TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  AlessiaDiFraia il Gio Gen 14, 2010 6:54 pm

L’AUTISMO

L’autismo è un termine utilizzato per indicare diversi quadri clinici caratterizzati da :
• Disturbi nell’interazione sociale
• Compromissione della comunicazione verbale e non verbale
• Repertorio di attività ed interessi bizzarri, limitati e stereotipati
Oltre all’autismo i principali quadri clinici che rientrano nell’ambito dei DPS sono:
-il disturbo disintegrativo della fanciullezza
- la sindrome di Rett
- la Sindrome di Asperger

Tale disturbo si manifesta quasi sempre entro i primi 3 anni di vita e i fattori di rischio potrebbero essere episodi familiari di autismo o di altri disordini pervasivi dello sviluppo, altro rischio si mostra quando il bambino nasce prematuramente e con un peso, alla nascita, notevolmente sotto la media
I bambini autistici mostrano un'apparente carenza di interesse e di reciprocità relazionale con gli altri, tendenza all'isolamento e alla chiusura sociale, apparente indifferenza emotiva agli stimoli o ipereccitabilità agli stessi, difficoltà ad instaurare un contatto visivo, infatti un bambino che intorno ai due anni di età continui ad evitare lo sguardo degli altri mostra, secondo diversi studi, la possibilità di sviluppare l'autismo. Gli autistici hanno difficoltà nell' iniziare una conversazione o a rispettarne i turni, difficoltà a rispondere alle domande e a partecipare alla vita o ai giochi di gruppo. Non è infrequente che bambini affetti da autismo vengano inizialmente sottoposti a controlli per verificare una sospetta sordità, dal momento che non mostrano apparenti reazioni, proprio come se avessero problemi uditivi, quando vengono chiamati per nome. Di solito un limitato repertorio di comportamenti viene ripetuto in modo ossessivo; si possono osservare posture e sequenze di movimenti stereotipati (per es. torcersi o mordersi le mani, sventolarle in aria, dondolarsi, compiere complessi movimenti del capo, ecc.) detti appunto stereotipie. Queste persone possono manifestare eccessivo interesse per oggetti o parti di essi, in particolare se hanno forme tondeggianti o possono ruotare (palle ovali, biglie, trottole, eliche, ecc.) . Si riscontra una marcata resistenza al cambiamento che per alcuni può assumere le caratteristiche di un vero e proprio terrore fobico.
Non è stata individuata una causa specifica per l'autismo, anche se molti e diversi sono i fattori osservati che possono contribuire allo sviluppo della sindrome che comprende sia fattori ereditari e non ereditari. Poiché nel 60% dei casi gemelli omozigoti (che hanno lo stesso patrimonio genetico) risultano entrambi affetti, con tutta probabilità una componente genetica esiste, anche se non è il solo fattore scatenante, ma si ipotizza una causa di tipo multifattoriale. Gli studi di genetica si stanno attualmente concentrando su alcune regioni dei cromosomi 7 e 15.
Per quanto riguarda l’intervento terapeutico:
Data l'alta variabilità individuale, non esiste un intervento specifico valido per tutti allo stesso modo. Inoltre raramente è possibile ottenere la remissione totale dei sintomi. Per questo sono molti e diversi i trattamenti rivolti all'autismo. Le Linee guida di Intervento sull’Autismo pubblicate dal National Research Council (Educating Children with Autism, 2002, vedi anche linee guida sinpia Raccomandazione 14 a pag. 48) affermano:
• non esiste un unico intervento che va bene per tutti i bambini autistici;
• non esiste un unico intervento che va bene per tutte le età;
• non esiste un unico intervento che può rispondere a tutte le molteplici esigenze direttamente o indirettamente legate all’Autismo.
Per contro, la continuità e la qualità del percorso terapeutico sono garantite attraverso:
• il coinvolgimento dei genitori in tutto il percorso;
• la scelta in itinere degli obiettivi intermedi da raggiungere e quindi degli interventi da attivare (prospettiva diacronica);
• il coordinamento, in ogni fase dello sviluppo, dei vari interventi individuati per il conseguimento degli obiettivi (prospettiva sincronica);
• la verifica delle strategie messe in atto all’interno di ciascun intervento.
Articoli sull’argomento:

-“E' stato pubblicato su E-magazine (http://www.emagazine.com/view/?4984), un articolo sull'autismo, che pone l'accento sulle scelte dei genitori in funzione delle ricerche e scoperte su questa patologia.

La giornalista Brita Belli spazia, con un distacco finalizzato all'obiettività, dalle notorie affermazioni sull'autismo incurabile e “misterioso”, a tutta quella serie di ricerche scientifiche che, negli anni, hanno prodotto prove inoppugnabili, prove che, di recente, sono state confermate dai numeri divulgati dagli organi federali americani. In pratica, l'autismo non può più essere limitato ad una sfera genetica (né tanto meno psicologica) ma è scatenato da agenti esterni incontrollati, con causa-effetto nell'ambito genetico.

In questo articolo, i genitori testimoniano la loro forza e volontà nell'andare oltre banali e semplicistiche affermazioni datate, che non trovano riscontro nella realtà quotidiana e nello sviluppo della malattia nel proprio figlio.

Non si parla solo di DAN!, non si parla solo di vaccini, non si parla solo di miglioramenti: questo è un articolo scritto come un vero compendio di quanto è stato fatto ad oggi, e di quanto si potrà fare in futuro per i nostri figli, perché i fattori scatenanti ambientale che le regressioni autistiche paventano nella maggioranza dei casi, non sono più negabili neppure dagli organi federali americani, che finalmente arrivano ad affermare, sebbene a denti stretti, che la causa dell'autismo “può essere” la stessa che i genitori affermano che sia.”

-Autismo, un male maschile
Il disturbo sarebbe dovuto all’accentuazione delle normali differenze tra i sessi nello sviluppo cerebrale. Lo sostiene un articolo su Science(http://www.galileonet.it/primo-piano/6426/autismo-un-male-maschile)

Le esperienze di ogni giorno documentano sempre di più quanto può essere difficile l’integrazione di un bambino autistico, io nella mia vita futura vorrei entrare in contatto con in bambino con tale problematica perchè spesso vengono definiti bambini isolati, che vivono in un mondo tutto loro…e perché allora non entrare un po’ nel loro mondo e viverli??

Ho trovato delle poesie sull'argomento...

“Autismo: La parola perduta”


Nella mia ombra io ci vivo

Io ho dentro il silenzio

Altri decidono per me senza sapere cosa Salvatore vuole




Poesia

I TESORI SOMMERSI RIAFFIORANO

SULLE SPONDE DI SPIAGGE DORATE

DOVE I DELFINI Si RINCORRONO TRA LE ONDE

E IL MARE DELL’AMORE ANELA AL CIELO DEL CUORE

CON VARIOPINTI AQUILONI CHE TRATTEGGIANO ARCOBALENI.

UN SORRISO DI SPERANZA ILLUMINA I VOSTRI VOLTI DI LUNA

E LE STELLE DANZERANNO SULLE ALI DI UN GABBIANO,

OLTRE IL MURO DELL’ INDIFFERENZA.

MIRKO



………….

Io mi sento amico dell’ombra

Faccio castelli in aria belli e giusti

………………

Io voglio diventare amico di tutti

E mio castello gioire

Salvatore Marotta

Bibliografia:
- Wikipedia
- Neuropsichiatria Infantile di Roberto Militerni
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NET ADDICTION, DIPENDENZA DALLA RETE

Messaggio  clementina.napolitano il Gio Gen 14, 2010 7:00 pm

NET ADDICTION, DIPENDENZA DALLA RETE

La comunicazione sociale è sostenuta oggi da moderni strumenti che consentono di superare le barriere e i vincoli di tempo e di spazio e, fra i nuovi modi di comunicare, Internet è certamente uno dei mezzi che offre maggiori opportunità.
Tra atteggiamenti sociali di attrazione e diffidenza, il popolo di navigatori quotidiani è cresciuto e comprende ormai ogni razza ed ogni età e, grazie alla rete, i bambini trovano nuove opportunità di gioco e i giovani, gli adulti e perfino i nonni telematici si informano, comunicano, commerciano e sperimentano se stessi attraverso la cosiddetta comunicazione virtuale.
Ma, purtroppo, ogni medaglia ha il suo rovescio e anche la rete non è esente da cattivi usi e da abusi che, negli ultimi anni, hanno talvolta portato ad osservare nel campo della salute mentale, una moderna forma di dipendenza, definita Internet Addiction Disorder (I.A.D.).
E' ormai stato dimostrato ampiamente , infatti, che l’uso eccessivo della Rete porta progressivamente alla distruzione della normale esistenza di un individuo, il quale viene assorbito totalmente dalla sua esperienza virtuale, rimanendo «agganciato» alla Rete. Nel 1995 Ivan Goldberg, osservando questa sconvolgente realtà, propone ironicamente di introdurre nel DSM una nuova sindrome: l’Internet Addiction Disorder, di cui indica anche i criteri diagnostici, sulla base dei sette riportati dal DSM IV per la dipendenza da sostanze.
K. S. Young è una delle prime autrici ad interessarsi al fenomeno dell’abuso di Internet. Nel 1996 conduce una ricerca on-line, allo scopo di valutare l’esistenza di una dipendenza dalla Rete, come aveva ironicamente ipotizzato Goldberg, e di studiare i problemi ad essa correlati.
Essa, infatti, sottolinea che quando Internet diventa l’interesse principale della vita di un individuo e tutto il resto si svuota d’importanza, l’individuo stesso cade in un progressivo isolamento che lo conduce a conseguenze molto negative sia dal punto di vista psicologico che fisico. L’esordio di alcuni di questi disagi caratteristici può essere sintomatico di una probabile dipendenza dalla Rete.
Problemi e Disturbi fisici derivano principalmente dalla grande quantità di tempo speso davanti al computer e dallo stile di vita sedentario. Più frequentemente si registrano
• Disturbi del sonno, causati dall’abitudine del soggetto di rimanere collegato fino a tardi, sconvolgendo quindi il normale ritmo di sonno-veglia. • Eccessiva stanchezza, provocata dalla perdita delle ore di sonno. • Indebolimento del sistema immunitario, anch’esso conseguenza dell’irregolarità del sonno. • Irregolarità dei pasti. Il soggetto, a volte, si dimentica o salta volontariamente i pasti per massimizzare il tempo di collegamento ad Internet. • Scarsa cura del corpo e carenza di allenamento, poiché l’attenzione del soggetto è diretta verso un’unica attività: quella di collegarsi alla Rete. • Mal di schiena, sintomo della vita sedentaria e della mancata attività fisica. • Sindrome del Tunnel Carpale, dovuta particolarmente alla posizione del braccio per tenere il mouse. • Mal di testa. • Stanchezza degli occhi.
La dipendenza da Internet non porta, comunque, a problemi fisici gravi come quelli che si presentano nelle tossicodipendenze o nell’alcolismo. Piuttosto, similmente al Gioco d’Azzardo Patologico, sono le conseguenze psicologiche, familiari, economiche e lavorative ad assumere enormi dimensioni.
Le modificazioni psicologiche che si producono nell' individuo che diviene dipendente dalla rete: perdita delle relazioni interpersonali, modificazioni dell'umore, alterazione del vissuto temporale, cognitività completamente orientata all'utilizzo compulsivo del mezzo; il soggetto tende a sostituire il mondo reale con un oggetto artificioso con il quale riesce a costruire un proprio mondo personale e in questo caso virtuale analogo al mondo del tossicodipendente che ha un proprio linguaggio, uno specifico abbigliamento, atteggiamenti e comportamenti diversi e differenti rispetto al mondo reale nel quale è abituato a vivere.
E’ evidente che attraverso internet si possono provare intensi e piacevoli sentimenti di fuga, superando on-line i problemi della vita reale. Il tempo sembra fermarsi in rete, la parola fine non c’è mai!
Un'altra caratteristica importante, riscontrabile tra gli internet dipendenti, è la negazione del problema come spesso accade con qualunque altro tipo di dipendenza. E’ molto difficile, peraltro, chiedere aiuto per qualcosa che la maggior parte delle persone apprezza per la sua potenza e il suo potere innovativo. Infatti, quando questi soggetti vengono messi di fronte alla chiara evidenza di un comportamento tossicomanico si difendono dietro l’opinione comune secondo la quale internet sia grandioso e che non possa far male. Non bisogna dimenticare che la rete può essere vista e vissuta come un’enorme vetrina sempre in allestimento in cui ogni individuo riscontra una propria soggettività nel modo di viverla; analogamente alla vita “reale” si possono imboccare strade “corrette” e strade “pericolose”. Ogni giorno diversi utenti rischiano di allontanarsi dai rapporti interpersonali “faccia a faccia”, indispensabili per una vita sana e socialmente equilibrata, preferendo relazioni virtuali; queste inevitabilmente portano ad una spersonalizzazione e ad una proiezione del proprio SE in un luogo non fisico che, data la facilità, la velocità e l’ampiezza geografica dei rapporti il soggetto preferisce. L’utente, nascondendo la propria individualità dietro al proprio monitor, si sente più protetto, più sicuro.


Testimonianza tratta da www.spazioausili.net

“A causa della necessità di usare il computer per ragioni di autonomia, i disabili sono soggetti a massimo rischio di IAD, perché in molti casi nascono, oltre che le esigenze pratiche di autonomia, anche esigenze di comunicazione, specie per i giovani di oggi cresciuti con famiglie iper-protettive, poi ovvio c'è disabilità e disabilità, a seconda della gravità della situazione c'è più o meno possibilità di costruirsi una vita sociale vera ed uscire, non parliamo poi delle persone prive di un'occupazione o con una vita familiare/coniugale/relazionale priva di stimoli; in questi casi il computer, internet, diventa in qualche modo uno stimolo in più, proprio perché dietro ad una tastiera si riesce in qualche modo a nascondere la propria vera identità, facendo uscire il meglio (o il peggio) di se stessi.
L'idea di poter volare con la fantasia, di non scontrarsi quotidianamente con le barriere poste in reale dalla nostra disabilità, va impiegata in modo positivo e costruttivo: internet ci elimina la barriera di far le code ai negozi e di dover far le lotte grecoromane per portarci il bastone, il cane o la carrozzina in mezzo agli scaffali. Internet ci leva la barriera di doverci passare allo scanner i giornali comprati in edicola, o di dover scrivere lettere cartacee, possiamo comunicare indistintamente con tutti...sì. Ma dobbiamo essere consapevoli che esiste anche il mondo, che noi viviamo in QUESTO mondo, che non ha senso inventarcene uno nostro grazie a internet, o isolarci utilizzando i siti, le chat e le liste per far comunella, tipo mal comune mezzo gaudio perché questo, alla fine, arriva a distruggerci; almeno con me così è successo: ho dato molto peso ed importanza al potenziamento delle abilità informatiche, dal 1998 ad ora, e cos'è successo? Avrò un lavoro, in tanti mi dicono che sono una scheggia con i computer, però, autonomia personale uguale a zero: non è un bel traguardo, a quasi trent'anni, non sapersi muovere nella città in cui si è nati e non sapersi gestire la casa neanche nelle cose essenziali a parte i piatti da lavare e il letto da fare ma se c'è bisogno di farsi una pasta, dover sempre chiedere aiuto. Sono arrivata alla triste conclusione che sì, la tecnologia avanza, ci sta dando davvero molto, ma stiamo rischiando seriamente di diventare ostaggio di noi stessi, peggio di quanto si poteva essere un tempo quando le macchine non c'erano: è vero che gli ausili ci hanno risolto e continueranno a risolverci un sacco di problemi, ma dobbiamo applicarci con la nostra testa anche dove gli ausili non ci aiutano, e non renderli mezzi di sopravvivenza veri e propri, come potrebbe essere un pacemaker: sarà pur vero che la pigrizia mentale da PC/calcolatrice/telefonino affligge anche chi non ha alcun tipo di disabilità ma a maggior ragione noi disabili dobbiamo essere il doppio più autonomi, nel senso di saper decidere, essere liberi di utilizzare risorse anche al di fuori della macchina o l'aiuto del familiare stretto, in quanto, sebbene comunque l'indipendenza totale non è raggiungibile in ogni caso, adagiarsi è la prima tappa per essere, alla fine, ostaggio di se stessi e degli altri il che inevitabilmente si ripercuote anche nei rapporti umani. Anche senza essere casi gravi, di IAD (Internet Addiction Disorder) avanzata, che si caratterizza come la dipendenza dal gioco d'azzardo; basta molto meno per essere ostaggio di se stessi e per isolarsi dai rapporti reali, anche perché voler sempre avere tutto fatto, dove le macchine non possono arrivare, significa anche costringerci ad adeguarci, volendo o no, anche a condizioni poste da chi vive con noi, per paura, o certezza, che altrimenti ci cacciano di casa e noi siamo a piedi nel vero senso della parola quindi, doppia schiavitù: delle macchine e degli altri; una cosa è la consapevolezza di aver bisogno d'aiuto perché oggettivamente abbiamo una disabilità fisica, un'altra è adagiarsi e chiedere aiuto anche dove non è indispensabile, arrivando a farci condizionare la vita.”....


www.spazioausili.net
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G. Lavenia, "Introduzione alle nuove dipendenze on line" in M. Marcucci e M. Boscaro, Manuale di Psicologia delle Dipendenze Patologiche, L'Asterisco, Urbino 2004
K. S. Young,Presi nella Rete, Intossicazione e dipendenza, Calderini, Bologna, 2000
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AUTISMO, DISTURBO MULTISISTEMICO DELLO SVILUPPO, DMSS

Messaggio  rosa cera il Gio Gen 14, 2010 7:12 pm

Relazione “AUTISMO, DISTURBO MULTISISTEMICO DELLO SVILUPPO, DMSS”

Il disturbo autistico rientra nell’ambito dei DPS (disturbi pervasivi dello sviluppo), che comprendono diversi quadri clinici caratterizzati da disturbi dell’interazione sociale e dalla compromissione della comunicazione verbale e non verbale.
Il termine “autismo” fu utilizzato per la prima volta da Bleuler nel 1911 per indicare un sintomo relativo al quadro generale della schizofrenia. In seguito, nel 1943, Leo Kanner utilizzò il termine in qualità di una vera e propria etichetta descrittiva di un’entità nosografica.
Si può affermare che, a livello comportamentale, i disturbi caratterizzanti il quadro clinico sono riconducibili principalmente alla compromissione di tre aree:
- l’interazione sociale
- la comunicazione verbale e non verbale
- il repertorio di attività ed interessi
A ciò si associano spesso due sintomi, quali il ritardo mentale e l’epilessia, che aggravano un disturbo, una situazione già di per sé complicata.
Per quanto riguarda i disturbi della prima area (compromissione dell’interazione sociale e comportamenti ad essa correlati) essi caratterizzano con maggior peso il quadro clinico e variano in rapporto all’età e al livello di sviluppo.
Infatti durante il primo anno di vita si manifestano un deficit del contatto “occhi-occhi” (la cosiddetta “sfuggenza dello sguardo” o “sguardo assente”) e delle anomalie di posture corporee. Ciò è causato da una grave insofferenza per il contatto fisico che si esprime nel disturbo del dialogo tonico (incapacità da parte del piccolo di adattare la sua postura alla postura di chi lo tiene in braccio). Si manifestano, inoltre, delle anomalie nelle espressioni facciali, usualmente distinte in anomalie quantitative (povertà della mimica o assenza del sorriso) e qualitative (sorriso, riso, pianto non aderenti al contesto).
Successivamente al primo anno si aggiungono altri disturbi e comportamenti caratteristici dell’area dell’interazione sociale, quali: iperattività, tempi di attenzione brevi, impulsività, aggressività e autolesionismo.
Relativamente alla comunicazione (verbale e non) vi sono delle differenze soggettive: mentre alcuni bambini non riescono ad acquisire alcuna espressione verbale, altri riescono a raggiungere un livello accettabile di sviluppo del linguaggio. Tuttavia esso risulta qualitativamente inadeguato e caratterizzato da: gergolalie fluenti inintelligibili, ecolalia immediata (ripetizione delle domande che gli vengono poste piuttosto che rispondere alle stesse), inversioni pronominali, ripetizioni di parole, alterazioni della prosodia, stereotipie verbali.
Per quanto concerne il repertorio di attività ed interessi si riscontrano in soggetti affetti da tale disturbo le cosiddette “stereotipie” che comprendono diversi comportamenti: dedizione assorbente ad uno o più interessi ristretti e stereotipati; sottomissione ad abitudini o rituali specifici; manierismi motori ripetitivi. Questi comportamenti sono legati a diversi fattori come l’età, lo stile temperamentale e l’eventuale co-presenza di un ritardo mentale.

