TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

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Autismo

Messaggio  Ester Guarente il Mer Gen 13, 2010 3:50 pm

L’autismo infantile fa parte del gruppo dei Disturbi Generalizzati dello Sviluppo (D.G.S.), sindromi caratterizzate da compromissione grave di più aree dello sviluppo infantile, insieme alla Sindrome di Asperger, alla Sindrome di Rett ecc. E' molto più frequente nei maschi (rapporto 5:1) con un’età di insorgenza prevalentemente intorno ai tre anni e può essere preceduta da un periodo di apparente normalità di sviluppo.
Nel disturbo autistico sono particolarmente compromesse:l’area del linguaggio e della comunicazione in generale e l’area dell’interazione sociale, ma sono presenti sintomi appartenenti ad altre aree, che si manifestano in misura variabile a seconda del livello di sviluppo e dell’età del soggetto. A livello linguistico vi può essere assenza totale di linguaggio oppure questo può essere usato in modo anomalo (per esempio il bambino non usa il pronome Io, ma parla di se stesso in terza persona singolare). Possono essere presenti verbalizzazioni incongrue, giochi di parole ripetitivi e stereotipati, ripetizione ecolalica delle parole degli altri. Nell’area della comunicazione comportamentale i primi sintomi di allarme sono rappresentati da un rapporto evitante di sguardo, una gestualità non finalizzata al rapporto con l’altro, l’apparente indifferenza per le richieste dell’ambiente (sembrano bambini sordi), l’assenza di un gioco simbolico, il disinteresse per le persone accompagnato ad uno spiccato interesse per meccanismi, specie se in movimento. Gli interessi e le attività sono limitate, focalizzate in maniera ossessiva su pochi oggetti o parti di oggetti o su pochi argomenti di cui vengono trattati solo aspetti classificativi. Anche il gioco è povero e ripetitivo, senza rappresentazioni simboliche né gioco imitativo ed i bambini mostrano un elevato livello di angoscia se vengono distolti dalla loro ritualità ossessiva. A livello motorio possono mostrare anomalie o bizzarrie (camminare sulle punte dei piedi, sfarfallamento delle mani, posture corporee bizzarre). Spesso hanno un comportamento motorio ipercinetico, ma afinalistico.
Il livello intellettivo può essere modicamente compromesso, ma più spesso il profilo cognitivo è caratterizzato da una disarmonia, con profonde disabilità in alcuni settori e performance eccezionali in altri (per es. può presentare memoria prodigiosa per i numeri, ma non saper leggere). Altri sintomi associati possono essere:
• un alta soglia per il dolore con fenomeni auto lesivi;
• ipersensibilità ai suoni;
• aggressività improvvisa per minime frustrazioni;
• anomalie dell’alimentazione;
• disturbi del sonno;
• mancata percezione dei pericoli.
Per quanto riguarda le cause eziopatogenetiche, l’Autismo infantile rappresenta ancora un’incognita. Esistono forme primarie in cui non si riesce a evidenziare alcuna anomalia ed esistono forme secondarie ad altre affezioni. Si tratta comunque di una malattia a genesi multifattoriale a cui concorrono cause:
1. neurologiche (malformazioni, sclerosi tuberosa, encefaliti ecc.);
2. psichiche (psicosi in fase iniziale);
3. metaboliche (fenilchetonuria);
4. genetiche (sindrome dell’X-fragile, anomalie del cromosoma 22 ecc.);
5. sensoriali (sordità);
6. mediche generali (intolleranze alimentari).
Trattandosi di una eziologia multifattoriale, l’indagine diagnostica è particolarmente complessa e deve necessariamente essere fatta in un Centro di alta specializzazione e con la consulenza integrata di vari specialisti.
Anche il trattamento richiede interventi multipli integrati sia a livello familiare sia a livello individuale, di tipo psicologico, riabilitativo e farmacologico. Una delle teorie più affascinanti sull'autismo è quella di Bruno Bettelheim, uno dei maggiori psicoanalisti infantili, descritta nell'opera "La fortezza vuota". Prendendo spunto dai comportamenti schizofrenici dei prigionieri traumatizzati dalla realtà esterna , per i bambini autistici è la realtà interna a creare traumi. I bambini non sono in grado di comprendere la differenza tra la realtà interna ed esterna, vivendo l'esperienza interiore come una rappresentazione reale del mondo. L'isolamento rispetto al mondo esterno e la rassegnazione rispetto agli eventi costituirebbero vie di fuga da una realtà altrimenti insopportabile. Secondo Bettelheim ciò sarebbe determinato dall'interpretazione da parte del bambino dell'attitudine negativa con la quale gli si accostano le figure più significative del suo ambiente (1967). Il bambino proverebbe una sorta di forte rabbia che provocherebbe un'interpretazione negativa della reltà. Il neonato, cioè, interpretando negativamente i sentimenti e le azioni della madre, si distaccherebbe da lei progressivamente, provocando anche un distacco della madre da lui. Si genera così un'angoscia sconvolgente per il bambino che si trasforma presto in panico provocando l'interruzione del contatto con la realtà. Per arrivare a questo punto é necessario che il bambino percepisca la fonte dell'angoscia come immodificabile. Non esclude comunque che possano esistere altri fattori che facilitano l'insorgenza dell'autismo come alcune lesioni organiche. Oltre a cercare le cause scatenanti della patologie, Bettelheim dedicò molta parte della sua vita ad educare questi bambini; alla base del rapporto educativo c'era l'empatia cioè la condivisione delle emozioni. Secondo alcune recenti ricerche condotte da vari studiosi l'autismo sarebbe una coseguenza derivata dal mancato sviluppo della "teoria della mente". Ognuno di noi è in grado di relazionarsi in maniera adeguata,conoscendo una persona possiamo intuire come agirà, se ne osserviamo le azioni possiamo capire quali sono i suoi desideri. La teoria della mente ci aiuterebbe a capire il meccanismo psicologico delle persone alla base di una sana vita di relazione. Gli autistici quindi avrebbero un deficit specifico che riguarderebbe la comprensione della mente nelle altre persone. (www.iltuopsicologo.it/autismo_infantile; www.erickson.it ; T. De Maio, C. Vio, D. Maschietto “Intervento cognitivo nei disturbi autistici e di Asperger”. Erickson; P.Howlin, S. Baron-Cohen, J. Hadwin “Teoria della mente e autismo”. Erickson).
La Sindrome Autistica è tutt’oggi poco conosciuta da molti, il soggetto autistico è un'isola a sé per ciò che riguarda la forma d'espressione della patologia, questo vieta sin da subito la possibilità di creare gruppi omogenei, per valutazioni approfondite inconfutabili da tutti.
Tuttavia l'intervento precoce è indispensabile, e va unito a terapie comportamentali, personalizzate sul soggetto, la carenza anche solo di una di loro, metterebbe a repentaglio il suo recupero, cronicizzando la patologia.





Bibliografia sull'argomento:

Asperger H. (1944, it 2003) Bizzarri, isolati e intelligenti. Erickson: Trento

• Ballerini A., Barale F., Gallese V. & Ucelli S. (2006) Autismo: l’umanità nascosta. Einaudi: Torino

• Baron - Cohen S. (1997) L'autismo e la lettura della mente. Astrolabio: Roma

• Baron - Cohen S. & Bolton P. (1998) Autismo: la conoscenza del problema. Phoenix: Roma

• Beyer J. & Gammeltoft L. (2000) Autismo e gioco. Phoenix: Roma

• Borellini F. (a cura di) (2004) Una scuola per me, una sfida per la scuola elementare: bambini con Sindrome di Asperger e HFA. Fratelli Frilli: Genova.

• Brauner A. & Brauner F. (1986, it 1991) Storia degli autismi. Erickson: Trento

• Carr E. G. et al. (1998) Il problema di comportamento è un messaggio: interventi basati sulla comunicazione per l'handicap grave e l'autismo Erickson: Trento

• Cavagnola R., Moderato P. & Leoni M. (2005) Autismo: che fare? Orientarsi nella complessità dei trattamenti e delle teorie. Vannini: Gussago (BS)

• Claiborne Park C. (2001) Via dal Nirvana: vita con una figlia autistica. Astrolabio: Roma

• Cohen D.J. & Volkmar F. (1997, it. 2004) Autismo e disturbi generalizzati dello sviluppo, Vol.1 - Diagnosi e assessment. Vannini: Gussago

• Cohen D.J. & Volkmar F. (1997, it. 2004) Autismo e disturbi generalizzati dello sviluppo, Vol.2 – Strategie e tecniche di intervento. Vannini: Gussago

• Cottini L. (2002) Che cos'è l'autismo infantile. Carocci: Roma

• Cottini L. (2002) Educazione e riabilitazione del bambino autistico. Carocci: Roma

• Cottini L. (2002) L'integrazione scolastica del bambino autistico. Carocci: Roma

• Crispiani P. (2002) Lavorare con l’autismo: dalla diagnosi ai trattamenti. Junior: Azzano S. Paolo (BG).

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  jessica santarpino il Mer Gen 13, 2010 6:59 pm

Jessica Santarpino.

Autismo.

I Disturbi Multisistemici dello Sviluppo appartengono alla Classificazione Diagnostica: 0-3; una classificazione che prende in considerazione le patologie in bambini dai 0 ai 3 anni.
I DMSS si collocano tra i Disturbi Pervasivi dello Sviluppo e i Disturbi della Regolazione.
La differenza tra i DMSS e i DPS sta nel fatto che nei primi è presente una evoluzione positiva dei “sintomi” grazie ad un buon trattamento.
Il termine Disturbi Pervasivi dello Sviluppo (DPS) viene utilizzato,dal DSM-IV-TR e dall’ICD-10,per indicare diversi quadri clinici caratterizzati da disturbi dell’interazione sociale,dalla compromissione della comunicazione verbale e non verbale,e da un repertorio di attività ed interessi bizzarri,limitati e stereotipati.
I principali quadri clinici che rientrano nell’ambito dei DPS sono:
• Disturbo Autistico;
• Disturbi Disintegrativi della Fanciullezza;
• Sindrome di Rett;
• Sindrome di Asperger.
Il Disturbo Autistico (DA) è uno dei più gravi disturbi psichiatrici dell’età evolutiva.
Il termine autismo deriva dal greco αὐτός ("stesso").
Sul piano comportamentale i disturbi caratterizzanti il quadro clinico sono riconducibili alla compromissione di tre aree principali:
1. l’interazione sociale;
2. la comunicazione verbale e non verbale;
3. il repertorio di attività ed interessi.
A questa “triade” sintomatologica si associano frequentemente altri due sintomi: il ritardo mentale e l’epilessia.
Nel primo anno di vita,la compromissione dell’interazione sociale è espressa dal deficit del canale di scambio privilegiato in tale periodo:il contatto occhi-occhi.
Frequenti,nel primo anno di vita,sono anche le anomalie delle posture corporee; il piccolo manifesta l’incapacità di adattare la sua postura alla postura di chi lo tiene in braccio,questa incapacità viene definita come un disturbo del dialogo tonico.
Molto frequenti sono le anomalie delle espressioni facciali che regolano l’interazione sociale.
Nel corso dello sviluppo,la compromissione dell’interazione sociale si arricchisce di comportamenti sempre più espliciti e caratteristici. Il bambino “si aggira” fra gli altri come se non esistessero,tende ad isolarsi,quando chiamato non risponde,non richiede la partecipazione dell’altro nelle sue attività,utilizza l’altro in maniera strumentale per l’appagamento delle esigenze del momento.
Il comportamento interpersonale è limitato a richiedere e non a condividere.
Il bambino autistico mostra incapacità e disinteresse nello stabilire relazioni adeguate al livello di sviluppo.
Alcuni Autori hanno individuato tre sottogruppi di bambini autistici sulla base della qualità dell’interazione sociale:
• bambini inaccessibili,che si “tirano fuori” da qualsiasi rapporto sociale;
• bambini passivi,che tendono ad isolarsi,ma sono in grado di interagire quando adeguatamente sollecitati;
• bambini attivi ma bizzarri,che sono capaci di prendere l’iniziativa nell’interazione sociale,ma lo fanno in maniera inappropriata.
La mancata acquisizione delle competenze linguistiche previste dal livello di sviluppo rappresenta uno dei disturbi più tipici.
Il deficit espressivo,peraltro,non è compensato da alcuna forma di comunicazione alternativa.
La compromissione del linguaggio non riguarda solo gli aspetti espressivi,ma anche la componente non-verbale e la comprensione.
Molto spesso i bambini autistici manifestano comportamenti atipici e bizzarri;tali comportamenti possono esprimersi attraverso:
una dedizione assorbente a interessi ristretti e stereotipati,la sottomissione rigida ad inutili abitudini o rituali specifici,manierismi motori stereotipati e ripetitivi.
L’Autismo esordisce nei primi tre anni di vita e perdura per tutta la vita.
Secondo dati attuali la prevalenza del Disturbo Autistico è di circa il 5:10000.
Nelle indagini viene confermata una netta prevalenza per il sesso maschile (4:1).
Le cause dell’Autismo risultano ancora oggi sconosciute.
L’autismo è ancora un mistero per la ricerca scientifica: ipotesi biologiche, genetiche, farmacologiche, cognitive si sviluppano e si confondono ma senza mai arrivare ad una completa definizione.
Il nucleo centrale del Disturbo Autistico è rappresentato da un deficit dello sviluppo sociale,non esiste però accordo circa la natura di tale deficit sociale.
Il disturbo autistico deve essere considerato la via finale comune di svariate alterazioni.
I fattori etiologici di tipo genetico sembrano assumere un significato preminente.
La diagnosi di Autismo è basata su criteri comportamentali. Risulta indispensabile un’attenta ricostruzione anamnestica,importantissima è l’osservazione del bambino;l’osservazione va poi integrata da una serie di indagini strumentali e di laboratorio.
Le tecniche diagnostiche maggiormente utilizzate sono:
• Tomografia Assiale Computerizzata (TAC),
• Risonanza Magnetica (RM) Nucleare e Funzionale,
• Tomografia ad Emissione di Positroni (PET),
• Tomografia Computerizzata a Emissione di Fotoni Singoli (SPECT).
Non accertando le cause, non è possibile stabilire una cura per l’autismo.
Infatti non esiste LA terapia dell’Autismo,ma esistono una serie di possibilità terapeutiche di diverso tipo:terapie farmacologiche,interventi abilitativi,interventi psicopedagogici,interventi psicoterapeutici.
La disabilità oggi è ancora vista come un qualcosa di “diverso” e purtroppo anche se se ne parla molto si fa ancora molto poco; la disabilità dovrebbe essere guardata con occhi diversi,dovrebbe essere vista come arricchimento,perché il mondo dei disabili non è un mondo a parte ma è parte del mondo di noi tutti.

Fonti:
wikipedia.

