TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

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digital divide

Messaggio  antonietta.rossana il Gio Gen 07, 2010 7:55 pm

Gifuni Antonietta
Vetrano Rosaria Rossana
Che le tecnologie rappresentano un’importante fonte di integrazionezione/esclusione, è elemento di discussione che ha avuto inizio sul nascere; l’articolo di Cargani, a seguito riportato, tocca alcuni importanti punti che evidenziano l’importanza del tema non solo a livello individuale ma rivolto alle società di tutto il planisfero.
Articolo

Cos'è il digital divide
di Giulio Carcani
Per Digital Divide si intende alla lettera divario, divisione digitale: esso viene inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche. Da qualche anno ormai si parla di questo argomento, che con il passare del tempo riguarda aspetti sempre diversi delle nuove tecnologie e non solo: molti sono gli aspetti anche sociali della questione.
Storicamente, i primi che parlarono di digital divide furono Al Gore e Bill Clinton, quando, all'inizio degli anni novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di internet negli Stati Uniti.
Il concetto di "divario digitale" era riferito alla difficoltà di accesso a internet in determinate zone del paese (difficoltà intesa anche sotto l'aspetto dei costi).Con il passare del tempo, la "rivoluzione internet" inizia a interessare un po' tutto il mondo industrializzato e queste tematiche cominciano ad essere sentite anche in altri paesi fino a raggiungere anche il sud del pianeta. Per inquadrare correttamente il digital divide nei paesi in via di sviluppo dovremmo inserirlo come l'ultimo dei tanti "divide" che riguardano determinate aree: povertà, sfruttamento delle risorse ad opera di multinazionali, mancanza di energia elettrica, problemi politici, mancanza di istruzione, degrado.Il digital divide si aggiunge a questa parzialissima lista di ritardi e rischia, visto il vorticoso progredire di queste tecnologie, di incrementare ulteriormente la forbice tra paesi sviluppati e non. Sarebbe sicuramente sbagliato credere che andando ad incidere sul digital divide si possano risolvere i problemi gravi che affliggono queste società, così come sarebbe un errore pensare che portando un computer in ogni capanna il problema dell'acqua potabile sia risolto. Sicuramente le nuove tecnologie, se organicamente introdotte, potrebbero, in tempi e modi adeguati, diventare uno strumento di sviluppo e conoscenza.
La tecnologia non dovrebbe servire a creare dei bisogni indotti in questi paesi (computer sempre più potenti, connettività ultraveloce, nuove releasedi programmi dei quali si sfrutta l'1% delle capacità, etc.), ma a farli sentire partecipi e in grado di creare uno sviluppo
tecnico più adeguato alle loro reali esigenze.
Qui iniziamo a toccare un altro punto importante della questione: le tecnologie ICT rappresentano un "paradigma tecnologico", ovvero un insieme di regole e metodi che determinano un modo di produzione e quindi un modello sociale
Mai come in questo momento le tecnologie non sono neutre; dal tipo di scelte che vengono fatte si possono decidere i vari tipi di futuri che ci aspettano: sicurezza dei dati, codici dei programmi, sistemi operativi, protocolli applicativi etc etc.
Un paradigma tecnologico non sostenibile può creare molti problemi che - tra l'altro - potrebbero ritornarci indietro amplificati (come ad esempio i problemi ambientali). Nell'ambito dell'informatica e delle nuove tecnologie, il paradigma tecnologico più
sostenibile è sicuramente quello legato al free software.
Il modello cooperativo a cui fa riferimento, la possibilità di personalizzare per le diverse esigenze i software e la possibilità di partecipare attivamente all'innovazione entrando nel merito delle cose trattate sono alcuni dei suoi punti di forza. Se la strada per affrontare il problema sarà questa, allora non saranno soltanto i paesi in via di sviluppo a trarne benefici diretti, ma anche tutta la comunità a livello mondiale.
Un interessante e approfondito documento sul digital divide lo potete trovare in italiano: http://www.isoc.it/varie/ddivide.php.

Digital Divide e Disabilità : il caso delle persone sorde
di Luca Bianchi

Digital Divide e Accessibilità
Tutti gli elementi che favoriscono lo sviluppo dell'accessibilità contribuiscono a ridurre il Digital Divide. Potremmo affermare che la tematica dell'accessibilità è un sottoinsieme di un ambito più vasto: il Digital Divide. Più precisamente l’accessibilità riguarda una serie di norme, studi, accorgimenti che mirano a ridurre o eliminare un “fronte” del Digital Divide che interessa direttamente le persone con deficit sensoriali o cognitivi e
indirettamente vasti strati della società .Una recente indagine dell’Unione Europea (1) mostra come ancora oggi i punti di vista sull’ esistenza della discriminazione verso i disabili varino abbastanza significativamente tra i paesi membri. La discriminazione causata dalla disabilità viene percepita maggiormente diffusa in Italia (68%) e Francia (66%) e molto meno in Danimarca (32%).

In linea con la diffusa percezione, da parte dell’opinione pubblica europea, delle difficili condizioni di vita dei disabili l’indagine rivela un chiaro consenso in tutti gli stati membri sulla necessità di investire maggiori risorse per sviluppare l’accessibilità (91%).
Il potenziale delle nuove tecnologie per creare un’Europa accessibile è molto significativo.
Promuovere una Inclusive Knowledge Society è uno degli obietti primari dell’i2010 (2) che annuncia misure per rendere le tecnologie dell’informazione e della comunicazione accessibili al più vasto numero di persone possibile e lo sviluppo di prodotti progettati per un segmento di consumatori che sia il più ampio possibile secondo la filosofia del Design for All, che attraverso una progettazione adeguata mira ad assicurare accessibilità, salute e sicurezza a tutti. In special modo alle fasce più deboli come i bambini, le persone anziane
e le persone con disabilità fisica ,sensoriale, mentale e cognitiva .
La migliorata accessibilità dei contenuti porta benefici notevoli per tutti gli utenti ai quali vengono forniti servizi ed applicazioni più efficienti e facilmente utilizzabili, incrementandone quindi il grado di usabilità. Un elevato livello di accessibilità porta benefici in particolare a chi accede in condizioni ambientali o sociali sfavorevoli: ambienti di lavoro particolari, tramite dispositivi di accesso dalle dotazioni software e hardware limitate, fasce sociali svantaggiate Inoltre chi si attiene alle norme dell’accessibilità per progettare o costruire un sito o un servizio in ambiente web, oltre ad aumentare l'usabilità per visitatori non disabili e disabili, riduce la mole di dati sul server e la manutenzione del sito, migliora la ricerca all’interno del sito e facilita l'accesso per utenti con connessione alla rete lenta. In tal modo si promuove un’innovazione tecnologica che va verso la standardizzazione: una pagina web funziona su computer, telefonini, palmari, smartphone ecc.

Digital Divide e Sordi

Anche se questo articolo è centrato sulle persone sorde che vivono in quei paesi, come l’Italia, che sono privilegiati dal punto di vista del digital divide, non possiamo dimenticare che la situazione delle persone sorde che vivono nei paesi in via di sviluppo è ben più difficile. Basta ricordare la situazione italiana di qualche anno fa: insegnamento rivolto esclusivamente all’avviamento professionale con limitate possibilità di accesso all’istruzione superiore, o ancor prima quando i sordi venivano rinchiusi in manicomio come malati di mente o venivano loro legate le mani dietro la schiena per impedire che si
esprimessero con i segni.
Una ricerca realizzata da Isaac Agboola e Arthur Lee (3) della Gallaudet University ha raccolto dati sull’utilizzo del computer ed internet della comunità sorda nel mondo. I ricercatori hanno stimato che se dal 50% al 95% della popolazione sorda dei paesi “sviluppati” ha accesso ad internet, si passa all’1% - 35% della popolazione sorda nei paesi in via di sviluppo. Per coloro che non possono accedere al web, la causa principale è la difficoltà economica (87%), mentre il 61% lamenta una mancanza di istruzione o “computer illiteracy”. Lo studio citato ha anche constatato che la mancanza di stimoli, la scarsa conoscenza dell’informatica e le barriere culturali causano un ulteriore ampliamento del digital divide. Per rimediare a questo gap si dovrebbe fornire assistenza ai paesi in via di sviluppo in modo che le comunità di sordi possano essere introdotte agli aspetti sociali
ed educativi del web.
I sordi spesso sentono di avere poche possibilità, partecipazione, o responsabilità nella società. Fattori che amplificano le scarse possibilità di accedere all’informazione e quindi accrescono la disuguaglianza nella società (4). Questo sentimento viene rafforzato da una generale insensibilità degli udenti verso molti diritti che vengono ancora negati ai sordi come, ad esempio, la sottotitolazione di una percentuale accettabile del palinsesto televisivo o il mancato riconoscimento ufficiale dello status di lingua alla Lingua dei Segni
Italiana (LIS) (5).
Come noto, in Italia, sul piano legislativo una legge che va nella direzione di ridurre l’handicap delle persone con deficit sensoriali e cognitivi è la Legge 4/2004 (6). Questa definisce una serie di principi per le pubbliche amministrazioni riguardo la pubblicazione di siti internet e materiale informatico. Pur essendo una legge senz’altro positiva, essa rappresenta tuttavia un’altra occasione mancata per i diritti delle persone sorde. Solo un requisito su 22 presenti nel decreto attuativo della legge potrebbe essere importante per aggirare il deficit della sordità. Vale la pena citare per intero il requisito:

“Nel caso in cui un filmato o una presentazione multimediale siano indispensabili per la completezza dell’informazione fornita o del servizio erogato, predisporre una alternativa testuale equivalente, sincronizzata in forma di sotto-titolazione o di descrizione vocale, oppure fornire un riassunto o una semplice etichetta per ciascun elemento video o multimediale tenendo conto del livello di importanza e delle difficoltà di realizzazione nel caso di trasmissioni in tempo reale”. (D.M. 8 luglio 2005, Allegato A, Requisito n. 18)

Come spiega Ellero (7), le alternative audio e video che consentono di “ascoltare con la vista e di vedere con l’udito” sono ormai semplici da realizzare rendendo la sostanziale
timidezza del requisito n.18 ancora più inadempiente.
Quanto detto deve essere ragionevolmente tenuto in considerazione quando si considera l’interazione dei sordi con la navigazione in internet. Bisognerebbe valutare attentamente il ripercuotersi di queste difficoltà nella navigazione, nella comprensione dei messaggi di output e nell’utilizzo dei motori di ricerca, aprendo uno spiraglio su un campo tutto da indagare.
La lingua digitale (Cool e la rete forniscono un rimedio per questi sentimenti di inadeguatezza. Per mezzo del web i sordi possono agevolmente accedere all’informazione e sentirsi alla pari in un medium che utilizza principalmente il canale visuale. Le comunità di sordi nel cyberspazio possono contribuire al benessere della società, incrementando l’attenzione sulle richieste e i diritti della comunità, condividendo informazione, supportandosi a livello emotivo, scambiandosi consigli e suggerimenti. La minore formalità sintattica e morfologica delle lingue digitali va incontro alle difficoltà dei sordi nelle lingue fonetiche, inoltre le lingue digitali vanno verso il superamento del vecchio dualismo tra oralità e scrittura, rendendo per la prima volta accessibile il “concettualmente
orale” ai sordi.
Non è automatico comprendere l’insieme delle difficoltà che la persona sorda incontra nell’interagire con la società. Comunicare con gli altri per i sordi è difficile, perchè devono affidarsi a protesi acustiche, lettura labiale o interpreti. Inoltre non dobbiamo dimenticare le grandi difficoltà di produzione e comprensione della lingua scritta (9). Infatti chi diventa sordo prima dell’acquisizione della lingua non può beneficiare della memoria acustica, quella abilità citata dal senso comune quando si afferma che per imparare una lingua straniera bisogna andare sul posto ed “immergercisi”. I sordi che quindi sono obbligati ad apprendere una lingua senza poterla ascoltare, oltre alle frequenti problematiche nella produzione e comprensione della lingua parlata e scritta, hanno spesso un gap culturale in quanto la nostra società veicola informazione principalmente attraverso il canale acustico
o attraverso una lingua scritta in forma a loro inaccessibile.
Per migliorare l’accessibilità dei testi scritti destinati a lettori di lingua italiana sordi si può fare agevolmente riferimento alle linee guida sulla semplificazione della lingua italiana individuate, fin dall’inizio degli anni Ottanta, dalle scuole linguistiche di Tullio De Mauro e Raffaele Simone e in seguito da altri studiosi e professionisti che hanno lavorato alla semplificazione della scrittura burocratica, aziendale e professionale, con particolare
riguardo alla scrittura per il Web (10).
Sebbene la maggioranza dei sordi comunichi online tramite la lingua digitale scritta, la lingua dei segni è un aspetto fondamentale della cultura sorda, che ben si adatta al mondo virtuale del web. Il web ha un’abbondanza di lingue che sono principalmente rappresentate in modalità scritta, ma la comunità sorda è stata in grado di utilizzare le tecnologie
disponibili per i propri bisogni.

Le lingue dei segni sul web
Sicuramente i video non sono ancora molto fruibili sul web: la modalità più semplice e ben adattabile al canale visuale è attraverso l’utilizzo della webcam. E’ nato l’alfabeto del movimento, un sistema di scrittura che prende inizio dalla coreografa americana Valeria Sutton, che si è ispirata alle notazioni usate per la danza.
Tuttavia è facilmente constatabile che in servizi come YouTube e Google Video, attraverso i quali è possibile condividere su internet dei video autoprodotti, già si riscontra da parte dei sordi un uso molteplice di questi servizi per lo scambio di messaggi personali con altri utenti, racconti ironici, interpretazioni di canzoni rap,video blog (vlog) che narrano episodi di vita quotidiana, ma anche video realizzati da gruppi di sordi per video-annunci pubblici. Anche se non ancora pienamente usabili, questi servizi offrono alla comunità sorda la possibilità di esprimersi appieno, di comunicare e di instaurare relazioni nella lingua dei segni. Quindi per i sordi segnanti una vera accessibilità non può prescindere da una comunicazione nella loro madre lingua; se l’usabilità dei video continuerà a migliore allo stesso ritmo di questi ultimi anni, è ragionevole presupporre una ancora maggiore diffusione di questa modalità di comunicazione.

Note
(1) Speciale EUROBAROMETERO 263 “Discrimination in the European Union”, Gennaio 2007, Commissione Europea.
(2) Lanciato nel giugno 2005, i2010 - società europea dell'informazione per il 2010 - è il nuovo quadro strategico della Commissione europea per l'informazione e i media.
(3) Agboola, I.O., & Lee, A.C. (2000). Computer and information technology access for deaf individuals and developing countries. Journal of Deaf Studies and Deaf Education.
(4) Harris, J., & Bamford, C. (2001). The uphill struggle: Services for Deaf and hard of hearing people—issues of equality, participation and access. Disability & Society, 16(7), 969-979.
(5) Le ricerche pubblicate(Volterra V. (a cura di), La lingua italiana dei segni la comunicazione visivo gestuale, Il Mulino, 1987.oppure Caselli M.C., Maragna S., Volterra V., Linguaggio e Sordità, Il Mulino, 2007.)mostrano chiaramente che la lingua dei segni utilizzata dai sordi italiani non è un linguaggio, ma possiede le caratteristiche proprie di una vera lingua: è possibile dall’analisi dei segni individuare dei parametri formazionali, da cui nascono tutti i segni della lingua ed è inoltre possibile individuare un lessico, una morfologia, una sintassi.
(6) Vedi: per il testo della legge: http://www.camera.it/parlam/leggi/04004l.htm per gli aggiornamenti http://www.pubbliaccesso.gov.it/
(7) Ellero R., Video sul web per molti ma…, in Internet Magazine, Anno XIII, N°3, Marzo 2007
(Cool Sull’uso dei sordi della lingua digitale vedi: Bianchi L., L'accessibilità Web per gli utenti sordi, in Accessibilità: dalla teoria alla realtà, A cura di Roberto Scano, IWA Italy, 2004.
(9) Fabbretti D., Tomasuolo E. (a cura di), Scrittura e Sordità, Carocci, 2006.
(10) Vedi Carrada e il suo sito http://www.mestierediscrivere.com.
(11) Keating, E., & Mirus, G. (2003). American Sign Language in virtual space: Interactions between deaf users of computer-mediated video communications and the impact of technology on language practices. Language in Society.
(12) Vedi http://www.signwriting.org/
(13) Vedi http://www.istc.cnr.it/showabstract.php?bibid=1731

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Sindrome di Asperger

Messaggio  michelalenzone il Gio Gen 07, 2010 8:10 pm

La Sindrome di Asperger è considerata un disordine pervasivo dello sviluppo apparentato con l'autismo e comunemente considerato una forma dello spettro autistico "ad alto funzionamento". Generalmente si ritiene che si tratti di un tipologia autistica caratterizzata da difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un'accentuata alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell'autismo classico. La sindrome di Asperger si manifesta con una pronunciata tendenza alla distrazione, con l'incapacità di comprendere le emozioni altrui, con gestualità fortemente ridotta, goffaggine nei movimenti, forte attaccamento alle abitudini, eccessiva attenzione ai particolari e comportamenti ripetitivi. Le persone affette da sindrome di Asperger hanno intelligenza e capacità linguistiche nella norma (a volte anche superiore), ma appaiono incapaci a comprendere gli stati emotivi altrui attraverso i diversi indizi derivanti dal linguaggio corporeo e dalle inflessioni della voce o dalla stessa situazione relazionale. Può accadere che esse osservino un sorriso senza riuscire a capirne il significato o magari interpretandolo come una semplice smorfia.
La malattia si presenta con diversi gradi di gravità; certi individuo che ne soffrono appaiono quasi normali nell'interpretare le espressioni del viso e le intenzioni altrui. In generale, la sindrome di Asperger comporta un diminuito interesse per gli altri, una relativa indifferenza per i rapporti sociali; i bambini si mostrano spesso attratti da un solo argomento che diventa una sorta di ossessione.
La sindrome di Asperger (AS) è un disordine pervasivo dello sviluppo imparentato con l’autismo e comunemente considerato una forma di autismo “ad alto funzionamento”. In generale si ritiene che si tratti di un tipo di autismo caratterizzato dalla difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un’alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell’autismo classico.
Contrariamente al Disturbo Autistico, non vi sono ritardi o devianze clinicamente significativi nell’acquisizione del linguaggio, sebbene aspetti più sottili della comunicazione possano essere alterati.
Il disturbo è continuo, dura tutta la vita. In età scolare, le buone capacità verbali del bambino possono mascherare la gravità della disfunzione sociale e “ingannare” coloro che se ne occupano (genitori, insegnanti).
Gli individui con la sindrome di Asperger possono essere percepiti come persone la cui mente non riesce ad agganciarsi alla realtà, come coloro che soffrono di autismo classico, non possedendo una teoria della mente propria e altrui.
È importante notare che, rispetto alle altre forme di autismo, questa sindrome non sempre impedisce di diventare adulti funzionanti in termini di inserimento sociale (lavoro, matrimonio…). La letteratura sottolinea il ruolo positivo rivestito da precoci interventi cognitivo-comportamentali, mirati all’acquisizione delle abilità sociali (social skills training). In età scolare sono utili gli interventi educativi individualizzati, in modo da tenere conto delle specifiche esigenze correlate col disturbo. Esistono, infine, gruppi di supporto per persone con sindrome di Asperger e autismo ad alto funzionamento, volti a favorire l’incontro e il confronto con altri che hanno problematiche simili. Le persone con AS compiono spesso uno sforzo di adattamento che consente loro di acquisire o compensare, almeno in parte, quelle abilità di cui non erano naturalmente dotate, grazie anche ad un QI che a volte è di molto superiore alla media.
Si potrebbe definire come un innato disordine del comportamento, ma è difficile avere una definizione di questa patologia in due parole, forse potrebbe essere meglio considerata semplicemente come un insieme di sintomi con una maggiore o minore gravità.
La sindrome di Asperger prende il nome dal dottor Asperger che, nel 1981, ragruppò sotto questo nome una serie di deficit simili a quelli dell’autismo.
Le persone affette dalla sindrome, presentano, sì l’incapacità di decodificare il linguaggio del corpo, l’emotività, il non detto delle altre persone, ma rispetto agli autistici possono condurre vita normale senza neanche sospettare di essere affetti da questo disturbo.