Premettendo che, data la complessità dei quadri clinici relativi ai Disturbi Pervasivi, non esiste la terapia dell’Autismo, ci sono, però, una serie di possibilità terapeutiche di diverso tipo.
In primis abbiamo il sostegno delle terapie farmacologiche che utilizzano, in particolare, l’aloperidolo, che incide sull’agitazione e l’auto-aggressività. Vengono utilizzati anche i neurolettici atipici, tra cui il risperidone, e gli inibitori specifici della ricaptazione della serotonina

Vi sono, poi interventi di tipo abilitativo e psicopedagogico. Gli interventi del primo tipo cercano di favorire lo sviluppo e il consolidamento di abilità motorie, cognitive e comunicazionali (terapia psicomotoria, logopedia, terapia occupazionale). Gli interventi psicopedagogici, invece, sono essenzialmente rappresentati dal programma TEACCH, e si mira allo sviluppo di molteplici competenze (apprendimenti scolastici, autonomie personali e sociali, etc.)

Bibliografia

- Leonardo Trisciuzzi, La pedagogia clinica, i processi formativi del diversamente abile, editori Laterza
- R. Militerni, Neuropsichiatria infantile, Idelson, Gnocchi, Napoli, 2004.

Sitografia
- www.emergenzautismo.org
- wikipedia "autismo"

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Sindrome di Asperger

Messaggio  tonia d'orazio il Gio Gen 14, 2010 7:37 pm

La sindrome di Asperger, è considerata come un disordine persuasivo dello sviluppo che presenta gli elementi tipici della triade, sintomatologica dell’Autismo. Cerco di spiegare in modo semplice questi concetti abbastanza articolati. I disturbi persuasivi dello sviluppo si utilizzano per indicare i diversi quadri clinici caratterizzati da disturbi nell’interazione sociale, della comunicazione verbale e non, un repertorio di attività ed interessi bizzarri, limitati e stereotipati. I DPS ( acronimo dei disturbi persuasivi dello sviluppo) rientrano cosi in quella classificazione del ICD-10, ossia della decima revisione della classificazione dell’ICD proposta dall’ OMS. L’autismo invece è un disturbo che interessa la funzione celebrale. Chi è affetto da questa patologia, mostra una marcata compromissione dell’interazione sociale, della comunicazione e interessi e attività ristretti e stereotipati. quindi in breve si può dire che la sindrome di Asperger si può definire come un innato disordine del comportamento, ma è difficile avere una definizione di questa patologia in due parole, forse potrebbe essere meglio considerata semplicemente come un insieme di sintomi con una maggiore o minore gravità. I soggetti ‘malati’ della sindrome di Asperger sono spesso attratti, con un intenso livello di attenzione, solo da determinate cose che interessano loro e da attività in cui si possa ritrovare un certo ordine come le classificazioni, liste e simili. Il termine "sindrome di Asperger" venne coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981; lo chiamò così da Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco il cui lavoro non venne riconosciuto fino agli anni Novanta. In generale si ritiene che si tratti di un tipo di autismo caratterizzato dalla difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un'alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell'autismo classico. Asperger descriveva questi soggetti come “piccoli professori” con difficoltà nell’uso delle espressioni facciali e dei gesti, nella modulazione della voce e nel rispondere adeguatamente ai messaggi non verbali dei loro interlocutori. Questi bambini mostravano inoltre una certa goffaggine motoria, con scarsa consapevolezza dei movimenti del loro corpo nello spazio. Fino agli inizi degli anni Ottanta tale descrizione non ha ricevuto grande attenzione da parte degli specialisti e anche ai giorni nostri esistono solo pochi centri che se ne occupano in maniera specifica, nonostante la prevalenza della sindrome di Asperger sia relativamente alta, essendo stimata in un range che va da 2,5 su 10.000. Nell’adulto la sindrome di Asperger è un disturbo estremamente variabile dal punto di vista clinico a causa dell’eterogeneità dei sintomi nucleari (deficit della comunicazione non verbale e della pragmatica del linguaggio, deficit dell’intersoggettività, interessi e attività sociali idiosincratici e stereotipi, mancanza di coordinamento motorio) e degli adattamenti messi in atto dai pazienti . L’evoluzione della sindrome di Asperger nell’adolescente e nel giovane adulto è inoltre caratterizzata dalla comparsa di manifestazioni psicopatologiche che tendono a mascherare i sintomi autistici, ad esempio sintomi d’ansia secondari alle istanze sociali non sufficientemente comprese e controllate o sintomi depressivi che emergono dalle ripetute esperienze di fallimento nel tentativo di stabilire
relazioni sociali. gli individui con la sindrome di Asperger possono essere percepiti come persone la cui mente non riesce ad agganciarsi alla realtà, come coloro che soffrono di autismo classico.
I sintomi più comuni della sindrome di Asperger sono:
● Incapacità di leggere le espressioni facciali delle persone.
● In molti casi non sono capaci nemmeno di guardare in faccia le altre persone, oppure non riescono a guardarle negli occhi.
● Attenzione ossessiva su dettagli che possono sembrare poco importanti. In realtà su determinati argomenti che li ossessionano possono raggiungere un livello di competenza superiore a chiunque.
● Una capacità logica fuori dal comune.
● Movimenti ripetitivi e stereotipati.
● Eccessivo interesse per parti di oggetti
Le cause del disturbo dovrebbero essere di origine genetica e colpiscono circa una persona ogni 250.
sono persone, che hanno bisogno anche di noi per poter essere accettati nella comunità, e noi dobbiamo cercare di eliminare di fatto tutto quelle barriere che impediscono il pieno sviluppo della persona.

Bibliografia:
A. Castrogiovanni
M. Di Rienzo
G. Vivanti*
L. Bonvini**
M. Zappella**
P. Castrogiovanni
Dipartimento di Neuroscienze, Sezione di Psichiatria, Università di Siena* Scuola di Dottorato in Scienze Cognitive,

Roberto Militerni - Neuropsichiatria Infantile
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TEST DI COMPLETAMENTO

Messaggio  RosaGatto il Gio Gen 14, 2010 7:41 pm

Ho scelto di affrontare come argomenti sia l'autismo che la sindrome di Aspeger poichè sono anche argomenti di studio dei miei ultimi esami.Per quanto riguarda l'autismo è possibile affermare che mentre Kanner considerava l'autismo una patologia innata,per Bettelheim nell autismo infantile esisterebbero dei quadri patologici legati ad un rapporto disturbato con l'ambiente il quale determina un'alterazione sia delle funzioni mentali sia della struttura affettiva.Inoltre Kanner fornisce un quadro della sindrome autistica precoce individuando 4 nuclei essenziali che rappresentano il quadro psicologico:l'autismo infantile va inteso come estremo isolamento dagli altri,di rifiuto di ogni contatto corporeo;il linguaggio non è comunicativo;l'uniformità dell'ambiente dà sicurezza al bambino autistico il quale non manifesta reazioni di dolore nei modi consueti dei bambini normodotati come il pianto e le urla.Caratteristica essenziale dei soggettio autistici è il disturbo dell'interazione sociale infatti tali bambini sono incapaci di interpretare le emozioni degli altri,le loro capacità verbali sono limitate,manifetsano un interesse eccessivo verso un determinato oggetto e si dedicano ad attività motorie ripetitive.Inoltre,quando il loro comportamento non è assente,può improvvisamente scatenarsi in episodi di ansia-collera senza un apparente motivo.Dunque l'autismo è classificato come un disturbo dello sviluppo della funzione cerebrale caratterizzato dai sintomi sopra elencati.Col passare del tempo.la medicina ha rilevato che le cause scatenanti dell'autismo sono di origine organica,ossia si parla di anomalia del cromosoma 16 e forse del cromosoma 7.Isintomi dell'autismo si manifestano entro il terzo anno di vita e maggiormente nei maschi.Per il soggetto autistico è stato creato il TEACCH(trattamento educativo per la comunicazione con soggetti autistici),ossia un programma tendente a modificare il comportamento di soggetti autistici attraverso l'acquisizione organizzata di abitudini motorie.LA didattica opertaiva di tale metodo ha una logica ben precisa:fornire imput incompleti in modo che il soggetto recuperi con la mente la differenza e completi l'argomento presentato.Infine il soggetto autistico trova la sicurezza nella rigidità e nella ripetizione dei comportamenti.
La sindrome di Aspeger,dal nome del medico Aspeger che descrisse il relativo quadro clinico nel 1944 è ciò che è conosciuto come lo spettro dei disturbi pervasivi dello sviluppo.Il bambino aspeger ha una sintomatologia che lo avvicina molto alla normalità,soprattutto dal punto di vista mentale,infatti questa sindrome viene definita ad alta funzionalità rispetto all'autismo.Tale sindrome presenta un disturbo a carattere neurologico dello sviluppo,molto spesso di causa genetica in cui ci sono anomalie in 3 aspetti dello sviluppo:scarsa interrelazione sociale,buon uso del lingiaggio a scopi comnunicativi ma condizionato dall'egocentrismo,una tipologia comportamentale tendente a preservare in un limitato campo di interessi.L'Aspeger presnta uno sviluppo del linguaggio nella norma,ha una buona capacità mnestica in particolar modo quando è legata ad interessi personali però presenta una carenza dello sviluppo di relazioni ed anche il lignuaggio del corpo risulta impacciato.Caratteristica essenziale della sindrome di Aspeger è il difetto di socializzazione,il loro problema è un difetto di efficacia nell'interazione;essi sembrano avere difficoltà nel comprendere cpome si creano connessioni sociali.In tali soggetti insorgono anche problemi come attendere il proprio turno poichè le regole della conversazione snoo scadenti.
la pedagogia clinica trisciuzzi.
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Digital Divide

Messaggio  Giuseppina Trinchillo il Gio Gen 14, 2010 8:42 pm

Per “DIGITAL DIVIDE” si intende il divario, la divisione tra chi può accedere e fruire delle nuove tecnologie informatiche e di comunicazione e chi non può farlo. I primi a parlare di Digital Divide furono Al Gore e Bill Clinton, quando, all'inizio degli anni novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di internet negli Stati Uniti, attraverso la realizzazione di percorsi dell’informazione per assicurare a tutti la partecipazione al mondo della INFORMATION TECHNOLOGY. Però la non omogenea accessibilità ai servizi telematici è divenuto ben presto un problema non solo di riferimento al contesto americano ma inteso in una prospettiva globale. Il DIGITAL DIVIDE si può ricondurre ad una serie di cause:la mancanza di sensibilità al problema in tutti i contesti, l’assenza di infrastrutture a banda larga che permettono la trasmissione di dati , l’analfabetismo informatico degli utenti non solo in riferimento al computer in genere ma anche alle potenzialità di internet. Oggi sono attive numerose campagne per il superamento del DIGITAL DIVIDE impegnate nel riutilizzo dell’hardware, spesso impiegando l’uso di software libero. Esso è divenuto un problema da risolvere di fronte ad una società in continua evoluzione dove l’individuo deve muoversi verso il progresso e verso una tecnologia che aiuti tutti a migliorare le qualità della vita ma soprattutto che non innalzi barriere. La tecnologia deve essere strumento di integrazione sociale nel rispetto anche di chi ha particolari disabilità. L’obiettivo diventa quello di superare il problema delle disuguaglianze; bisogna garantire a tutti l’accesso ad internet. Bisognerebbe per cui iniziare ad eliminare barriere, l’esistenza di discriminazioni rispetto all’accesso di nuove tecnologie e promuovere progetti di alfabetizzazione culturale che mirino ad un uso corretto delle tecnologie. Purtroppo quando parliamo di DIGITAL DIVIDE si evidenzia l’esistenza di un divario che risulta legato anche al fattore economico( reddito insufficiente),alla mancanza di capacità individuali .Ma la tecnologia deve rivolgersi a tutte le persone sganciandosi dalle condizioni fisiche , economiche e sociali. Alcuni aiuti tecnologici per i diversamente abili possono essere l’occasione non solo per favorire un uso autonomo del pc ma anche per ridurre la loro disabilità. Diventa una necessità la valorizzazione anche attraverso le tecnologie informatiche delle persone diversamente abili; per cui le tecnologie devono tener conto dei bisogni di ciascuno: ciò che per noi può essere semplice , per gli altri può divenire un ostacolo, un ostacolo che si dovrebbe evitare. Sicuramente le nuove tecnologie se introdotte in maniera organica e in tempi e modi adeguati alle situazioni e ai contesti, potrebbero diventare uno strumento di sviluppo e conoscenza. Bisogna sostenere l’accessibilità e creare le condizioni per permettere a tutti l’utilizzo attivo della tecnologia.La tecnologia informatica mette al servizio delle persone disabili numerosi strumenti per esprimersi, studiare, lavorare , entrare in rete e comunicare con altre persone superando alcuni tipi di limitazioni fisiologiche e motorie.

Le tastiere Braille per non vedenti, gli strumenti di sintesi vocale e i sistemi di puntamento adatti a chi non può usare il mouse danno a un grandissimo numero di disabili la possibilità di produrre informazioni, di lavorare e di studiare con l'aiuto del computer. Internet può essere uno strumento di potenzialità e si spera che esso possa essere utile a tutta l’umanità.
La partecipazione al corso mi ha permesso di riflettere sul concetto di disabilità ponendo accento soprattutto sulle abilità nonostante i deficit e su come è possibile superare difficoltà e raggiungere la migliore integrazione possibile. Gli aiuti forniti dalle tecnologie informatiche e telematica possono fornire soluzioni migliori anche per i disabili in un’ottica di una sempre maggiore attenzione alla diversità. Quest’ultima non deve rappresentare un ostacolo, ma una ricchezza: ciascuno di noi ha delle caratteristiche che ci rendono unici!


FONTI: WIKIPEDIA, DIGITAL DIVIDE.

Giuseppina Trinchillo

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DIGITAL DIVIDE

Messaggio  ERIKA D'ACUNTO il Gio Gen 14, 2010 9:03 pm

Il Digital Divide è stato inizialmente un termine usato all’interno del contesto americano, ma nel gennaio del 2000 il gap digitale cessa di essere un problema esclusivamente statunitense per diventare un problema dell'intero pianeta oggi possiamo definire con questo termine il divario esistente nell'accesso alle nuove tecnologie in una prospettiva globale. Possiamo ricondurre il Digital Divide ad un insieme di cause come l’assenza di infrastrutture a banda larga e l’analfabetismo informatico. Il tema del divario digitale è così entrato prepotentemente tra le priorità di organizzazioni internazionali, governi ed aziende multinazionali. Il Piano del governo italiano, parte dal presupposto che le tendenze allo sviluppo e all’adozione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) sono largamente spontanee e decentrate. Il programma di sviluppo delle tecnologie didattiche 1997-2000 ha interessato moltissime scuole di ogni ordine e grado, ottenendo importanti risultati. Tre gli obiettivi:
1. promuovere fra gli studenti la padronanza della multimedialità;
2. accrescere l’efficacia dei processi di insegnamento-apprendimento e la stessa organizzazione della didattica;
3. migliorare la professionalità degli insegnanti.
Per sviluppare politiche di sostegno alle scuole il ministero ha attivato un insieme di risorse, avviando una politica di accordi tra le imprese private e le scuole. Il Programma ha previsto un investimento complessivo di mille miliardi negli anni 1997-2000. La legge finanziaria per il 2000 ha poi destinato 450 miliardi negli anni 2000-2002 all’acquisto di attrezzature informatiche da parte di istituzioni scolastiche che intendono completare questo progetto. È prevista inoltre la totale esenzione da ogni onere fiscale ai fini dell’Iva, e delle imposte sui redditi, per le cessioni a titolo gratuito di dotazioni informatiche (purché non ulteriormente commercializzabili) a istituti penitenziari e a scuole. L’Unione Europea è da tempo impegnata affinché la Società dell’Informazione sia per tutti: nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002″, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “epartecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione. L’invito all’integrazione sociale dei disabili è stato ribadito più volte dall’UE. L’iniziativa di maggior impatto è stata intrapresa dal Consiglio dell’Unione Europea, che ha dichiarato il 2003 Anno europeo delle persone con disabilità. Gli stimoli europei sono stati recepiti dagli Stati membri, che si sono impegnati affinché l’innovazione tecnologica diventi un mezzo per annullare il “digital divide” e non sia la fonte di una nuova tipologia di barriere, le barriere virtuali. In Italia, al fine di definire un’azione coerente e incisiva, volta a promuovere il potenziale delle tecnologie verso disabili e anziani, è stata istituita nel maggio del 2002 presso il Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri la “Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli”, oggi divenuta permanente. Inoltre, il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie ha presentato un disegno di legge, dal titolo “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, che obbliga, tra l’altro, tutte le amministrazioni pubbliche e i soggetti che erogano pubblici servizi a rispettare i requisiti di accessibilità nei contratti stipulati per la realizzazione o la modifica di siti web.
Le disabilità possono essere:
• Fisiche: che comprendono le disabilità motorie, relative al controllo dei movimenti degli arti, e sensoriali, riguardanti limitazioni di uno dei cinque sensi, in particolare della vista e dell’udito;
• Cognitive: limitazioni delle funzioni intellettive che possono assumere caratteristiche diverse (disturbi della parola, del linguaggio, della coordinazione del pensiero, etc.), tali da ridurre i livelli di comunicazione, attenzione e risposta agli stimoli esterni.
Alcune categorie di disabili sensoriali e motori possono avvalersi di strumenti o programmi che permettono loro di svolgere delle attività che altrimenti non sarebbero in grado di effettuare. Questi strumenti effettuano una conversione “equivalente” dell’informazione da un organo di senso ad un altro. Alcuni esempi di tali tecnologie sono:
• Dallo schermo del PC (vista) al tatto (Barra Braille per non vedenti);
• Dallo schermo del PC (vista) all’udito (sintesi vocale per non vedenti);
• Da udito (documenti audio) a vista (documenti testuali);
• Mouse speciali (per disabili motori);
• Tastiere speciali (per disabili motori);
• Ingranditori del testo sullo schermo del PC (ipovedenti)
Ogni ausilio deve avere come punto di arrivo la persona, le sue esigenze, le sue difficoltà, e deve adattarsi alle sue capacità. Fortunatamente oggi esistono moltissimi ausili, informatici e non, l’importanza di poter disporre di molti ausili permette a persone, anche con la stessa disabilità, di esprimere nella scelta le proprie preferenze e la propria specifica predisposizione. Le definizioni dell’OMS sono state molto utili perché hanno contribuito a fornire un’immagine più corretta delle persone disabili, portando anche il contesto (società, strutture, etc.) ad identificare strumenti, risorse e responsabilità per dare loro opportunità uguali. Oggi noi viviamo nella Società dell’informazione e della conoscenza e la tecnologia ha fatto si che l’informazione possa propagarsi velocemente. L’intera società deve avere un progresso armonico ed affinchè ciò avvenga è essenziale che l’informazione sia raggiungibile facilmente da tutti perché se una parte della popolazione ne rimane priva, si rischia di creare una nuova forma di discriminazione, la tecnologia deve unire non dividere deve abbattere e non creare nuove barriere.