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DIGITAL DIVIDE E DISABILITà

Messaggio  antonietta.picascia il Mer Gen 13, 2010 8:14 pm

Il termine "digital divide" esprime il divario,la separazione tra coloro che possono utilizzare le tecnologie a loro vanataggio e coloro che purtroppo non possono farlo.Il DD(Digital Divide) è nato come termine negli U.S.A negli anni novanta per indicare la posizione di svantaggio delle varie categorie di americani non connessi alla rete.A partire dal 1994 con l'amministrazione Clinton,attraverso il progetto per "una nuova frontiera",si realizzano le condizioni e i presupposti per la realizzazione di vere e proprie autostarde dell'informazione con l'obiettivo di assicurare a tutti i cittadini la partecipazione all'era digitale.Purtroppo l'accessibilità alle tecnologie da parte dei cittadini non è sempre garantita.Così nel 2000 a Davos,dove si è realizzato il WORLD ECONOMIC FORUM(WEF) è stato affronato il tema del digital divide su un piano internazionale.Il digital divide è diventato un problema su cui intervenire attraverso la realizzazione di progetti specifici,il cui obiettivo è quello di annullare o meglio risolvere il problema delle disuguaglianze e dell'esclusione.Molti governi hanno adottato la seguente parola d'ordine:"annullare il digital divide" .Gli stati e le organizzazioni internazionali si pongono come obiettivo quello di garantire a tutti l'accesso a internet;ovviamente diventa necessario sostenere processi culturalie di alfabetizzazione affinchè tutti possano utilizzare correttamente le tecnologie.In questo senso si parla anche di Learning digital divide";con questo termine si sottolinea l'esistenza di un divario anche nell'apprendimento dell'utilizzo delle nuove tecnologie.Quando parliamo di digital divide evidenziamo purtroppo l'esitenza di barriere,discriminazioni,forme di disuguaglianze rispetto all'accesso alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione.Questo divario può dipendere da diversi motivi:reddito insufficiente;mancanza di capacità individuali;presenza di modelli politici non democratici etc...E' un problema che riguarda non solo i paesi sviluppati ma anche quelli sottosviluppati;produce non solo disuguaglianze sul piano dell'economia ma anche sul piano dell'informazione.
Affinchè la tecnologia diventi uno strumento capace di migliorare la qualità di vita delle persone,essa deve necessariamente rivolgersi a tutte le persone indipendentemente dalle loro condizioni economiche ,fisiche e sociali.Secondo dati attendibili,circa 80.000 di persone di età compresa tra i 6 e i 75 anni o risultano confinate individulamente o hanno difficoltà motorie legate a patologie invalidanti e a traumi che hanno portato a stati tetraplegici.La percezione di tale situazione problematica ha indotto le istituzioni a perseguire importanti progetti e studi nei confronti della tecnologia applicata alla disabilità.Le tecnologie hanno migliorato la qualità della vita di milioni di persone nel mondo negli ultimi trent'anni.Le tecnologie dell'informazione in particolar modo rappresentano un'opportunità di integrazione per le persone diversamente abili nella società.Alcuni aiuti tecnologici permettono alle persone diversamente abili di utilizzare il pc in modo autonomo e questo riduce la loro disabilità.
Se è vero che l'informatica e la telematica valorizzano le persone diversamente abili,è anche vero che esse possono creare delle barriere.Spesso le tecnologie informatiche non tengono conto dei bisogni"speciali"delle persone disabili:ad esempio per molti di noi le interfacce grafiche appaiono semplici mentre per una persona che non vede uò essere un enorme ostacolo!Per questo motivo la progettazione delle tecnologie informatiche deve avvenire nel rispetto di criteri precisi che tengano conto dei bisogni collettivi dell'utenza a cui si rivolgono.L'accesso alle tecnologie non implica necessariamente l'accessibilità:l'accesso si identifica con la disponibilità di hardware,software,infrastruttura;l'accessibilità indica se e come la tecnologia può essere utilizzata dalla persona disabile.L'obiettivo che una buona e democratica politica sociale deve porsi non è tanto quello di garantire l'accesso alle tecnologie,bensì sostenere l'accessibilità e creare le condizioni che permettanao a tutti un utilizzo coerente e attivo della tecnologia senza lasciarci sopraffare ed ingabbiare da quest'ultima.
FIMESAN,azienda leader nel settore dell'informatica socio-sanitaria,ha sviluppato un approccio integrato che tende a facilitare l'utilizzo delle tecnologie informatiche da parte delle persone diversamente abili.L'approccio è caratterizzato dai seguenti tre punti:
-accesso facilitato ai servizi socio-sanitari:attraverso lo sviluppo di specifiche funzionalità nei propri software;
-collaborazione con partner informatici sviluppatori di applicazioni;
-divulgazione delle informazioniu relative alle tecnologie assistite;offrendo agli utenti le informazioni per conoscere un prodotto o servizio rendendolo rispondente alle proprie esigenze.


Il corso mi ha dato modo di porre maggiore attenzione alla diversabilità.Preferisco parlare di diversabilità e non di disabilità perchè sento quest'ultima come mancanza,incapacità.Invece ho imparato che ognuno di noi ha un modo diverso dagli altri di relazionarsi con il mondo; ognuno di noi lo esperisce in modo diverso,con un impronta cognitiva diversa che deve essere valorizzata!Ecco perche penso che la diversabilità ci appartenga in modo intrinseco.

fonti:wikipedia,digital divide,tecnologia informatica versus disabilità.

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  la cerra angelica il Mer Gen 13, 2010 8:21 pm

La sindrome di Asperger è una malattia a base prevalentemente genetica che si manifesta sotto forma lieve di autismo.Esa fu descritta per la prima volta dal pediatra Hans Asperger nel 1944.La sindrome si manifesta con una pronunciata tendenza alla distrazione,con l'incapacità di comprendere le emozioni altrui,con gestualità fortemente ridotta,goffaggine nei movimenti,forte attaccamento alle abitudini,eccessiva attenzione ai particolari e comportamenti ripetitivi.Le persone affette da sindrome di asperger hanno capacità linguistiche nella norma(a volte superiore),ma appaiono incapaci a comprendere gli stati emotivi altrui attraverso i diversi indizi derivanti dal linguaggio corporeo e dalle inflessioni della voce o dalla stessa situazione relazionale.Può accadere che esse osservino un sorriso senza riuscire a capirne il significato o magari interpretandolo come una semolice smorfia.La malattia si presenta con diversi gradi di gravità;certi individui che ne soffrono appaiono quasi normali nell'interpretare le espressioni del viso e le intenzioni altrui.In generale,la sindrome si asperger comporta un diminuito interesse per gli altri,una relativa indifferenza per i rapporti sociali;i bambini si mostrano spesso attratti da un solo argomento che diventa una sorta si ossossione.Anche negli adulti,la malattia tende ad esaltare un particolare interesse,,in special modo se connesso con oggetti da ordinare,classificare,riportare in elenchi ecc. . . Il trattamento della sindrome di asperger,che colpisce mediamente una persona su 250(con netta prevalenza dei maschi)è di tipo prevalentemente psicologico ed è rivolto da una parte ad aiutare il soggetto a prendere coscienza dei propri limiti emotivi e dall'altra a sostenere la stima di se valorizzando le caratteristiche positive.





Fonte : www.sindrome di Asperger . it
Enciclopedia Erikson

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DMSS-AUTISMO

Messaggio  antonia colella il Mer Gen 13, 2010 9:39 pm

I Disturbi Multisistemici dello Sviluppo appartengono ad Una classificazione che prende in considerazione le patologie in bambini dai 0 ai 3 anni.
I DMSS si collocano a cavallo tra i disturbi della regolazione e i disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS). Si tratta di disturbi che pur essendo posti tra i disturbi della comunicazione e della relazione, assieme ai DPS, in realtà sono proposti come continui con i disturbi della regolazione (DR) per quanto riguarda gli aspetti fisiopatogenetici. In essi il disturbo della regolazione dei processi fisiologici (sensoriali, attentivi, motori, cognitivi, somatici ed affettivi), viene posto infatti come primario rispetto al disturbo della relazione e della comunicazione, il quale verrebbe trascinato in via secondaria dalle difficoltà di regolazione. Per tale suo carattere secondario, il disturbo della relazione e della comunicazione è più flessibile e responsivo al trattamento rispetto a quanto avviene nei DPS. Le basi biologiche del disturbo sarebbero collocate pertanto a livello dei sistemi addetti alla regolazione (sistema libico, ipotalamo, amigdala, corteccia orbitofrontale) piuttosto che a quelli connessi con le competenze sociali. Questa ipotesi suggerisce che le basi biologiche dei DMSS siano da ricercare a livello dei sistemi deputati alla regolazione degli stati affettivi e cognitivi del sé.
Tali difetti rendono questi bambini perplessi, confusi, frustrati ed è come se minassero alla base le competenze comunicative ed interattive dei genitori i quali hanno bisogno di segnali dei loro figli per poter sviluppare le proprie competenze genitoriali, tanto quanto i figli hanno bisogno di segnali adeguati dei propri genitori.
Tra questi disturbi,quello che maggiormente viene a scombussolare la vita dei bambini è l’autismo.
AUTISMO è un termine dello psichiatra Leo Kanner,della Johns Hopkins University.Esso è un significato però sicuramente approssimativo ma un fatto è certo:l’evidenza del disordine,qualunque esso sia,che prima o poi compare nel bambino e che colpisce per il suo spessore,per la insondabilità e per la stridente contraddittorietà.Guardando un autistico avremo l’impressione di avere davanti ai nostri occhi un guscio vuoto,una facciata intatta che nasconde un cumulo di rovine,una bella maschera che copre un volto sfigurato.
Un soggeto presenta la sindrome autistica soprattutto quando:
• Non manifesta reciprocità emozionale nell’interazione e non è consapevole dell’esistenza dei sentimenti degli altri
• Se non é capace di gioco sociale
• Se non ha alcuna capacità di comunicazione verbale e non verbale
• Se manifesta assenza di attività immaginativa
• Se ha movimenti stereotipati.
I sintomi ,solitamente,appaiono nei primi tre anni di vita,ma difficilmente i pediatri e i genitori se ne rendono conto,ingannati dall’apparente normalità somatica del bambino.
Il DSM III R si riferisce all’autismo come ad un disturbo pervasivo dello sviluppo ,i cui sintomi risultano già evidenti durante la prima infanzia.L’autismo non è una malattia mentale e,nella maggior parte dei casi,non ha nulla a che fare con la schizofrenia né si identifica con una psicosi infantile causata dalla personalità psicogenetica dei genitori.
Le cause precise non sono del tutto note.E’certo,tuttavia,che l’autismo rimonta a :
1. Disfunzioni organiche
2. Malattie che colpiscono il sistema nervoso centrale durante la prima infanzia
3. Disfunzioni metaboliche
4. Fattori genetici(in associazione con l’X fragile e la fenilchetonuria)e fattori immunologici
5. Fattori biochimici e fattori neurologici.
Diversi sono i metodi che cercano di rendere meno “pesante”questo disturbo.
Il metodo di Loovas prevede l’intervento nei primi 6 anni di vita ed è finalizzato ad insegnare tecniche con lo scopo di migliorare la socializzazione,la comunicazione e il comportamento adattivo.
La riabilitazione neuropsicologica che cerca di orientare e guidare la maturazione cognitiva del bambino autistico verso modelli cognitivo-comportamentali che permetta lui di adattarsi in maniera efficace alle richieste dell’ambiente.
La terapia occupazionale di Case-Smith e Miller che prevede di apportare miglioramenti nella capacità di integrare gli imput sensoriali provenienti dall’ambiente,mettendo a fuoco gli stimoli rilevanti e assimilando le informazioni per cercare di dare risposte coerenti ed arrivare così ad interagire con il contesto sociale.
Gli obiettivi che si intendono perseguire per migliorare il disturbo sono essenzialmente tre :migliorare il comportamento ,incrementare la motivazione,controllare l’esuberanza manipolatoria.


fonti
"Lo spettro autistico.Definizione,valutazione e riabilitazione in neuropsicologia".Pizzamiglio-Piccardi-Zotti,FRANCOANGELI.
"L'Autistico a scuola",Domenico Raso,Laruffa editore
“Manuale di psicopatologia dell’infanzia”,Ammaniti M., Raffaello Cortina Editore.
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autismo

Messaggio  valeria.lettieri il Mer Gen 13, 2010 10:27 pm

L'autismo viene considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo pervasivo dello sviluppo che si manifesta entro il terzo anno di età con gravi deficit nelle aree della comunicazione (turbe qualitative e quantitative del linguaggio), dell’interazione sociale (turbe qualitative e quantitative delle capacità relazionali, con tendenza evidente all’isolamento), dell’immaginazione (uso inappropriato e stereotipato di oggetti) e con problemi di comportamento (auto ed etero aggressività, iperattività fisica accentuata, ipersensibilità alle variazioni dell’ambiente circostante o delle figure di riferimento affettivo); e pur accompagnandosi ad un aspetto fisico normale, perdura per tutta la vita. Esso è talvolta associato a disturbi neurologici aspecifici, come l'epilessia, o specifici, come la sclerosi tuberosa, la sindrome di Rett o la sindrome di Down.
Scoperto nel 1943 dallo psichiatra infantile Leo Kanner e pur essendo da sempre esistito, sebbene l’evidenza della multicausalità del disturbo, l’autismo ancora oggi è un mistero per la ricerca scientifica: ipotesi biologiche, genetiche, farmacologiche, cognitive si sviluppano e si confondono ma senza mai arrivare ad una completa definizione. Gli studi su persone autistiche hanno trovato anomalie in diverse strutture. cerebrali; questi dati suggeriscono che l'autismo derivi da una interruzione nello sviluppo cerebrale in una fase precoce della vita intrauterina.
Non accertando le cause, non è possibile stabilire quindi una cura; le terapie o gli interventi vengono scelti in base ai sintomi individuali. Le terapie meglio studiate comprendono interventi educativi/comportamentali in ambiente strutturato adattato alle difficoltà specifiche dell'autismo e farmacologici. Sebbene questi interventi non curino l'autismo, spesso portano ad un miglioramento sostanziale.
La caratteristica più evidente è l'isolamento: i bambini autistici spesso non rispondono al loro nome, evitano lo sguardo e appaiono inconsapevoli dei sentimenti altrui e della realtà che li circonda.
In presenza di almeno sette di queste caratteristiche: …è opportuno un controllo diagnostico.
•difficoltà a stare con altri bambini •impressione di sordità o difficoltà visive •difficoltà di apprendimento •incoscienza per i pericoli reali •opposizione ai cambiamenti •mancanza dei sorriso e della mimica •iperattività fisica accentuata •non guarda negli occhi •attaccamento inappropriato agli oggetti •ruota gli oggetti •persevera in giochi strani •atteggiamento fisico rigido.
I bambini autistici inoltre hanno spesso risposte anomale ai suoni, al tatto o ad altri stimoli sensoriali, e una ridotta sensibilità al dolore, che può contribuire a determinare sintomi comportamentali, come la resistenza ad essere abbracciati.
Nel testo di (U.Frith, “L'autismo. Spiegazione di un enigma”) i I bambini autistici infatti vengono descritti come “bambini bellissimi ma distanti … chiusi in una torre d'avorio”, chiamati “bambini della Luna, per la loro distanza dagli altri, o bambini pesci, per il loro silenzio”, affascinanti e inquietanti “per il mistero che li circonda.

http://it.wikipedia.org/wiki/Autismo
http://autismo.inews.it/
http://www.autismoperche.it/
U.Frith, “L'autismo. Spiegazione di un enigma”

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  valentina fusco il Mer Gen 13, 2010 11:46 pm

