TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

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DIGITAL DIVIDE E DISABILITà.

Messaggio  Sara Gribaudo il Ven Gen 08, 2010 7:43 pm

Il Digital Divide è il termine tecnico utilizzato in riferimento alle disuguaglianze nell’accesso e nell’utilizzo delle tecnologie.
Significa in pratica la difficoltà di alcune categorie sociali, o di interi Paesi, di usufruire di tecnologie che utilizzano la codifica digitale dei dati. Dunque questa definizione racchiude in se diverse problematiche che coinvolgono tutti gli aspetti della vita di comunità:economici,culturali,sociali.
Il termine “Digital Divide”è stato introdotto negli anni novanta in America per indicare la posizione di svantaggio delle varie categorie di americani non connessi alla rete. Nel 2000, si è affrontato per la prima volta il tema del digital divide sul piano internazionale.
Una rivoluzione accolta favorevolmente , tanto che “annullare il digital divide” è diventata la parola d’ordine di molti governi e istituzioni internazionali.
Con il termine ormai entrato nell’uso comune di “DigitalDivide” si definisce,quindi, la discriminazione o comunque ogni forma di disuguaglianza, barriera,limitazione esistente nell'accesso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Tale divario può e deve essere imputato a motivi diversi, come il reddito insufficiente, la mancanza di competenze individuali, la presenza di modelli politico-istituzionali non democratici, l’assenza di infrastrutture,ecc…
“Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti, sia per la loro portata che per la velocità con cui questi si succedono. La principale forza responsabile di questa corrente di trasformazione è costituita dalle nuove tecnologie: alcune dalle conseguenze socio-economiche della rivoluzione digitale si fanno già sentire, altre sono previste a lungo termine, altre ancora sono del tutto imprevedibili”(ORBICOM,osservatorio mondiale delle telecomunicazioni).
Occorre promuovere e sostenere quindi un’ottica non di digital invasion, forzando l’introduzione delle nuove tecnologie in modo non adeguato ai bisogni della popolazione, ma di digital inclusion, che significa integrare le popolazioni di qualsiasi paese attraverso le nuove tecnologie, in modo che queste portino effettivi benefici alla maggioranza delle persone, a chi non ha voce,a chi può esprimersi solo così.
Quello che è chiaro è che non siamo tutti uguali davanti al web.
Perché la tecnologia diventi realmente uno strumento in grado di migliorare la qualità della vita, è fondamentale poter raggiungere tutte le persone indipendentemente dalle loro condizioni economiche, sociali, fisiche.
Le tecnologie contribuiscono a sostenere l'integrazione dei disabili nella società.
Gli ausili mettono in grado le persone disabili di usare in completa autonomia un PC e riducono,anche se sicuramente non annullano, la loro disabilità.
Tutto ciò determina un aumento di persone che possono svolgere una vita "normale" sia a livello scolastico che lavorativo.
Spesso si tratta,infatti, soltanto di capire quale sia il posto giusto da assegnare in azienda ad una persona disabile che, se dotata degli opportuni strumenti, sarà in grado di svolgere correttamente le attività che le verranno assegnate.
Ma se da un lato l'informatica e la telematica offrono moltissime possibilità di valorizzare persone disabili, esse stesse possono creare nuove barriere.
Alcuni dei problemi che l'utente disabile incontra nell'utilizzo della tecnologia nascono dal fatto che i prodotti standard spesso sono molto costosi o non tengono conto dei suoi bisogni “speciali”.
Ad esempio un cieco avrebbe non poche difficoltà a visualizzare l’icona sul desktop e perciò ha bisogno di programmi vocali specifici che lo guidano.
Dunque, le interfacce grafiche apparentemente così semplici possono diventare un grande ostacolo per chi non può vedere la freccia del mouse muoversi sullo schermo.
Queste difficoltà possono evitarsi nello sviluppo del prodotto.
Le limitazioni, infatti, non sono inerenti alla tecnologia, che è caratterizzata da un'enorme flessibilità, ma, paradossalmente, da mancate richieste poste alla tecnologia stessa.Le nuove tecnologie possono migliorare la qualità della vita per le persone disabili solo se tali tecnologie sono sviluppate secondo quei criteri che permettono a tutti di utilizzarle.
Le tecnologie informatiche non possono rappresentare un elemento di esclusione delle persone con diversità fisiche, psichiche o sensoriali ma devono, al contrario, permettere di superare le barriere esistenti rivelandosi uno strumento indispensabile per usufruire diopportunità che risulterebbero altrimenti precluse.

http://www.informagiovani-italia.com/digital_divide_quantificare_divario.htm
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TEST DI COMPLETAMENTO - DIGITAL DIVIDE E DISABILITA'

Messaggio  Benvenuto Tristana il Ven Gen 08, 2010 7:53 pm

Digital divide o divario digitale è un concetto sorto durante gli anni ‘90 per indicare le differenze di accesso e utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione che si riscontrano fra Stati, gruppi sociali e fra persona e persona.
Quali sono le cause del divario digitale?
Gli studiosi in questi anni si sono posti questo interrogativo e hanno intrapreso iniziative tese a risolvere situazioni considerate problematiche.
Tutti gli elementi che favoriscono lo sviluppo dell'accessibilità contribuiscono a ridurre il Digital Divide. Più precisamente l’accessibilità riguarda la possibilità di ridurre o eliminare un “fronte” del Digital Divide che interessa direttamente le persone con deficit sensoriali o cognitivi e indirettamente vasti strati della società.
Una recente indagine dell’Unione Europea mostra come ancora oggi i punti di vista sull’ esistenza della discriminazione verso i disabili varino abbastanza significativamente tra i paesi membri. La discriminazione causata dalla disabilità viene percepita maggiormente diffusa in Italia (68%) e Francia (66%) e molto meno in Danimarca (32%).
Promuovere una Inclusive Knowledge Society è uno degli obietti primari per rendere le tecnologie dell’informazione e della comunicazione accessibili al più vasto numero di persone possibile, in special modo alle fasce più deboli come i bambini, le persone anziane e le persone con disabilità fisica, sensoriale, mentale e cognitiva.
La migliorata accessibilità dei contenuti porta benefici notevoli per tutti gli utenti ai quali vengono forniti servizi ed applicazioni più efficienti e facilmente utilizzabili, incrementandone quindi il grado di usabilità.

Da tempo ci si interroga su quale sia la strada migliore per sopperire alla gravi lacune digitali che ci attanagliano.
Molta attenzione è stata focalizzata sulle opportunità offerte dalla banda larga.
Portare la banda larga e dare una corretta alfabetizzazione informatica sono state considerate più che sufficienti per garantire il superamento del Digital Divide che fa da spartiacque tra un Paese “arretrato” e un Paese “Evoluto”.
Ma siamo sicuri che la banda larga permetta di superare realmente tale gap?
In altri paesi, in altre culture la banda larga è il mezzo attraverso il quale moltissimi disabili telelavorano da casa contribuendo al benessere proprio e a quello della comunità in cui vivono che in questo modo non li deve mantenere.
L’ Italia, invece, segna un grave ritardo in questo campo.
Tempo fa durante una chiacchierata pubblica su un famoso Social Network si è fatta una sottolineatura che merita attenzione.
Il Web, i contenuti multimediali presuppongono che gli utenti siano in possesso di requisiti fisici (vista, udito, mobilità) nella norma. Ma le persone che purtroppo soffrono di alcune disabilità, possono accedere ai nuovi servizi che la banda larga può offrire?
La risposta è negativa ed è questo il fulcro del problema.. Potremo portare anche la banda larga a tutti, ma se comunque una fetta degli utenti non potrà comunque accedervi, il Digital Divide non potrà certamente definirsi superato.
Sono pochi i siti o le risorse multimediale adattate ai disabili, ed è necessario fare molto più più. La banda larga e i nuovi servizi devono essere davvero a disposizione di tutti.
L’Unione Europea è da tempo impegnata affinché la Società dell’Informazione sia per tutti: nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002´´, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “epartecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione.
L’invito all’integrazione sociale dei disabili è stato ribadito più volte dall’UE.
L’iniziativa di maggior impatto è stata intrapresa dal Consiglio dell’Unione Europea, che ha dichiarato il 2003 Anno europeo delle persone con disabilità. Gli stimoli europei sono stati recepiti dagli Stati membri, che si sono impegnati affinché l’innovazione tecnologica diventi un mezzo per annullare il “digital divide” e non sia la fonte di una nuova tipologia di barriere, le barriere virtuali. Le iniziative volte a mitigare il digital divide si stanno moltiplicando, in Rete proliferano le informazioni intorno alle opportunità “digitali” rivolte alle cosiddette fasce deboli e anche le indicazioni politiche nazionali sembrano, quantomeno formalmente, indirizzarsi in questo senso. Il ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, in un intervento in occasione del convegno “Tecnologie per la disabilità: una società senza esclusi“, ha dichiarato infatti che la realizzazione della Società dell’Informazione richiede che si affermi una nuova generazione di diritti fondamentali della persona (diritto all’accesso, alla trasparenza, alla privacy), e che il governo ha come obiettivo l’apertura a tutti della società basata sulle tecnologie dell’informazione, a prescindere dalle condizioni sociali, fisiche o economiche.