www.wikipedia.org
www.webaccessibile.org

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TEST DI COMPLETAMENTO

Messaggio  MANCO MARIANGELA il Gio Gen 14, 2010 9:12 pm

Sindrome di Asperger (abbreviata in SA, o AS in inglese) è considerata un disordine pervasivo dello sviluppo apparentato con l'autismo e comunemente considerato una forma dello spettro autistico "ad alto funzionamento". Il termine "Sindrome di Asperger" venne coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981; lo chiamò così da Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco il cui lavoro non venne riconosciuto fino agli anni novanta.
Generalmente si ritiene che si tratti di una tipologia autistica caratterizzata da difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un'accentuata alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell'autismo classico.
I soggetti non autistici possiedono una percezione altamente sofisticata degli stati mentali altrui (hanno cioè una teoria della mente adeguatamente sviluppata, secondo l'ipotesi di Uta Frith). La maggior parte delle persone è capace cioè di raccogliere una moltitudine di informazioni sugli stati cognitivi ed emotivi degli altri sulla base di indizi raccolti dal loro linguaggio verbale e corporeo e dall'ambiente circostante.
Alle persone autistiche mancherebbe pertanto quest'abilità e gli individui con Sindrome d' Asperger possono essere considerati come persone la cui mente non riesce ad agganciarsi alla realtà esteriore, come coloro che soffrono di autismo classico.
Gli individui affetti da questa sindrome possono osservare un sorriso e non capirne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra sorriso, ammiccamento e altre espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale. Per loro è estremamente difficile saper "leggere tra le righe", ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente (la menzogna, i doppi sensi, l'ironia implicita). Interpretano gli altri esclusivamente come si mostrano effettivamente, ne danno cioè un'interpretazione solo letterale.
Le persone con SA generalmente sono attratti da attività in cui possono ritrovare un certo ordine, una determinata logica, come per esempio le classificazioni, le date e simili. Quando questi particolari interessi coincidono con un obiettivo materiale e socialmente utile, il soggetto può portare avanti una vita di successo: per esempio, il bambino con l'ossessione per l'architettura navale può crescere e diventare un ingegnere navale.Nello sforzo per soddisfare questi interessi, l'individuo con Sindrome d'Asperger spesso manifesta ragionamenti estremamente sofisticati, un'attenzione pressoché ossessiva rivolta ai dettagli delle cose o della comunicazione, una memoria focalizzata eminentemente sulle immagini visuali, detta "eidetica-visiva".
Hans Asperger chiamò i suoi pazienti "piccoli professori", basandosi sull'idea che bambini o persone poco più che adolescenti potevano avere un bagaglio di conoscenze nei loro campi d'interesse pari, se non superiori, a quello dei professori universitari. Questo perché gli individui con Sindrome d'Asperger hanno un'intelligenza del tutto "normale", o in qualche caso addirittura superiore alla norma, a scapito però d'una capacità d'interazione sociale nettamente inferiore e più problematica. Quello che manca loro è un'innata abilità di esprimere correttamente i loro stati emotivi coi gesti, il linguaggio corporeo e l'espressione facciale (che in genere i bambini imparano durante i primi anni di vita attraverso la normale interazione con l'ambiente sociale). Molte persone con Sindrome d'Asperger si sentono a disagio nel loro distacco involontario dal mondo comune; manca loro la naturale abilità nel capire ciò che non viene detto esplicitamente nelle relazioni sociali e in pari modo essi hanno difficoltà a comunicare con accuratezza il proprio stato emotivo.Le persone con la sindrome di Asperger sono più facili a cadere in una forma depressiva rispetto alla popolazione generale in quanto possono spesso avere notevoli difficoltà anche solo a comunicare problemi o capire quando è il momento di mostrare affetto.
L'alienazione sociale delle persone con la sindrome di Asperger è così intensa fin dall'infanzia che molti si creano amici immaginari per compagnia: questo può condurre a elevatissime capacità per esempio tecnico-informatiche, nella creazione di giuochi di ruolo o attività astratte come logica matematica, intuito musicale, o addirittura fisica teorica altamente specialistica.
Le cause e le origini dell'autismo e della Sindrome d'Asperger sono fonte di continui dibattiti e congetture. Tra le molte teorie in competizione tra loro sono la "teoria della sottoconnettività", sviluppata da scienziati cognitivisti all'Università Carnegie Mellon e all'Università di Pittsburgh, la "teoria Neanderthal", la "teoria del cervello estremamente maschile" (Simon Baron-Cohen), la mancanza di "teoria della mente" e la "teoria dell'autismo preoperativo", che afferma che le persone autistiche sono quelle che si bloccano neurologicamente allo stadio preoperativo dello sviluppo cognitivo, dove gran parte dell'elaborazione delle informazioni è a un livello olistico visuale e largamente non verbale e musicale. Questo indirizza anche la questione della teoria della mente dove i bambini, ancora allo stadio preoperativo di sviluppo cognitivo, non hanno raggiunto la decentralizzazione dall'egocentrismo.
La teoria della sotto-connettività stabilisce che l'autismo è un disturbo globale del cervello che restringe la coordinazione e l'integrazione tra le varie parti del cervello. Questo spiega perché le persone che soffrono di autismo e disturbi simili siano normali e maturi in certi campi come l'analisi logica e le capacità linguistiche, ma siano immaturi socialmente e talvolta neuro-fisiologicamente più giovani della loro età.
Secondo altre teorie, invece,la sindrome potrebbe essere causata da problemi in famiglia in giovane età come per esempio l'assenza di un genitore.
Molti fattori ambientali sono stati ipotizzati ad agire dopo la nascita (inquinamento da mercurio, sostanze tossiche, metalli pesanti ecc.) ma non sono stati ancora confermati dalla ricerca scientifica.
Spesso la diagnosi non viene fatta perchè la SA è poco conosciuta o sconosciuta del tutto.
Oltre alla diagnosi poi l’aspetto più critico resta quello dell’individuazione di trattamenti educativi efficaci, soprattutto per giovani e adulti, che rischiano l’isolamento sociale e la depressione..
Bisogna quindi promuovere e diffondere la conoscenza della SA presso genitori,insegnanti,psicologi,psichiatri e opinione pubblica per progettare iniziative formative di integrazione scolastica dell’alunno con AS e di inserimento nel lavoro per gli adulti.

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test di completamento ultimo passo gennaio 2010

Messaggio  Giuseppina Castiello il Gio Gen 14, 2010 9:16 pm

Relazione:"Digital divide e disabilità: divario digitale che divide chi usa internet e le nuove tecnologie e chi no".
La "Rivoluzione digitale" ha portato nuovi e profondi cambiamenti nella nostra società. Oggi viviamo nella società dell'informazione e della conoscenza , il progresso tecnologico ha fatto si che l'informazione, il bene essenziale di questa nuova era, possa propagarsi in maniera veloce e pervasiva, a costi contenuti. Per il progresso armonico dell'intera s ocietà , risulta però essenziale che l'informazione sia raggiungibile da tutti: se una parte della popolazione ne rimane priva , si rischierebbe di creare una nuova forma di discriminazione , la cosidetta info-esclusione. L'Unione Europea è da tempo impegnata affinchè la società dell'informazione sia per tutti: nel 2000 è stato emanato il piano di azione"EEurope 2002" , un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all'intera popolazione Europea di partecipare ai benefici socio-economici che possono scaturire dal progresso tecnologico . Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla" Epartecipazione " per le persone disabili e dalla loro lotta dalla info-esclusione. L'invito all'integrazione sociale dei disabili è stato ribadito più volte dall'UE. Gli stati membri dell' UE, che si sono impegnati affinchè l'innovazione tecnologica diventi un mezzo per annullare il "Digital Divide" e non sia la fonte di una nuova tipologia di barriere , le barriere virtuali. Oggi di digital divide se ne fa un gran parlare , ma è pur vero che oggi ai disabili non si faccia altro che negare diritti. Sul blog Mytech ho letto la storia di Fabio Pavone, un giovane disabile abruzzese affetto da una grave forma di distrofia, e che mesi fa aveva lanciato su numerosi siti web e organi di stampa un appello in merito ad un costoso mouse che gli era necessario per comunicare tramite computer. Solo dopo questa sorta di campagna praticamente spontanea sorta attorno al suo caso qualcosa si è mosso. Ma mentre Fabio attende ancora, occorre aspettare e sempre se i soldi ci saranno.Io ho vissuto un' esperienza personale come insegnante di sostegno con Denis un bambino affetto dal morbo di hoffman,il quale è costretto ad usare la tecnologia per poter comunicare con gli altri utilizzando dei sensori particolari che gli permettono di scrivere a computer,i genitori del piccolo Denis per poter ottenere questi sussidi hanno dovuto fare delle lotte personali contro asl, regioni. Oggi Denis avrebbe bisogno di alcuni softwere che non riesce ad ottenere poichè non ci sono finanziamenti. Così mentre si parla di eliminare il divario digitale e si discute su come e cosa fare, persone come Fabio e Denis , che non possono più aspettare, aspettano forzatamente......









Fonti: Weba accessibile.org a cura di Roberto Castaldo
www digital divide.it

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AUTISMO

Messaggio  francaiuliucci il Gio Gen 14, 2010 9:34 pm

L’AUTISMO

“ E’ come se nel loro cervello e nelle altre parti del corpo si creasse un cortocircuito, una sorta di
grosso ingorgo di stimoli. E’ come se tutti i loro neuroni si attivassero contemporaneamente nello
stesso momento. Come se tutte le parti del corpo fossero travolte e sconvolte da questa valanga di
stimoli incontrollati e incontrollabili. Provate per un attimo ad immaginare, che tutte le auto di
Milano e Provincia decidano improvvisamente di partire nello stesso momento e disordinatamente,
e vadano contemporaneamente nella stessa direzione e per la stessa strada a folle velocità. La
strada è stretta e tutte quelle automobili non ci stanno, tutte non riescono a passare nello stesso
luogo e nello stesso tempo. Vanno troppo veloci e senza ordine e le macchine che stanno davanti
vengono travolte da quelle che arrivano da dietro, tamponandole e distruggendole. Ecco in quei
momenti di crisi sembra che le persone autistiche siano travolte da tutti quegli stimoli confusi e
disordinati. Ma tu operatore sai che non puoi fare niente in quel momento. In quel momento puoi
solo accendere il semaforo rosso e impedire che altre macchine arrivino da dietro creando un
ulteriore ingorgo. Ma tu operatore sai anche che quello è solamente un palliativo e ti illudi che
quella terapia risolva magicamente il problema ma sai che non è vero perchè la risoluzione è da
un’altra parte”


La scelta del tema di questa relazione, "L'autismo ", è dovuta, da una parte, al fatto che ho vissuto da vicino il contatto con un soggetto autistico e, dall'altra parte, al fatto che il mondo dell'autismo mi ha fin da subito interessato, nonostante non fosse facile rapportarsi, anche la strategia della Comunicazione Facilitata ha catturato la mia attenzione un po' per i risultati che sembra offrire e un po' per le controversie che si trascina dietro, dinanzi alle quali desidero acquisire una mia posizione nella maniera più critica possibile.
Disturbo Autistico è uno dei più gravi disturbi dell'età evolutiva.
L'autismo (o sindrome di Kanner, in inglese Kanner syndrome) è considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo che interessa la funzione cerebrale; la persona affetta da tale patologia mostra una marcata diminuzione dell'integrazione sociale e della comunicazione , attualmente risultano ancora sconosciute le cause di tale manifestazione.

A) DISTURBI COMPORTAMENTALI
1) Compromissione dell'interazione sociale e comportamenti ad essa correlati
Nel corso del primo anno di vita, la compromissione dell'interazione sociale è tipicamente espressa dal deficit del canale di scambio privilegiato ,vale a dire il contatto occhi-occhi. I genitori riferiscono la "sfuggenza dello sguardo" del bambino, la "difficoltà di agganciare lo sguardo", "presenza di uno sguardo assente". Frequenti, nel primo anno di vita, sono le anomalie delle posture corporee. Nel corso delle sviluppo la compromissione dell'interazione sociale si arricchisce di comportamenti sempre più espliciti e caratteristici. Il bambino si aggira tra gli altri come se non esistessero; tende ad isolarsi; quando chiamato non risponde; non richiede la partecipazione dell'altro nelle sue attività, né lo rende partecipe delle sue attività; utilizza l'altro in maniera strumentale per l'appagamento delle esigenze del momento (il bambino, ad esempio, prende il braccio dell'altro senza guardarlo negli occhi e lo indirizza verso una cosa, che lui da solo non riesce a prendere). Il piccolo non richiede la compagnia dei coetanei.
2) Compromissione della comunicazione e comportamenti ad essa correlati
Uno dei motivi principali che spinge i genitori a richiedere una consultazione specialistica è rappresentato dal fatto che "il bambino non parla". Il deficit espressivo, peraltro, non è compensato da alcuna forma di comunicazione alternativa. I vari canali rappresentati dallo sguardo, dalla mimica, dai gesti, o sono assenti o vengono utilizzati in maniera impropria e limitatamente al soddisfacimento di richieste particolari. Con il passare degli anni, mentre alcuni bambini non riescono ad acquisire alcuna espressione verbale, altri presentano un progressivo sviluppo del linguaggio, che può addirittura diventare particolarmente fluente. Anche in questi casi, tuttavia, esso risulta qualitativamente inadeguato . • versare l'acqua da un contenitore all'altro;
B) ALTRI SINTOMI CARATTERISTICI
Fra di essi uno dei più comuni è l'abnorme risposta agli stimoli sensoriali di natura uditiva (sirene, cigolii, campanelli), visiva (flash, luci intense, determinati oggetti), o tattile. Questi stimoli possono scatenare violente reazioni di panico, con tentativi di proteggersi.
L'iperattività è un altro sintomo frequentemente osservato. I bambini autistici, infatti, presentano
molto spesso labilità attentiva e comportamenti ipercinetici.
Inoltre possono avere condotte auto-aggressive, quali battere il capo contro la parete o colpirsi il capo con il pugno.
Tra i sintomi caratteristici sono inclusi, infine, alcune particolari abilità:
• un'eccezionale memoria per numeri e date;
• un'inaspettata capacità di leggere e recitare interi brani.
C) IL RITARDO MENTALE
Circa il 75% dei pazienti autistici presenta ritardo mentale. Una frequenza così elevata di co-morbilità ha da sempre sollevato notevoli discussioni. E' difficile stabilire se alcuni comportamenti atipici siano riferibili all'autismo o al ritardo mentale comunque presente.
D) L'EPILESSIA
L'epilessia si verifica in circa il 30-40% dei casi. Le crisi insorgono soprattutto in epoca adolescenziale ed assumono le caratteristiche delle crisi parziali complesse e tonico-cloniche generalizzate. Per lo più, l'autismo e l'epilessia vengono considerati epifenomeni di un comune danno encefalico.

CAUSE
Sono ancora oggi sconosciute. Non esiste ancora un modello interpretativo che riesca a fornire una soddisfacente spiegazione dei complessi comportamenti che caratterizzano il Disturbo Autistico. L'ipotesi è che il bambino presenti una modalità atipica di percepire la realtà, che conduce ad una rappresentazione interna della realtà esterna per molti aspetti "originale", e che si traduce in modalità atipiche di investimento dell'altro e dell'oggetto. E' possibile ipotizzare che uno o più fattori legati al bambino e all'ambiente sono in grado di avviare una cascata di avvenimenti, in cui, accanto all'inadeguata elaborazione degli stimoli, la distorsione delle esperienze relazionali precoci e precocissime finiscono per assumere un ruolo determinante.
DIAGNOSI
Si basa essenzialmente sull'osservazione comportamentale. Uno degli strumenti di valutazione è la scala proposta da Schopler (Childhood Autism Rating Scales o CARS) .
TERAPIA
Non esiste uno schema terapeutico valido per tutti i pazienti autistici, ma varia di caso in caso.
a) Terapie farmacologiche: sono utilizzati i neurolettici (aloperidolo, risperidone) che agiscono sui disturbi comportamentali; gli antagonisti specifici degli oppioidi (naltrexone); gli inibitori specifici della ricaptazione delle serotonina (fluoxetina) che agiscono sul comportamento ripetitivo; farmaci che agiscono sull'auto ed etero-aggressività (buspirone);
b) Interventi abilitativi: terapia psicomotoria, logopedia, terapia occupazionale, ippoterapia.

Che cos’è la comunicazione facilitata?
La comunicazione facilitata è una tecnica che permette alle persone che presentano grosse difficoltà nell’interazione sociale e nella comunicazione con gli altri,di interagire usando la competenza dell’indicare. La finalità di un progetto di Comunicazione Facilitata è aiutare la persona ad esprimere una comunicazione indipendente ed efficace nel maggior numero di contesti possibili, per poter così raggiungere il massimo livello di autonomia e affiancare psicologicamente il soggetto aiutandolo nel gestire l'indipendenza man mano acquisita Si tratta infatti di un aspetto spesso vissuto in modo ansioso dal soggetto. A motivo di ciò nel progetto sono coinvolti oltre ai singoli operatori, anche le equipe e le famiglie. Non dimentichiamo mai che nell’ affrontare l’autismo sarà sempre necessaria l’azione umana “si può fare molto con l’intelligenza, con il cuore e con uno spirito che non ha paura di agire” .

Bibliografia Internet:
• http://www.itd.cnr.it ITD - Istituto per le Tecnologie Didattiche CNR
• http://www.gli-argonauti.org Associazione ONLUS Gli Argonauti - Interventi per Autismo e DGS
• http://www.autismo.it Progetto Horizon – Autismo Novofocus Italia
• http://www.geocities.com/HotSprings/Spa/2576/ CF – Centro studi sulla Comunicazione Facilitata
• http://www.alihandicap.org/ Osservatorio Regionale sulla Disabilità – Regione Piemonte
• Borghese M., Ceraso V., Porcaro S., Salierno R.: Impiego dei potenziali cognitivi evento-correlati, nella diagnosi e nel monitoraggio clinico-terapeutico delle patologie della comunicazione in età evolutiva. Abstr. XXXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Foniatria e Logopedia, Abano Terme (PD), 1998.
• Frith U., L’autismo. Spiegazione di un enigma, Laterza, Roma, 2004 *
• Galanti M. A., Il bambino psicotico a scuola. Analisi dei comportamenti ed esperienze
• educative, Unicopli, Milano, 1996
• Gilardone M., Musicoterapia e disturbi della comunicazione, Omega Edizioni, Torino,1995
• Gillberg, C., Coleman, M., La biologia delle sindromi autistiche, Cuzzolin editore,
• Napoli, 2003
• Grandin T., Le mie esperienze di persona autistica: pensiero visivo, problemi sensoriali
• e disturbi della comunicazione, in “Insegnare all’handicappato”, n. 3, 1994
• Guerra C., Cadei P., Battistoni N., A voce alta. Dialoghi di ragazzi autistici attraverso
• il metodo della comunicazione facilitata, Junior, Bergamo, 2002
• Guerra Lisi S., Stefani G., Contatto, comunicazione, autismo, Franco Angeli, Milano,2005
• Hanau, C., Mariani Cerati D., Il nostro autismo quotidiano, Erickson, Trento, 2003 *
• Hermelin B., O’Connors N., Esperimenti psicologici con bambini artistici, Armando, Roma, 1982
• nell'autismo attraverso la comunicazione, Vannini Editrice, Brescia, 2006 Vannini Editrice, Brescia, 2005
• Jordan R., Powell S., Autismo e intervento educativo. Comunicazione, emotività e pensiero, Erickson, Trento, 2001 *
• Lansing M., Strategie educative nell’autismo, Masson, Milano, 1991



nota1 Gionata Bernasconi, Centro Documentazione e Biblioteca ARES (Autismo Ricerca E sviluppo)
tratto dal Bollettino ATGABBES, primavera 2008