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DIGITAL DIVIDE E DISABILITà

Messaggio  ilaria grimaldi il Gio Gen 07, 2010 8:33 pm

La “Rivoluzione digitale” ha portato nuovi e profondi cambiamenti nella nostra società, proprio come aveva fatto un paio di secoli prima la Rivoluzione industriale. Viviamo oggi nella Società dell’Informazione e della Conoscenza: il progresso tecnologico ha fatto sì che l’informazione, il bene essenziale di questa nuova era, possa propagarsi in maniera veloce e pervasiva, a costi contenuti.
Per il progresso armonico dell’intera società, risulta però essenziale che l’informazione sia raggiungibile da tutti: se una parte della popolazione ne rimane priva, si rischia di creare una nuova e pericolosa forma di discriminazione, la cosiddetta info-esclusione.
L’Unione Europea è da tempo impegnata affinché la Società dell’Informazione sia per tutti: nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002″, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “epartecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione.
Tutti gli elementi che favoriscono lo sviluppo dell'accessibilità contribuiscono a ridurre il Digital Divide. Potremmo affermare che la tematica dell'accessibilità è un sottoinsieme di un ambito più vasto: il Digital Divide. Più precisamente l’accessibilità riguarda una serie di norme, studi, accorgimenti che mirano a ridurre o eliminare un “fronte” del Digital Divide che interessa direttamente le persone con deficit sensoriali o cognitivi e indirettamente vasti strati della società.

“La rapida diffusione di Internet procede in maniera irregolare in tutto il pianeta”

Il digital divide o divario digitale è un concetto sorto durante gli anni ‘90 per indicare le differenze di accesso e utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che si riscontrano fra Stati, gruppi sociali e fra persona e persona.
Tra le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la crescente importanza di Internet e del cyberspazio come nuovi strumenti e luoghi di condivisione e di creazione di significato, ha di fatto catalizzato l’attenzione di numerosi studiosi che si sono occupati del fenomeno.
Il Digital Divide è riconducibile a un insieme di cause:
• l'assenza di infrastrutture a banda larga;
• l'analfabetismo informatico degli utenti, sia riguardo il computer in genere, sia, in particolare, le potenzialità di Internet.
Le definizioni dell’OMS sono state molto utili perché hanno contribuito a fornire un’immagine più corretta delle persone disabili, portando anche il contesto (società, strutture, etc.) ad identificare strumenti, risorse e responsabilità per dare loro opportunità uguali.
Le disabilità possono essere:
• Fisiche: che comprendono le disabilità motorie, relative al controllo dei movimenti degli arti, e sensoriali, riguardanti limitazioni di uno dei cinque sensi, in particolare della vista e dell’udito;
• Cognitive: limitazioni delle funzioni intellettive che possono assumere caratteristiche diverse (disturbi della parola, del linguaggio, della coordinazione del pensiero, etc.), tali da ridurre i livelli di comunicazione, attenzione e risposta agli stimoli esterni.
Alcune categorie di disabili sensoriali e motori possono avvalersi di strumenti o programmi che permettono loro di svolgere delle attività che altrimenti non sarebbero in grado di effettuare. Si tratta delle cosiddette tecnologie compensative (anche dette tecnologie assistive o ausili), strumenti hardware e/o software che:
Effettuano una conversione “equivalente” dell’informazione da un organo di senso ad un altro. Alcuni esempi di tali tecnologie sono:
• Dallo schermo del PC (vista) al tatto (Barra Braille per non vedenti);
• Dallo schermo del PC (vista) all’udito (sintesi vocale per non vedenti);
• Da udito (documenti audio) a vista (documenti testuali);
Consentono un diverso modo di utilizzare taluni dispositivi, ad esempio:
• Mouse speciali (per disabili motori);
• Tastiere speciali (per disabili motori);
Consentono di sopperire a menomazioni gravi di una facoltà sensoriale, ad esempio gli ingranditori del testo sullo schermo del PC (per gli ipovedenti).
Ogni ausilio deve avere come punto di arrivo la persona, le sue esigenze, le sue difficoltà, e deve adattarsi alle sue capacità. Fortunatamente oggi esistono moltissimi ausili, informatici e non; in queste pagine si parlerà solo di quelli collegati o installati su un personal computer. L’importanza di poter disporre di molti ausili permette a persone, anche con la stessa disabilità, di esprimere nella scelta le proprie preferenze e la propria specifica predisposizione.



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sindrome di angelman

Messaggio  antonietta.rossana il Gio Gen 07, 2010 8:35 pm

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Tra i temi alternativi, si annoverano alcune sindromi, ciò ci ha spinte a condividere con i colleghi del forum una nostra esperienza fatta durante il nostro volontariato. Questa esperienza ci ha fatto conoscere la sindrome di angelman,così detta propria perchè chi ne è affetto si presenta con capelli biondi ed occhi azzurri:

Racconta Harry Angelman, pediatra inglese, che circa trent’anni fa tre suoi piccoli pazienti presentavano caratteristiche particolari che lo incuriosirono. Il loro quadro clinico era sostanzialmente simile ed egli ebbe il forte presentimento che fossero affetti dalla stessa patologia, sconosciuta perché mai descritta in precedenza.

In seguito, visitando il museo di Castelvecchio a Verona, il medico si trovò di fronte una tela dell’artista Giovanni Francesco Caroto (pittore del Cinquecento), che raffigurava un giovane sorridente con in mano il disegno di una bambola (o di un burattino). Quel sorridente Ritratto di fanciullo con disegno gli riportò alla mente quei tre ragazzi, che a loro volta ridevano moltissimo, oltre ad avere movimenti a scatti degli arti e del tronco.

Si decise dunque a descriverli nella letteratura medica con il saggio Puppet Children (letteralmente "ragazzi burattino"). Solo dopo molti anni di ricerche si scoprì che nel mondo esistevano parecchi di questi pazienti, affetti da quella che venne da allora chiamata sindrome di Angelman.

Quest’ultima è una malattia genetica caratterizzata da sintomi prevalentemente neurologici, tra i quali un grave ritardo nello sviluppo psicomotorio e intellettivo, difficoltà nel mantenersi seduti e nel camminare, assenza del linguaggio (non più di cinque parole), esasperata iperattività, grosse difficoltà nell’apprendimento, movimenti insoliti, epilessia nell’80% dei casi (con un tracciato elettroencefalografico specifico e sempre anomalo), scoliosi (con un’incidenza del 10%), problemi di nutrizione e del sonno, testa di dimensioni inferiori alla media, spesso con appiattimento occipitale e strabismo (40% dei casi). Caratteristiche sono anche un’indole affettuosa e le frequenti risate, oltre ai capelli chiari e agli occhi azzurri (presenti nel 60% degli affetti).

L’incidenza della sindrome di Angelman non è nota con precisione, anche perché si ritiene che la malattia sia fortemente sottodiagnosticata. I dati attualmente disponibili parlano di un nuovo caso ogni 10-20.000 nati (ne sarebbero affetti almeno 4.000 italiani). Un bambino con la sindrome di Angelman ha solitamente genitori e parenti sani.

Sin dai primi mesi di vita, il soggetto può presentare aspecifiche difficoltà di alimentazione e ritardo nell’acquisire le prime tappe dello sviluppo neurologico (come sorridere, stare seduto da solo, fare i primi passi ecc.). Parallelamente, la crescita della testa tende ad essere più lenta rispetto agli altri parametri (peso e altezza) e possono comparire le prime crisi epilettiche.

Valorizzando questi segni clinici, visitando con attenzione il paziente e/o interpretando in modo accurato un suo tracciato elettroencefalografico, un pediatra, un neurologo o un genetista clinico possono sospettare la diagnosi.

A questo punto esiste una sequenza di test di laboratorio via via più sofisticati (cariotipo ad alta risoluzione, ibridazione in situ con sonda fluorescente, studio della disomia uniparentale, test di metilazione ecc.) che consentono di confermare la diagnosi, dimostrando il difetto di base della malattia.

Gli sforzi terapeutici più rilevanti sono rivolti alla riabilitazione psicomotoria, alla ricerca e alla stimolazione di una modalità di comunicazione alternativa al linguaggio verbale (è noto che i bambini affetti hanno capacità e necessità di comunicazione ben superiori alla loro possibilità di esprimersi con le parole) e alla terapia delle crisi epilettiche.

La fisioterapia è importante per la mobilità articolare e per prevenire l’artrosi articolare. La terapia occupazionale, infine, l’idroterapia e la musicoterapia sono di grande aiuto nella gestione di questa patologia.

antonietta.rossana

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  antonietta.rossana il Gio Gen 07, 2010 8:47 pm

Vetrano Rosaria Rossana
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Navigare su Internet: anche i non vedenti ora possono farlo

E' un brevetto del Politecnico di Milano ad abbattere le barriere che impediscono ai non vedenti di usare Internet. Sul Web ora si può navigare anche "a occhi chiusi", grazie al suono e una serie di impulsi tattili

Spesso si parla di digital divide, della frattura sociale che separa coloro che non hanno accesso alla tecnologia dai pochi fortunati che invece ne possono fruire come e quando vogliono. Una divisione che identifica un nuovo tipo di analfabetismo, quello informatico, ma che non sempre è dovuta a problemi di tipo economico o scolastico. Come nel caso dei non vedenti.

Ma un brevetto del Politecnico di Milano, realizzato insieme all'Istituto dei Ciechi, promette di eliminare questa barriera. Grazie ai suoni. Navigare su Web è un'operazione apparentemente semplice. Ma senza poter vedere lo schermo diventa terribilmente difficile. Eppure i ricercatori hanno inventato un modo per generare segnali audio stereo a partire dall'immagine scaricata dalla rete. Il suono stereo ha due canali: il brevetto prevede che dal canale di sinistra si percepisca un normale impulso audio, mentre attraverso quello di destra viene generato un "impulso tattile" che arriva all'utente tramite un "trasduttore di contatto" indossato sul dito.

Dunque l'esperienza visiva si trasforma in audio-tattile, in modo simile a ciò che avviene usando le speciali tastiere Braille, e così un ipovedente potrà "leggere" le immagini e le pagine Web e, con una tavoletta grafica, navigare in Rete. Non solo. Secondo i ricercatori quest'invezione avrà costi molto contenuti. E dovrebbe consentire ai non vedenti di accedere a qualsiasi informazione presente in Rete. Se dovesse essere prodotto su larga scala potrebbe abbattere una barriera importante.

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DIGITAL DIVIDE E DISABILITA'

Messaggio  laura luise il Gio Gen 07, 2010 9:41 pm

Per Digital Divide si intende alla lettera: divario, divisione digitale. Esso viene inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche. Storicamente, se né parlato per la prima volta all'inizio degli anni novanta, quando il concetto di "divario digitale" era riferito alla difficoltà di accesso a internet in determinate zone del paese. Tale termine assume un significato simile anche in altri contesti, dove è ancora elevata la divisione tra coloro i quali beneficiano di attrezzature digitali,rispetto ad altri, seppur in alcuni casi necessarie a garantire l'autonomia minima ad un soggetto. Diverse sono state le proposte, tra cui la domotica, che avevano come obiettivo quello di migliorare la qualità di vita dei soggetti diversamente abili e non. Il termine in sé nasce in Francia come la fusione di "domus" (casa, in latino) e "informatique" (informatica, in francese) da qui "domotique" che è stato tradotto in italiano con "domotica".Essa ha come oggetto di studio l’automazione della casa, scienza che studia particolari sistemi per automatizzare l’abitazione e facilitare l’adempimento di molte azioni che di solito si svolgono tra le mura domestiche. In senso lato, quindi, possiamo pensare alla domotica come all'applicazione dell'informatica nella casa. Una casa, che per quanto confortevole possa apparire a prima vista ad alcuni, può risultare piena di barriere per altri. Tali ostacoli, possono esser rimossi in modo tale da migliorare, in base alle esigenze, il proprio spazio. L'obiettivo è quello di potersi sentire liberi ed autonomi in uno spazio che cambia in funzione dei soggetti che lo usufruiscono. Alcuni, parlano di “casa intelligente”, indicando con tale termine un ambiente domestico opportunamente progettato e tecnologicamente attrezzato al fine di rendere più agevoli le attività all’interno dell’abitazione,di aumentarne la sicurezza e di consentire la connessione a distanza con servizi di assistenza. Così come propone l'Organizzazione Mondiale della Sanità nel documento International Classification of Impairments, Disabilities and Handicap:l' handicap è una condizione di svantaggio sperimentata conseguente a una menomazione o a una disabilità che in un certo soggetto limita o impedisce lo svolgimento delle attività considerate normali in relazione alla sua età, al sesso e ai fattori sociali e culturali. In altre parole, l'handicap non è più soltanto una condizione della persona, ma deriva dal suo rapporto col mondo e l'organizzazione sociale in cui vive. Occorrerebbe perciò intervenire sia sul soggetto in situazione (e non portatore) di handicap, attraverso l'educazione e la formazione, ma anche sul contesto in cui si trova, progettandolo ed adattandolo in funzione di tutti i soggetti che ne fanno parte. É quindi il contesto a rendere “diverso dagli altri”, un soggetto, indipendentemente dal fatto che egli sia normodotato o meno, poiché pone barriere tali da porlo in situazioni di svantaggio. Infatti, la domotica nasce per realizzare, in un ambiente confortevole, strumenti rivolti a tutti coloro i quali ne hanno necessità senza specificare il grado di disabilità o di menomazione a cui essi si rivolgono. Per una reale politica d'integrazione, e per il passaggio dal concetto di adattabilità a quello di integrazione delle persone disabili in tutti gli ambiti della vita sociale, occorrerebbe in primo luogo partire, a mio avviso, dal luogo domestico. Tale divide è quindi un problema tutt'ora aperto, in quanto la forbice che separa coloro i quali hanno i mezzi economici per assicurarsi una “casa intelligente”e chi no,è una realtà contemporanea. Infatti,un fattore di notevole importanza da non sottovalutare, riguarda proprio i costi di tali apparecchiature, infatti queste nuove tecnologie sono rivolte spesso ad un mercato di nicchia in quanto, ne preclude l'utilizzo alla gran parte dei disabili in Italia. Ed è proprio questa una grande carenza del nostro stato sociale che non riesce a fornire degli accettabili standard di aiuto e ciò influenza in modo negativo il processo di integrazione di tali soggetti.






















1.Giulio Carcani, Pluto Journal,Nr. 37, 2002
2.Giovanni Del Zanna, Casa e futuro/ Tecnologia e domotica, 2008
3.www.morse.it/domotica
4.www.domotica.ch/disabili_europa.shtml
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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  Messico Patrizia il Gio Gen 07, 2010 9:44 pm

Relazione.”Digital divide e disabilità:divario digitale che divide chi usa Internet e le nuove tecnologie e chi no”
Le nuove tecnologie, e il computer in particolare,ormai, svolgono un ruolo importante come strumenti e ambienti per favorire l’apprendimento.
L’ITC ( tecnologie dell’informazione e della comunicazione) sono considerate, spesso, come strumenti progettati per facilitare l’accesso all’informazione degli alunni disabili. Un computer, opportunamente adottato con periferiche adeguate o con software dedicato, consente, spesso, un miglioramento della qualità dell’integrazione scolastica di alunni disabili, anche attraverso le cosiddette “tecnologie assistite”, che la legge 4/2004 (la cosiddetta legge “Stanca”) definisce come “gli strumenti e le soluzioni tecniche, hardware e software, che permettono alla persona disabile, superando o riducendo le condizioni di svantaggio, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi informatici ”. L’utilizzo della rete, però, ha messo in evidenza che, spesso, l’utilizzo delle tecnologie informatiche ha creato distanze tra coloro che possono utilizzare informazioni e servizi e coloro che non possono farlo. E’ il digital divide (“divario digitale ”) che, secondo Pinnelli, (cfr. Pinnelli, 2007 p. 149) costituisce una spaccatura tra paesi poveri e paesi industrializzati. Un aspetto del digital divide è rappresentato dal fatto che, se viene creato un sistema operativo, un software o interi siti web, senza considerare gli standard di accessibilità ed usabilità, alcune categorie di persone, solitamente quelle svantaggiate, vengono impedite da utilizzare le tecnologie in questione. A livello tecnico per sito Web accessibile si intende “un sito che possa essere visitato da qualsiasi utente indipendentemente dal computer usato, dalla velocità di collegamento, dal browser, dall’interfaccia utente, dalle periferiche alternative utilizzate (tastiere Braille, joystick speciale ecc.)”e dove il contenuto dell’informazione e la sua presentazione siano sempre indipendenti l’una dall’altra” (Mucci, 2002, pag. 55). Nel suo libro “L’architettura del nuovo Web”, Bernners – Lee afferma che il Web “deve consentire un accesso paritario a chi si trova in una situazione economica e politica differente, a chi ha handicap fisici e cognitivi, a chi appartiene ad una cultura diversa e a chi usa lingue diverse con caratteri diversi che si leggono in diverse direzioni sulla tastiera”.(Berners- Lee, 2001, p.90) .
Le nuove tecnologie possono, quindi, migliorare la qualità della vita per le persone disabili solo se sono progettate in modo che tutti possono utilizzarle. Quanti sono affetti da problemi di mobilità fisica, anche gravi, come sclerosi multipla, paralisi o varie forme di artrite, possono incontrare difficoltà nel muovere il mouse o nell’usare una tastiera. Quelli, poi, deboli di udito o sordi hanno difficoltà a utilizzare video in rete, o sentire i suoni di avviso del computer. A mio avviso, per far sì che le nuove tecnologie diventino uno strumento di integrazione sociale e di crescita democratica, bisogna che siano rispettati accorgimenti affinché tutti :ricchi, poveri, normodotati,disabili,possano accedere senza incorrere in nuovi ostacoli. Infatti il digital divide (divario digitale,DD) è una discriminazione o comunque una forma di disuguaglianza, barriera, limitazione esistente nell’accesso delle nuove tecnologie. Questo divario può essere imputato a diversi fattori:reddito insufficiente, mancanza di competenze individuali, modelli politico-istituzionali non democratici, assenze di infrastrutture .Paolo Graziani, non vedente, ha vissuto in prima persona molti cambiamenti intercorsi negli ultimi 30 anni nell’ambito delle tecnologie, per non vedenti, con un ruolo importante: ricerca tecnologica, formazione,utilizzo dell’informatica sull’inserimento lavorativo, l’aspetto sociale e lavorativo,(in particolare la legge 4/2004). Su ASPHI c’è una sua lunga intervista per la realizzazione del volume “Il valore della diversità”.



