante e volte a un argomento preferito, spesso inusuale e limitato. Inoltre, anche se gli individui con sindrome di Asperger descrivono spesso sé stessi come dei solitari, dimostrano frequentemente un grande interesse a stringere amicizie e incontrare della gente. Questi desideri sono invariabilmente ostacolati dai loro approcci goffi e dall’insensibilità verso i sentimenti delle altre persone, le loro intenzioni, e le comunicazioni non verbali e implicite (per esempio segni di noia, fretta di congedarsi e necessità di privacy). Essendo cronicamente frustrati dai loro ripetuti fallimenti di relazionare con altri e stringere amicizie, alcuni di questi individui sviluppano dei sintomi di depressione che possono necessitare delle terapie e delle medicine.
Riguardo all'aspetto emozionale della transazione sociale, gli individui con la sindrome di Asperger possono reagire inappropriatamente nel contesto di un’interazione affettiva, o anche sbagliare nell'interpretarne il suo valore, mostrando spesso un senso di insensibilità, di formalità o d’indifferenza nei confronti dell'espressione emozionale dell'altra persona. Nonostante ciò, possono essere capaci di descrivere correttamente, in maniera cognitiva e spesso formale, le emozioni delle altre persone, le aspettative e le convenzioni sociali, mentre sono incapaci di agire nei confronti di questa conoscenza in maniera intuitiva e spontanea, mancando per questo motivo di "tempismo" nell'interazione. Questa debole intuizione e questa difficoltà ad adattarsi spontaneamente, sono accompagnate da un marcato legame a regole formali di comportamento e a convenzioni sociali rigide. Questo comportamento è ampiamente responsabile dell'impressione di naiveté sociale e di rigidità comportamentale, che è assai comune tra questi individui.
Come nella maggioranza degli aspetti comportamentali usati per descrivere la sindrome di Asperger, alcune di queste caratteristiche sono presenti in individui affetti da autismo ad alto funzionamento benché, molto probabilmente, in misura minore.
Più tipicamente, le persone autistiche sono ritirate e possono sembrare inconsapevoli o disinteressate alla presenza di altre persone. Gli individui con la sindrome di Asperger, d'altro canto, sono spesso propensi a mettersi in relazione con gli altri, ma mancano di abilità per attrarli con successo.
Menomazioni qualitative nella comunicazione
Diversamente dall’autismo, nella definizione della sindrome di Asperger non rileviamo la presenza di nessun sintomo in quest’ambito di funzionamento. Benché le anomalie significative nella comunicazione non siano tipiche, ci sono almeno tre aspetti nelle capacità comunicative di questi individui che sono di interesse clinico. In primo luogo, se le inflessioni e le intonazioni non sono del tutto rigide e monotone come nell'autismo, la parola può essere marcata da una povera metrica. Per esempio, ci può essere una gamma ristretta di intonazioni che sono usate con poca attenzione verso il contenuto comunicativo del discorso (asserzione di fatti, battute di spirito, ecc.). In secondo luogo, il discorso può essere approssimativo o circostanziato, convogliando un senso di imprecisione di associazioni e incoerenza. Benché in alcuni casi questo sintomo può essere un indice di un possibile disordine del pensiero, la mancanza di coerenza e di reciprocità nel discorso è il risultato di uno stile conversazionale unilaterale e egocentrico (per esempio, nel caso di un monologo inflessibile su nomi, codici, attributi di innumerevoli stazioni TV del paese), del fallimento nel prevedere antefatti e conoscenze per dei commenti e nel marcare chiaramente cambi di argomento, del fallimento infine nel sopprimere l'espressione vocale che accompagna pensieri e rappresentazioni interne.
Il terzo aspetto che caratterizza gli schemi comunicativi degli individui con sindrome di Asperger è la marcata prolissità, che alcuni autori considerano come l’aspetto differenziale più importante del disturbo. Il bambino o l’adulto può parlare senza mai smettere, di solito del proprio argomento preferito, ignorando spesso completamente se l’interlocutore è interessato, è impegnato o tenta di intercalare un commento o di cambiare il soggetto della conversazione. Nonostante tali interminabili monologhi, accade spesso che l’individuo non arrivi mai ad un punto conclusivo e che i tentativi dell’interlocutore di sviluppare altri argomenti o ragionamenti, o di passare a soggetti vicini restino senza successo.
Nonostante la possibilità di attribuire tutti questi sintomi, in termini di deficit relativi a capacità pragmatiche e/o a mancanza di intuito e consapevolezza delle aspettative delle altre persone, la sfida rimane di comprendere questo fenomeno in un’ottica di sviluppo, quale strategia di adattamento sociale.
Modalità di comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati
Anche se, nel DSM-IV, la definizione dei criteri che determinano la sindrome di Asperger e l’autismo è identica, e richiede la presenza di almeno uno dei sintomi nella lista fornita (cf. lista più sopra), sembra che in questo gruppo il sintomo osservato più frequentemente in assoluto riguardi il pensiero rivolto continuamente ad un ristretto schema di interessi. Diversamente dall’autismo, dove altri sintomi di quest’area possono risultare molto marcati, gli individui con sindrome di Asperger non ne sono solitamente affetti, ad eccezione della preoccupazione verso un argomento inusuale e limitato che assorbe tutta la loro attenzione e sulla quale si documentano acquisendo grandi quantità di dati, che sono esibiti poi anche troppo prontamente alla prima occasione di interazione sociale. Anche se la scelta del soggetto viene cambiata di tanto in tanto (per esempio ogni uno o due anni), spesso domina il contenuto dello scambio sociale come pure le attività degli individui con la sindrome di Asperger, immergendo la famiglia intera nell’argomento scelto per lunghi periodi di tempo. Anche se questo sintomo non è facilmente riconoscibile nell’infanzia (perché tra bambini sono molto frequenti degli interessi forti per questo o quell’argomento), è possibile che diventi evidente più tardi, quando gli interessi si rivolgono ad argomenti bizzarri e ristretti. Questo comportamento è peculiare, nel senso che spesso gli individui affetti da questa sindrome imparano delle enormi quantità di fatti su argomenti però molto ristretti (per esempio serpenti, nomi di stelle, carte geografiche, programmi TV o orari ferroviari).
Goffaggine motoria
Oltre ai criteri specificati e considerati necessari per la diagnosi, c’è un ulteriore sintomo associato alla diagnosi della sindrome di Asperger che non viene però ritenuto come indispensabile per la diagnosi: il ritardo nel raggiungimento delle tappe di sviluppo motorio basilari e la presenza di una "goffaggine motoria". Gli individui con sindrome di Asperger possono avere dei ritardi nell'acquisizione di abilità motorie, come per esempio pedalare, prendere al volo una palla, aprire un barattolo, arrampicarsi su una scala a pioli, ecc. Spesso sono individui visibilmente impacciati caratterizzati da un'andatura rigida, da posture bizzarre, da deboli capacità manipolatorie e da rilevanti deficit nella coordinazione oculomotoria. Nonostante queste caratteristiche siano in chiaro contrasto con lo schema di sviluppo motorio caratteristico dei bambini autistici, per i quali l’ambito delle capacità motorie costituisce spesso un relativo punto di forza, esse rispecchiano in parte ciò che si può osservare in individui con autismo più anziani. Nonostante ciò, la similitudine in età più avanzata potrebbe anche essere il risultato di altri fattori sottostanti, per esempio il deficit psicomotorio nel caso della sindrome di Asperger e la debole immagine del proprio corpo e di sé stessi nel caso dell'autismo. Ciò mette in luce l’importanza di una descrizione di questi sintomi in termini di sviluppo.


TRATTO DALLA RIVISTA AUTISMO OGGI

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Autismo

Messaggio  Liguori Laura il Lun Gen 11, 2010 10:53 pm

L'autismo (o sindrome di Kanner, in inglese Kanner syndrome) è considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo che interessa la funzione cerebrale; la persona affetta da tale patologia mostra una marcata diminuzione dell'integrazione sociale e della comunicazione, attualmente risultano ancora sconosciute le cause di tale manifestazione.Più precisamente si dovrebbe parlare di Disturbi dello spettro dell'autismo {DSA o ASDs, Autistic Spectrum Disorder(s)}. Rientra nei disturbi pervasivi dello sviluppo, dove rientrano, fra le varie forme, anche la sindrome di Asperger, la sindrome di Rett e il Disturbo disintegrativo dell'infanzia.

Epidemiologia :

L'incidenza varia da 5 a 50 persone su 10.000,a seconda dei criteri diagnostici impiegati, che si sono sviluppati e migliorati nel corso dei tempi,e colpisce prevalentemente i soggetti maschili con un tasso 2-4 anche 6,8 volte superiore rispetto al sesso femminile; si manifesta quasi sempre entro i primi 3 anni di vita.

Cenni storici :

Prima del ventesimo secolo non esisteva il concetto di autismo e quindi molti casi potrebbero essere diagnosticati solo a posteriori; lo stesso John Langdon Down colui che ha scoperto la Sindrome di Down nel 1862 avrebbe diagnosticato più volte tale disordine nei casi da lui studiati.Il termine autismo deriva dal greco αὐτός ("stesso") e fu inizialmente introdotto dallo psichiatra Svizzero Eugen Bleuler nel 1911 per indicare un sintomo comportamentale della schizofrenia;sui lavori precedentemnte svolti da Emil Kraepelin.Il termine autismo come si intende negli anni attuali è stato utilizzato per la prima volta da Hans Asperger (1906-1980) nel 1938. In seguito si passò ad indicare una specifica sindrome patologica nel 1943 ad opera di Leo Kanner (1894-1981) , che parlò di "autismo infantile precoce".
Grafico che mostra l'incremento della diagnosi di autismo negli Stati Uniti.

Criteri diagnostici del disturbo autistico :

"Disturbo autistico" è il termine tecnico con cui ci si riferisce all'autismo nel DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders- Fourth Edition, manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici dell'American Psychiatric Association). Il disturbo fa parte di una categoria più generale, i Disordini generalizzati dello sviluppo (o Disordini pervasivi dello sviluppo), e viene diagnosticato in base alla presenza di un certo numero di indicatori comportamentali presenti in specifiche aree dello sviluppo (si veda sotto).

Fattori di rischio :

Costituiscono fattori di rischio episodi familiari di autismo o di altri disordini pervasivi dello sviluppo,altro rischio si mostra quando il bambino nasce prematuramente econ un peso, alla nascita, notevolmente sotto la media.
Comorbilità :

L'autismo si trova a volte associato ad altri disturbi che alterano in qualche modo la normale funzionalità del Sistema Nervoso Centrale: epilessia, sclerosi tuberosa, sindrome di Rett, sindrome di Down, sindrome di Landau-Klefner, fenilchetonuria, sindrome dell'X fragile, rosolia congenita.

Sintomatologia :

Normalmente i sintomi si manifestano come un ritiro autistico dovuto a gravi alterazioni nelle aree descritte qui di seguito.

Comunicazione verbale e non verbale:

Il 50% dei soggetti autistici non è in grado di comunicare verbalmente. I soggetti che sono in grado di utilizzare il linguaggio si esprimono in molte occasioni in modo bizzarro; spesso ripetono parole, suoni o frasi sentite pronunciare (ecolalia). L'ecolalia può essere immediata (ripetizione di parole o frasi subito dopo l'ascolto),oppure ecolalia differita (ripetizione a distanza di tempo di frasi o parole sentite in precedenza). Anche se le capacità imitative sono integre, queste persone spesso hanno notevoli difficoltà ad impiegare i nuovi apprendimenti in modo costruttivo in situazioni diverse da quelle che li hanno generati in prima istanza.

Interazione sociale :

Gli autistici mostrano un'apparente carenza di interesse e di reciprocità relazionale con gli altri; tendenza all'isolamento e alla chiusura sociale; apparente indifferenza emotiva agli stimoli o ipereccitabilità agli stessi; difficoltà ad instaurare un contatto visivo: il bambino che intorno ai due anni di età continui ad evitare lo sguardo degli altri mostra, secondo diversi studi, la possibilità di sviluppare l'autismo. Gli autistici hanno difficoltà nell' iniziare una conversazione o a rispettarne i turni, difficoltà a rispondere alle domande e a partecipare alla vita o ai giochi di gruppo. Non è infrequente che bambini affetti da autismo vengano inizialmente sottoposti a controlli per verificare una sospetta sordità, dal momento che non mostrano apparenti reazioni, proprio come se avessero problemi uditivi, quando vengono chiamati per nome.

Immaginazione o repertorio di interessi :

Di solito un limitato repertorio di comportamenti viene ripetuto in modo ossessivo; si possono osservare posture e sequenze di movimenti stereotipati (per es. torcersi o mordersi le mani, sventolarle in aria, dondolarsi, compiere complessi movimenti del capo, ecc.) detti appunto stereotipie. Queste persone possono manifestare eccessivo interesse per oggetti o parti di essi, in particolare se hanno forme tondeggianti o possono ruotare (palle ovali, biglie, trottole, eliche, ecc.). Talvolta la persona affetta da autismo tende ad astrarsi dalla realtà per isolarsi in un mondo virtuale, in cui si sente vivere a tutti gli effetti (dialogando talora con personaggi inventati). Pur mantenendo in molti casi la consapevolezza del proprio fantasticare, è con fatica e solo con delle sollecitazioni esterne (suoni improvvisi, appello di altre persone) che riesce ad essere in varia misura partecipe nella vita di gruppo.

Importanza dell'ordine :

Bambino affetto da autismo che si manifesta nel suo intento continuo di dare un dato ordine alle cose.

Si riscontra una marcata resistenza al cambiamento che per alcuni può assumere le caratteristiche di un vero e proprio terrore fobico. Questo può accadere se viene allontanato dal proprio ambiente (camera, studio, giardino ecc) o se nell'ambiente in cui vive si cambia inavvertitamente la collocazione di oggetti, del mobilio o comunque l'aspetto della stanza. Lo stesso può verificarsi se si lasciano in disordine oggetti (sedie spostate, finestre aperte, giornali in disordine): la reazione spontanea della persona autistica sarà quella di riportare immediatamente le cose al loro ordine, e se impossibilitato a farlo manifestare comunque inquietudine. La persona può allora esplodere in crisi di pianto o di riso, o anche diventare autolesionista e aggressiva verso gli altri o verso gli oggetti. Altri soggetti, al contrario, mostrano un'eccessiva passività, aprassia motoria e ipotonia che sembra renderli impermeabili a qualsiasi stimolo.

Vari aspetti dell'autismo:

La gravità e la sintomatologia dell'autismo variano molto da individuo a individuo e tendono nella maggior parte dei casi a migliorare con l'età, in particolare se il ritardo mentale è lieve o assente, se è presente il linguaggio verbale, se un trattamento valido viene intrapreso in età precoce. L'autismo può essere associato ad altri disturbi, ma è bene dire che spesso maschera l'intelligenza di una persona, e che esistono gradi di autismo differenti tra loro. Alcune persone autistiche possiedono per esempio una straordinaria capacità di calcolo matematico, sensibilità musicale, eccezionale memoria audio-visiva o altri talenti in misura del tutto fuori dell'ordinario, come realizzare ritratti o paesaggi molto fedeli su tela senza possedere nozioni di disegno o pittura.
Altri sintomi :

Inoltre si manifestano nell'autismo:

* Ansietà;

* Disturbi del sonno;

Eziologia :

Non è stata individuata una causa specifica per l'autismo, anche se molti e diversi sono i fattori osservati che possono contribuire allo sviluppo della sindrome che comprende sia fattori ereditari e non ereditari.Poiché nel 60% dei casi gemelli omozigoti (che hanno lo stesso patrimonio genetico) risultano entrambi affetti, con tutta probabilità una componente genetica esiste, anche se non è il solo fattore scatenante, ma si ipotizza una causa di tipo multifattoriale. Gli studi di genetica si stanno attualmente concentrando su alcune regioni dei cromosomi 7 e 15. Come fattori implicati sono stati riscontrate anche anomalie strutturali cerebrali (cervelletto, amigdala, ippocampo, setto e corpi mammillari), anomalie a livello di molecole che hanno un ruolo nella trasmissione degli impulsi nervosi nel cervello (serotonina, beta-endorfine).

L'autismo può inoltre presentarsi insieme ad altre sindromi già note: sindrome dell'X-fragile, sclerosi tuberosa, fenilchetonuria e rosolia congenita.

Una recente ipotesi, che trova conferma nella tipologia dei sintomi e nei segni comportamentali, è un deficit nel sistema dei neuroni specchio.

Tempo addietro è stata avanzata un' altra possibile causa dell'autismo, è stata evidenziata una correlazione fra il disturbo e l'assunzione del vaccino trivalente (contro morbillo, parotite e rosolia); quello studio del 1998 ha suscitato scalpore nelle letteratura medica portando numerosi altri studi condotti su una più ampia popolazione per comprendere se realmente esistesse una correlazione o meno. Uno studio condotto in tutti i bambini nati in Danimarca dal 1991 al 1998, cui venne iniettato il vaccino (si parla di più di 440.000 infanti) non trovò alcuna differenza di incidenza con i bambini cui non fu sottoposto alcun trattamento. Quella non fu l'unica smentita di tale affermazione: nel corso dei tempi molti studi similari si sono avuti, anche pubblicati sulla stessa Lancet con differenzazione di età e sesso, arrivando sino al 2008. Inoltre è stato anche escluso il ruolo negativo del thimerosal In seguito la vicenda terminò con la ritrattazione di 10 dei 12 ricercatori che pubblicarono la ricerca nel 1998.

Infine l'ipotesi ha subìto una forte smentita ad opera d'uno studio giapponese (Honda et al. 2005) nel quale si è evidenziato che, nonostante la sospensione completa di tale vaccinazione nel 1993, l'incidenza della patologia è continuata ad aumentare.

Altre ipotesi :

Secondo alcuni ricercatori che hanno dato vita negli Stati Uniti all'associazione denominata Defeat Autism Now! (DAN) l'autismo sarebbe correlato ad una intossicazione da mercurio. Secondo tale tesi, visibili miglioramenti si riscontrano in autistici sottoposti a chelazione e correzione degli errori metabolici e delle disorganizzazioni neurologiche

Trattamenti :

Data l'alta variabilità individuale, non esiste un intervento specifico valido per tutti allo stesso modo. Inoltre raramente è possibile ottenere la remissione totale dei sintomi. Per questo sono molti e diversi i trattamenti rivolti all'autismo. Le Linee guida di Intervento sull’Autismo pubblicate dal National Research Council affermano:

* non esiste un unico intervento che va bene per tutti i bambini autistici;
* non esiste un unico intervento che va bene per tutte le età;
* non esiste un unico intervento che può rispondere a tutte le molteplici esigenze direttamente o indirettamente legate all’Autismo.

Per contro, la continuità e la qualità del percorso terapeutico sono garantite attraverso:

* il coinvolgimento dei genitori in tutto il percorso;
* la scelta in itinere degli obiettivi intermedi da raggiungere e quindi degli interventi da attivare (prospettiva diacronica);
* il coordinamento, in ogni fase dello sviluppo, dei vari interventi individuati per il conseguimento degli obiettivi (prospettiva sincronica);
* la verifica delle strategie messe in atto all’interno di ciascun intervento.