Fonti:
dichiarazione del ministro Lucio Stanca, in occasione del convegno svoltosi a Roma il 5 marzo 2003. Articolo di Laura Casulli per la rubrica “Incroci” - www.dschola.it 1

http://www.ens.it/multimedia/articolo.asp?articolo=69

http://formare.erickson.it/archivio/settembre_07/5_BIANCHI.html

http://forum.antidigitaldivide.org/showthread.php?t=4066

http://www.dschola.it/modules/mydownloads/cache/files/34463613452739597185912398786988-digitaldivide.pdf

www.psicologisenzafrontiere.org

Mondi digitali.Riflessioni e analisi sul digital divide,a cura di: Anzera G., Comunello F.

http://webaccessibile.org/normative/abi-accessibilita-dellhome-banking/1-tecnologie-e-disabilita/

Benvenuto Tristana

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digital divide di pacini anna

Messaggio  pacini anna il Ven Gen 08, 2010 8:43 pm

"LA RAPIDA DIFFUSIONE DI INTERNET PROCEDE IN MANIERA IRREGOLARE IN TUTTO IL PIANETA"(CASTELLS,2002,p.243).
Il Digital Divide o divario digitale e' un nuovo concetto sorto sul finire del secolo scorso, per indicare le differenze di accesso e utilizzo delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, che si riscontrano fra Stati, gruppi sociali e fra persona e persona.
In letteratura la principale distinzione in merito riguarda la dimensione intra moenia e globale del fenomeno ( Norris, 2001). Il concetto di digital divide globale e' centrato sulle differenze tra le diverse Nazioni, mentre chi si occupa di divario intra moenia prende in considerazioni una serie di spaccature presenti all'interno di ogni singolo paese; spaccature che vengono messe in luce ponendo a confronto gruppi sociali distinti sulla base delle variabili socio-demografiche, quali l'eta', il genere, il livello di scolarizzazione, il reddito e piu' recentemente la disabilita' ( HARGITTAI,2003)
Nel complesso la diffusione delle ICT (Information and communications Techhnology)sta impattando su molteplici aspetti della vita delle persone , a prescindere dal fatto che esse ne siano consapevoli.
Tuttavia, l'impatto dell'aspazialita' che queste nuove tecnologie garantiscono,(cioe' il superamento dei limiti spaziali e temporali),e' veramente enorme per le persone diversamente abili: una persona priva delle mani puo scrivere un testo semplicemente parlando a computer, una persona che soffre di grave ipoacusia puo usare liberamente il telefono, una person cieca puo istruire un computer usando il comando vocale, una persona fisicamente disabile puo liberarsi dall'isolamento e dalla solitudine.
Ma se i benefici sono evidenti, non sempre lo sono la consapevolezza delle potenzialita' e la loro accessibilita'.
Tuttavia se almeno per quanto riguarda il rapporto tra nuove tecnologie ed anziani sono sempre piu' numerosi gli studi e le ricerche, non esistono molti dati per definire il rapporto tra disabili e nuove tecnologie.
Sono tre le principali aree in cui le nuove tecnologie possono migliorare le condizioni dei disabili:
-prevenzione
-riabilitazione
-inclusione, attraverso le tecnologie assistive.
Oggi esistono tecnologie diverse per disabilita' diverse: per esempio per chi ha problemi di utilizzo delle mani o delle braccia esiste il proteggitastiera, un dispositivo che isola i tasti uno dall'altro in modo che non vengano premuti contemporaneamente piu' tasti, o ancora il supporto per polsi per chi ha il problema di tenere sospeso il braccio mentre scrive, e infine le aste per bocca, frontali o " mentoniane" chepermettono di premere tasti del computer guidando i movimenti dell'asta con la bocca o con il movimento della testa.
Gli ausili tecnologici mettono in grado le persone disabili di vivere una vita "normale", ma esse possono creare anche nuove barriere, quando non tengono conto dei bisogni speciali dei soggetti. Per esempio , un'icona sul desktop sembra un apprezzabile passo in avanti verso la semplificazione dell'uso del compiuter, ma puo invece rappresentare un grosso problema per chi non la vede.
Le nuove tecnologie possono,infatti, migliorare la qualita' della vita delle persone disabili, solo se tali tecnologie sono sviluppate secondo criteri che permettono a tutti di utilizzarle: l'accesso alla tecnologia non implica automaticamente la sua accessibilita'.
Un design accessibile e' quello che permette al disabile di poter utilizzare il WORLD WIDE WEB in maniera funzionale alle proprie esigenze.
In tale direzione vanno le iniziative promosse dal W3C WORLD WIDE WEB CONSORTIUM che ha promosso la WAI WEB ACCESSIBILITY INIZIATIVE, che mira ad individuare e suggerire criteri di realizzazione dei siti web tali da permettere la fruizione delle informazioni, indipendentemente dalle disabilita' del soggetto.
Ancora ricordiamo le iniziative promosse dallASPHI onlus un organizzazione non lucrativa di aziende ed enti con la missione di promuovere l'integrazione delle persone disabili nella scuola, nel lavoro e nella societa', attraverso l'utilizzo dell' ICT.
In particolar modo l'ASPHI, concepisce l'intervento di formazione strettamente finalizzato all'inserimento lavorativo. Si pone, quindi nell'ottica di quello che oggi viene chiamato inserimento mirato.
Risale a pochi anni fa il progetto promosso in Campania da Alessandro di Gennaro con l'obiettivo di lavorare sul fronte del divario digitale per favorire l'accessibilita' ai servizi da parte dei disabili.
E' certo questa una strada tortuosa e difficile da percorrere, che non puo essere lasciata all'iniziativa di enti e associazioni private, ma che deve essere supportata da iniziative e incentivi statali che possano facilitare e offrire una "vita vivibile" a chi, purtroppo e' meno fortunato di noi.





FONTI:
CASTELLS M. 2002. GALASSIA INTERNET. (TRAD. IT. A CURA DI VIVIANI S., MILANO ,FELTRINELLI.
HARGITTAI, E., 2003. THE DIGITAL DIVIDE AND WHAT TO DO ABAUT IT.
kENISTON, K., KUMAR, D., 2003. INTRODUCTION. THE FOUR DIGITAL DIVIDE
NORRIS, P., 2001. DIGITAL DIVIDE,CIVIC ENGARGEMENT, INFORMATION POVERTY AND INTERNET WORLDWIDE,CAMBRIDGE
WWW.ENIPA.GOV.IT., DAL LIBRO BIANCO DELLE LINEE GUIDA DEL GOVERNO PER LO SVILUPPO DELLA SOCIETA' DELL'INFORMAZIONE
WWW.INNOVAZIONE.GOV.IT
RIDOLFI, P., ( A CURA DI),I DISABILI NELLA SOCIETA' DELL'INFORMAZIONE, MILANO, FRANCO ANGELI, 2002.

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relazione: autismo

Messaggio  cimmelli mariangela il Ven Gen 08, 2010 9:45 pm

Il Disturbo Autistico o Autismo Infantile, fa parte dei cosiddetti Disturbi Generalizzati dello Sviluppo. Si parla anche comunemente di “spettro autistico” per sottolineare il fatto che, accanto al Disturbo Autistico propriamente detto, vi sono molte forme sfumate, parzialmente diverse per età di insorgenza o gravità dei sintomi.L’esordio dei sintomi dell’autismo infantile si verifica per definizione entro il terzo anno di vita e quasi sempre le anomalie di sviluppo si osservano fin dai primi mesi. Ad esempio: preso in braccio, il bambino sembra non rispondere all’abbraccio; ha difficoltà ad attaccarsi al seno per allattare; il sonno può essere discontinuo, con risvegli frequenti e lunghi periodi di insonnia (Celi, 2002).Le caratteristiche tipiche e fondamentali dell’autismo possono essere così riassunte:
- evidente compromissione dell’interazione sociale
- incapacità di giocare, almeno nella comune accezione del termine
- comportamenti ripetitivi, stereotipati, a volte autolesionisti, rigidi e manierati; oppure un particolare attaccamento a una cosa inanimata, o a un interesse bizzarro e difficile da spiegare per gli aspetti non funzionali di un oggetto come l’odore o il sapore (Celi, 2002);
- evidente compromissione (o assenza) del linguaggio con manifestazioni ecolaliche, cadenza cantilenante e un impiego molto stereotipato e ripetitivo.
I bambini autistici percepiscono e vivono il mondo esterno con una peculiare modalità: essi non distinguono tra la propria mente e quella altrui, ossia non hanno una Teoria della Mente (U. Frith, 1991). Ciò implica che non riescono a concepire che un’altra persona possa non sapere ciò che sanno loro, neppure seguono lo sguardo degli altri o un dito che indica qualcosa. Mentre noi viviamo in un mondo fatto di tu ed io, i bambini autistici vivono esclusivamente nel mondo dell’io. Intere categorie di verbi sono assenti, quelli che attribuiscono uno stato d’animo o un processo mentale a un’altra persona: credere, sapere, pensare…E quando un bambino non riesce a comprendere che un’altra persona possa agire in base a motivi diversi dai suoi, scompare anche un altro concetto, quello dell’inganno.A queste caratteristiche si associa una difficoltà a cogliere gli aspetti generali di una situazione mentre è marcata la tendenza ad analizzarne i singoli dettagli (teoria della coerenza centrale).Ciò spiega ad esempio le “isole di genialità” in questi bambini. Spesso, infatti, si riscontra in essi una memoria sorprendente o una straordinaria abilità nella costruzione dei disegni coi cubi, al contrario, presentano deficit nelle prove di comprensione o riordinamento di storie figurate.Un’altra caratteristica riguarda la motricità: sono presenti, infatti, stereotipie e gesti ripetitivi senza apparente finalità. Tali comportamenti possono essere a carattere autolesionista (il bambino si provoca evidenti lesioni a suo carico) o non autolesivo.I primi sembrano assolvere alla necessità di ricerca di forti stimoli sensoriali non interpretati come nocivi a causa della ridotta sensibilità al dolore, ma spesso sono da interpretare quali modalità di comunicazione del bambino stesso.Il loro linguaggio è tipicamente idiosincratico, vale a dire caratterizzato da espressioni strane e bizzarre apparentemente non collegate al contesto nel quale avviene l’interazione verbale. Viene definito idiosincratico, perché si tratta di parole che il soggetto può aver associato a contesti o esperienze passate e che usa senza preoccuparsi della comprensione da parte dell’interlocutore.E’ ecolalico, ovvero caratterizzato da ripetizione di forme verbali appena udite o conosciute. Per concludere, altre due caratteristiche dei bambini autistici sono la comprensione letterale e l’iperrealismo che fanno si che gli stessi non tengano conto delle intenzioni comunicative dell’interlocutore se non direttamente espresse e dunque interpretano il tutto in maniera eccessivamente aderente a quello che appare.
Su questo argomento ho trovato interessanti due testi:
1) Autismo che fare? Orientarsi nella complessità dei trattamenti.
Autori: R. Cavagnola – L. Moderato- M. Leoni
La storia del nostro paese è piena di scoperte miracolose, i cui effetti nel migliore dei casi sono controversi, nel peggiore sono inesistenti. Ma quando c’è il proprio figlio di mezzo, e quindi le speranze e il timore di non perdere qualcosa che potrebbe fare bene, non è facile rimanere oggettivi e valutare i fatti. Quindi spesso il quesito diventa: “Ma se non fa male perché non provarlo?”. Nell’autismo, ma non solo, ciò che è inutile è di per sé dannoso. Attraverso le testimonianze e le indicazioni di cinque autorevoli genitori e professionisti vengono presentate domande, risposte e linee guida su come orientare le scelte nel caso di problemi di Autismo e Disturbi pervasivi dello sviluppo.
2) Autismo. Nuove terapie per migliorare e guarire
Autore: Massimo Montinari
Questo testo è una vera e propria aggiornatissima analisi a 360 gradi dell’autismo, delle sue cause e delle terapie naturali con cui ottenere un miglioramento o addirittura la risoluzione.
L’ipotesi di partenza è quella di uno stretto legame tra vaccinazioni infantili e scatenamento della sindrome autistica. Il tutto supportato dalle più recenti ricerche scientifiche in ambito immunologico e neurologico. I vari livelli di lettura del libro permettono un approccio scientifico al medico o al ricercatore interessato a conoscere i risultati di questo lavoro di ricerca pluriennale, e forniscono allo stesso tempo una panoramica illustrativa completa del fenomeno ai genitori sforniti delle cognizioni tecniche mediche.
Tutti i dati scientifici dunque, ma anche le norme elementari per intraprendere una dieta priva di glutine e caseina (con numerose testimonianze del benessere che essa arreca ai bambini autistici), per curarsi con i prodotti omotossicologici, per trovare alternative agli antibiotici e per utilizzare al meglio le terapie di supporto di tipo linguistico, psicologico e senso-motorio.
Un insieme di fonti bibliografiche smisurato e difficilmente contrastabile sulla correlazione tra immunizzazione artificiale e autismo e le loro diverse forme di interazione (debilitazione del sistema immunitario intestinale e malassorbimento, incubazione ritardata del virus, encefalite post-vaccinica, immunosoppressione, intossicazione da mercurio e alluminio ecc.).
Attalmente l'Autismo è considerato "una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, con esordio nei primi tre anni di vita. Le aree prevalentemente interessate sonoquelle relative all’interazione sociale reciproca, all’abilità di comunicare idee e sentimenti e alla capacità di stabilire relazioni con gli altri. L’Autismo, pertanto si configura come una disabilità permanente che accompagna il soggetto nel suo ciclo vitale, anche se le caratteristiche del deficit sociale assumono un’espressività variabile nel tempo.”
Linee Guida per l’Autismo, SINPIA, 2005
mi ha molto interessata la lettura di questi brevi passi:

LA SCUOLA ELEMENTARE
Passò l’estate, la mia ultima estate da bambino piccolo. Mamma mi disse che avrei avuto una maestra tutta per me.
Io le risposi che se ogni bambino aveva una maestra la scuola doveva essere molto affollata.
"Non tutti i bambini, sciocchino, gli altri non ne hanno bisogno!" disse la mamma.
"Gli altri quali?" chiesi io.
"Quelli normali, povero bambino mio".
"Cosa vuol dire 'normali' mamma?"
"Normali vuol dire... come tutti gli altri".
Poi la mamma disse che doveva andare a pulire il bagno e scappò via in fretta.
Strano, mi pareva che avesse già finito di pulirlo.
Rimasto solo con Gabriele chiesi a lui cosa volesse dire normali.
Lui mi disse che se sei un gabbiano e vivi in mezzo altri gabbiani sei normale.
Se sei un gabbiano e vivi in mezzo ai cavalli non sei normale. La normalità non dipende da te ma dalle persone che ti circondano.

LA MAESTRA DI SOSTEGNO
Lei mi guardava senza ridere o dire con gli occhi quel 'poverino' che ormai avevo imparato a leggere così bene sul viso degli altri.
sembrava proprio un gabbiano come me.
smisi finalmente di fare passeggiate all'interno della scuola e iniziai ad imparare.
(...) non si stupiva dei miei progressi, sembrava che se li aspettasse.

da Come Gengis Khan, diario di Paolo, un ragazzo diversamente dotato, Mauro Barbero, Alessandro Borio, ed. Pendragon.

A me è capitato di "seguire" una bimba affetta dalla "Sindrome di Rett".
E’ molto simile al disturbo autistico.
Questa bimba aveva 6 anni... dal punto di vista dell'interazione sociale il suo livello era decisamente buono, veramente evidente, invece, era il ritardo mentale.
Era bellissimo trovare un punto di unione attraverso il gioco, amava colorare qualsiasi cosa anche se aveva difficoltà a tenere in mano le matite. La psicologa che mi seguiva aveva trovato una soluzione stupenda.. mettevamo tutti piattini di carta con dentro le tempere, mettevamo le mani dentro e poi disegnavamo (sporcavamo) su grandissimo fogli di cartone.
Lei si divertiva tantissimo e noi con lei.
Poi tutte le volte che facevamo questo "gioco", prima di andarsene ci abbracciava forte forte.. era troppo troppo dolce.
Per me è stata un'esperienza bellissima... spero me ne capitino tante altre così nella vita lavorativa, xchè la gioia e la soddisfazione che si prova a lavorare con i bimbi è davvero qualcosa di speciale.
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NET ADDICTION, DIPENDENZA DALLA RETE PER I DISABILI

Messaggio  valeriariccio il Ven Gen 08, 2010 10:27 pm

Si iniziò a parlare di Internet-dipendenza, oppure in inglese IAD (Internet Addiction Disorder) in America, nel 1995 quando Internet, almeno da noi, era abbastanza agli inizi e non c’erano certo le possibilità che la tecnologia ora offre.
E’ un disturbo paragonabile al gioco d’azzardo patologico come diagnosticato nel DSM-IV, anche se il dibattito se includerla tra le patologie psichiatriche o meno, è ancora aperto. Diversi ricercatori stanno attualmente valutando l'inclusione della dipendenza da Internet all'interno del futuro DSM-V. Questo aprirebbe le porte al rimborso delle consulenze per questo tipo di disturbo da parte delle compagnie di assicurazione statunitensi. Molti critici affermano al contrario che la dipendenza da Internet non può essere considerata uno specifico disturbo psichiatrico, ma un sintomo psicologico che può connettersi a differenti quadri diagnostici e clinici.Anche in Italia la discussione e lo studio sulla dipendenza da Internet sono ampiamente avviati, e, dal primo lavoro pubblicato in Italia dallo psichiatra Tonino Cantelmi nel 1998 sono stati pubblicati numerosi studi, senza però arrivare ad una definizione che sia univoca e accettata da tutti. Ma chi sono i soggetti a rischio net-dipendenza?Gli studiosi hanno distinto 4 “categorie a rischio”, anche se sappiamo bene che, quando si parla di malattie e specialmente della psiche umana, è molto difficile catalogare perché possiamo essere tutti vulnerabili.
• disturbi psichici già esistenti quali depressione, disturbi di personalità, compulsioni sessuali, oppure disagi e traumi quali contrasti in famiglia o abusi subiti durante l’infanzia.
• comportamenti a rischio quali eccessivo consumo della rete, riduzione delle esperienze di vita e relazioni sociali
• Internet può essere visto come una valvola di sfogo di fronte a disagi familiari, lavorativi o di altro tipo
• le potenzialità psicopatologiche proprie della rete: senso di anonimato e onnipotenza che possono degenerare in pedofilia, sesso virtuale, creazione di false identità, gioco d’azzardo, ecc.
Secondo Kimberly Young, che ha fondato il Center for Online Addiction statunitense, sono stati riconosciuti 5 tipi specifici di dipendenza online:
• Dipendenza cibersessuale (o dal sesso virtuale).
• Dipendenza ciber-relazionale (o dalle relazioni virtuali).Gli amici online diventano rapidamente più importanti per l'individuo, spesso a scapito dei rapporti nella realtà con la famiglia e gli amici reali. In molti casi questo conduce all'instabilità coniugale o della famiglia.
• Net Gaming: la dipendenza dai giochi in rete .
• Sovraccarico cognitivo: la ricchezza dei dati disponibili sul World Wide Web ha creato un nuovo tipo di comportamento compulsivo per quanto riguarda la navigazione e l'utilizzo dei database sul Web. A questo comportamento sono tipicamente associate le tendenze compulsive-ossessive ed una riduzione del rendimento lavorativo.
• Gioco al computer: negli anni ottanta giochi quali il Solitario e il campo minato furono programmati nei calcolatori ed i ricercatori scoprirono che il gioco ossessivo sul computer era diventato un problema nelle strutture organizzate.
Drogati da Internet
Questo è il titolo dell'articolo apparso sulla rivista mensile Quark, n° 15 di maggio 2002, sulla Internet addiction syndrome (IAS) o Net addiction o dipendenza dalle reti telematiche (Internet, Newsgroup, e-mail, chat ecc.) che si va decisamente delineando anche in Italia ove, a fronte di 12 milioni di accessi (Eurisko, 2001), si stima vi possano essere il 6-10% di internauti affetti da tale dipendenza. Come nel caso di tutti gli altri comportamenti compulsivi a rischio conclamato per la salute psico-fisico-sociale, anche per tale tipo di dipendenza si rende necessario un intervento multimodale specifico di ricupero.
Nell'articolo, contenente un'intervista allo psichiatra Dr. Michele G. Sforza, Presidente del Ce.S.Te.P. e Direttore dello S.Mu.G.A.P.,il Servizio Multidisciplinare Gioco d'Azzardo Patologico della Casa di Cura "Le Betulle" di Appiano Gentile (CO), è riportato il test di autosomministrazione per la valutazione della net addiction messo a punto dalla Dr.ssa Kimberly S. Young (pubblicato nel suo libro "Presi dalla rete", edizioni Edagricole).
Tra i soggetti fortemente a rischio di IAD troviamo i disabili. Spesso le persone affette da disabilità, faticano ad integrarsi nella vita sociale a causa del disagio, più o meno grave, che un handicap porta con sè, e la gravità di questo disagio varia a seconda del grado di disabilità e anche, in parte, da come la persona disabile vive e accetta la propria condizione.
Per questo motivo, mentre fino a 10 anni fa l’avvicinamento di un disabile al computer era solo finalizzato alla propria autonomia e/o lavoro, con il crescere e diffondersi di Internet, il computer ricopre un ruolo sempre più rilevante nella vita del disabile, e usato quindi sotto forma di “compagnia”, quasi fosse un’illusione di sopperire alle mancanze di una vita reale non del tutto soddisfacente.
Ma perché un disabile deve diventare schiavo di una macchina, se già è condizionato dalla propria disabilità?
La risposta è presto detta: sono le “psicopatologie proprie della rete”, come definite dagli studiosi, il miglior tallone d’Achille di un disabile; infatti egli, dietro ad una tastiera, può tranquillamente fingersi di non essere disabile! Si può creare una seconda, o più, identità e si può tranquillamente, via internet, mentire dicendo di non esser disabili e inventando storie, sentirsi apprezzati e considerati dai contatti dall’altra parte del mondo, creando a lungo andare un sempre maggiore isolamento dalla vita sociale (anche familiare) e un morboso attaccamento al computer che inizierà, se prima dava solo sollievo, a dare molta sofferenza perché la volta che manca la connessione, saranno sempre e comunque soli quanto prima.
La situazione peggiora quando il disabile, sensoriale o motorio, è senza lavoro; la mancanza di un’occupazione è una causa rilevante di disillusione o depressione nelle persone disabili; se già la situazione per un lavoratore è difficile in situazioni normali, figuriamoci per un disabile, che spesso è oggetto di discriminazioni ancora oggi molto forti, in ambienti di lavoro pubblici o privati; oppure, anche qualora ci sia il lavoro, spesso sono costretti a trovarsi con mansioni inferiori alle loro capacità, o a lottare per diritti che per altri lavoratori sono scontati già da subito.
Allora, ecco che spesso si instaurano meccanismi di grande demotivazione, disillusione e in casi gravi anche depressione; cosa c’è quindi, di meglio, se non un computer?