Bibliografia:
  • Berners T., L’architettura del nuovo web,Feltrinelli, Milano, 2001
Mucci A, I Quaderni di Telema un
  • Web per tutti. L’accessibilità di Internet, suppl. al numero di ottobre n 200, pagg.53-80
ASPHI n
  • 30 .Articolo “Il valore della diversità di Sterfano Mazzotti, Fondazione IBM. Italia.
www.cnipa.gov.it dal libro Bianco (lavoro della commissione interministeriale sullo sviluppo e l’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione per le categorie deboli.).
  • Serenella Besio .Tecnologie assistite per la disabilità .Open learning Pensa Multimedia


[list][*]testimonianze 30 anni di tecnologia per i non vedenti di Paolo Graziani CNR- IFAC "Nello Carrara" di Firenze
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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  minieri fortuna il Gio Gen 07, 2010 10:17 pm

La rapida diffusione di Internet procede in maniera irregolare in tutto il pianeta” (Castells, 2002, p. 243)(1).
Il digital divide o divario digitale è un concetto sorto durante gli anni ‘90 per indicare le differenze di accesso e utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che si riscontrano fra Stati, gruppi sociali e fra persona e persona.
Tra le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la crescente importanza di Internet e del cyberspazio come nuovi strumenti e luoghi di condivisione e di creazione di significato, ha di fatto catalizzato l’attenzione di numerosi studiosi che si sono occupati del fenomeno.
In letteratura la principale distinzione in merito al divario digitale riguarda la dimensione intra moenia e globale del fenomeno. Il concetto di digital divide globale è centrato sulle differenze tra le diverse Nazioni, mentre chi si occupa di divario intra moenia prende in considerazione una serie di spaccature presenti all’interno di ogni singolo Paese; spaccature che vengono messe in luce ponendo a confronto gruppi sociali distinti sulla base delle classiche variabili socio-demografiche quali l’età, il genere, il livello di scolarizzazione, il reddito e più recentemente la disabilità.
Quali sono le cause del divario digitale? Oltre a problematiche di natura tecnologica quali sono le componenti motivazionali che possono condurre o meno una persona all’utilizzo delle tecnologie? Che impatto ha l’utilizzo delle tecnologie sulla vita stessa dei fruitori? Che vantaggi può offrire l’utilizzo delle tecnologie? Possono essere le stesse considerate un nuovo strumento di inclusione/esclusione sociale?
Così come gli anziani, anche le persone disabili, possono trarre evidenti vantaggi dall’utilizzo delle ICT, ma anche nel loro caso la diffusione delle stesse continua a manifestare livelli decisamente inferiori a quelli delle persone non disabili.
Abbiamo già detto che per Digital Divide si intende alla lettera divario, divisione digitale: esso viene inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche.
Pertanto tutti gli elementi che favoriscono lo sviluppo di questa accessibilità contribuiscono a ridurre il Digital Divide. Più precisamente l’accessibilità riguarda una serie di norme, studi, accorgimenti che mirano a ridurre o eliminare un “fronte” del Digital Divide che interessa direttamente le persone con deficit sensoriali o cognitivi e indirettamente vasti strati della società.
Una recente indagine dell’Unione Europea (2) mostra come ancora oggi i punti di vista sull’ esistenza della discriminazione verso i disabili varino abbastanza significativamente tra i paesi membri. La discriminazione causata dalla disabilità viene percepita maggiormente diffusa in Italia (68%) e Francia (66%) e molto meno in Danimarca (32%).
In linea con la diffusa percezione, da parte dell’opinione pubblica europea, delle difficili condizioni di vita dei disabili l’indagine rivela un chiaro consenso in tutti gli stati membri sulla necessità di investire maggiori risorse per sviluppare l’accessibilità (91%).
Il potenziale delle nuove tecnologie per creare un’Europa accessibile è molto significativo.
Promuovere una Inclusive Knowledge Society è uno degli obietti primari dell’2010 (3) che annuncia misure per rendere le tecnologie dell’informazione e della comunicazione accessibili al più vasto numero di persone possibile e lo sviluppo di prodotti progettati per un segmento di consumatori che sia il più ampio possibile secondo la filosofia del Design for All, che attraverso una progettazione adeguata mira ad assicurare accessibilità, salute e sicurezza a tutti, in special modo alle fasce più deboli come i bambini, le persone anziane e le persone con disabilità fisica, sensoriale, mentale e cognitiva.
Ho voluto approfondire nello specifico la tematica “digital divide-accessibilità”,perché credo che una migliorata accessibilità dei contenuti porti benefici notevoli per tutti gli utenti ai quali vengono forniti servizi ed applicazioni più efficienti e facilmente utilizzabili, incrementandone quindi il grado di usabilità. Un elevato livello di accessibilità porta benefici in particolare a chi accede per condizioni fisiche,ambientali o sociali sfavorevoli.

(1) Castells, M. (2002). Galassia Internet. (Trad it a cura di Viviani, S.), Milano: Feltrinelli.
(2) Speciale EUROBAROMETERO 263 “Discrimination in the European Union”, Gennaio 2007, Commissione Europea.
(3) Lanciato nel giugno 2005, 2010 - società europea dell'informazione per il 2010 - è il nuovo quadro strategico della Commissione europea per l'informazione e i media.
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LA SINDROME DI ASPEGER

Messaggio  fabiana capoluongo il Gio Gen 07, 2010 10:57 pm

La Sindrome di Asperger 1 negli ultimi tempi ha sempre più assunto il significato, improprio, ma suggestivo,della relazione tra deficit e genio. Soggetti molto dotati intellettivamente, ma emarginati da una società insensibile ai loro problemi. Nelle statistiche l’incidenza della sindrome sembra in aumento ed ovviamente si “osservano” situazioni psicopatologicamente ambigue e di difficile definizione, riproponendo il tema del rapporto tra psicopatologia ed organizzazione sociale. Vi sono quadri psicopatologici che descrivono iconoclasticamente lo spirito del tempo,
per esempio l’isteria, al tempo di Freud, cioè la sessualità negata o l’“esaurimento nervoso” quadro, sebbene non definito scientificamente,
però accettato come conseguenza delle difficoltà nell’adattarsi ad una società sempre più complessa e ad una tecnologia che, in rapida evoluzione, creava ampie sacche di disadattati. Di queste “malattie” oggi quasi non si parla più, i riferimenti più significativi vengono fatti su una sindrome misteriosa e ambigua: il borderline. Quadro che ha in sé aspetti isterico-narcisistici, stati depressivi, bouffées deliranti ed aspetti francamente antisociali, quindi il disturbo che è maggiormente individuabile nella società attuale, che ne vede il continuo aumento anche sotto la denominazione di sindrome di Asperger. L’Asperger è anche chiamato “autismo ad alto funzionamento”e tuttavia le più recenti ricerche non
ne riconoscono il carattere autistico, proprio perché vi mancano gli aspetti più specifici del tipico Autismo di Kanner 2, che in sintesi riguardano:
grave isolamento sociale con crisi di aggressività e di distruttività;
comparsa a partire dai due anni;
formazione di un sistema rappresentazionale personale e non condivisibile;
mal funzionamento della coscienza ed un pensiero fondamentalmente di tipo concreto (la percezione prende il posto del pensiero);
gravi difficoltà nel funzionamento della teoria della mente;
l’affettività è fortemente destrutturata, spesso sostituita da forti sentimenti riparativi.
Al contrario nell’Asperger si ha:
buon funzionamento della coscienza e del pensiero che ha raggiunto il livello simbolico;
ipermentalizzazione che induce un senso di superiorità conducendo alla svalorizzazione degli altri e negazione delle percezioni interne;
nessun oggetto vale la pena di essere salvato e le relazioni interpersonali sono fragili e facilmente frantumate da acting out;
la figura femminile, svalorizzata, suscita desideri incontenibili insieme a sensi di frustrazione proprio per le capacità relazionali che mancano
al soggetto e che sostengono i sentimenti della diversità.
Tuttavia questa sindrome, è collocata nel DSMIV 3 tra i disturbi pervasivi delle sviluppo e si discute tuttora se debba considerarsi una forma mite di autismo, o se costituisca un autonomo disturbo. Come ricordato in precedenza c’è chi l’identifica con l’HFA (High Functionning Autism, tradotto letteralmente: Autismo ad Alto Funzionamento) che è quella parte dello spettro autistico che riguarda i soggetti “verbali” con un buon quoziente intellettivo e chi invece la ritiene da essa distinguibile principalmente per il più precoce sviluppo del linguaggio.
L’Asperger non ha un unico aspetto, ma si presenta con una gamma di abilità e comportamenti che, al di là di poche fondamentali caratteristiche, differenziano un individuo dall’altro, rendendo a volte difficile la diagnosi. Questi pazienti compiono spesso uno sforzo dI adattamento che gli consente di acquisire o compensare, almeno in parte, quelle abilità di cui non erano naturalmente dotate, grazie anche ad un Q.I. a volte superiore alla media. Ciò può rendere alcuni di loro, col passare degli anni, non distinguibili da soggetti normodotati.

IL CASO:
A. è un giovane di 21 anni, di madre inglese e padre italiano, vissuto fino a 18 a Londra, e da qui trasferitosi in Italia anche a motivo della morte del padre, unico sostegno economico della famiglia e insostituibile riferimento emotivo del paziente. È descritto come un bambino “chiuso, un po’ strano,diverso dagli altri, triste, sempre silenzioso, distratto”.La madre doveva dormire con lui perché pensava sempre, turbato, a cose successe anche molti mesi prima. Non incontra tuttavia gravi difficoltà a livello scolastico, rimanendo comunque isolato ed
incapace di stabilire amicizie significative. Il padre lo sostiene molto e funziona per lui come un “Io ausiliario” a cui il paziente si riferisce. Le sue problematiche approdano all’osservazione specialistica solo all’età di 12 anni e dopo vari anni e diversi specialisti viene formulata la diagnosi di Sindrome di Asperger. I familiari partecipano all’epoca a gruppi di sostegno specifici. Quando A. ha 15 anni muore il padre, nei tre anni successivi compaiono sintomi d’ansia, depressione, crisi di rabbia anche violente fino all’intervento della polizia,che lo conduce in una cella di sicurezza.Il rientro forzato in Italia (per motivi economici) è fonte di grandi tensioni, proprio in questo periodo avvengono i primi ricoveri in reparto psichiatrico,in seguito ad una sintomatologia proteiforme caratterizzata da forte ansia, sintomi fobico-ossessivi,difficoltà a gestire la rabbia, tratti che sembrano francamente paranoidei. A. appartiene a uno specifico sottogruppo di pazienti che richiede un trattamento farmacologico che oltre alle patologie psichiatriche associate (es. depressione), controlli l’irritabilità e gli scoppi d’ira, l’iperattività e il comportamento disorganizzato, stereotipie, aggressività, agitazione ed autoaggresività. La possibilità del trattamento farmacologico va presa in considerazione, come in A., quando tali comportamenti sono così severi da ostacolare sensibilmente altri trattamenti.
Tuttavia non esistano farmaci specifici per l’Asperger, numerosi studi in aperto e quelli più raramente controllati con placebo hanno dimostrato
che diverse classi di farmaci (neurolettici classici e atipici, stabilizzanti del tono dell’umore,SSRI) possono migliorare significativamente
alcuni sintomi associati. In particolare i farmaci finora risultati maggiormente efficaci sono quelli che interagiscono con il sistema dopaminergico o quello serotoninergico. In A. il farmaco dimostratosi più efficace è il risperidone.

TESTO:
La sindrome di Asperger e i disturbi generalizzati dello sviluppo ad alto funzionamento

La Sindrome di Asperger (SA) viene di solito diagnosticata durante l'infanzia ed è un disturbo sociale che dura per tutta la vita. È caratterizzata da mancanza di empatia, scarsa capacità di fare amicizia,conversazioni unilaterali, movimenti goffi e un'attrazione eccessiva per interessi particolari…
Nonostante la notevole attenzione prestata alla SA sin dalla sua prima descrizione più di 50 anni fa,numerose questioni centrali su questo disturbo restano ancora senza risposta. Questo volume vaglia gli ultimi sviluppi della teoria e della ricerca, discutendone i punti chiave sia diagnostici che concettuali e riesaminando ciò che si sa delle caratteristiche comportamentali e neurobiologiche.
Vengono valutati gli effetti della SA sullo sviluppo sociale, sull'apprendimento, sulla comunicazione e alcuni capitoli fanno luce sulle sfide che i soggetti affetti dalla SA affrontano nel contesto familiare,a scuola e in ambienti diversi. Viene prestata un'attenzione dettagliata alle questioni pratiche connesse alla valutazione e alla cura. Vengono delineate direttive per arrivare a una valutazione clinica esauriente e viene inclusa una descrizione degli strumenti utili a questo fine.Viene anche presentato un progetto per sviluppare un programma di trattamento individuale per
bambini, adolescenti e adulti affetti dalla SA illustrando i nuovi sviluppi nella terapia delle capacità sociali e comunicative e le tecniche di adattamento. Mescolando i punti di vista professionali con quelli personali, il volume si conclude con alcuni saggi di genitori che svelano le prove e le tribolazioni, come anche le gioie e le conquiste, implicite nell'allevare un bambino affetto da SA.
Nel promuovere una maggiore consapevolezza della SA e di quelle condizioni a essa connesse, questo libro fornisce la conoscenza necessaria per aiutare soggetti con gravi menomazioni sociali a migliorare le proprie potenzialità. Sarà una lettura interessante per psicologi clinici e scolastici,psichiatri, assistenti sociali, logopedisti, pediatri, insegnanti, amministratori scolastici, specialisti dell'apprendimento, studenti di salute mentale e coloro che si prendono cura dei disabili.




1:A.CICOGNI, A. CASTAGNOLI " La sindrome di aspeger un paradosso diagnostico e terapeutico"
2:Testo a cura di Ami Klin, Fred R.
3:www.gipsicopatol.it
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digital divide e disabilità

Messaggio  anna.avallone il Gio Gen 07, 2010 11:06 pm

Con il termine Digital Divide si fa riferimento al divario esistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie e chi no. Le cause di questo divario sono ancora in fase di studio, ma si inizia a ritenere che le condizioni economiche, dell' istruzione e, in molti paesi, l' assenza di infrastrutture siano i principali motivi di esclusione. Una delle cause maggiormente condivise del D.D. è di carattere economico; ciò impedisce ad ampie fasce della popolazione dei paesi in via di sviluppo di acquisire un' alfabetizzazione informatica che è causa essa stessa di D.D. Le cause economiche possono però essere anche alla base dell' esclusione dei disabili dalla possibilità di usufruire dei progressi della domotica. Non tutte le persone con handicap, anche se vivono nei paesi ricchi, possono avere l' opportunità di vivere in case super-attrezzate, come è stato ampiamente dibattuto in aula più volte nel corso delle lezioni. Un articolo molto interessante pubblicato da The Economist sottolinea come il Digital Divide non rappresenti di per sè un problema, ma piuttosto è un sintomo di un gap più importante e profondo. Tale divario riguarda il reddito, lo sviluppo, l' alfabetizzazione. Nell' articolo è scritto: "Il dibattito sul Digital divide sembra fondarsi sulla convinzione che il semplice fatto di portare internet ai paesi poveri possa aiutarli a diventare rapidamente ricchi". La limitata accessibilità alle tecnologie digitali è un problema che riguarda comunque anche le nazioni sviluppate. Nelle aree industrializzate del mondo le tecnologie digitali sono economiche, ma vi è una grande percentuale della popolazione che non è in grado di sfruttarne appieno il potenziale. Quindi il D.D. deve essere affrontato da due versanti: l' economia e l' istruzione.
Il nuovo modello di sviluppo impone impone il salto del digital divide planetario. Richiede un' economia basata su Internet, potenziata dalla capacità di apprendimento e di generazione di sapere, in grado di operare all' interno di reti globali di valore e supportata da istituzioni politiche efficientie legittimate. Infatti la differenza tra coloro che hanno Internet e coloro che invece ne sono privi aggiunge un' altra spaccatura cruciale alle fonti di disuguaglianza ed esclusione sociale. Ad esempio Internet può rappresentare un grande aiuto per i diversamente abili per entrare in contatto con altre persone oppure per svolgere un' attività lavorativa a casa, questo purchè non si precluda loro la possibilità di vivere il contatto diretto con gli altri perchè in tal caso non si determinerebbe la tanto citata inclusione, ma si verrebbe a determinare una ghettizzazione nella propria stessa dimora.
L' Unione Europea è da tempo impegnata affinchè la Società dell' informazione sia per tutti, l' invito all' integrazione sociale dei disabili è stato ribadito più volte. Gli stimoli europei sono stati recepiti dagli stati membri che si sono proposti di utilizzare l' innovazione tecnologica come strumento per annullare il digital divide e per evitare che proprio le nuove tecnologie siano la fonte di una nuova tipologia di barriere, le barriere virtuali. Per ridurre il digital divide i disabili dovrebbero avere a loro disposizione, soprattutto nella scuola o nei luoghi dove lavorano, strumenti necessari per poter usufruire delle nuove tecnologie senza le quali saranno esclusi dalle future dinamiche di sviluppo mondiale. Ad esempio gli SCREEN READER sono condizione indispensabile per l' accesso al computer da parte di una persona non vedente in quanto sono dei programmi che interpretano i contenuti testuali mostrati dalle applicazioni o dal sistema operativo e i testi vengono poi presentati al non vedente da una barra braille o da un dispositivo di sintesi vocale. Le principali categorie di ausili informatici per disabili motori sono: sensori, periferiche di imput (tastiere ridotte od espanse, mause particolari), input ed output particolari come i programmi di riconoscimento vocale. Anche l' accesso ad internet per i disabili non è così semplice come si può pensare, infatti l' uso di una grafica particolare può creare problemi di accesso ai contenuti a coloro che usano tecnologie assistive per la navigazione su Internet. Nella programmazione dei siti quindi bisognerebbe tener presente anche le necessità dei diversamente abili.


www.wikipedia.org
www.masternewmedia.org
www.webaccessibile.org
The Economist
Castells,M. (2002),Galassia Internet, Milano, Feltrinelli.