La Sindrome di Asperger (abbreviata in SA, o AS in inglese) è considerata un disordine pervasivo dello sviluppo apparentato con l'autismo e comunemente considerato una forma dello spettro autistico "ad alto funzionamento". Il termine "Sindrome di Asperger" venne coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981; lo chiamò così da Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco il cui lavoro non venne riconosciuto fino agli anni novanta.
Generalmente si ritiene che si tratti di un tipologia autistica caratterizzata da difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un'accentuata alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell'autismo classico.
Gli individui affetti da questa sindrome possono osservare un sorriso e non capirne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra sorriso, ammiccamento e altre espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale. Per loro è estremamente difficile saper "leggere tra le righe", ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente (la menzogna, i doppi sensi, l'ironia implicita). Interpretano gli altri esclusivamente come si mostrano effettivamente, ne danno cioè un'interpretazione solo letterale.
Bisogna comunque notare che, trattandosi di un disturbo (o, per meglio dire, d'una differenza ontologica nello psichismo, perfettamente innata secondo i più recenti studi di neuroscienza) con ampio spettro di variazione, una certa percentuale di individui con Sindrome d'Asperger appaiono quasi "nella norma" nella loro capacità di leggere le espressioni facciali e le intenzioni degli altri. Spesso continuano a mostrare però difficoltà nel fissare negli occhi le altre persone, ritenendo il contatto visivo altamente ansiogeno (che procura cioè uno stato di tensione che va al di là delle proprie capacità di sopportazione), mentre altri viceversa possono mantenere l'incontro visivo in modo eccessivamente fisso (sembrano attraversare le persone senza davvero vederle), che può essere avvertito come "disturbante" per le persone comuni.
La Sindrome d'Asperger implica, come suoi caratteri peculiari, un intenso livello d'attenzione su determinate cose che interessano ed è spesso caratterizzato da facoltà e "passioni" davvero particolari: per esempio una persona può essere ossessionata dalla lotta libera degli anni cinquanta, un'altra dagli inni nazionali delle dittature africane, un'altra dal fare modellini di costruzioni con i fiammiferi. Comuni sono gli interessi per i mezzi di trasporto (treni, auto) e i computer. Moltissimi degli interessi sono specificamente rivolti ad argomenti scientifici, specialistici che richiedono un dettagliato approfondimento.
Generalmente attratti da attività in cui si possa ritrovare un certo ordine, una determinata logica, come per esempio le classificazioni, le date e simili. Quando questi particolari interessi coincidono con un obiettivo materiale e socialmente utile, il soggetto può portare avanti una vita di successo: per esempio, il bambino con l'ossessione per l'architettura navale può crescere e diventare un ingegnere navale. Nello sforzo per soddisfare questi interessi, l'individuo con Sindrome d'Asperger spesso manifesta ragionamenti estremamente sofisticati, un'attenzione pressoché ossessiva rivolta ai dettagli delle cose o della comunicazione, una memoria focalizzata eminentemente sulle immagini visuali, detta "eidetica-visiva".
Hans Asperger chiamò i suoi pazienti "piccoli professori", basandosi sull'idea che bambini o persone poco più che adolescenti potevano avere un bagaglio di conoscenze nei loro campi d'interesse pari, se non superiori, a quello dei professori universitari. Questo perché gli individui con Sindrome d'Asperger hanno un'intelligenza del tutto "normale", o in qualche caso addirittura superiore alla norma, a scapito però d'una capacità d'interazione sociale nettamente inferiore e più problematica.
Gli autistici hanno risposte emotive forti come le persone comuni o forse anche molto esagerate (in tal caso inadeguate), sebbene quel che genera una risposta emotiva considerata corretta può non essere sempre la stessa rispetto ai normodotati (di qui la definizione di neurodiversità). Quello che manca loro è un'innata abilità di esprimere correttamente i loro stati emotivi coi gesti, il linguaggio corporeo e l'espressione facciale (che in genere i bambini imparano durante i primi anni di vita attraverso la normale interazione con l'ambiente sociale). Molte persone con Sindrome d'Asperger si sentono a disagio nel loro distacco involontario dal mondo comune; manca loro la naturale abilità nel capire ciò che non viene detto esplicitamente nelle relazioni sociali e in pari modo essi hanno difficoltà a comunicare con accuratezza il proprio stato emotivo.
La sindrome di Asperger è definita nel "Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali" (DSM-IV) nella sezione 299.80 come:
1. Difficoltà qualitative nel rapporto sociale, manifestandosi con almeno due tra le seguenti:
1. Difficoltà marcata nell'uso di comportamenti non-verbali multipli, come il guardarsi negli occhi, le espressioni facciali, la postura corporea e i movimenti per regolare le interazioni sociali
2. Impossibilità a sviluppare relazioni appropriate tra persone di pari livello
3. Mancanza di ricerca spontanea per condividere divertimenti, interessi, od obiettivi con altre persone (difficoltà nel mostrare, portare o indicare oggetti d'interesse alle altre persone)
4. Mancanza di reciprocità sociale ed emotiva
2. Modelli di comportamento stereotipati e ripetitivi, manifestati da almeno uno dei seguenti:
1. Raggiungimento di un'occupazione mentale con uno o più modelli stereotipati e ristretti d'interesse, che sia anormale nell'intensità e nell'attenzione
2. Aderenza apparentemente inflessibile a specifici rituali o comportamenti non necessari
3. Movimenti corporei stereotipati e ripetitivi (come agitare mani e dita o altri movimenti)
4. Persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti
3. Il disturbo crea difficoltà notevoli nelle aree sociali, professionali o altre aree d'importanza notevole per la vita di tutti i giorni
4. Non esiste un significativo ritardo nelle abilità linguistiche
5. Non esiste un significativo ritardo nello sviluppo cognitivo o nelle capacità appropriate all'età di aiutarsi e di avere un comportamento adatto alle circostanze (tranne che nelle interazioni sociali) e curiosità per l'ambiente esterno nell'infanzia
6. Non ci sono motivi di ritenere che si tratti di una forma di schizofrenia o di un altro disordine pervasivo dello sviluppo
Una serie di studi ha supportato l'idea che ci sono infatti pochi casi nei quali i pazienti possono rientrare nei criteri del DSM-IV. I pazienti tipicamente mostrano difficoltà comunicative, il che li qualifica per una diagnosi di autismo e non di Sindrome d'Asperger
Le cause e le origini dell'autismo e della Sindrome d'Asperger sono fonte di continui dibattiti e congetture. Tra le molte teorie in competizione tra loro sono la "teoria della sottoconnettività", sviluppata da scienziati cognitivisti all'Università Carnegie Mellon e all'Università di Pittsburgh, la "teoria Neanderthal", la "teoria del cervello estremamente maschile" (Simon Baron-Cohen), la mancanza di "teoria della mente" e la "teoria dell'autismo preoperativo", che afferma che le persone autistiche sono quelle che si bloccano neurologicamente allo stadio preoperativo dello sviluppo cognitivo, dove gran parte dell'elaborazione delle informazioni è a un livello olistico visuale e largamente non verbale e musicale. Questo indirizza anche la questione della teoria della mente dove i bambini, ancora allo stadio preoperativo di sviluppo cognitivo, non hanno raggiunto la decentralizzazione dall'egocentrismo.
La teoria della sotto-connettività stabilisce che l'autismo è un disturbo globale del cervello che restringe la coordinazione e l'integrazione tra le varie parti del cervello. Questo spiega perché le persone che soffrono di autismo e disturbi simili siano normali e maturi in certi campi come l'analisi logica e le capacità linguistiche, ma siano immaturi socialmente e talvolta neuro-fisiologicamente più giovani della loro età.
Altre teorie recenti hanno una loro plausibilità: l'inondazione di informazioni visuali degli ultimi tempi farebbe sì che si sviluppino molto le aree preposte all'elaborazione di queste ma che non sviluppino affatto quelle della comunicazione non-verbale o anche verbale (come nell'autismo classico).
Secondo altre teorie ancora, invece,la sindrome potrebbe essere causata da problemi in famiglia in giovane età come per esempio l'assenza di un genitore.
Molti fattori ambientali sono stati ipotizzati ad agire dopo la nascita (inquinamento da mercurio, sostanze tossiche, metalli pesanti ecc.) ma non sono stati ancora confermati dalla ricerca scientifica.
Ho scelto questo argomento rispetto ad altri perché mi è capitato di leggere un libro che tratta proprio di questa sindrome.John Elder è un ragazzino come tanti, che più di ogni altra cosa desidera fare nuove amicizie. Peccato che i suoi comportamenti siano spesso considerati bizzarri: se ne esce con frasi fuori luogo, smonta e rimonta in continuazione apparecchi elettrici, scava buche profonde due metri (e poi ci sotterra il fratellino...) e, soprattutto, evita accuratamente di guardare le persone negli occhi. Così viene ripreso dagli adulti, deriso dai coetanei e tenuto a distanza da quasi tutti. La madre, una casalinga paranoica con manie di persecuzione, non gli è certo di aiuto. Tantomeno il padre, il più delle volte troppo ubriaco per accorgersi dei problemi d'integrazione del figlio. Ma se per John le convenzioni sociali degli uomini, i cosiddetti "normali", sono enigmatiche e fonte di umiliazioni plateali, le macchine e i circuiti elettrici non hanno alcun segreto. Spinto dagli eventi a una vita solitaria, smontando radio e motori John scopre la sua genialità, che gli assicura una serie di successi professionali inaspettati: dalle tournée con i KISS, per i quali crea la leggendaria chitarra fumante, alla folgorante carriera in un'azienda di giochi elettronici, fino alla creazione di un'importante ditta che ripara auto di lusso. E soltanto a quarant'anni che un medico illuminato gli rivela che la sua stranezza ha un nome: si chiama sindrome di Asperger. E questa notizia trasforma il modo in cui John vede se stesso e il mondo


Riferimenti:
1)Wikipedia
2) Guardami negli occhi. io e la sindrome di Asperger John Elder Robinson
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valentina fusco

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TEST DI COMPLETAMENTO AUTISMO

Messaggio  ESPOSITO ROSA il Gio Gen 14, 2010 12:10 am

L'autismo (o sindrome di Kanner)è considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo che interessa la funzione cerebrale; la persona affetta da tale patologia mostra una marcata diminuzione dell'integrazione sociale e della comunicazione, attualmente risultano ancora sconosciute le cause di tale manifestazione. Più precisamente si dovrebbe parlare di Disturbi dello spettro dell'autismo. Rientra nei disturbi pervasivi dello sviluppo, dove rientrano, fra le varie forme, anche la sindrome di Asperger, la sindrome di Rett e il Disturbo disintegrativo
Disturbo autistico" è il termine tecnico con cui ci si riferisce all'autismo nel DSM IV , manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici dell'American Psychiatric Association). Il disturbo fa parte di una categoria più generale, i Disordini generalizzati dello sviluppo (o Disordini pervasivi dello sviluppo), e viene diagnosticato in base alla presenza di un certo numero di indicatori comportamentali presenti in specifiche aree dello sviluppo.
Il 50% dei soggetti autistici non è in grado di comunicare verbalmente. Essere un bambino autistico vuol dire, con diversi gradi variabili di gravità, non essere capace di:
instaurare comunicazioni sociali e legami significativi con gli altri;
stabilire un contatto, sopratutto “visuale”, con il mondo degli altri;
comprendere le intenzioni, le sensazioni, le emozioni degli altri.

Oggi non vi è più alcun dubbio che l'autismo è causato da un problema biologico: c'è qualcosa di anormale nella struttura anatomica e nel funzionamento fisiologico del cervello. Infatti, di solito nel bambino autistico alcuni comportamenti vengono ripetuti in modo ossessivo; si possono osservare posture e sequenze di movimenti stereotipati (per es. torcersi o mordersi le mani, sventolarle in aria, dondolarsi, compiere complessi movimenti del capo, ecc.) detti appunto stereotipie. Queste persone possono manifestare eccessivo interesse per oggetti o parti di essi, in particolare se hanno forme tondeggianti o possono ruotare (palle ovali, biglie, trottole, eliche, ecc.). Talvolta la persona affetta da autismo tende ad astrarsi dalla realtà per isolarsi in un mondo virtuale, in cui si sente vivere a tutti gli effetti (dialogando talora con personaggi inventati). Pur mantenendo in molti casi la consapevolezza del proprio fantasticare, è con fatica e solo con delle sollecitazioni esterne (suoni improvvisi, appello di altre persone) che riesce ad essere in varia misura partecipe nella vita di gruppo.
La gravità e la sintomatologia dell'autismo variano molto da individuo a individuo e tendono nella maggior parte dei casi a migliorare con l'età, in particolare se il ritardo mentale è lieve o assente, se è presente il linguaggio verbale, se un trattamento valido viene intrapreso in età precoce. L'autismo può essere associato ad altri disturbi, ma è bene dire che spesso maschera l'intelligenza di una persona, e che esistono gradi di autismo differenti tra loro. Alcune persone autistiche possiedono per esempio una straordinaria capacità di calcolo matematico, sensibilità musicale, eccezionale memoria audio-visiva o altri talenti in misura del tutto fuori dell'ordinario, come realizzare ritratti o paesaggi molto fedeli su tela senza possedere nozioni di disegno o pittura.

Fonti:
www.wikepedia.it
Autismo e Biologia. Napoli 28 Febbraio 2007 Mario Lambiase
www.medicina live articoli di giornale



Autismo e intervento educativo
Comunicazione, emotività e pensiero edizione Erikson
Per interagire in modo competente con persone affette da sindrome autistica è necessario conoscere oltre alle tecniche, le logiche di approccio “profonde” di carattere metaeducativo.
I bambini affetti da autismo non sono in grado di apprendere per via intuitiva ed empatica neppure le cose apparentemente più semplici e banali, come saper aspettare il proprio turno in una conversazione, salutare essere affettuosi o ricordare le esperienze professionali?Come accostarsi al loro rigido e bizzaro modo di pensare? Come impostare l'educazione e l'insegnamento?
Per rispondere a tale domande bisogna conoscere con precisione la realtà psicologica

Il resto parziale della storia Carla De Angelis e Stefano Martello
“Conosco quanto pesante sia ogni mattina affrontare un nuovo giorno, uguale a ieri e probabilmente uguale a domani”
In ultimo ciò che mi preme sottolineare è che la scelta del tema non è stata casuale. Infatti insegnando attività motoria in una scuola dell'infanzia ho avuto la fortuna di conoscere un piccolo angelo biondo affetto da autismo, che ogni giorno cerca di superare le difficoltà che gli si presentano. Metterò a disposizione la mia esperienza affinchè per lui, ogni giorno possa essere diverso dall'altro.
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domanda per la docente inerente ad un problema sorto con il forum

Messaggio  Rossella il Gio Gen 14, 2010 3:30 am

gentilissima professoressa Brigati,

sono una corsista di quest'anno del corso di sostegno da lei tenuto di

psicopedagogia del linguaggio.

mi sono accorta solo oggi che di tutti i messaggi

che ho scritto nel forum ne risultano solo un paio

e poichè ho letto il suo avviso , che non prevede la possibilità

a che ha meno di sette interventi di non convalidare l'esame,

mi chiedevo se fosse possibile portaglieli in word

(giacchè per fortuna i ho tutti conservati) spedendoglieli via e-mail

o direttamente venerdì a mano.

per cortesia mi faccia sapere, come posso fare per non perdere

quest'esame (di cui ho per altro fatto già il test scritto con regolare

prenotazione e partecipato al forum finale.)

cordiali saluti

mille grazie anticipatamente

Rossella de Simone

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DIGITAL DIVIDE E DISABILIA'

Messaggio  Francesca Tortorelli il Gio Gen 14, 2010 12:31 pm

Come è accaduto per il passato, profondi cambiamenti della nostra società caratterizzano questi ultimi anni, segnati dall' introduzione di nuove tecnologie nella vita quotidiana. La "Rivoluzione digitale" offre nuovi sistemi di interazione e di comunicazione per il progresso dell'intera società. Anche l' Unione Europea già dal 2000 si è impegnata affiche le tecnologie dell'informazione e della comunicazione siano rese accessibili ad un più vasto numero possibile di persone, ed in special modo, giungano alle fasce più deboli come bambini, persone anziane ed a persone con disabilità fisica, sensoriale, mentale e cognitiva.
Consapevole delle difficili condizioni di vita di questi ultimi rivela un chiaro consenso, in tutti gli stati membri sulla necessità di inserire maggiori risorse per sviluppare l'accessibilità.
La promozione di una Inclusive Knowledge Society, è per la UE uno degli obiettivi primari del 2010. Ma per il progresso dell'intera società è necessario che l'informazione sia raggiungibile da tutti in quanto anche se una parte soltanto della popolazione ne è esclusa, si rischia nuove pericolose forme di discriminazione : nasce il "Digital Divide" , divario digitale che divide chi usa internet e le nuove tecnologie e chi ne è escluso.
Storicamente coloro che per primi parlarono del divario furono Al Gore e Bill Clinton all'inizio degli anni 90 negli Stati Uniti, quando intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell’infrastruttura di internet sul territorio americano.
Ma la divisione dovuto ad aspetti economici, ha spesso diviso determinate aree del mondo a causa di vari fattori, quali povertà, mancanza di energia elettrica, problemi politici, mancanza di istruzione, degrado ed altro.
Il digital divide rischia di incrementare il divario tra paesi sviluppati e no, diventando essa stessa una nuova pericolosa forma di discriminazione.
L'invito della UE all'integrazione dei disabili è stato ribadito più volte, e l'anno 2003 è stato dichiarato anno europeo delle persone con disabilità mentre nel 2002 dalla presidenza spagnola a Madrid, una conferenza europea, elencava i principi a cui ispirarsi riguardanti l' Anno Europeo del Disabile, per sostenerne i diritti ed in particolare affermando che la disabilità appartiene alla dimensione dei diritti umani, che i disabili vogliono pari opportunità e non beneficenza, che l'esclusione sociale è il risultato delle barriere erette dalla società ed altro.
Per abbattere tutte le barriere fra individui si auspica un'integrazione di tutti in ogni settore della vita privata, sociale ed economica, favorendo l'agevolazione all'accesso dell'informazione a tutti i cittadini ed in particolare ai disabili per consentirne la riabilitazione e la piena inclusione sociale, assicurando ad essi tecnologie che tengano conto dei bisogni speciali che si contraddistinguono per la loro diversità. Molti strumenti tecnologici permettono di svolgere attività che taluni altrimenti non sarebbero in grado di effettuare: nascono le tecnologie conpensative che offrono una conversione "equivalente" dell'informazione da un organo di senso all'altro. (Barra Braille per non vedenti, sintesi vocale per non vedenti, mouse e tastiere speciali per disabili motori).
Possiamo contare dunque su tecnologie decisamente di aiuto ai disabili in grado di migliorarne la qualità della vita, diventando uno strumento di integrazione sociale e di crescita democratica dove tutti, ricchi, poveri, normodotati e disabili possano accedere alle tecnologie senza incorrere in nuovi ostacoli.
il digital divide non divenga allora nuovo divario ma nella società futura vogliamo divari sempre più ridotti e barriere abbattute in una società mondiale possibile per tutti in un mondo in cui le differenze lasciano spazio alla unicità della persona umana.