nota2 Sul piano comportamentale i disturbi caratterizzanti il quadro clinico sono riconducibili alla compromissione di tre aree principali:
1. L'interazione sociale;
2. La comunicazione verbale e non verbale;
3. Il repertorio di attività ed interessi.
A questa triade sintomatologica si associano frequentemente altri due sintomi:
4. il ritardo mentale;
5. l'epilessia.
nota3 alcuni Autori hanno individuato tre sottogruppi di bambini autistici:
. bambini inaccessibili, che si tirano fuori da qualsiasi rapporto sociale;
. bambini passivi, che tendono ad isolarsi ma sono in grado di interagire quando sonosollecitati;
. bambini attivi ma bizzarri, che prendono iniziativa nell'interazione sociale ma lo fanno in maniera inopportuna ed inappropriata.
Questi diversi profili possono riscontrarsi nello stesso bambino in diverse fasi dello sviluppo.
nota4 Il linguaggio può essere infatti caratterizzato da:
• a.ripetizione delle domande che gli vengono poste piuttosto che rispondere alle stesse;
• gergolalie fluenti inintelligibili;
• inversioni pronominali;
• ripetizione di parole, frammenti di frasi o intere frasi memorizzate, ma pronunciate senza aderenza al contesto;
• alterazioni della prosodia;
• stereotipie verbali.
• Sul piano del linguaggio di comprensione, vengono segnalati alcuni deficit molto particolari, quali l'incapacità di riconoscere i motto di spirito, i doppi sensi, le metafore e le locuzioni idiomatiche.
• 3) Modalità di comportamento, attività ed interessi ristretti, ripetitivi e stereotipati.
Sono inclusi in questo gruppo di disturbi tutti quei movimenti, quei gesti e/o quelle azioni che per la loro frequenza e la scarsa aderenza al contesto assumono la caratteristica di comportamenti atipici e bizzarri. Molto spesso tali comportamenti sono genericamente denominati con il termine di stereotipie. Il repertorio dei comportamenti osservabili è molto variabile:
• dondolarsi;
• assumere posture bizzarre;
• guardarsi le mani;
• guardarsi allo specchio;
• leccare;
• osservare l'acqua che scorre;
• osservare la lavatrice in funzione;
nota5 Le CARS consistono in 15 item, ciascuno dei quali si riferisce ad un particolare comportamento. L'osservatore assegna un punteggio variabile da 1 (= normalità) a 4 (= massima atipicità del comportamento considerato). La somma dei singoli punteggi fornisce un punteggio globale che va da 15 a 60. Studi di validazione effettuati a livello internazionale hanno permesso di stabilire che punteggi 31 indicano la presenza di una situazione artistica

nota6 Comunicazione Facilitata fu portata negli Stati Uniti nel 1989 da Douglas Biklen, sociologo e professore di Istruzione Speciale presso la Syracuse University di New York, dopo che egli ebbe conosciuto il lavoro della Crossley in Australia presso il centro da lei fondato. Vi andò perplesso e incredulo di quanto aveva sentito dire e tornò entusiasta e desideroso di sperimentare la tecnica.
Nonostante inizialmente la Crossley utilizzasse il metodo solo con persone con disabilità motorie, Biklen estese l'uso della tecnica anche a persone con gravi deficit cognitivi. In Italia si iniziò a parlare di Comunicazione Facilitata in televisione: nel corso della puntata del Maurizio Costanzo Show andata in onda il 7 ottobre 1999 fra gli ospiti vi era Carlo Carlone, padre di Matteo, un ragazzo di diciotto anni affetto da autismo. Durante il programma è stata raccontata la storia del figlio e di come, grazie alla tecnica della Comunicazione Facilitata, da qualche mese il ragazzo avesse svelato ai propri genitori una realtà per loro insospettata, anche se non si è accennato alle numerose controversie sulla validazione del metodo. Già dal 1991, comunque, la tecnica aveva fatto la sua prima apparizione in televisione, sulla ABC, che gli dedicò un servizio nella trasmissione Part-time Live in cui la Comunicazione Facilitata veniva descritta come un nuovo strumento di comunicazione grazie al quale persone con gravi disturbi, non ritenute perciò in grado di compiere le più elementari operazioni cognitive, mostravano sorprendenti capacità espressive ed insospettate abilità.

nota7 La comunicazione facilitata implica che un terapista abilitato (il facilitatore) offra un sostegno alla mano o al braccio di un individuo con un deficit di comunicazione (facilitato) per aiutarlo ad indicare delle immagini o lettere o ad usare una tastiera per digitare un testo.
Il supporto fisico, da cui non può prescindere questa tecnica, non è una guida al movimento ma un allenamento per le costruzioni di un gesto via via più indipendente e finalizzato.
Il supporto fisico aiuta infatti il soggetto a superare alcune difficoltà fisiche (nonché emotive) specifiche, quali uno scarso coordinamento occhio-mano, un tono muscolare basso o troppo elevato, problemi nell’isolare o estendere il dito indice, scarsa perseveranza nell’esecuzione di un compito, utilizzo di entrambe le mani per eseguire un compito che ne richiederebbe una sola, tremori, instabilità muscolare, problemi nell'iniziare un compito su comando, impulsività.
Con il passare del tempo il supporto regredisce ad un semplice tocco sulla spalla fino ad arrivare all’indipendenza nello scrivere.
Il fine di questa tecnica è l’utilizzo della dipendenza “dei mezzi e persone” per costruire un futuro nel quale la comunicazione possa essere più indipendente.

francaiuliucci

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Sindrome di Asperger

Messaggio  ClementinaVillano il Gio Gen 14, 2010 9:45 pm

La Sindrome di Asperger (abbreviata in SA, o AS in inglese) è considerata un disordine pervasivo dello sviluppo apparentato con l’ autismo e comunemente considerato una forma dello spettro autistico “ad alto funzionamento”. Il termine “Sindrome di Asperger” venne coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981; lo chiamò così da Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco il cui lavoro non venne riconosciuto fino agli anni Novanta.
Generalmente si ritiene che si tratti di un tipologia autistica caratterizzata da difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un’ accentuata alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell’ autismo classico.
Gli individui affetti da questa sindrome possono osservare un sorriso e non capirne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra le varie espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale. Per loro è estremamente difficile saper “leggere tra le righe”, ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente. La Sindrome d’ Asperger implica, come suoi caratteri peculiari, un intenso livello d’ attenzione su determinate cose che interessano ed è spesso caratterizzato da facoltà e “passioni” davvero particolari, generalmente attratti da attività in cui si possa ritrovare un certo ordine, una determinata logica. Quando questi particolari interessi coincidono con un obiettivo materiale e socialmente utile, il soggetto può portare avanti una vita di successo: per esempio, il bambino con l’ ossessione per l’ architettura navale può crescere e diventare un ingegnere navale.
Tutto ciò mi induce a fare una riflessione:
Le persone con la sindrome di Asperger appaiono come delle persone molto intelligenti ed in molti casi dei veri e propri geni. Sono immersi nella società e spesso fanno dei lavori molto impegnativi e che richiedono una particolare intelligenza, cultura o concentrazione; ad esempio architettura, ingegneria, programmazione informatica ecc…. Persone abbastanza ‘normali’ per trovarsi immersi nella società, ma abbastanza speciali per non essere classificati come persone mediocri anche se spesso non si rendono conto di essere così speciali, anzi volendo utilizzare le parole di Hans Asperger , “Bizzarri , Isolati ed intelligenti”

Una nuova scoperta apre la speranza per una cura della sindrome di Asperger: sono infatti stati scoperti 27 geni associati all’ empatia, all’ autismo e alla sindrome di Asperger. Per i ricercatori dell’ Autism Research Centre di Cambridge (Gran Bretagna) che hanno condotto lo studio, pubblicato sulla rivista Autism Research, questi geni “rappresentano le basi per comprendere i meccanismi genetici della sindrome di Asperger e altre condizioni simili”.
“Ci siamo concentrati inizialmente su 68 geni che potevano avere un ruolo nell ’insorgenza di queste condizioni”, ha spiegato Simon Baron-Cohen, a capo dello studio. “Controllandone la presenza in un gruppo di volontari – ha continuato – e misurando il loro livello di empatia e di autismo, abbiamo identificato 27 geni dei 68 iniziali che sono associati a queste condizioni”.
Questi geni sono implicati nella crescita del sistema nervoso, nel comportamento sociale, o nel controllo degli ormoni sessuali. “Il ruolo degli ormoni sessuali, in base al nostro studio, risulta fondamentale per lo sviluppo dell’autismo e della sindrome di Asperger”, ha detto Baron-Cohen.
“Il nostro – ha concluso – è il primo studio di questo tipo: le prossime ricerche potranno concentrarsi su ognuno di questi geni e produrre anche delle ‘mappe genetiche di rischio per prevedere lo sviluppo di questi disturbi comportamentali”. 1
Non ci sono parole………… il progresso della medicina e delle tecnologie contribuisce sostanzialmente a migliorare qualitativamente e quantitativamente la vita di tutti!!!!
Navigando sul web ho potuto notare come quest’argomento sia molto attuale infatti il 4 Dicembre 2009 è uscito nelle sale cinematografiche il film: Ben X dedicato al tema della Sindrome di Asperger.
Ben un ragazzo “speciale” ( come si usa dire con un vocabolo abbastanza orrendo) non riesce a guardare con naturalezza il viso degli altri, suoni e rumori lo gettano nell’ ansia e passa la maggiora parte del suo tempo al computer. E' affetto dalla sindrome di Asperger e vive in un mondo a parte in cui agli estranei è vietato l' accesso. Accede al suo universo parallelo attraverso il computer, che molti di questi giovani usano con ossessiva assiduità.
Ma la durezza della vita quotidiana lo costringerà a fare i conti con le prepotenze di due bulli della scuola e l' incapacità degli altri compagni di comprendere i tormenti della sua vita interiore.
Nic Balthazar ha giocato la trama del film su due piani riuscendo a integrarli con sensibilità ed equilibrio espressivo. Il primo è quello realistico dell' ambiente in cui il protagonista vive. E' il tema del bullismo che nella nostra società condanna spesso alla solitudine e all' oppressione chiunque abbia una qualche diversità.
L' altro livello è quello del mondo virtuale in cui Ben si rifugia: il cyberspazio, ricco di guerrieri, duelli e gentildonne. I mostri e le avventure guerresche di un mondo immaginario aiutano il ragazzo a sopportare l' indifferenza e la violenza della realtà.
E' un film complesso e ricco di tante sollecitazioni, non solo narrative, ma psicologiche e sociali, da vedere assolutamente.






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1.fonte: www.mondobenessereblog.com

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TEST DI COMPLETAMENTO

Messaggio  MANCO MARIANGELA il Gio Gen 14, 2010 9:47 pm

FONTI:
www.sindrome di Aspenger
htt//it.wikipedia.org

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TEST DI COMPLETAMTNO GENNAIO 2010 - AUTISMO (V.GIRONDA)

Messaggio  VALENTINA GIRONDA il Gio Gen 14, 2010 9:49 pm

L’AUTISMO INFANTILE

AUTISMO INFANTILE: possibili definizioni

L’autismo infantile, o soltanto autismo, è un termine che si riferisce a un comportamento gravemente disturbato la cui caratteristica principale è la grave incapacità ad entrare in relazione con gli altri.
In altre parole il termine autismo infantile (o soltanto autismo), riguarda una alterazione del comportamento .
Alla base dell’autismo v’è un’alterazione neurobiologica che può essere di diversa natura da caso a caso e che, per una parte dei soggetti, corrisponde a sindromi neurologiche conosciute, per latri a disgenesie cerebrali di varia natura ed in altri ancora la sua ultima origine è oscura.
Recentemente è stata avanzata l’ipotesi che in una parte dei casi l’autismo sia l’espressione di quadri depressivi o bipolari a esordio precoce.
L’autismo è un comportamento che può essere transitorio, durare mesi o anni e poi, anche spontaneamente, dissolversi: spesso in questi casi rimangono, peraltro disabilità di varia natura. In altri soggetti l’autismo rimane per tutta la vita.
L’attuale definizione di autismo infantile si basa sui seguenti criteri.
1. una grave alterazione della reciprocità sociale.
2. una anomalia grave della comunicazione verbale che va dalla completa mancanza nella produzione di parole e frasi a un linguaggio oscuro, in gran parte incomprensibile, oppure in parole e frasi articolate in seconda o terza persona, con prosodia monotona, e spesso in maniera ecolalia. Anche la comprensione del linguaggio altrui è spesso alterata.
3. un repertorio comportamentale ristretto con una povertà di fantasia da un lato e quindi, per esempio, gioco simbolico scarso o assente, e dall’altro stereotipie motorie, povertà di interessi ed un’eccessiva insistenza a fare le stesse attività.
Il significato di questi tre gruppi di sintomi deve essere valutato in relazione al livello generale di capacità mentali: soprattutto la reciprocità sociale, ma anche la povertà di fantasia e di gioco simbolico devono essere nettamente inferiori alle altre abilità per esser prese in considerazione positiva per la diagnosi di autismo.
Per quei soggetti in cui questi tre gruppi di sintomi siano presenti si parla di “autismo” oppure di “autismo infantile”, o di “sindrome artistica completa”. Quando invece questi sintomi si presentano in forma atipica oppure in forma tipica soltanto per due gruppi di sintomi è meglio parlare di “sindrome artistica parziale”. Se poi vi sono solo alcuni aspetti, ma non tipici, riferibili a due gruppi di sintomi, è bene parlare di “tratti artistici”.
Nel DSM III (1980) i criteri diagnostici per l’autismo erano basati sui seguenti punti:
a) esordio prima dei 30 mesi d’età;
b) carenza globale di reattività nei confronti delle altre persone;
c) deficit grossolani nello sviluppo del linguaggio;
d) se v’è la capacità di parlare, presenza di modi particolari del discorso, come ecolalia, linguaggio metaforico, inversione dei pronomi;
e) resistenza ai cambiamenti, interesse particolare o inusuale per oggetti;
f) assenza di deliri e allucinazioni.

I criteri diagnostici del DSM IV (1994) appaiono di una maggiore completezza e concisione.
Il primo punto, indicato come alterazioni qualitative della interazione sociale, è distinto in quattro elementi ulteriori:
a) una grave alterazione nell’uso di comportamenti non verbali come lo sguardo reciproco, le espressioni facciali, le posture corporee e i gesti che regolano l’interazione sociale;
b) l’incapacità a formare relazioni con i coetanei in maniera adeguata al livello mentale;
c) un’incapacità a condividere interessi e momenti gioiosi con gli altri;
d) una mancanza di reciprocità sociale ed emozionale.
Il secondo riguarda alterazioni qualitative nella comunicazione ed è suddiviso in:
a) ritardo o assenza del linguaggio verbale (non compensato da gesti o espressinoni mimiche);
b) grave alterazione nell’incapacità di iniziare o sostenere una conversazione (nei soggetti con linguaggio adeguato);
c) uso ripetitivo e stereotipato della conversazione;
d) mancanza di giochi spontanei di finzione e di iniziative sociali di gioco adeguate all’età mentale.
Il terzo si riferisce a comportamenti, interessi, attività ripetitive, ristrette e stereotipe come:
a) un’intensità o una focalizzazione esagerata su uno o più schemi di interessi ristretti;
b) un insistere su rituali o routines non funzionali;
c) manierismi motori ripetitivi;
d) preoccupazione persistente con parti di oggetti.
Per la diagnosi di autismo si richiedono almeno due elementi della prima categoria, uno della seconda e uno della terza: almeno sei in tutto. A questo si aggiunge una anomalia della funzione di almeno una di queste tre aree prima di tre anni.
Molto simile è la recente definizione di autismo fornita dall’ICDIO (1995) che parla, inoltre, di autismo atipico e di sindrome disintegrativi dell’infanzia di altro tipo.
Nel caso in cui i sintomi dell’autismo siano presenti in maniera incompleta o atipica il DSM IV parla di disturbi pervasivi dello sviluppo non altrimenti specificati (compreso l’autismo atipico). Questa dizione e il concetto di pervasività che lo sottende sono stati criticati da un gruppo di numerosi studiosi europei e nordamericani: il termine “pervasivo” implica la particolare estensione di un processo e non è adeguato a definire un’intera categoria di soggetti, diversi dei quali hanno delle notevoli attività in vari settori. In proposito basta pensare ai soggetti artistici con QI che è vicina alla norma o rientra in questa.
In secondo luogo il termine autismo è entrato nel comune linguaggio in tutti i paesi del mondo e non si vede per quale ragione debba essere sostituito con una terminologia che appare, inoltre, inadeguata. In effetti l’evidenza dei fatti indica che far uso di categorie più precise come di sindrome artistica completa, parziale o di tratti artistici ha una maggiore utilità per inquadrare il singolo caso anche sul piano prognostico.
Queste più recenti definizioni hanno ampliato il campo dell’autismo e forse contribuiscono a renderne la diagnosi più frequente di prima: al tempo stesso l’hanno resa più accurata. V’è qualcosa, tuttavia, che che nessuna di queste definizioni dice: il modo in cui viene condotta la valutazione del bambino con sospetto di autismo e il contesto in cui essa si svolge, che ne può modificare il risultato.
La storia del pensiero psichiatrico nei riguardi della definizione del concetto di autismo può essere brevemente riassunta come segue. Kanner, un austriaco che lavorava negli Stati Uniti ed era direttore del reparto di Psichiatria infantile dell’ospedale Jonh Hopkins di Baltimora, fu il primo a dare una descrizione estesa di questa condizione in un articolo (1943), rimasto classico, su 11 bambini, 9 maschi e 2 femmine.
I gruppi di sintomi sui quali concentrò l’attenzione furono: l’incapacità ad entrare in rapporto con persone e situazioni e l’estrema solitudine del bambino, le alterazioni tipiche del linguaggio e l’insistenza a fare le stesse cose. Fu colpito dal fatto che alcuni di questi bambini presentavano delle isole di capacità avanzate che contrastavano con un generale ritardo. Nell’ultima pagina del suo articolo descrisse i genitori come freddi ed eccessivamente intellettuali, ma concluse alla fine che la natura di questa condizione era a suo avviso probabilmente congenita, “un disturbo innato del contatto affettivo”: queste due ipotesi sono state poi seguite per lungo tempo da atteggiamenti contrastanti fra i sostenitori di una base organica dell’autismo e coloro che invece ritenevano che questo disturbo fosse di natura relazionale. V’era anche l’idea che si trattasse di una nuova malattia e questa concezione del problema è rimasta e in parte non è completamente dissolta.
In effetti va tenuto presente che, oltre ai limiti di ogni prima descrizione, all’epoca di Kanner non v’era quasi nessuno degli esami di laboratorio che oggi sono disponibili per lo studio di soggetti con alterazioni del cervello (EEG, neuroimmagini, studio del metabolismo, dei cromosomi, dei neurotrasmettitori, etc.). Le sue considerazioni sulla ipotetica freddezza e sulla classe sociale dei genitori sono considerate oggi superate (McAdoo, De Myer, 1978). Ciò che invece rimane tuttora un importante punto di riferimento è la descrizione comportamentale fornita da questo studioso, che è stata successivamente raffinata, ha subito qualche aggiunta, ma nella sostanza mantiene tuttora la sua validità.
Tre decenni più tardi Rutter (1978) propose quattro punti come centrali nella definizione di autismo.
1. l’età di inizio entro i primi 30 mesi di età.
2. una grave alterazione dello sviluppo sociale, particolarmente evidente sia nella povertà discriminativi dello sguardo in un rapporto faccia a faccia sia in una mancanza di gioco cooperat5ivo con altri bambini, nell’incapacità a farsi degli amici e a percepire i sentimenti e le risposte delle altre persone.
3. un linguaggio ritardato ed alterato, con difficoltà di comprensione e povertà di gesticolazione e di mimica.
4. una insistenza a fare le stesse cose, evidente nell’attività di gioco stereotipe, nelle preoccupazioni eccessive e nella resistenza ai cambiamenti.

Un anno dopo Wing e Gould (1979) suggerivano che alla base dell’autismo v’era una “triade” di difficoltà: a livello sociale, di comunicazione e di immagine. Di qui si è giunti all’attuale definizione di Frith (1989) che coincide con quella precedente di Gillberg e Coleman (1992) e che sottolinea i seguenti tre punti.
1. alterazione qualitativa nella reciprocità sociale.
2. alterazione qualitativa nella comunicazione verbale e non-verbale, oltre che nell’immaginazione.
3. un repertorio ristretto di attività e di interessi.