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digital divide

Messaggio  Roberta Colmayer il Gio Gen 07, 2010 11:38 pm

La “Rivoluzione digitale” ha portato nuovi e profondi cambiamenti nella nostra società, proprio come era accaduto un paio di secoli prima con la Rivoluzione industriale. Il Digital Divide si inserisce in questa nuova ottica: esso vuol dire alla lettera divario, divisione digitale e viene inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche. Da qualche anno ormai si parla di questo argomento, che, con il passare del tempo, riguarda aspetti sempre diversi delle nuove tecnologie e non solo. Storicamente, i primi che parlarono di digital divide furono Al Gore e Bill Clinton, quando, all'inizio degli anni -Novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di internet negli Stati Uniti.
Il concetto di "divario digitale" era riferito alla difficoltà di accesso a internet in determinate zone del paese (difficoltà intesa anche sotto l'aspetto dei costi).
Il digital divide nei paesi in via di sviluppo potrebbe essere considerato come l'ultimo dei tanti "divide" che riguardano determinate aree: povertà, sfruttamento delle risorse ad opera di multinazionali, mancanza di energia elettrica, problemi politici, mancanza di istruzione, degrado, ecc. Il digital divide si aggiunge a questa parziale lista di ritardi e rischia di incrementare ulteriormente la forbice tra paesi sviluppati e non. Per il progresso armonico dell’intera società, risulta perciò essenziale che l’informazione sia raggiungibile da tutti: se una parte della popolazione ne rimane priva, si rischia di creare una nuova e pericolosa forma di discriminazione, la cosiddetta info-esclusione. L’Unione Europea è da tempo impegnata affinché la Società dell’Informazione sia per tutti: nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002″, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socio-economici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “e-partecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione. L’invito all’integrazione sociale dei disabili è stato ribadito più volte dall’UE. L’iniziativa di maggior impatto è stata intrapresa dal Consiglio dell’Unione Europea, che ha dichiarato il 2003 Anno europeo delle persone con disabilità. Era dal 1981 che il Consiglio Europeo non proponeva di dedicare un intero anno per sostenere ed aiutare i disabili; dati recenti affermano che in Europa ci sono oltre 37 milioni di persone disabili: di queste, oltre 2,5 milioni sono in Italia, pari al 5,6% della popolazione. Di questi, secondo recenti statistiche oltre mezzo milione di utenti naviga in rete. Alla fine del marzo 2002 si è svolta a Madrid una conferenza europea organizzata dalla Presidenza spagnola e della Commissione dell’Unione Europea sul tema della non discriminazione delle persone disabili e delle azioni positive in loro favore. La dichiarazione di Madrid elenca i principi fondamentali a cui dovranno ispirarsi tutte le attività che riguarderanno l’Anno Europeo del Disabile, principi che dovrebbero perdurare nel tempo, per sostenere non solo i disabili, ma tutti i cittadini.
La dichiarazione afferma che:
• la disabilità appartiene alla dimensione dei diritti umani;
• le persone disabili vogliono pari opportunità e non beneficenza;
• discriminazione ed esclusione sociale sono il risultato delle barriere erette dalla società;
• le persone disabili costituiscono una cittadinanza invisibile;
• le persone disabili costituiscono un gruppo differenziato;
• l’inclusione sociale e’ il risultato non solo della non discriminazione, ma anche delle azioni positive.

La dichiarazione invita fortemente i Paesi dell’Unione a rivedere le proprie legislazioni ed a favorire una reale integrazione dei cittadini disabili in tutti i settori della vita privata, sociale ed economica. Il piano d’azione punta essenzialmente alla lotta all’infoesclusione: capire le potenzialità offerte dalle tecnologie e portare queste stesse tecnologie nelle case di ogni cittadino, affinché possa godere di tutti i servizi e di tutti i vantaggi che la società dell’informazione e l’informatizzazione possono offrire.
L’Anno Europeo del Disabile si presenta al tempo stesso come un’eccezionale opportunità per la sensibilizzazione della pubblica opinione e, conseguentemente, per un’auspicabile nascita di una nuova cultura e di un nuovo sviluppo tecnologico, volti, alla messa in atto di azioni concrete a sostegno dei disabili.
Offrire l’accesso all’informazione ed ai servizi ad un cittadino disabile, significa agevolare anche tutti gli altri cittadini: cittadini anziani, poco abituati all’utilizzo delle tecnologie informatiche, i disabili temporanei (malati, persone che hanno subito interventi chirurgici etc), coloro che navigano la rete con tecnologie non standard che possono essere sia tecnologie assistive, quelle che in genere vengono usate per aiutare i disabili a superare le proprie difficoltà, sia PDA, Palmari, cellulari o Web Tv, quindi ognuno di noi.
L’occasione che l’Unione Europea vuole offrire ai disabili dedicando loro numerose iniziative che si esprimeranno durante tutto l’anno, è in fondo il modo per capire esattamente cosa significa società dell’informazione e quanto essa potrebbe migliorare la vita di tutti.
Ad ogni modo, gli stimoli europei sono stati recepiti dagli Stati membri, che si sono impegnati affinché l’innovazione tecnologica diventi un mezzo per annullare il “digital divide” e non sia la fonte di una nuova tipologia di barriere, le barriere virtuali.
Molti sono al giorno d’oggi gli strumenti o programmi che permettono a persone disabili di svolgere delle attività che altrimenti non sarebbero in grado di effettuare. Si tratta delle cosiddette tecnologie compensative, strumenti hardware e/o software che effettuano una conversione “equivalente” dell’informazione da un organo di senso ad un altro.
Alcuni esempi di tali tecnologie sono:
• Dallo schermo del PC (vista) al tatto (Barra Braille per non vedenti);
• Dallo schermo del PC (vista) all’udito (sintesi vocale per non vedenti);
• Da udito (documenti audio) a vista (documenti testuali);
Oppure sussidi che consentono un diverso modo di utilizzare taluni dispositivi, ad esempio:
• Mouse speciali (per disabili motori);
• Tastiere speciali (per disabili motori);
Consentono di sopperire a menomazioni gravi di una facoltà sensoriale, ad esempio gli ingranditori del testo sullo schermo del PC (per gli ipovedenti). Ogni ausilio deve avere come punto di arrivo la persona, le sue esigenze, le sue difficoltà, e deve adattarsi alle sue capacità. L’importanza di poter disporre di molti ausili permette a persone, anche con la stessa disabilità, di esprimere nella scelta le proprie preferenze e la propria specifica predisposizione.
Per esempio, persone con deficit motori possono fare ricorso a diverse categorie di ausili informatici adatti alle proprie esigenze come sensori, periferiche di input, input e output particolari.
Tutto ciò fa sperare in un mondo migliore, in divari sempre più ridotti, in barriere abbattute e in uguali possibilità per tutti; un mondo in cui si può "guardare" con mani e "ascoltare" con occhi...un mondo in cui le differenze diventano un vecchio ricordo che lascia spazio solo alla unicità che ognuno di noi esclusivamente possiede.



"Mondi digitali. Riflessioni e analisi sul digital divide" (Guerini)
Articoli di Roberto Castaldo e Patrizia Bertini.
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Roberta Colmayer

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AUTISMO, DISTURBO MULTISISTEMICO DELLA SVILUPPO, DSMM

Messaggio  Ilaria Mazzola il Ven Gen 08, 2010 1:44 pm

Il Disturbo Autistico, denominato anche Autismo Infantile, Autismo di Kanner o Sindrome Autistica è uno dei più gravi disturbi psichiatrici dell'età evolutiva, rientra nell'ambito dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo (DPS). Si parla anche comunemente di “Spettro Autistico” per sottolineare il fatto che, accanto al Disturbo Autistico propriamente detto, vi sono molte forme sfumate, parzialmente diverse per età di insorgenza o gravità dei sintomi.
Dal punto di vista comportamentale i disturbi caratterizzanti il quadro clinico sono riconducibili alla compromissione di tre aree principali, quali:
1) L'interazione sociale: già nel corso del primo anno di vita iniziano a verificarsi comportamenti riferiti come "sfuggezza dello sguardo", "presenza di uno sguardo assente". Frequenti sono, inoltre, le anomalie delle posture corporee, ovvero il disturbo del dialogo tonico, dove si manifesta l'incapacità del bambino di adattare la sua postura a quella di chi lo tiene in braccio. Nel corso dello sviluppo, la compromissione dell'interazione sociale si arricchisce di comportamenti sempre più espliciti: il bambino "si aggira" tra gli altri come se non esistessero, tende ad isolarsi, quando viene chiamato "non risponde", non richiede la partecipazione dell'altro nelle sue attività, tende a non condividere interessi, azioni, bisogni, emozioni. Le difficoltà di interazione sociale, quindi, non riguardano solo le figure dell'ambiente significativo, ma anche le figure dell'ambito extra-familiare.
Alcuni Autori hanno individuato tre sottogruppi di bambini autistici sulla base della qualità dell'interazione sociale: I bambini "inaccessibili", che si tirano fuori da qualsiasi relazione con l'altro; i bambini "passivi", che tendono ad isolarsi, ma se adeguatamente sollecitati, sono in grado di interagire; i bambini "attivi ma bizzarri", che prendono l'iniziativa nell'interazione sociale, ma lo fanno in maniera enfatica ed inappropriata.
2)La comunicazione verbale e non verbale: uno dei disturbi più tipici è la mancata acquisizione delle competenze linguistiche. Tuttavia, il deficit espressivo non è compensato da alcuna forma di comunicazione alternativa. I vari canali, rappresentati dallo sguardo, la mimica, dai gesti, o sono assenti o utilizzati in maniera limitata; ma l'aspetto caratterizzante è il mancato bisogno di un partner conversazionale.
3)Modalità di comportamento, attività ed interessi ristretti, ripetitivi e stereotipati e a volte autolesionisti. Il bambino tende a impegnarsi in maniera atipica (per ripetitività,rigidità e/o perseverazione) a: dondolarsi, guardarsi le mani, osservare l'acqua che scorre, strappare la carta; mostra un particolare attaccamento a una cosa inanimata, o a un interesse bizzarro e difficile da spiegare per gli aspetti non funzionali di un oggetto come l’odore o il sapore.
A questa "triade" sintomatoligica, si associano frequentemente altri due sintomi: il Ritardo Mentale e l'Epilessia. L'autismo infantile esordisce nei primi 3 anni di vita, ma già intorno ai 10-20 mesi iniziano ad essere evidenti i primi sintomi.

"I bambini autistici percepiscono e vivono il mondo esterno con una peculiare modalità: essi non distinguono tra la propria mente e quella altrui, ossia non hanno una Teoria della Mente" (U. Frith,1991)

Bibliografia
"Neuropsichiatria Infantile" di Roberto Militerni. Idelson-Gnocchi
Articolo "Il mondo autistico" tratto da http://www.ilprisma.org/
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Messaggio  Admin il Ven Gen 08, 2010 2:15 pm

scafuro giuseppina 880000698
SINDROME DI ASPENGER

La sindrome di Asperger è un grave disturbo dello sviluppo caratterizzato dalla presenza di difficoltà importanti nell’interazione sociale e da schemi inusuali e limitati di interessi e di comportamento. Sono state constatate molte similitudini con l'autismo senza ritardo mentale (denominato ”High Functioning Autism”), ma non si è ancora risolta la questione se la sindrome di Asperger e l’autismo di alto livello siano veramente condizioni diverse. In qualche misura, la risposta dipende dal modo in cui medici e ricercatori fanno uso del concetto diagnostico, dato che fino a poco tempo fa non esisteva nessuna definizione “ufficiale” della sindrome di Asperger. La mancanza di una definizione consensuale ha generato grande confusione: visto che i ricercatori non potevano interpretare i risultati di altri ricercatori, i medici si sentivano liberi di usare tale etichetta allegandovi le proprie interpretazioni giuste o false del “vero” significato della sindrome di Asperger. I genitori erano quindi spesso confrontati con una diagnosi che nessuno capiva bene e, peggio ancora, della quale nessuno sapeva cosa fare. L’ambito scolastico non era a conoscenza di questa condizione e le assicurazioni non potevano rimborsare delle prestazioni fatte sulla base di una diagnosi “non ufficiale”. Non esisteva alcuna informazione stampata che desse sia ai genitori sia ai medici delle linee guida sul senso e sulle conseguenze della sindrome di Asperger, includendo il tipo di valutazione diagnostica e il tipo di terapie e interventi giustificati.
Questa situazione è cambiata un po’ da quando la sindrome di Asperger è stata resa “ufficiale” nel DSM-IV (APA,1994), in seguito ad un esame in campo internazionale in cui sono stati coinvolti più di mille bambini e adolescenti affetti da autismo e da disturbi correlati (Volkmar et al., 1994). Tali esami (field trials) avevano dimostrato che era legittimo includere la sindrome di Asperger in una categoria diagnostica differente dall’autismo, nel gruppo che include i disturbi pervasivi dello sviluppo. Rilevante è che su questo disturbo sia stata raggiunta una definizione consensuale, che dovrebbe fungere da cornice di riferimento per tutti coloro che usano questa diagnosi. Tuttavia, i problemi sono lontani dall’essere risolti: nonostante alcune nuove direzioni di ricerca, la conoscenza della sindrome di Asperger rimane ancora molto limitata. Ad esempio, non sappiamo quanto essa sia realmente diffusa, né quanto rilevante sia il rapporto tra maschi e femmine e neppure quanto sia forte l’impatto dei legami genetici nell’aumento delle probabilità di trovare le stesse condizioni fra la parentela.
La ricerca scientifica, e la conseguente prestazione di servizi, sta naturalmente solo cominciando. I genitori sono esortati ad essere cauti e ad usare un approccio critico verso le informazioni ricevute. Fondamentalmente, nessun tipo di etichetta diagnostica riassume le caratteristiche di una persona. E’ infatti necessario prendere in considerazione sia i punti di forza sia i punti deboli della persona stessa, fornendo quindi un intervento individualizzato che risponda a questi bisogni (valutati e monitorizzati in modo adeguato). Nonostante il percorso fatto, cerchiamo tuttora di definire questa strana incapacità di imparare le abilità sociali, di stabilire quante persone essa riguarda e di decidere cosa possiamo fare per quelle che ne sono affette. Le linee guida seguenti ricapitolano parte dell’informazione attualmente ottenibile su tali questioni.
L’autismo è il disturbo pervasivo dello sviluppo (PDD) più largamente riconosciuto. Altre diagnosi, con forme leggermente simili a quelle riscontrate nell’autismo, sono state studiate in modo meno intenso, rendendo la loro validità più discutibile. Una di queste condizioni, chiamata sindrome di Asperger, è stata originariamente descritta da Hans Asperger il quale forniva un resoconto di alcuni casi, le cui forme cliniche somigliavano alla descrizione di Kanner (1943) dell’autismo (problemi con interazione sociale e comunicazione e schemi di interessi limitati e caratteristici). La descrizione di Asperger si differenziava però da quella di Kanner, in quanto il linguaggio era in ritardo in modo meno frequente, i deficit di tipo motorio erano più comuni, l’inizio della manifestazione del disturbo si presentava più tardi, e tutti i casi iniziali descritti riguardavano solo il sesso maschile. Inoltre, Asperger suggeriva che era possibile osservare alcuni problemi simili anche in altri membri della famiglia, e particolarmente nei padri. Per molti anni, questa sindrome è rimasta fondamentalmente sconosciuta nella letteratura inglese. Uno sguardo retrospettivo e una serie di analisi di casi realizzati da Lorna Wing (1981), aumentarono poi l’interesse per questa condizione, determinando un uso sempre maggiore di questo termine nella pratica clinica e un continuo aumento del numero di rapporti di casi e di studi di ricerca. Le caratteristiche cliniche della sindrome descritte abitualmente includono: a) scarsezza di empatia; b) interazione sociale unilaterale, inappropriata e senza malizia, poca abilità di formare delle amicizie e conseguente isolamento sociale; c) linguaggio monotono e pedante; d) scarsa comunicazione non verbale; e) profondo interesse in tematiche circoscritte come il tempo, i fatti di trasmissioni televisive, gli orari ferroviari o le carte geografiche che, memorizzate in modo meccanico, riflettono poca comprensione conferendo inoltre un’impressione di eccentricità; f) movimenti goffi, maldestri e posture bizzarre. Nonostante Asperger avesse originariamente descritto la presenza di questa condizione unicamente in persone di sesso maschile, attualmente vi sono pure casi di persone di sesso femminile con questa sindrome. I maschi hanno comunque molta più probabilità di esserne affetti. Anche se risulta che la maggior parte dei bambini affetti da questa condizione si situano nei normali parametri di intelligenza, in alcuni di loro è stato riscontrato un leggero ritardo.
L’apparente inizio della condizione, o perlomeno la presa di coscienza di essa, ha luogo probabilmente un po’ più tardi dell’autismo. È possibile che ciò sia dovuto al fatto che le proprietà di linguaggio e le abilità cognitive sono migliori. La condizione tende ad essere molto stabile nel tempo e le più alte capacità intellettive osservate suggeriscono, a lungo temine, un miglior esito di quanto tipicamente osservato nell’autismo.
Come definiti nel DSM-IV (APA, 1994), i criteri provvisori per la sindrome di Asperger seguono la stessa struttura dei criteri dell’autismo, sovrapponendosi infatti fino ad un certo livello. La sintomatologia è definita in termini di criteri di debutto, di criteri sociali e emozionali e di criteri di interessi limitati, con l’aggiunta di due caratteristiche comuni ma non necessarie, che comprendono i deficit motori e le capacità speciali occasionali. Un criterio finale comprende l’esclusione necessaria di altre condizioni, soprattutto l’autismo oppure una forma di autismo “al di sotto della soglia” (o di “tipo-autistico”, il disturbo pervasivo dello sviluppo, non altrimenti specificato). È interessante constatare che la definizione della sindrome di Asperger nel DSM-IV abbia come punto di riferimento l’autismo, per cui alcuni dei criteri comportano l’assenza di anormalità in alcune aree di funzionalità che sono invece affette nell’autismo. La seguente tabella riassume i criteri per la “sindrome di Asperger” nel DSM-IV, col termine di “disturbo di Asperger” (APA, 1994):

Disturbo di Asperger
A. Compromissione qualitativa nell’interazione sociale, come manifestato da almeno 2 dei seguenti:
1) marcata compromissione nell’uso di diversi comportamenti non verbali come lo sguardo diretto, l’espressione mimica, le posture corporee e i gesti che regolano l’interazione sociale
2) incapacità di sviluppare relazioni con i coetanei adeguate al livello di sviluppo
3) mancanza di ricerca spontanea della condivisione di gioie, interessi o obiettivi con altre persone (per es. non mostrare, portare o richiamare l’attenzione di altre persone su oggetti di proprio interesse)
4) mancanza di reciprocità sociale o emotiva.