[www.informagiovani-italia.com ]
[www.wikipedia.it]
[googlelibri "il digitale divide nella sua più recente configurazione" di Mariagrazia Salmo]



FRANCESCA TORTORELLI matricola 880000721
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TEST DI COMPLETAMENTO: AUTISMO, DISTURBO MULTISITEMICO DELLO SVILUPPO, DMSS

Messaggio  Angela Mattiello il Gio Gen 14, 2010 1:47 pm

Le gravi difficoltà nella relazione e nella comunicazione, associati a una problematica regolazione dei processi fisiologici, sensoriali, attentivi, motori, cognitivi, somatici ed affettivi, osservati nei primi tre anni di vita, non inquadrabili come Disturbo Autistico secondo i criteri del DSM IV1, possono essere inquadrati nell’ambito dei Disturbi Multisistemici di Sviluppo (DMSS). I DMSS si collocano a cavallo tra i disturbi della regolazione e i disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS).Si tratta di disturbi che pur essendo posti tra i disturbi della comunicazione e della relazione, assieme ai DPS,in realtà sono proposti come continui con i disturbi della regolazione (DR) per quanto riguarda gli aspetti fisiopatogenetici. In essi il disturbo della regolazione dei processi fisiologici (sensoriali, attentivi, motori, cognitivi, somatici ed affettivi), viene posto infatti come primario rispetto al disturbo della relazione e della comunicazione, il quale verrebbe trascinato in via secondaria dalle difficoltà di regolazione. Per tale suo carattere secondario, il disturbo della relazione e della comunicazione è più flessibile e responsivo al trattamento rispetto a quanto avviene nei DPS. Le basi biologiche del disturbo sarebbero collocate pertanto a livello dei sistemi addetti alla regolazione (sistema libico, ipotalamo, amigdala, corteccia orbitofrontale) piuttosto che a quelli connessi con le competenze sociali. Questa ipotesi suggerisce che le basi biologiche dei DMSS siano da ricercare a livello dei sistemi deputati alla regolazione degli stati affettivi e cognitivi del sé.
Tali difetti rendono questi bambini perplessi, confusi, frustrati ed è come se minassero alla base le competenze comunicative ed interattive dei genitori i quali hanno bisogno di segnali dei loro figli per poter sviluppare le proprie competenze genitoriali, tanto quanto i figli hanno bisogno di segnali adeguati dei propri genitori. Vengono così a mancare quelle interazioni positive basate su meccanismi di feed-back che sono indispensabili per lo sviluppo delle competenze sociali dei bambini in specie in alcuni periodi critici dello sviluppo, fra i 2-3 mesi, 7-9, 12-13, ed i 18-20 mesi, periodi nei quali la maturazione geneticamente determinata si realizza attraverso l’esperienza consentendo la riorganizzazione qualitativa delle capacità biologiche, cognitive affettive e sociali.
Il riconoscimento tempestivo di difficoltà e l’intervento precoce attraverso un ambiente reso più idoneo a superare tali difficoltà, può infatti condizionarne l’espressività genica e indurre la differenziazione neuronale in una direzione piuttosto che in un’altra. Non bisogna dunque incorrere nell’errore di considerare i DMSS come dei DPS sottosoglia o parziali, ma considerarli piuttosto come dei DR che comportano importanti difficoltà nell’ambito delle condotte sociali e comunicative tanto da farli assomigliare ai DPS. Infatti il termine multisistemico nella concezione originaria della classificazione diagnostica:0-3, si riferisce proprio ai vari sistemi di processazione, relativi all’interazione di molteplici apparati sensoriali e sensomotori primariamente coinvolti dal disturbo.
Benché la distinzione in termini patogenetici dei DMSS rispetto ai DPS sia chiara, la differenziazione dal punto di vista clinico è meno agevole. L’impegno nella diagnosi precoce, spostata dai 3 anni che si riteneva necessario attendere per riconoscere le caratteristiche conclamate dell’unico e tipico disturbo autistico descritto da Kanner, all’attuale 2° anno di vita, nella prospettiva di anticiparla al 1° anno di vita, ha portato al concetto prima di DPS ed attualmente a quello di spettro autistico3. Inoltre si è visto che spesso bambini con caratteristiche autistiche diagnosticate a 18 mesi, escono poi da tale area, così come al contrario, ci sono bambini non riconosciuti come autistici a quell’età, che poi entrano nell’ambito dell’autismo quando vengono ad una valutazione verso i sei anni. Ciò pone il problema della non immutabilità e permanenza nel tempo delle caratteristiche base dell’autismo, criterio considerato ancora valido per i casi più gravi e per quelli diagnosticati dopo i tre anni.L’incertezza diagnostica che riguarda il bambino piccolo è tale che addirittura è stata proposta una classificazione 0-3 dove viene concettualizzata la categoria di Disturbo Multisistemico di Sviluppo. Il tentativo è quello di avere a disposizione per i piccoli un inquadramento clinico più articolato di Disturbo Generalizzato dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato e più aperto e possibilista in senso prognostico rispetto alla diagnosi di Disturbo Autistico.
Bambini fino ai tre-quattro anni con svariati, ma marcati disturbi del linguaggio e della comunicazione, associati a problemi relazionali ed emotivi, possono presentare quadri non fissi con graduali e favorevoli cambiamenti nel tempo. Tale inquadramento diagnostico permette di tenere nella dovuta considerazione queste situazioni meno definite ed in un prossimo futuro, con studi controllati, fornirci eventualmente indicazioni sia in senso prognostico che di trattamento.
I Disturbi Multisistemici di Sviluppo rappresentano pertanto un concetto di categoria nettamente diversificata rispetto al Disturbo Autistico: “la difficoltà di relazione non è considerata un deficit permanente e relativamente fisso ma viene riconosciuta la sua apertura al cambiamento e alla crescita” (p.40, Classificazione 0-3)
I soggetti che presentano un Disturbo Autistico sono caratterizzati dalla presenza contemporanea di quello che viene definita come la triade del comportamento autistico; uno sviluppo notevolmente anomalo o deficitario dell’interazione sociale e della comunicazione e una marcata ristrettezza del repertorio di attività e di interessi. Le manifestazioni del disturbo variano ampiamente a seconda del livello di sviluppo e dell’età cronologica del soggetto.
Le persone con autismo presentano una mancanza o difficoltà marcate nella ricerca spontanea della condivisione di gioie, interessi o obiettivi con altre persone. Inoltre vi è un’incapacità o grave difficoltà a sviluppare relazioni con gli altri e di interpretarne i gesti, l’espressione mimica, le posture e le norme (esplicite o implicite) che regolano le interazioni sociali. Ad esempio può esservi compromissione nell’uso di diversi comportamenti non verbali come lo sguardo diretto, le espressioni del viso, le posture corporee, o le gestualità che regolano l’interazione sociale e la comunicazione. Soprattutto nei soggetti più piccoli si denota uno scarso, e talvolta nullo, interesse nel fare amicizia e/o giocare con altri bambini. I soggetti più grandi possono essere interessati all’amicizia ma presentano difficoltà nella comprensione delle convenzioni sociali che normalmente regolano i rapporti tra le persone.In generale, nelle persone con autismo può essere presente una mancanza di reciprocità sociale o emotiva (per esempio non partecipare attivamente a semplici giochi sociali, preferire attività solitarie o coinvolgere altri in attività solo come strumenti o aiutanti “meccanici”). I soggetti con questo disturbo appaiono spesso come “incuranti” delle altre persone poiché presentano difficoltà marcate nel cogliere i bisogni degli altri (ad esempio capire gli stati d’animo di un’altra persona e regolare il proprio comportamento in funzione di esso, ecc…).
Anche la compromissione della comunicazione è marcata e perdurante e riduce le capacità verbali e non verbali. Ad esempio può esservi ritardo, o totale mancanza, dello sviluppo del linguaggio parlato. Anche per quelle persone che accedono alla parola risulta una marcata compromissione delle capacità ad iniziare o sostenere una conversazione con altri. L’uso del linguaggio si presenta in modo ripetitivo e stereotipato e, spesso, è basato sull’ecolalia immediata e/o ritardata. In generale vi è un’alterazione dell’uso pragmatico del linguaggio, evidenziata dall’incapacità di integrare le parole con la gestualità o di capire l’umorismo o gli aspetti non letterali del discorso come l’ironia o i significati impliciti. Il gioco di immaginazione è spesso assente o notevolmente compromesso. Nei soggetti che parlano, può esservi anche un uso stereotipato o ripetitivo del linguaggio e uso di linguaggio eccentrico. Può esservi anche una mancanza di giochi di simulazione vari e spontanei, o di giochi di imitazione sociale adeguati al livello di sviluppo. La persona con autismo presenta modalità di comportamento, interessi, e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati. Ad esempio può essere dedita a uno o più tipi di interesse anomali per intensità o per focalizzazione. Inoltre può presentare abitudini o rituali specifici, manierismi motori stereotipati e ripetitivi, tali da condizionare il normale svolgimento di altre attività più funzionali. In alcuni soggetti può inoltre esservi un persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti.I soggetti con autismo mostrano dunque una gamma di interessi notevolmente ristretta, e sono spesso eccessivamente assorbiti da un singolo e ristretto interesse (per es. date di nascita, numeri di telefono, orari dei treni, mettere in fila giocattoli sempre nello stesso modo per più e più volte, o mimare ripetitivamente i gesti di un attore della televisione ecc…). Inoltre i soggetti con autismo possono mostrare resistenza o malessere per cambiamenti banali (per es. avere una reazione spropositata per “semplici” cambiamenti nell’ambiente come lo spostamento dei mobili o l’uso di un nuovo set di posate)I movimenti corporei stereotipati riguardano le mani (battere le mani, schioccare le dita), o l’intero corpo (dondolarsi, buttarsi a terra, oscillare). Possono essere presenti anomalie della postura (per es., camminare in punta di piedi, movimenti delle mani o atteggiamenti del corpo bizzarri). Questi soggetti mostrano un persistente, eccessivo interesse per parti di oggetti (bottoni, parti del corpo). Possono essere anche affascinati dai movimenti (per es. ruote dei giocattoli che girano, aprire e chiudere la porta, un ventilatore elettrico, o altri oggetti che ruotano rapidamente).L’anomalia deve manifestarsi con ritardi o funzionamento anomalo in almeno una delle seguenti aree prima dei 3 anni di età: interazione sociale, linguaggio usato per l’interazione sociale o gioco simbolico o di immaginazione.

www.fondazioneares.com
http://web.tiscali.it/freniszero/piscitellichindemi.htm
www.specialeautismo.it
Visconti P. ( 2003), La terapia di Scambio e di Sviluppo. In M. Formica (a cura di), Trattato di Neurologia Riabilitativa, Cuzzolin Editore, pp.987-1016
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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  Martina.Meluccio il Gio Gen 14, 2010 2:00 pm

L’AUTISMO
Sotto il termine di psicosi infantili vengono compresi quei gravi disturbi della personalità che si manifestano con rilevanti alterazioni dei rapporti interpersonali e del contatto con la realtà.
Le psicosi dell’infanzia sono definite sotto la categoria Disturbi Generalizzati dello Sviluppo, che comprende:
- Disturbo autistico
- Disturbo di Asperger
- Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza
- Disturbo di Rett
- Disturbo generalizzato dello sviluppo non altrimenti specificato
Che cos’è l’autismo?
La parola "autismo" deriva dal greco "autús" che significa "se stesso” e, come malattia o modello particolare di struttura psichica, si evidenzia drammaticamente per l’isolamento, l’anestesia affettiva, la scomparsa dell’iniziativa, le difficoltà psico-motorie, il mancato sviluppo del linguaggio.
Accanto a queste espressioni, di per sé già disturbanti e fortemente disabilitanti, gli autistici dimostrano una importante incontinenza emotiva che si espleta con urla, corse afinalistiche, ipercinesie, a volte aggressività, angoscia e terrore.
Con la pubblicazione del DSM-IV il disturbo autistico viene inserito fra i disturbi generalizzati dello sviluppo, cioè fra quei disturbi caratterizzati da una grave e generalizzata compromissione in diverse aree dello sviluppo.
I criteri diagnostici per il Disturbo autistico, secondo il DSM IV sono:
1) Compromissione qualitativa dell’interazione sociale, manifestata con almeno 2 dei seguenti sintomi:
a) marcata compromissione nell’uso di svariati comportamenti non verbali, come lo sguardo diretto, l’espressione mimica, le posture corporee e i gesti che regolano l’interazione sociale;
b) incapacità di sviluppare relazioni con i coetanei adeguate al livello di sviluppo;
c) mancanza di ricerca spontanea nella condivisione di gioie, interessi o obiettivi con altre persone (per esempio non mostrare, portare, né richiamare l’attenzione su oggetti di proprio interesse);
d) mancanza di reciprocità sociale ed emotiva;
2) compromissione qualitativa della comunicazione come manifestato da almeno uno dei seguenti sintomi:
a) ritardo o totale mancanza dello sviluppo del linguaggio parlato (non accompagnato da un tentativo di compenso attraverso modalità alternative di comunicazione come gesti o mimica);
b) in soggetti con linguaggio adeguato, marcata compromissione della capacità di iniziare o sostenere una conversazione con altri;
c) uso di linguaggio stereotipato e ripetitivo o linguaggio eccentrico;
d) mancanza di giochi di simulazione vari e spontanei, o di giochi di imitazione sociale adeguati al livello di sviluppo;
3) modalità di comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati, come manifestato da almeno 1 dei seguenti sintomi:
a) dedizione assorbente ad uno o più tipi di interessi ristretti e stereotipati anomali o per intensità o per focalizzazione;
b) sottomissione del tutto rigida ad inutili abitudini o rituali specifici
c) manierismi motori stereotipati e ripetitivi (battere o torcere le mani o il capo, o complessi movimenti di tutto il corpo)
d) persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti;
4) Ritardi o funzionamento anomalo in almeno una delle seguenti aree, con esordio prima dei 3 anni di età:
a) interazione sociale,
b) linguaggio usato nella comunicazione sociale
c) gioco simbolico o di immaginazione.
Incidenza:
L'autismo si manifesta in 4-5 casi su 10000 nascite. Questo dato è basato su indagini a larga scala condotte negli Stati Uniti ed in Inghilterra.
L'autismo colpisce i maschi con una frequenza tre volte maggiore delle femmine. Questa differenza tra i due sessi non è peculiare dell'autismo poiché molte disabilità dello sviluppo hanno un rapporto maschi - femmine anche piu' elevato
L'autismo può essere considerato il peggiore degli handicap, perché pur accompagnandosi ad un aspetto fisico normale è un handicap grave che coinvolge diverse funzioni cerebrali e perdura per tutta la vita.
La caratteristica più evidente di questa malattia è l'isolamento: i bambini autistici spesso non rispondono al loro nome, evitano lo sguardo e appaiono inconsapevoli dei sentimenti altrui e della realtà che li circonda. La loro esistenza si realizza e si sviluppa in una logica di ritiro dalla comunità sociale, al punto di vivere in un mondo chiuso, concentrati su se stessi, nella manifesta assenza di quel naturale bisogno presente in ogni essere umano, di rapporto con gli altri.
L’espressione mimica facciale “statica”, il linguaggio insufficiente o assente, lo sguardo vuoto, difficilmente agganciabile contribuiscono all’isolamento dei soggetti colpiti da questa malattia.