Si raccomanda un intervento precoce ed intensivo che tenga conto della necessità di intervenire sul disturbo dell'intenzionalità del bambino. E' importante quindi lavorare precocemente non nel senso dell'addestramento comportamentale, ma dello sviluppo dell'intenzione motoria e comunicativa (G. Levi, I. Rapin). Le persone con un importante disturbo della comunicazione come nell’ASD, nei disturbi con gravi difficoltà recettive e anche nella disprassia verbale beneficiano, come suggeriscono I. Rapin e la sua équipe, delle tavole di comunicazione, del linguaggio dei segni, dell’apprendimento del linguaggio usando il computer, della lettura e di altri strumenti comunicativi. Tali supporti devono essere forniti precocemente al fine di:

* aumentare il livello dell’apprendimento del linguaggio;
* sfruttare al massimo il periodo utile per l’apprendimento del linguaggio del bambino.
* minimizzare le conseguenze comportamentali secondarie ad un'inadeguata capacità di comunicazione.
* anticipare le difficoltà potenziali successive con l’acquisizione del linguaggio scritto

(I. Rapin, M.Dunn,D.A.Allen Albert Einstein College of Medicine Bronx, NY, in Handbook of neuropsychology 2nd edition, volume 8, part II, chapter 22)

L'impiego dei farmaci è volto alla riduzione o all'estinzione di alcuni comportamenti problematici o di disturbi associati come l'epilessia ed i deficit di attenzione, i cui effetti collaterali sono ancora sotto studio,[ col fine di evitare ulteriori aggravamenti o per migliorare la qualità della vita.


L'autismo ancora oggi è un mistero per la ricerca scientifica: ipotesi biologiche, genetiche, farmacologiche, cognitive si sviluppano e si confondono ma senza mai arrivare ad una completa definizione. Inevitabilmente, non essendo certe le cause, non è possibile stabilire una cura per l’autismo. Oggi, l'autismo è trattabile, ci sono bambini autistici curati con successo che giocano, parlano, studiano e godono delle loro vite. Questi bambini normalizzati, che non portano più la spaventosa etichetta di "autistico", devono la loro liberazione dall'autismo a modalità di trattamento che solo da poco tempo esistono oltre atlantico e che ancora sono, purtroppo, sconosciute alla maggioranza dei medici italiani, anche se il nuovo approccio curativo si va rapidamente diffondendo. I bambini con autismo in Italia purtroppo non possono godere di questi trattamenti medici, perché qui l'autismo è visto – dalla scienza medica ufficiale – ancora come un disturbo psichiatrico e come tale, quindi curato esclusivamente con terapia farmacologica senza invece andare ad indagare nelle singole problematiche biochimiche di ogni bambino.
FONTI: www.emergenzautismo.org
www.wikipedia.org/wiki/autismo
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TEST DI COMPLETAMENTO

Messaggio  giuseppina fioretto il Lun Gen 11, 2010 10:55 pm

SINDROME DI ASPERGER


E' una malattia a base prevalentemente genetica che si manifesta sotto forma lieve di autismo. Essa fu descritta per la prima volta dal pediatra Hans Asperger nel 1944, ma il termine fu coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una pubblicazione del 1981. La sindrome di Asperger si manifesta con una pronunciata tendenza alla distrazione, con l'incapacità di comprendere le emozioni altrui, con gestualità fortemente ridotta, goffaggine nei movimenti, forte attaccamento alle abitudini, eccessiva attenzione ai particolari e comportamenti ripetitivi.
Le persone affette da sindrome di Asperger hanno intelligenza e capacità linguistiche nella norma (a volte anche superiore), ma appaiono incapaci a comprendere gli stati emotivi altrui attraverso i diversi indizi derivanti dal linguaggio corporeo e dalle inflessioni della voce o dalla stessa situazione relazionale. Può accadere che esse osservino un sorriso senza riuscire a capirne il significato o magari interpretandolo come una semplice smorfia.
La malattia si presenta con diversi gradi di gravità; certi individuo che ne soffrono appaiono quasi normali nell'interpretare le espressioni del viso e le intenzioni altrui. In generale, la sindrome di Asperger comporta un diminuito interesse per gli altri, una relativa indifferenza per i rapporti sociali; i bambini si mostrano spesso attratti da un solo argomento che diventa una sorta di ossessione. Anche negli adulti, la malattia tende a esaltare un particolare interesse, in special modo se connesso con oggetti da ordinare, classificare, riportare in elenchi, ecc.
Il trattamento della sindrome di Asperger, che colpisce mediamente una persona su 250 (con netta prevalenza dei maschi), è di tipo prevalentemente psicologico ed è rivolto da una parte ad aiutare il soggetto a prendere coscienza dei propri limiti emotivi e dall'altra a sostenere la stima di sé valorizzando le caratteristiche positive.
La sindrome di Asperger è stata portata a conoscenza del grande pubblico da alcuni film come "Rain man", "Codice Mercury" (dove Simon è un bambino di straordinaria abilità nel trattare lettere e numeri) e "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte".
Alcuni studiosi sono inclini a credere che anche molti personaggi famosi come Michelangelo, Wittgenstein, il matematico Kurt Gödel e perfino Albert Einstein e Isaac Newton soffrissero in qualche misura della sindrome di Asperger.
Finora è stata scoperta circa una decina di geni le cui alterazioni mostrano di avere un legame con lo sviluppo della malattia: si tratta senza eccezione di geni coinvolti nello sviluppo del sistema limbico, ossia il cervello emotivo e sociale. Questo spiegherebbe la pronunciata insensibilità alle emozioni altrui e alle relazioni interpersonali che caratterizza la malattia stessa


BIBLIOGRAFIA ITALIANA
P. Cornaglia Ferraris, Io sento diverso, Erickson, Trento, 2006
Racconto in prima persona di un bambino affetto da sindrome di Asperger.

F. Borellini (a cura di), Una scuola per me, Fratelli Frizzi Editori, 2003
Libro scritto sulla base delle esperienze di genitori di bambini affetti da sindrome di Asperger: si propone di offrire consigli didattici nel percorso didattico dei primi anni.

E. Schopler - G. B. Mesibov - L. J. Kunce, Sindrome di Asperger e autismo High-Functioning, Erickson, Trento, 2001
T. De Meo - C. Vio - D. Maschietto, Intervento cognitivo nei disturbi autistici e di asperger, Erickson, Trento, 2000

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Autismo

Messaggio  soreca elena il Mar Gen 12, 2010 12:09 am

Da Elena Soreca

Autismo

Il Disturbo Autismo è una sindrome che fa parte dei Disturbi Persuasivi dello Sviluppo (DPS) che si caratterizza per una grave distorsione dello sviluppo con alterazioni qualitative nelle aree della socializzazione, comunicazione e comportamento. Le manifestazioni possibili di tale sindrome sono molteplici: potremo avere bambini isolati ed altri "strani", alcuni muti e altri con un linguaggio forbito, certi con stereotipie ed altri con ossessività .
L'estrema varietà delle possibili manifestazioni degli "autismi" rende necessaria, nella pianificazione di un intervento, individualizzare il progetto psicoeducativo, con un rimando alla letteratura sui profili neuropsicologici e sulle terapie validate da un punto di vista scientifico. Parlare di profili neuropicologici, significa tenere in considerazione i picchi di abilità e le difficoltà usuali di queste persone.
Le dificoltà riguardano, ra le le tante, l'ambito cognitivo. Una difficoltà cognitiva non necessariamente si traduce in un deficit intellettivo: il Disturbo Autistico si può associare a un ritardo mentale, ma esistono anche una percentuale di individui con un'intelligenza nella media o al di sopra della norma. Nonostante un buon funzionamento intellettivo, anche questi soggetti possono presentare un disturbo cognitivo sotto forma di difficoltà specifica di pianificazione e di shifting dell'attenzione volontaria, un'iperfocalizzazione sui dettagli a scapito di un'integrazione di informazioni ed infine una difficoltà nell'attribuire stati mentali. Il profilo neuropsicologico di questi soggetti si presenta come disomogeneo: esistono gravi difficoltà come quelle sopracitate, ma i soggetti si presentano allo stesso tempo buone capacità visuo-spaziali. In questo senso il deficit di comunicazione, per esempio, può essere bypassato con un approccio di tipo visuo-spaziale.
Data l'alta variabilità individuale, non esiste un intervento pecifico valido per tutti allo stesso modo. Inoltre raramente è possibile ottenere la emissione totale dei sintomi. Per questo sono molti i trattamenti rivolti all'autismo. Gli unici però supportati da studi scientifici sulla loro validità sono gli interventi di tipo comportamentale e quelli di tipo farmacologico.
Gli interventi educativi-comportamentali risultano tanto più efficaci quanto più i bambini sono piccoli. Gli interventi più efficaci risultano spesso quelli effettuati in età precoce. L'intervento si basa su un training altamente strutturato e spesso intensivo adattato individualmente al bambino I terapisti lavorano sullo sviluppo delle capacità sociali e di linguaggio.
L'impiego dei farmaci è volto alla riduzione o all'estinzione di alcuni comportamenti problematici o di disturbi associati come l'epilessia e i deficit di attenzione, col fine di evitare ulteriori aggravamenti o per migliorare la qualità della vita.
A mio avviso, un supporto molto importante potrebbe essere quello di essere sostenuti da persone quali : la famiglia, gli insegnanti di sostegno, o chi per essi che gli insegnino l'arte di vivere non per essere" nomali", ma solo se stessi. Non ci sono parole più belle dei versi di Giuseppe Pontiggia per spiegare quanto detto:
" Questi bambini nascono due volte.
Devono imparare a muoversi
in un mondo che la prima
nascita a reso più difficile.
La seconda dipende da voi,
da quello che saprete dare.
Sono nati due volte ed il
percorso sarà più tormentato.
Ma alla fine anche per voi sarà
una rinascita...."

Bibliografia:
www.asphi.it/LeAttivita/Progetti/Autismo
G.Pontiggia "Nati due volte" Oscar Mondadori - 2006

soreca elena

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ULTIMO PASSO

Messaggio  Carolina Nermettini il Mar Gen 12, 2010 12:32 am

Autismo

Kanner fornisce un quadro della sindrome autistica precoce di grande precisione clinica, individuando quattro principali nuclei sintomatici che rappresentano il quadro psicologico.
1 L'autismo di Kanner va inteso nel senso di estremo isolamento dagli altri, di rifiuto di ogni contatto corporeo, di indifferenza rispetto alla separazione dalle figure parentali. In questa situazione, l'altro non è vissuto in senso globale, ma in modo utilitaristico, come una sorta di protesi in questo o in quel segmento del suo corpo. Il bambino prende la mano dell'adulto per farsi aprire una porta, ma la sua relazione è solo con la mano della persona, che diventa un prolungamento del proprio corpo (protesi).
2 Le bizzarrie e i disturbi del linguaggio. Il linguaggio può essere del tutto assente, oppure anche discretamente strutturato, ma in ogni modo non è comunicativo, ossia non intende creare un rapporto con l'altro. Può consistere, a volte, in lunghi elenchi di parole appartenenti allo stesso campo semantico, oppure combinate tra loro senza apparente legame logico, ma irrilevanti rispetto al contesto comunicativo.
3 Il bisogno ossessivo di uniformità ambientale. L'uniformità dell'ambiente dà sicurezza al bambino autistico; è sufficiente anche una modesta modifica dell'arredo o della situazione relazionale per scatenare violente crisi di angoscia.
4 L'alterata reazione al dolore. I bambini autistici sembrano incapaci di provare o di esprimere dolore anche in seguito a lesioni consistenti o, comunque, non manifestano reazioni di dolore nei modi consueti dei bambini normali, come il pianto e le urla.
A questo quadro generale andrebbe aggiunta l'acquisizione di schemi comportamentali stereotipati. L'eziologia è ancora molto incerta e oscilla tra teorie di tipo organicistico e teorie psicoanalistiche.
Kanner considera l'autismo una patologia innata. Studi più recenti hanno confermato l'ipotesi di Kanner. Egli scriveva :" Dobbiamo supporre che questi bambini siano venuti al mondo con un'incapacità innata di stabilire quel normale contatto affettivo di natura biologica con le persone, proprio come succede ad altri bambini che vengono al mondo con handicap fisici o intellettuali congeniti" (Kanner, 1943. p. 248).
Una studiosa ha recentemente sostenuto che l'autismo lascia perplessi gli scienziati da più di mezzo secolo (Rodier, 2001).
Questo complesso disturbo del comportamento comprende un'ampia varietà di sintomi, la maggior parte dei quali fa la sua comparsa prima che il bambino abbia compiuto tre anni. I bambini affetti da autismo sono incapaci di interpretare le emozioni degli altri, non riescono a riconoscere la rabbia, la tristezza o l'inganno. Le loro capacità verbali sono limitate e riesce loro difficile in cominciare o sostenere una conversazione. Inoltre manifestano di frequente un interesse eccessivo e quasi esclusivo nei confronti di un oggetto, di un'attività o di un gesto.
Questi comportamenti possono essere invalidanti: come si può essere inseriti in una normale classe scolastica se nessuno riesce a dissuadervi dallo sbattere la testa sul banco? Come potete farvi degli amici se il vostro unico interesse sono le scarpe o i calzini? Quando un bambino malato di autismo soffre anche di ritardo mentale la prognosi è addirittura peggiore. I bambini autistici inoltre hanno spesso risposte anomale ai suoni, al tatto o ad altri stimoli sensoriali, che possono contribuire a determinare sintomi comportamentali, come la resistenza ad essere abbracciati.
Vorrei parlarvi della mia esperienza didattica: Insegno in una scuola dell'infanzia e quest'anno la scuola ha accolto un bambino di 4 anni affetto da un disturbo pervasivo dello sviluppo. Non è stato inserito nella mia classe ma tutto il gruppo dei docenti collabora per favorire il suo processo di integrazione.
Le domande che ci siamo posti: Come accogliere l'alunno autistico in classe? Quali attività possiamo proporgli? Sarà capace di svolgerle? Questi interrogativi hanno trovato adeguate risposte nel Programma educativo, elaborato da Eric Schopler nel 1966. (Articolo di Daniele Sepe e Stefania Carbone).
Nel 1966, in Nord Carolina (USA), Eric Schopler con il sostegno del Ministero dell'Educazione e dell'Istituto Nazionale di Salute Mentale elaborò un programma rivolto a bambini, adolescenti e adulti autistici: il Teacch ( Treatment and Education of Autistic and Handicapped Communication Children).
Tale metodo venne strutturato in base alle peculiari caratteristiche dell'autismo di cui descritte sopra. Tenendo conto di ciò prevede:
1 la strutturazione dell'ambiente, cosicchè per il bambino diventa chiaro cosa deve fare in un determinato luogo.
2 La strutturazione del tempo che fornisce al bambino informazioni su cosa sta per fare. La conoscenza del livello cognitivo diventa di fondamentale importanza. Il metodo Teacch prevede una valutazione funzionale che si articola in due scale PER-R ( Profilo Psico - Educativo revisionato) e AAPEP ( Profilo Psico - Educativo per Adolescenti) che consentono di definire il Piano Educativo Individualizzato ( PEI).
La collaborazione tra insegnanti diventa un fattore fondamentale per la riuscita della globalità dell'intervento.
Grazie a questo metodo cerchiamo almeno io nel mio piccolo di fare il possibile per aiutare questo bambino che richiede amore per l'insegnamento unito allo spirito di dedizione per l'educazione di bambini autistici o affetti da inabilità nello sviluppo. Con queste qualità le strategia educative descritte dovrebbero metterli in grado di trovare i modi migliori per capire il comportamento strano e difficile del bambino e per scoprire l'ago dell'educazione appropriato nel pagliaio sempre più vasto delle tecniche.


Fonte: La Pedagogia clinica di L. Trisciuzzi
Articolo di Daniele Sepe e Stefania Carbone
Articolo Progettare la scuola

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Digital divide e disabilità.

Messaggio  Gabriella Fioretti il Mar Gen 12, 2010 12:48 am

Il Digital Divide (letteralmente divario digitale) è il termine utilizzato in riferimento alla disparità di accesso alle tecnologie digitali.
Tale “disuguaglianza digitale” rappresenta, sostanzialmente, la difficoltà di alcune categorie sociali di usufruire di tecnologie digitali definite Tecnologie della società dell’informazione e della comunicazione ICT.
Indubbiamente l’avvento dell’era digitale ha rappresentato una svolta nei rapporti sociali, lavorativi e comunicativi ma viene da chiedersi: “Qual è attualmente il livello di analfabetizzazione informatica?” Molte sono ancora le categorie che non riescono a fare di internet e di tutte le tecnologie digitali, uno strumento che permetta la semplificazione delle cose con il conseguente innalzamento della qualità della vita. Stando ad una indagine commissionata dall’Osservatorio Permanente Contenuti Digitali, nel 2007 il 52% degli italiani non usa ancora Internet e ben 8.9 milioni di italiani (i cosiddetti Technofan) utilizzano le tecnologie per lo più in modo passivo, come svago o per comunicare.
Ciò ci induce a riflettere sulle cause che provocano il digital divide: un primo fattore è il livello di sviluppo del paese o dell’area di appartenenza: la popolazione delle aree in via di sviluppo dispone di meno occasioni e possibilità per accedere alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Anche classe sociale e livello di istruzione rappresentano un fattore determinante per il DD: un livello culturale basso segna un’incapacità di utilizzo e una mancanza di interesse di base verso le tecnologie ICT (information comunication technology).
Per il progresso armonico e uniforme dell’intera società, è dunque necessario che l’alfabetizzazione informatica sia accessibile a tutti; proprio su questo punto è impegnata L’Unione Europea che nel 2000 ha emanato il piano di azione “e-Europe 2002″, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “e-partecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione.
Le disabilità coinvolte possono essere:
Fisiche: limitazioni motorie o sensoriali che possono impedire il normale utilizzo degli strumenti tecnologici tradizionali.
Cognitive: limitazioni delle funzioni intellettive o disturbi quali disturbi della parola o del linguaggio che possono provocare difficoltà comunicative.
Essenziali risultano essere, per queste categorie, alcuni dispositivi hardware o software che hanno come obiettivo semplificare l’utilizzo delle tecnologie da parte di portatori di handicap. Esempi di tali strumenti sono le barre braille per i non vedenti, i software si sintesi, riconoscimento e comandi vocali, i mouse e tastiere speciali, software per ingrandimento-schermo per ipovedenti.
Personalmente credo che l’obiettivo di abbattere il Digital Divide sia di non facile realizzazione, tuttavia già oggi, con l’introduzione di dispositivi per facilitare l’accesso alle tecnologie da parte di persone portatori di handicap, sia stato fatto un enorme passo in avanti. Sebbene l’abbattimento del divario tra alfabetizzazione e analfabetizzazione digitale sia ancora lontana è invece indubbio che proprio i portatori di handicap siano beneficiari di vantaggi. Significativo può essere l’esempio di Jeno (nick utilizzato dalla persona in questione), sordomuto di mia conoscenza, che per forza di cose ha difficoltà a comunicare verbalmente con terze persone. Attraverso internet e gli strumenti di accesso messi a disposizione dalla famiglia riesce invece a comunicare liberamente e senza difficoltà tramite programmi e siti di social network. Attiva, inoltre, è la partecipazione a forum pubblici, in continuo aggiornamento il suo bagaglio culturale vista la possibilità di accedere tramite portali web ad argomenti di suo interesse o ai siti dei principali quotidiani nazionali.
Naturalmente sono ancora tanti gli sforzi da compiere e i progressi da realizzare per poter permettere di ridurre il divario tra chi riesce ad utilizzare le innovazioni digitali e chi, per svariati motivi, non può usufruire dei vantaggi legati alle tecnologie di comunicazione e informazione.

http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide
http://psicomedia.blogspot.com/2007/06/cresce-il-digital-divide-in-italia-i.html
http://www.informagiovani-italia.com/digital_divide.htm
http://webaccessibile.org/normative/abi-accessibilita-dellhome-banking/1-tecnologie-e-disabilita/