B. Modalità di comportamento, interessi, e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati, come manifestato da almeno uno dei seguenti:
1) Dedizione assorbente ad uno o più tipi di interessi stereotipati e ristretti, che risultano anomali o per intensità o per focalizzazione
2) Sottomissione del tutto rigida ad inutili abitudini o rituali specifici
3) Manierismi motori stereotipati e ripetitivi (per es., sbattere o torcere le mani o le dita o movimenti complessi di tutto il corpo)
4) Persistente eccessivo interesse per parti di oggetti.

C. L’anomalia causa compromissione clinicamente significativa dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.
D. Non vi è un ritardo del linguaggio clinicamente significativo (per es., all’età di 2 anni sono usate parole singole, all’età di 3 anni sono usate frasi comunicative).
E. Non vi è un ritardo clinicamente significativo dello sviluppo cognitivo o dello sviluppo di capacità di autoaccudimento adeguate all’età, del comportamento adattivo (tranne che nell’interazione sociale) e della curiosità per l’ambiente nella fanciullezza.
F. Non risultano soddisfatti i criteri per un altro specifico Disturbo Generalizzato dello Sviluppo o per la Schizofrenia.
Secondo il DSM-IV, l’anamnesi dell’individuo deve manifestare “una mancanza di qualsiasi ritardo clinicamente significativo” nell’acquisizione del linguaggio, nello sviluppo cognitivo e nel comportamento di adattamento (tranne che nell’interazione sociale). Questo è in contrasto con i tipici resoconti di bambini autistici che presentano dei notevoli deficit e anomalie in queste aree prima dell’età di tre anni.
Anche se questo criterio coincide con il resoconto di Asperger, Wing (1981) notò la presenza di deficit nell’uso del linguaggio per la comunicazione, oltre ad incapacità più specifiche del linguaggio in alcuni dei suoi casi di studio. Al momento, non si sa se la mancanza di ritardi nelle aree stabilite sia un fattore differenziale tra la sindrome di Asperger e l’autismo oppure, in alternativa, sia semplicemente un rispecchiamento del livello di sviluppo più alto associato all’uso del termine della sindrome di Asperger. Altre descrizioni comuni dello sviluppo dei primi anni degli individui con sindrome di Asperger, includono una certa precocità nell’apprendimento del linguaggio (“parlava prima ancora di camminare”), e l’essere affascinato da lettere e numeri; infatti, a volte il bambino piccolo può essere in grado persino di decodificare delle parole, ma con poca o nulla comprensione (“iperlessia”). Il bambino può inoltre stabilire delle modalità d’attaccamento con i famigliari, ma presentare modalità di approccio inappropriati con compagni o altre persone. Invece di ritirarsi o stare in disparte come accade nell’autismo, il bambino può piuttosto cercare di prendere contatto con altri bambini abbracciandoli o gridando e poi restare perplesso di fronte alle loro risposte. Questi comportamenti possono essere ogni tanto rilevati in bambini autistici di alto livello, sebbene in modo molto meno frequente.
Anche se i criteri sociali per la sindrome di Asperger e l'autismo sono identici, la prima condizione di solito coinvolge meno sintomi e si presenta generalmente in modo diverso di quanto faccia la seconda. Individui con la sindrome di Asperger sono spesso isolati socialmente, ma non sono inconsapevoli della presenza degli altri, anche se i loro approcci possono risultare inappropriati e strani. Essi possono per esempio ingaggiare un interlocutore, spesso un adulto, in conversazioni unilaterali caratterizzate da un modo di parlare interminabile, pedante e volte a un argomento preferito, spesso inusuale e limitato. Inoltre, anche se gli individui con sindrome di Asperger descrivono spesso sé stessi come dei solitari, dimostrano frequentemente un grande interesse a stringere amicizie e incontrare della gente. Questi desideri sono invariabilmente ostacolati dai loro approcci goffi e dall’insensibilità verso i sentimenti delle altre persone, le loro intenzioni, e le comunicazioni non verbali e implicite (per esempio segni di noia, fretta di congedarsi e necessità di privacy). Essendo cronicamente frustrati dai loro ripetuti fallimenti di relazionare con altri e stringere amicizie, alcuni di questi individui sviluppano dei sintomi di depressione che possono necessitare delle terapie e delle medicine.

Riguardo all'aspetto emozionale della transazione sociale, gli individui con la sindrome di Asperger possono reagire inappropriatamente nel contesto di un’interazione affettiva, o anche sbagliare nell'interpretarne il suo valore, mostrando spesso un senso di insensibilità, di formalità o d’indifferenza nei confronti dell'espressione emozionale dell'altra persona. Nonostante ciò, possono essere capaci di descrivere correttamente, in maniera cognitiva e spesso formale, le emozioni delle altre persone, le aspettative e le convenzioni sociali, mentre sono incapaci di agire nei confronti di questa conoscenza in maniera intuitiva e spontanea, mancando per questo motivo di "tempismo" nell'interazione. Questa debole intuizione e questa difficoltà ad adattarsi spontaneamente, sono accompagnate da un marcato legame a regole formali di comportamento e a convenzioni sociali rigide. Questo comportamento è ampiamente responsabile dell'impressione di naiveté sociale e di rigidità comportamentale, che è assai comune tra questi individui.
Come nella maggioranza degli aspetti comportamentali usati per descrivere la sindrome di Asperger, alcune di queste caratteristiche sono presenti in individui affetti da autismo ad alto funzionamento benché, molto probabilmente, in misura minore. Più tipicamente, le persone autistiche sono ritirate e possono sembrare inconsapevoli o disinteressate alla presenza di altre persone. Gli individui con la sindrome di Asperger, d'altro canto, sono spesso propensi a mettersi in relazione con gli altri, ma mancano di abilità per attrarli con successo.
Diversamente dall’autismo, nella definizione della sindrome di Asperger non rileviamo la presenza di nessun sintomo nell’ambito della comunicazione. Benché le anomalie significative nella comunicazione non siano tipiche, ci sono almeno tre aspetti nelle capacità comunicative di questi individui che sono di interesse clinico. In primo luogo, se le inflessioni e le intonazioni non sono del tutto rigide e monotone come nell'autismo, la parola può essere marcata da una povera metrica. Per esempio, ci può essere una gamma ristretta di intonazioni che sono usate con poca attenzione verso il contenuto comunicativo del discorso (asserzione di fatti, battute di spirito, ecc.). In secondo luogo, il discorso può essere approssimativo o circostanziato, convogliando un senso di imprecisione di associazioni e incoerenza. Benché in alcuni casi questo sintomo può essere un indice di un possibile disordine del pensiero, la mancanza di coerenza e di reciprocità nel discorso è il risultato di uno stile conversazionale unilaterale e egocentrico (per esempio, nel caso di un monologo inflessibile su nomi, codici, attributi di innumerevoli stazioni TV del paese), del fallimento nel prevedere antefatti e conoscenze per dei commenti e nel marcare chiaramente cambi di argomento, del fallimento infine nel sopprimere l'espressione vocale che accompagna pensieri e rappresentazioni interne.
Il terzo aspetto che caratterizza gli schemi comunicativi degli individui con sindrome di Asperger è la marcata prolissità, che alcuni autori considerano come l’aspetto differenziale più importante del disturbo. Il bambino o l’adulto può parlare senza mai smettere, di solito del proprio argomento preferito, ignorando spesso completamente se l’interlocutore è interessato, è impegnato o tenta di intercalare un commento o di cambiare il soggetto della conversazione. Nonostante tali interminabili monologhi, accade spesso che l’individuo non arrivi mai ad un punto conclusivo e che i tentativi dell’interlocutore di sviluppare altri argomenti o ragionamenti, o di passare a soggetti vicini restino senza successo.
Nonostante la possibilità di attribuire tutti questi sintomi, in termini di deficit relativi a capacità pragmatiche e/o a mancanza di intuito e consapevolezza delle aspettative delle altre persone, la sfida rimane di comprendere questo fenomeno in un’ottica di sviluppo, quale strategia di adattamento sociale.
Anche se, nel DSM-IV, la definizione dei criteri che determinano la sindrome di Asperger e l’autismo è identica, sembra che in questo gruppo il sintomo osservato più frequentemente in assoluto riguardi il pensiero rivolto continuamente ad un ristretto schema di interessi. Diversamente dall’autismo, dove altri sintomi di quest’area possono risultare molto marcati, gli individui con sindrome di Asperger non ne sono solitamente affetti, ad eccezione della preoccupazione verso un argomento inusuale e limitato che assorbe tutta la loro attenzione e sulla quale si documentano acquisendo grandi quantità di dati, che sono esibiti poi anche troppo prontamente alla prima occasione di interazione sociale. Anche se la scelta del soggetto viene cambiata di tanto in tanto (per esempio ogni uno o due anni), spesso domina il contenuto dello scambio sociale come pure le attività degli individui con la sindrome di Asperger, immergendo la famiglia intera nell’argomento scelto per lunghi periodi di tempo. Anche se questo sintomo non è facilmente riconoscibile nell’infanzia (perché tra bambini sono molto frequenti degli interessi forti per questo o quell’argomento), è possibile che diventi evidente più tardi, quando gli interessi si rivolgono ad argomenti bizzarri e ristretti. Questo comportamento è peculiare, nel senso che spesso gli individui affetti da questa sindrome imparano delle enormi quantità di fatti su argomenti però molto ristretti (per esempio serpenti, nomi di stelle, carte geografiche, programmi TV o orari ferroviari).
Oltre ai criteri specificati e considerati necessari per la diagnosi, c’è un ulteriore sintomo associato alla diagnosi della sindrome di Asperger che non viene però ritenuto come indispensabile per la diagnosi: il ritardo nel raggiungimento delle tappe di sviluppo motorio basilari e la presenza di una "goffaggine motoria". Gli individui con sindrome di Asperger possono avere dei ritardi nell'acquisizione di abilità motorie, come per esempio pedalare, prendere al volo una palla, aprire un barattolo, arrampicarsi su una scala a pioli, ecc. Spesso sono individui visibilmente impacciati caratterizzati da un'andatura rigida, da posture bizzarre, da deboli capacità manipolatorie e da rilevanti deficit nella coordinazione oculomotoria. Nonostante queste caratteristiche siano in chiaro contrasto con lo schema di sviluppo motorio caratteristico dei bambini autistici, per i quali l’ambito delle capacità motorie costituisce spesso un relativo punto di forza, esse rispecchiano in parte ciò che si può osservare in individui con autismo più anziani. Nonostante ciò, la similitudine in età più avanzata potrebbe anche essere il risultato di altri fattori sottostanti, per esempio il deficit psicomotorio nel caso della sindrome di Asperger e la debole immagine del proprio corpo e di sé stessi nel caso dell'autismo. Ciò mette in luce l’importanza di una descrizione di questi sintomi in termini di sviluppo.

BIBLIOGRAFIA :
- Rivista “ Autismo Oggi”
- Leonardo Trisciuzzi, LA PEDAGOGIA CLINICA, I PROCESSI FORMATIVI DEL DIVERSAMENTE ABILE, editori Laterza
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MARIANNA DI CAPRIO Ieri a 16:59

Messaggio  Admin il Ven Gen 08, 2010 2:16 pm

MARIANNA DI CAPRIO Ieri a 16:59


AUTISMO, DISTURBO MUTISISTEMICO DELLO SVILUPPO, DMSS



-L'autismo o sindrome di Kanner è un disturbo che interessa la funzione cerebrale, la persona affetta da tale patologia mostra una marcata diminuzione dell'integrazione sociale e della comunicazione. Rientra nei disturbi pervasivi dello sviluppo, dove rientrano, fra le varie forme, anche la sindrome di Asperger, la sindrome di Rett e il Disturbo disintegrativo dell'infanzia. L'autismo si trova a volte associato ad altri disturbi che alterano in qualche modo la normale funzionalità del Sistema Nervoso Centrale: epilessia, sclerosi tuberosa, sindrome di Rett, sindrome di Down, sindrome di Landau-Klefner, fenilchetonuria, sindrome dell'X fragile, rosolia congenita. Gli autistici mostrano un'apparente carenza di interesse e di reciprocità relazionale con gli altri; tendenza all'isolamento e alla chiusura sociale; apparente indifferenza emotiva agli stimoli o ipereccitabilità agli stessi; difficoltà ad instaurare un contatto visivo: il bambino che intorno ai due anni di età continui ad evitare lo sguardo degli altri mostra, secondo diversi studi, la possibilità di sviluppare l'autismo.


I Disturbi Multisistemici dello Sviluppo si collocano tra i Disturbi Pervasivi dello Sviluppo e i Disturbi della Regolazione. I bambini che presentano DMSS hanno le stesse ed identiche caratteristiche di chi è affetto dal Disturbo Pervasivo dello Sviluppo. Quindi tali bambini presentano difficoltà di interazione sociale ed emotiva, difficoltà ad iniziare e/o mantenere una comunicazione o un rapporto di scambio comunicativo adeguato e, comportamenti ripetitivi, stereotipati con difficoltà di elaborazione e integrazione sensoriale.


-Testo: La fortezza vuota. L'autismo infantile e la nascita del sé. di Bettelheim Bruno

Questo libro di Bettleheim è diventato un classico delta psicologia, una pietra miliare nello studio della schizofrenia e in particolare di quella sua forma grave e precoce che è l'autismo. Bettletheim ha scelto, dalla sua esperienza di terapeuta, alcuni dei casi meno curabili: non ha voluto celebrare le vittorie della medicina, ma mostrare, nelle sue manifestazioni più virulente e radicali, l'essenza della malattia. Quelle che narra sono esperienze emotive e intellettuali profonde, attraversate da domande e da dubbi che coinvolgono chi cura e chi è curato.


Testo: Autismo. La conoscenza del problema di Baron Cohen Simon - Bolton Patrick

Quali sono le cause dell'autismo? E' un disturbo dovuto a predisposizione familiare? Quali indirizzi educativi conviene seguire? Il volume vuole fornire un mezzo per mettere ordine fra i molteplici dati scientifici e per stabilire quali sono i "fatti" dell'autismo.


Testo: Autismo, scuola e famiglia. Narrazioni riflessioni e interventi educativo-speciali di Favorini A. Maria - Bocci Fabio

Nel volume gli autori, riferendosi ai contributi scientifici più recenti e accreditati, si prefiggono l'obiettivo di presentare le principali caratteristiche del disturbo autistico, ponendo particolare attenzione alle implicazioni socio culturali e alle modalità di intervento educativo e riabilitativo basate su una diagnostica funzionale all'individuazione delle aree deficitarie e delle aree di potenzialità, differenti per ogni soggetto. Il volume si articola in due parti. La prima è dedicata agli approfondimenti teorici e diagnostici, alla trattazione dei modelli di intervento educativo-riabilitativi. Si affrontano poi alcuni aspetti di interesse pedagogico, quali il coinvolgimento della famiglia e la rappresentazione dell'autismo nella società mediante il punto di vista della letteratura e del cinema. La seconda parte è focalizzata maggiormente sull'intervento nella scuola, attraverso l'approfondimento di concetti chiave, quali didattica speciale, integrazione, diversità e con la presentazione di alcuni casi corredati da griglie di osservazione, da strumenti e tecniche d'intervento, da schede e modelli per l'elaborazione e la strutturazione di piani educativi personalizzati.