Dati presentati sul giornale italiano di ricerca clinica e psicoeducativa, “Autismo e disturbi dello sviluppo”, N°12 anno 2002
Trisciuzzi 2001
Marcelli 1997
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Martina.Meluccio

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relazione finale- autismo

Messaggio  martinoanna il Gio Gen 14, 2010 2:45 pm

RELAZIONE FINALE – AUTISMO

Il disturbo autistico è il termine tecnico che viene utilizzato per riferirsi all’autismo
nel DMD IV “Manuale Statistico e Diagnostico dei disturbi mentali”.
Questo disturbo fa parte della categoria dei Disordini Pervasivi dello Sviluppo, insieme ad altre forme, come la sindrome di Rett , la sindrome di Asperger e il Disturbo integrativo dell’infanzia.
Secondo la comunità scientifica questa sindrome si presenta entro il terzo anno di età , soprattutto in soggetti maschi con un tasso di 2/4 anche 6,8 volte superiore al sesso femminile, con gravi deficit nelle aree della comunicazione, dell’interazione sociale, dell’immaginazione e con problemi di comportamento e perdura tutta la vita.
Non è stata ancora individuata una causa specifica per l’autismo, anche se i fattori che posso contribuire al suo sviluppo sembra possano essere di natura ereditaria e non. Diciamo che si parla più specificamente di multifattorialità.
In passato è stata avanzata anche una correlazione con l’assunzione del vaccino trivalente e recentemente, da alcuni ricercatori degli Stati Uniti è emerso che invece potrebbe essere correlato ad un intossicazione di mercurio.
Per quanto riguarda la sintomatologia dobbiamo evidenziare che circa il 50% dei soggetti autistici non è in grado di comunicare verbalmente e quelli che ne sono capaci si esprimo spesso in modo bizzarro, perché ripetono parole, suoni o frasi sentite pronunciare (ecolalia). Hanno poi difficoltà ha relazionarsi, perché tendono all’isolamento e alla chiusura sociale. Ripetono in modo ossessivo sempre gli stessi comportamenti e frequentemente le loro posture e movimenti sono stereotipati come il dondolasi e il torcersi le mani.
Gli autistici posso manifestare anche un interesse eccessivo per oggetti o parti di essi.
C’è in loro una forte resistenza al cambiamento che per alcuni può trasformarsi in vero è proprio terrore fobico. Non bisogna perciò mai cambiare l’ordine presente negli ambienti in cui vivono, perché la loro reazione può essere sia di ripristinare l’ordine, ma anche quella di manifestare inquietudine, esplodere in crisi di pianto o di riso, o anche diventare autolesionisti e aggressivi verso gli altri o verso gli oggetti.
Altri soggetti, invece, sembrano mostrare un’eccessiva passività, aprassia motoria e ipotonia che sembra renderli impermeabili a qualsiasi stimolo.
La gravità e la sintomatologia della sindrome autistica presentano delle differenze a secondo dei casi e tendono comunque a migliorare con l’età, in particolare quando il ritardo mentale è lieve o assente, se è presente il linguaggio verbale e se il trattamento viene effettuato precocemente.
A causa di questa forte variabilità individuale, secondo le “linee guida di intervento sull’autismo” pubblicate dal National Reserch Council non esiste un unico intervento per tutti i soggetti autistici, per tutte le età e soprattutto non esiste un unico intervento che possa risolvere tutte le molteplici problematiche legate all’autismo.
È chiaro che nell’ambito del percorso terapeutico è fondamentale la presenza dei genitori , che spesso però sono costretti all’isolamento dalla vita pubblica e sociale, principalmente per la scarsa informazione presente tanto nella gente comune quanto negli stessi operatori professionali orientati e disorientati dai modelli di ricerca sposati, per la mancanza di un assistenza adeguata, e quindi per una mancata mediazione tra persona autistica e il suo contesto di vita.
Nel testo “L’autismo. Spiegazione di un enigma” Frith, l’autore, descrive gli autistici come dei bambini bellissimi ma distanti, chiusi in una torre d’avorio, chiamati “bambini della Luna per la loro distanza dagli altri o bambini pesci per il loro silenzio”, affascinanti e inquietanti per il mistero che li circonda.
In passato ho avuto modo di conoscere una famiglia con un figlio autistico. La madre riteneva che la malattia si fosse presentata dopo una vaccinazione che lei aveva accettato di fargli fare all’età di 3 anni , perciò si sentiva in qualche modo responsabile. Il ragazzo, ormai diciottenne, aveva spesso comportamenti che non erano semplici da gestire. Tutta la famiglia si prendeva cura di lui con amore, ma si leggeva nei loro occhi una sofferenza difficile da esprimere. Ricordo che il ragazzo non parlava, si dondolava continuamente e ,a volte, manifestava inquietudine. Frequentava un campo scuola adeguato alle sue esigenze.
Attualmente ho una carissima amica che ha una sorella a cui hanno diagnosticato una forma di autismo, ma i medici non sono stati in grado di dare molte spiegazioni in merito. La cosa strana è che fino a 15-16 anni era del tutto “sana” e poi all’improvviso a mostrato apatia, isolamento, inquietudine. La cosa che più mi ha colpito quando l’ho conosciuta, per la prima volta, è stato il fatto che era capace di restare immobile in un posto per ore, senza muoversi o parlare, sembrando completamente assente.
La mia amica mi racconta che frequentemente ha comportamenti bizzarri e preoccupanti, per cui deve tenerla sotto controllo continuamente.
Ha cercato più volte di trovare un aiuto, ma non è mai riuscita a trovare un centro che potesse darle una mano.

Bibliografia:
www.agsasonlus.it
www.wikipedia.it
www.emergenzautismo.org

martinoanna

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Test di completamento il caso aspenger

Messaggio  puocci.immacolata il Gio Gen 14, 2010 3:02 pm

IL CASO DI GIOVANNA
Si tratta di una ragazza adolescente, che segue la scuola superiore. Va a scuola regolarmente,ma ha un umore incostante.un giorno arriva decisa di cambiare scuola:dice di voler studiare ornitologia perchè le piacciono gli uccelli,e perchè voleva volare come loro.Uno degli aspetti di aspenger è proprio quello di fissarsi in interessi particolari:quello di giovanna non deriva da una sua scelta ma è una risposta al fatto che i genitori le dicono di essere più pratica più aderente alla realtà ,di tenere i piedi per terra . Difronte alla richiesta di stare di più con i piedi in terra,di essere più aderente alla realtà,Giovanna manifesta il desiderio di liberarsi al di sopra della realtà e scegliere di diventare uccello.Il mondo di Giovanna è racchiuso in un mondo tutto suo,vibe in un mondo fantastico senza regole.Non segue un ordine nemmeno quando scrive.Tutto per lei è un gioco sopra le righe.Giovanna non ha nessun rapporto diretto con i compagni di classe,parla ad alta voce e all'improvviso ride anche di fronte ad una cosa seria se dimentica un oggetto scolastico a casa, lo chiede a qualche compagno e se non gli viene dato subito si arrabbia e aggredisce .A volte ha atteggiamenti sociali che possono apparire affettuosi ma in realtà non lo sono.Dietro il suo comportamento c'è un atteggiamento scherzoso e provocatorio.Vuole essere sempre al centro dell'attenzione.tutto è gioco tutto è provocazione.In famiglia cerca sicurezza.Anche le regole sociali sono condizionate dal suo egocentrismo:quando starnutisce non rispetta le norme regole di convivenzae rifiuta di mettere la mano davanti alla bocca, si mette apposta le dita nel naso pur sapendo che certe cose non fanno parte dei rapporti civili.L'idea di volare perseguita Giovanna le da un senso di libertà.Il linguaggio verbale è fluido e vivace,il linguaggio del corpo è impacciato,il suo movimento è svolto in modo maldestro e lo fa senza tener conto di chi è intorno a lei,l'espressione facciale dimosta non curanza.Da un punto di vista educativo e di didattica clinica la persona aspenger va seguita con attenzione,perchè il suo processo evolutivo potrà stabilizzarsi,al punto da apparire quasi nella norma.

puocci.immacolata

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Autismo

Messaggio  Elvira Rosa Romano il Gio Gen 14, 2010 3:07 pm

AUTISMO
L'autismo è una patologia che altera il rapporto dell'individuo con l'ambiente circostante. Il paziente autistico mostra un disinteresse per la realtà esterna e le relazioni interpersonali: per un mondo che, probabilmente, non è in grado di comprendere compiutamente (a causa di anomalie nello sviluppo del cervello o per altre cause neurologiche). La sua vita è caratterizzata da un ripiego intimistico e dalla dimensione emotiva. Quest'ultima si esprime attraverso fantasie, sogni ad occhi aperti e allucinazioni. Molti pazienti, comunque, mostrano di possedere un talento in campo artistico o logico-matematico.
Il Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) è un grave e cronico disturbo dello sviluppo, caratterizzato da deficit sociali e comunicativi e da un interesse ridotto per l'ambiente, verso il quale vengono prese iniziative limitate e spesso stereotipate. Essere un bambino autistico vuole dire, con gradi variabili di gravità, essere incapace di stabilire comunicazioni sociali e legami significativi con gli altri, di stabilire un contatto visuale col mondo degli altri, di condividere l’attenzione con gli altri; essere incapaci di imitare il comportamento degli altri o comprenderne le intenzioni, emozioni e sensazioni.
Concentriamoci brevemente su alcuni dei primi sintomi. Verso la fine del primo anno di vita, i bambini autistici sperimentano difficoltà o anche l'impossibilità di orientarsi sulla base di indicazioni provviste da altri.
Sono incapaci di condividere l’attenzione con altri e sono incapaci di reagire in maniera adeguata alle emozioni altrui. Hanno grandi difficoltà anche nel riconoscere visi umani o nell’esibire comportamenti imitativi. Tutte queste prime manifestazioni di autismo hanno una radice comune: le abilità cognitive richieste per stabilire legami significativi con gli altri sono assenti o gravemente danneggiate.
Due recenti studi mostrano che individui autistici soffrono di un deficit del meccanismo di simulazione, indotto da una disfunzione del loro sistema neuroni-specchio per le azioni.
Un'ulteriore indicazione di deficit della simulazione incarnata nell’autismo è esemplificata dai problemi che i bambini autistici mostrano sia nei comportamenti imitativi simbolici che non-simbolici, nell'imitare l'uso di oggetti, nell'imitare espressioni facciali e nell’imitazione vocale. Questi deficit caratterizzano forme di autismo sia ad alto che a basso funzionamento. Inoltre, i deficit d’imitazione risultano evidenti non solo rispetto ai soggetti sani, ma anche rispetto a soggetti mentalmente ritardati non autistici. Secondo un’ipotesi, i deficit d’imitazione nell’autismo sono determinati dall'incapacità di stabilire un'equivalenza motoria tra il soggetto imitatore e il dimostratore da imitare, molto probabilmente a causa di un malfunzionamento del sistema dei neuroni-specchio, e/o a causa di una mal funzionante regolazione emozionale/affettiva dello stesso sistema.
Infatti molti studi hanno messo in luce i gravi problemi che i bambini autistici hanno nell'espressione facciale delle emozioni e nel comprendere quelle degli altri.
In un recente studio fMRI, Dapretto et al. hanno specificamente condotto indagini sulle basi neurali della capacità di imitare le espressioni facciali delle emozioni di base negli individui con autismo ad alto funzionamento. I risultati di questo studio hanno mostrato che durante l’osservazione e l’imitazione di emozioni i bambini autistici non mostrano un’attivazione del sistema dei neuroni-specchio nella pars opercularis del giro frontale inferiore, conosciuto anche come area 44 di Brodmann. Va sottolineato che l'attivazione di questa area è risultata essere inversamente correlata con la gravità dei deficit di socializzazione mostrato da questi bambini. Gli autori di questo studio hanno concluso che "… una disfunzione del sistema dei neuroni-specchio può essere alla base dei deficit sociali osservati nell’autismo".
I cervelli degli individui autistici mostrano un anormale assottigliamento della sostanza grigia nelle aree corticali note come facenti parte del sistema dei neuroni-specchio, quali l’area pre-motoria ventrale, il lobo parietale posteriore e la regione del solco temporale superiore.
L’assottigliamento corticale del sistema dei neuroni-specchio sembra correlare con la gravità dei sintomi dell’autismo.
I bambini autistici manifestano frequentemente un interesse eccessivo o quasi esclusivo per un’attività, un gesto, un soggetto: può trattarsi di calendari o giochi matematici, come pure di sbattere violentemente e ri-petutamente la testa contro il muro. Di conseguenza i cambiamenti sono fonte di gravi turbamenti, il soggetto si fissa su comportamenti abitudinari e in rituali privi di scopo apparente, e si accompagna con movimenti ripetitivi come ad esempio il battere le mani. Per quanto riguarda, infine, le capacità linguistiche dei bambini affetti da autismo, ci troviamo di fronte ad una variazione individuale a volte notevole: in alcuni soggetti il linguaggio verbale può non svilupparsi mai, e dunque la comunicazione, se avviene, percorre vie vicarie, soprattutto gestuali; in altri soggetti il linguaggio si sviluppa con notevoli ritardi, talvolta le prime sillabe compaiono intorno agli 8 anni, e dunque la via verso la comunicazione verbale è irta di difficoltà e densa di incognite, in ragione dei potenziali effetti ‘devianti’ di una maturazione della capacità linguistica che avviene con grande lentezza e ‘fuori tempo’ rispetto all’età dell’apprendente; in altri ancora, invece, il linguaggio si sviluppa con ritardo, e si concretizza nella capacità di produrre enunciati che, tuttavia, si configurano spesso come ‘routine’ che il bambino recupera da un bagaglio di memorie verbali personali (frasi già sentite, canzoni, filastrocche, fiabe,
ecc.) e che adatta alla situazione comunicativa che ha di fronte, talvolta in modo trasparente, talaltra in modo assai più ‘opaco’ per cui non sempre lo scambio comunicativo viene raggiunto; in altri soggetti, infine, il linguaggio può arrivare ad un buon livello di sviluppo e di fluenza.
Gillberg e Coleman 1992 ritengono che le sindromi autistiche consistano in una costellazione di sintomi comportamentali che si originano da una disfunzione del sistema nervoso, ma che non ci siano prove sufficienti per assumere l’esistenza di un nucleo specifico autistico, mentre De Long 1999 fa l’ipotesi che esistano due forme distinte di autismo: la prima è caratterizzata da un danno cerebrale bilaterale insorto precocemente il quale impedisce l’acquisizione delle strutture semantiche fondamentali del linguaggio, le competenze sociali, la capacità di dar luogo ad un’attività orga-nizzata in ragione dello scopo (autismo a basso funzionamento); la seconda si correla principalmente ad una psicopatologia affettiva familiare (autismo idiopatico o ad alto funzionamento).
Risulta evidente, pertanto, che una delle osservazioni fondamentali riguarda il fatto che nell’autismo si ritrovi una notevole variazione interindividuale nei comportamenti manifestati; vale a dire, le caratteristiche che definiscono il comportamento autistico sono non solo diverse ma si realizzano e si combinano in modi anche molto differenti da soggetto a soggetto: ciò porta a ritenere che all’origine dell’autismo ci siano fattori multipli che si combinano tra loro per far sì che alcuni sintomi si presentino in alcune persone ma non siano evidenti in altre. Nel caso di gemelli monozigotici: se uno dei gemelli è affetto da autismo, la probabilità che lo sia anche l’altro è del 60%; pertanto simili percentuali indicano che devono intervenire altri fattori a modificare la predisposizione genetica alla malattia. Alcuni dei fattori di rischio ambientale sono stati individuati, quali l’esposizione in utero al virus della rosolia, oppure a sostanze come l’alcool etilico, l’acido valproico (è un farmaco antiepilettico), che aumentano la probabilità che si manifesti l’autismo; la probabilità è maggiore anche in presenza di malattie genetiche quali la fenil-chetonuria e la sclerosi tuberosa; tuttavia nessuno di questi fattori da solo si presenta con una frequenza tale da farlo considerare causa dell’autismo. In ogni caso è notevole anche il presentarsi di particolari concentrazioni geografiche dell’autismo, nel senso che sono individuabili aree in cui la percentuale dei soggetti autistici rispetto al resto della popolazione è più alta che altrove; il dato è tanto innegabile quanto, almeno per ora, inspiegabile.
E’ stato osservato che il comportamento stereotipo è simile a quello che si può riscontrare in pazienti con lesioni frontali; pertanto, si ritiene che il comportamento autistico sia da avvicinare ad un malfunzionamento frontale (Ridley 1994). L’inefficienza nelle prove frontali è stata riscontrata anche nei soggetti Asperger, suggerendo che questo tipo di deficit caratterizza l’ampio spettro dei disordini di tipo autistico. La buona esecuzione del “Disegno con cubi” rientra nella tendenza del soggetto autistico a prestare poca attenzione al contesto preferendo concentrarsi sul dettaglio; inoltre, prevale l’attenzione agli aspetti formali su quelli relativi al contenuto, ad esempio nel ricordare una storia, e si manifesta una maggiore capacità di tener conto di informazioni non strutturate e semanticamente sconnesse, come dimostra l’efficienza che il soggetto autistico ottiene nella ripetizione di stringhe di parole senza senso rispetto a frasi strutturate dotate di un preciso significato, contrariamente a quanto accade di solito sia con bambini normali che con insufficienti mentali.
Nel soggetto autistico c’è la predominanza del comportamento ripetitivo e stereotipato ed il bisogno ossessivo di identità; d’altro canto, la memoria procedurale sembra perfettamente funzionante assai precocemente, mentre la memoria dichiarativa sembra appartenere ad un sistema che si sviluppa più tardi. Ne consegue che gli effetti del disturbo nel sostrato per questo secondo tipo di memoria diventano consistenti e visibili solo col maturare delsistema e delle funzioni cognitive ad esso associate.
Un allievo affetto da disturbo autistico può trovare nella scuola un ambiente idoneo per il suo sviluppo e la sua integrazione sociale? Programmazione, organizzazione, didattica speciale e compagni sono le quattro parole-chiave alle quali riferirsi nella prospettiva di promuovere un’integrazione di qualità dell’allievo con autismo nella scuola di tutti. Bisogna perseguire obiettivi personalizzati con attività che abbiano qualche somiglianza con quelle dei compagni. Bisogna avvicinare gli obiettivi, modificando i contenuti didattici, riducendoli o illustrandoli, con un’ampia presenza di figure, per adattarli alle esigenze dell’allievo con autismo. Non è utile invece usare libri di classi inferiori perché ciò enfatizza in negativo le differenze e non favorisce il senso di appartenenza al gruppo. È utile prevedere all’interno della classe una postazione per il lavoro autonomo, nel quale l’allievo possa effettuare compiti routinari e graditi. Agendo in questo modo, alcuni allievi hanno manifestato di aver acquisito competenze sorprendenti, che vanno ben oltre i confini di quanto si era previsto in base al livello di programmazione, relativamente alle lingue straniere e alle abilità di calcolo. In letteratura è segnalato il caso di Donna Williams (1996), la quale, nella sua autobiografia, riferisce che l’essere stata inserita in una scuola normale le aveva permesso di accumulare moltissime informazioni sulle persone e sulle situazioni di vita sociale.