Nelle situazioni sopra descritte, credo che i disabili si sentano come se non avessero niente da perdere; basta poco per illudersi di essere vivi e utili, ed ecco che Internet fa questo e molto di più, perché dietro ad una tastiera la loro disabilità scompare quasi del tutto. In certi contesti (le chat ma soprattutto l’e-mail) si può anche, volendo, fingere di non essere disabili e instaurare nuove relazioni, arrivare anche a credere di innamorarsi, peccato però che,nella maggior parte dei casi, alla fine queste relazioni siano destinate a finire come sono iniziate perché la relazione vuole anche il contatto fisico, e se un disabile si finge diverso da ciò che è, non può continuare la relazione in modo normale ed ecco quindi la necessità di trovarne delle altre, virtuali sempre, e destinate a finire nello stesso modo: in pezzi. Facendo, tra l’altro, soffrire le persone che, magari, a quel rapporto potevano credere.
Per non parlare, poi, di tutte le varie comunità-ghetto create apposta per i disabili, in cui ci sono chat giochi e luoghi d’incontro via e-mail per passare il tempo, ma in cui alla fine si parla di nulla e non si fa nulla di costruttivo, a parte quelle strettamente a tema (informatica, cucina, musica, o altro).
L’unico modo per prevenire questo tipo di fenomeni di maggior isolamento sociale, è aiutare e sponsorizzare eventi di relazioni reali tra persone disabili e persone non disabili, rendendo accessibili risorse che possono accomunare vari tipi di interesse, dal lavoro allo svago, che servano a motivare le persone a conoscere e conoscersi.
Ritengo che non bisogna permettere al disabile di chiudersi all’interno del proprio mondo computerizzato, con la scusa “computer=libertà”, altrimenti è la volta che diventa schiavitù.
Ora più che mai, quindi, è necessario fare prevenzione perché la netdipendenza non è solo quella di cui si parla nei media, quella cioè dei ragazzi che perdono palesemente il controllo anche dei loro bisogni fisici come mangiare e dormire. La netdipendenza si può nascondere in ognuno di noi, è subdola, e deriva sempre da un senso di debolezza e vuoto che già ci appartiene: non serve stare 12 ore su Internet per esserne condizionati, bastano anche soltanto 5 minuti al giorno, o alla settimana, usati male perché, comunque, la dipendenza da Internet è una questione davvero complessa in quanto, contrariamente alle sostanze stupefacenti e al gioco d'azzardo, l'uso scorretto della rete Internet crea dei condizionamenti solo a livello mentale e il fisico ne risente qualora lo stare in rete condiziona in modo pesante i nostri ritmi di alimentazione e sonno.Internet, a seconda di come lo si usa, può o meno risvegliare uno o più istinti dell'essere umano: dipendenza da sesso virtuale, da gioco, da shopping, da relazioni sociali, da sovraccarico d'informazione, e così via ma non fa mai tutto da solo; questa dipendenza colpisce se le si dà il fianco e, spesso e volentieri, chi è più a rischio è chi crede di esserne invulnerabile perché "lo conosce" o ci lavora.


FONTI

www.wikipedia.org
www.iadkillervirus.org
www.cestep.it
Dr.ssa Kimberly S.Young.Presi dalla rete,edizioni Edagricole
C.Guerreschi.New addictions. Le nuove dipendenze.San Paolo Edizioni