Gabriella Fioretti

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digital divide e disabilità

Messaggio  teresa di domenico il Mar Gen 12, 2010 1:15 am

Ormai le innovazioni tecnologiche vanno sempre di più a sovrastare la nostra vita quotidiana,reputandole fondamentali ,eppure anche in questo campo domina la disuguaglianza. Noi viviamo in un Era dove qualsiasi cosa è collegata alla tecnologia ,nonostante ciò tutt’oggi c’è ancora una netta disparità nell’utilizzo di esse,infatti nei primi anni 90 fu coniato il termine digital divide (divario digitale) sottolinea quella differenza che incombe tra chi può accedere alle nuove tecnologie (internet, personal computer,per non parlare del telefonino) e chi no. Come sostiene l’autore Calvani ,essa è una “questione di grande rivelanza sul piano etico e sociale” ,e non solo ma anche a livello pedagogico.Diverse sono le cause ,come economiche,geografiche(ci sono paesi che con la tecnologia non hanno avuto ancora a che fare) sociali,culturali e fisiche. Esse sono oggetto di una forte esclusione di determinate persone nei riguardi di questo nuovo mondo!!! Tra le diverse cause che ho elencato ,vorrei fermare l’attenzione su quella “fisica”, ci sono persone diversamente abili che hanno a che fare in modo indiretto con le tecnologie e nonostante ciò vengono escluse costantemente per diversi motivi. Il problema non è che queste persone non possono o non sanno usare questi strumenti ,la realtà di fatto che nei riguardi di queste persone esiste ancora la discriminazione nei loro confronti . Diverse sono le indagini fatte sulla discriminazione nei confronti del diversamente abile ma una tra queste è davvero interessante:un indagine dell’Unione Europea che ci mostra come ancora oggi esiste una forte discriminazione verso i disabili ,logicamente và a variare significativamente tra i paesi membri. La cosa più interessante è questa che in Italia essa è percepita maggiormente si parla del 68% . Ormai è da tempo che l’Unione Europea è occupata al fine di far sì che la Società dell’Informazione sia fruibile per tutti: nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002″, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di essere coinvolta nel progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “partecipazione” delle persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione. Oppure l’Unione il Piano di Azione eEurope 2005 e con il programma i2020 che ha l’intenzione di sostenere "Information Society for All" che la sua finalità è rendere accessibili a tutti le offerte dal web, riducendo il rischio del digital divide geografico,culturale ed anche fisico.
Come si può constatare praticamente c’è un inclusione dei diversamente abili nel mondo digitale,per far sì che questa inclusione avvenga in modo corretta è opportuno che durante l’approccio di queste persone alle tecnologie si tengano conto delle esigenze specifiche di queste individui ,onde evitare che si passi da un processo di inclusione ad un processo d’esclusione perché si vengono a creare delle barriere virtuali all'accesso che vanno ad accentuare il divario già esistente con la restante parte della società.” Occorre considerare la situazione dell’allievo di fronte ai media …e da ciò ipotizzare conseguentemente interventi sugli equilibri mediali.”(Calvani).
Io sono del parere che oggi in questa era in cui viviamo praticamente il diversamente abile è inserito in qualsiasi contesto ma teoricamente queste persone vivono a pieno il loro svantaggio a causa di tutte quelle barrire che vanno da quelle virtuali a quelle architettoniche . L’integrazione è un diritto di tutti ,diversamente abili e non ,perché grazie ad essa che vi è lo sviluppo di altre abilità!!!!


Tecnologia,scuola,processi cognitivi. Per una ecologia dell’apprendere di Calvani pg 26

Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide

http://www.digi4all.eu/it/

teresa di domenico

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TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010

Messaggio  angela bruno il Mar Gen 12, 2010 1:54 pm

AUTISMO

Credo, personalmente, che sia poco corretto definire l’ autismo come una malattia, anche se sui pdf che accompagnano il bambino a scuola, si trova spesso la definizione “affetto” da sindrome autistica, da come ho potuto constatare anche durante il mio Tirocinio.

I soggetti che si ritrovano a convivere con questo particolare disturbo,di origine genetica ed ereditaria, non possono essere inclusi nella categoria di persone malate, anche perché, alla luce delle recenti scoperte scientifiche, l’ autismo va collocato direttamente nell’ ambito dei disturbi pervasivi dello sviluppo, in altre parole come un disturbo che influenza e modifica il normale processo di sviluppo e di crescita neuropsichica.

In quando disturbo, porta il soggetto che lo vive ad essere compreso nell’ area difficile e delicata della disabilità, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Da quella che è la mia esperienza vissuta con i bambini autistici, ho notato, con una sorta di stupore, e come prima cosa, che si tratta di bambini quasi fatati, difatti quando incontrai N. ne rimasi incantata, si muoveva con estrema e regale grazia, come se per anni avesse studiato danza classica, aveva le movenze di una ballerina e la leggerezza di una farfalla, in lei non erano presenti ne movimenti bruschi ne improvvisi.

Non mi guardava, e non mi ha mai guardata negli occhi , ma in qualche modo la sentivo, e mi affascinava tanto.

L’ autismo di N. sembrava non corrispondere mai del tutto a quello descritto con tanta staticità nei manuali di pedagogia clinica, solo con alcune caratteristiche ho potuto avere un riscontro relativo ai testi.

Ricordo il primo giorno che conobbi questa bambina, “affetta” da sindrome autistica, il nostro primo incontro non è stato particolarmente speciale, ma il nostro addio, per la portata emozionale che mi ha regalato, è stato fondamentale per me e davvero unico.

Quando incontrai N., prima elementare, per la prima volta, vidi una testolina infinitamente piccina sistemata con due codine china sul banco, che colorava in maniera ordinata, e anche se gli altri bambini giocavano , correvano in classe in maniera disordinata e confusa attorno a lei, N. restava ordinatamente immobile nel suo mondo, sulla sua sedia, sembrava non ascoltare neppure tutta la confusione degli altri bambini.

Proprio per questo motivo, e da questo suo particolare isolamento , i suoi genitori si sono resi conto che N. era una bambina particolare, speciale, così sin dall’ età di tre anni , la diagnosi è stata chiara ed inequivocabile, autismo.

I genitori ne avevano il sospetto già quando la piccola aveva circa un annetto, ma per una madre e un padre , a volte è dura ammettere anche a se stessi la diversità e la particolarità del figlio.

Nella scuola d’ infanzia la particolarità di N. è emersa con molta evidenza, e furono proprio le insegnati, a spingere i genitori a volersi chiedere quale fosse in realtà il problema, dopo qualche mese di attenta ed oculata osservazione del comportamento della piccola; solitamente per diagnosticare l’ autismo sono necessarie alcune domande che vengono poste ai genitori , per cui viene chiesto ad esempio se al bambino piace essere dondolato o fatto saltellare sulle ginocchia, se si interessa agli altri bambini, se gli piace arrampicarsi sui mobili, o sulle scale, se vuole fare giochi come il nascondino, se riesce a fare i giochi di finzione (come il far finta di preparare da mangiare), altre domande possono riferirsi ancora all’ interazione sociale, che di solito , se limitata, è il primo campanello d’ allarme, ad esempio se il bambino porge degli oggetti al genitore per farglieli vedere, se di solito usa il dito per indicare o chiedere o per dimostrare interesse per qualcosa.

I sintomi più evidenti, come già detto, primi campanelli d ‘ allarme, si riferiscono alla difficoltà di stare con gli altri bambini, isolamento totale, episodi di ansia-collera, caratteristica che N. non mostrava di avere, ma, piuttosto esprimeva forme di ecolalia, il linguaggio si presentava a volte del tutto assente, non comunicativo, come se a volte , la bimba non volesse creare nessun tipo di rapporto con l ‘altro, un contatto oculare molto scarso, non mi ha mai guardata negli occhi, aveva manifestazioni di riso inappropriato, ruotava e si concentrava per molto tempo su un solo oggetto, quasi in maniera ossessiva, quasi un attaccamento inappropriato per questi oggetti , ed infine la cosa che caratterizzava molto N. era un bisogno quasi ossessivo di uniformità ambientale, difatti , quando la piccola si alzava, per gettare le carte nel cestino, percorreva sempre lo stesso tragitto, accarezzando e toccando col palmo della mano tutti gli armadietti sulla parete, quasi a cercare la sicurezza di un appiglio .

Purtroppo , non esiste una cura , per l’ autismo, ma esistono delle terapie che comprendono sia interventi clinico - educativi, sia comportamentali , che farmacologici , svolti in ambiente strutturato adatto alle difficoltà specifiche dell’ autismo.

Anche se questi interventi , non curano l’autismo, spesso riescono a portare comunque a dei miglioramenti .

Sul piano scolastico- educativo i metodi didattici oggi più utilizzati si riferiscono al tutor plan e al metodo T.E.A.C.C.H., che consistono in programmi molto articolati e strutturati , che tendono a modificare il comportamento dei soggetti autistici attraverso l’ acquisizione sistematica e progressivamente organizzata di abitudini motorie, in particolar modo il T.E.A.C.C.H. si basa sul fatto che , con il tempo, qualsiasi comportamento può essere cambiato se sono applicati i giusti rinforzi, nel Tutop Plan , il metodo didattico utilizzato da N. , l’ insegnante segue passo per passo l’ iter di apprendimento del bambino autistico, evidenziandone i relativi successi e fallimenti.







RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

La pedagogia clinica, Trisciuzzi



SITOGRAFIA

Wikipedia

angela bruno

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Digital divide e disabilità

Messaggio  Massimiliano il Mar Gen 12, 2010 5:53 pm

Digital devide è il divario digitale che divide chi usa internet e le nuove tecnologie e chi no.

Fase 1
Le tecnologie dell’informazione possono dunque contribuire a sostenere l’integrazione dei disabili nella società.
Gli ausili mettono in grado le persone disabili di usare in completa autonomia un PC e riducono, anche se sicuramente non annullano, la loro disabilità. Questo determina un aumento di persone che possono svolgere una vita “normale” sia a livello scolastico che lavorativo. Spesso si tratta, infatti, soltanto di capire quale sia il posto giusto da assegnare in azienda ad una persona disabile che, se dotata degli opportuni strumenti, sarà in grado di svolgere correttamente le attività che le verranno assegnate. Ma se da un lato l’informatica e la telematica offrono moltissime possibilità di valorizzare persone disabili, esse stesse possono creare nuove barriere.
Alcuni dei problemi che l’utente disabile incontra nell’utilizzo della tecnologia nascono dal fatto che i prodotti standard non tengono conto dei suoi bisogni speciali. Queste difficoltà possono evitarsi nello sviluppo del prodotto. Le limitazioni, infatti, non sono inerenti alla tecnologia, che è caratterizzata da un’enorme flessibilità, ma, paradossalmente, da mancate richieste poste alla tecnologia stessa.
Le interfacce grafiche apparentemente così semplici possono diventare un grosso ostacolo per chi non può vedere la freccia del mouse muoversi sullo schermo. Per fare un esempio: un’icona sul desktop – che permette di aprire direttamente un documento di testo o di accedere alla rete senza bisogno di dare ulteriori comandi – sembra un apprezzabile passo avanti verso la semplificazione dell’uso del computer, ma può invece rappresentare un problema difficilmente superabile per chi non la vede e pertanto non riesce a selezionarla.
Le nuove tecnologie possono migliorare la qualità della vita per le persone disabili solo se tali tecnologie sono sviluppate secondo quei criteri che permettono a tutti di utilizzarle.
Gli individui affetti da disabilità visiva hanno problemi, per esempio, con le presentazioni multimediali, i caratteri troppo piccoli, i particolari contrasti di colore, le immagini troppo piccole. Poiché non esistono standard che definiscano le caratteristiche dei siti web, molti disabili della vista possono essere esclusi da siti potenzialmente loro utili a causa di un design non appropriato.
Quanti sono affetti da problemi di mobilità fisica, anche gravi, come sclerosi multipla, paralisi o varie forme di artrite, possono incontrare difficoltà nel muovere il mouse o nell’usare una tastiera. Quanti sono deboli di udito o sordi hanno difficoltà a utilizzare video in rete, o sentire i suoni di avviso del computer.
La tecnologia deve servire a migliorare la qualità della vita, non ad innalzare nuove barriere e nuovi steccati. Per fare in modo che sia uno strumento di integrazione sociale e di crescita democratica sarà quindi necessario rispettare degli accorgimenti che permettano a chi ha particolari disabilità, di superare le proprie difficoltà senza incorrere in nuovi ostacoli.
http://webaccessibile.org/normative/libro-bianco-tecnologie-per-la-disabilita/tecnologia-e-disabilita-le-barriere/

Fase 2 - 3


UNIVERSITÁ/A BOLOGNA PIÙ 800 DISABILI ALL'UNIVERSITÀ
Gli ultimi dati del Servizio Disabili dell'ateneo bolognese parlano di un forte incremento sotto le due torri (nel 2000 erano poco più di un centinaio) degli studenti con problemi di mobilità, ciechi o sofferenti di dislessia: "Le nuove tecnologie hanno permesso di fare grandi passi avanti per l'integrazione delle persone disabili nella scuola e nelle università", dice Gabriele Gamberi di Asphi presentando la prossima edizione di Handimatica 2008 (27-29 novembre).


BOLOGNA/IL COMUNE DIVENTA PIÚ ACCESSIBILE ALLE PERSONE DISABILI di Giuseppe Forlanini
Per l'accesso ai nuovi uffici di piazza Liber Paradisus l'amministrazione può ora contare su due motorini elettrici per disabili o anziani, una carrozzina pieghevole e un opuscolo che spiega il percorso d'accesso. La collaborazione della Consulta per il superamento dell'handicap e la donazione di due aziende bolognesi progetto di uno scivolo per sedie a ruote


SPORTELLI SOCIALI/POTENZIALITÀ E QUESTIONI APERTE, NEL NUOVO NUMERO DI HP-ACCAPARLANTE
Il nuovo numero di ''HP-Accaparlante'', rivista del Centro documentazione handicap di Bologna, racconta la sperimentazione e le difficoltà che nella Regione Emilia Romagna ha portato alla nascita dei 32 sportelli sociali


AUSILI E TECNOLOGIA/LA TECNOLOGIA DI OGGI E LE RIVOLUZIONI DI DOMANI
«Sembra futuro, ma non lo è», ha dichiarato il ricercatore protagonista di una delle più rivoluzionarie novità tecnologiche - rivolte alla vita delle persone con disabilità - presentate alla recente mostra-convegno HANDImatica 2008 di Bologna…


STUDI E RICERCHE/IL VALORE DELLA DIVERSITA' di Stefano Mazzotti
La tesi centrale del volume "Il valore della diversità - ASPHI, 25 anni per l'integrazione dei disabili" di Sebastiano Bagnara, Angelo Failla e Stefano Mazzotti, è che tutti, uomini e donne che vivono nell'era dell'informatica diffusa, possono sperimentare situazioni di disabilità da un punto di vista tecnologico.


Digital Divide è un termine sintetico, ma poco intuitivo, che subito fa pensare a un dispositivo o a un procedimento di calcolo per eseguire l'operazione di divisione mediante un computer. Invece serve ad indicare la separazione, causata dall'evoluzione continua e dall'impiego crescente della tecnologia della informazione e della comunicazione (ICT per gli inglesi), fra coloro che hanno familiarità con questa tecnologia e coloro che non ce l'hanno. Tipicamente la misura di questa familiarità è data dalla abilità e confidenza nell'uso di Internet, che è per antonomasia l'esponente della tecnologia digitale e delle sue implicazioni.
Al posto di divide un termine altrettanto valido e che potrebbe essere meno frainteso sarebbe allora gap, ma questo è già stato usato, assieme all'aggettivo tecnologico per indicare il divario, in materia di avanzamento nelle tecnologie, tra diverse nazioni e continenti del nostro globo. Non, come è il caso per Digital Divide (DD nel seguito), per indicare una separazione che si manifesta fra i cittadini di uno stesso paese, è presente in ogni paese e soprattutto in quelli più evoluti.
Non si tratta di un fenomeno sconosciuto. Il divario nella disponibilità materiale di denaro fra gli appartenenti a uno stesso paese comporta, in assenza di controlli e conseguenti azioni di intervento, che si vada verso una società in cui una parte di sempre più ricchi esclude una parte di sempre più poveri dai benefici dello sviluppo economico e sociale.
Analogamente il non fruire di un bene primario come l'informazione e della possibilità di accederla, gestirla e distribuirla con ricchezza di modi e riduzione di tempi, preclude dal partecipare a un progresso che sempre di più richiede di "sapere per fare".A partire dai primi anni '90 Internet ha avuto uno sviluppo incredibile, ma ancora sono molti i cittadini che non hanno facile accesso a un computer, ai tanti software disponibili o alla stessa Internet. Nella scuola, sul lavoro, a casa chi più dispone di questi strumenti può cercarsi un'istruzione migliore, un posto di lavoro migliore, una partecipazione migliore alla vita sociale rispetto al suo concittadino che non ne dispone.
Dietro queste considerazioni sul DD si è andato formando in questi ultimi anni un movimento di opinione inteso a promuovere la possibilità di accesso ai mezzi dell'era digitale e la conoscenza di tali mezzi a tutti i cittadini che si trovano a vivere in questa era. In particolare sono oggetto di attenzione le categorie più deboli: chi vive in condizione di svantaggio sociale, gli anziani, i giovani, le persone disabili.
Nel caso delle persone disabili alle considerazioni precedenti sugli impedimenti all'accesso, va aggiunta quella sui limitati investimenti nella tecnologia di assistenza (ausili come sintetizzatori vocali, barre braille, alternative al mouse e alla tastiera …) che fanno sì che ancora siano relativamente alti i costi e non ampia come potrebbe la gamma di realizzazioni.

http://www.forumpa.it/archivio/0/400/430/431/sommi.htm
http://www.comune.bologna.it/sociale-salute/images/informarsi/handicap/rassegna%20stampa%20-%20handicap%20n.11%20gennaio-febbraio%202009.doc



Fase 4
EDITORIALE/ELUANA ENGLARO: EUTANASIA O LIBERTÀ DI SCELTA?

A diciassette anni dall'incidente la ragazza di Lecco, in stato vegetativo permanente, ha ottenuto proprio in questi giorni la sospensione dell'alimentazione artificiale. Con questa sentenza si sta ponendo le basi per vedere riconosciuto il diritto di rifiuto delle cure anche per i soggetti in stato di incoscienza.


Riflessioni

Questo caso sta scuotendo le coscienze degli italiani e non solo. Le scelte in gioco sono difficili, scelte di vita alle quali non si riesce a dare una risposta ben definita.
E' giusto accanirsi per mantenere attive delle funzioni biologiche che senza l'ausilio di una macchina non ci sarebbero? Ma nello stesso tempo è giusto scegliere per la vita degli altri?
La tecnologia in questo caso, anche se molto estremo permette di tenere in vita una persona.
Ma si può parlare di vita in queste condizioni?
Anche in questo caso le tecnologie ci mettono dinanzi ad un grande divario.
Penso che vivere una vita spenta equivale a non vivere.
La tecnologia ci può aiutare, ma non può sostituirsi ai nostri sentimenti, emozioni e a tutto ciò che ci rende umani.
Il caso di Eluana e dei suoi familiari e di difficile comprensione per chi non ha mai vissuto la triste sventura di una persona cara. Vivere la scomparsa delle persone care e come spegnere un interruttore, un televisore che mai più potrà farti vivere determinate emozioni. Scrivo questo freddo aforisma, per far capire cosa significhi vedere una persona con tanti sentimenti attaccata ad una macchina (tecnologia) che la costringe a diventare ogni giorno più fredda.
Molti potranno dire: ma cosa centra con il tema in questione? Il significato è sottile, ma c’è.
Eluana è stata tenuta in vita per molti anni da apparecchiature elettroniche, come computer ed altro, ma tali strumenti non hanno migliorato la sua condizione, al contrario hanno reso la sua condizione sempre più fragile.
Le tecnologie sono un mezzo di notevole importanza per il miglioramento delle condizioni umane, ma vanno usate con intelligenza e soprattutto con sentimento, altrimenti rischiamo di diventare dei semplicissimi frullatori che non sanno neanche cosa tritano.
La vita è fatta di tante esperienze e la dott. Briganti ci ha permesso di viverne una a 360 gradi, ed è per questo che la ringrazio. Massimiliano Tarantino.