FONTI
1) Bruno Bettelheim, La fortezza vuota. L'autismo infantile e la nascita del sé ,
Garzanti, Milano 2003
2) Vittorio Gallese, Dipartimento di Neuroscienze Università di Parma, La consonanza Intenzionale: Una prospettiva neurofisiologica sull’intersoggettività e sulle sue alterazioni nell’autismo infantile, Dedalus 2006, in corso di stampa.
3) Quaderni del Dipartimento di Linguistica - Università di Firenze 11 (2001): 227-247 PER UNO STUDIO DELL’AUTISMO, di Luciana Brandi.
4)Lucio Cottini (Università di Udine e Urbino)
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TEST DI COMPLETAMENTO

Messaggio  angela.iannone il Gio Gen 14, 2010 3:38 pm

AUTISMO, DISTURBO MULTISITEMICO DELLO SVILUPPO, DMSS


L'autismo è un grave disturbo globale e precoce dello sviluppo del bambino; si manifesta con importanti anomalie nell'integrazione del soggetto in ambito percettivo, cognitivo, della comunicazione verbale e non verbale, della socializzazione, dell'autonomia e dell'adattamento sociale. Nonostante siano stati definiti criteri diagnostici per l'autismo, le sue cause sono ancora ignote, inoltre, le manifestazioni cliniche della malattia sono sostanzialmente eterogenee ed è questa una delle ragioni che contribuiscono alla mancanza di un "consenso" specificatamente neurologico. I dati che ne studiano le possibili cause riguardano l'ambito genetico, neurologico, immunologico, metabolico ed altro e vanno uniti a ricerche in ambito cognitivo, comportamentale, farmacologico, psicodinamico, neuropsicologico.
Di conseguenza l’insieme di fattori genetici, organici e biochimici, interferiscono creando una frattura nello sviluppo celebrale normale, in una fase precoce della vita;infatti l’anomalia deve manifestarsi, con ritardi o funzionamento anomalo, in almeno una delle seguenti aree, prima dei 3 anni di età: interazione sociale, linguaggio usato per l’interazione sociale o gioco simbolico o di immaginazione.
I sintomi si manifestano in genere con modalità e intensità diverse, anche in funzione dell'età del soggetto. Sono principalmente:
profondo distacco e incapacità di sviluppare relazioni sociali; mancanza d'interesse per gli altri, chiusura, indifferenza emotiva agli stimoli, difficoltà a instaurare il rapporto visivo e a partecipare alla vita di gruppo;

grave deterioramento della capacità di comunicazione verbale e non verbale;

il bambino può sembrare muto, esprimersi in modo gergale, o ripetere sempre le stesse frasi; inversione dei pronomi con l'uso del « tu » al posto dell'« io » e del « me »;

risposte bizzarre all'ambiente e alle sue modificazioni che si manifestano con ripetizione reiterata, in modo rigido, e compulsività di alcune condotte; oppure con il terrore provocato da eventi per gli altri insignificanti, o ancora con aggressività rivolta verso se stesso e gli altri.

nella maggior parte dei casi uno sviluppo intellettivo alterato con ritardo mentale;

presenza o assenza di danno neurologico, considerato a parte nella diagnosi.

Questo atteggiamento mentale di ripiegamento di ripiegamento totale su se stessi fa si che l’individuo si isoli completamente dalla realtà esterna; questa non ha influenza sull’organizzazione del pensiero ma il mondo viene concepito solo in funzione dei propri desideri. Le persone con autismo presentano una mancanza o difficoltà nella ricerca spontanea della condivisione di gioie, interessi o obiettivi con altre persone. Inoltre vi è un’incapacità o grave difficoltà di sviluppare relazioni con gli altri e di interpretarne i gesti, l’espressione mimica, le posture e le norme (esplicite o implicite) che regolano le interazioni sociali. Ad esempio può esservi compromissione nell’uso di diversi comportamenti non verbali come lo sguardo diretto, le espressioni del viso, le posture corporee, o le gestualità che regolano l’interazione sociale e la comunicazione. Soprattutto nei soggetti più piccoli si denota uno scarso, e talvolta nullo, interesse nel fare amicizia e/o giocare con altri bambini. I soggetti più grandi possono essere interessati all’amicizia ma presentano difficoltà nella comprensione delle convenzioni sociali che normalmente regolano i rapporti tra le persone. La persona con autismo presenta modalità di comportamento, interessi, e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati. Ad esempio può essere dedita a uno o più tipi di interesse anomali per intensità o per focalizzazione. Inoltre può presentare abitudini o rituali specifici, manierismi motori stereotipati e ripetitivi, tali da condizionare il normale svolgimento di altre attività più funzionali. Alcune persone autistiche possiedono però una straordinaria capacità di calcolo matematico, sensibilità musicale, eccezionale memoria audio-visiva o altri talenti in misura del tutto fuori dell'ordinario, come realizzare ritratti o paesaggi molto fedeli su tela senza possedere nozioni di disegno o pittura.
Nella maggior parte dei casi, non vi sono periodi di sviluppo chiaramente normali, sebbene in circa il 20% dei casi i genitori riferiscono uno sviluppo relativamente normale per 1 o 2 anni. In questi casi i genitori possono riferire che il bambino aveva acquisito alcune parole per poi averle perse, o che sembrava essersi fermato dal punto di vista dello sviluppo.
Le fonti di informazioni relative agli studi epidemiologici e le indagini statistiche più citate sull’incidenza del fenomeno riportano dati allarmanti:
ogni 10.000 persone nate, 4/5 sono affette da autismo primario
ogni 10.000 persone 20 sono affette da sindrome autistica o comportamenti autistico-simili.

Il rapporto tra uomini e donne è di 4 a 1 (media mondiale).

In Italia si suppongono 100.000persone con autismo.

I bambini autistici vengono descritti come “bambini bellissimi ma distanti… chiusi in una torre d'avorio”, chiamati “bambini della Luna, per la loro distanza dagli altri, o bambini pesci, per il loro silenzio”, affascinanti e inquietanti “per il mistero che li circonda” !




http://www.oltreilmuro.com/cause-autismo.htm
http://www.benessere-e-salute.com/disturbi_psichici_umore/autismo.php
http://www.fondazioneares.com/index.php?id=404
U.Frith, “L'autismo. Spiegazione di un enigma”
Maestro S. et al. (1999), “L’efficacia delle psicoterapie madre-bambino nei Disturbi Multisistemici dello Sviluppo”, in Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
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DIGITAL DIVIDE

Messaggio  SCOTTO LAURA il Gio Gen 14, 2010 4:08 pm

La “Rivoluzione digitale” ha portato nuovi e profondi cambiamenti nella nostra società, proprio come aveva fatto un paio di secoli prima la Rivoluzione industriale. Viviamo oggi nella Società dell’Informazione e della Conoscenza: il progresso tecnologico ha fatto sì che l’informazione, il bene essenziale di questa nuova era, possa propagarsi in maniera veloce e pervasiva, a costi contenuti.
Per il progresso armonico dell’intera società, risulta però essenziale che l’informazione sia raggiungibile da tutti: se una parte della popolazione ne rimane priva, si rischia di creare una nuova e pericolosa forma di discriminazione, la cosiddetta info-esclusione.
A questo proposito, il Digital Divide si configura come il divario esistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie e chi no. Le cause sono ad oggi oggetto di studio, tuttavia vi è consenso nel riconoscere che le condizioni economiche, dell'istruzione e, in molti paesi, l'assenza di infrastrutture siano i principali motivi di esclusione. Uno dei problemi principali si rivela allora quello dell’accessibilità delle tecnologie.
Tutti gli elementi che favoriscono lo sviluppo dell'accessibilità contribuiscono a ridurre il Digital Divide. Potremmo affermare che la tematica dell'accessibilità è un sottoinsieme del più vasto ambito del Digital Divide. Più precisamente l’accessibilità riguarda una serie di norme, studi, accorgimenti che mirano a ridurre o eliminare un “fronte” del Digital Divide che interessa direttamente le persone con deficit sensoriali o cognitivi e indirettamente vasti strati della società.
Una recente indagine dell’Unione Europea (Speciale EUROBAROMETERO 263 “Discrimination in the European Union”, Gennaio 2007, Commissione Europea) mostra come ancora oggi i punti di vista sull’esistenza della discriminazione verso i disabili varino abbastanza significativamente tra i paesi membri. La discriminazione causata dalla disabilità viene percepita maggiormente diffusa in Italia (68%) e Francia (66%) e molto meno in Danimarca (32%).
L’invito all’integrazione sociale dei disabili è stato ribadito più volte dall’UE, che è da tempo impegnata affinché la Società dell’Informazione sia per tutti: nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002″, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “e-partecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione .(P. Bertini, “Accessibilità e Tecnologie”. Pearson Prentice Hall, 2003)
In quest’ambito, l’iniziativa di maggior impatto è stata intrapresa dal Consiglio dell’Unione Europea, che ha dichiarato il 2003, Anno europeo delle persone con disabilità.
Gli stimoli europei sono stati recepiti dagli Stati membri, che si sono impegnati affinché l’innovazione tecnologica diventi un mezzo per annullare il “digital divide” e non sia la fonte di una nuova tipologia di barriere, le barriere virtuali. In Italia, al fine di definire un’azione coerente e incisiva, volta a promuovere il potenziale delle tecnologie verso disabili e anziani, è stata istituita nel maggio del 2002 presso il Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri la “Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli”, oggi divenuta permanente (Alla Commissione prendono parte rappresentanti del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, del Ministro per le Pari opportunità, del Ministro delle Politiche Comunitarie, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero della Salute, del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, del Ministero delle Comunicazioni).
Inoltre, il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie ha presentato un disegno di legge, dal titolo “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, che obbliga, tra l’altro, tutte le amministrazioni pubbliche e i soggetti che erogano pubblici servizi a rispettare i requisiti di accessibilità nei contratti stipulati per la realizzazione o la modifica di siti web. In particolare, i contenuti dovrebbero essere accessibili da utenti con vari gradi di disabilità fisiche e cognitive, il che porta come beneficio accessorio una maggior facilità di visualizzazione anche per chi ha dotazioni software e hardware minoritarie.
Per quanto riguarda le disabilità che possono essere alla base del Digital Divide, esse possono andare dall'impossibilità a dirigere un mouse, fino a cecità totali o selettive ai colori, per arrivare ai non vedenti veri e propri. L'incidenza di queste disabilità nella società è più ampia di quanto si pensi, e secondo le stime del WAI, gli utenti interessati in qualche modo a questi problemi variano dal 10 al 20% della popolazione. Si pone dunque un reale problema di democrazia dell'accesso alle risorse di rete .(P. Ridolfi , “I disabili nella società dell’informazione – Norme e Tecnologie”. Francoangeli, 2002)
Non va dimenticato, però, che alcune categorie di disabili sensoriali e motori possono avvalersi di strumenti o programmi che permettono loro di svolgere delle attività che altrimenti non sarebbero in grado di effettuare. Si tratta delle cosiddette tecnologie compensative (anche dette tecnologie assistive o ausili), strumenti hardware e/o software che effettuano una conversione “equivalente” dell’informazione da un organo di senso ad un altro. Alcuni esempi di tali tecnologie sono:
• Dallo schermo del PC (vista) al tatto (Barra Braille per non vedenti);
• Dallo schermo del PC (vista) all’udito (sintesi vocale per non vedenti);
• Da udito (documenti audio) a vista (documenti testuali);
Esistono anche tecnologie che consentono un diverso modo di utilizzare taluni dispositivi, ad esempio:
• Mouse speciali (per disabili motori);
• Tastiere speciali (per disabili motori);
Aver presentato le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, oltre che i limiti, ha avuto la finalità di mostrare che il Digital Divide può essere superato non solo perché esistono i mezzi per farlo, ma soprattutto perché il disabile è una “persona”, le cui potenzialità e possibilità vanno sostenute e promosse.