In definitiva tra la descrizione iniziale di Kanner, quelle successive e quelle attualmente usate v’è la tendenza odierna ad abbandonare come artificiale la distinzione di Rutter dei primi 30 mesi di vita come epoca di inizio (nella letteratura anglosassone degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta si parlava di psicosi disintegrative per quadri artistici a esordio successivo). C’è anche una progressiva aggiunta di particolari e un’attenzione più recente alla povertà immaginativa.
Nella valutazione del soggetto con autismo v’è anche una componente evolutiva, che va presa in considerazione: se, per esempio, ha un decorso stabile o se, invece, ha periodi di aggravamento transitorio dei sintomi. Tra questi rientrano spesso disturbi del sonno d e dell’alimentazione, a volte selettiva, solo per pochissimi cibi.
La gravità ed estensione dei sintomi dell’autismo medesimo può essere misurata, almeno in parte, con alcune scale che esistono a questo scopo, come l’Autistic Behaviour Checklist (ABC) e la Childhood Autism Rating Scale (CARS), l’Echelle d’Evaluation du Comportement Autistique (ECA), oltre che con la valutazione clinica.
C’è poi un problema di messa a punto delle abilità presenti per il quale, vista la scarsità della collaborazione, possono essere utilizzate delle scale di valutazione (checklist): nel nostro reparto si usa di routine la scala di valutazione del Metodo Portage. Altri metodi usati sono la scala Vineland, la Leiter International Performance Scale, il Brunet-Lèzine e, se le abilità mentali sono maggiori e la collaborazione possibile, la WISC.
In ultimo va ricordato che i termini autismo, sindrome artistica parziale, tratti artistici hanno preso il posto di altre espressioni precedenti, come quella di psicosi infantile e altre simili (psicosi simbiotica etc.).
La natura e la cura dell’autismo sono state oggetto in questi cinquant’anni di aspre polemiche:non c’è altro argomento della neuropsichiatria infantile che abbia conosciuto una simile durezza negli scontri fra studiosi. Basti ricordare la sorte di alcuni pionieri, come Bettelheim, dapprima portato alle stelle dai mass-media americani, poi criticato con particolare violenza anche sul piano della correttezza personale e professionale. Si pensi anche a Niko Tinbergen che, in coincidenza con il raggiungimento del premio Nobel, aveva introdotto una nuova lettura etologica dell’autismo, proponendo approcci di volta in volta diversi: messo praticamente al bando dalla comunità scientifica, ha finito la sua vita in solitudine.
Questi esempi, come dirò fra poco, continuano a ripetersi, ed è possibile che l’uscita anticipata di Mary Coleman dallo studio attivo dell’autismo vada riferita a una sua insofferenza per questo clima conflittuale di rapporti. Le persone sotto tiro sono spesso studiosi di grande prestigio che fanno riferimento a un paradigma teorico con il quale pensano di risolvere il nucleo del problema o in senso curativo o per spiegarne la natura. Di contro le critiche sono fortemente personalizzate in un contesto che ha spesso le caratteristiche della sfida e spesso vedono la partecipazione di persone estranee all’ambito strettamente professionale.
C’è da chiedersi perché l’autismo continui a suscitare aspri dibattiti, mentre la sindrome di Down, l’epilessia e tante altre più comuni disabilità dei bambini sono più spesso la sede di un più pacato ragionare. Forse, l’aspetto enigmatico di un bambino con autismo e il fatto che nella natura di questo problema esistano tuttora diverse chiavi di lettura rappresentano la prima provocazione, amplificata da una cultura del successo e della concorrenza. Di fatto la si trova spesso nel confronto scientifico e talvolta anche nella pratica di lavoro con alcune famiglie.
È improbabile che l’asprezza di queste contese abbia contribuito a migliorare la conoscenza di questa condizione: certo è che esse hanno spesso cancellato in maniera inappropriata il contributo pionieristico di alcuni studiosi e oscurato il significato che determinati rapporti umani possono avere in moti casi nel migliorarne o peggiorarne il decorso.
Attualmente esiste un’ulteriore controversia tra coloro, come Coleman e Gillberg, che da anni sostengono che l’autismo è un comportamento legato a varie sindromi neurologiche delle quali rivendicano una notevole frequenza (Gillberg et al, 1994) e altri (Rutter et al, 1994) che ritengono invece che, se da un lato è certa l’esistenza di un certo grado di eterogeneità, è probabile che dei fattori causali specifici dell’autismo siano importanti. Secondo quest’ultimo autore le sindromi neurologiche specifiche corrisponderebbero a circa il 10% del totale dei casi di autismo, essendo più frequenti nei casi associati a grave ritardo mentale e in quelli atipici: di conseguenza egli ritiene ingiustificati sia esami di laboratorio sofisticati, eseguiti sistematicamente su sangue e urine per identificare rare condizioni, come pure l’uso metodico di esami particolarmente invasivi, come, per esempio, la puntura lombare. Gillberg, viceversa, fa di routine questi e numerosi altri esami di laboratorio, e li raccomanda come protocollo diagnostico.
Questa contesa rimane in un ottica per cui l’autismo, comunque lo si voglia vedere, è un disturb dello sviluppo e cioè legato a condizioni congenite che possono rivelarsi con un corrispondente quadro sintomatologico o sin dai primi mesi di vita o più tardi, e, forse, non coglie il cuore della questione.
Nell’oggi, come cercherò di dimostrare nel corso di questo libro, la natura dell’autismo appare legata in parte a fattori organici, o in forma di sindromi neurologiche specifiche o in forma di disgenesie cerebrali di varia origine, e in parte a disturbi neurobiologici di altra natura, assimilabili a malattie a carattere neurotrasmissivo a esordio precoce del tipo delle sindromi bipolari. E’ per questa ragione che l’uso sistematico della puntura lombare e similmente di alcuni costosi esami di laboratorio, come la ricerca degli enzimi lisosomiali, non è giustificato né sul piano diagnostico né su quello della cura, visto che un comportamento artistico in malattie progressive è quanto mai inusuale.
La conduzione degli esami di laboratorio è quindi secondaria a una conoscenza accurata del quadro clinico e anamnestico, e, fatta eccezione per i semplici test colorimetrici nelle urine per identificare alcuni disturbi metabolici, che è opportuno fare di routine, gli altri esami debbono essere funzionali a precisi interrogativi, il più importante dei quali è se il bambino/a ha un disturbo neurologico o no. Pertanto EEG, TAC, RMN, cariotipo, altri più importanti esami cromosomici come la ricerca dell’x fragile, un accurato esame dell’udito e della vista, l’aminoacidemia e l’aminoaciuduria, l’uricemia e l’urucuria, la ricerca del lattato e del piruvato nel sangue, la calciuria sono esami che spesso fanno parte della valutazione, ma non sempre, e non necessariamente tutti insieme.
Molto importante infine è la valutazione dell’anamnesi familiare, con particolare riguardo sia ai disturbi affettivi, ai disturbi d’ansia e a quelli ossessivi, ai tic cronici, sia a una eventuale ricorrenza di autismo, ritardi del linguaggio o dell’apprendimento. Di pari rilievo è quella del decorso clinico che in alcuni soggetti, per lo più in quelli con un danno organico, tende a restare relativamente stabile, mentre ha un carattere spiccatamente ciclico, con periodi di eccitazione alternati a periodi di angoscia spiccata e con altri sintomi soprattutto in coloro che hanno caratteristiche anamnestiche e cliniche similbipolari.

BIBLIOGRAFIA

• ID., (1987), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, DSM III R, APA, Washington, DC.
• ID., (1987), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, DSM IV, Washington, DC.
• BAIRD G., BARON-COHEN S., BOHMAN M., COLEMAN M., FRITH U., GILLBERG C., HOWLIN P., MESIBOV G., PEETERS T., RITVO E., STEFFENBURG S., TAYLOR D., WATERHOUSE L., WING L., ZAPPELLA M. (1991), Autism is not necessarily a Pervasive Developmental Desorder, in “Developmental Medicine and Child Neurology”, 33, pp. 362-4.
• GILLBERG C., RASMUSSEN P. (1994), Four Case Histories and a Literature Review of Williams Syndrome and Autistic Behaviour, in “Journal of Autism and Developmental Desorder”, 24, pp. 381-93.
• ICD-I0 (1995), Masson, Milano.
• MCADOO W.G., DE MYER M. (1978a), Personality Characteristics of Parents, in M. Rutter, E. Schopler (eds.), Autism: A Reappraisal of Concepts and Treatment, Plenum Press, New York.
• RUTTER M. (1978), Diagnosis and Definition, in M. Rutter, E. Schopler (eds.), Autism: A Reappraisal of Concepts and Treatment, Plenum Press, New York.
• WING L. (1976), Epidemiology and Theories of Aetiology, in Id. (ed.), Early Childhood Autism: clinical, Educational and Social Aspects, Pergamon Press, New York.[/justify]
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TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  marianna bergantino il Gio Gen 14, 2010 10:02 pm

AUTISMO DISTURBO MULTISISTEMICO DELLO SVILUPPO



L’autismo per la maggior parte dei ricercatori è definito come un disturbo dello sviluppo psico-mentale a carattere pervasivo" e che determina uno stato di disabilità e di handicap gravi. Il disturbo interessa i tanti aspetti della condotta umana e dei funzionamenti psico-mentali: movimento, attenzione, coscienza, memoria, empatia, apprendimento, linguaggio, carattere e interazione sociale. Nel periodo iniziale dello sviluppo del bambino autistico tutto appare normale con risposte sensoriali, i movimenti dei quattro arti e del capo, le prime parole, anche se in una osservazione accurata si possono mettere in evidenza movimenti rotatori del capo e del corpo, stare seduti immobili per diverso tempo, camminare e gattonare in forma un po’ scoordinata, balbettamenti monotoni. Nei bambini tra i 18 e i 30 mesi si possono notare diversi disturbi
come non riconoscere oggetti e persone, non guardare negli occhi,non seguire l’attenzione degli altri e non rispondere alle modulazioni espressive dei famigliari. Successivamente durante la crescita nel periodo tra i 2 e i 3 anni l’espressione fenomenologica è caratterizzata da manierismi e stereotipie, disinteressamento per le iniziative e la presenza degli altri, incontinenza emotiva sostenuta dall’impossibilità di sopportare cambiamenti e/o spostamenti di oggetti intorno, mancato sviluppo del linguaggio, disturbo dell’elaborazione percettiva da cui consegue incontinenza emotiva,iper-irritabilità, crisi oppositive e aggressività anche violenta, comportamenti rituali, stereotipi e compulsivi, deficit grave delle capacità associativo-deduttive e incoerenza nelle risposte comportamentali e impoverimento affettivo ed incapacità di stabilire contatti con gli altri, strutturandosi così il quadro di "isolamento autistico".
Per quanto riguarda il quoziente intellettivo dei bambini autistici, come succede anche nei bambini non affetti dal disturbo è del tutto variabile. Al contrario il quoziente emotivo-affettivo in questi soggetti è deficitario poiché manca la capacità di riconoscere le emozioni ed i sentimenti degli altri, non si instaurano i processi di contenimento e di consolazione di fronte alle contrarietà, sono assenti le funzioni imitative e l’auto-soddisfazione nel rapporto interpersonale, non si instaurano le funzioni adattive, riparative, di gratificazione e neppure assume un significato preciso il rimprovero e/o il castigo.L’inserimento scolastico peggiora la sintomatologia poiché aumentano le richieste di socializzazione e quelle legate alle necessità educative e formative. E' necessario che questi bambini ricevano una adeguata terapia altrimenti questi non riuscirebbero ad inserirsi nella scuola dove vagherebbero senza finalità, Rispondendo inadeguatamente agli stimoli derivati dalla stretta vicinanza dei compagni e degli insegnanti, rimanendo così isolati,indifferenti,scontrosi,oppositivi e, talora, "pericolosi" per gli altri. Nel caso in cui non si intervenga precocemente con una terapia adeguata il quadro autistico evolverebbe verso la cronicità che si caratterizza per una disabilità veramente importante derivata dall’incapacità di adeguarsi e di "sopportare" i rapporti interpersonali.
*"In ogni caso, il discorso sull'autismo come paradigma (uno dei paradigmi) della metamorfosi psicotica dell'esistenza sfiora il tema bruciante della solitudine ma tocca soprattutto quello arido dell'isolamento. L'autismo, d'altronde, è un sintomo (schizofrenico o depressivo) ed è anche un fenomeno che sta al di là dei sintomi e che si costituisce nella sua fondazione eidetica. L'autismo come fenomeno rimanda alla disfatta di ogni relazione interpersonale, di ogni intersoggetività e, insieme, alla nostalgia della comunicazione : è un evento relazionale, cioè che sconfina nel groviglio e nella realtà emblematica dei fenomeni connessi con il dialogo: interrotto in ogni esperienza psicotica e nondimeno disperatamente ricercato e faticosamente restaurabile.
Posso concludere proponendo un sostegno attraverso l'attività motoria citando dal testo di Carlo Salvitti, "L'alunno autistico va a scuola: proposte d'intervento didattico" le seguenti parole:**"Il consiglio che posso e mi sento di dare a chi vuole tentare un approccio con i bambini autistici all'interno di un ambiente natatotio quale è la piscina, è di creare un rapporto con loro che si costruisca giorno dopo giorno con tanto amore e dolcezza ma non senza uno studio ed una analisi profonda delle loro caratteristiche individuali; senza dimenticare che il tamite dell'acqua facilita la creazione di tale rapporto, del tutto speciale e affascinante."

* Eugenio Borgna, Malinconia, pag. 84.
** Pag. 109
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Autismo, disturbo multisistemico dello sviluppo, DMSS

Messaggio  La Manna Rossella Anna il Gio Gen 14, 2010 10:07 pm

Autismo, disturbo multisistemico dello sviluppo, DMSS




Fin dagli inizi del '900 sono stati descritti nei bambini disturbi simili a quelli che attualmente vengono identificati come Autismo, introdotti con il nome di psicosi infantili.Nel 1943 il tedesco-americano Leo Kanner descrive un quadro da lui definito "autismo infantile precoce" in 11 bambini. Le caratteristiche comuni osservate sono l'incapacità di mettersi in relazione con l'altro e la tendenza ad isolarsi. Kanner effettua anche alcune riflessioni sui genitori che definisce freddi e intellettuali. Un anno più tardi il tedesco Hans Asperger apporta indicazioni operative utili alla rieducazione, presenti anche negli attuali inquadramenti dell'Autismo. Pubblica un articolo per descrivere le caratteristiche peculiari dei soggetti autistici e ipotizza, alla base del Disturbo, un'innata incapacità a comunicare. Al suo lavoro si sono ispirati tutti i ricercatori che hanno contrastato l'ipotesi che una cattiva relazione del bambino con la madre fosse la causa dell'insorgere dell'Autismo (l'ormai smentita teoria della "madre frigorifero"). Negli anni '50 il francese Gilbert Lelord, in collaborazione con gli allievi di Pavlov (neurofisiologo russo), contrappone gli studi neurofisiologici sull'autismo alla psicologia analitica. Nei paesi anglosassoni, le ipotesi psicoanalitiche non trovano credito scientifico. Nel 1962, in Inghiletrra, si costituisce la National Society for Autistic Children, la prima grande associazione di genitori, conosciuta come National Autistic Society (NAS), una delle maggiori autorità su questo tema. A Londra vengono create le prime scuole con programmi speciali con l'obiettivo di educare i bambini autistici. L'autismo è una patologia cronica del comportamento che si presenta precocemente, di solito intorno al secondo/terzo anno di età. L’autismo non è una malattia ma una sindrome. Grave disturbo del comportamento causato da problemi di neurosviluppo che alterando nei primi anni di vita la capacità di mettersi in relazione con gli altri provocano drammatici effetti cognitivi, affettivi e comportamentali. L’Autismo si manifesta, quindi,con gravi alterazioni nella comunicazione sia verbale sia non verbale e con un estraniamento più o meno accentuato dalla realtà. Non c'è comunicazione con i familiari, vi è un attaccamento rivolto nei confronti degli oggetti piuttosto che delle persone. I bimbi autistici hanno nei casi più gravi comportamenti ripetitivi, anomali o aggressivi, non concentrano lo sguardo, non rispondono al sorriso della madre. La malattia colpisce un individuo su 2.000 circa, con prevalenza per il sesso maschile (4 volte rispetto alle femmine). Generalmente non presentano lesioni organiche evidenti, ma talvolta possono soffrire di altre patologie che alterano la normale funzionalità del sistema nervoso centrale, come epilessia, sclerosi tuberosa, sindrome di Down, rosolia congenita. I sintomi riguardano dunque, come detto, la comunicazione verbale e non verbale, l'interazione sociale e l'immaginazione o gli interessi. Per quanto riguarda la comunicazione, il linguaggio viene utilizzato in modo strano, se non si è addirittura in presenza di mutismo oppure può essere usato in modo anomalo (ad esempio il bambino non usa il pronome “ Io”, ma parla di se stesso in terza persona). L'autistico sovente ripete le parole o le frasi che sente pronunciare; spesso è presente ritardo mentale. Nell'ambito dell'interazione sociale, gli individui colpiti dalla patologia mancano di interesse nei confronti degli altri, anche se stimolati. Tendono ad isolarsi e risultano indifferenti agli stimoli, hanno difficoltà a guardare negli occhi l'interlocutore, a iniziare una conversazione, a rispondere alle domande. Spesso i bimbi affetti da autismo sono inizialmente diagnosticati come sordi, perché non reagiscono quando vengono chiamati per nome. Di solito viene ripetuto un certo repertorio di comportamenti in modo ossessivo, con sequenze di movimenti (dondolarsi, muovere le mani). Gli interessi sono limitati, il gioco è povero e ripetitivo e il bambino non sa usare gli oggetti in modo funzionale o simbolico, manca di creatività e immaginazione e spesso non sa imitare quello che vede fare dagli altri. Le sue attività si focalizzano su pochi oggetti o parti di essi ad es. non gioca a far camminare una macchinina ma si concentra a guardare le ruote che girano.
Il bambino appare attratto a lungo dai dettagli dei giochi, dalle luci, dagli oggetti che di frequente usa con modalità ripetitiva (ad esempio li mette in fila o li fa girare). Alcune persone autistiche tendono anche, alle volte, ad essere fisicamente aggressive, rendendo le relazioni sociali ancor più difficili. Alcuni perdono il controllo, particolarmente quando sono in un ambiente strano o che li coinvolge intensamente, o quando sono arrabbiati e frustrati. Alle volte sono capaci di rompere oggetti, di aggredire gli altri o di farsi del male. La gravità della patologia varia da individuo a individuo e tende, nella maggior parte dei casi, a migliorare con l'età, benché una scomparsa totale dei sintomi sia decisamente rara. Nella letteratura di riferimento, i bambini autistici vengono descritti come “bambini bellissimi ma distanti… chiusi in una torre d'avorio”, chiamati “bambini della Luna, per la loro distanza dagli altri, o bambini pesci, per il loro silenzio”, affascinanti e inquietanti “per il mistero che li circonda”. A causa della patologia, le persone “autistiche” incontrano gravi difficoltà e limitazioni nell'adattamento sia in ambito familiare che sociale e scolastico.Scoperto nel 1943 dallo psichiatra infantile Leo Kanner e pur essendo da sempre esistito, sebbene l’evidenza della multicausalità del disturbo, l’autismo ancora oggi è un mistero per la ricerca scientifica: ipotesi biologiche, genetiche, farmacologiche, cognitive si sviluppano e si confondono ma senza mai arrivare ad una completa definizione. L’autismo è una patologia idiopatica, della quale cioè nella maggior parte dei casi le cause restano sconosciute. Alcune teorie poco scientifiche agli inizi degli anni Quaranta hanno tacciato per anni le madri di questi bambini di essere fredde e anaffettive (imputando sostanzialmente ad esse la causa dei sintomi del bambino), utilizzando termini quasi offensivi come “madri frigorifero”. Le ipotesi eziopatogenetiche sviluppate successivamente, fondate su dati metodologicamente verificati, hanno fornito spiegazioni di alcuni aspetti di questa patologia. Nessuna di esse però sembra aver collegato in una spiegazione soddisfacente ed unitaria l’eterogeneità dei sintomi di questo disturbo.
Purtroppo la maggior parte di questi bambini devono essere trattati farmacologicamente. In realtà nemmeno i farmaci riescono a risolvere le complesse difficoltà causate dalla sindrome. E’ pertanto fondamentale un approccio integrato, che affianchi il sostegno psicologico alla farmacoterapia e che includa anche il supporto alla famiglia. Questo aspetto è molto importante per consentire ai genitori di disporre di informazioni realistiche sul disturbo, per scoraggiare l’adesione a pregiudizi e stereotipi e per essere aiutati a valutare realisticamente i progressi compiuti dal proprio figlio. Inoltre la collaborazione della famiglia, che è il contesto all’interno del quale il bambino trascorre la maggior parte del tempo, è fondamentale per contribuire a contrastare una delle caratteristiche tipiche della sindrome: la rigidità nelle condotte e nelle abitudini di vita e quindi la conseguente tendenza a non tollerare nemmeno il minimo cambiamento, ad esempio in relazione all’ambiente. Sono passati i tempi in cui le persone con autismo erano isolate, mandate lontano, in istituti. Oggi molti giovani possono essere aiutati ad andare a scuola con gli altri bambini. Sono disponibili metodi per migliorare le loro abilità sociali, linguistiche e scolastiche. Anche se più del 60% degli adulti autistici continua ad aver bisogno di cure per tutta la vita, alcuni programmi hanno iniziato a dimostrare che con un supporto appropriato, molte persone autistiche possono essere educate a svolgere lavori significativi e partecipare alla vita della comunità.