Massimiliano

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test di completamento

Messaggio  Ilaria.Scivoletto il Mar Gen 12, 2010 6:05 pm

La sindrome di Asperger è un grave disturbo dello sviluppo caratterizzato dalla presenza di difficoltà importanti nell’interazione sociale e da schemi inusuali e limitati di interessi e di comportamento. Sono state constatate molte similitudini con l'autismo senza ritardo mentale (denominato ”High Functioning Autism”), ma non si è ancora risolta la questione se la sindrome di Asperger e l’autismo di alto livello siano veramente condizioni diverse. In qualche misura, la risposta dipende dal modo in cui medici e ricercatori fanno uso del concetto diagnostico, dato che fino a poco tempo fa non esisteva nessuna definizione “ufficiale” della sindrome di Asperger. La mancanza di una definizione consensuale ha generato grande confusione: visto che i ricercatori non potevano interpretare i risultati di altri ricercatori, i medici si sentivano liberi di usare tale etichetta allegandovi le proprie interpretazioni giuste o false del “vero” significato della sindrome di Asperger. I genitori erano quindi spesso confrontati con una diagnosi che nessuno capiva bene e, peggio ancora, della quale nessuno sapeva cosa fare. L’ambito scolastico non era a conoscenza di questa condizione e le assicurazioni non potevano rimborsare delle prestazioni fatte sulla base di una diagnosi “non ufficiale”. Non esisteva alcuna informazione stampata che desse sia ai genitori sia ai medici delle linee guida sul senso e sulle conseguenze della sindrome di Asperger, includendo il tipo di valutazione diagnostica e il tipo di terapie e interventi giustificati.
Questa situazione è cambiata un po’ da quando la sindrome di Asperger è stata resa “ufficiale” nel DSM-IV (APA,1994), in seguito ad un esame in campo internazionale. Tuttavia, i problemi sono lontani dall’essere risolti: nonostante alcune nuove direzioni di ricerca, la conoscenza della sindrome di Asperger rimane ancora molto limitata. Ad esempio, non sappiamo quanto essa sia realmente diffusa, né quanto rilevante sia il rapporto tra maschi e femmine e neppure quanto sia forte l’impatto dei legami genetici nell’aumento delle probabilità di trovare le stesse condizioni fra la parentela.
Le persone con la sindrome di Asperger sono più facili a cadere in una forma depressiva rispetto alla popolazione generale in quanto possono spesso avere notevoli difficoltà anche solo a comunicare problemi o capire quando è il momento di mostrare affetto; inoltre sono molto letterali nel parlare e hanno difficoltà a comunicare in maniera emozionale comunemente accettata e compresa. Appare molto utile per le coppie di sposi leggere quanto più possibile sulla sindrome di Asperger, il DOC, l'iperlessia o la dislessia e disturbi simili.
Anche la comunicazione via Internet può aiutare. Un coniuge si arrabbierà e si deprimerà molto meno se capisce che i sintomi della sindrome di Asperger non sono diretti a lui o lei, ma sono parte di una condizione neurologica. Se qualcuno non mostra affetto non è detto che non lo provi. Quindi il coniuge si sentirà molto meno accantonato e capirà molto di più sulla situazione intorno. Entrambi i coniugi dovranno trovarsi d'accordo sulla necessità di lavorare sui problemi, a cominciare dall'essere molto espliciti sui loro bisogni.


FONTI:

www.ares.it
American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, (4th edition), American Psychiatric Association, Washington, D.C., 1994

Asperger H. (1944), Autistic psychopathy in childhood, translated in Frith U., Autism and Asperger’s Syndrome, Cambridge University Press, Cambridge, 1991

Ilaria.Scivoletto

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sindrome di Asperger

Messaggio  Manuela Mattera il Mar Gen 12, 2010 8:01 pm

Sindrome di Asperger
Il disturbo di Asperger o sindrome di asperger (S A) è una malattia a base prevalentemente genetica che si manifesta sotto forma lieve di autismo. Essa fu descritta per la prima volta dal pediatra Hans Asperger nel 1944, ma il termine fu coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una pubblicazione del 1981. La sindrome di Asperger si manifesta con una pronunciata tendenza alla distrazione, con l'incapacità di comprendere le emozioni altrui, con gestualità fortemente ridotta, goffaggine nei movimenti, forte attaccamento alle abitudini, eccessiva attenzione ai particolari e comportamenti ripetitivi.
Le persone affette da sindrome di Asperger hanno intelligenza e capacità linguistiche nella norma (a volte anche superiore), ma appaiono incapaci a comprendere gli stati emotivi altrui attraverso i diversi indizi derivanti dal linguaggio corporeo e dalle inflessioni della voce o dalla stessa situazione relazionale. Può accadere che esse osservino un sorriso senza riuscire a capirne il significato o magari interpretandolo come una semplice smorfia. Bisogna comunque notare che, trattandosi di un disturbo (o, per meglio dire, d'una differenza ontologica nello psichismo, perfettamente innata secondo i più recenti studi di neuroscienza) con ampio spettro di variazione, una certa percentuale di individui con Sindrome d'Asperger appaiono quasi "nella norma" nella loro capacità di leggere le espressioni facciali e le intenzioni degli altri. Spesso continuano a mostrare però difficoltà nel fissare negli occhi le altre persone, ritenendo il contatto visivo altamente ansiogeno (che procura cioè uno stato di tensione che va al di là delle proprie capacità di sopportazione), mentre altri viceversa possono mantenere l'incontro visivo in modo eccessivamente fisso (sembrano attraversare le persone senza davvero vederle), che può essere avvertito come "disturbante" per le persone comuni.
La malattia si presenta con diversi gradi di gravità; certi individuo che ne soffrono appaiono quasi normali nell'interpretare le espressioni del viso e le intenzioni altrui. In generale, la sindrome di Asperger comporta un diminuito interesse per gli altri, una relativa indifferenza per i rapporti sociali; i bambini si mostrano spesso attratti da un solo argomento che diventa una sorta di ossessione. Anche negli adulti, la malattia tende a esaltare un particolare interesse, in special modo se connesso con oggetti da ordinare, classificare, riportare in elenchi, ecc.
Il trattamento della sindrome di Asperger, che colpisce mediamente una persona su 250 (con netta prevalenza dei maschi), è di tipo prevalentemente psicologico ed è rivolto da una parte ad aiutare il soggetto a prendere coscienza dei propri limiti emotivi e dall'altra a sostenere la stima di sé valorizzando le caratteristiche positive.
Finora è stata scoperta circa una decina di geni le cui alterazioni mostrano di avere un legame con lo sviluppo della malattia: si tratta senza eccezione di geni coinvolti nello sviluppo del sistema limbico, ossia il cervello emotivo e sociale. Questo spiegherebbe la pronunciata insensibilità alle emozioni altrui e alle relazioni interpersonali che caratterizza la malattia stessa
In conclusione mi sento di aggiungere che purtroppo per soggetti affetti da questa sindrome come anche per l’autismo, le modalità di intervento per migliorare le loro condizioni di vita non sono state ancora ben individuate, cioè mi sembra che si vada ancora avanti “per tentativi ed errori” per lo meno questo è quello che posso affermare in base alla mia breve esperienza con soggetti autistici. Ciò nonostante la mia “curiosità” nei confronti di questi soggetti è grande e spero un giorno da insegnante di sostegno di potermi confrontare con “uno di loro”.

1. Militerni R., Neuropsichiatria infantile, IDELSON-GNOCCHI 2006
2. Il Diogene, Pagine enciclopediche (sito web)
3. Sindrome di Asperger-Wikipedia

Testi che trattano l’argomento:
• Sally Ozonoff - Geraldine Dowson - James McPartland, Sindrome di Asperger e autismo. Una guida per i genitori, Armando, Roma, 2007
• P. Cornaglia Ferraris, Io sento diverso, Erickson, Trento, 2006
• Hans Asperger, Bizzarri, isolati e intelligenti, Erickson, Trento, 2003
• Ami Klin - Fred R. Volkmar - Sara R. Sparrow, La sindrome di Asperger. I disturbi generalizzati ad alto funzionamento, Giovanni Fioriti, Roma, 2003
• F. Borellini (a cura di), Una scuola per me, Fratelli Frizzi Editori, 2003
• E. Schopler - G. B. Mesibov - L. J. Kunce, Sindrome di Asperger e autismo High-Functioning, Erickson, Trento, 2001
• T. De Meo - C. Vio - D. Maschietto, Intervento cognitivo nei disturbi autistici e di asperger, Erickson, Trento, 2000


A presto,
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relazione Digital Divide

Messaggio  iodice ivana il Mar Gen 12, 2010 9:17 pm

Per Digital Divide si intende mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche. Da qualche anno ormai si parla di questo argomento, che con il passare del tempo riguarda aspetti sempre diversi delle nuove tecnologie e non solo: molti sono gli aspetti anche sociali della questione. Storicamente, i primi che parlarono di digital divide furono Al Gore e Bill Clinton, quando, all'inizio degli anni novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di internet negli Stati Uniti.
Il concetto di "divario digitale" era riferito alla difficoltà di accesso a internet in determinate zone del paese (difficoltà intesa anche sotto l'aspetto dei costi).
In quegli anni internet esplode come fenomeno di massa e diventa sempre di più un mezzo di lavoro e di business: non essere connessi alla rete (o non avere gli strumenti cognitivi per farlo), significa quindi essere relegati ai margini della società. Nascono così vari progetti per colmare il divario digitale americano nell'amministrazione Clinton).
Con il passare del tempo, la "rivoluzione internet" inizia a interessare un po' tutto il mondo industrializzato e queste tematiche cominciano ad essere sentite anche in altri paesi fino a raggiungere anche il sud del pianeta.
Per inquadrare correttamente il digital divide nei paesi in via di sviluppo dovremmo inserirlo come l'ultimo dei tanti "divide" che riguardano determinate aree: povertà, sfruttamento delle risorse ad opera di multinazionali, mancanza di energia elettrica, problemi politici, mancanza di istruzione, degrado. Il digital divide si aggiunge a questa parzialissima lista di ritardi e rischia, visto il vorticoso progredire di queste tecnologie, di incrementare ulteriormente la forbice tra paesi sviluppati e non. Sarebbe sicuramente sbagliato credere che andando ad incidere sul digital divide si possano risolvere i problemi gravi che affliggono queste società, così come sarebbe un errore pensare che portando un computer in ogni capanna il problema dell'acqua potabile sia risolto. Sicuramente le nuove tecnologie, se organicamente introdotte, potrebbero, in tempi e modi adeguati, diventare uno strumento di sviluppo e conoscenza. La tecnologia non dovrebbe servire a creare dei bisogni indotti in questi paesi (computer sempre più potenti, connettività ultraveloce, nuove releasedi programmi dei quali si sfrutta l'1% delle capacità, etc.), ma a farli sentire partecipi e in grado di creare uno sviluppo tecnico più adeguato alle loro reali esigenze.
Qui iniziamo a toccare un altro punto importante della questione: le tecnologie ICT rappresentano un "paradigma tecnologico", ovvero un insieme di regole e metodi che determinano un modo di produzione e quindi un modello sociale.
Mai come in questo momento le tecnologie non sono neutre; dal tipo di scelte che vengono fatte si possono decidere i vari tipi di futuri che ci aspettano: sicurezza dei dati, codici dei programmi, sistemi operativi, protocolli applicativi etc etc. Un paradigma tecnologico non sostenibile può creare molti problemi che - tra l'altro - potrebbero ritornarci indietro amplificati (come ad esempio i problemi ambientali). Nell'ambito dell'informatica e delle nuove tecnologie, il paradigma tecnologico più sostenibile è sicuramente quello legato al free software.
Il modello cooperativo a cui fa riferimento, la possibilità di personalizzare per le diverse esigenze i software e la possibilità di partecipare attivamente all'innovazione entrando nel merito delle cose trattate sono alcuni dei suoi punti di forza. Se la strada per affrontare il problema sarà questa, allora non saranno soltanto i paesi in via di sviluppo a trarne benefici diretti, ma anche tutta la comunità a livello mondiale. Ma al di la del problema a livello internazionale, il divario digitale è una problematica che investe anche il singolo soggetto, come nel caso del’anziano e del disabile. Le nuove tecnologie rappresentano una grande opportunità per le categorie deboli, disabili e anziani, perché offrono nuove soluzioni a problemi un tempo insuperabili, consentendo la valorizzazione delle loro capacità e un parziale superamento delle loro mancanze.. Grazie alle tecnologie assistive, una persona priva dell'uso delle mani può scrivere un testo semplicemente parlando al computer, un non vedente può istruire il suo Pc affinché legga ad alta voce il contenuto sullo schermo. Tuttavia, talvolta la tecnologia risulta non accessibile a disabili e anziani. Anziché aiutarne l'integrazione, costituisce in questi casi un nuovo ostacolo alla piena partecipazione alla vita sociale. Le limitazioni non sono imputabili alla tecnologia in sé per sé, che è caratterizzata da grande flessibilità, ma dalle mancate richieste degli sviluppatori alla tecnologia stessa. Essa può sensibilmente migliorare la qualità della vita delle persone disabili, ma solo se è sviluppata tenendo conto anche delle loro esigenze.Per fare un esempio, nei siti web l'utilizzo di grafica per veicolare informazioni può creare problemi di accesso ai contenuti per le persone che utilizzano tecnologie assistive per la navigazione. Immagini in movimento, scritte scorrevoli, colori sfumati con scritte tinta su tinta, finestre pop-up e altri elementi grafici non standard procurano i maggiori disagi alle persone disabili durante la navigazione su Internet, poiché gli ausili non funzionano adeguatamente quando non vengono rispettate alcune semplici regole di programmazione. L'informazione, e nel caso delI'e-banking anche il servizio, diventano quindi inaccessibili.
L'accessibilità è dunque la rimozione di quelle barriere virtuali che costituiscono di fatto l'equivalente delle barriere architettoniche. Con una differenza: I'abbattimento delle barriere fisiche è un'operazione molto costosa, talvolta impossibile; I'accessibilità del web è a portata di mano.

Ndr: ripreso dalla rivista dell'A.B.I. "Bancaforte" di gennaio-febbraio 2004
http://www.apogeonline.com/berny/divide.html
www.privacy.it

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test di completamento Argomento:autismo

Messaggio  teresa avella il Mar Gen 12, 2010 9:27 pm

Kenner: <<l'autismo infantile va inteso nel senso di estremo isolamento dagli altri, di rifiuto di ogni contatto corporeo, di indifferenza rispetto alla separazione dalle figure parentali. in questa situazione l'altro non è vissuto in senso globale, ma in modo utilitaristico, come una sorta di protesi in questo o in quel segmento del suo corpo. Il bambino autistoco prende la mano dell'altro per farsi aprire una porta, ma la sua relazione è solo con la mano della persona, che diventa un prolungamento del proprio corpo (protesi)>>

L'autismo è un disturbo dello sviluppo neurologico che colpisce il modo in cui il bambino percepisce il suo ambiente modificando la comunicazione e l'interazione con le persone persone che lo circondano e quindi di conseguenza il suo comportamento. Il disturbo autistico varia a seconda del soggetto (non c'è un'unica caratteristica) e può presentarsi insieme ad altre sindromi o inabilità fisiche e di sviluppo. Sebbene esso sia una malattia che si manifesta con vasta gamma di livelli, tutti quelli che ne sono affetti presentano una triade di difficoltà che concerne:
1) l'interazione sociale
2) la comunicazione sociale
3) l'immaginazione
Rispetto al primo punto, un bambino autistico spesso apparirà distaccato e indifferente verso gli altri (specialmente bambini, sebbene alcuni gradirebbero certe forme di contatto fisico molto intenso); accetterà passivamente il contatto sociale versoil quale verso il quale mostrerà persino alcuni segni di piacere, ma raramente avrà degli approcci spontanei;occasionalmente avvicinerà gli altri ma, quasi sempre, in una maniera strana, inadeguata e ripetitiva, prestando poca o nessuna attenzione alla risposta di coloro che ha avvicinato.
Rispetto al secondo punto, un bambino autistico può non riconoscere le consuetudini sociali e il piacere della comunicazione (questo vale anche per coloro che parlano molto, essi parlano agli altri e non con gli altri); può non comprendere che il linguaggio è uno strumento per trasmettere informazioni e anche se in grado di chiedere ciò di cui ha bisogno trovare difficile palare dei sentimenti e dei pensieri propri e delle altre persone; può non reagire ai gesti, alle espressioni del volto o del tono della voce ( i bambini a rendimento più elevato usano i gesti, ma questi tendono ad essere strani e inadeguati); può capire e utilizzare il linguaggio in modo discretamente strutturato (in alcuni casi può essere totalmente assente), ma in ogn modo non è comunicativo, ossia non intende creare un rapporto con l'altro. A possiamo avere lunghi elenchi di parole appartenenti allo stesso campo semantico, oppure combinate tra loro senza apparente legame logico, ma irrilevanti rispetto al contesto comunicativo.
Rispetto al terzo punto un bambino autistico può essere non capace di giocare in maniera fantasiosa con oggetti e giocattoli o con altri bambini o adulti; può tendere a focalizzare l'attenzione su cose meno rilevanti ed insignificanti(ad es su di un orecchino piuttosto che sul volto); può avere una gamma limitata di attività immaginative perseguite in maniera rigida e ripetitiva.
A questo quadro generale andrebbe aggiunta sia l'acquisizione di schemi comportamentali stereotipati (dai più semplici come il movimento continuo di un segmento corporeo-es. le dita- ai più complessi - es l'iperattività, la stereotipia nel percorso di una strada o luogo, ripetizione di sequenze di azioni..) sia l'attaccamneto a oggetti o la raccolta ossessiva e la messa in fila di oggetti. E' possibile che il bambino assuma un comportamento provocatorio (correre via, mordere, urlare, dare calci, afferrare e lanciare oggetti..).
L'autismo è classificato come un disturbo pervasivo dello sviluppo e per esso ricercatori e terapisti hanno sviluppato diverse serie di criteri diagnostici. Alcuni dei criteri più usati comprendono domande al genitore e sul comportamento del bambino. Vengono spesso utilizzate griglie che presentano una serie di caratteristiche rispondenti alla sindrome.
Dal momento che l'autismo può avere più cause e differenti manifestazioni esso richide una serie di strategie di intervento strutturate e tra quete abbiamo approcci educazionali caratterizzati dal costruire il successo per il bambino autistico in un ambiente altamente strutturato (come il TEACCH), i metodi che includono approcci diretti alle difficoltà di comunicazione (es comunicazione facilitata) e gli interventi neuro riabilitativi e neurologici tendenti al recupero del soggetto autistico (come il metodo Delacato di organizzazione neurologica).
Per non rendere troppo lungo il testo non ho riportato dettagliatamente nè gli approfondimenti sulle strategie di intervento (soprattutto il TEACCH) nè la sezione riguardante ANGSA, nè il ruolo della scuola nella nuova normativa a partire dalla legge 104 del 92,nè il ruolo delle Autorità, dei Servizi sanitari e degli Assistenti sociali.


testi consultati:
- "Potrebbe essere autismo" guida realizzata con il patrocinato di Provveditorato agli studi di Salerno, l'associazione internazionale Lions club e A.N.G.S.A Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici
- "La Pedagogia clinica" i processi formativi del diversamente abile, Editori Laterza
- R. Militerni, Neuropsichiatria infantile, Idelson, Gnocchi, Napoli, 2004