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  maione emanuela il Gio Gen 14, 2010 4:11 pm

SINDROME DI ASPERGER è una delle 5 categorie dei disturbi pervasivi dello sviluppo stando alla Classificazione del D.S.M. IV.Le cartteristiche di tale sindrome sono scindibili in tre criteri:
A)un'alterazione severa e prolungata dell'interazione sociale
B)e lo sviluppo di modi di comportamento di attività e d'interessi ristretti, ripetitivi e stereotipati;
C)il disturbo deve comportare un'alterazione clinicamente significativa nel funzionamento sociale, professionale, o di altri domini importanti.
D)non si verifica mediante un ritardo generale del linguaggio significativo sul piano clinico nè,nel corso dell'infanzia,mediante un ritardo significativo sul piano clinico nello sviluppo cognitivo nè nello sviluppo delle capacità d'autonomia, del comportamente adattativo (salvo che nel dominio dell'interazione sociale) e della curiosità per l'ambiente.
E)tale disturbo non risponde ai criteri di un altro disturbo pervasivo dello sviluppo specifico nè a quello di una schizofrenia.
CARATTERISTICHE E DISTURBI ASSOCIATI: La Sindrome d'Asperger si osserva talvolta in associazione con affezioni mediche generali, che devono essere codificate sull'Axe III. Si possono notare sintomi neurologici non specifici vari. Le tappe dello sviluppo possono essere ritardate.
PREVALENZA:Dati statistici informano che tale sindrome si manifesti più frequentemente nei maschi.
IN CHE MANIERA SI EVOLVE?La Sindrome d'Asperger si manifesta più tardi rispetto al disturbo autistico, od almeno sembra essere riconosciuto più tardi. In un bambino,prima dell'età prescolare tale sindrome potrebbe esplicitarsi attraverso ritardo motorio,o comunque una goffaggine motoria,mentre,nell'età scolare si manifestano delle difficoltà nelle interazioni sociali ed è in tale contesto che potrebbero apparire gli interessi idiosincratici o circoscritti particolari (per es., l'essere affascinati dagli orari dei treni). Per quanto concerne l'età adulta, i soggetti in sindrome d'Aspenger presentano difficoltà in ambito affettivo-relazionale riscontrabili attraverso la mancanza di empatia e l'incapacità di modulare le proprie relazioni. La sindrome segue apparentemente un'evoluzione continua e, nella grande maggioranza dei casi, persiste per tutta l'esistenza.
A tal proposito vale ricordare il pensiero di Tony Attwood uno dei massimi esperti della sindrome di Asperger,il quale nel suo libro "GUIDA ALLA SINDROME DI ASPERGER",spiega che l'origine principale dei disagi delle persone affette dalla sindrome di Asperger sono dovuti alla mancanza di relazione con il resto dell'umanità e cerca di proporre una chiave di lettura POSITIVA che valorizzi queste persone a partire dalle loro "ORIGINALI" potenzialità.
A tal proposito è importante sapere che le persone Asperger per quanto possano essere bizzarre,sono "risorse preziosissime" in quanto hanno ,spesso,una memoria prodigiosa,capacità pressocchè infinita di classificazione,staordinarie capacità di approfondimento di materie che rappresentano il tema di loro principale interesse...
Vale la pena ricordare anche quello che è stato il pensiero di Susan Stokes ,la quale propone delle strategie d'intervento,per quanto concerne l'ambito relazionale, da attuare soprettutto durante la fase primaria della formazione del soggetto.Secondo l'autrice il bambino con la Asperger ha bisogno che gli vengano insegnate in maniera diretta le diverse abilità sociali (riconoscere, comprendere e applicare) in contesti individuali e/o di piccoli gruppi.
Il training sulle abilità sociali sarà anche necessario per rendere più semplici e comprensibili quelle precedentemente apprese in altri contesti più o meno strutturati e,eventualmente, in situazioni della vita reale. Secondo Susan Stokes,è utile in tal contesto l'uso di racconti di attività sociali,il quale può fornire al bambino informazioni visive e strategie che miglioreranno la sua comprensione delle diverse situazioni.In più, i racconti/sceneggiature di attività sociali possono insegnare al bambino i comportamenti adeguati da mettere in atto quando coinvolto in diverse situazioni.

Ho trovato una poesia bellissima di Jerry Newport ,che volevo condividere con voi(la poesia era in inglese e l'ho tradotta con google,per cui scusatemi per qualche eventuale errore):
Get Your Poems da quella Closet!
Mi è sempre piaciuta la poesia, ma mi ha portato un lungo periodo di condividere in pubblico. Da quando avevo sei anni, e corse dietro le quinte durante una assemblea di vacanze scolastiche (dopo la corsa con la mia parte di "Deck the Halls" offkey) ho avuto l'ansia da prestazione acuta, non importa quale sia l'attività, il canto, assoli di trombone, la parola o anche solo accettando un premio senza dondolandosi avanti e indietro sulla mia classe tacchi alti.
Questo finalmente cambiato, per caso, nel 1989. Sono entrato in un club scrittore per il personale e le facoltà, mentre lavorava nel Bookstore di Santa Monica College. Siamo stati tutti invitati a leggere la nostra scrittura, in occasione delle riunioni mensili. Dopo un anno e mezzo di feedback educato, ho cominciato a godere di queste opportunità.

Alla fine, il club alzato la posta, e il giorno per lo sviluppo del personale, mi hanno chiesto e altri tre sono da leggere in un programma per il resto del collegio. Non ho idea del perché, ma ho accettato l'offerta e ha avuto un grande momento. Mi chiedevo perché aveva preso tanti anni al solo "arrivare fin lassù e non (leggi) it".

Mi sono ricordato un povero studente laureato in psicologia, nel 1966, che mi aveva detto, una matricola, che secondo l'Università del Michigan quattrocento questione di profilo, ho avuto più futuro, come un poeta che un matematico. È probabile che fosse, ma avevo sempre "conosciuto meglio" rispetto alla prova la sua teoria.

I meglio avvolgere questa funzione, come l'introduzione sta diventando sempre più le mie poesie, ma il mio punto è questo: Molti di noi hanno un sacco di bene per condividere e hanno paura di farlo, perché siamo così abituati al ridicolo. Non credo che accadrà a chiunque condivida una poesia qui, e se ti interessa qualcosa di abbastanza per scrivere una poesia su di esso, si farà l'autismo intero / Asperger 's comunità un servizio, se si condivide che il pezzo del tuo cuore, con il resto di noi.

sono andato a varie letture nelle librerie e in altre sedi a Los Angeles, rendendo alcuni amici, che sono al di là di chiunque nel DSM-IV! Queste serate mi ha aiutato, molto tempo prima avevo un gruppo di sostegno o di Internet, per esprimere la mia auto vero e proprio e si sentono di accettazione. Mi sentivo meno "strano" e più "unico" e "originale", invece. Mi auguro che la stessa cosa succede ad alcuno di voi che mi onorano con il tempo che passi qui la lettura. - Jerry Newport

la sindrome di Asperger è un fenomeno troppo affascinante ai miei occhi...la loro mente bizzarra è la loro più grande risorsa. Voglio citare la definizione di disabilità(A ME TANTO CARA PERCHè CI RICORDA QUANTO SIAMO TUTTI UGUALI E TUTTI COSì DIVERSI) così come intesa dall'ICF: "CONDIZIONE DI SALUTE IN UN AMBIENTE SFAVOREVOLE"...per cui attraverso questo approccio biopsicosociale è possibile valorizzare un soggetto portatore della suddetta sindrome attraverso la "FAVOREVOLIZZAZIONE"dell'ambiente a lui circostante.
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scusate!

Messaggio  maione emanuela il Gio Gen 14, 2010 4:17 pm

ho dimenticato di citare le fonti:
www.iocresco.it
dal testo di attwood"GUIDA ALLA SINDROME DI ASPERGER"
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Autismo,sviluppo multisitemico dello sviluppo

Messaggio  ILARIA IZZO il Gio Gen 14, 2010 5:17 pm

L'interesse per l'autismo sia dal punto di vista clinico che della ricerca si è spesso caratterizzato per lo studio dei meccanismi psicologici(INTRAPSICHICI) che possono aiutare nella comprensione del disturbo nei suoi aspetti emotivo-affettivi,così da interpretare le modalità attraverso le quali il bambino affronta l'angoscia,si ritira dal contesto sella realtà,rifiuta le relazioni interpersonali,utilizza barriere comportamentali,manifesta stereotipie motorie,ecc..
Questo "atteggiamento clinico",generalmente tiene poco in considerazione il livello di gravità del disturbo dal punto di vista comportamentale,se non per infierire il livello d'ansia presente nel bambino e dà particolare enfasi alle modalità attraverso le quali la persona con autismo esprime il proprio disagio(es:alterazione nel rapporto madre-bambino,assenza delle proprie emozioni ecc).
Inoltre questo approccio al disturbo,almeno in parte,sembra aver favorito l'adozione di termini meno chiaramente definiti per riferirsi a problematiche di diversa natura:come ad esempio,ritardo dello sviluppo,disarmonia evolutiva,ritardo psicomotorio,ostacolando di conseguenza l'individuazione precoce del problema,la ricerca relativa alle modalità più efficaci di intervento e lo studio dell'evoluzione dei quadri clinici in relazione all'età,alla gravità dei sintomia,alle strategie di recupero introdotte.E' indubbiamente problematico effettuare una diagnosi precoce di autismo,entro cioè i primi tre anni di vita,e per questo alcuni autori suggeriscono di parlare di "comportamenti o difese di tipo autistico".Tuttavia in considerazione della utilità di conoscere questi segni di "alterazione dello sviluppo" del bambino e di offrire sostegno adeguato alle famiglie,può essere importante individuare precocemente,questa patologia anche a livello subclinico. E' allora fondamentale cercare di identificare quelle peculiarità cognitive,comportamentali e relazionali del bambino(nello sviluppo del linguaggio,in anomalie nell'ascolto,come non orientarsi nella voce familiare)la cui mancanza o presenza può condizionare la scelta. Per fare questo è opportuno,a mio avviso,formulare un inquadreamento diagnostico,che può essere anche modificato nel tempo,ma che deve essere attento alla presenza di deficit in specifiche aree di funzionamento psicologico e nella rilevazione di comportamenti anormali nel bambino.
Spostare pertanto l'attenzione dalle problematiche del "disordine affettivo" a quelle delle manifestazioni comportamentali sia nel contesto familiare che in quello sociale,attraverso la rilevazione di sintomi nella storia del bambino,ha spinto clinici e ricercatori a considerare non irrilevante l'intervento educativo nella "cura" del disturbo.In Italia,questo atteggiamento operativo,ha faticato a essere considerato dai servizi per l'età evolutiva di Neuropsichiatria infantile. I genitori vengono allora spesso lasciati "fuori" dall'ambulatorio in tutte le fasi della consulenza del bambino,senza risposte concrete,così da sentirsi non aiutati dagli speciaisti; così il padre e la madre si trovano nella difficoltà di non riuscire a trovare orientamenti operativi utili.Accanto a ciò però,vi può essre il rischio opposto di consegnare ai genitori programmi strutturati senza verificare la loro capacità di avvalersi delle indicazioni del metodo.In altri paesi,si vanno diffondendo programmi d'intervento a indirizzo psocoeducativo,ne indico alcuni:
Lo "young autism project" è un intervento a matrice comportamentistica che ha lo scopo di trattare i bambini durante la loro giornata. Il bambino viene sottoposto a training di apprendimento specifici,come "siediti","guardami". Comportamenti aggressivi vengono ignorati,se pericolosi si interviene con il "TIME.OUT".
Il programma TEACCH prevede che i genitori diventino co-terapisti. L'interazione genitore.figlio è il punto di forza del programma.Lo scopo dell'intervento è quello dimigliorare le abilità individuali e favorire un migliore adattamento al contesto.
Si tratta di programmi che hanno in comune l'integrazione del bambino in contesti socila,dove vengono svolte attività con altri bambini. Un esempio significativo,può essere individuato nell'esperienza olandese di "J". Il caso "J",un paziente con diagnosi di autismo e ritardo mentale,ha ricevuto un importante aiuto nel trattamento dei problemi comportamentali attraverso il contributo di un gruppo di lavoro,composto da psicologo,educatore e assistente che interagisce a livelli differenti per raggiungere obiettivi comuni.
Questi principi-guida incontrano nel nostro paese molte resistenze. Vi sono poi,della procedure sanitarie che è bene seguire,mirate a spiegare una possibile spiegazione all'evento,senza dimenticare però che a tutt'oggi la causa dell'autismo non è conosciuta,quindi molto spesso questi accertamenti risultano negativi. Proprio per questo non bisogna considerare l'autismo solo in termini delle sue componenti di difficoltà e enemmeno rinunciare a un lavoro di recupero perchè di autismo non si guarisce. A questo punto,per alcuni bambini,può essere indicato un intervento farmacologico,per altri anche un lavoro psicologico o riabilitativo. Per l'autismo,quindi non esiste cura,ma dove non c'è una cura ci sono innumerevoli trattamenti. Infine,poichè questi interventi richiedono accorgimenti che sono diversi da persona a persona,sarebbe buona consuetudine che gli operatori,sia clinici che educatori,acquisissero la consuetudine di raccogliere dati osservativi dal loro lavoro per discuterne l'efficacia e correggere gli errori.




FONTI:
CEBRAI, C.MENAZZA,LUCANGELI.(2003) Modelli esplicativi della sindrome acustica.
C.VIO(2004).Autismo,dalla diagnosi all'intervento psicoeducativo.
MICHELI,E.Autismo e disturbi pervasivi dello sviluppo.