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Relazione finale: Autismo

Messaggio  valentina iaccarino il Sab Gen 09, 2010 3:28 am

Le conoscenze in merito al disturbo autistico si sono modificate in modo drammatico nelle ultime due decadi: il dibattito scientifico e culturale in tema di autismo si è sviluppato molto sia in termini di nuove acquisizioni, che di collaborazione e confronto tra Università, Servizi, Istituzioni e Famiglie, che su questa grave patologia tendono a finalizzare le loro iniziative. Tuttavia, a 60 anni dalla sua individuazione da parte di Leo Kanner (1943), persistono ancora notevoli incertezze in termini di eziologia, elementi caratterizzanti il quadro clinico, confini nosografici con sindromi simili, diagnosi, presa in carico, evoluzione a lungo termine. L’Autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, con esordio nei primi tre anni di vita. Le aree prevalentemente interessate sono quelle relative all’interazione sociale reciproca, all’abilità di comunicare idee e sentimenti e alla capacità di stabilire relazioni con gli altri (Baird et al., 2003; Berney, 2000; Szatmari, 2003). L’Autismo, pertanto, si configura come una disabilità “permanente” che accompagna il soggetto nel suo ciclo vitale, anche se le caratteristiche del deficit sociale assumono un’espressività variabile nel tempo. L’autismo non presenta prevalenze geografiche e/o etniche, in quanto è stato descritto in tutte le popolazioni del mondo, di ogni razza o ambiente sociale. Presenta, viceversa, una prevalenza di sesso, in quanto sembra colpire i maschi in misura da 3 a 4 volte superiore rispetto alle femmine (Fombonne, 2003; Skuse, 2000; Yeargin-Allsopp et al., 2003). Tale dato confrontato con quelli riferiti in passato ha portato a concludere che attualmente l’autismo è 3-4 volte più frequente rispetto a 30 anni fa (Fombonne, 2003; Yeargin-Allsopp et al., 2003). Secondo la maggioranza degli Autori (Fombonne, 2001; Baird et al., 2003; Prior, 2003), questa discordanza nelle stime di prevalenza sarebbe dovuta più che ad un reale incremento dei casi di autismo ad una serie di fattori individuabili in:
• maggiore definizione dei criteri diagnostici, con inclusione delle forme più lievi;
• diffusione di procedure diagnostiche standardizzate;
• maggiore sensibilizzazione degli operatori e della popolazione in generale;
• aumento dei Servizi (anche se ancora decisamente inadeguati alla richiesta, sia quantitativamente che qualitativamente).
Le cause dell’Autismo sono a tutt’oggi sconosciute. La natura del Disturbo, infatti, coinvolgendo i complessi rapporti mente-cervello, non rende possibile il riferimento al modello sequenziale etiopatogenetico, comunemente adottato nelle discipline mediche: etiologia --> anatomia patologica --> patogenesi --> sintomatologia (Rapin, 2004). Va, inoltre, considerato che l’autismo, quale sindrome definita in termini esclusivamente comportamentali, si configura come la via finale comune di situazioni patologiche di svariata natura e con diversa etiologia (Baird et al., 2003). Per rimanere nell’ambito di una terminologia “medica”, la etiologia, l’anatomia patologica e la patogenesi si pongono – per quel che riguarda l’autismo - come tre aree di ricerca ancora distinte, in quanto i rapporti causali fra di esse restano attualmente indefiniti.
Per cercare di leggere l’innumerevole letteratura dedicata all’argomento è utile far riferimento a queste tre aree di ricerca, all’interno delle quali i vari studi possono essere collocati. Tale aree possono essere indicate nel modo seguente:
1. i modelli interpretativi della clinica (= la patogenesi) volti a definire le caratteristiche del funzionamento mentale di tipo autistico, da cui discendono i comportamenti che caratterizzano il quadro clinico;
2. le basi neurobiologiche (l’anatomia patologica) con cui si vogliono individuare eventuali strutture anatomiche e/o circuiti disfunzionali coinvolti nella genesi del quadro clinico comportamentale;
3. i fattori causali (= l’etiologia) mediante i quali si cerca di individuare i possibili fattori in grado di avviare la sequenza etiopatogenetica da cui in ultimo deriva il quadro comportamentale di tipo autistico.
Il bambino con diagnosi certa di autismo cresce con il suo disturbo anche se nuove competenze vengono acquisite con il tempo. Tali competenze, tuttavia, sono “modellate” da e sul disturbo nucleare ed avranno comunque una qualità “autistica”.
La prognosi a qualunque età è fortemente condizionata dal grado di funzionamento cognitivo, che a tutt’oggi sembra rappresentare l’indicatore più forte rispetto allo sviluppo futuro. I bambini che sviluppano il linguaggio entro i 5 anni sembrano avere prognosi migliore, ma occorre ricordare che il linguaggio, sia in comprensione che in produzione, appare anche esso fortemente condizionato dal livello di funzionamento cognitivo.
Studi di follow-up hanno evidenziato che un QI di 70 o più (almeno nei test non verbali), pur rappresentando un indicatore molto forte per un outcome positivo non protegge con certezza da uno scarso adattamento sociale in età adulta (Howlin et al., 2004).
Nel complesso, la particolare pervasività della triade sintomatologica e l’andamento cronico del quadro patologico determinano abitualmente nell’età adulta condizioni di disabilità, con gravi limitazioni nelle autonomie e nella vita sociale. Al presente un’altissima percentuale (dal 60% al 90%) di bambini autistici divengono adulti non autosufficienti, e continuano ad aver bisogno di cure per tutta la vita. In alcuni casi adulti autistici possono continuare a vivere nella loro casa, avvalendosi di un’assistenza domiciliare o della supervisione da parte di operatori, che si occupano anche di programmi incentrati sul rinforzo di abilità. Un numero molto minore di soggetti autistici (15-20%) è in grado di vivere e lavorare all’interno della comunità, con vari gradi di indipendenza.
Alcune persone con autismo possono arrivare a condurre una vita normale o quasi normale.
La diagnosi di Autismo prevede un processo molto articolato e complesso, finalizzato a stabilire se il quadro comportamentale presentato dal bambino in esame soddisfa i criteri diagnostici definiti a livello internazionale per una diagnosi di questo tipo.
Le procedure suggerite per la formulazione della diagnosi di Autismo si inscrivono in una Valutazione Clinica Globale, la quale ha lo scopo di raccogliere le informazioni utili a “conoscere” il bambino nel suo complesso, la famiglia e l’intero contesto ambientale. La diagnosi di Autismo viene attualmente formulata facendo riferimento ai criteri del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV-TR), redatto dall'American Psychiatric Association (APA, 2002):
• compromissione qualitativa dell’interazione sociale;
• compromissione qualitativa della comunicazione;
• modalità di comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati;
• età di esordio;
• diagnosi differenziale con altri disturbi pervasivi dello sviluppo (ad esempio il Disturbo di Asperger, il Disturbo di Rett, il Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza, il Disturbo Pervasivo dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato).
Molto spesso il quadro clinico mette in evidenza comportamenti molto caratteristici, che non vengono, tuttavia, inclusi fra i criteri diagnostici del DSMIV-TR, in quanto non patognomonici:
• Abnorme risposta agli stimoli sensoriali;
• Condotte auto lesive;
• Presenza di particolari abilità;
• Ritardo Mentale;
• Epilessia.
Dopo quanto emerso dalle ricerche effettuate sull’argomento, mi soffermo su alcune mie personali riflessioni scaturite dall’esperienza di tirocinio sul sostegno e dal corso di Psicopedagogia dei linguaggi della Prof. Briganti, svolti in seno al percorso universitario, in particolare sul significato dell’esperienza stessa, da cui vorrei partire per rivisitare il percorso compiuto. Più che di una riflessione si tratta di un atteggiamento maturato nei confronti della professione docente, della didattica in generale e – più in particolare – delle tecnologie didattiche come metodo e strumento per facilitare l’apprendimento e la condivisione di conoscenze. La considerazione iniziale è che l’esperienza, da sola, può rivelarsi un limite oltre che una risorsa, mentre supportata da studio e condivisione di conoscenze con i pari e con “gli esperti” diventa forte di un apparato “logico” che la sostiene, che le dà un senso e che ci permette, all’occorrenza, di mettere in discussione anche i nostri atteggiamenti più radicati, i metodi da sempre adottati. Ritengo che l’integrazione va intesa non come assimilazione di chi è diversamente abile con i cosiddetti “normodotati”, ma salvaguardia della possibilità, per tutti gli studenti, di avere accesso alla dimensione della relazione, nella classe e fuori da essa, senza segregazioni né percorsi artificiali. Che senso ha tenere un ragazzo disabile lontano dalla classe, per quanto grave sia il suo handicap, per salvaguardarlo dallo scherno o dal fallimento? Fallire, si sa, non piace a nessuno, ma è un esperienza che permette, a ciascuno di noi, di capire che qualcosa del nostro atteggiamento o di ciò che facciamo va cambiato. La politica dell’integrazione non deve però trasformarsi in una dottrina, da perseguire con categoricità. L’integrazione non è solo un obiettivo, ma anche un processo. Ritagliare spazi per i ragazzi disabili nell’aula di sostegno, o far loro trascorrere tempo insieme può favorire il processo di integrazione. L’importante è non considerare il ragazzo come una sorta di individuo difettoso ma perfettibile, che va “riparato” attraverso l’inserimento e l’assimilazione nella classe ad ogni costo. Senza volersi considerare come “colui che è stato chiamato a cambiare il mondo”, ma forte della propria professionalità e del proprio “sapere sapienziale” l’insegnante di sostegno deve imparare a riconoscere le potenzialità non solo nei ragazzi, ma anche nei colleghi, nelle leggi, nelle situazioni, nelle istituzioni, in modo da creare le condizioni favorevoli a quella progettazione collegiale che può far sì che l’inserimento diventi integrazione, dove per integrazione si intende quella situazione in cui ciascuno - educatori ed educandi - sa rinunciare ad ancorare la propria identità a quelle pratiche, competenze e convenzioni che hanno valore nella propria cultura, e riesce invece ad estenderla fino a diventare non solo tollerante, ma disposto a conoscere e trarre ricchezza da chiunque sia diverso.



Riferimenti bibliografici

Baird G et al. (2003): Diagnosis of autism.
Berney TP (2000): Autism - an evolving concept.
Szatmari P (2003):The causes of autism spectrum disorders.
Fombonne E et al. (2001): Is there an epidemic of autism?
Fombonne E et al. (2003): The prevalence of Autism.
Skuse DH (2000): Imprinting, the X-Chromosome, and the Male Brain: explaining sex differences in the liability to Autism.
Yeargin-Allsopp M, Rice C, Karapurkar T, Doernberg N, Boyle C,Murphy C (2003): Prevalence of autism in a US metropolitan area.
Prior M (2003): Is there an increase in the prevalence of autism spectrum disorders?
Rapin I (2004): Classificazione e causalità nell’autismo. In: Cohen DJ, Volkmar FR (Eds), Autismo e disturbi generalizzati dello sviluppo,pp. 343-370. Vannini Editrice, Gussago (BS).

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COMPLETAMENTO ESAME-

Messaggio  portanova sara il Sab Gen 09, 2010 12:56 pm

L’autismo infantile fa parte del gruppo dei Disturbi Generalizzati dello Sviluppo (D.G.S.), sindromi caratterizzate da compromissione grave di più aree dello sviluppo infantile, insieme alla Sindrome di Asperger, alla Sindrome di Rett ecc.

E' molto più frequente nei maschi (rapporto 5:1) con un’età di insorgenza prevalentemente intorno ai tre anni e può essere preceduta da un periodo di apparente normalità di sviluppo.

Nel disturbo autistico sono particolarmente compromesse:

l’area del linguaggio e della comunicazione in generale e l’area dell’interazione sociale, ma sono presenti sintomi appartenenti ad altre aree, che si manifestano in misura variabile a seconda del livello di sviluppo e dell’età del soggetto.

A livello linguistico vi può essere assenza totale di linguaggio oppure questo può essere usato in modo anomalo (per esempio il bambino non usa il pronome Io, ma parla di se stesso in terza persona singolare). Possono essere presenti verbalizzazioni incongrue, giochi di parole ripetitivi e stereotipati, ripetizione ecolalica delle parole degli altri.

Nell’area della comunicazione comportamentale i primi sintomi di allarme sono rappresentati da un rapporto evitante di sguardo, una gestualità non finalizzata al rapporto con l’altro, l’apparente indifferenza per le richieste dell’ambiente (sembrano bambini sordi), l’assenza di un gioco simbolico, il disinteresse per le persone accompagnato ad uno spiccato interesse per meccanismi, specie se in movimento.

Gli interessi e le attività sono limitate, focalizzate in maniera ossessiva su pochi oggetti o parti di oggetti o su pochi argomenti di cui vengono trattati solo aspetti classificativi. Anche il gioco è povero e ripetitivo, senza rappresentazioni simboliche né gioco imitativo ed i bambini mostrano un elevato livello di angoscia se vengono distolti dalla loro ritualità ossessiva.

A livello motorio possono mostrare anomalie o bizzarrie (camminare sulle punte dei piedi, sfarfallamento delle mani, posture corporee bizzarre). Spesso hanno un comportamento motorio ipercinetico, ma afinalistico.

Il livello intellettivo può essere modicamente compromesso, ma più spesso il profilo cognitivo è caratterizzato da una disarmonia, con profonde disabilità in alcuni settori e performance eccezionali in altri (per es. può presentare memoria prodigiosa per i numeri, ma non saper leggere).