ARTICOLI SCIENTIFICI on line
Dalla lettura di vari articoli sull’argomento ho dedotto che si spera in una riduzione di interventi farmacologici per la cura della sindrome. Al momento però la situazione è sconfortante, le ricerche, seppur negli ultimi anni cospicue, hanno prodotto risultati spesso in grande contraddizione tra loro.
Oggi si stanno sperimentando trattamenti con neurolettici atipici, ma non si hanno ancora dei dati sulla loro validità. Ciò che ad avviso della comunità scientifica ostacola il lavoro dei ricercatori è l’attuale inadeguatezza del DSM-IV e ICD-10 (in ritardo con le nuove conoscenze scientifiche),in quanto non impostati per valutare e classificare i gravi e complessi disturbi Bio-chimici che, più o meno tutti i soggetti autistici presentano. Non vi è dubbio che vi siano stati grossi passi in avanti ma ciò non è ancora sufficiente perché l’Autismo Infantile dovrebbe essere visto e valutato come una “ scatola cinese”, diviso cioè in tanti sottogruppi, divisi a loro volta in altri sottogruppi, e a loro volta in altri sottogruppi, in base ai vari Disturbi del Comportamento,all’età, alle sintomatologie, alterazioni metaboliche, intolleranze… Agendo in questo modo si potrà avere una discreta uniformità di soggetti su cui intervenire con Ricerche Farmacologiche finalmente mirate, identificando Sintomi Bersaglio da colpire e avendo risposte più univoche.

teresa avella

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digital divide

Messaggio  vastarella.fiomena il Mar Gen 12, 2010 10:51 pm

Il Digital divide esprime l’handicap da parte di alcune categorie sociali - o di interi paesi - di usufruire di tecnologie e cultura di tipo digitale nella cosiddetta “società dell’informazione”.
Letteralmente rappresenta il “divario digitale” tra chi ha familiarità con la tecnologia della informazione e della comunicazione e chi non ce l’ha. Tipicamente la misura di questa familiarità è data dalla abilità e confidenza nell'uso di Internet, che è per antonomasia l'esponente della tecnologia digitale e delle sue implicazioni.
Le cause che possono determinare questo divario di conoscenza possono essere molteplici, a partire dalla disponibilità economica, passando per il livello culturale, fino ad arrivare all’impossibilità fisica o intellettiva dell’utente. Sono infatti i disabili i principali destinatari delle maggiori campagne di anti digital divide come il piano di azione “e-Europe 2002″ emanato dall’unione Europea nel 2000, oppure come il WAI (Web Accessibility Initiative), iniziativa promossa dalla maggiore autorità in tema di Internet, il World Wide Web Council (W3C) che ha come presupposto di base il fatto che l'informazione è un diritto per tutti e deve essere quindi per tutti essere accessibile.
Le raccomandazioni emesse dal WAI si preoccupano di coloro non in grado di vedere, di udire, di muoversi, o non in grado di trattare con facilità o non trattare del tutto certe informazioni. Esempi possono essere soggetti che non sono in grado di utilizzare mouse e tastiera, leggere e comprendere testi, soggetti che hanno difficoltà visive o percettive.
Oltre alle indicazioni del W3C altro aspetto da non trascurare per garantire l’accesso alle tecnologie per i diversamente abili, sono le tecnologie di assistenza (ausili come sintetizzatori vocali, barre braille, alternative al mouse e alla tastiera …) che presentano, però, ancora costi alti e non sono quindi alla portata di tutti.
Volendo interpretare invece il DD come differenza tra chi ha una “cultura tecnologica” e chi no, tra chi “sa usare” gli strumenti digitali e chi no, viene naturale chiedersi quanto sottile sia il confine tra i disabili che hanno conoscenze e strumenti per accedere al mondo ITC e i normodotati che semplicemente mancano di competenze, conoscenze e spesso anche di volontà. In una società basata sempre di più sull’evoluzione tecnologica, il divario tra normodotati e disabili viene ad assottigliarsi nel momento in cui si entra nel campo del digitale: potrebbe essere considerato un “disabile tecnologico” anche il normodotato che non sa accedere ad internet, che non riesce a controllare il proprio conto bancario dal PC di casa e quant’altro.
Credo che molto debba essere ancora fatto per eliminare il DD non solo per quanto riguarda l’accessibilità ai disabili, ma anche per quanto riguarda l’alfabetizzazione informatica; se da un lato è sempre vivo il bisogno di progredire in campo tecnologico per permettere l’accesso facilitato alla tecnologia stessa, è innegabile che una delle principali sfide dell’era digitale è proprio quella di rendere il mondo digitale a portata di tutti.


http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide
http://www.apogeonline.com/berny/divide.html

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Sindrome di Asperger

Messaggio  Maria Grazia Sannino il Mer Gen 13, 2010 2:11 am

Nel 1944 Hans Asperger descrisse alcuni bambini la cui sintomatologia era caratterizzata da una importante difficoltà di interazione sociale: il disturbo fu definito psicopatia autistica. Per l’autore il disturbo era diverso da quello descritto nel 1943 da Kanner. Si trattava infatti di bambini, in età da 6 a 11 anni, con un buon linguaggio e buone capacità cognitive, ma con interessi ristretti e stereotipati e con scarsa empatia e difficoltà a capire i messaggi sociali. Li descriveva infatti come saccenti, piccoli professori ma con difficoltà nell’uso delle espressioni facciali e dei gesti, nella modulazione della voce e nel rispondere appropriatamente ai messaggi non verbali dei loro interlocutori. Erano inoltre goffi, con scarsa consapevolezza dei movimenti del loro corpo nello spazio. Sottolineò fin dall’inizio il tratto costituzionale
del disturbo e il fatto che questo si manifestasse tardi, a differenza dell’autismo di Kanner. Sono state constatate molte similitudini con l'autismo senza ritardo mentale (denominato ”High Functioning Autism”), ma non si è ancora risolta la questione se la sindrome di Asperger e l’autismo di alto livello siano veramente condizioni diverse. In qualche misura, la risposta dipende dal modo in cui medici e ricercatori fanno uso del concetto diagnostico, dato che fino a poco tempo fa non esisteva nessuna definizione “ufficiale” della sindrome di Asperger. La mancanza di una definizione consensuale ha generato grande confusione: visto che i ricercatori non potevano interpretare i risultati di altri ricercatori, i medici si sentivano liberi di usare tale etichetta allegandovi le proprie interpretazioni giuste o false del “vero” significato della sindrome di Asperger. I genitori erano, quindi, spesso confrontati con una diagnosi che nessuno capiva bene e, peggio ancora, della quale nessuno sapeva cosa fare. Non esisteva alcuna informazione stampata che desse sia ai genitori sia ai medici delle linee guida sul senso e sulle conseguenze della sindrome di Asperger, includendo il tipo di valutazione diagnostica e il tipo di terapie e interventi giustificati . Il lavoro di Asperger (scritto originariamente in tedesco) fu pienamente conosciuto nel 1981 per iniziativa di Lorna Wing che lo pubblicò in inglese. Solo successivamente il DSM-IV-TR ha definito i criteri diagnostici, puntualizzando i caratteri distintivi rispetto al Disturbo Autistico:
- l’assenza nell’anamnesi di un ritardo del linguaggio
- l’assenza nell’anamnesi di un ritardo nello sviluppo cognitivo
- le atipie nel repertorio di interessi ed attività, manifestando interesse soprattutto nei confronti di argomenti circoscritti , talvolta bizzarri.
Le persone affette da sindrome di Asperger hanno intelligenza e capacità linguistiche nella norma (a volte anche superiore), ma appaiono incapaci a comprendere gli stati emotivi altrui attraverso i diversi indizi derivanti dal linguaggio corporeo e dalle inflessioni della voce o dalla stessa situazione relazionale. Può accadere che esse osservino un sorriso senza riuscire a capirne il significato o magari interpretandolo come una semplice smorfia.
La malattia si presenta con diversi gradi di gravità; certi individuo che ne soffrono appaiono quasi normali nell'interpretare le espressioni del viso e le intenzioni altrui. In generale, la sindrome di Asperger comporta un diminuito interesse per gli altri, una relativa indifferenza per i rapporti sociali; i bambini si mostrano spesso attratti da un solo argomento che diventa una sorta di ossessione. Anche negli adulti, la malattia tende a esaltare un particolare interesse, in special modo se connesso con oggetti da ordinare, classificare, riportare in elenchi, ecc.
Il trattamento della sindrome di Asperger, che colpisce mediamente una persona su 250 (con netta prevalenza dei maschi), è di tipo prevalentemente psicologico ed è rivolto da una parte ad aiutare il soggetto a prendere coscienza dei propri limiti emotivi e dall'altra a sostenere la stima di sé valorizzando le caratteristiche positive.
Alcuni studiosi sono inclini a credere che anche molti personaggi famosi come Michelangelo, Wittgenstein, il matematico Kurt Gödel e perfino Albert Einstein e Isaac Newton soffrissero in qualche misura della sindrome di Asperger.
Trovo interessante, a questo punto, la lettura di un articolo inglese:
Londra, 14 apr. (Adnkronos) – Albert Einstein e Isaac Newton erano affetti dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che spesso viene scambiata per eccentricità. Chi ne è colpito infatti è ossessionato da complessi e ha forti problemi di comunicazione. E’ quanto emerge da uno studio condotto da alcuni ricercatori britannici delle Università di Cambridge e Oxford.
In particolare, secondo la ricerca inglese, Einstein avrebbe mostrato chiari segni della sindrome di Asperger soprattutto da piccolo: era un bambino solitario e spesso ripeteva in maniera ossessiva le stesse frasi. Aveva inoltre forti problemi di confusione nella lettura. Nel corso del tempo poi questi sintomi andarono regredendo. Il padre della relatività divenne infatti un adulto con molti amici e parecchie storie d’amore.
“Ma la passione, l’innamoramento e la capacità di parlare anche di temi lontani dalla propria area di interesse sono perfettamente compatibili con la sindrome di Asperger”, ha spiegato il professore Simon Baron-Cohen di Cambridge in una intervista al ”New Scientist” magazine. “Quello che è veramente difficile per coloro che sono affetti da questa sindrome -ha riferito- è sopportare e gestire una conversazione casuale. Non sono in grado di parlare poco”.
Quanto a Newton, secondo lo studio britannico, avrebbe presentato una sintomatologia assolutamente classica della sindrome: parlava con difficoltà, si immergeva così tanto nel suo lavoro da dimenticarsi di mangiare ed era scontroso con i pochi amici che aveva. E a peggiorare la situazione si aggiunsero anche intorno ai 50 anni depressione e paranoia.
Ma sia Newton che Einstein sono stati dei geni assoluti nel loro campo. Una potenzialità quella di eccellere che, secondo il professore Baron-Cohen, hanno tutti coloro che sono affetti dalla sindrome di Asperger a condizione che riescano a trovare la via giusta. L’alternativa altrimenti rischia di essere solo la depressione.
Qualche anno fa uscì un libro "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte", l'autore, Haddon Mark.
È la storia, narrata in prima persona, di Cristopher Boone, che, trovato il cane Wellington ucciso con un forcone, comincia a indagare fino a trovare il colpevole. Il ragazzo quindicenne soffre della sindrome di Asperger, una forma particolare di autismo. Capisce tutto di matematica e pochissimo degli esseri umani. Odia il giallo e il marrone, ama il rosso e detesta essere toccato.

Riporto alcuni passi del libro
"Il signor Jeavons disse che mi piaceva la matematica perché mi faceva sentire sicuro. Disse che mi piaceva perché la matematica serve a risolvere i problemi, poi aggiunse che questi problemi erano difficili e interessanti, ma che alla fine c'era sempre una risposta chiara e diretta per tutto. Ciò che intendeva era che la matematica non è come la vita perché nella vita non esistono riposte chiare e dirette. So che era questo che voleva dire perché è quello che ha detto.
Perché il signor Jeavons non capisce i numeri.
[...]
Dovevo andarmene da quella casa. Mio padre aveva ucciso Wellington. Significava che avrebbe potuto uccidere anche me, perché non avevo fiducia in lui, anche se aveva detto «Abbi fiducia in me». Perché mi aveva detto una bugia su una cosa molto importante.
Ma non potevo andare via subito perché mi avrebbe visto, avrei dovuto aspettare che si addormentasse.
Erano le 23,16.
Cercai di nuovo di calcolare «2 alla», ma non riuscii ad andare oltre 215, cioè 32768. Così mi misi a gemere per far passare il tempo più velocemente e non pensare.
[...]
Mentre dormivo feci uno dei miei sogni preferiti. Qualche volta lo faccio durante il giorno, e allora è un sogno ad occhi aperti. Ma spesso lo faccio anche di notte.
Nel sogno non ci sono quasi mai superstiti sulla Terra, perché l'intera popolazione ha contratto un virus. Che non è come un virus normale. E' come il virus di un computer. Lo si prende a causa del significato delle parole dette da una persona infetta e di quello che esprime con la faccia quando le pronuncia, che vuol dire che le persone possono prenderlo anche solo guardando una persona infetta alla televisione.
[...]
E andai in una libreria con mia madre e comprai un libro di matematica avanzata e mia madre disse alla signora Gascoyne che l'anno dopo avrei dato l'esame di matematica avanzata e lei disse: - Va bene.
E io lo passerò e prenderò di nuovo il massimo dei voti. E tra due anni darò l'esame di fisica e prenderò il massimo dei voti.
E dopo aver fatto questo, mi iscriverò all'università in un'altra città. E non deve per forza essere Londra perché Londra non mi piace e ci sono università un po' dappertutto e non solo nelle grandi città. E vivrò in un appartamento con un giardino e un bagno come si deve. Porterò con me Sandy [è il cane, n.d.r.] e i miei libri e il mio computer.
E poi mi laureerò a pieni voti e diventerò uno scienziato.
E so di potercela fare perché sono andato a Londra da solo e perché ho risolto il mistero di Chi ha ucciso Wellington? e ho trovato mia madre e sono stato coraggioso e ho scritto un libro e questo significa che posso fare qualunque cosa".
flower
Anche se La diagnosi di ASperger non è facile da stabilire( in effetti, questi sintomi possono essere spesso confusi con segni diversi psichiatriche schizofrenia, ecc ...)
E ' indispensabile:
che si aiutino i genitori a comprendere il comportamento insolito del loro bambino e di agire in modo più appropriato con lui : - ridurre la loro ansia, evitando situazioni di sovraccarico. Non chiedere più di quello che può fare per evitare la situazione di fallimento. E 'importante insegnargli a poco a poco il comportamento sociale, le regole, le situazioni di raggiungere. Tecniche di riabilitazione che insegnano a comunicare in modo più appropriato. L'obiettivo è quello di sviluppare in questi bambini abilità sociali con i coetanei per promuovere l'integrazione sociale.
Non esiste un trattamento migliore e forse neppure semplicemente una terapia. I migliori risultati si ottengono con un lavoro di supporto e di aiuto, paziente e continuo, che non cambia l’organizzazione di base, ma porta a fare entrare questi pazienti nel mondo del lavoro. In questo, seppure con grandi alti e bassi, l’Asperger riesce a trovare un suo modello di sopportazione sostenuto soprattutto da una remunerazione che, seppure ritenuta inadeguata, viene accettata per il rischio di non riuscire a trovare un’altra sistemazione.

flower

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TEST DI COMPLETAMENTO:AUTISMO

Messaggio  linaferrante il Mer Gen 13, 2010 11:07 am

Identificata da Kanner nel 1943, la sindrome autistica è al centro di numerosi studi in diversi ambiti di ricerca.
L’autismo si riferisce ad un’alterazione della reciprocità-sociale, ad una grave anomalia della comunicazione, povertà d’interessi e insistenza a fare le stesse attività. I sintomi si manifestano in genere, entro i primi 3 anni, in un bambino su mille di tutte le popolazioni del mondo e d’ogni ambito sociale. I maschi sono colpiti 4 volte più delle femmine.
Per l’OMS è un disturbo generalizzato dello sviluppo; alcuni lo associano ad un’alterazione dello sviluppo celebrale in una fase precoce della vita fetale. In campo della ricerca, comunque, è tutto aperto. Al momento, infatti, non esiste una singola causa conosciuta. Ci si aspetta molto dai processi delle neuroscienze e dalla loro applicazione clinica, in particolare dagli studi di biologia molecolare relativi allo sviluppo cerebrale, dalla ricerca sui fondamenti biologici della socializzazione e della comunicazione, dalla psicofarmacologia, dalla genetica.

AUTISMO: NE’GIUDICI, NE’COLPE

Mentre non è stata ancora determinata la causa, la maggior parte degli esperti concorda su una non-causa.
E cioè che nell’insorgenza dell’autismo non hanno un ruolo determinante i fattori ambientali, anche se poi i medesimi possono contribuire al successo di un programma didattico di un intervento rieducativi, o più chiaramente, il comportamento di un genitore non può originare l’autismo del proprio bambino.
Per un lungo periodo alcuni “esperti” hanno attribuito la responsabilità dell’autismo dei bambini a genitori freddi e distaccati o con disturbi psicologici o della personalità.
Si sono coniate espressioni del tipo “madri frigorifero”, con i conseguenti effetti devastanti su madri già gravemente provate dalla disabilità del figlio. Per questo sentiamo il dovere di ripetere che i genitori non sono mai la prima causa dell’autismo del loro piccolo anche se possono svolgere ruoli determinanti nel favorire lo sviluppo delle sue abilità e competenze.

Il bambino autistico ha estreme difficoltà a relazionarsi con le altre persone, anche con i propri genitori. Si isola, spesso evita lo sguardo e può non rispondere se è chiamato per nome. Perciò all’inizio, si può pensare ad un deficit uditivo, insorto improvvisamente. Verificata la funzionalità dell’apparato uditivo, cominciano le osservazioni. E allora ci si sofferma sul camminare in punta di piedi, sugli oggetti girati per ore, sul rifiuto a volte di abbracci e baci dei famigliari, sulle notti insonni, sulla sua originalità così difficile da gestire. Fino alla diagnosi. Il lavoro deve cominciare prima possibile: terapie individualizzate per trattare specifici sintomi, psicoterapie per promuovere le competenze emozionali ed aiutare il bambino ad affrontare l’ansia, interventi educativi per favorire sviluppo sociale e linguaggio, programmi ricreativi per agevolare la maturazione emozionale, eventuali farmaci secondo le necessità cliniche individuali. Fondamentale, inoltre, il sostegno e la guida alla famiglia: spesso i genitori sono disorientati dinanzi ad una situazione davvero complicata. Aiutarli significa anche aiutare i loro bambini.
In “Autismo infantile “ il prof. Zappella, di Siena, si propone di dimostrare come la natura dell’autismo appaia “legata in parte ai fattori organici” e “in parte ai disturbi neurobiologici” che esprimono quadri depressivi o bipolari ad esordio precoce.
In taluni casi, dunque, potrebbero mutare le prospettive prognostiche.
Nel libro è descritto il metodo AERC “Attivazione Emotiva e Reciprocità Corporea “, che affida soprattutto ai genitori gli strumenti per recuperare le capacità dei loro figli. Si mira a recuperare le principali tappe relazionali del normale sviluppo infantile.
E i modi con cui si cerca di raggiungere questi obiettivi sono basati sulla reciprocità corporea e sulla collaborazione, e spesso arricchiti da elementi di attivazione emotiva. In genere, dice il neuropsichiatra, questa terapia, particolarmente efficace nei bambini di età inferiore ai 6- 7 anni, dura poco più di un anno.
Aerc, aggiunge Zappella, “spesso trae vantaggio dall’uso contemporaneo di diete e di farmaci appropriati. Nella sua fase iniziale alcuni brevi holding possono essere utili”.


TEACH, MIGLIORARE LA QUALITA’ DELLA VITA

Così come non esiste una singola causa conosciuta dell’autismo, non esiste neppure una singola cura. Vari i tipi d’intervento: psicoterapia, psicomotricità, training uditivo, musicoterapia ecc...
Il Teach (trattamento ed educazione di bambini autistici e con handicap della comunicazione) è uno dei più noti metodi educativo-comportamentali; si approntano programmi strutturati adattati individualmente ad ogni bambino. Ideato da Schopler, è applicato negli USA da circa 30 anni. Il Teach non intende curare l’autismo ma migliorare la qualità della vita di autistici e famiglie.