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TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010

Messaggio  giuseppinadicaterino il Gio Gen 14, 2010 5:38 pm

SINDROME DI ASPERGER

La Sindrome di Asperger è una malattia a base preventivamente genetica che si manifesa sotto forma lieve di autismo. Essa fu descritta per la prima volta dal pediatra Hans Asperger nel 1944,ma il termine fu conito dalla pisichiatra inglese Lorna Wing in una pubblicazione de 1981.
La Sindrome di Asperger si manifesta :
Eccessiva attenzione ai particolari e comportamenti ripetitivi;
Forte attaccamento alle abitudini;
Goffaggine ni movimenti;
Tendenza alla distrazione;
Le persone affette da Sindrome di Asperger hanno intelligenza e capacità linguistiche nella norma,ma appaiono incapaci a comprendere gli stati emotivi altrui attraverso indizi derivanti dal linguaggio corporeo e dalle inflessioni della voce o della stessa situazione relazionale. Può accadere che esse osservino un sorriso senza capirne il significato.La sindrome di Asperger comporta un diminuito interesse per gli altri;i bambini spesso si mostrano attratti d un sono argomento che diventa una sorta di ossessione.Anche negli adulti,la mattia tende a esaltare un particolare interesse,in special odo se è connesso con oggetti da ordinare e classificare.
Il trattamento della sindrome di Asperger,colpisce mediamente una persona su 250(con prevalenza dei maschi),è di tipo prevalentemente psicologico ed è rivolto da una parte ad aiutre il soggetto a prendere coscienza dei propri limiti emotivi e dall'altra a sostenere stima di sè valorizzando le caratteristiche positive.
La sindrome di Asperger è stata portata a conoscenza del grandpubblico da alcuni film come " RAIN MAN", "CODICE MERCURY"(dove SImon è un bambino di straordinaria abilità nel trattare lettere e numeri) e "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte".


www.google.it Sindrome di Asperger
P.Cornaglia Ferraris,Io sento diveso,Trento 2006 Racconto in prima persona di un bambino affetto da sindrome di Asperger.

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L'AUTISMO

Messaggio  alessia il Gio Gen 14, 2010 6:01 pm

L’AUTISMO

L'autismo (o sindrome di Kanner) è un termine dello psichiatra Leo Kanner (1943) della Johns Hopkins University considerato dalla comunità scientifica internazionale come un disturbo che interessa la funzione cerebrale (movimento, attenzione, memoria, coscienza, empatia, apprendimento, linguaggio, carattere e interazione sociale). Infatti la persona affetta da tale patologia mostra una marcata diminuzione dell'integrazione sociale e della comunicazione.
L’autismo rientra nei disturbi pervasivi dello sviluppo e presenta profili di comorbilità che lo vedono associarsi ad altri disturbi che alterano in qualche modo la normale funzionalità del Sistema Nervoso Centrale: epilessia, sclerosi tuberosa, sindrome di Rett, sindrome di Down, sindrome di Landau-Klefner, fenilchetonuria, sindrome dell'X fragile, rosolia congenita.
Colpisce prevalentemente i soggetti maschili con un tasso 2-4 anche 6-8 volte superiore rispetto al sesso femminile e, nonostante molto spesso il bambino autistico presenta un periodo iniziale nel quale lo sviluppo appare come normale, con le sue risposte sensoriali e i movimenti corporei, il disturbo si manifesta quasi sempre entro i primi 3 anni di vita.
Infatti, secondo il DSM IV ( IV ediz. Del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) affinchè si parli di autismo l’anomalia deve manifestarsi con ritardo o funzionamento anomalo in almeno una delle seguenti aree e prima dei 3 anni di età:
• Interazione sociale
• Linguaggio (usato per l’interazione sociale)
• Gioco simbolico o di immaginazione
Il quoziente intellettivo (Q.I.) degli autistici è variabile, come accade anche nei normodotati, ma, al contrario, è il quoziente emotivo-affettivo che è del tuttodeficitario, poiché manca la capacità di riconoscere le emozioni ed i sentimenti sia propri che degli altri. Proprio perché l’autistico sembra non essere consapevole di quelli che sono i bisogni dell’altro, alcuni autori postulano una grave compromissione della “teoria della mente”.
Di particolare importanza risulta essere l’inserimento scolastico in quanto se non hanno ricevuto una adeguata terapia, gli autistici non riescono ad inserirsi nella scuola dove vagano senza finalità, si rassicurano restando sulle loro stuoie e negli "angoli di sicurezza", rispondono inadeguatamente agli stimoli derivati dalla stretta vicinanza dei compagni e degli insegnanti, rimangono isolati, indifferenti, scontrosi, oppositivi e, talora, pericolosi per gli altri.
Il quadro autistico, se non si interviene precocemente con una terapia adeguata, evolve verso la cronicità che si caratterizza per una disabilità veramente importante derivata dall’incapacità di adeguarsi e di sopportare i rapporti interpersonali e che conduce inesorabilmente all’istituzionalizzazione.
Da parte mia, proprio per la valenza che riveste questo disturbo e per le conseguenze che ne possono derivare da un inadeguato intervento, ritengo che speciale e mirata debba essere la preparazione e la formazione degli insegnanti.


FONTI:
Wikipedia
R.Militerni, Neuropsichiatria infantile
R.Lucioni, L’Autismo cos’è?

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completamento test gennaio 2010

Messaggio  adelina nardella il Gio Gen 14, 2010 6:22 pm

La Sindrome di Asperger, detta anche "disordine di Asperger", è una categoria di disordine dello sviluppo relativamente nuova, in quanto il termine è entrato nell'uso comune solo 15 anni fa. Essa infatti è stata riconosciuta ufficialmente solo nel 1994. La SA è il termine applicato al medio e alto funzionamento di quello che è conosciuto come lo spettro dei disturbi generalizzati di apprendimento (o spettro autistico).Come tutte le condizioni lungo questo spettro, esso è ritenuto rappresentare un disordine dello sviluppo basato neurologicamente, molto spesso di causa sconosciuta.
Il DSM-IV-TR, ha definito i criteri diagnostici, puntualizzando il caratteri distintivi rispetto al Disturbo Autistico: 1) l'assenza nell'anamnesi di un ritardo del linguaggio. Il linguaggio,tuttavia, anche se all'epoca della consultazione risulta nel complesso normostrutturato, appare comunque insolito per la fissazione dell'individuo su certi argomenti o per la sua verbosità; 2) l'assenza nell'anamnesi di un ritardo dello sviluppo cognitivo. Il livello cognitivo, tuttavia, anche se all'epoca della consultazione risulta nella norma, presenta comunque un profilo disomogeneo per una significativa prevalenza del Quoziente Intellettivo Verbale rispetto a quello di Performance; 3) le atipie dell'interazione sociale, piuttosto che attraverso "l'indifferenza sociale ed emotiva" si esprimono mediante modalità relazionali estremamente eccentriche, unilaterali,verbose ed insensibili; 4) le atipie nel repertorio di interessi ed attività, in relazione anche al buon livello linguistico e cognitivo, si manifastano soprattutto mediante un interesse nei confronti di argomenti circoscritti (dinosauri, automobili,tartarughe ninja..), talvolta bizzarri, sui quali l'individuo spende una gran quantità di tempo a raccogliere informazioni e fatti. Infatti, uno dei dei tratti distintivi della SA, che rende questi bambini così unici ed affascinanti, è la loro peculiare idiosincratica area di interesse speciale. In contrasto con l'autismo più tipico, in cui gli interessi riguardano più oggetti o parti di oggetti, nella AS, gli interessi appaiono più spesso essere specifici all'area intellettuale. Di fraquente, quando i bambini entrano a scuola o ancora prima, potrebbero mostrare un interesse ossessivo in aree quali, la matematica, aspetti di scienze, la lettura (alcuni hanno una storia di iperlegia-lettura a memoria ad un'età precoce)., o alcuni aspetti della storia o della geografia, volendo imparare ogni cosa possibile riguardo l'argomento e tendendo ad indugiare su di esso nelle conversazioni e nel gioco libero. In molti bambini, comunque gli interessi possono persistere nell'età adulta, e ci sono molti casi in cui le attrazioni infantili hanno costituito la base per una carriera adulta, incluso un buon numero di professori universitari.Anche il deficit nella socializzazione è qualcosa di differente rispetto a ciò che si osserva nell'autismo tipico. Sebbene i bambini con AS, siano ritenuti dagli insegnanti e dai genitori, "essere in un mondo tutto loro", e preoccupati del loro "ordine del giorno", raramente essi si mettono in disparte, quanto quelli con autismo. Infatti molti bambini con AS, una volta enrtati a scuola, esprimono il desiderio di inserirsi socialmente e di avere degli amici. Il loro problema non è tanto una perdita di interazione, quanto piuttosto una mancanza di efficacia nella comunicazione. Hanno difficoltà nel creare legami e nel fare approcci socialmente. Gilbert,ha descritto questo come un "disordine dell'empatia", inabilità a leggere efficacemente i bisogni dell'altro, e rispondere quindi in modo inappropriato. Come risultato i bambini con AS tendono a fraintendere le situazioni sociali e le loro interazioni e risposte sono frequentemente viste dagli altri come bizzarre.
Il più importante punto di partenza nell'aiuto a studenti con AS, è che lo staff scolastico realizzi che questi bambini hanno un disturbo dello sviluppo che determina in loro "un differente modo di comportarsi o di rispondere rispetto agli altri studenti. Troppo spesso infatti, tali comportamenti vengono interpretati come "emotivi" o "manipolativi". Questo significa che lo staff della scuola deve individuare con precisione il proprio approccio per ciascuno di questi bambini. Essi infatti mostrano una sorprendente sensibilità alla personalità dell'insegnante. Possono essere istruiti, ma solo da coloro che danno loro reale comprensione e affetto.
Sebbene sia probabile che molti bambini con AS possano essere gestiti in principio, in una classe regolare, essi spesso necessitano di un supporto educativo. Se sono presenti disturbi di apprendimento, un tutore o una "stanza ricreativa" possono essere di aiuto, per provvedere ad una pianificazione e ad una revisione individualizzata. La routine in classe, dovrebbe essere mantenuta come costante, strutturata, ed il più prevedibile possiboile. I bambini affetti da AS, infatti, non amano le sorprese. Anche le regole dovrebbero essere applicate in modo accurato. Un'area maggiore che riguarda come il bambino si muove attraverso la scuola è la promozione di interazioni sociali appropriate, che aiutino il bambino a coinvolgersi meglio nella socializzazione. Un apprendimento di abilità sociali formale e didattico può essere intrapreso sia in aula che in sitting più individualizzati. Gli approcci che hanno un maggiore successo utilizzano il modellamento diretto e il role playng ad un livello concreto.
Ecco perchè è di fondamentale importanza che la scuola si avvalga di personale altamente specializzato, per poter abbracciare la complessitè di casi che si presentano, e per poter poi agire nello specifico delle singole individualità. Ma è anche importante che ogni figura professionale che operi in questo settore( docente, docente di sostegno, educatore ecc.) acquisisca non solo le conoscenze e le competenze necessarie, ma soprattutto faccia i conti con se stesso,, con le proprie eventuali "resistenze", con le proprie debolezze, e con i propri stili caratteriali.

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test di completamento

Messaggio  lupoli erminia il Gio Gen 14, 2010 6:45 pm

AUTISMO
L’Autismo viene descritto per la prima volta da Leo Kanner, un medico austriaco che fondò il primo reparto di psichiatria infantile nel John’s Hopkins di Baltimora(Infantile Autism, 1943).Fa parte del gruppo dei Disturbi Generalizzati dello Sviluppo (D.G.S.);è' molto più frequente nei maschi (rapporto 5:1) ed ha un’età di insorgenza prevalentemente intorno ai tre annie può essere preceduta da un periodo di apparente normalità di sviluppo.E’ una patologia presente in tutto il mondo e in tutte le classi sociali, anche se si riscontra più spesso nelle popolazioni delle grandi città L’ autismo infantile è una psicosi che compare nei primi due anni di vita ed è caratterizzata da isolamento dalla realtà, con conseguente impossibilità di imparare, e assenza o grave alterazione del linguaggio. In genere i bambini affetti da autismo infantile non presentano lesioni organiche evidenti, anche se a volte un soggetto colpito da deficit neurologico organico può sviluppare questa malattia. Nel disturbo autistico sono particolarmente compromesse:-l’area del linguaggio e della comunicazione in generale e l’area dell’interazione sociale, ma sono presenti sintomi appartenenti ad altre aree, che si manifestano in misura variabile a seconda del livello di sviluppo e dell’età del soggetto.
A livello linguistico vi può essere assenza totale di linguaggio oppure questo può essere usato in modo anomalo (per esempio il bambino non usa il pronome Io, ma parla di se stesso in terza persona singolare). Possono essere presenti verbalizzazioni incongrue, giochi di parole ripetitivi e stereotipati, ripetizione ecolalica delle parole degli altri
.Nell’area della comunicazione comportamentale i primi sintomi di allarme sono rappresentati da un rapporto evitante di sguardo, una gestualità non finalizzata al rapporto con l’altro, l’apparente indifferenza per le richieste dell’ambiente (sembrano bambini sordi), l’assenza di un gioco simbolico, il disinteresse per le persone accompagnato ad uno spiccato interesse per meccanismi, specie se in movimento.Gli interessi e le attività sono limitate, focalizzate in maniera ossessiva su pochi oggetti o parti di oggetti o su pochi argomenti di cui vengono trattati solo aspetti classificativi. Anche il gioco è povero e ripetitivo, senza rappresentazioni simboliche né gioco imitativo ed i bambini mostrano un elevato livello di angoscia se vengono distolti dalla loro ritualità ossessiva.
A livello motorio possono mostrare anomalie o bizzarrie (camminare sulle punte dei piedi, sfarfallamento delle mani, posture corporee bizzarre). Spesso hanno un comportamento motorio ipercinetico, ma afinalistico.Il livello intellettivo può essere modicamente compromesso, ma più spesso il profilo cognitivo è caratterizzato da una disarmonia, con profonde disabilità in alcuni settori e performance eccezionali in altri (per es. può presentare memoria prodigiosa per i numeri, ma non saper leggere)
.Altri sintomi associati possono essere:un alta soglia per il dolore con fenomeni autolesivi,ipersensibilità ai suoni, aggressività improvvisa per minime frustrazioni,anomalie dell’alimentazione, disturbi del sonno, mancata percezione dei pericoli.
L’autismo è una patologia idiopatica, della quale cioè nella maggior parte dei casi le cause restano sconosciute. Alcune teorie poco scientifiche agli inizi degli anni Quaranta hanno tacciato per anni le madri di questi bambini di essere fredde e anaffettive (imputando sostanzialmente ad esse la causa dei sintomi del bambino), utilizzando termini quasi offensivi come “madri frigorifero”. Le ipotesi eziopatogenetiche sviluppate successivamente, fondate su dati metodologicamente verificati,hanno fornito spiegazioni di alcuni aspetti di questa patologia. Nessuna di esse però sembra aver collegato in una spiegazione soddisfacente ed unitaria l’eterogeneità dei sintomi di questo disturbo.Si tratta ,cioè,di una malattia a genesi multifattoriale a cui concorrono cause:neurologiche (malformazioni, encefaliti ecc.), psichiche (psicosi in fase iniziale),metaboliche (fenilchetonuria), genetiche (sindrome dell’X-fragile, anomalie del cromosoma 22 ecc.), sensoriali (sordità) ,mediche generali (intolleranze alimentari)
CURE
Trattandosi di una eziologia multifattoriale, l’indagine diagnostica è particolarmente complessa.Anche il trattamento richiede interventi multipli integrati sia a livello familiare sia a livello individuale, di tipo psicologico, riabilitativo e farmacologico.

Sitografia:
www.iltuopsicologo.it/
www.ospedalebambinogesu.it/
www.psicomotricista.it/
www.sanihelp.it/
www.uspistruzione.fr.it
www.helpsalute.it
www.openstarts.units.it/
www.vocabolariomedico.com

lupoli erminia

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aggiungere le fonti al test di completamento gennaio 2010

Messaggio  adelina nardella il Gio Gen 14, 2010 6:46 pm

Gentile professoressa, la prego di scusarmi, in quanto, nella fretta di inviare il messaggio ho dimenticato di apportare le fonti al mio test di completamento svolto sulla sindrome di Asperger. Gliele invio in questo secondo messaggio.
Fonti:
1) www.asperger.it
articolo di Stephen Bauer
3) Rivista "Autismo oggi" Fondazione Ares, www,fondazioneares.com
4) R.Militerni "Neuropsichiatria Infantile" Idelson, Napoli 2004, pag277-278

adelina nardella

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

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