Altri sintomi associati possono essere:

un alta soglia per il dolore con fenomeni autolesivi,

ipersensibilità ai suoni,

aggressività improvvisa per minime frustrazioni,

anomalie dell’alimentazione,

disturbi del sonno,

mancata percezione dei pericoli.

CAUSE
Per quanto riguarda le cause eziopatogenetiche l’Autismo infantile rappresenta ancora un’incognita.Esistono forme primarie in cui non si riesce a evidenziare alcuna anomalia ed esistono forme secondarie ad altre affezioni.

Si tratta comunque di una malattia a genesi multifattoriale a cui concorrono cause:

neurologiche (malformazioni, sclerosi tuberosa, encefaliti ecc.),

psichiche (psicosi in fase iniziale),

metaboliche (fenilchetonuria),

genetiche (sindrome dell’X-fragile, anomalie del cromosoma 22 ecc.),

sensoriali (sordità)

mediche generali (intolleranze alimentari).

CURE

Trattandosi di una eziologia multifattoriale, l’indagine diagnostica è particolarmente complessa e deve necessariamente essere fatta in un Centro di alta specializzazione e con la consulenza integrata di vari specialisti.
Anche il trattamento richiede interventi multipli integrati sia a livello familiare sia a livello individuale, di tipo psicologico, riabilitativo e farmacologico.

TEORIE PSICOLOGICHE

Le teorie sull'origine dell'autismo infantile sono molteplici, le più importanti sono frutto delle ricerche di quegli studiosi che hanno dedicato molti sforzi per la comprensione del problema. Margaret Mahler dedico i suoi sforzi alla comprensione dello sviluppo dei bambini entro i primi due anni di vita durante il quale molta importanza rivestono comportamenti motori i quali dovrebbero avere un'elevata qualità empatica. La Mahl pone una differenziazione tra nascita "biologica" e nascita "psicologica". Inizialmente il bambino è un essere biologico(fase dell'autismo normale) e l'investimento libidico è strettamente viscerale. In seguito si ha una fase "simbiotica", fino a circa due anni e mezzo, in cui è presente una una fusione allucinatoria di tipo onnipotente con la rappresentazione con la madre. Al termine di questo stadio si ha una fase di "separazione-individuazione che porta alla costruzione dell'identità individuale. Un cattivo funzionamento di questi stadi può indurre un blocco o una regressione a stadi precedenti. Se il bambino si fissa o regredisce allo stadio autistico, svilupperà la psicosi di tipo autistico mentre se ciò avviene allo stadio simbiotico, si verificherà una psicosi simbiotica. Nella simdrome autistica il bambino non percepisce la madre come tale ma tende ad identificare il proprio sé corporeo con gli oggetti inanimati dell'ambiente. Anche lo sviluppo linguistico risulta compromesso, essi lottano con qualsiasi richiesta di contatto umano e sociale. Tutte le psicosi infantili, secondo la Mahler, avrebbero dunque un origine in comune cioè un errore nello sviluppo dell'identità individuale,entro i primi due anni di vita.Ifattori principali sono due: 1)un bambino costituzionalmente vulnerabile con una predisposizione allo sviluppo di una psicosi; 2) una madre non in grado di reagire adeguatamente ai comportamenti del bambino. questo darebbe vita ad un circolo vizioso che comprometterebbe lo sviluppo dello stadio di separazione-individuazione.

Una delle teorie più affascinanti sull'autismo è quella di Bruno Bettelheim, uno dei maggiori psicoanalisti infantili, descritta nell'opera "La fortezza vuota". Prendendo spunto dai comportamenti schizofrenici dei prigionieri traumatizzati dalla realtà esterna , per i bambini autistici è la realtà interna a creare traumi. I bambini non sono in grado di comprendere la differenza tra la realtà interna ed esterna, vivendo l'esperienza interiore come una rappresentazione reale del mondo. L'isolamento rispetto al mondo esterno e la rassegnazione rispetto agli eventi costituirebbero vie di fuga da una realtà altrimenti insopportabile. Secondo Bettelheim ciò sarebbe determinato dall'interpretazione da parte del bambino dell'attitudine negativa con la quale gli si accostano le figure più significative del suo ambiente (1967). Il bambino proverebbe una sorta di forte rabbia che provocherebbe un'interpretazione negativa della reltà. Il neonato, cioè, interpretando negativamente i sentimenti e le azioni della madre, si distaccherebbe da lei progressivamente, provocando anche un distacco della madre da lui. Si genera così un'angoscia sconvolgente per il bambino che si trasforma presto in panico provocando l'interruzione del contatto con la realtà. Per arrivare a questo punto é necessario che il bambino percepisca la fonte dell'angoscia come immodificabile. Non esclude comunque che possano esistere altri fattori che facilitano l'insorgenza dell'autismo come alcune lesioni organiche. Oltre a cercare le cause scatenanti della patologie, Bettelheim dedicò molta parte della sua vita ad educare questi bambini; alla base del rapporto educativo c'era l'empatia cioè la condivisione delle emozioni.

Secondo alcune recenti ricerche condotte da vari studiosi l'autismo sarebbe una coseguenza derivata dal mancato sviluppo della "teoria della mente". Ognuno di noi è in grado di relazionarsi in maniera adeguata,conoscendo una persona possiamo intuire come agirà, se ne osserviame le azioni possiamo capire quali sono i suoi desideri. La teoria della mente ci aiuterebbe a capire il meccanismo psicologico delle persone alla base di una sana vita di relazione. Gli autistici quindi avrebbero un deficit specifico che riguarderebbe la comprensione della mente nelle altre persone

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  mariannacacialli il Sab Gen 09, 2010 12:57 pm

Siamo ormai nel 2010 e ancora le condizioni di vita delle persone disabili all’ interno della società sono ancora difficili e per tanto bisogna pensare a soluzioni per risolvere i problemi a cui quotidianamente vanno incontro queste persone.Bisogna investire maggiori risorse per sviluppare l’accessibilità (91%).
Il potenziale delle nuove tecnologie per creare un’Europa accessibile è molto significativo.
Promuovere una Inclusive Knowledge Society è uno degli obietti primari dell’i2010 che annuncia misure per rendere le tecnologie dell’informazione e della comunicazione accessibili al più vasto numero di persone possibile e lo sviluppo di prodotti progettati per un segmento di consumatori che sia il più ampio possibile secondo la filosofia del Design for All, che attraverso una progettazione adeguata mira ad assicurare accessibilità, salute e sicurezza a tutti. In special modo alle fasce più deboli come le persone anziane e le persone con disabilità fisica, sensoriale, mentale e cognitiva.
La migliorata accessibilità dei contenuti porta benefici notevoli per tutti gli utenti ai quali vengono forniti servizi ed applicazioni più efficienti e facilmente utilizzabili, incrementandone quindi il grado di usabilità. Un elevato livello di accessibilità porta benefici in particolare a chi accede in condizioni ambientali o sociali sfavorevoli.
Digital Divide e Sordi
Le persone sorde, ad esempio, che vivono in paesi, come l’Italia, sono privilegiati dal punto di vista del digital divide,ma non possiamo dimenticare che la situazione delle persone sorde che vivono nei paesi in via di sviluppo è ben più difficile. Basta ricordare la situazione italiana di qualche anno fa: insegnamento rivolto esclusivamente all’avviamento professionale con limitate possibilità di accesso all’istruzione superiore, o ancor prima quando i sordi venivano rinchiusi in manicomio come malati di mente o venivano loro legate le mani dietro la schiena per impedire che si esprimessero con i segni.
Una ricerca realizzata da Isaac Agboola e Arthur Lee della Gallaudet University ha raccolto dati sull’utilizzo del computer ed internet della comunità sorda nel mondo. I ricercatori hanno stimato che se dal 50% al 95% della popolazione sorda dei paesi “sviluppati” ha accesso ad internet, si passa all’1% - 35% della popolazione sorda nei paesi in via di sviluppo. Per coloro che non possono accedere al web, la causa principale è la difficoltà economica (87%), mentre il 61% lamenta una mancanza di istruzione o “computer illiteracy”. Lo studio citato ha anche constatato che la mancanza di stimoli, la scarsa conoscenza dell’informatica e le barriere culturali causano un ulteriore ampliamento del digital divide. Per rimediare a questo gap si dovrebbe fornire assistenza ai paesi in via di sviluppo in modo che le comunità di sordi possano essere introdotte agli aspetti sociali ed educativi del web.
I sordi spesso sentono di avere poche possibilità, partecipazione, o responsabilità nella società. Fattori che amplificano le scarse possibilità di accedere all’informazione e quindi accrescono la disuguaglianza nella società . Questo sentimento viene rafforzato da una generale insensibilità degli udenti verso molti diritti che vengono ancora negati ai sordi come, ad esempio, la sottotitolazione di una percentuale accettabile del palinsesto televisivo o il mancato riconoscimento ufficiale dello status di lingua alla Lingua dei Segni Italiana (LIS).
Come noto, in Italia, sul piano legislativo una legge che va nella direzione di ridurre l’handicap delle persone con deficit sensoriali e cognitivi è la Legge 4/2004. Questa definisce una serie di principi per le pubbliche amministrazioni riguardo la pubblicazione di siti internet e materiale informatico. Pur essendo una legge senz’altro positiva, essa rappresenta tuttavia un’altra occasione mancata per i diritti delle persone sorde. Solo un requisito su 22 presenti nel decreto attuativo della legge potrebbe essere importante per aggirare il deficit della sordità. Vale la pena citare per intero il requisito:

“Nel caso in cui un filmato o una presentazione multimediale siano indispensabili per la completezza dell’informazione fornita o del servizio erogato, predisporre una alternativa testuale equivalente, sincronizzata in forma di sotto-titolazione o di descrizione vocale, oppure fornire un riassunto o una semplice etichetta per ciascun elemento video o multimediale tenendo conto del livello di importanza e delle difficoltà di realizzazione nel caso di trasmissioni in tempo reale”. (D.M. 8 luglio 2005, Allegato A, Requisito n. 18)