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DIGITAL DIVIDE

Messaggio  linaferrante il Mer Gen 13, 2010 11:17 am

Digital Divide è il termine tecnico utilizzato che vuole far riferimento alle disuguaglianze nell’accesso - e della fruizione - delle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche tipiche della cosiddetta “società dell’informazione”. Il Digital Divide è un muro tra chi ha l’opportunità di cogliere i benefici che queste nuove tecnologie portano “geneticamente” con sé - perché le ICT sono uno straordinario strumento per avviare o accelerare processi di crescita e sviluppo, un potente mezzo di organizzazione e democratizzazione dell’attività umana ed una bramata “bacchetta magica” capace di creare ricchezza e benessere - e chi ne è escluso. Divario, disparità, disuguaglianza digitale significano la difficoltà da parte di alcune categorie sociali o di interi paesi di usufruire di tecnologie che utilizzano una codifica dei dati di tipo digitale rispetto ad un altro tipo di codifica precedente, quella analogica.Stabilire un approccio ultimo all’analisi delle componenti e degli effetti sulla società del Digital Divide e proporne una possibile soluzione è molto difficile, e lo è ancora di più quando non esiste nemmeno una definizione largamente condivisa del fenomeno stesso.

Innanzitutto è bene ampliare il concetto di Digital Divide riferendolo non solo alle disparità nell’accesso ad Internet ma al vasto complesso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ciò significa che, sebbene Internet sia il fulcro della rivoluzione tecnologica odierna, è necessario interessarsi anche a tutte quelle nuove tecnologie che facciamo rientrare nell’insieme delle ICT e che si influenzano reciprocamente e dipendono strettamente l’una dall’altra. Come sappiamo, uno dei processi in atto nella “società informazionale” è l’integrazione delle diverse tecnologie in un ambiente multimediale, quindi, qualsiasi approccio all’universo tecnologico odierno non può prescindere dal multimediaSe si vogliono tracciare le caratteristiche del Digital Divide, non si deve semplicemente definirlo nei termini di un divario bipolare tra chi ha accesso alle ICT e chi non ce l’ha. Bisogna invece vederlo come una gradazione, un continuum di diversi livelli di accesso che varia tra i due ipotetici poli della totale mancanza di accesso e di un utilizzo appropriato ed efficace delle tecnologie33. In sostanza ci stiamo riferendo a quel già citato universo di differenti livelli di utilizzo della tecnologia. Per rendere più chiaro il concetto basta immaginarsi le differenze nell’accesso e nell’utilizzo di Internet che possono esserci tra un ricercatore del MIT di Boston, con il suo bel computer di ultima generazione con collegamento a banda larga, uno studente di Seul che saltuariamente frequenta un cyber-café, e un attivista di una Ong indonesiana che non sa usare il computer, ma occasionalmente i suoi colleghi scaricano e stampano per lei le informazioni utili al suo lavoro.
Importante da considerare, rimanendo sempre all’interno del continuum delle varietà di modi di utilizzo della rete, è anche la modalità di accesso.
È necessario considerare non solo le disuguaglianze nell’accesso alle ICT e nel tipo di utilizzo che se ne fa, ma anche dei benefici che si ottengono nell’utilizzarle. Questo è probabilmente il cardine dell’intero dibattito odierno riguardo il Divario Digitale. Tutte le promesse di sviluppo, prosperità e libertà che la rivoluzione tecnologica porta con sé sono direttamente connesse ai benefici che si ottengono grazie all’utilizzo che facciamo della ICT. Di per sé la diffusione delle tecnologie non permetterà alcun miglioramento significativo della vita umana. Perché avvenga qualche cambiamento positivo è necessaria la diffusione del sapere: la conoscenza del più appropriato, effettivo e significativo utilizzo delle ICT è il vero obiettivo che dobbiamo porci nel tentativo di superamento del Divario Digitale, perché solo in questo modo si possono creare le premesse per l’integrazione di coloro che, fino ad oggi, sono rimasti esclusi dalla società in rete.

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SINDROME DI ASPERGER

Messaggio  linaferrante il Mer Gen 13, 2010 11:21 am

Sindrome di Asperger
La sindrome di Asperger (abbreviata in SA, o AS in inglese) è un disordine pervasivo dello sviluppo imparentato con l'autismo e comunemente considerato una forma di autismo "ad alto funzionamento". Il termine "sindrome di Asperger" venne coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981; lo chiamò così da Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco il cui lavoro non venne riconosciuto fino agli anni Novanta. In generale si ritiene che si tratti di un tipo di autismo caratterizzato dalla difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un'alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell'autismo classico.
Caratteristiche
I soggetti non autistici possiedono una percezione altamente sofisticata degli stati mentali degli altri (hanno cioè una teoria della mente adeguatamente sviluppata). La maggior parte delle persone è capace di raccogliere una moltitudine d'informazioni sugli stati cognitivi ed emotivi degli altri sulla base di indizi raccolti dal loro linguaggio corporeo e dall'ambiente. Le persone autistiche non hanno questa abilità e gli individui con la sindrome di Asperger possono essere percepiti come persone la cui mente non riesce ad agganciarsi alla realtà, come coloro che soffrono di autismo classico. Gli individui affetti da questa sindrome possono osservare un sorriso e non capirne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra sorriso, ammiccamento e altre espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale. Per loro è estremamente difficile saper "leggere attraverso le righe", ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente. Bisogna comunque notare che, trattandosi di un disturbo con ampio spettro di variazione, una certa percentuale di individui con la sindrome di Asperger appaiono quasi normali nella loro capacità di leggere le espressioni facciali e le intenzioni degli altri. Spesso gli individui con questa sindrome mostrano difficoltà nel guardare negli occhi le altre persone, ritenendolo pericoloso e al di sopra delle proprie possibilità, mentre altri hanno un contatto visivo eccessivamente fisso, che può essere avvertito come "disturbante" per le persone comuni.
La sindrome di Asperger implica un intenso livello di attenzione su determinate cose che interessano ed è spesso caratterizzato da facoltà e interessi davvero particolari: una persona può essere ossessionata dalla lotta libera degli anni Cinquanta, un'altra dagli inni nazionali delle dittature africane, un'altra dal fare modellini di costruzioni con i fiammiferi. Comuni sono gli interessi per i mezzi di trasporto (treni, auto) e i computer. In generale, attraggono le cose con un certo ordine, come le classificazioni, le liste e simili. Quando questi particolari interessi coincidono con un obiettivo materiale e socialmente utile, l'individuo può portare avanti una vita di successo: per esempio, il bambino con l'ossessione per l'architettura navale può crescere e diventare un ingegnere navale. Nello sforzo per soddisfare questi interessi, l'individuo con la sindrome di Asperger spesso manifesta ragionamenti estremamente sofisticati, un'attenzione pressoché ossessiva, una memoria focalizzata sulle immagini visuali e sui dettagli, detta "eidetica". Hans Asperger chiamò i suoi pazienti "piccoli professori", basandosi sull'idea che persone poco più che bambine avevano un bagaglio di conoscenze nei loro campi d'interesse pari, se non superiori, a quello dei professori universitari. Questo perché gli individui con la sindrome di Asperger hanno un'intelligenza normale, o in qualche caso superiore alla norma, a scapito di una capacità d'interazione sociale nettamente inferiore.
Le persone autistiche hanno risposte emotive forti come le persone comuni o forse ancora più forti, sebbene quello che genera una risposta emotiva può non essere sempre la stessa cosa. Quello che manca a loro è un'innata abilità di esprimere i loro stati emotivi con i gesti, il linguaggio corporeo e l'espressione facciale. Molte persone con la sindrome di Asperger si sentono a disagio nel loro distacco involontario dal mondo comune; manca loro la naturale abilità nel capire ciò che non viene detto esplicitamente nelle relazioni sociali e in pari modo essi hanno difficoltà a comunicare con accuratezza il loro proprio stato emotivo.
Questo porta a una catena senza fine di problemi nell'infanzia e nella maturità. Se un insegnante chiede a un bambino con la sindrome di Asperger "Un cane ha forse mangiato i tuoi compiti a casa?" il bambino rimarrà in silenzio se non ha capito l'espressione, cercando di dire all'insegnante che non ha un cane a casa e che i cani di solito non mangiano la carta. Il bambino non ha capito che l'insegnante si riferiva al fatto che egli aveva lasciato a casa (o non aveva fatto proprio) i compiti e aveva usato un espressione figurata per esprimere il concetto, ma dal tono di voce, dai gesti e dall'espressione del volto, non è riuscito a capire ciò che l'insegnante diceva in realtà. L'insegnante potrà scambiarlo per un bambino arrogante, irriverente e insubordinato. Il bambino se ne starà zitto, sentendosi frustrato e trattato ingiustamente.
Interazione sociale e schemi cognitivi
La sindrome di Asperger può portare ad avere problemi con le normali interazioni sociali tra persone di pari livello. Nell'infanzia e nell'adolescenza questo può causare seri problemi perché un bambino o un ragazzo con la sindrome di Asperger avrà difficoltà a decodificare i segnali impliciti su cui si reggono le interazioni sociali e potrà essere messo da parte dai coetanei, creando quindi una sorta di "crudeltà sociale". Un bambino o ragazzo con questa sindrome viene spesso considerato responsabile di questa crudeltà nei suoi confronti sebbene egli non riesca a capire né il perché dell'ostilità né cosa stia facendo di "sbagliato". Recenti scoperte nel campo dell'educazione speciale hanno cercato di risolvere questo problema, ottenendo solo risultati parziali.
Nell'età adulta una persona con la sindrome di Asperger può trovare difficoltà a distinguere tra il sorriso di una cameriera che sta aspettando l'ordinazione al suo tavolo e quello della donna al tavolo davanti che è interessata a lui. Potrà cavarsela chiedendo una tazzina di caffè alla cameriera e ignorare la donna al tavolo davanti.
L'alienazione sociale delle persone con la sindrome di Asperger è così intensa fin dall'infanzia che molti si creano amici immaginari per compagnia.
Spesso comunque l'intensa attenzione e la tendenza a cercare di capire logicamente le cose può garantire alle persone con la sindrome di Asperger un alto livello di abilità nei loro campi d'interesse, anche se al prezzo di grandi difficoltà nell'interazione sociale. Nonostante le loro difficoltà inoltre essi hanno un raro e sviluppato senso dell'umorismo, con un'abilità non comune per i doppi sensi, i giochi linguistici, la satira e altro. La loro facilità di linguaggio è notevole, tanto che possono essere definiti "iperlessici". Sebbene molti individui con la sindrome di Asperger non possono avere una vita considerata socialmente appagante dalla gente comune, molti infatti rimangono pressoché soli, è possibile per queste persone trovare persone comprensive (qualche volta tra persone che rientrano nel campo dell'autismo, altre volte no) e avere con loro strette relazioni. Mentre molti affrontano enormi problemi, alcuni riescono a superare gli ostacoli e ad avere successo nella società. Molte persone che soffrono di questi disturbi sono sposate e hanno figli; i loro bambini possono essere persone comuni o soffrire di qualche disturbo di tipo autistico. Molte persone autistiche non sanno di esserlo, né i loro familiari e i loro amici ne sono a conoscenza, perché forme leggere di autismo non vengono di solito diagnosticate oppure diagnosticate solo in parte anche da professionisti del settore.
Relazioni con l'autismo
Gli esperti oggi sono generalmente d'accordo sul fatto che non esista una singola condizione mentale chiamata "autismo". Piuttosto, c'è una gamma di disturbi con differenti forme di autismo che occupano varie posizioni all'interno della stessa. Ma dentro certi circoli della comunità autistica/SA, questo concetto di gamma di disturbi è messa parecchio in discussione. Se differenze nello sviluppo sono una pura funzione di differenti acquisizioni di capacità, cercare di distinguere tra gradi di serietà di un disturbo può essere pericolosamente fuorviante. Una persona può essere soggetta a aspettative irrealistiche solo sulla base di osservazioni superficiali fatte da altri nella comunità.
Negli anni Quaranta, Leo Kanner e Hans Asperger, lavorando indipendentemente negli Stati Uniti e in Europa, identificarono essenzialmente la stessa popolazione, con un po' più di funzionalità sociale in quello di Asperger che in quello di Kanner.
Gli studiosi sono alla ricerca di una soluzione al problema di come suddividere la gamma. Non c'è un modo immediato per fare ciò. Sembra che ciascuno possa dividere la popolazione autistica nel modo che gli pare più consono. Autistici che parlano, altri che non lo fanno. Autistici con attacchi, altri senza. Autistici con molti comportamenti ripetitivi, altri con meno e così via. Alcuni stanno cercando di identificare i geni associati con questi tratti, come un modo per fare raggruppamenti logici. Alla fine uno potrà sentire parlare di autistici con o senza il gene HOXA 1, con o senza cambiamenti al cromosoma 15 eccetera.
Probabili cause e origini
Le cause e le origini dell'autismo e della sindrome di Asperger sono fonte di continui dibattiti e congetture. Tra molte teorie in competizione tra loro sono la "teoria della sottoconnettività", sviluppata da scienziati cognitivisti all'Università Carnegie Mellon e all'Università di Pittsburgh, la "teoria Neandertal", la "teoria del cervello estremamente maschile" (Simon Baron Cohen), la mancanza di "teoria della mente" e la "teoria dell'autismo preoperativo", che afferma che le persone autistiche sono quelle che si bloccano neurologicamente allo stadio preoperativo dello sviluppo cognitivo, dove gran parte dell'elaborazione delle informazioni è a un livello olistico visuale e largamente non verbale e musicale. Questo indirizza anche la questione della teoria della mente dove i bambini, ancora allo stadio preoperativo di sviluppo cognitivo, non hanno raggiunto la decentralizzazione dall'egocentrismo.
La teoria della sottoconnettività stabilisce che l'autismo è un disturbo globale del cervello che restringe la coordinazione e l'integrazione tra le varie parti del cervello. Questo spiega perché le persone che soffrono di autismo e disturbi simili siano normali e maturi in certi campi come l'analisi logica e le capacità linguistiche, ma siano immaturi socialmente e talvolta neurofisiologicamente più giovani della loro età.
Altre teorie recenti hanno una loro plausibilità: l'inondazione di informazioni visuali degli ultimi tempi farebbe sì che si sviluppino molto le aree preposte all'elaborazione di queste ma che non sviluppino affatto quelle della comunicazione non-verbale o anche verbale (come nell'autismo classico).

Effetti sulle relazioni
Le persone con la sindrome di Asperger sono più facili a cadere in una forma depressiva rispetto alla popolazione generale perché essi hanno spesso difficoltà a comunicare problemi o capire quando è il momento di mostrare affetto, inoltre sono molto letterali nel parlare e hanno difficoltà a comunicare in una maniera emozionale. Appare molto utile per le coppie di sposi leggere quanto più possibile sulla sindrome di Asperger, il DOC, l'iperlessia e disturbi simili. Anche la comunicazione via Internet può aiutare. Un coniuge si arrabbierà e si deprimerà molto meno se capisce che i sintomi della sindrome di Asperger non sono diretti a lui o lei, ma sono parte di una condizione neurologica. Se qualcuno non mostra affetto non è detto che non lo provi. Quindi il coniuge si sentirà molto meno accantonato e capirà molto di più sulla situazione intorno. Entrambi i coniugi dovranno trovarsi d'accordo sulla necessità di lavorare sui problemi, a cominciare dall'essere molto espliciti sui loro bisogni.

Recentemente, alcuni studiosi hanno suggerito che molti personaggi famosi come Michelangelo (1475-1564), Isaac Newton (1643-1727), Nikola Tesla ((1856-1943)), Ludwig Wittgenstein (1889-1951), Albert Einstein (1879-1955), Glenn Gould (1932-1982) e Bobby Fischer (9 Marzo 1943) soffrissero di sindrome di Asperger, mostrandone alcune caratteristiche, come l'intenso interesse in un solo campo del sapere e problemi sociali. Questo rimane fortemente controverso, ma resta un dato di fatto di come molte persone con la sindrome di Asperger non siano solo pazienti da curare ma persone dotate di grandi doti d'intelligenza che possono quindi contribuire anche attivamente allo sviluppo della società. Quindi, una posizione equilibrata la considera una condizione con lati negativi e positivi.
C'è una teoria semiseria che sostiene come molti tratti delle sottoculture possano essere spiegati con la significativa presenza di individui con sindrome di Asperger. Un articolo della rivista "Wired" sosteneva che la sindrome di Asperger è particolarmente diffusa nella Silicon Valley, un covo di informatici e matematici. Questo ha creato una leggenda durevole, pubblicizzata dai media, che la "sindrome dei geek" è la stessa cosa della sindrome di Asperger, risultando in una gran quantità di autodiagnosi. Sebbene queste condizioni si sovrappongano, c'è consenso che la maggior parte dei geek sono persone comuni, anche se particolari, e non mostrino tratti del comportamento autistico.
Tuttavia, recentemente Bram Cohen, il trentaduenne programmatore statunitense autore del famoso protocollo BitTorrent ha dichiarato di avere la Sindrome di Asperger, avvalorando la tesi di un legame con capacità informatiche eccezionali.

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Autismo, disturbo multisistemico dello sviluppo, DMSS

Messaggio  CONCETTA D'AMELIO il Mer Gen 13, 2010 12:40 pm

L’Autismo Infantile fa parte del gruppo dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo (D.P.S.), sindromi caratterizzate da una grave compromissione di più aree dello sviluppo infantile, insieme alla Sindrome di Asperger, alla Sindrome di Rett e al Disturbo Pervasivo dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato.
Il DSM IV R si riferisce all'autismo come ad un disturbo pervasivo dello sviluppo , i cui sintomi risultano già evidenti durante la prima infanzia ( prima dei tre anni d'età). L'autismo non è una malattia mentale e , nella maggior parte dei casi, non ha nulla a che fare con la schizofrenia nè si identifica con una psicosi infantile causata dalla personalità psicogenetica dei genitori.
Quali le cause? Le cause precise non sono del tutto note. E' certo tuttavia che l'autismo rimonta a: 1) disfunzioni organiche; 2)malattie che colpiscono il sistema nervoso centrale durante la prima infanzia;3)disfunzioni metaboliche; 4) fattori genetici ( in associazione alla sindrome di X fragile e della fenilchetonuria) e fattori immunologici; 5) fattori biochimici e 6) fattori neurologici.
Attualmente una delle ipotesi maggiorrmente fondate è quella che interpreta l'autismop come un disturbo cognitivo su base organica. Essa colpisce cinque individui su diecimila, non ha preferenze di classi sociali, colpisce di preferenza i maschi anzichè le femmine, è una patologia complessa, trova il mondo della scuola del tutto o quasi impreparato all'accoglienza dei bambini che ne sono affetti, e ultimo dato singolare, elevato è il numero delle coppie di genitori autistici che si separano(sette su dieci).
Tratterò brevemente dell'autismo a scuola, che è quelloo che in questa sede maggiormente interessa.
A scuola bisogna intervenire, perchè, nonostante tutto il 30% dei bambini autistici ha un intelligenza quasi normale. Si discute a volte se essi siano capaci di processi superiori (analogia, generalizzazione, astrazione, simbolizzazione).
La scuola rappresenta il luogo naturale per: l'adozione di strategie d'aggressione che contano ai fini della conquista graduale dell'autotutela e dell'autostima; la conquista di automatismi e degli stereotipi basilari per la socializzazione e per la stessa sopravviovenza; la conquista del minimo di coerenza e di coordinamento oculo-manuale e delle attività pratiche essenziali; l'assimilazione e l'immagazzinamento di fatti, dati, nomi e esperienze; il riconoscimento delle alterità multiple; la ripetibiltà e fissazione di schemi comportamentali accettabili; la progressiva caduta od attenuazione delle incoerenze comportamentali, delle manifestazioni autoaggressive ed eteroagressive; lo sviluppo dell'intelligenza findove questo è possible.
Ho scelto di approfondire questa tematica per il fatto che l'anno scorso, durante l'esperienza di tirocinio diretto presso il 91° circolo didattico "Zanfagna" di , nella sezione dell'infanzia in cui effettuavo l'osservazione c'era G., un bambino autistico di cinque anni. Era la mia prima esperienza con persone autistiche e l'approccio è stato davvero forte perchè era una patologia di cui poco avevo sentito parlare ( magari avevo visto qulache film a riguardo, che stupidaggine!). Nonostante che la mia attenzione doveva incentrarsi sul resto della classe e non su di lui, non potrevo fare a meno di osservarlo e osservare il suo rapporto con le insegnanti e con i compagni (le maestre stavano facendo un lavoro superbo!).
G. mi è rimasto nel cuore anche perchè a modo suo comunicava una voglia di fare gruppo con gli altri, non voleva stare solo, anche se con le sue regole...Aveva anche raggiunto un buo grado di autonimio che riguardava l'andare in bagno e il prepararsi alla merenda e al pranzo. E ' stata un'esperienza che ritengo molto formativa, soprettutto perchè poi ho scelto di intraprendere il corso di didattica aggiuntiva per l'attività di sostegno.