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Relazione: autismo e le teconologie assistive

Messaggio  Daniela Mermati il Ven Gen 08, 2010 3:13 pm

Autismo e le teconologie assistive
Le recenti ricerche delle neuroscienze inducono a considerare l’Autismo come un disturbo precoce di sviluppo delle funzioni cerebrali,individuabile fin dalla nascita, o dalla prima infanzia, che si manifesta come:
- Incapacità d'intrattenere normali relazioni sociali
- Comunicazione anormale
Differenti lesioni sottendono ai caratteristici fenotipi comportamentali dell’A.
Sono alterazioni cerebrali che colpiscono:
- Cervelletto
- Amigdala
- Ippocampo
- Aree frontali/temporali
e che danno comportamenti rituali, attività ripetitive , interessi limitati
I bambini con Autismo sono educabili e, con trattamenti su misura per loro, si possono ottenere
risultati notevoli. Non guariscono con l'età ma si possono riscontrare miglioramenti
Questi bambini hanno diritto di vivere in un ambiente strutturato e pensato per loro, organizzato
per i loro bisogni per facilitarne l'apprendimento e migliorarne l'autonomia.
Per migliorare la qualità di vita delle persone con diverse disabilità dello sviluppo per anni,sono stati utilizzati vari supporti tecnologici. Tuttavia, l’uso delle tecnologie per aiutare i bambini con autismo ha ricevuto un attenzione limitata, nonostante il dato di fatto che le tecnologie destano moltissimo interesse in questi bambini.
Alcuni tipi di tecnologie (incluse quelle concepite per la comunicazione aumentativa) possono essere utilizzate per migliorare:
• la comprensione dell’ambiente che li circonda
• le abilità comunicative espressive
• le abilità di interazione sociale
• le abilità attentive
• le abilità organizzative
• le abilità accademiche
• le abilità di autonomia
• le abilità che comprendono tutta la vita quotidiana
LE TECONOLOGIE ASSISTIVE
In accordo con la legge sull’Assistenza supportata da tecnologie per individui con disabilità, del 1988 (Legge pubblica 100-407), la tecnologia assistiva è qualunque oggetto, parte di equipaggiamento, o sistema, sia prodotto commercialmente, che fuori dagli standard, modificato o personalizzato, che venga utilizzato per aumentare, mantenere o migliorare le capacità funzionali di invidi con disabilità. Il servizio di tecnologia assistiva è qualsiasi servizio che direttamente assiste un individuo con disabilità nella selezione, acquisizione o utilizzo di qualsiasi congegno tecnologico assistivo.
Tipicamente, i bambini con autismo riescono a processare più facilmente le informazioni visive di quelle uditive. Ogni volta che utilizziamo strumenti tecnologici assistivi con questi bambini, diamo loro informazioni attraverso l’area più sviluppata in loro, quella visiva appunto. Questi diversi tipi di tecnologie, dalle più semplici a quelle più sofisticate devono essere inserite nell’ambito di ogni aspetto della loro vita quotidiana per migliorare le capacità funzionali dei bambini con autismo.
STRUMENTI DI ALTA TECNOLOGIA
Si parla soprattutto di computer e videocassette.
Video cassette: i bambini con autismo di solito sono molto interessati ai video. Molti di loro guardano e riguardano gli stessi video. I video possono essere utilizzati per insegnar loro varie abilità:
• Abilità di comprensione del linguaggio: Le abilità di comprensione dei vocaboli possono essere insegnate attraverso videocassette (nomi di oggetti di ogni giorno e comuni, giocattoli, nomi di persone familiari, animali, ecc.). L’espletamento delle varie azioni quotidiane possono essere insegnate anche dallo stesso videotape (es.., facendo il letto, sedersi a tavola, indossare i vestiti, andare in biblioteca, ecc.).
• Abilità sociali: molte sono le situazioni sociali che possono essere videoregistrate e ritrasmesse per imparare quali sono i comportamenti inappropriati e quali no.
Comunicazioni sociali non-verbali possono essere insegnate anche attraverso video. Inoltre possono essere insegnati I comportamenti appropriati da tenere nelle varie situazioni.
• Linguaggio espressivo: (i.e. nomi di articoli, persone, luoghi) può essere insegnato allo stesso modo delle abilità di linguaggio ricettive. L'insegnamento delle abilità di categorizzazione e concetti così come le abilità di linguaggio pragmatiche (abilità di interazione sociali), possono essere migliorate attraverso l'uso di video cassette.
• Autonomie: come vestirsi, spazzolarsi i denti, lavarsi le mani.
• Emozioni: come le espressioni facciali, mostrare stati emozionali può essere video registrato e rivisto a conferma.
• Abilità accademiche: abilità di scrittura come disegnare forme, scrivere lettere dell’alfabeto o parole, etc.
IMPORTANZA DELL'USO DEL COMPUTER.
Ricerche su bambini con autismo che utilizzano il computer hanno rivelato:
• aumento dell’attenzione
• aumento dei comportamenti adeguati
• aumento delle abilità fino-.motorie
• aumento della generalizzazione nelle abilità
• diminuzione dell’agitazione
• diminuzione delle stereotipie
• diminuzione delle risposte ripetitive

Molti studenti con autismo sono molto motivati nell’utilizzo del computer. Per questo il computer va utilizzato costruttivamente, non come passatempo. Il computer supporta l’acquisizione di numerose abilità. Si dice che i bambini con autismo amino il computer poiché il computer è maggiormente prevedibile rispetto ad una persona. Con il computer il bambino può diventare uno studente autonomo.
ACCESSORI DI ADATTAMENTO PER COMPUTER.
Per poter far accedere al computer alcuni bambini autistici è necessario riadattare i computer standard mediante alcune apparecchiature. Di seguito se ne descrivono alcune:
• Schermi sensibili al tocco (touch screen): Lo scopo di tali schermi è quello di permettere ai bambini di ‘navigare’ ed ‘interagire’ con il computer attraverso una superficie sensibile al tocco piuttosto che mediante il ‘mouse’. Tale accessorio può essere montato facilmente sul monitor del computer proprio allo scopo di sostituire il movimento del mouse. L’uso del ‘touch screen’ aiuta quegli studenti che hanno difficoltà a capire la relazione astratta tra movimento del mouse e relativa azione risultante del movimento del cursore sullo schermo. Con tale accessorio, tale relazione è diretta in quanto il bambino muove direttamente il puntatore sullo schermo (25).
• Tastiera “intelligente” (Intellikeys): è comunemente usata in alternative alla tastiera e si connette facilmente al computer
Per concludere è possibile affermare che tutte le tecnologie dovrebbero essere individualizzate sempre per andare incontro alle necessità uniche di ciascun bambino autistico. Il modo in cui si utilizzano le varie tecnologie è molto importante per l’incremento delle abilità funzionali del bambino cercando di diminuire, man mano e sempre più la quantità di aiuti diretti.

BIBLIOGRAFIA
FONTI:www.iocresco.it
FONTI:documento(anno 2003)redatto con la consulenza del comitato del VII Congresso Internazionale di Autisme Europe
FONTI:Simon Baron,Patrik Bolton, Autismo la conoscenza del problema. Ed.Phoenix 1998

Daniela Mermati

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AUTISMO, DISTURBO MULTISITEMICO DELLO SVILUPPO, DMSS

Messaggio  sabrina.boccia il Ven Gen 08, 2010 3:24 pm

L'autismo è il peggiore degli handicap, perché pur accompagnandosi ad un aspetto fisico normale è un handicap grave che coinvolge diverse funzioni cerebrali e perdura per tutta la vita. L'autismo colpisce, secondo stime recenti, 1 persona su 1000, e 2 persone su 1000 ne presentano alcuni sintomi potendo venire incluse nello "spettro autistico".L'autismo viene considerato dalla comunità scientifica internazionale (classificazione ICD 10 dell'OMS e DSM IV) un disturbo pervasivo dello sviluppo, e si manifesta entro il terzo anno di età con deficit nelle seguenti aree:comunicazione;interazione sociale; immaginazione. Inoltre le persone autistiche possono presentare problemi di comportamento. L'autismo è talvolta associato a disturbi neurologici aspecifici, come l'epilessia, o specifici, come la sclerosi tuberosa, la sindrome di Rett o la sindrome di Down. L'autismo non ha una singola causa: molteplici geni e fattori ambientali, come virus o sostanze chimiche, possono contribuire a determinare il disturbo autistico. Gli studi su persone autistiche hanno trovato anomalie in diverse strutture cerebrali; questi dati suggeriscono che l'autismo derivi da una interruzione nello sviluppo cerebrale in una fase precoce della vita intrauterina.La caratteristica più evidente è l'isolamento: i bambini autistici spesso non rispondono al loro nome, evitano lo sguardo e appaiono inconsapevoli dei sentimenti altrui e della realtà che li circonda.
•difficoltà a stare con altri bambini •impressione di sordità o difficoltà visive •difficoltà di apprendimento •incoscienza per i pericoli reali •opposizione ai cambiamenti •mancanza dei sorriso e della mimica •iperattività fisica accentuata •non guarda negli occhi •attaccamento inappropriato agli oggetti •ruota gli oggetti •persevera in giochi strani •atteggiamento fisico rigido
I bambini autistici inoltre hanno spesso risposte anomale ai suoni, al tatto o ad altri stimoli sensoriali, e una ridotta sensibilità al dolore, che può contribuire a determinare sintomi comportamentali, come la resistenza ad essere abbracciati.
Attualmente non esiste una cura per l'autismo: le terapie o gli interventi vengono scelti in base ai sintomi individuali. Le terapie meglio studiate comprendono interventi educativi/comportamentali in ambiente strutturato adattato alle difficoltà specifiche dell'autismo e farmacologici. Sebbene questi interventi non curino l'autismo, spesso portano ad un miglioramento sostanziale.

Ho scelto di trattare questo argomento perché sono un’insegnante di una bambina autistica,S.
Per me lei è una bambina bellissima,ha gli occhi azzurri,la pelle chiara e i capelli scuri…frequenta la classe prima.
Ogni tanto si assenta e quando non viene mi manca.
S. presenta tutto quello descritto fin ora ha una forma molto grave…ma…S. mi parla con quegli occhioni azzurri,molto profondi e mi trasmette tanto…
Spesso,nel sonno,ho sognato che S. parlava…forse perché lo spero,lo penso…ma …soprattutto ogni giorno prego Dio,affinché mi dia la forza per continuare con lei un lungo lavoro fatto di buoni propositi.


FONTE: A cura della Dott.ssa Donata Vivanti
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TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010

Messaggio  ilaria.sorrentino il Ven Gen 08, 2010 4:19 pm

DIGITAL DIVIDE E DISABILITà.

Viviamo in una società basata sull’informazione e la conoscenza. In quest’età l’informazione è sempre più un bisogno primario e la tecnologia, dal computer ai chioschi informativi, dai messaggi di posta elettronica alla ADSL, è sempre di più il mezzo per trasmettere, conservare e creare l’informazione.
Vivere e lavorare in una società basata sulle tecnologie dell’informazione è quindi sempre più importante per i cittadini europei. Le cosiddette categorie deboli, disabili ed anziani, rappresentano un significativo gruppo di cittadini, i cui bisogni vanno contemplati all’interno della complessiva strategia per lo sviluppo di una società basata sulle tecnologie dell’informazione nel Paese. Per i disabili e gli anziani molte delle applicazioni e dei servizi offerti dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione offrono straordinarie opportunità per migliorare la loro indipendenza e la loro attiva partecipazione nella vita sociale. Queste tecnologie possono dunque contribuire a sostenere la loro integrazione nella società.
Ma se da un lato l’informatica e la telematica offrono moltissime possibilità di valorizzare persone disabili, esse stesse possono creare nuove barriere; non tutti i prodotti ed i servizi di utilità generale sono attualmente accessibili ai disabili. Alcuni dei problemi che l’utente disabile incontra nell’utilizzo della tecnologia nascono dal fatto che i prodotti standard non tengono conto dei suoi bisogni speciali.
Le interfacce grafiche apparentemente così semplici possono diventare un grosso ostacolo per chi non può vedere la freccia del mouse muoversi sullo schermo. Per fare un esempio: un’icona sul desktop – che permette di aprire direttamente un documento di testo o di accedere alla rete senza bisogno di dare ulteriori comandi – sembra un apprezzabile passo avanti verso la semplificazione dell’uso del computer, ma può invece rappresentare un problema difficilmente superabile per chi non la vede e pertanto non riesce a selezionarla.
Le nuove tecnologie possono migliorare la qualità della vita per le persone disabili solo se tali tecnologie sono sviluppate secondo quei criteri che permettono a tutti di utilizzarle. Gli individui affetti da disabilità visiva hanno problemi, per esempio, con le presentazioni multimediali, i caratteri troppo piccoli, i particolari contrasti di colore, le immagini troppo piccole. Poiché non esistono standard che definiscano le caratteristiche dei siti web, molti disabili della vista possono essere esclusi da siti potenzialmente loro utili a causa di un design non appropriato.
La tecnologia deve servire a migliorare la qualità della vita, non ad innalzare nuove barriere e nuovi steccati. Per fare in modo che sia uno strumento di integrazione sociale e di crescita democratica sarà quindi necessario rispettare degli accorgimenti che permettano a chi ha particolari disabilità, di superare le proprie difficoltà senza incorrere in nuovi ostacoli.
L’accesso alla tecnologia non implica automaticamente che la tecnologia sia accessibile. “Accessibile” e “accessibilità” vanno distinti dall’“accesso” poiché l’“accesso” si identifica con la disponibilità di hardware, software ed infrastruttura. L’“accessibilità” indica, invece, se e come la tecnologia può essere utilizzata dall’utente finale disabile.

L'importanza di rendere i servizi ICT (Information and Communications Technology) nella Pubblica Amministrazione mobile accessibili ai disabili rende sempre più evidente la necessità di una costante e organica attenzione al tema dell'accessibilità in campo ICT, soprattutto in un momento di costante e tumultuoso sviluppo tecnologico come quello attuale.
Le PA hanno iniziato a promuovere alcune iniziative come il progetto "Eliminiamo le barriere. Via le Barriere tra il Visibile e l'Invisibile" che pone l'attenzione sui cittadini portatori di handicap, per garantire loro un utilizzo pieno e più agevole delle strutture pubbliche; il servizio "Easy Contact" dell'Ufficio relazioni con il pubblico della Regione Piemonte, che offre la possibilità a persone sordomute ed audiolese di comunicare telefonicamente con il proprio interlocutore, grazie agli SMS.
È stato, inoltre, presentato a Milano il primo Rapporto dell' "Osservatorio ICT Accessibile e Disabilità", una delle iniziative del Progetto "ADAMO", realizzato dall'ICT Institute e dalla School of Mangement del Politecnico di Milano; una ricerca su ICT accessibile e disabilità, che vuole monitorare se e come questa esigenza è oggi attuata nel mercato e nel nostro Paese. Alle esigenze proposte dal mercato nello sviluppo sempre più pervasivo delle applicazioni ICT si aggiungono spinte e motivazioni a livello sociale, culturale e legislativo per l'accessibilità.
In particolare, la messa a disposizione da parte della PA e di aziende private di servizi ICT, ha evidenziato la necessità di garantire a tutti questo accesso, anche prevedendo accomodamenti individuali attraverso le cosiddette tecnologie assistive.
Il rapporto dell'Osservatorio evidenzia una limitata presenza di tecnologie assistive e di interventi ad hoc sui Sistemi Informativi per migliorarne l'accessibilità da parte delle persone con disabilità. Ha anche rilevato importanti limiti nell'accessibilità dei siti di commercio elettronico e dei portali degli operatori di telefonia mobile. Si pone, perciò, in evidenza come ad oggi il problema dell'accessibilità dei sistemi informativi sia "dissolto" a monte da molte imprese che tendono ad assumere persone con disabilità che non compromettono l'utilizzo delle tecnologie informatiche e/o fanno svolgere loro mansioni in cui non necessario l'utilizzo delle stesse.
È evidente il rischio, con questo approccio, di escludere proprio quelle persone con disabilità che sono in grado, per capacità personali, di svolgere ruoli aziendali in cui necessario l'accesso ai sistemi informativi, ma che richiedono, per poterlo fare, di adeguati interventi sui sistemi informativi. In questi casi si rischia di creare un "digital divide" e di non utilizzare al meglio le capacità di queste persone, in contrasto con la legge 68/99 e soprattutto con la legge Stanca che cerca di mettere in luce come potenzialità e capacità di un dipendente con disabilità rischiano di rimanere inespresse se non supportate da un contesto ICT inclusive.
L'ambizioso intento dell'Osservatorio è quello di contribuire ad una maggiore sensibilizzazione delle imprese, dei provider, delle Istituzioni, della PA e della "comunità" in senso lato sui temi dell'accessibilità delle applicazioni ICT alle persone con disabilità, per evitare - o almeno ridurre - i rischi di un "digital divide."






http://www.ens.it/multimedia/articolo.asp?articolo=69 :PA mobile, accessibilità per i disabili a cura di Valentina Sacchetti, 19.2.09
Fonte: pubblicaamministrazione.net
www.cnipa.gov.it/site/_files/Libro_Bianco.pdf
http://www.psicologisenzafrontiere.org/index.php?page=il-digital-divide

ilaria.sorrentino

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TEST DI COMPLETAMENTO-ULTIMO PASSO GENNAIO 2010

Messaggio  Iazzetta Annunziata il Ven Gen 08, 2010 5:31 pm

Relazione: "Digital divide e disabilità: divario digitale che divide chi usa Internet e le nuove tecnologie e chi no".
La "Rivoluzione Digitale" ha portato nuovi e profondi cambiamenti nella nostra società,proprio come aveva fatto un paio di secoli prima la Rivoluzione industriale.
Viviamo oggi nella Società dell'Informazione e della Conoscenza:il progresso tecnologico ha fatto sì che l'informazione,il bene essenziale di questa nuova era,possa propagarsi in maniera veloce e pervasiva,a costi contenuti.
Per il progresso armonico dell'intera società,risulta però essenziale che l'informazione sia raggiungibile da tutti: se una parte della popolazione ne rimane priva,si rischia di creare una nuova e pericolosa forma di discriminazione,la cosiddetta info-esclusione.
L'Unione Europea è da tempo impegnata affinchè la Società dell'Informazione sia per tutti: nel 2000 èstato emanato il piano di azione "Europe2002",un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all'intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico.
Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla "partecipazione" per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione.
L'invito all'integrazione sociale dei disabili è stato ribadito più volte dal'UE.
L'iniziativa di maggior impatto è stata intrapresa dal Consiglio dell'Unione Europea,che ha dichiarato il 2003 Anno Europeo delle persone con diabilità (Sito web ufficiale dell'Anno Europeo dei Disabili http://www.eypd2003.org).
Gli stimoli europei sono stati recepiti dagli Stati membri,che si sono impegnati affinchè l'innovazione tecnologica diventi un mezzo per annullare il "digital divide" e non sia la fonte di una nuova tipologia di barriere,le barriere virtuali.
In Italia,al fine di definire un'azione coerente e incisiva,volta a promuovere il potenziale della tecnologie verso i disabili e gli anziani è stata istituita nel maggio 2002 presso il Dipartimento per l'Innovazione e le Tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri la "Commissione interministeriale sullo sviluppo e l'impiego delle tecnologie dell'informazione per le categorie deboli" ,oggi divenuta permanente.
L'accessibilità al "digital divide"riguarda una serie di norme,studi,accorgimenti che mirano a ridurre o eliminare un "fronte" che interessa le persone con deficit sensoriali o cognitivi e indirettamente vari strati della società.
Una persona "normodotata" può essere perfettamente in grado di usare un programma di word o excel,ma incapace di scaricare un film o una commedia.
Ciò prefigura un "divide" o una " disabilità" intesa nell'affermazione di " qualsiasi limitazione o perdita della capacità di compiere un'attività nel modo considerato normale",proposta dall' "Organizzazione Mondiale della Sanità"(OMS) nel documento International Classification of Impairments,Disabilities and Handicap.
La divione tra disabili e normodotati è cancellata dall'idea che ci sono persone che presentano, una disabilità maggiore,ma che ognuno può vivere situazioni di disabilità per periodi lunghi.
L'Uomo Digitale del Terzo Millennio ha bisogno di una tecnologia sempre più personalizzata che supplisca,di volta in volta,le sua difficoltà e lo aiuti a risolvere i problemi sia in ambito lavorativo che nella vita privata.
Non è semplice comprendere l'insieme delle difficoltà che la persona incontra nell'interagire con la società digitale.
L'innovazione tecnologica rappresenta per gli attori del sociale una grande sfida!
Per fare in modo che essa sia uno strumento di integrazione sociale e di crescita personale,sociale e culturale sarà quindi necessario rispettare degli accorgimenti che permettano a chi ha particolari disabilità di "superare gli ostacoli senza ulteriori ostacoli".
Alcune categorie di disabili sensoriali e motori possono avvalersi di strumenti o programmi che permettono loro di svolgere delle attività che altrimenti non sarebbero in grado di effettuare.
Si tratta delle cosiddette tecnologie compensative(anche dette tecnologie assistive o ausili).
Alcuni esempi di queste tecnologie sono:
dallo schermo del PC(vista) al tatto(Barra Braille per non vedenti)
dallo schermo del PC(vista) all'udito(sintesi vocale per non vedenti)
da udito(documenti audio) a vista(documenti testuali)
Ogni ausilio deve avere come punto di arrivo la persona,le sue esigenze,le sue difficoltà e deve adattarsi alle sue capacità.
L'importanza di poter disporre di molti ausili permette a persone con differenti disabilità di esprimere nella scelta le proprie preferenze e la propria specifica predisposizione.
"Nel caso in cui un filmato o una presentazione multimediale sono indispensabili per la completezza dell' informazione fornita o del servizio erogato,predisporre un'alternativa testuale equivalente,sincronizzata in forma di sotto-titolazione o di descrizione vocale,oppure fornire un riassunto o una semplice etichetta per ciascun elemento video o muntimediale tenendo conto del livello di importanza e delle difficoltà di realizzazione nel caso di trasmissioni in tempo reale"!
Si richede la diffusione di una consapevolezza e sensibilità al problema in tutti gli ambienti,non solo pubblici;investimenti crescenti nelle infrastrutture di tecnologie di assistenza e l'inclusione sempre più completa della categorie deboli.
L'exploit tecnologico ripropone la questione dell'uguaglianza da parte di tutti di aver accesso alla "disponibilità" e alla "competenza" della rivoluzione digitale.
Nell'epoca attuale è fondamentale che la diffusione tecnologica si riveli la forma più unversale di partecipazione alla società e la differente distribuzione di questa cultura tra gli individui costituisce il "vero paradosso" della società!