Come spiega Ellero, le alternative audio e video che consentono di “ascoltare con la vista e di vedere con l’udito” sono ormai semplici da realizzare rendendo la sostanziale timidezza del requisito n. 18 ancora più inadempiente.
Quanto detto deve essere ragionevolmente tenuto in considerazione quando si considera l’interazione dei sordi con la navigazione in internet. Bisognerebbe valutare attentamente il ripercuotersi di queste difficoltà nella navigazione, nella comprensione dei messaggi di output e nell’utilizzo dei motori di ricerca, aprendo uno spiraglio su un campo tutto da indagare.
La lingua digitale e la rete forniscono un rimedio per questi sentimenti di inadeguatezza. Per mezzo del web i sordi possono agevolmente accedere all’informazione e sentirsi alla pari in un medium che utilizza principalmente il canale visuale. Le comunità di sordi nel cyberspazio possono contribuire al benessere della società, incrementando l’attenzione sulle richieste e i diritti della comunità, condividendo informazione, supportandosi a livello emotivo, scambiandosi consigli e suggerimenti. La minore formalità sintattica e morfologica delle lingue digitali va incontro alle difficoltà dei sordi nelle lingue fonetiche, inoltre le lingue digitali vanno verso il superamento del vecchio dualismo tra oralità e scrittura, rendendo per la prima volta accessibile il “concettualmente orale” ai sordi.
Non è automatico comprendere l’insieme delle difficoltà che la persona sorda incontra nell’interagire con la società. Comunicare con gli altri per i sordi è difficile, perchè devono affidarsi a protesi acustiche, lettura labiale o interpreti. Inoltre non dobbiamo dimenticare le grandi difficoltà di produzione e comprensione della lingua scritta. Infatti chi diventa sordo prima dell’acquisizione della lingua non può beneficiare della memoria acustica, quella abilità citata dal senso comune quando si afferma che per imparare una lingua straniera bisogna andare sul posto ed “immergercisi”. I sordi che quindi sono obbligati ad apprendere una lingua senza poterla ascoltare, oltre alle frequenti problematiche nella produzione e comprensione della lingua parlata e scritta, hanno spesso un gap culturale in quanto la nostra società veicola informazione principalmente attraverso il canale acustico o attraverso una lingua scritta in forma a loro inaccessibile.
Sebbene la maggioranza dei sordi comunichi online tramite la lingua digitale scritta, la lingua dei segni è un aspetto fondamentale della cultura sorda, che ben si adatta al mondo virtuale del web. Il web ha un’abbondanza di lingue che sono principalmente rappresentate in modalità scritta, ma la comunità sorda è stata in grado di utilizzare le tecnologie disponibili per i propri bisogni.

Agboola, I.O., & Lee, A.C. (2000). Computer and information technology access for deaf individuals and developing countries. Journal of Deaf Studies and Deaf Education.
Harris, J., & Bamford, C. (2001). The uphill struggle: Services for Deaf and hard of hearing people—issues of equality, participation and access. Disability & Society, 16(7), 969-979.
Le ricerche pubblicate(Volterra V. (a cura di), La lingua italiana dei segni la comunicazione visivo gestuale, Il Mulino, 1987.oppure Caselli M.C., Maragna S., Volterra V., Linguaggio e Sordità, Il Mulino, 2007.)
per il testo della legge: http://www.camera.it/parlam/leggi/04004l.htm per gli aggiornamenti http://www.pubbliaccesso.gov.it/
Ellero R., Video sul web per molti ma…, in Internet Magazine, Anno XIII, N°3, Marzo 2007
Bianchi L., L'accessibilità Web per gli utenti sordi, in Accessibilità: dalla teoria alla realtà, A cura di Roberto Scano, IWA Italy, 2004.
Fabbretti D., Tomasuolo E. (a cura di), Scrittura e Sordità, Carocci, 2006.
Carrada e il suo sito http://www.mestierediscrivere.com.
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Messaggio  elena gigliotti il Sab Gen 09, 2010 1:21 pm

NET ADDICTION – DIPENDENZA DALLA RETE PER DISABILI
Quando si parla di Internet, lo si associa molto spesso al concetto di libertà perché lo si definisce il mezzo d’informazione libero per eccellenza, si parla molto di libertà di espressione, di informazione, di pensiero, di condivisione, tutte cose belle e da difendere ma siamo sicuri che sia veramente così libero? Siamo sicuri che NOI siamo davvero così liberi?
Purtroppo molte volte di questo concetto di libertà si abusa: su Internet si crede di essere finalmente e totalmente privi delle inibizioni vere o presunte che talvolta un approccio reale ci potrebbe imporre, ci sentiamo completamente liberi di lavorare con la fantasia quanto vogliamo e di renderci anche, quando siamo collegati, estranei a quello che viviamo quotidianamente, arrivando anche a sfogare la nostra parte peggiore: se abbiamo paura del giudizio degli altri, o di sentirci inadeguati, Internet è terreno fertile per mostrarci diversi da come siamo, o per far uscire lati di noi, nel bene e nel male, che in reale per svariati motivi nascondiamo. Per questo, abusare della libertà porta inevitabilmente a crearsi una prigione ma, come in tutte le prigioni, anche in questa non ci si finisce per caso; ci sono SEMPRE degli antefatti su cui va scavato a fondo, non bisogna mai ridursi a colpevolizzare Internet addossandogli, per comodo, i nostri problemi.
Spesso le persone affette da disabilità, faticano ad integrarsi nella vita sociale a causa del disagio, più o meno grave, che un handicap porta con sé, e la gravità di questo disagio varia a seconda del grado di disabilità e anche, in parte, da come la persona disabile vive e accetta la propria condizione.
Per questo motivo, mentre fino a 10 anni fa l’avvicinamento di un disabile al computer era solo finalizzato alla propria autonomia e/o lavoro, con il crescere e diffondersi di Internet, il computer ricopre un ruolo sempre più rilevante nella vita del disabile, e usato quindi sotto forma di “compagnia”, quasi fosse un’illusione di sopperire alle mancanze di una vita reale non del tutto soddisfacente.
Ma perché un disabile deve diventare schiavo di una macchina, se già è condizionato dalla propria disabilità?
La risposta è presto detta: sono le “psicopatologie proprie della rete”, come definite dagli studiosi, il miglior tallone d’Achille di un disabile; infatti egli, dietro ad una tastiera, può tranquillamente fingersi di non essere disabile! Si può creare una seconda, o più, identità e si può tranquillamente, via internet, mentire dicendo di non esser disabili e inventando storie, sentirsi apprezzati e considerati dai contatti dall’altra parte del mondo, creando a lungo andare un sempre maggiore isolamento dalla vita sociale (anche familiare) e un morboso attaccamento al computer che inizierà, se prima dava solo sollievo, a dare molta sofferenza perché la volta che manca la connessione, saranno sempre e comunque soli quanto prima.
La situazione peggiora quando il disabile, sensoriale o motorio, è senza lavoro; la mancanza di un’occupazione è una causa rilevante di disillusione o depressione nelle persone disabili; se già la situazione per un lavoratore è difficile in situazioni normali, figuriamoci per un disabile, che spesso è oggetto di discriminazioni ancora oggi molto forti, in ambienti di lavoro pubblici o privati; oppure, anche qualora ci sia il lavoro, spesso siamo costretti a trovarci con mansioni inferiori alle nostre capacità, o a lottare per diritti che per altri lavoratori sono scontati già da subito.
Allora, ecco che spesso si instaurano meccanismi di grande demotivazione, disillusione e in casi gravi anche depressione; cosa c’è quindi, di meglio, se non un computer?
Nelle situazioni sopra descritte, i disabili si sentono come se non avessero niente da perdere; “ ci basta poco per illuderci di essere vivi e utili, ed ecco che Internet fa questo e molto di più, perché dietro ad una tastiera la nostra disabilità scompare quasi del tutto. In certi contesti (le chat ma soprattutto l’e-mail) possiamo anche, volendo, fingere di non essere disabili e instaurare nuove relazioni, arrivare anche a credere di innamorarci, peccato però che alla fine queste relazioni siano destinate a finire come sono iniziate perché la relazione vuole anche il contatto fisico, e se un disabile si finge diverso da ciò che è, non può continuare la relazione in modo normale ed ecco quindi la necessità di trovarne delle altre, virtuali sempre, e destinate a finire nello stesso modo: in pezzi. Facendo, tra l’altro, soffrire le persone che, magari, a quel rapporto potevano credere.
Per non parlare, poi, di tutte le varie comunità-ghetto create apposta per i disabili, in cui ci sono chat giochi e luoghi d’incontro via e-mail per passare il tempo, ma in cui alla fine si parla di nulla e non si fa nulla di costruttivo, a parte quelle strettamente a tema (informatica, cucina, musica, o altro).
.Sono già diversi anni che si parla, soprattutto fra gli psicologi/ psichiatri, dell’esistenza e della progressiva emergenza di una serie di disturbi definiti come Internet Addiction Disorders (IAD) o come Internet Related Psychopathology (IRP). La Grande Rete, la “Rete che connette e che cattura”,eccezionale strumento di cambiamento socioculturale, ha aperto una serie di problemi totalmente nuovi, non solo per il mondo della ricerca antropologico/psicologica, ma anche per le persone comuni (genitori, educatori). Le nuove frontiere della comunicazione portano a dare più valore agli strumenti e alle tecniche piuttosto che ai contenuti e alla relazione ed in questa dinamica la persona destinataria della relazione diventa il mezzo che ci permette di entrare in relazione con il vero protagonista, ovvero lo strumento tecnico. Tutta una serie di parametri di natura spaziale/temporale/ relazionale, come pure di identità, realtà, appartenenza, sono seriamente messi in discussione. La Rete ci offre la straordinaria possibilità di annullare le distanze geografiche e socioculturali, di ottenere esaurienti informazioni su ogni possibile argomento, di colloquiare con chiunque nella massima libertà; nel contempo, peraltro, crea numerose trappole invisibili: ci disconnette dal contatto reale con gli “altri”, ci aliena dalla quotidianità e dalla realtà concreta.. Gli studi, anche italiani, per quanto basati su un numero esiguo di casi e su tecniche di indagine “on line”, soggette a frequenti distorsioni, hanno evidenziato che è possibile riscontrare, in relazione ad un uso improprio della Rete, i tipici meccanismi della dipendenza, ovvero: • la tolleranza (necessità di incrementare i tempi di connessione per ottenere lo stesso effetto di gratificazione); • l’astinenza (comparsa di sintomi specifici in seguito alla riduzione/sospensione dell’uso della Rete); • il craving (forte e irresistibile desiderio di connettersi, con sofferenza psicofisica in caso di impossibilità e con fissazione del pensiero, irritabilità, ansia, depressione, sensazione di derealizzazione). L’unico modo per prevenire questo tipo di fenomeni di maggior isolamento sociale, è aiutare e sponsorizzare eventi di relazioni reali tra persone disabili e persone non disabili, rendendo accessibili risorse che possono accomunare vari tipi di interesse, dal lavoro allo svago, che servano a motivare le persone a conoscere e conoscersi.
Riflettiamoci: non si permetta al disabile di chiudersi all’interno del proprio mondo computerizzato, con la scusa “computer = libertà”, altrimenti è la volta che diventa schiavitù.