_____________
Associazione Internazionale Autismo Europa: Describing autism, Maggio 1992
Birger Sellin, Une ame prisonniere, Robert Laffont, Paris 1994
www.ospedalebambinogesu.it/Portale2008/

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TEST COMPLETAMENTO

Messaggio  Angela Gemma Petrellese il Mer Gen 13, 2010 12:48 pm

La Sindrome di Asperger è considerata un disordine pervasivo dello sviluppo apparentato con l'autismo e comunemente considerato una forma dello spettro autistico "ad alto funzionamento". Il termine "Sindrome di Asperger" venne coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981; lo chiamò così da Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco il cui lavoro non venne riconosciuto fino agli anni novanta.
Gli individui con Sindrome di Asperger possono essere considerati come persone la cui mente non riesce ad agganciarsi alla realtà esteriore;possono osservare un sorriso e non capirne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra sorriso, ammiccamento e altre espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale. Per loro è estremamente difficile saper "leggere tra le righe", ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente (la menzogna, i doppi sensi, l'ironia implicita). Interpretano gli altri esclusivamente come si mostrano effettivamente, ne danno cioè un'interpretazione solo letterale.Trattandosi di un disturbo con ampio spettro di variazione una certa percentuale di individui con Sindrome d'Asperger appaiono quasi "nella norma" nella loro capacità di leggere le espressioni facciali e le intenzioni degli altri.Spesso continuano a mostrare però difficoltà nel fissare negli occhi le altre persone, ritenendo il contatto visivo altamente ansiogeno mentre altri viceversa possono mantenere l'incontro visivo in modo eccessivamente fisso,che può essere avvertito come "disturbante" per le persone comuni.
Generalmente sono attratti da attività in cui si possa ritrovare un certo ordine, una determinata logica, come per esempio le classificazioni, le date e simili. Quando questi particolari interessi coincidono con un obiettivo materiale e socialmente utile, il soggetto può portare avanti una vita di successo: per esempio, il bambino con l'ossessione per l'architettura navale può crescere e diventare un ingegnere navale. Nello sforzo per soddisfare questi interessi, l'individuo con Sindrome d'Asperger spesso manifesta ragionamenti estremamente sofisticati, un'attenzione pressoché ossessiva rivolta ai dettagli delle cose o della comunicazione, una memoria focalizzata eminentemente sulle immagini visuali, detta "eidetica-visiva".La loro facilità di lettura-scrittura è notevole, tanto che possono essere definiti "iperlessici", a volte grafomani o addirittura capaci di tenere a memoria un intero libro dopo averlo letto un'unica volta.
La Sindrome di Asperger innata/genetica (ha indubbiamente una base biologica) può portare ad avere problemi con i normali scambi sociali tra persone di pari livello.
Le persone con la sindrome di Asperger sono più facili a cadere in una forma depressiva rispetto alla popolazione generale in quanto possono spesso avere notevoli difficoltà anche solo a comunicare problemi o capire quando è il momento di mostrare affetto; inoltre sono molto letterali nel parlare e hanno difficoltà a comunicare in maniera emozionale comunemente accettata e compresa.


1 "Avere la sindrome di Asperger non significa che una persona non sia intelligente o che sia in qualche modo cattiva. Ognuno è differente, ama differenti attività e si interessa a differenti giochi.Ad uno dei tuoi amici può piacere guardare i cartoni mentre tu puoi preferire ascoltare la radio. Una persona con la sindrome di Asperger è molto differente.La Sindrome di Asperger è un tipo di autismo. Autismo significa che una persona ha difficoltà nella comunicazione con gli altri e nel fare certe attività perché può spesso trovare la vita molto più complicata, confusa e spaventosa degli altri. Se tu hai la sindrome di Asperger significa che hai uno speciale tipo di autismo chiamato "autismo ad alto funzionamento". Una persona con Asperger ha una intelligenza nella media o sopra la media. Questo spesso significa che è molto interessata a cose come leggere e imparare, ha molte capacità e se nessuno lo dice non si capisce esattamente la sua condizione. Le persone che ti passano accanto per la strada non potranno indovinare che tu hai questa condizione.Può essere una buona idea spiegare che hai la sindrome di Asperger a pochi amici con i quali ti fa piacere parlare.Un bambino con Asperger può trovare confuse alcune frasi.Se un amico fa uno scherzo, una persona con Asperger può non capirlo o credere che sia stato fatto seriamente.Una frase come 'Sono così affamato che mangerei i miei calzoni' può confondere un bambino con Asperger che potrebbe meravigliarsi di qualcuno che voglia mangiare i suoi calzoni! Naturalmente, la persona non è veramente scema e parla per scherzo.Se hai problemi nel fare amicizia o trovi che i tuoi compagni di classe non ti parlano molto, non è colpa tua.Può essere che tu non capisca tutte le regole sociali e puoi dire per sbaglio qualcosa che può essere intesa come scortese.Questo è un esempio. Se un bambino con Asperger è in un negozio e vede una persona vestita in modo strano può gridare "Quella persona veste veramente strana!" Questa non è una cosa che si dice perché si può offendere la persona.Sarebbe stato meglio non aver detto niente ad alta voce, ma averlo sussurrato alla mamma, così saresti stato sicuro di non causare scompiglio.È la stessa cosa con i tuoi compagni di classe a scuola.Per esempio, se non ti piace qualcosa che qualcuno indossa e pensi che sembri strana o divertente, come un cappello rosso brillante o una grande cravatta giallo arcobaleno, devi trattenerti perché se lo dici potresti causare scompiglio.
Puoi anche avere problemi con l’immaginazione.Qualcosa che ti fa felice e che trovi veramente interessante e divertente può non esserlo per i tuoi amici.Per esempio, puoi divertirti parlando della tua collezione di monete antiche a tutti i tuoi compagni di classe.Comunque, loro possono non trovarla interessante come te.Quando ti leggono una storia del loro libro favorito ti puoi annoiare perché hai difficoltà ad immaginare i caratteri da vedere od i suoni. Inoltre, puoi non divertirti a pretendere di essere qualcos’altro, ad una festa mascherata per esempio.Puoi non volerti vestire da cowboy perché ritieni difficile immaginare come agisca un cowboy".






2 Marcelo Sandoval è un diciassettenne con Sindrome di Asperger che gli rende molto difficile la vita di relazione con le altre persone.Si sente a suo agio conducendo una vita molto ordinata:si prende cura dei pony presso la sua scuola speciale,ha un interesse molto forte per la religione(sebbene non sia ebreo,incontra spesso una rabbina molto particolare),"sente"una musica che gli suona nella testa e dorme in una casetta su di un albero.Ma un giorno suo padre,un potentissimo avvocato,insiste perchè Marcelo durante l'estate lavori presso il suo studio legale.Deve uscire insomma dal suo universo protetto per misurarsi col mondo,quello vero.Se ce la farà potrà decidere se tornare alla sua scuola speciale o fare l'ultimo anno di liceo in una scuola normale.


3 Jhon Elder è un ragazzino come tanti che più di ogni altra cosa desidera fare nuove amicizie.Peccato che i suoi comportamenti siano considerati spesso bizzarri;se ne esce con frasi fuori luogo,smonta e rimonta in continuazione apparecchi elettrici,scava buche profonde due metri(e poi ci sotterra il fratellino)e soprattutto evita di guardare accuratamente le persone negli occhi.Così viene ripreso dagli adulti,deriso dai coetanei,e tenuto a distanza da quasi tutti.La madre,una casalinga paranoica non gli è certo d'aiuto.Tantomeno il padre,il più delle volte troppo ubriaco per accorgersi dei problemi d'integrazione del figlio.Spinto dagli eventi ad una vita solitaria,smontando radio e motori,Jhon scopre la sua genialità che gli assicurauna serie di successi professionali inaspettati:dalle tournèè con i Kiss per i quali crea la leggendaria chitarra fumante,alla folgorante carriera in un'azienda di giochi elettronici,fino alla creazione di un'importante ditta che ripara auto di lusso.E' soltanto a 40 anni che un medico illuminato glirivela che la sua stranezza ha un nome:si chiama Sindrome di Asperger.
Questa notizia trasformerà il modo in cui Jhon vede se stesso e il mondo.







http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Asperger
1 Guida per bambini alla Sindrome di Asperger.
http://xoomer.virgilio.it/marpavio/A_childrens_guide_to_Asperger_Syndrome_ita.htm[/url]
2 "Il mondo quello vero" Francisco Stork Mondadori 2009
3 "Guardami negli occhi" Io e la sindrome di Asperger.Robison Jhon E. Sperling e Kupfer 2009

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L'AUTISTICO A SCUOLA

Messaggio  Ester Battaglia il Mer Gen 13, 2010 1:33 pm

L' autismo è un termine dello psichiatra Leo Kanner della Johns Hopkins University . Esso è sicuramente approssimativo e tocca un'arcipelago di casi analighi ancora non del tutto omologabili. Un fatto è certo : l'evidenza del disordine, qualunque esso sia, prima o poi vi si pone davanti e ci colpisce per il suo spessore, per la sua insondabilità e per la stridente contraddittorietà rispetto a quanto noi ci aspetteremmo da un bambino con quegli occhi , con quel viso e con quel corpo. Si ha l'impressione a un certo punto di avere davanti un guscio vuoto, una facciata intatta che nasconde un cumulo di rovine, una bella maschera che copre un volto sfigurato.. Ma , nonostante le sconcertanti difformità comportamentali che rimandano quasi lo sviluppo alle sua fasi più arcaiche, esistono i catalighi delle cose e delle parole, i repertori dei sentimenti e delle aspettative, i depositi dell'umanità recente ed acculturata.
Ricercatori ed educatori si stanno sforzando d'appurare questa interna presenza e coerenza e di farla filtrare , con intento liberatorio, attraverso i canali alternativi residui e le opportunità disponibili.
Ora intendo volgere il mio sguardo nell'ottiva di ciò che si sta facendo a scuola perchè sicuramente la scuola pubblica italiana, nonostante una legislazione specifica sull'handicap e la diversabilità invidiata da molti e che ci fa orgogliosi di appartenere al nostro Paese, non è del tutto ben preparata a questo compito: spazi protetti e attrezzati, sussidi, atmosfere relazionale (mi riferisco in particolare all'altra Italia, il Sud..).
I sintomi appaiono nei primi tre anni di vita, ma difficilmente i pediatri e i genitori se ne rendono conto, ingannati dall'apparente normmalità somatica del bambino. Una parziale considerazione dei sintomi ha talvolta portato a diagnosi del tutto errate e fuorvianti.
Ecco che la figura del maestro riveste un ruolo prezioso, perchè è proprio a scuola che il bambino può manifestare i sintomi peculiari della sindrome autistica. Una volta che ci si è resi conto , è sempre a scuola che il bambino autistico può e deve essre aiutato. Come scrive Delacato, è proprio a scuola che si possono mettere in atto alcune strategie che sono più di una semplice speranza. La terapia di modificazione del comportamento applicata precocemente e intesivamente porta a un innalzamento del quoziente intellettivo nel 47% dei casi trattati con metodi di pedagogia speciale.
Le strategie educative da mettere in atto possono essere riassunte in quattro punti:
1) l'elemento da tenere sempre in considerazione è la strutturazione dell'intervento e la collaborazione e l' integrazione della famiglia all'interno dello stesso;
2) ogni intervento va programmato pensando al futuro del bambino autistico; saranno scelte quelle attività che lo aiuteranno a conquistare il maggior livello di autonimia all'interno dei suoi ambienti quotidiani di vita;
3) l'idroterapia, la pet terapy, l'impegno fisico manuale con le piante, la musicoterapia possono rappresentare lo sfondo di un possibile riabilitazione a più ampio respiro;
4) le esperienze verbali e comunicative devono potersi presentare in classe e in famiglia con costanza e regolarità.
Oggi non esiste un metodo che possa garantire la completa guarigione dall'autismo: essi però possono garantire la conquista di un grado più o meno elevato di autonomia comunicativa e comportamentale. Possono attenuare o cancellare le manifestazioni autoagressive o eteroaggressive, ma non possono sopprimere i disturbi corrispondenti. Fuori del tentativi di ricomporre i principali pezzi del puzzle chiamato autismo restano più delle volte come non dominabili: i problemi sensoriali, le relazioni sociali problematiche, l'impulsività, gli stereotipi comportamentali; essi devono essre affrontati con un programma neiroriabilitativo di lunghissima durata. Il nostro compito è per ora quello di incrementare le loro capacità comunicative in modo da rendere più concreta la possibilità di uina loro possibile autonomia.
Essendo laureata i Psicologia ho già avuto modo di approcciarmi a bambini affetti da tale sindrome, come anche l'esperineza del tirocinio diretto, che mi ha dato modo di conoscere un bambino che, sebbene non dichiarato takle, aveva questo problema. Queste esperienze mi hanno sensibilzzato sempre più a ricercare materiale intorno a questa tematica; di fatti quando mi capita di leggere articili che ne parlanho, li conservo con cura, qualora mi possano servire nel mio futuro di insegnante di sostegno.
______________
Delacato C.H., Alla scoperta del bambino autistico- The ultimate stranger, Armando , Roma, 1982
DSM IV, edizione italiana, Milano
Sellin B., Une ame prisonniere, Robert Laffont, Paris 1994

Ester Battaglia

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TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010

Messaggio  elisabetta.nerone il Mer Gen 13, 2010 1:58 pm

La sindrome di Asperger (anche detta disturbo di Asperger) è una, relativamente nuova, categoria di disturbi dello sviluppo; il termine è entrato nell’uso generale solo da quindici anni. Benché un gruppo di bambini con questo quadro clinico fu originariamente e molto accuratamente descritto nel 1940 dal pediatra viennese Hans Asperger, la sindrome di Asperger (AS) è stata “ufficialmente” riconosciuta nel “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” per la prima volta nella quarta edizione pubblicata nel 1994. Poiché ad oggi ci sono stati pochi articoli al riguardo su riviste di letteratura medica e poiché l’AS è probabilmente da considerare più comune di quanto precedentemente ritenuto, questa trattazione è finalizzata a descrivere la sindrome in maggior dettaglio e ad offrire suggerimenti riguardo alla sua gestione. Gli studenti con AS non sono visti raramente nei principali corsi scolastici, benché spesso non diagnosticati o mal diagnosticati, così che è un argomento rilevante sia per il personale educativo sia per i genitori.

Sindrome di Asperger è un termine applicato al minore e maggiore funzionamento finale di ciò che è conosciuto come lo spettro dei disturbi pervasivi dello sviluppo (o spettro autistico). Come altre condizioni nell’ambito di questo spettro, si rappresenta un disturbo a carattere neurologico dello sviluppo, molto spesso di causa sconosciuta, in cui ci sono deviazioni o anomalie in tre ampi aspetti dello sviluppo: interrelazione sociale e abilità sociali, uso del linguaggio a scopi comunicativi e certi tipi di comportamento e di stile che coinvolgono caratteristiche ripetitive o perseverative ed un limitato ma intenso campo di interessi. E’ la presenza di queste tre categorie di disfunzioni, che può avere una gamma da lieve a severa, che clinicamente definisce tutti i disturbi pervasivi dello sviluppo, dall’AS al classico autismo. Sebbene l’idea della continuità dei PDD lungo una singola dimensione sia facile per comprendere le somiglianze cliniche, non è del tutto chiaro se la sindrome di Asperger sia una forma leggera di autismo o se le condizioni siano collegate da qualcosa di più della larga somiglianza clinica.

La sindrome di Asperger rappresenta quella porzione di continuità dei PDD che è caratterizzata da alte abilità cognitive (almeno un QI normale per definizione, e qualche volta nella gamma superiore) e da una funzione di linguaggio più normale paragonata ad altri disturbi nello spettro. Infatti, la presenza di abilità di linguaggio di base normali è uno dei criteri di diagnosi dell’AS, benché ci siano quasi sempre alcune sottili difficoltà con il linguaggio pragmatico/sociale. Molti ricercatori ritengono che siano queste due aree di relativa forza che distinguono l’AS dalle altre forme di autismo e PDD ed anche la ragione di una migliore prognosi per l’AS. Studiosi dello sviluppo non hanno ottenuto consensi affermando che non c’era alcuna differenza tra l’AS e quello che è chiamato Autismo ad alto funzionamento (HFA). Alcuni ricercatori hanno suggerito che il deficit neuropsicologico di base è diverso nelle due condizioni, ma altri non sono convinti che possa esistere una distinzione tra questi. Una ricercatrice, Uta Frith, ha caratterizzato i bambini con AS come aventi “un guizzo di autismo”. Infatti è facile che ci possano essere sottotipi e molteplici meccanismi sottostanti il quadro clinico dell’AS. Questo introduce qualche confusione riguardo ai termini diagnostici, ed è facile che bambini simili, nello stesso paese, siano stati diagnosticati come AS, HFA o PDD dipendentemente da dove e da chi sono stati valutati.

Da quando l’AS stesso mostra una estensione od uno spettro di severità di sintomi, molti bambini meno danneggiati, che potrebbero rispondere ai criteri diagnostici, non ricevono diagnosi e sono visti come “insoliti” o “diversi” o sono mal diagnosticati con condizioni come Disturbo da carenza di attenzione, disturbo emozionale, ecc. Molti credono che non ci sia un chiaro confine che separi i bambini con AS dai bambini che sono “normali ma differenti”. L’inclusione dell’AS come categoria separata nel nuovo DSM-4, con imparziali criteri per la diagnosi, favorirà una migliore coerenza di classificazione in futuro.

Epidemiologia

I migliori studi che sono stati pubblicati ad oggi, suggeriscono che l’AS sia considerevolmente più comune del “classico” autismo. Mentre l’autismo è stato tradizionalmente valutato incidere in circa 4 su 10.000 bambini, le stime sulla sindrome di Asperger hanno una gamma maggiore di 20-25 per 10.000. Ciò significa che per ciascun caso di più tipico autismo, le scuole possono aspettarsi di incontrare parecchi bambini con un quadro di AS (che è anche più vero per le scuole normali dove si trovano molti bambini con AS). Infatti, un attento studio epidemiologico, basato sulla popolazione, pubblicato dal gruppo di Gilberg in Svezia, conclude che circa lo 0,7% dei bambini studiati ha un quadro clinico sia diagnostico sia indicativo di AS a vari gradi. In particolare se uno include quei bambini che hanno molte delle caratteristiche di AS al livello più lieve dello spettro non è una condizione rara che sembrino ombre nel “normale”.