A questo punto vorrei suggerire, se mi è concesso, due film bellissimi che trattano l’autismo:

1)RAIN MAN con Tom Cruise e Dustin Hoffman. Charlie ( Tom Cruise), giovane e aggressive commerciante di auto, scopre che la maggior parte dell’eredità paterna andrà ad un paziente di un ospedale psichiatrico: scopre che è suo fratello e che è affetto dall’autismo, decide a questo punto di conoscerlo meglio.
2)PIPPO E PAOLA: regia Jan Gissberg. “In una famiglia come tante, nasce Paola, che viene accolta con felicità dai genitori e dal fratellino Pippo. Passano i mesi e si capisce che Paola è una strana bambina. Resta sempre chiusa in un suo mondo e si diverte con un solo passatempo (strappare fogli di carta). I parenti, preoccupatissimi, consultano medici ed esperti vari. Paola è autistica. La sua famiglia finisce con l’accettarla e amarla cosi com’è.

FONTI:
WIKIPEDIA.
NEUROPRICHIATRIA INFANTILE" DI ROBERTO MILITERNI
AUTISMOONLINE
WWW.OLTREILMURO.COM

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Messaggio  veronica alfiero il Gio Gen 14, 2010 10:10 pm

Autismo
Il termine di “autismo” fu impiegato da Bleuler,nel 1911,nell’ambito della schizofrenia,per indicare un comportamento rappresentato da chiusura,evitamento dell’altro ed isolamento.Successivamente, Leo Kanner,nel 1943,utilizzò questo termine non più con il significato di un “sintomo”,ma come un’etichetta descrittiva di un’entità nosografica,l’Autismo Infantile,i cui elementi caratterizzanti erano rappresentati da:
-etiologia sconosciuta;
-insorgenza precoce;
-tendenza all’isolamento;
-bisogno di immutabilità;
-genitori “freddi”.
CLINICA
L’Autismo Infantile viene attualmente considerata una sindrome definita in termini comportamentali.
In particolare,i disturbi caratterizzanti il quadro clinico sono riconducibili alla compromissione di tre aree principali rappresentate da:
1)l’interazione sociale;
2)la comunicazione verbale e non verbale;
3)il repertorio di attività ed interessi.
A questa “triade” sintomalogica,che rappresenta l’elemento caratterizzante il D A ,si associano frequentemente altri due sintomi: il ritardo mentale e l’epilessia.
DISTURBI COMPORTAMENTALI
1)Compromissione dell ‘interazione sociale e comportamentale ad essa correlati.
I disturbi che rientrano in questa area sono indubbiamente quelli maggiormente caratterizzanti il quadro clinico. Essi variano in rapporto all’età e al livello di sviluppo.
Nel corso del primo anno di vita,la compromissione dell’interazione sociale è tipicamente espressa dal deficit del canale di scambio privilegiato in tale periodo,il contatto occhi-occhi.
Nella ricostruzione anamnestica i genitori riferiscono il loro particolare disagio per la presenza fin dalle prime fasi dello sviluppo del bambino di comportamento riferiti come “sfuggenza dello sguardo”,”sguardo assente”.Frequenti, nel primo anno di vita,sono le anomalie delle posture corporee.
Una sensazione comunemente riferita dai genitori è la difficoltà di tenere in braccio il bambino,tale disagio è dovuto ad un disturbo del dialogo tonico.
Nel corso dello sviluppo,la compromissione dell’interazione sociale si arricchisce di comportamenti sempre più espliciti e caratteristici.Il bambino “si aggira” fra gli altri come se non esistessero;tende ad isolarsi,quando chiamato non risponde;non richiede la partecipazione dell’altro nelle sue attività,né lo rende partecipe delle sue attività.
Alcuni Autori hanno individuato tre sottogruppi di bambini autistici sulla base della qualità dell’interazione sociale:
a)bambini inaccessibili;
b)bambini passivi;
c)bambini attivi-ma-bizzarri.
Questi diversi profili non variano solo da bambino a bambino,ma in uno stesso bambino,possono alternarsi nel corso dello sviluppo.
2)Compromissione della comunicazione e comportamenti ad essa correlati.
La mancata acquisizione delle competenze linguistiche previste dal livello di sviluppo rappresenta uno dei disturbi più tipici e,forse,quello che maggiormente determina nei genitori la consapevolezza di un’atipia dello sviluppo.Uno dei motivi principali che spinge i genitori a richiedere una consultazione specialistica è infatti rappresentato dal fatto che i”il bambino non parla”.
La compromissione del linguaggio non riguarda solo gli aspetti espressivi,ma anche la componente non verbale e la comprensione. Per quel che riguarda la componente non verbale del linguaggio,raramente vengono usati quei gesti e quelle pantomine che solitamente accompagnano il messaggio verbale per arricchirne il significato.
3)Modalità di comportamento,attività ed interessi ristretti,ripetitivi e stereotipati.
Vengono inclusi in questo gruppo di disturbi tutti quei movimenti,gesti e/o quelle azioni che per la loro frequenza e la scarsa aderenza al contesto assumono la caratteristica di comportamenti atipici e bizzarri.
Nell’ambito di questo terzo gruppo di disturbi rientra anche la ritualizzazione di alcune abituali routine quotidiane,quali il mangiare,il lavarsi,l’uscire,che devono svolgersi secondo sequenze rigide ed immutabili.
Un altro tipo di comportamento che rientra in questo terzo gruppo di disturbi è l’attaccamento esasperato ad oggetti insoliti.
IL RITARDO MENTALE
Circa il 75% dei pazienti autistici presenta Ritardo Mentale.
Nelle situazioni in cui il Ritardo Mentale è “grave” risulta difficile stabilire se alcuni comportamenti atipici siano riferibili alla coesistenza di un DA e non piuttosto al basso livello intellettivo.
Nelle situazioni in cui la sintomatologia autistica è particolarmente accentuata risulta parimenti difficile stabilire se le ridotte prestazioni intellettive siano legate alla co-esistenza di un Ritardo Mentale e non piuttosto al completo disinvestimento emotivo dell’altro e dell’oggetto.
Anche se la natura dell’associazione Autismo-Ritardo Mentale rappresenta un problema ancora aperto,sul piano clinico-descrittivo il riferimento ad aspetti,quali la socievolezza,la disponibilità allo scambio relazionale,il piacere di essere e di partecipare (assenti nell’autismo) permettono di differenziare le due condizioni , e nel contempo,di valutarne l’eventuale co-esistenza.
L’EPILESSIA
L’epilessia si verifica in circa il 30-40% dei casi. In un terzo dei casi l’epilessia insorge nei primi anni di vita, senza assumere caratteristiche particolari. Alcune forme di epilessia ,quali spasmi infantili sembrano tuttavia assumere il ruolo di fattore etiopatogenetico,nel senso che possono determinare ,di per se stesse,le condizioni per lo sviluppo di una sintomatologia autistica.
FATTORI ETIOLOGICI
Vengono in genere considerato due tipi di fattori:
1)acquisiti;
2)genetici.
I fattori etiologici di tipo acquisito si riferiscono alle noxae pre-,peri-o post-natali,quali infezioni intrauterine,ipossie in fase di travaglio o asfissie dell’immediato post-partum.
I fattori etiologici di tipo genetico sembrano assumer un significato preminente.
L’Autismo si presenta frequentemente associato ad una serie di quadri clinici con definita etiologia genetica.
In particolare,con:
-la sclerosi tuberosa;
-le neurofibromatosi;
-la fenilchetonuria;
-la sindrome dell’X-fragile.
DIAGNOSI
La diagnosi dell’Autismo è basata su criteri esclusivamente comportamentali. Risiìulta,pertanto,indispensabile un’attenta ricostruzione anamnestica,con particolare riferimento allo sviluppo delle competenze comunicative e sociali e alle modalità abituali di agire e interagire con l’altro e con l’oggetto. L’osservazione del bambino permette poi di verificare l’atipicità Dei suoi comportamenti non solo sul piano quantitativo,ma soprattutto su quello qualitativo.
Uno degli strumenti di valutazione maggiormente utilizzato a livello internazionale è la scala proposta da Schopler (CARS).
TERAPIE
Le proposte terapeutiche attualmente disponibili sono di diverso tipo: terapie farmacologiche;interventi abilitativi;interventi psicopedagogici; interventi psicoterapeutici.
L’obiettivo principale della terapia con i bambini autistici,deve essere un lavoro sul legame per favorire,per quanto possibile,la costruzione del senso di integrazione-inclusione ,che costituisce l’elemento regolatore della vita del bambino,ma in particolar modo AIUTARE il bambino autistico a COMUNICARE con il mondo ed essere COMPRENSIBILI per gli altri.

FONTI:
Zappella M.:Autismo Infantile. Nuova Italia Scientifica,1996.
L’Autismo e i Disturbi Autistici:aspetti clinici e prospettive riabilitative a cura del Dott. Roberto Luciano e del gruppo di studio del centro Minerva.

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Messaggio  ILARIA BARATTO il Gio Gen 14, 2010 10:13 pm

Nella mia breve ricerca, ho voluto affrontare il tema dell'autismo, non solo da un punto di vista di conoscenza della sindrome, bensì ho proprio voluto capire concretamente quali possano essere alcune reali possibilità di aiutare un bambino nel recuperare determinate abilità, pur essendo affetto da una sindrome 'particolare' come quella dell'autismo.Parliamo di autismo. Di nuovo. E si, di autismo bisogna continuare a parlare, e anche tanto, perchè è il modo migliore di tenere alta l’attenzione dei mass media su un problema che, “se non tocca da vicino” spesso, “non riguarda.....”
L’autismo colpisce con un’incidenza che varia da 2 a 20 persone ogni 10.000, questo è quello che dicono i dati statistici ma..... pensateci bene, quante gente conoscete che ha un parente con problemi di autismo? Le cifre sembrano tradirsi, il problema sembra più vasto, e il fatto che si presenti nella primissima infanzia, quando le facoltà cognitive, di movimento e relazionali dovrebbero trovare una decisiva via di sviluppo , restandone invece profondamente minate, rende ancora più difficile accettare l’indifferenza scientifica verso questa patologia. Problemi psichiatrici. Dicevano. E chiudevano una cartella clinica con una parola che aveva il peso di una condanna, restituendo il malato alle cure della famiglia, intrappolata in un odissea di assistenzialismo privato e di isolamento pubblico. Ma ora qualcosa sta cambiando. Non la malattia, quella è rimasta la stessa, ma l’approccio con cui la si sta studiando, un punto di vista innovativo e illuminante che finalmente toglie il sigillo della condanna perenne di una vita privata di prospettive, di futuro, di qualsivoglia forma di indipendenza.
La svolta, a dire il vero, non è recentissima, il percorso è iniziato negli anni ’60 grazie alla determinazione di Bernard Rimland, un ricercatore padre di un bambino autistico che “non si arrende” di fronte al giudizio condiviso di debilitazione invalidante senza possibilità di recupero ma indaga, cerca, approfondisce, studia, sviscera la malattia sotto ogni punto di vista fino ad intraprendere dei “percorsi alternativi” che sono riusciti infine ad arrivare a grandi risultati. L’autismo non è più considerata una malattia di origine psicologica o psichiatrica ma “una sindrome biologica e metabolica che si manifesta in disordini fisiologici e biochimici rilevanti e che può essere causata o favorita dal sovrapporsi di fattori genetici e ambientali, di patologie metaboliche, intestinali, immunologiche, allergiche”. Certo non è facile identificare e risolvere problemi di natura così vasta che coinvolgono tanti specialisti in ambiti scientifici diversi quali immulogi, gastroenterologi, allergologi, studiosi degli effetti tossici dei metalli pesanti (argomento scottante questo, soprattutto per l’associazione con i vaccini....) ma con una buona collaborazione, con l’entusiasmo di un progetto che può ridare il senso di una vita vissuta a molte persone, con le conoscenze tecnologiche e le scoperte, ormai quotidiane, della ricerca, si può fare. Si deve fare. Si sta facendo. Il Dan è il movimento nato per sostenere gli studi e le singergie dei professionisti coinvolti, Defeat Autism Now per esteso, e bisogna sostenerlo con tutte le forze perchè sta facendo un lavoro veramente stupefacente. Coordinatore del Dan è Franco Verzella che investe energie e riversa entusiasmo contagioso nel progetto, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica affinchè sostenga la battaglia a ridare agli autistici una vita piena e un futuro di progetti da realizzare.

Cambiando le prospettive di approccio emergono anche le prime speranze di miglioramento e di guarigione.

Infine mi è sembrato doveroso inserire la poesia scritta da un bambino affetto da sindrome, recuperato grazie ad un pespicace intervento dei genitori nonchè della maestra ed equipe medica.

La felicità
Mi sento bene perchè mi batte il cuore
perchè mi sento felice.
A me mi piace prendere un bel voto.
A casa sono felice
quando aiuto il babbo e la mamma a lavorare
e a fare gli orecchini e le collane.
Mi piace quando il babbo fa da mangiare
e la mamma lavora.
Quando la faccia mi sorride
sono felice.
Fonti:
1)R.Militerni-lo sviluppo neuropsichico
2)Siti internet: infosalute, wikipedia
3)Appunti Prof. Militerni Seminario dedicato all'autismo

Ringrazio,
infinitamente la Prof. Briganti per la sua disponibilità, comprensione, fiducia e stima che ci ha donato durante questi mesi!
Ilaria Barato
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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  Maria Palladino il Gio Gen 14, 2010 10:15 pm

La sindrome di Asperger si potrebbe definire come un innato disordine del comportamento, ma è difficile avere una definizione di questa patologia in due parole, forse potrebbe essere meglio considerata semplicemente come un insieme di sintomi con una maggiore o minore gravità. Non si tratta di una cosa semplice, poiché la malattia in questione è la sindrome di Asperger, un disordine psicologico che secondo alcuni appartiene alle mille sfaccettature dell’autismo. Già il concetto di autismo è di difficile comprensione, e la sindrome di Asperger sembra esserne una ulteriore complicazione, poiché prende alcune delle peggiori caratteristiche dell’autismo con le più belle caratteristiche che l’umanità possa desiderare in una complessa macchina psicologica completamente impenetrabile ad una semplice analisi. La loro facilità di linguaggio è tale da poter essere definiti “iperlessici”. Si può dire anche che hanno un raro e sviluppato senso dell’umorismo, con un’abilità non comune per capire e creare doppi sensi, giochi linguistici,ed altro. Le persone con la sindrome di Asperger, inoltre, appaiono come delle persone molto intelligenti ed in molti casi dei veri e propri geni. Sono immersi nella società e spesso fanno dei lavori molto impegnativi e che richiedono una particolare intelligenza, cultura o concentrazione; ad esempio architettura, ingegneria, programmazione informatica e persino la chirurgia medica. Persone abbastanza ‘normali’ per trovarsi immersi nella società, ma abbastanza speciali per non essere classificati come persone mediocri anche se spesso non si rendono conto di essere così speciali. I soggetti ‘malati’ della sindrome di Asperger sono spesso attratti, con un intenso livello di attenzione, solo da determinate cose che interessano loro .L’individuo può portare avanti anche una vita di successo, poiché spesso manifesta ragionamenti estremamente sofisticati, un’attenzione pressoché ossessiva e una memoria eidetica, ovvero focalizzata sulle immagini visuali e sui dettagli, utile ad esempio nella chirurgia.
Alessandra Autieri

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Test di completamento: Digital divide e disabilità

Messaggio  Ilaria Mellone il Gio Gen 14, 2010 10:36 pm

Digital divide è il termine tecnico utilizzato in riferimento alle diseguaglianze nell'accesso e nell'utilizzo delle tecnologie della società dell'informazione e della comunicazione ICT. Divario,disparità, diseguaglianza digitale significano in sostanza la difficoltà di alcune categorie sociali, di usufruire di tecnologie che utilizzano una codifica dei dati di tipo digitale rispetto ad un altro tipo di codifica precedente, quella analogica.La definizione digital divide racchiude in sè complesse problematiche che coinvolgono tutti gli aspetti della vita di una comunità: economici, culturali, sociali. L'origine dell'espressione risale ai differenziali di sviluppo della rete all'interno degli USA nella fase di privatizzazione di Internet degli anni '90, ed era usata per indicare la condizione di svantaggio di categorie di utenti in termini di accessibilità e costi.Si è poi diffusa a livello internazionale quando la problematica è diventata globale, tra il 1999 e il 2000. "Non ci sarà progresso se non sarà di tutti e per tutti" (Oliviero Turquet). Tim Berners Lee,( l'inventore del World Wide Web) afferma:
" La potenza del web è la sua universalità. L'accesso a chiunque indipendentemente dalla disabilità è un aspetto essenziale" .Qeste parole ci fanno capire che anche una pagina ipertestuale come questa, può contenere delle "Barriere Architettoniche" che impediscono ai disabili l'accesso alle informazioni.Senza un'altenativa testuale alle immagini, ai suoni e ai filmati, senza un utilizzo adeguato delle tabelle e degli strumenti per la creazione delle pagine, senza attenzione per chi non può accedere a informazioni multimediali un ipertesto o un sito internet, rischiano di diventare degli strumenti informativi "chiusi" che precludono l'accesso alle informazioni a chi fa uso, ad esempio, di Linee Braille o di Browser(programmi per la navigazione) unicamente testuali. La tanto osannata MULTIMEDIALITA' rischia di trasformarsi in una nuova barriera per chi non ha la possibilità di utilizzare programmi che usufruiscono di suoni, colori, immagini, filmati e altri effetti speciali, per noi tanto carini,ma che rappresentano una nuova occasione di ESCLUSIONE ed EMARGINAZIONE per chi non può vedere o ascoltare. L'affermarsi delle interfacce tipo Windows, è stata l'occasione per la nascita di un nuovo handicap per i non vedenti, che sono stati i primi a fare uso di programmi di sintesi vocale e riconoscimento ottico dei caratteri per scavalcare la loro disabilità. Con l'avvento dello standard GUI(Grafic User Interface) sono andati a casa molti lavoratori non vedenti che fino ad allora avevano potuto tranquillamente svolgere le loro mansioni utilizzando programmi di sintesi vocale. Se un domani si affermerà uno standard per comandare a voce i nostri computer, ecco che anche chi non può parlare usando la voce, verrà svantaggiato e gli sarà impossibile ESERCITARE COME TUTTI IL DIRITTO DI ESSERE UN CITTADINO!!! Il computer è uno dei simboli della società attuale e delle profonde trasformazioni tecnologiche, che cambiano l'organizzazione del tempo e dello spazio, i rapporti sociali, il nistro modo di vivere, lavorare e divertirci.I disabili ,spesso, hanno molto tempo libero, esperienza e voglia di vivere e fare,per sè e per gli altri, per cui possono rappresentare una risorsa preziosa in una società avara di generosità e di impegno civile. Essi possono esercitare un ruolo positivo, e la società può fare molto per migliorare la qualità della loro vita. Le nuove tecnologie,in particolare il computer, offrono grandi potenzialità per migliorare la qualità della vita. In tutti i casi in cui la mobilità fisica diviene difficile, la possibilità di comunicare, istruirsi, telelavorare, acquistare da casa beni e servizi, costituisce un recupero di libera scelta autonoma rispetto ad una dipendenza altrimenti necessaria. "I sussidi tecnici ed informatici, hanno lo scopo si facilitare l'autosufficienza e l'integrazione dei disabili. Sono preposti ad assistere alla riabilitazione o a facilitare la comunicazione interpersonale, l'elaborazione scritta o grafica, il controllo dell'ambiente e l'accesso all'informazione e alla cultura in quei soggetti per i quali tali funzioni sono impedite o limitate da menomazioni di natura motoria, visiva, uditiva o del linguaggio"(decreto del Ministro delle Finanze del 14/03/98, art.2,in G.U. n 77/98). Sarebbe oltremodo lodevole la previsione, nel bilancio delle amministrazioni comunali, di incentivi per l'acquisto del computer da parte dei disabili. Rinunciando allo standard multimediale, i calcolatori e le reti telematiche possono diventare dei potentissimi strumenti di espressione e di comunicazione per persone che utilizzando il computer e modem, possono abbattere i limiti dovuti alla loro disabilità.Per esempio il riconoscimento ottico dei caratteri permette di catturare le parole dal libro o da un giornale e trasformarle in voce sintetizzata, o in caratteri su uno "schermo" braille; in maniera da scavalcare l'handicap che nasce dalla disabilità visiva, e facilitare in questo modo lo studio e la lettura. Viceversa, chi è impossibilitato ad usare la penna o la tastiera, può servirsi di programmi di riconoscimento vocale per fare in modo che sia il computer a trasformare la voce in lettere e parole sullo schermo. Purtroppo quello degli utenti disabili non è un mercato abbastanza ghiotto per spingere le industrie e le case produttrici di programmi a tener conto delle esigenze di chi non può usare un mouse o di chi non può vedere le "finestre" aperte sullo schermo del computer!!! Per questo motivo, gli standard che si affermono introducono delle barriere tecnologiche di cui spesso non ci accorgiamo.Nel mondo dell'informatica e delle reti telematiche, la partita tra disabilità ed handicap è ancora tutta da giocare Per concludere,è importante ,a mio avviso,che nel cosiddetto "cyberspazio" venga eliminato ogni ostacolo all'espressione e alla posssibilità di utilizzo delle comunicazioni in rete; ma perchè questo avvenga, è necessario introdurre una nuova cultura dell'handicap. LA TECNOLOGIA DEVE SERVIRE A MIGLIORARE LA QUALITA' DELLA VITA, NON AD INNALZARE NUOVE BARRIERE E NUOVI STECCATI!!!!