FONTE:Pira F, Come comunicare il sociale.Strumenti,buone pratiche e nuove professioni,Franco Angeli 2005
FONTE:Mario Morcellini,Lezione di Comunicazione,Ellissi
FONTE:Oltrebarriere.net
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Sindrome Asperger

Messaggio  luciana soriano il Ven Gen 08, 2010 5:36 pm

La decisione di scegliere tale argomento(tra quelli proposti) è stata dettata da un mio particolare interesse verso tale sindrome che mi potrò qualche anno fà a leggere un libro scritto da Mark Haddon " Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte", libro suggeritomi da un amico con una figlia che presenta i tipici disturbi di tale sindrome. In seguito a tale lettura ho compreso che esistono bambini ed adulti con uno ‘speciale’ modo di interagire con le persone e relazionarsi con il mondo. Queste persone, appunto, soffrono del Disturbo o Sindrome di Asperger. Medici e psichiatri collocano questo disturbo, come l’autismo, tra i disturbi pervasivi dello sviluppo, tanto che non si sa ancora con certezza se la malattia si debba considerare una mite forma di autismo, o se costituisca un disturbo a se stante.
Secondo la classificazione dell'associazione psichiatrica americana pubblicata sotto il nome di D.S.M. IV * (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) 4a edizione del 1994 - esistono 5 categorie di disturbi pervasivi dello sviluppo :

* Disturbo autistico
* Sindrome di Rett
* Disturbo disintegrativo dell'infanzia
* Sindrome di Asperger
* Disturbo pervasivo dello sviluppo non specificato F84.5

Molti insegnanti non conoscono ancora la Sindrome di Asperger e non sanno come affrontare questi bambini le cui caratteristiche principali sono, oltre ad alcune incapacità di interagire socialmente, anche la goffaggine e lo scarso coordinamento dei movimenti, interessi limitati o circoscritti, preoccupazioni inusuali, azioni ripetitive o rituali, peculiarità nella ricchezza del vocabolario e problemi di comunicazione extraverbale. Generalmente i bambini che soffrono del Disturbo di Asperger hanno pochissima mimica facciale, presentano una fantastica memoria, ottime capacità musicali e sviluppano un fortissimo interesse verso uno o due argomenti, a volte con l’esclusione di tutti gli altri. Possono parlare a lungo del proprio argomento preferito e ripetere una parola o una frase per molte volte. L’ignoranza su questo disturbo da parte degli insegnanti è amplificata dall’atteggiamento di rifiuto di molti genitori ad accettare una ‘diversità’ ma anche dalla mancanza di una diagnosi corretta.

Una persona, bambino e adulto, con Asperger, presenta caratteristiche sensoriali (udito, tatto, gusto ecc.) diverse dagli altri. I loro sensi sono infatti molto spesso ‘esaltati’ e, soprattutto, fanno corto circuito con emozioni ed intelligenza, tanto da provocare disturbi del comportamento. Molti genitori ed insegnanti, non avendo conoscenze specifiche, non si rendono conto di quanto sia fastidioso per questi bambini udire due voci che si sovrappongono, rumori di piatti e forchette, odori di aceto ed altri molto penetranti. Le difficoltà, da parte dei ragazzi, a spiegare con le parole questi fastidi e, soprattutto le intense emozioni da essi generate, vengono interpretate come bizzarrie del carattere. Queste, vengono spesso viste come frutto di maleducazione o insensibilità: apprezzare i coloriti aspetti di comportamenti bizzarri non significa celebrare le diversità in quanto tali, ma vivere ogni giorno la ricchezza e l’assoluta originalità di cui è portatore ciascuno individuo.
Evoluzione : La Sindrome d'Asperger sembra debuttare più tardi del disturbo autistico, od almeno sembra essere riconosciuto più tardi di questo. Prima dell'ingresso nella scuola, si può osservare un ritardo motorio, una goffaggine motoria.Nel contesto scolastico, ci sono le difficoltà nelle interazioni sociali che diventano manifeste. E' in questo periodo che gli interessi idiosincratici o circoscritti particolari (per es., l'essere affascinati dagli orari dei treni) possono apparire o essere riconosciuti come tali. Nell'età adulta, i soggetti hanno difficoltà in ciò che concerne l'empatia e la modulazione delle interazioni sociali. La sindrome segue apparentemente un'evoluzione continua e, nella grande maggioranza dei casi, persiste per tutta l'esistenza.
Non ci sono medicine specifiche per curare il disturbo di Asperger. Il trattamento è sintomatico e riabilitativo ed include interventi sia psicosociali che psicofarmacologici o psicoterapici, educazione di genitori e fratelli, esercizi sul comportamento e capacità di relazione sociale. La terapia farmacologia deve essere effettuata solo se necessaria e solo da neurofarmacologici con provata esperienza.


Paolo Cornaglia Ferraris - Io sento diverso - Edizioni Erickson
Barbara Jacops - Attraente, Originale… Emotivamente pericoloso - Edizioni Erickson

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  adrianarosa il Ven Gen 08, 2010 5:47 pm

Viviamo oggi nella nuova società digitale, la società dell'informazione e della conoscenza.Una società che ha visto una vera e propria rivoluzione digitale, che ha fatto sì che il progresso tecnologico si sia diffuso sempre più velocemente.
Per il progresso dell’intera società, risulta necessario che l’informazione sia raggiungibile da tutti: se una parte della popolazione ne è esclusa, si rischia di creare una nuova e pericolosa forma di discriminazione, la cosiddetta info-esclusione.
L’Unione Europea è da tempo impegnata affinché la Società dell’Informazione sia per tutti: nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002″, un documento per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico.
Le linee d’azione previste in questo Piano sono finalizzate al raggiungimento di tre obiettivi prioritari:
-realizzare un accesso più economico, rapido e sicuro a Internet;
-investire nelle risorse umane e nella formazione, favorendo la partecipazione di tutti all’economia basata sulla conoscenza;
-promuovere l’utilizzo di Internet, anche nella pubblica amministrazione e nei servizi, accelerando l’e-commerce e sviluppando contenuti digitali per le reti globali.
Ovviamente sappiamo che, almeno per adesso, non è così. Da qui la nascita del digital divide o divario digitale che è un concetto sorto,appunto per indicare le differenze di accesso e utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che si riscontrano fra Stati, gruppi sociali e fra persona e persona; insomma, si intende il divario esistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie (internet, personal computer) e chi no. Le cause sono ad oggi oggetto di studio, tuttavia vi è consenso nel riconoscere che le condizioni economiche, dell'istruzione e, in molti paesi, l'assenza di infrastrutture siano i principali motivi di esclusione.
Molti studi hanno anche constatato che la mancanza di stimoli, la scarsa conoscenza dell’informatica e le barriere culturali causano un ulteriore ampliamento del digital divide.
Indubbiamente gli elementi che contribuiscono a ridurre il DD (abbreviazione del digital divide) sono quelli che favoriscono lo sviluppo dell'accessibilità.
Ad esempio quando parliamo di sito accessibile, intendiamo un sito “fatto bene”, usabile.
L’usabilità di un sito consiste nella buona organizzazione dei contenuti e della navigazione.
Elementi di base dell’usabilità sono:

-Consentire un adeguato livello di comprensione dei contenuti, scrivere in un linguaggio chiaro e semplice;
-Presentare in maniera chiara il nome del sito, le sue sezioni e i percorsi, rendere disponibile una mappa;
-Rendere disponibili e comprensibili tutti quegli strumenti che consentono all’utente di capire immediatamente dove si trova, qual è stato il percorso che lo ha portato in quella pagina e come è possibile ritornare alle pagine precedenti.

È importante sottolineare come l’usabilità del sito non sia una necessità propria dei disabili, ma di tutti gli utenti di Internet, più invogliati alla navigazione e all’approfondimento se si trovano in un sito ben strutturato, dal linguaggio semplice, con chiare logiche di navigazione, in una parola un sito usabile.
Alcune categorie di disabili sensoriali e motori possono avvalersi di strumenti o programmi che permettono loro di svolgere delle attività che altrimenti non sarebbero in grado di effettuare. Si tratta delle cosiddette tecnologie compensative,strumenti hardware e/o software.
Ad esempio le principali categorie di ausili informatici per non vedenti sono:
Screen reader che sono dei programmi che interpretano i contenuti testuali mostrati dalle applicazioni o dal sistema operativo.
Barre Braille si tratta di un dispositivo hardware che traduce i caratteri in Braille. La barra Braille si collega al PC tramite la porta seriale, la porta parallela o la porta USB.
Sistemi di sintesi vocali Dispositivi hardware: collegabili al PC tramite porta seriale o parallela, o schede;
Stampanti Braille come dice il loro nome, permettono di stampare in Braille documenti presenti nel PC

Per quanto concerna la disabilità motoria, invece, presenta problematiche differenti e per ogni individuo è necessario personalizzare gli ausili.Alcuni sono :
Sensori: si adattano a persone che possono muovere solo una parte del corpo e vengono generalmente associati a un programma a scansione
Periferiche di input : ad esempio tastiere ridotte, tastiere espanse, mouse particolari. Questi tipi di ausili possono risolvere problemi, ad esempio, di scarsa mobilità (tastiere ridotte), o di movimenti poco controllabili (tastiere espanse).
Input e output particolari : ad esempio programmi di riconoscimento vocale, tastiere virtuali configurabili, puntatori configurabili.
Quindi un sito accessibile può essere navigato anche da persone con disabilità molto gravi, che utilizzano ausili o periferiche particolari.

fonti:
[www.informagiovani-italia.com]
[www.wikipedia.it]
[www.formare.erickson.it]
[www.webaccessibile.org]

adrianarosa

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RELAZIONE FINALE. MARGHERITA FALSO

Messaggio  Falso Margherita il Ven Gen 08, 2010 5:55 pm

DIGITAL DIVIDE E DISABILITA'
Tutti gli elementi che favoriscono lo sviluppo dell'accessibilità contribuiscono a ridurre il Digital Divide. Potremmo affermare che la tematica dell'accessibilità è un sottoinsieme di un ambito più vasto: il Digital Divide. Più precisamente l’accessibilità riguarda una serie di norme, studi, accorgimenti che mirano a ridurre o eliminare un “fronte” del Digital Divide che interessa direttamente le persone con deficit sensoriali o cognitivi e indirettamente vasti strati della società.La “Rivoluzione digitale” ha portato nuovi e profondi cambiamenti nella nostra società, proprio come aveva fatto un paio di secoli prima la Rivoluzione industriale. Viviamo oggi nella Società dell’Informazione e della Conoscenza: il progresso tecnologico ha fatto sì che l’informazione, il bene essenziale di questa nuova era, possa propagarsi in maniera veloce e pervasiva, a costi contenuti.Per il progresso armonico dell’intera società, risulta però essenziale che l’informazione sia raggiungibile da tutti: se una parte della popolazione ne rimane priva, si rischia di creare una nuova e pericolosa forma di discriminazione, la cosiddetta info-esclusione.Le definizioni dell’OMS sono state molto utili perché hanno contribuito a fornire un’immagine più corretta delle persone disabili, portando anche il contesto (società, strutture, etc.) ad identificare strumenti, risorse e responsabilità per dare loro opportunità uguali.
Le disabilità possono essere:
Fisiche: che comprendono le disabilità motorie, relative al controllo dei movimenti degli arti, e sensoriali, riguardanti limitazioni di uno dei cinque sensi, in particolare della vista e dell’udito;
Cognitive: limitazioni delle funzioni intellettive che possono assumere caratteristiche diverse (disturbi della parola, del linguaggio, della coordinazione del pensiero, etc.), tali da ridurre i livelli di comunicazione, attenzione e risposta agli stimoli esterni.
Alcune categorie di disabili sensoriali e motori possono avvalersi di strumenti o programmi che permettono loro di svolgere delle attività che altrimenti non sarebbero in grado di effettuare. Si tratta delle cosiddette tecnologie compensative (anche dette tecnologie assistive o ausili), strumenti hardware e/o software che:
Effettuano una conversione “equivalente” dell’informazione da un organo di senso ad un altro. Alcuni esempi di tali tecnologie sono:
Dallo schermo del PC (vista) al tatto (Barra Braille per non vedenti);
Dallo schermo del PC (vista) all’udito (sintesi vocale per non vedenti);
Da udito (documenti audio) a vista (documenti testuali);
Consentono un diverso modo di utilizzare taluni dispositivi, ad esempio:
Mouse speciali (per disabili motori);
Tastiere speciali (per disabili motori);
Consentono di sopperire a menomazioni gravi di una facoltà sensoriale, ad esempio gli ingranditori del testo sullo schermo del PC (per gli ipovedenti).
L’importanza di poter disporre di molti ausili permette a persone, anche con la stessa disabilità, di esprimere nella scelta le proprie preferenze e la propria specifica predisposizione.Concludo, quindi, sostenendo che uno dei principali aspetti problematici dell'equità sociale, oggi è rappresentato dal fenomeno del digital divide (DD), ovvero dalla persistenza di forti disuguaglianze nell'accesso e nell'utilizzo, da parte di singoli e di gruppi sociali, delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione che usano codifiche dei dati di tipo digitale.IL DD, nell'attuale contesto sociale, costituisce anche un fattore d'ostacolo allo sviluppo delle attività e dell'organizzazione di associazioni (anche di promozione sociale e di volontariato) che abbiano tra i loro soci, quadri e dirigenti, soggetti che – per età, scolarità, reddito ed anche orientamenti culturali – siano particolarmente esposti al digital divide.Sarebbe importante individuare un progetto che intende realizzare un'attività di formazione all'uso delle nuove tecnologie telecomunicative e multimediali, con l'obiettivo prioritario della riduzione del digital divide tra la popolazione anziana e quelle dei disabili. Nello specifico l'attività dovrebbe essere diretta a formare anziani e disabili all'uso delle strumentazioni informatiche, telematiche e multimediali e, in particolare, ad un loro uso finalizzato all'esercizio del diritto all'informazione ed all'utilizzo dell'informatica e della telematica nell'ambito delle iniziative di e-governance ed all'abbattimento delle barriere comunicative ed architettoniche da parte di soggetti con deficit d'autonomia funzionale.
Bibliografia
Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli, “Tecnologie per la disabilità: una società senza esclusi”. Libro Bianco, 2003.
Commissione Europea, “Delivering eAccessibility”. Commission Staff Working Paper, 2002.
P. Ridolfi (a cura di), “I disabili nella società dell’informazione – Norme e Tecnologie”. Francoangeli, 2002.
We@Bank – Banca Popolare di Milano, “Internet nell’era dell’accessibilità”. 2003.