Tutti gli studi sono d’accordo che la sindrome di Asperger è molto più comune nei maschi che nelle femmine. Le ragioni sono sconosciute. L’AS è giustamente comunemente associata con altri tipi di diagnosi, di nuovo per ragioni sconosciute, che includono: tic come il disturbo di Tourette, problemi di attenzione e disturbi dell’umore come la depressione e l’ansietà. In alcuni casi c’è una chiara componente genetica, con un genitore (molto spesso il padre), che mostra il quadro completo dell’AS o almeno alcuni tratti associati con l’AS; fattori genetici sembrano essere più comuni nell’AS paragonato al più classico autismo. I tratti temperamentali che comprendono interessi intensi e limitati, stile compulsivo o rigido e goffaggine o timidezza sembrano essere molto comuni, da soli o in combinazione, nei parenti dei bambini AS. Qualche volta ci sarebbe una storia familiare di autismo nei parenti che rafforza l’impressione che AS e autismo abbiano qualche volta condizioni correlate. Altri studi hanno dimostrato un alto tasso di depressione, sia bipolare sia unipolare, nei parenti dei bambini con AS, suggerendo un collegamento genetico in almeno alcuni casi. Sembra per l’AS, come per l’autismo, che il quadro clinico che si osserva è probabilmente influenzato da molti fattori, includendo quelli genetici, così che non c’è in molti casi una singola causa identificabile.

Fisionomia Clinica

La maggior parte dei tratti della sindrome di Asperger e le caratteristiche che fanno questo bambino così unico e affascinante, sono rappresentate dalla loro peculiare, idiosincratica area di “speciali interessi”. In contrasto con il più tipico autismo, dove gli interessi sono più facilmente oggetti o parti di oggetti, nell’AS gli interessi appaiono molto spesso in specifiche aree intellettuali. Spesso, quando essi entrano a scuola, o anche prima, questi bambini mostrano un interesse ossessivo in un area come la matematica, aspetti della scienza, lettura (alcuni hanno una storia di iperlessia, imparano a leggere in età precoce) o alcuni aspetti della storia o della geografia, hanno il bisogno di imparare ogni cosa possibile su quel soggetto e tendono ad indugiare su questo nelle conversazioni e nel gioco libero. Ho visto un certop numero di bambini con AS che si focalizzano su mappe, tempo, astronomia, vari tipi di macchinari, o aspetti di auto, treni, piante o razzi.

E’ interessante come, tornando alla lontana descrizione originale di Asperger del 1944, l’area del trasporto sembra avere un fascino comune particolare (egli descrive bambini che memorizzano le linee del tram a Vienna sino all’ultima fermata). Molti bambini con AS, minori di tre anni, sembrano essere insolitamente consapevoli di cose come le strade percorse nei viaggi in auto. Qualche volta le aree di fascino rappresentano esagerazioni di interessi comuni nei bambini nella nostra cultura, come le tartarughe Ninja, i Power Rangers, i dinosauri, ecc. In molti bambini le aree di interesse speciale cambieranno nel tempo, con una preoccupazione sostituita da un’altra. In alcuni bambini, comunque, l’interesse può persistere nell’adulto e ci sono molti casi in cui ciò che affascinava nell’infanzia ha formato la base per una carriera adulta, incluso un buon numero di professori universitari.

L’altra maggiore caratteristica dell’AS è il difetto di socializzazione, e, anche questo, tende ad essere in qualche modo diverso da quello che si vede nel tipico autismo. Sebbene i bambini con AS vivano, come è frequentemente noto agli insegnanti ed ai genitori, in qualche modo “nel loro mondo” e preoccupati della loro agenda, sono raramente soli come i bambini autistici. Infatti molti bambini con AS, non appena entrano nell’età scolastica, esprimono il desiderio di socialità e di avere amici. Sono spesso molto frustrati e delusi dalle loro difficoltà sociali. Il loro problema non è un difetto di interazione o di interesse quanto un difetto di efficacia nell’interazione. Essi sembrano avere difficoltà nel comprendere come “si creano connessioni” sociali. Gilberg ha descritto ciò come un “disturbo di empatia” la incapacità di “leggere” effettivamente le necessità e le prospettive degli altri e rispondere appropriatamente. Di conseguenza, i bambini con AS tendono a travisare le situazioni sociali e le loro interazioni e risposte sono frequentemente viste dagli altri come “strane”.

Sebbene le capacità di linguaggio “normale” siano una caratteristica che distingue l’AS dalle altre forme di autismo e PDD, ci sono usualmente alcune differenze osservabili su come il bambino con AS usa il linguaggio. La capacità di ripetere è la più forte, alcune volte molto forte. La prosodia – quell’aspetto del linguaggio parlato che comprende il volume della voce, l’intonazione, l’inflessione, l’andamento ecc – è frequentemente non usuale. Qualche volta il suono del linguaggio eccessivamente formale o pedante, idiomi e dialetto sono spesso non usati o sono mal usati e le cose sono spesso fatte troppo letteralmente. La comprensione del linguaggio tende verso il concreto, con problemi crescenti che spesso sorgono non appena il linguaggio diventa più astratto nei gradi superiori. Abilità di linguaggio pragmatico o conversazionale spesso sono scarse a causa di problemi con “attendere il proprio turno”, una tendenza a rivoltare il discorso nelle aree di speciale interesse, o la difficoltà a sostenere il “botta e risposta” della conversazione. Molti bambini con AS hanno difficoltà con l’umorismo, tendono a non “recepire” scherzi o battute o a sbagliare i tempi; questo è dovuto al fatto che solo pochi mostrano interesse all’umorismo ed agli scherzi, particolarmente cose come i bisticci ed i giochi di parole. La comune credenza che il bambino con disturbo pervasivo dello sviluppo sia privo di umorismo è frequentemente sbagliata. Alcuni bambini con AS tendono ad essere iperverbali, non capendo che questo interferisce nelle loro relazioni con gli altri e li estromette.

Quando si esamina la storia del linguaggio iniziale di un bambino con AS non c’è un singolo modello: alcuni di loro hanno una normale od anche precoce acquisizione di “pietre miliari”, mentre altri hanno un difetto chiaro precoce della parola con rapido raggiungimento di un linguaggio più normale all’ingresso nella scuola, Per un bambino sotto i tre anni, in cui il linguaggio non sia entrato nel normale campo, le differenze di diagnosi tra AS e lieve autismo possono essere difficili al punto che solo il tempo può chiarire la diagnosi. Frequentemente, inoltre, particolarmente durante i primi anni, le capacità del linguaggio associato, simili a quelle dell’autismo, possono essere viste come aspetti perseverativi o ripetitivi del linguaggio o uso di frasi fatte o estratte da precedenti materiali uditi.

La sindrome di Asperger durante la vita

Nell’originale documento del 1944 che raffigura il bambino che più tardi sarà definito sotto il suo nome, Hans Asperger riconosce che sebbene i sintomi e i problemi cambino nel tempo, il problema complessivo è raramente ingrandito. Egli scrisse che “nel corso dello sviluppo”, alcune caratteristiche predominano o recedono, così che i problemi presentano variazioni considerevoli. Tuttavia, gli aspetti essenziali del problema rimangono invariati. Nel bambino piccolo ci sono le difficoltà nell’apprendimento di semplici capacità pratiche e adattamento sociale. Queste difficoltà emergono dallo stesso disturbo che nell’età scolastica causa problemi di apprendimento e di condotta, nell’adolescenza problemi di lavoro ed esecuzione, e nell’adulto conflitti sociali e maritali. D’altra parte, non c’è dubbio che i bambini con AS hanno generalmente problemi minori, ad ogni età, paragonati a quelli con altre forme di autismo o PDD, e la loro prognosi definitiva è certamente migliore. Infatti, una delle più importanti ragioni che distinguono l’AS da altre forme di autismo è la considerevolmente più lieve origine naturale.

Il bambino prescolare. Come è stato notato, non c’è un quadro di presentazione singolo, uniforme della sindrome di Asperger nei primi 3-4 anni. Il quadro iniziale può essere difficile da distinguere dal più tipico autismo, suggerendo che quando viene valutato un bambino con autismo e apparente normale intelligenza, dovrebbe essere mantenuta la possibilità che lui/lei possa eventualmente avere un quadro più compatibile con una diagnosi di Asperger. Altri bambini possono avere difetti di linguaggio iniziali con rapido “rientro” tra i tre e cinque anni. Infine, alcuni di questi bambini, in particolare i più vivaci, possono non avere evidenza di difetti di sviluppo iniziali eccetto, forse, alcuni impacci motori. Nella maggior parte dei casi, comunque, se si guarda solo ai bambini di età compresa tra tre e cinque anni, si possono trovare indizi per la diagnosi, e in molti casi una valutazione esauriente a quell’età può almeno puntare ad una diagnosi nell’ambito dello spettro PDD/Autismo. Sebbene questi bambini possano relazionarsi quasi normalmente con l’area familiare, i problemi sono spesso visti quando entrano nell’area prescolare. Questo può comprendere: una tendenza ad evitare le interazioni sociali spontanee od a mostrare capacità molto deboli nelle interazioni, problemi nel sostenere semplici conversazioni od una tendenza ad essere perseverante e ripetitivo nella conversazione, risposte verbali scompagnate, preferenza per un insieme di abitudini e difficoltà con i cambiamenti, difficoltà nel regolare le risposte sociali/emozionali coinvolgenti collera, aggressività o eccessiva ansietà, iperattività, sembrar vivere “nel proprio mondo” e la tendenza a focalizzare su particolari oggetti o soggetti. Certamente, questa lista è molto simile alla lista dei sintomi iniziali dell’autismo o PDD, Paragonando questi bambini, comunque, il bambino con AS ha più facilità di suscitare qualche interesse sociale negli adulti e negli altri bambini, avrà minori anormalità del linguaggio e nel discorso conversazionale e può non sembrare così “diverso” dagli altri bambini. Possono essere presenti aree di particolari abilità, come riconoscimento di lettere e numeri, memorizzazione meccanica di vari fatti, ecc.

Scuola elementare: Il bambino con AS entrerà frequentemente nella scuola materna senza essere stato adeguatamente diagnosticato. In alcuni casi, ci saranno state preoccupazioni comportamentali (iperattività, poca attenzione, aggressività, scoppi d’ira) negli anni prescolari. Ci può essere preoccupazione circa l’”immaturità” delle capacità sociali e delle interazioni tra coetanei, il bambino può anche essere visto come qualcosa di inusuale. Se questi problemi sono più gravi, può essere suggerita una speciale educazione, ma probabilmente la maggior parte dei bambini con AS entra nei corsi normali. Spesso il progresso scolastico nei gradi iniziali è un’area di relativa forza; per esempio, ripetere ciò che si è letto è usualmente fatto bene, le capacità di calcolo possono essere similmente forti, sebbene le capacità di scrittura siano spesso considerevolmente deboli. L’insegnante rimarrà probabilmente colpita dalle aree di interesse “ossessivo” del bambino, da lui spesso introdotte in classe. Molti bambini con AS mostreranno qualche interesse sociale per gli altri bambini, sebbene possa essere ridotto, ma facilmente mostreranno carenze nel fare e mantenere amicizie. Possono mostrare particolare interesse ad uno o a pochi bambini attorno a loro, ma usualmente la profondità delle loro interazioni sarà relativamente superficiale. D’altro canto, un buon numero di bambini con AS si presentano gradevoli e “graziosi” , particolarmente quando interagiscono con gli adulti. Il difetto sociale, quando non è grave, può essere apprezzato da molti osservatori.

Il percorso attraverso la scuola elementare può variare considerevolmente da bambino a bambino e i problemi possono sorgere ovunque dal più lieve e facilmente gestibile al più grave e intrattabile, dipendentemente da fattori quali il livello di intelligenza del bambino, l’appropriatezza del trattamento a scuola e della famiglia a casa, lo stile del temperamento del bambino e la presenza o assenza di complicazioni come iperattività/problemi di attenzione, ansietà, problemi di apprendimento, ecc.

I gradi superiori. Non appena il bambino con AS entra nella scuola media e superiore, le maggiori aree di difficoltà continuano ad essere quelle legate alla socializzazione ed alle regole comportamentali. In modo paradossale, poiché i bambini con AS sono frequentemente gestiti nei corsi ordinari, e poiché i loro specifici problemi di sviluppo possono essere facilmente trascurati (specialmente se sono brillanti e non attuano troppe “stranezze”) spesso sono mal interpretati, a questa età, sia dagli insegnati che dagli altri studenti. Nel livello secondario, gli insegnanti hanno spesso minori opportunità di conoscere bene un bambino e problemi con il comportamento o le abitudini di studio/lavoro possono essere erroneamente attribuite a problemi emozionali o motivazionali. In alcuni ambienti, particolarmente meno familiari, o meno strutturati di altri, come bar, corsi di educazione fisica o sale giochi, il bambino può trovare maggiori conflitti con gli insegnanti o gli studenti che non hanno familiarità con il suo stile di sviluppo e di interazione. Questo può qualche volta condurre a più serie fiammate comportamentali. Può essere fatta pressione sul bambino con piccole cose fino a che egli non reagisca in maniera drammaticamente inappropriata. Nella scuola media, quando le pressioni alla conformità sono maggiori e la tolleranza alle differenze minori, il bambino con AS può essere estromesso, non compreso o tormentato e perseguitato. Volendo farsi degli amici e provandoci, ma incapace a ciò, può ritirarsi anche di più o il suo comportamento può divenire maggiormente problematico sotto forma di ribellioni e non-cooperazione. Alcuni gradi di depressione non sono rari come complicazione. Se non ci sono significative carenze di apprendimento, il risultato scolastico può continuare ad essere buono, in particolare in quelle aree di particolare interesse; spesso, comunque, ci sarà una tendenza sottile a mal interpretare informazioni, particolarmente del linguaggio astratto o figurativo/idiomatico. Difficoltà di apprendimento sono frequenti e possono essere presenti difficoltà di attenzione e organizzazione.

Fortunatamente, nei gradi superiori della scuola, la tolleranza tra coetanei per le diversità e le eccentricità individuali spesso cresce. Se un bambino va bene a scuola, ottiene rispetto da parte degli altri studenti. Alcuni studenti con AS possono passare socialmente come “secchioni”, un gruppo a cui loro attualmente assomigliano in molti modi e che possono sovrapporsi con AS. L’adolescente AS può fare amicizia con altri studenti che condividono i suoi interessi attraverso mezzi come il computer o club matematici, spazi scientifici, club di Star Trek, ecc. Con un po’ di fortuna e una gestione appropriata, molti di questi studenti avranno un considerevole sviluppo copiando capacità, “gratificazione sociale”, e capacità generali ad “accedere” più facilmente in questa età, facilitandosi la vita.

Crescita del bambino Asperger. E’ importante notare che abbiamo limitate informazioni concrete sugli eventuali risultati della maggior parte dei bambini con AS. Solo recentemente l’AS stesso è stato distinto dal più tipico autismo ed i casi più lievi non sono generalmente riconosciuti. Non di meno, i dati disponibili suggeriscono che, paragonato ad altre forme di autismo/PDD, il bambino con AS ha maggiore facilità di diventare un adulto con funzioni indipendenti in termini di impiego, matrimonio, famiglia, ecc.

Una delle cose più interessanti, e facile sorgente di dati sulla crescita, diventa indirettamente l’osservazione di quei genitori o familiari del bambino con AS, che appaiono essi stessi avere l’AS. Da queste osservazioni è chiaro che l’AS non preclude il potenziale di una vita adulta “normale”. Comunemente, questi adulti graviteranno su un lavoro o una professione relativa alle proprie aree di specifico interesse, qualche volta diventando molto esperti. Un certo numero di studenti brillanti con AS sono capaci di completare con successo le superiori ed anche le scuole universitarie. Non di meno, in molti casi continueranno a dimostrare, almeno in qualche grado, sottili differenze nelle interazioni sociali. Possono essere rifiutati nelle domande di matrimonio, nei contatti sociali ed emozionali, sebbene conosciamo molti che sono sposati. La loro rigidità di stile e la prospettiva idiosincratica del mondo possono rendere difficili le interazioni sia dentro che fuori la famiglia. C’è anche il rischio di problemi d’umore come depressione e ansietà, facilmente molti cercano la loro strada con l’aiuto di psichiatri od altri assistenti sanitari dove, Gilberg suggerisce, la vera natura dell’origine dei loro problemi può essere non riconosciuta o mal diagnosticata.

Infatti, Gilberg ha stimato che forse il 30-50% di tutti gli adulti con AS non sono stati mai valutati o correttamente diagnosticati. Questi “Asperger normali” sono visti dagli altri come “un po’ diversi” o eccentrici o ricevono altri diagnosi psichiatriche. Ho incontrato degli individui che credo ricadano in questa categoria e ho concluso che molti di loro sono stati capaci di utilizzare le loro altre capacità, spesso con il supporto di chi li amava, per raggiungere quello che considero un buon livello di funzionalità, personalità e professionalità. E’ stato suggerito che alcuni di questi individui con AS, con alte funzionalità e intelligenza, rappresentino una risorsa unica per la società, avendo una mentalità singolare e impegnando il loro interesse per far avanzare le nostre conoscenze in varie aree della scienza, della matematica, ecc.








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[b]Digital divide[/b]

Messaggio  Maria Palladino il Mer Gen 13, 2010 2:34 pm

"Digital divide" è un'espressione utilizzata per indicare il divario tecnologico . L'informatizzazione è l'unico vantaggio certo della globalizzazione....Il termine Digital Divide è stato utilizzato inizialmente dalla amministrazione americana Clinton-Gore per indicare la non omogenea fruizione dei servizi telematici tra la popolazione statunitense. Nonostante si sia fatto riferimento al Digital Divide come un problema interno al contesto americano, oggi è più comune definire con questi termini il divario esistente nell'accesso alle nuove tecnologie in una prospettiva globale.Nell'ambito della Network society, le cause di tale divario sono da ricercarsi in diversi fattori socio-economici, ed introducono effetti che sono tutt'ora oggetto di indagine.
È nel gennaio del 2000 che il gap digitale cessa di essere un problema esclusivamente statunitense per diventare un problema dell'intero pianeta.L’Unione Europea è da tempo impegnata affinché la Società dell’Informazione sia per tutti: nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002″, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “epartecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione.
L’invito all’integrazione sociale dei disabili è stato ribadito più volte dall’UE.
L’iniziativa di maggior impatto è stata intrapresa dal Consiglio dell’Unione Europea, che ha dichiarato il 2003 Anno europeo delle persone con disabilità .Il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie ha presentato un disegno di legge, dal titolo “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, che obbliga, tra l’altro, tutte le amministrazioni pubbliche e i soggetti che erogano pubblici servizi a rispettare i requisiti di accessibilità nei contratti stipulati per la realizzazione o la modifica di siti web. Il suddetto disegno di legge e alcuni altri progetti di legge sono stati accorpati in un testo unificato, che alla data di pubblicazione del presente documento è stato approvato dalla Camera dei Deputati ed è passato all’esame del Senato.
Per il progresso armonico dell’intera società, risulta però essenziale che l’informazione sia raggiungibile da tutti: se una parte della popolazione ne rimane priva, si rischia di creare una nuova e pericolosa forma di discriminazione.Noi abitanti dei paesi più industrializzati e ricchi del mondo non possiamo più sopravvivere senza un pc e senza Internet. Ma che dire dei paesi poveri? Non hanno di che sfamarsi, non hanno l'acqua...e non hanno un PC!
Le differenze economiche e politiche diventano anche tecnologiche e quest'ultimo aspetto non è sottovalutabile.
La tecnologia è informazione...e l'informazione è un bene immenso

Maria Palladino

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