Fonti:
S.Buonuomo, N.Daita, G.Novelli, " I DIRITTI dei cittadini disabili", Ediesse 2002.
www.olografix.org
www.informagiovani.com
www.psicomedia.com
M.Sibilio, "Le abilità diverse", Ellissi 2003
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sindrome di asperger

Messaggio  Antonella Cicala il Gio Gen 14, 2010 10:37 pm

Riporto di seguito alcuni articoli sulla Sindrome di Asperger, che non solo contengono informazioni relative al disturbo ma descrivono anche alcuni casi clinici :

Il prezzo del genio: la sindrome di Asperger
Di Mark Harkin
Tradotto da: Carlotta Cristiani
( … ) Il professor Fitzgerald si occupa di autismo e della sindrome di Asperger dal 1973. L'autismo, spiega, "è caratterizzato da uno scarso contatto oculare, dall'incapacità di interpretare l'espressione dei volti e il linguaggio non verbale e da problemi nell'instaurare rapporti con gli altri. Viene chiamato anche ‘cecità mentale’ poiché le persone colpite da autismo hanno scarsa empatia e sensibilità nei confronti dei sentimenti altrui. Parlano alle persone senza alcuna reciprocità e hanno una forte tendenza al controllo”. La sindrome di Asperger è una forma di autismo definito high functioning in quanto le persone che ne sono affette hanno tendenzialmente quozienti intellettivi più elevati rispetto a quelle colpite da semplice autismo. L'ultimo libro del professor Fitzgerald, Autismo e Creatività: esiste un legame tra autismo e abilità eccezionali?, è uno studio sulle autobiografie di vari personaggi. Studiando le vite di quelle persone che presentavano somiglianze con i suoi pazienti, il professor Fitzgerald è arrivato a studiare personalità geniali quali Einstein, Andy Warhol, Lewis Carrol e Ludwig Wittgenstein. Da un punto di vista medico, la scoperta fondamentale è stata che, eccettuato il legame ormai ufficialmente riconosciuto tra l'autismo e il campo della matematica e dell'ingegneria, non era ancora stato individuato un legame tra autismo e arte.
Secondo Fitzgerald, il vantaggio della sindrome di Asperger risiede nella tendenza all'ossessività: "I bambini autistici sono molto ossessivi e totalmente concentrati su uno scopo. Gli adulti affetti dalla sindrome di Asperger amano stare soli ed hanno un'ambizione e una pertinacia fuori dal comune. Se necessario, consacreranno la propria vita ad una causa e non avranno un grande interesse ai rapporti coi propri simili. Non sono persone facilmente distraibili".
(…) Autismo e creatività è incentrato principalmente sul genere maschile. Il professor Fitzgerald spiega che quando cominciò a scrivere il libro sulla sindrome di Asperger si rese conto che le sue osservazioni riguardavano il cervello maschile: "La sindrome di Asperger è una forma estrema del cervello maschile. Se volete comprendere il maschio nella sua forma più estrema, leggete questo libro. Gli uomini tendono ad essere ciò che io definisco ‘sistemizzatori’: sono logici e razionali. Le donne tendono ad essere più empatiche, sensibili ai sentimenti altrui, portate alle relazioni sociali e così via".
Ovviamente non tutti quelli colpiti dalla sindrome di Asperger sono geni creativi ma qual è il corollario di questa tesi? Il professor Fitzgerald cita Temple-Grandon: "Il prezzo della normalità, dell'essere una persona normale, è il non essere un genio. La persona normale sa instaurare delle relazioni con gli altri, ama stare tra la gente e non è molto creativa. Non credo che si possa essere un genio senza presentare qualche anormalità nelle relazioni con gli altri. C'è un forte squilibrio tra creatività straordinaria e personalità immatura. Il prezzo del genio è una carenza nelle relazioni sociali".


SINDROME DI ASPERGER-BORDERLINE:
il caso di Affa.
Romeo Lucioni
“… no sono semplicemente dei rari”
(Murphy)


Quasi contemporaneamente a Kanner che presentava i suoi primi casi di “autismo”, il pediatra austriaco Hans Asperger, nel 1944, faceva conoscere un gruppo di ragazzi con tendenza all’isolamento, ma dotati di un alto quoziente intellettivo: si cominciava a parlare di “sindrome di Asperger”, caratterizzata da difficoltà nella socializzazione, facoltà sociali deficienti, condotta di tipo ossessivo-compulsiva e da rigidità e incoerenza mentale, non accompagnata da disturbi del linguaggio, né da blocchi psico-mentali ed intellettivi.
Proseguendo negli studi, oggi si è arrivati a stabilire che questi segni appaiono intorno ai sei anni, accompagnati anche da comportamenti ossessivi, reazioni esagerate, rinuncia ad una vita attiva ed alle iniziative che già si erano sviluppate normalmente.
In questi casi non sono stati evidenziati segni biologici quantificabili (la normalità dei reperti della TAC, della RMN, dell’EEG, ecc. contrasta con espressioni come “… la S.A. è un disordine neurobilogico incluso nello spettro autistico), anche se negli ultimi tempi alcuni ricercatori hanno evidenziato anomalie strutturali nel lobo frontale del cervello (dati non ancora confermati e di difficile lettura). Anche se i fattori biologici occupano ancora spazio nel determinismo della personalità di un individuo, è tuttavia indubbio che nell’uomo (animale o essere sociale per eccellenza) la relazione e, con essa, la cultura hanno assunto il ruolo
fondamentale per organizzare il comportamento, per determinare la struttura della personalità, influenzare lo sviluppo psico-mentale e la organizzazione del sistema rappresentazionale.
( … )
Trattare un caso di “disturbo dello sviluppo psico-mentale di tipo Asperger” non risulta compito facile ed inoltre la diagnosi può richiedere un lungo periodo di osservazione poiché il soggetto si ritira facilmente in casa, è schivo nei confronti degli altri, è mutacico non perché
non abbiano nulla da dire, ma perché rifiuta il contatto interpersonale: tende a screditare il mondo (anche se é ossessivo nell’apprendere informazioni generiche e varie) e a disinteressarsi del rapporto con altre persone. Questi aspetti negativi inducono una forma di regressione psico-mentale e di rinuncia a mantenere qualsiasi forma di attività: la frase più tipica è “oh! Come sono stanco”.
Tentando di riunire segni psico-patologici caratteristici possiamo dire che i soggetti Asperger:
?? non sanno rispondere alle domande in forma appropriata e coerente, dimostrando di non poter usufruire di un efficace “criterio di realtà”;
?? dimostrano uno sviluppo psico-mentale disarmonico perché presentano parti organizzate secondo normali parametri temporali ed altre che sono ritardate o che non arrivano mai;
?? evidenziano disturbi di adeguamento ai compiti che spesso vengono riferiti a dimenticanza, superficialità, indifferenza o anche opposizione;
?? le capacità intellettive sono disarmoniche tanto che si possono trovare abilitàle capacità intellettive sono disarmoniche tanto che si possono trovare abilità matematico-deduttive buone, insieme a grossi deficit in quelle immaginative e logico-lessicali;
?? presentano anche difficoltà a generalizzare gli apprendimenti (qualità che va
riferita allo sviluppo simbolico); sopportano con difficoltà le frustrazioni e reagiscono con scatti d’ira o con bronci ed opposizione; evidenziano incontinenza emotiva, responsabile delle reazioni di rabbia, di fuga e di rottura del rapporto con conseguente isolamento (“… sovraccarico del circuito elettrico);
?? manifestano spesso comportamenti ripetitivi che possono contenere crisi di tensione interna;
?? sono goffi nei comportamenti motori complessi, come conseguenza di una insufficienza e/o disabitudine, ma mai di un deficit.

Caso clinico:

“Affa è un giovane di 20 anni quando giunge all’osservazione, sollecitata per gravi
atteggiamenti autolesivi. Da qualche mese sotto le armi, aveva cominciato a dire frasi sconnesse e poco comprensibili, che si riferivano a “… timore a fare i turni di guardia e
dell’eventualità di dover far uso dell’arma da fuoco di cui era dotato”. Su richiesta dello psichiatra consultato, veniva rapidamente predisposta l’interruzione del servizio militare ed il giovane iniziava una psicoterapia nel cui ambito si evidenziavano notevoli difficoltà a mantenere un buon rapporto anche se un chiaro atteggiamento di dipendenza portava a stabilire un ambito sufficientemente utile e capace di sostenere una volontà di “crescere nell’auto - individualizzazione”. La storia personale, ricostruita nelle sedute psicoterapeutiche, riportava come i primi segni di “difficoltà psichica” erano apparsi intorno ai tre anni. Una foto faceva rivivere desideri di “castrazione” rivolti verso il e sentimenti angosciosi di vergogna di ferita narcisistica”). Iniziato il periodo scolastico regolarmente , la madre riferiva di un bambino vivace, allegro, capace di godere della compagnia dei compagni e degli amici.
Intorno ai dieci anni comparivano i primi segni psicopatologici con rifiuto di mantenere rapporti con i coetanei ed una certa tendenza all’isolamento; continuava la scuola con difficoltà perché l’impegno nello studio si era molto affievolito. Affa riferiva “… andavo avanti senza studiare, facendo il minimo indispensabile, ricordando le spiegazioni dei professori”.
Interrompeva gli studi al terzo anno delle superiori, senza raggiungere, quindi, il corrispondente diploma; si chiudeva in casa dove passava lunghe ore in cantina a leggere giornali vecchi. Per un breve periodo aveva lavorato come aiuto macellaio, poi si era licenziato,
aspettando di essere arruolato nel servizio militare obbligatorio.
L’indagine psicologica metteva in evidenza un profondo senso di impossibilità e di inadeguatezza; il mondo psichico del Sé era vissuto come dominato e guidato da un cervellone (interno al sé, ma di altra natura) che riusciva a convincerlo che, per non subire momenti di angoscia legati alle relazioni interpersonali anche occasionali, era meglio starsene tranquillamente in casa.( … )”

La sindrome di Asperger nei pazienti adulti:
un caso clinico

Asperger syndrome in adult patients: a case report
Giorn Ital Psicopat 2007; 13: 93-96
A. Castrogiovanni
M. Di Rienzo
G. Vivanti*
L. Bonvini**
M. Zappella**
P. Castrogiovanni
“F.C. è un ragazzo di 26 anni. Da piccolo mostra uno sviluppo psicofisico precoce con un rendimento scolastico eccezionale, scrive poesie, tanto da farlo definire dai suoi professori come un “superdotato”. Si caratterizza fin da piccolo per una moderata forma di timidezza e un’elevata sensibilità interpersonale che rendono i rapporti con i coetanei difficoltosi e lo portano a frequenti frustrazioni in ambito sociale e a una certa tendenza all’isolamento. In età adolescenziale si verifica il primo contatto con uno specialista psichiatra che pone primariamente la diagnosi di fobia sociale e, successivamente, di disturbo ossessivocompulsivo. Infatti in questo periodo aveva iniziato ad assumere atteggiamenti sempre più ripetitivi e ritualistici e a mostrare interessi ristretti e, talvolta, bizzarri; anche l’ideazione era polarizzata su alcune specifiche tematiche. Le caratteristiche cliniche e psicopatologiche di entrambi i disturbi diagnosticati in questa occasione apparivano come fortemente atipiche tanto da mettere in discussione la correttezza di tale inquadramento nosografico, vista anche la pressoché totale refrattarietà ai trattamenti farmacologici e psicoterapici ricevuti. All’età di 18 anni F. va incontro a un franco episodio depressivo che però a una successiva analisi anamnestica, mostra una notevole derivabilità con eventi sociali frustranti caratterizzati fondamentalmente dai continui tentativi di approcci relazionali ad esito negativo perché grossolanamente inadeguati. Dopo pochi mesi si manifesta inoltre uno switch della sintomatologia e F. viene allora inquadrato come un paziente affetto da disturbo bipolare. Anche in questo caso la risposta ai vari trattamenti ricevuti non risulta soddisfacente. Progressivamente tende ad isolarsi sempre più e i suoi pensieri si fanno sempre più bizzarri e anche a livello comportamentale sono presenti varie stranezze; è in questa fase che viene addirittura etichettato come schizofrenico ed è trattato con politerapie a base di neurolettici tipici. L’unica fenomenica che si mantiene piuttosto costante nel tempo è quella ossessivo-compulsiva, pur se in maniera proteiforme. A 26 anni, dopo la somministrazione di una batteria di questionari specifici F. viene identificato come soggetto Asperger. Dopo un’iniziale perplessità di fronte alla comunicazione di essere affetto da un disturbo vagamente paragonabile a una forma di autismo, F. si riconosce nelle descrizioni cliniche della sindrome ed è rasserenato dal venire a conoscenza di avere un disturbo noto e di non essere l’unica persona al mondo con una siffatta sintomatologia.
( … ) La terapia farmacologica a questo punto subisce un cambiamento radicale; ritenendo inutile e forse dannosa la somministrazione di una variegata politerapia, F. inizia un trattamento con la sola clozapina. Fin da subito mostra una maggiore e più adeguata partecipazione sociale attribuibile sia all’effetto specifico della molecola sia alla sospensione di una terapia che, evidentemente, aveva solo l’effetto di aumentare la sua sintomatologia negativa. Anche se non è certo la clozapina la terapia specifica per la sindrome di Asperger, questo prototipo clinico mostra in modo paradigmatico l’importanza della conoscenza della sindrome per formulare un corretto inquadramento evitando peregrinazioni diagnostiche fondate sulla valutazione ora di questo ora dell’altro aspetto sintomatologico, senza riuscire a cogliere l’intero quadro clinico che, nonostante le sue caleidoscopiche componenti, ritrova unitarietà e quindi comprensione, premessa indispensabile per un più corretto ed efficace intervento terapeutico.”

Non so se risponde alla richiesta del test, ma nel ricercare il materiale per la presente relazione sono stata colpita dalla discussione presente in un blog:
X: “Cosa è la sindrome di Asperger? Se vi dicessi che alcuni studiosi pensano che Michelangelo, Wittgenstein, Kurt Gödel, Glenn Gould, Bobby Fischer, Satoshi Tajiri, The Vines Craig Nicholls, Albert Einstein e Isaac Newton soffrissero in qualche misura di questa ‘sindrome anormale’ e che proprio questa caratteristica donasse loro un qualcosa in più rispetto alla ‘normalità’? Se tutto questo fosse vero, lo stesso concetto di ‘malattia’ o ‘sindrome’ si rivaluterebbe in qualcosa di assolutamente meraviglioso, anzi molti si precipiterebbero ad informarsi su come potersi ‘ammalare’ di questa ‘anormalità’.
L’anormalità è quindi positiva? Le persone con la sindrome di Asperger appaiono come delle persone molto intelligenti ed in molti casi dei veri e propri geni. Sono immersi nella società e spesso fanno dei lavori molto impegnativi e che richiedono una particolare intelligenza, cultura o concentrazione; ad esempio architettura, ingegneria, programmazione informatica e persino la chirurgia medica. Persone abbastanza ‘normali’ per trovarsi immersi nella società, ma abbastanza speciali per non essere classificati come persone mediocri anche se spesso non si rendono conto di essere così speciali. Ma allora cos’è che manca? Perché si definisce come sindrome?
VOCE DI UNA DONNA: Caro Gianni, Vorrei dire che sono stanca di articoli del genere. Quando Marco, mio figlio era piccolo, a chi mi chiedeva cosa aveva un bambino “così bello” rispondevo che era autistico. ” AH, allora è come rain men ?” Più tardi, davanti a persone più “colte ” rispondevo “…. ha la sindrome di Asperger” e loro ” allora è come michelangelo, leonardo , ecc”. Ti assicuro mi montava una grande rabbia……Orami ne conosco tanti come Marco : certo , alcuni sono molto intelligenti (pochi) ma tutti hanno gli stessi problemi in modo più meno eclatante. E sono le cose necessarie per vivere : vestirsi , saper chiedere un informazione a un call center con segreterie automatiche, sopravvivere a una fila alla posta, affrontare un colloquio di lavoro e avere un lavoro, gestire i soldi ecc ecc ecc. Non ne conosco uno, certificato asperger che ha un lavoro “vero” e continuativo. Articoli come quello che riporti danno un’immagine completamente irreale e secondo me non servono neanche ai nostri figli!!!



Riporto inoltre alcune citazioni di testi che trattano il tema scelto:
• E. Schopler - G. B. Mesibov - L. J. Kunce,
Sindrome di Asperger e autismo High-Functioning, Erickson, Trento, 2001.
“La Sindrome di Asperger (SA) viene di solito diagnosticata durante l'infanzia ed è un disturbo sociale che dura per tutta la vita. È caratterizzata da mancanza di empatia, scarsa capacità di fare amicizia,conversazioni unilaterali, movimenti goffi e un'attrazione eccessiva per interessi particolari.(…)”
Questo volume vaglia gli ultimi sviluppi della teoria e della ricerca, discutendone i punti chiave sia diagnostici che concettuali e riesaminando ciò che si sa delle caratteristiche comportamentali e neurobiologiche. Valuta inoltre gli effetti della SA sullo sviluppo sociale, sull'apprendimento, sulla comunicazione e alcuni capitoli fanno luce sulle sfide che i soggetti affetti dalla SA affrontano nel contesto familiare,a scuola e in ambienti diversi. Viene prestata un'attenzione dettagliata alle questioni pratiche connesse alla valutazione e alla cura. Vengono delineate direttive per arrivare a una valutazione clinica esauriente e viene inclusa una descrizione degli strumenti utili a questo fine. Viene anche presentato un progetto per sviluppare un programma di trattamento individuale per bambini, adolescenti e adulti affetti dalla SA illustrando i nuovi sviluppi nella terapia delle capacità sociali e comunicative e le tecniche di adattamento.