Falso Margherita

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Relazione finale DIGITAL DIVIDE

Messaggio  Antonietta.Gioviale il Ven Gen 08, 2010 6:02 pm

Il termine Digital Divide indica un fenomeno multidimensionale che riguarda le disuguaglianze nell’accesso e nell’uso delle nuove tecnologie ed in particolare di Internet.
Viene anche indicato con altri nomi per esempio:Divario, disparità, disuguaglianza digitale che stanno ad indicare in sostanza la difficoltà di alcune categorie sociali o di interi paesi di usufruire di tecnologie che utilizzano una codifica dei dati di tipo digitale rispetto ad un altro tipo di codifica precedente, quella analogica.
Quindi possiamo dire che per utilizzare Internet è necessario essere a conoscenza del linguaggio informatico e che quindi questo sarà un' ulteriore barriera per le persone diversamente abili.Il PC è una macchina complessa fatta di tastiera, mouse e schermo che per essere utilizzati hanno bisogno di perfetta integrità nella vista, nel tatto e nei movimenti.
Si rendono necessarie politiche di inclusione digitale, politiche che sono già state attuate nel corso degli anni '90 nei paesi ricchi, allo scopo di colmare il loro divario digitale interno.
Le definizioni dell’OMS sono state molto utili perché hanno contribuito a fornire un’immagine più corretta delle persone disabili, portando anche il contesto (società, strutture, etc.) ad identificare strumenti, risorse e responsabilità per dare loro opportunità uguali.
Si tratta delle cosiddette tecnologie compensative (anche dette tecnologie assistive o ausili), strumenti hardware e/o software che effettuano una conversione “equivalente” dell’informazione da un organo di senso ad un altro
PER ESEMPIO:
Dallo schermo del PC (vista) al tatto (Barra Braille per non vedenti);
Dallo schermo del PC (vista) all’udito (sintesi vocale per non vedenti);
Da udito (documenti audio) a vista (documenti testuali);
E POI ABBIAMO ANCORA:
Mouse speciali (per disabili motori);
Tastiere speciali (per disabili motori);
Quindi concludendo, credo che le nuove tecnologie possono e debbano migliorare la qualità della vita di tutti sia delle persone normodotate che per le persone disabili.
Per quest'ultimi bisogna sviluppare tecnologie che siano alla loro portata, e che come tutte le persone venga data anche a loro la possibilità di usufruire di ogni cosa, com'è giusto che sia,SIAMO TUTTI UGUALI!!







www.federica.unina.it/.../il-digital-divide-le-dimensioni-della-disuguaglianza/ www.insenegal.org/.../Digital_divide02.htm
webaccessibile.org/.../1-tecnologie-e-disabilita/ -[/b][/b][/b]
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Antonietta.Gioviale

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Messaggio  Antonietta Arbucci il Ven Gen 08, 2010 6:48 pm

L’Autismo

Prima del ventesimo secolo non esisteva il concetto di autismo e quindi molti casi potrebbero essere diagnosticati solo a posteriori; lo stesso John Langdon Down colui che ha scoperto la Sindrome di Down nel 1862 avrebbe diagnosticato più volte tale disordine nei casi da lui studiati. Il termine autismo deriva dal greco αὐτός ("stesso") e fu inizialmente introdotto dallo psichiatra Svizzero Eugen Bleuler nel 1911 per indicare un sintomo comportamentale della schizofrenia; sui lavori precedentemente svolti da Emil Kraepelin. Il termine autismo come si intende negli anni attuali è stato utilizzato per la prima volta da Hans Asperger (1906-1980) nel 1938 .In seguito si passò ad indicare una specifica sindrome patologica nel 1943 ad opera di Leo Kanner (1894-1981) , che parlò di "autismo infantile precoce. L’autismo fa parte delle psicosi infantili, compare nei primi 2 anni di vita ed è caratterizzata da isolamento della realtà con conseguente impossibilità d’ imparare, e assenza o grave alterazione del linguaggio. In genere i bambini autistici non presentano lesioni organiche evidenti, anche se a volte un soggetto colpito da deficit neurologico organico può sviluppare questa malattia.
Le caratteristiche tipiche e fondamentali dell’autismo possono essere così riassunte:
- evidente compromissione dell’interazione sociale (il bambino non guarda negli occhi l’altro, non interagisce verbalmente, non ha con i coetanei relazioni adeguate alla sua età, non sembra condividere con gli altri gioie, dolori, emozioni);
- incapacità di giocare;
- comportamenti ripetitivi, stereotipati, a volte autolesionisti, rigidi e manierati; oppure un particolare attaccamento a una cosa inanimata, o a un interesse bizzarro e difficile da spiegare per gli aspetti non funzionali di un oggetto come l’odore o il sapore ;
- evidente compromissione (o assenza) del linguaggio con manifestazioni ecolaliche, cadenza cantilenante e un impiego molto stereotipato e ripetitivo
Si trova spesso, nell’anamnesi di questi bambini, la rosolia materna durante la gravidanza o convulsioni nei primi mesi di vita; si riscontrano con frequenza anomalie neurobiologiche come la persistenza di riflessi primitivi, segni neurologici lievi, positività varie all’elettroencefalogramma, alla Tomografia Assiale Computerizzata e alla Risonanza Magnetica. La ricerca in questi campi evidenzia sempre più problemi legati a generali condizioni negative neonatali e ostetriche e associazioni con patologie specifiche quali la fenilchetonuria, la sclerosi tuberosa, la sindrome dell’X fragile .
L’ evidenza scientifica, a favore dell’ipotesi genetica tra le concause, dimostra che un disturbo autistico raramente si riscontra in fratelli o gemelli dizigoti, mentre i gemelli monozigoti hanno maggiori probabilità di presentare entrambi tale sindrome .
I bambini autistici percepiscono e vivono il mondo esterno con una peculiare modalità: essi non distinguono tra la propria mente e quella altrui, ossia non hanno una Teoria della Mente . Ciò implica che non riescono a concepire che un’altra persona possa non sapere ciò che sanno loro, neppure seguono lo sguardo degli altri o un dito che indica qualcosa. Mentre noi viviamo in un mondo fatto di tu ed io, i bambini autistici vivono esclusivamente nel mondo dell’io. Intere categorie di verbi sono assenti, quelli che attribuiscono uno stato d’animo o un processo mentale a un’altra persona: credere, sapere, pensare. E quando un bambino non riesce a comprendere che un’altra persona possa agire in base a motivi diversi dai suoi, scompare anche un altro concetto, quello dell’inganno.
Spesso si riscontra in essi una memoria sorprendente o una straordinaria abilità nella costruzione dei disegni coi cubi, al contrario, presentano deficit nelle prove di comprensione o riordinamento di storie figurate.
Un’altra caratteristica riguarda la motricità: sono presenti, infatti, stereotipie e gesti ripetitivi senza apparente finalità. Tali comportamenti possono essere a carattere autolesionista (il bambino si provoca evidenti lesioni a suo carico) o non autolesivo.
I primi sembrano assolvere alla necessità di ricerca di forti stimoli sensoriali non interpretati come nocivi a causa della ridotta sensibilità al dolore, ma spesso sono da interpretare quali modalità di comunicazione del bambino stesso.
Il loro linguaggio è tipicamente idiosincratico, vale a dire caratterizzato da espressioni strane e bizzarre apparentemente non collegate al contesto nel quale avviene l’interazione verbale. Viene definito idiosincratico, perché si tratta di parole che il soggetto può aver associato a contesti o esperienze passate e che usa senza preoccuparsi della comprensione da parte dell’interlocutore.
E’ ecolalico, ovvero caratterizzato da ripetizione di forme verbali appena udite o conosciute.
Per concludere, altre due caratteristiche dei bambini autistici sono la comprensione letterale e l’iperrealismo che fanno si che gli stessi non tengano conto delle intenzioni comunicative dell’interlocutore se non direttamente espresse e dunque interpretano il tutto in maniera eccessivamente aderente a quello che appare.

BIBLIOGRAFIA
Wikipedia;
Leonardo Trisciuzzi, LA PEDAGOGIA CLINICA, I PROCESSI FORMATIVI DEL DIVERSAMENTE ABILE, editori Laterza;
Sito di PSICOLOGIA .

Antonietta Arbucci

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Messaggio  Albanese Immacolata il Ven Gen 08, 2010 6:53 pm

La sindrome di Asperger (AS)



La sindrome di Asperger (AS) è un disordine pervasivo dello sviluppo imparentato con l’autismo e comunemente considerato una forma di autismo “ad alto funzionamento”. In generale si ritiene che si tratti di un tipo di autismo caratterizzato dalla difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un’alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell’autismo classico.
Contrariamente al Disturbo Autistico, non vi sono ritardi o devianze clinicamente significativi nell’acquisizione del linguaggio, sebbene aspetti più sottili della comunicazione possano essere alterati.
Il disturbo è continuo, dura tutta la vita. In età scolare, le buone capacità verbali del bambino possono mascherare la gravità della disfunzione sociale e “ingannare” coloro che se ne occupano (genitori, insegnanti).
Gli individui con la sindrome di Asperger possono essere percepiti come persone la cui mente non riesce ad agganciarsi alla realtà, come coloro che soffrono di autismo classico, non possedendo una teoria della mente propria e altrui.
Gli individui affetti da questa sindrome possono osservare un sorriso e non capirne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra sorriso, ammiccamento e altre espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale. Per loro è estremamente difficile saper “leggere attraverso le righe”, ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente.
Il deficit sociale si evidenzia in una mancanza di reciprocità che si manifesta attraverso un approccio sociale eccentrico e unilaterale (es., insistendo su u argomento di conversazione senza tener conto delle reazioni degli altri), piuttosto che attraverso l’indifferenza emotiva e sociale, come nel Disturbo Autistico.
La sindrome di Asperger è definita nel DSM IV secondo i seguenti criteri diagnostici:
• Difficoltà qualitative nel rapporto sociale, manifestandosi con almeno due tra le seguenti:
o Difficoltà marcata nell’uso di comportamenti non-verbali multipli, come il guardarsi negli occhi, le espressioni facciali, la postura corporea e i movimenti per regolare le interazioni sociali
o Impossibilità a sviluppare relazioni appropriate tra persone di pari livello
o Mancanza di ricerca spontanea per condividere divertimenti, interessi, od obiettivi con altre persone (difficoltà nel mostrare, portare o indicare oggetti d’interesse alle altre persone)
o Mancanza di reciprocità sociale ed emotiva
• Modelli di comportamento stereotipati e ripetitivi, manifestati da almeno uno dei seguenti:
o Raggiungimento di un’occupazione mentale con uno o più modelli stereotipati e ristretti d’interesse, che sia anormale nell’intensità e nell’attenzione
o Aderenza apparentemente inflessibile a specifici rituali o comportamenti non necessari
o Movimenti corporei stereotipati e ripetitivi (come agitare mani e dita o altri movimenti)
o Persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti
• Il disturbo crea difficoltà notevoli nelle aree sociali, professionali o altre aree d’importanza notevole per la vita di tutti i giorni
• Non esiste un significativo ritardo nelle abilità linguistiche
• Non esiste un significativo ritardo nello sviluppo cognitivo o nelle capacità appropriate all’età di aiutarsi e di avere un comportamento adatto alle circostanze (tranne che nelle interazioni sociali) e curiosità per l’ambiente esterno nell’infanzia
• Non ci sono motivi di ritenere che si tratti di una forma di schizofrenia o di un altro disordine pervasivo dello sviluppo.
Mancano dati certi sulla prevalenza della Sindrome di Asperger, ma sembra che colpisca 20-25 individui su 10.000. Certo è la maggior presenza del disturbo nella popolazione maschile. Le cause della sindrome di Asperger sono fonte di continui dibattiti e congetture. L’AS si associa spesso, ancora per motivi non noti, con altri disturbi come sindrome di Tourette, problemi dell’attenzione o dell’umore (depressione e ansia). In alcuni casi c’è una chiara componente genetica, con un parente (più spesso il padre) che mostra o un quadro completo di AS o alcuni dei tratti associati con AS; fattori genetici sembrano essere più comuni, da soli o in combinazione, in genitori di bambini con AS. È importante notare che, rispetto alle altre forme di autismo, questa sindrome non sempre impedisce di diventare adulti funzionanti in termini di inserimento sociale (lavoro, matrimonio…). La letteratura sottolinea il ruolo positivo rivestito da precoci interventi cognitivo-comportamentali, mirati all’acquisizione delle abilità sociali (social skills training). In età scolare sono utili gli interventi educativi individualizzati, in modo da tenere conto delle specifiche esigenze correlate col disturbo.
Esistono, infine, gruppi di supporto per persone con sindrome di Asperger e autismo ad alto funzionamento, volti a favorire l’incontro e il confronto con altri che hanno problematiche simili. I trattamenti farmacologici si rivolgono a sintomi comportamentali specifici, come l’iperattività (trattata in alcuni casi con antidepressivi) o i rituali ossessivi e le stereotipie (trattate con farmaci antipsicotici come il risperidone).


Bibliografia:
Wikipedia
Siti di Psicologia

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digital divede

Messaggio  elenaamendola il Ven Gen 08, 2010 7:04 pm

Il digital divide (DD), termine inglese che indica uno spartiacque digitale, è uno degli aspetti principali che caratterizzano la mancanza di equità sociale nel nostro Paese. Esso rappresenta le forti disuguaglianze, da parte di singoli e di gruppi sociali, nell'accesso e nell'utilizzo delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Chi non sa usare il computer è davvero sfavorito e gli esclusi sono per lo più fra i poveri, i disabili, i vecchi, le donne e quelli che abitano in zone remote mal collegate. In letteratura vi sono due modi differenti di studiare il problema “una dimensione intra moenia ed un’altra globale (1) ”. Il concetto di digital divide globale è centrato sulle differenze tra le diverse Nazioni, mentre chi si occupa di divario “intra moenia prende in considerazione una serie di spaccature presenti all’interno di ogni singolo Paese; spaccature che vengono messe in luce ponendo a confronto gruppi sociali distinti sulla base delle classiche variabili socio-demografiche quali l’età, il genere, il livello di scolarizzazione, il reddito e più recentemente la disabilità (2) ”. L'intera questione del digital divide va vista dunque anche in un'altra prospettiva: non è sufficiente pensare al divario esistente in una stessa società, ma anche quello tra i vari Paesi. Nella stessa Europa vi è un divario notevole fra i Paesi considerati leader (Finlandia, Irlanda, Svezia, Inghilterra) e quelli ritardatari (Italia, Grecia, Portogallo). La situazione diventa ancor più accentuata se si parla di Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, perfino il Pakistan (che possiede la bomba atomica) ha solo 22 telefoni e 2 cellulari per ogni 1000 abitanti, mentre computer e Internet sono riservati solamente ad una piccola élite. Come sostiene Castells «La rapida diffusione di Internet procede in maniera irregolare in tutto il pianeta (3) »
Ritornando al problema del digital divide e della disabilità, l’Institute e la School of Management del Politecnico di Milano, hanno creato un osservatorio per iniziativa della Fondazione ASPHI (4) Onlus, con l’obiettivo di comprendere criticamente il ruolo che le tecnologie dell’informazione e della comunicazione stanno svolgendo (e potranno svolgere in futuro) nell’integrazione – o nell’esclusione – delle persone con disabilità (di diversa natura, visiva, uditiva, intellettiva, fisica), sia nella vita aziendale che nella società in generale. L’Osservatorio si pone la missione di sensibilizzare le imprese, i technology/solution provider e la “comunità” in senso lato (istituzioni, pubblica amministrazione, ecc.) sui temi dell’accessibilità delle applicazioni ICT ai disabili, costituendosi come un punto di riferimento permanente su un tema destinato ad avere un impatto sociale ed economico sempre più rilevante. In particolare l’analisi si è basata su un campione di 165 Responsabili delle Risorse Umane e dei Sistemi Informativi di medie e grandi organizzazioni operanti in Italia ed ha indagato da un lato sulle politiche e gli interventi organizzativi adottati per favorire l’inserimento dei dipendenti con disabilità nel contesto lavorativo, dall’altro sul livello di accessibilità dei Sistemi Informativi interni ai lavoratori con disabilità. Relativamente al primo aspetto, l’analisi evidenzia che l’inserimento in azienda delle persone con disabilità, avviene per cercare di soddisfare gli obblighi previsti dalla legge, inoltre la maggior parte delle assunzioni riguardano dipendenti caratterizzati da disabilità motoria (90%).
Le analisi sembrano indicare che ci sia una scarsa presenza di politiche ad hoc per i lavoratori con disabilità (21%) e che manchino attività di sensibilizzazione ed interventi per facilitare l'accoglienza e l’inserimento di queste persone (presenti solo nel 33% dei casi); elementi spesso fondamentali per l’integrazione nel contesto lavorativo.
Relativamente all’accessibilità dei Sistemi Informativi aziendali, le imprese dichiarano nella maggior parte dei casi che tutti o quasi tutti i dipendenti con disabilità hanno pieno accesso agli strumenti ICT al pari dei colleghi (68%), delineando una dimensione di "digital divide" alquanto ridotta. L’analisi evidenzia, però, una limitata presenza di tecnologie assistive (25%) per migliorarne l’accessibilità da parte delle persone con disabilità (14%). A fronte di questo dato, l’elevata accessibilità dei Sistemi Informativi può essere interpretata sulla base di due ordini di ragioni:
- da un lato, le imprese tendono ad assumere persone con disabilità che non compromettano l’utilizzo delle tecnologie informatiche e/o far svolgere loro mansioni in cui non è necessario l’utilizzo delle stesse se la disabilità lo impedisce;
- dall’altro alcune imprese "sottovalutano" il problema dell’accessibilità dei Sistemi Informativi da parte dei dipendenti con disabilità, che ne avrebbero invece necessità per il ruolo e la mansione svolta.
Bisogna anche sottolineare che da questa ricerca risulta che alcune aziende hanno una piena consapevolezza del problema (30%) e le dichiarazioni di elevata accessibilità trovano un riscontro oggettivo nella presenza di tecnologie assistive e/o nella realizzazione di interventi sui Sistemi Informativi.

Dall’indagine effettuata per scrivere la relazione mi sono resa conto che molte sono le associazioni e le persone che cercano di risolvere il problema del digital divide, ognuna occupandosi di quelle problematiche che ritiene, per propri vissuti, più vicine a sé. Vorrei ricordare l’ANCeSCAO (5) che ha per l’appunto creato delle attività dirette a formare gli anziani, entro ognuno dei Centri sociali che saranno coinvolti nel Progetto, all'uso delle strumentazioni informatiche, telematiche e multimediali e Luca Bianchi che molto si è occupato del problema di internet collegato ai non udenti ed in particolare ad i loro problemi nel visionare i video presenti in rete. Per i disabili più che per tutti gli altri la possibilità di conoscere, utilizzare ed avere internet è fondamentale perché gli permette di far parte di quelle associazioni di genitori e di medici che mettono a disposizione le loro competenze, le loro esperienze e le loro scoperte in modo che tutti possano trarne vantaggio. E proprio come diceva Tim Berners-Lee : «The power of the Web is in its universality. Access by everyone regardless of disability is an essential aspect».
L’informazione tecnologica per molti di loro costituisce una necessità e dovrebbe essere un diritto, anche se in Italia da un punto legislativo non lo è (come sosteneva Agnese ormai l’asl non provvede più neanche alla dotazione del computer e con lo scarso sussidio è impossibile munirsi di pc e del pagamento delle bollette).





1 Norris P., Digital Divide, Civic Engagement, Information Poverty and the Internet Worldwide, Cambridge: Cambridge University Press, 2001.
2 Hargittai E., The Digital Divide and What To Do About It, Idea Group Inc (IGI), 2003
3 Castells M., Galassia Internet, (Trad it a cura di Viviani, S.), Milano: Feltrinelli, 2002, pag.243
4 Fondazione Onlus il cui acronimo significa Avviamento e Sviluppo di Progetti per ridurre l'Handicap mediante l'Informatica.
5 Associazione Nazionale Centri Sociali, Comitato Anziani e Orti
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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

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