Concludo dicendo che questo mio lavoro di ricerca è stato accompagnato costantemente da una sola riflessione: “Quanto è bizzarra la natura dell’uomo … e quanto è straordinaria l’esistenza di una sindrome come quella di Asperger ... che paradossalmente consente di definire il disabile come un “piccolo genio” , “un incedibile talento” .
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TEST DI COMPLETAMENTO

Messaggio  iole pastore il Gio Gen 14, 2010 10:48 pm

SINDROME DI ASPERGER

La sindrome (AS) è stata riconosciuta ufficialmente solo nel 1994;essa è collocata, come l'autismo, tra i Disturbi Pervasivi delle Sviluppo. Il disturbo prende il nome dal dottor Asperger che, nel 1981, raggruppò sotto questo nome una serie di deficit simili a quelli dell’autismo.
La sindrome di Asperger è definita secondo i seguenti criteri diagnostici:
• Difficoltà qualitative nel rapporto sociale, manifestandosi con almeno due tra le seguenti:
-Difficoltà marcata nell’uso di comportamenti non-verbali multipli, come il guardarsi negli occhi, le espressioni facciali, la postura corporea e i movimenti per regolare le interazioni sociali
-Impossibilità a sviluppare relazioni appropriate tra persone di pari livello
-Mancanza di reciprocità sociale ed emotiva
• Modelli di comportamento stereotipati e ripetitivi, manifestati da almeno uno dei seguenti:
-Raggiungimento di un’occupazione mentale con uno o più modelli stereotipati e ristretti d’interesse, che sia anormale nell’intensità e nell’attenzione
-Aderenza apparentemente inflessibile a specifici rituali o comportamenti non necessari
-Movimenti corporei stereotipati e ripetitivi (come agitare mani e dita o altri movimenti)
-Persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti

Contrariamente al Disturbo Autistico, non vi sono ritardi o devianze clinicamente significativi nell’acquisizione del linguaggio, sebbene aspetti più sottili della comunicazione possano risultare alterati.
La malattia si presenta con diversi gradi di gravità: alcuni individui appaiono quasi normali nell'interpretare le espressioni del viso e le intenzioni altrui.
In generale, la sindrome di Asperger comporta un diminuito interesse per gli altri, una relativa indifferenza per i rapporti sociali; è caratterizzata, infatti, da un danno qualitativo nell'interazione sociale. Gli individui con AS vorrebbero relazionarsi con gli altri, ma non ne hanno le abilità, e proprio per il loro modo di approcciarsi spesso vengono considerati strani. I problemi di comunicazione sociale che li riguardano possono comprendere il rimanere troppo chiusi, stralunati, avere una postura del corpo anormale ed incapacità di comprendere gesti ed espressioni facciali.
Gli individui con la sindrome di Asperger possono essere percepiti come persone che soffrono di autismo classico. L’Asperger è infatti anche chiamato “autismo ad alto funzionamento” tuttavia le più recenti ricerche non
ne riconoscono il carattere autistico, proprio perché vi mancano gli aspetti più specifici del tipico Autismo di Kanner.
L'alienazione sociale delle persone con la sindrome di Asperger è così intensa fin dall'infanzia che molti si creano amici immaginari per compagnia: questo può condurre a elevatissime capacità per esempio tecnico-informatiche, nella creazione di giuochi di ruolo o attività astratte come logica matematica, intuito musicale, o addirittura fisica teorica altamente specialistica.
Le persone con A S generalmente sono attratti da attività in cui possono ritrovare un certo ordine, una determinata logica, come per esempio le date . Nello sforzo per soddisfare questi interessi, l'individuo con Sindrome d'Asperger spesso manifesta ragionamenti estremamente sofisticati, un'attenzione pressoché ossessiva rivolta ai dettagli delle cose o della comunicazione.
Hans Asperger chiamò infatti i suoi pazienti “piccoli professori”, basandosi sull’ idea che bambini o persone poco più che adolescenti potevano avere un bagaglio di conoscenze nei loro campi d’ interesse pari, se non superiori, a quello dei professori universitari. Questo perché gli individui con Sindrome d’ Asperger hanno un’ intelligenza del tutto “normale”, o in qualche caso addirittura superiore alla norma, a scapito però d’una capacità d’ interazione sociale nettamente inferiore e più problematica.




www.asperger.it
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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  Antonella Cicala il Gio Gen 14, 2010 11:20 pm

Trama del film "Ben X":
Ben è un ragazzo diverso, affetto dalla sindrome di Asperger. La sua vita è ricca di riti strani. Sembra che viva in un mondo tutto suo, che è per più della metà il mondo virtuale di giochi per PC on-line. La vita dura tra le mura di un istituto tecnico che è il suo inferno quotidiano.Ben è vittima continua di soprusi da parte di alcuni suoi compagni di scuola, ma un giorno escogita un piano per liberarsi dalle persecuzioni sempre più violente, dalle aggressioni, fisiche e morali di cui è vittima. Il suo piano è estremo e mette tutto in gioco... A salvarlo giunge Scarlite, misteriosa e inseparabile amica di Ben conosciuta online che anche nella realtà si dimostra una compagna ideale, in grado di redimerlo e condurlo alla rinascita dopo il game over. Lei non faceva parte del piano...


Anche se non rientra nella richiesta del test, ho pensato di suggerire la visione di questo film...
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TEST DI COMPLETAMENTO

Messaggio  ciaramella filomena il Gio Gen 14, 2010 11:28 pm

Gli studi sulla dipendenza da internet nascono negli STATI UNITI dal Dr. Kimberly Young,che ha presentato la prima ricerca sulla dipendenza da internet nel 1996, alla conferenza annuale della American Psychological Asshociation tenutasi a Toronto.
Nel suo saggio “Internet Addiction: la nascita di una nuova Disorder”. Da allora,gli studi hanno documentato la dipendenza da internet in un numero crescente di paesi come l’Italia, il Pakistan, l’Iran, la Germania e la Repubblica Ceca. Report indicano che la dipendenza da internet è diventato un serio problema di salute pubblica in Cina, Corea e Taiwan. Negli Stati Uniti e all’estero sono nati centri di cura. La dipendenza da internet è ormai considerato un grave disturbo infatti viene preso in considerazione per l’inclusione nella prossima revisione del DSM-V.
Le persone affette da disabilità, le quali faticano ad integrarsi nella vita sociale a causa del disagio, spesso sono quelle più colpite dalla net-dipendenza definita dagli studiosi, il miglior tallone di Achille di un disabile; infatti egli dietro ad una tastiera può fingersi di non essere disabile.
Rovistando tra gli articoli pubblicati in rete, mi ha particolarmente colpito la testimonianza di una persona non vedente dalla nascita la quale afferma che:
“Internet per me sotto molti aspetti è stato come la manna dal cielo come strumento per la mia autonomia personale, data anche la mia forte passione che ho da sempre verso l’informatica e la tecnologia in genere però, in un certo senso, la rete tanto mi ha dato e tanto mi ha tolto, in quanto ho avuto per anni problemi di dipendenza”.
La prima cosa da fare per affrontare il problema è porsi delle domande: quali possono essere alcuni ragioni che spingono una persona ad avere internet come punto di riferimento assoluto?
Di solito un disabile colpito da questo problema, non viene aiutato a risolverlo perché si tenta sempre di giustificarlo poiché si ritiene che il computer possa sostituirsi agli occhi, alle orecchie, alle gambe… visto come unico mezzo per crearsi “ relazioni sociali senza barriere”. Non è necessario, privare il disabile dell’uso di internet per risolvere il problema della dipendenza ma questa persona deve avere accanto amici o familiari che siano, disposti a metterli davanti alla dura realtà ossia che il computer è e deve rimanere soltanto un ausilio che non si può sostituire ai rapporti umani. A questo punto, si ha il bisogno di far scaturire di nuovo la motivazione per combattere, per riappropriarsi di se stessi.
L’unico modo per prevenire questo tipo di fenomeni di isolamento sociale, è aiutare e sponsorizzare eventi di relazioni reali tra persone disabili e persone non disabili, rendendo accessibili risorse che possono accomunare vari tipi di interesse, dal lavoro allo svago, che servano a motivare le persone a conoscere e conoscersi. E’fondamentale, non permettere al disabile di chiudersi all’interno del proprio mondo computerizzato altrimenti può diventare una vera e propria psicopatologia della rete.
Secondo me il computer è un evoluzione della tecnologia che può essere di grande aiuto per i disabili, come ad esempio: PC a comando vocale, domotica… ma allo stesso tempo rappresenta un pericolo per coloro che sono soli in particolare i diversamente abili. Riferimenti bibliografici:
www.netaddiction.com
www.italianbloggers.it

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AUTISMO

Messaggio  falco simona il Gio Gen 14, 2010 11:35 pm

Falco Simona 880000568 Autismo
Il termine Autismo fu impiegato da Bleuler, per indicare un comportamento rappresentato da chiusura, evitamento dell'altro ed isolamento, successivamente fu descritto inizialmente da Leo Kanner nel 1943, che utilizzò questo termine come un'etichetta descrittiva di un'entità nosografica, l'autismo infantile i cui elementi caratterizzanti erano rappresentati da: etiologia sconosciuta, insorgenza precoce, tendenza all'isolamento, bisogno di immutabilità, assenza di segni neurologici.
In precedenza si pensava che l'autismo non fosse altro che una difesa contro l'angoscia, che il piccolo si chiudeva per mettere in atto meccanismi di difesa. Successivamente sono state individuate due forme di Autismo primario e secondario questo approccio però è stato oggetto di numerose critiche. Dalle numerose ricerche si è passati dal cercare le cause dl disturbo autistico non più all'esterno, ma all'interno del bambino, l'ipotesi che il disturbo autistico sia legato ad un funzionamento mentale atipico legato al Sistema Nervoso Centrale.
Il Disturbo Autistico, esordisce nei primi 3 anni di vita, è uno dei più gravi disturbi psichiatrici dell'età evolutiva, sul piano comportamentale i disturbi caratterizzanti il quadro clinico sono riconducibili alla compromissione di tre aree principali rappresentate da:1 interazione sociale; 2 comunicazione verbale e non verbale;3 il repertorio di attività ed interessi.
A questa triade che rappresenta l'elemento caratterizzante il Disturbo Autistico si associano altri due sintomi: ritardo mentale ed epilessia.
I disturbi comportamentali che presentano questi bambini, nel corso del primo anno di vita c'è una difficoltà nello interagire attraverso lo sguardo col bambino, hanno uno sguardo sfuggente, assente, vi sono inoltre nel primo anno di vita anche anomalie delle posture corporee, vi è proprio una difficoltà nel tenerlo in braccio, e ancora presenta anomalie delle espressioni facciali che regolano l'interazione sociale(assenza del sorriso).
Nel corso dello sviluppo, la compromissione dell'interazione sociale si arricchisce di comportamenti sempre più espliciti e caratteristici; il bambino tende ad isolarsi quando è chiamato non risponde, e non richiede la partecipazione dell'altro nelle sue attività, utilizza l'altro in maniera strumentale per le esigenze del momento; questo aspetto induce a tener presente che il rapporto interpersonale non è mai completamente assente ma è limitato.
Il bambino autistico mostra incapacità e disinteresse nello stabilire relazioni, quando è inserito in un gruppo si isola o adotta comportamenti inadeguati. Alcuni bambini autistici però non solo non rifiutano il contatto fisico, anzi lo cercano attivamente, spesso dispensano baci a persone viste per la prima volta o ad estranei, altri hanno un attaccamento morboso per la figura materna.
E proprio in merito a questo aspetto, alcuni autori hanno individuato tre sottogruppi di bambini autistici:
1) bambini inaccessibili, che si tirano fuori da qualsiasi rapporto sociale
2) bambini passivi, che tendono ad isolarsi, ma sono in grado di interagire quando adeguatamente sollecitati
3) bambini attivi ma bizzarri, che sono capaci di prendere l'iniziativa nell'interazione sociale, ma lo fanno in maniera inopportuna.
Per quanto riguarda la comunicazione i bambini presentano una mancata acquisizione delle competenze linguistiche, per le modalità di comportamento invece, abbiamo disturbi del movimento, come il dondolarsi, assumere posizioni bizzarre leccare versare l'acqua da un contenitore all'altro, seguire con un dito tutte le linee che gli capita di vedere, strappare la carta, disegnare sempre la setssa cosa, guardasi le mani.
L'autismo porta il bambino all'incapacità di farsi delle rappresentazioni e delle rappresentazioni mentali degli altri, quindi non posseggono una teoria della mente.
C'è da dire che non esistono terapie per questo tipo di disturbo, esistono però possibilità terapeutiche per rispondere ai bisogni specifici di un dato bambino, abbiamo terapie farmacologiche che hanno lo scopo di incidere su specifici comportamenti. Possiamo avere interventi abilitativi come la terapia psicomotoria, o logopedia ppure interventi psicoterapeutici, un progetto terapeutico per il bambino autistico deve configurarsi come un progetto terapeutico centrato sulla famiglia, riconoscere ad essa quindi il significato di uno spazio privilegiato in cui il bambino possa interagire e partecipare, i genitori devono essere informati sostenuti e guidati per attivare le loro naturali risorse.

BIBLIOGRAFIA:
Roberto Militerni (1999,2003), "Neuropsichiatria infantile", Idelson - Gnocchi.
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Test di completamento

Messaggio  sabrina mangiacapra il Gio Gen 14, 2010 11:48 pm

Sindrome da Asperger

Caratteristiche diagnostiche
La sindrome (AS) è stata riconosciuta ufficialmente solo nel 1994;essa è collocata, come l'autismo, tra i Disturbi Pervasivi delle Sviluppo.
Il disturbo prende il nome dal dottor Asperger che, nel 1981, raggruppò sotto questo nome una serie di deficit simili a quelli dell’autismo.
Gli individui con la sindrome di Asperger possono essere percepiti come persone che soffrono di autismo classico. L’Asperger è infatti anche chiamato “autismo ad alto funzionamento” tuttavia le più recenti ricerche non ne riconoscono il carattere autistico, proprio perché vi mancano gli aspetti più specifici del tipico Autismo di Kanner.
Le caratteristiche principali del Disturbo di Asperger sono una grave e perdurante compromissione dell'interazione sociale e lo sviluppo di modalità di comportamento,ristretti e ripetitivi . L'anomalia causa una compromissione clinicamente significativa nell'area sociale, lavorativa, o in altre aree importanti del funzionamento .Contrariamente al Disturbo Autistico, non vi sono ritardi clinicamente significativi del linguaggio (per es., singole parole sono usate all'età di 2 anni, frasi comunicative sono usate all'età di 3 anni); nello sviluppo cognitivo ; nello sviluppo di capacità di auto-accudimento adeguate all'età; nel comportamento adattivo (tranne che nell'interazione sociale), e nella curiosità riguardo all'ambiente nella fanciullezza. La malattia si presenta con diversi gradi di gravità: alcuni individui appaiono quasi normali nell'interpretare le espressioni del viso e le intenzioni altrui , altri possono essere percepiti come persone la cui mente non riesce ad agganciarsi alla realtà, come coloro che soffrono di autismo classico, non possedendo una teoria della mente propria e altrui.
Infatti, gli individui affetti da questa sindrome possono osservare un sorriso e non capirne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra sorriso, ammiccamento e altre espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale. Per loro è estremamente difficile saper “leggere attraverso le righe”, ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente.

Decorso e manifestazioni del disturbo
Il Disturbo di Asperger sembra avere un esordio piuttosto tardivo rispetto al Disturbo Autistico, o per lo meno sembra che venga diagnosticato piuttosto tardivamente, infatti, le tappe fondamentali dello sviluppo motorio possono essere ritardate .Le difficoltà nell'interazione sociale possono diventare più evidenti nel contesto scolastico(i ritardi o la goffaggine motoria possono essere rilevati nel periodo prescolare).
È durante questo periodo che interessi particolarmente bizzarri o circoscritti (per es., un'attenzione affascinata per gli orari dei treni) possono apparire o essere riconosciuti come tali. Il deficit sociale si evidenzia in una mancanza di reciprocità che si manifesta attraverso un approccio sociale eccentrico e unilaterale (es., insistendo su u argomento di conversazione senza tener conto delle reazioni degli altri), Da adulti, i soggetti con questa condizione possono avere problemi di empatia e di modulazione dell'interazione sociale.
Questo disturbo segue apparentemente un decorso continuo e, nella stragrande maggioranza dei casi, dura per tutta la vita.

La sindrome di Asperger è definita nel DSM IV secondo i seguenti criteri diagnostici
Difficoltà qualitative nel rapporto sociale, manifestandosi con almeno due tra le seguenti:
- difficoltà marcata nell’uso di comportamenti non-verbali multipli, come il guardarsi negli occhi, le espressioni facciali, la postura corporea e i movimenti per regolare le interazioni sociali
- impossibilità a sviluppare relazioni appropriate tra persone di pari livello
- mancanza di ricerca spontanea per condividere divertimenti, interessi, od obiettivi con altre persone (difficoltà nel mostrare, portare o indicare oggetti d’interesse alle altre persone)
- mancanza di reciprocità sociale ed emotiva

Criteri diagnostici dettati da Gillbert :
-L’assenza nell’amnesi di un ritardo nel linguaggio.
Il linguaggio, tuttavia, anche se all’epoca delle consultazioni risulta nel complesso normostrutturato, appare comunque “ insolito per la fissazione dell’individuo su certi argomenti o per la sua verbosità.
-L’assenza nell’amnesi di un ritardo dello sviluppo cognitivo.
Il livello cognitivo, tuttavia , anche se all’epoca delle consultazioni risulta nella norma, presenta comunque un profilo disomogeneo per una significativa prevalenza del Quoziente Intellettivo Verbale rispetto a quello di Performance.
-Le atipie dell’interazione sociale, piuttosto che attraverso “ l’indifferenza sociale ed emotiva” si esprimono mediante modalità relazionali “ estremamente eccentriche “ unilaterali, verbali e insensibili.
-Le atipie nel repertorio di interessi ed attività, in relazione anche al buon livello linguistico e cognitivo, si manifestano soprattutto mediante un interesse nei confronti di argomenti circoscritti (dinosauri o automobili)talvolta bizzarri, sui quali l’individuo spende una gran quantità di tempo e raccoglie informazioni e fatti.

Familiarità e prevalenza
Sebbene i dati disponibili siano limitati, sembra esservi un'aumentata frequenza di Disturbo di Asperger tra i membri della famiglia di soggetti affetti da questo disturbo e che sia più comune nei maschi. Mancano dati certi sulla prevalenza della Sindrome di Asperger, ma sembra che colpisca 20-25 individui su 10.000. L’evoluzione a lungo termine,rispetto al Disturbo Autistico è decisamente migliore, in quanto compatibile con la possibilità di un soddisfacente adattamento sociale.

Trattamento
È importante notare che, rispetto alle altre forme di autismo, questa sindrome non sempre impedisce di diventare adulti funzionanti in termini di inserimento sociale (lavoro, matrimonio…). La letteratura sottolinea il ruolo positivo rivestito da precoci interventi cognitivo-comportamentali, mirati all’acquisizione delle abilità sociali (social skills training). In età scolare sono utili gli interventi educativi individualizzati, in modo da tenere conto delle specifiche esigenze correlate col disturbo. Esistono, infine, gruppi di supporto per persone con sindrome di Asperger e autismo ad alto funzionamento, volti a favorire l’incontro e il confronto con altri che hanno problematiche simili.

Trattamento farmacologico
I trattamenti farmacologici si rivolgono a sintomi comportamentali specifici, come l’iperattività (trattata in alcuni casi con antidepressivi) o i rituali ossessivi e le stereotipie (trattate con farmaci antipsicotici come il risperidone).




Fonti:
http://www.osun.org/Sindrome+di+Asperger-doc.htm
www.francescapoggiali.com
Disturbi Generalizzati dello Sviluppo
www.wikepedia.it
Bibliografia
Roberto Militerni (1999,2003), "Neuropsichiatria infantile", Idelson - Gnocchi.
R Militerni. L’approccio psicomotorio ai disturbi pervasivi dello sviluppo. Gior Neuropsich Età Evol 199
www.asperger.it


Sabrina Mangiacapra
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