FONTI:
TR.TR. FACEBOOK.COM
WWW.ASPICPSICOLOGIA.ORG.
INTERVISTA AD UN DISABILE 21-12-2009
FORMINRETE.IT


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digital divide

Messaggio  giovanna montanino il Sab Gen 09, 2010 1:31 pm

Per Digitale Divide s'intende divario, divisione digitale.
Il termine Digital Divide venne utilizzato per la prima volta nel 1995 quando la NTIA (National Telecomunication and Information Administration), organo consultivo degli Stati Uniti d'America nel settore delle telecomunicazioni pubblicò la prima di una serie intitolata "Falling Trought The Net", questa relazione mette in luce una serie di differenze che limitano la diffusione e l'accessouniformi alle nuove tecnologie da parte di tutti i cittadini. Il concetto di "divario digitale" era riferito alle difficoltà di accesso ad Internet in determinate zone del paese.
Internet esplodeva come fenomeno di massa diventava un mezzo di lavoro, comunicazione, business, non essere in rete significava essere di margini. Di Digital Divide si è parlato anche in un documento del Vaticano (Chiesa ed Internet, 2002; Etica in Internet 2002), nel quale si evince che l'espressione Digital Divide evidenzia che gli individui , le nazioni devono avere accesso alla nuova tecnologia, devono poter partecipare alla globalizzazione. Bisogna far si che internet sia accessibile anche ai gruppi meno avvantaggiati. Ci sono stati interventi in tal senso anche da parte dell'UE, infatti è stato redatto un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all'intera popolazione di partecipare ai vantaggi socio-economici del progresso tecnologico.
Le nuove tecnologie hanno determinato l'avvento della "Società dell'Informazione", che comporta il superamento dei limiti spaziali e temporali, ma l'aiuto delle tecnologie non potrà mai essere apprezzato da un' abile nella stessa misura in cui lo sia da un diversamente abile o da un'anziano.
Cita Oliver Turquet "non ci sarà progresso se non sarà per tutti".
Infatti, l'abbattimento dei vincoli di mobilità rappresenta una vera e propria rivoluzione ma le tecnologie vanno oltre perchè riescono a valorizzare le capacità residue dei disabili e le loro "mancanze".
Ad esempio, una persona priva dell'uso delle mani può scrivere un testo parlando al computer. Una persona non vedente può istruire un computer per leggere ad alta voce il contenuto sullo schermo di un PC.
Le tecnologie dell'informazione possono però rappresentare un'ulteriore forma di discriminazione. Alcuni problemi nascono dal fatto che le nuove tecnologie offrono dei prodotti che non riescono a soddisfare i bisogni dei soggetti diversamente abili. Le limitazioni non derivano dalla tecnologia ma alle mancate richieste poste alla tecnologie stesse.
Per fare un esempio, gli individui affetti da disabilità visiva hanno problemi a vedere carattere troppo piccoli. Quelli affetti da mobilità fisica, come sclerosi multipla, possono incontrare difficoltà nel muovere il mouse o nell'usare una tastiera. La tecnologia deve servire a migliorare la qualità della vita, non ad innalzare nuove barriere, sarà quindi necessario rispettare degli accorgimenti che permettono alle persone disabili di superare le loro difficoltà.
Perchè tutti possano utilizzare la rete senza penalizzazione il World Wide Wibe Consortium ha promosso la WAI (web accessibility iniziative), cioè un'insieme di suggerimenti tali da permettere l'accesso all'informazione indipendente dalle minorazione del soggetto. Per rendere fruibili immagini a chi non può vederle il testo renderà a parole la stessa funzione dell'immagine. Al fine di realizzare tale integrazione, la Fondazione ASPHI sta svolgendo da anni in Campania un'importante lavoro volto a promuovere l'integrazione del disabile nel lavoro , scuola e società attraverso l'uso delle tecnologie ICT.
Dalla ricerca fatta ho capito come la tecnologia può essere vicino ma anche tanto lontana, spero che questa si avvicini sempre più all'esigenze dei diversamente abili, ma che anche noi diventiamo più aperti e disponibili e non restiamo chiusi nel nostro orticello.

Bibliografia:
-Castells. M.(2002) Galassia Internet (trad. it a cura di Viviani, S.) Milano Feltrinelli;
-Hargittai,E. (2003) The Digital Divide and What to do About it;
-Kieiston,K.,Kumar,D. (2003).Introduction:the four Digital Divides;
-www.cnipa.gov.it;
-www.mediamente.rai.it;
-www.psicologiasenzafrontiera.org.

giovanna montanino

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test di completamento: ultimo passo - gennaio 2010

Messaggio  linda granito il Sab Gen 09, 2010 1:41 pm

Relazione : “Digital Divide e disabilità: divario digitale che divide chi usa Internet e le nuove tecnologie e chi no”.

Con il termine ormai entrato nell'uso comune di "Digital Divide" si definisce la discriminazione o comunque ogni forma di disuguaglianza, barriera, limitazione esistente nell'accesso alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Tale divario può essere imputato a motivi diversi come il reddito insufficiente, la mancanza di competenze individuali, l'assenza di infrastrutture.
Il problema del Digital Divide non interessa soltanto le società delle nazioni del sud del mondo, ma è strutturalmente presente anche all'interno degli stati ad economia dominante. Inevitabilmente ed in ogni caso la sua fenomenologia e le sue conseguenze sono molto più pesanti nelle realtà dei paesi ad economia povera: le limitazioni nell'accedere alle nuove tecnologie precludono infatti molte delle loro effettive possibilità di sviluppo economico. Il Digital Divide produce inoltre disuguaglianze non solo sul piano economico ma anche su quello dell'informazione e della partecipazione. La rete è in continua espansione e sta cambiando radicalmente i media, l'economia, la vita stessa delle persone. Ma alcuni interrogativi sorgono spontanei: la vita di quali persone e in quali parti del mondo? Mentre un quinto della popolazione mondiale viaggia verso il cyberspazio, il resto dell'umanità vive nella scarsità dei beni materiali, tanto è vero che si parla di nuovo analfabetismo quando ci si riferisce agli esclusi dalla rete, essi sono esclusi dal grande gioco della comunicazione il che significherà essere sempre più tagliati fuori dal progresso, emarginati dalle innovazioni, in sintesi emarginati dallo sviluppo.
Non bisogna guardare lontano per trovare il divario digitale; infatti un esempio è quello di Fabio Pavone, un giovane disabile abruzzese affetto da una grave forma di distrofia, che mesi fa aveva lanciato un appello sui diversi organi di informazione in merito a un costoso mouse che gli era necessario per comunicare tramite computer. Fabio lamentava giustamente la mancata possibilità di ottenere un rimborso dagli organi competenti per un ausilio a lui indispensabile; solo dopo una sorta di campagna spontanea sorta attorno al suo caso qualcosa si è mosso ma mentre Fabio attende ancora, lancia anche un nuovo appello che lo riguarda ma che interessa moltissime persone, disabili e non: nel suo comune di residenza manca l'ADSL.
Di Digital Divide se ne parla molto ma è possibile che ai disabili non si faccia altro che negare diritti? e che in un centro magari piccolo, ma a pochi chilometri da un capoluogo di provincia e non certo isolato, nè piazzato sulla cima di qualche alta montagna nessuno provveda a far passare tale servizio? Fabio ha potuto "incassare" solo l'appoggio della locale sezione dell' UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare).
Dunque mentre si parla di eliminare il divario digitale, persone come Fabio - che non possono più aspettare - aspettano forzatamente.
Ognuno dovrebbe essere in grado di poter fruire dell'accesso all'informazione e alle reti di telecomunicazione per fare questo però bisogna prestare particolare attenzione alle necessità ed ai vincoli delle fasce di popolazione non privilegiate, ai disabili, alle persone anziane e perseguire attivamente misure atte a facilitare non solo l'accesso alle tecnologie ma anche il loro uso.

- Tecnologie e disabilità, webaccessibile.org
- La democrazia possibile: come vincere la sfida del Digital Divide P. Zocchi, ed. Guerini 2003
- Rete e disabilità - mediamente, www.digitaldivide.it

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  Marta Carota il Sab Gen 09, 2010 2:19 pm

L ’autismo è il disturbo pervasivo dello sviluppo (PDD) più largamente riconosciuto. Altre diagnosi, con forme leggermente simili a quelle riscontrate nell’autismo, sono state studiate in modo meno intenso, rendendo la loro validità più discutibile. Una di queste condizioni, chiamata sindrome di Asperger. La Sindrome di Asperger (abbreviata in SA) è considerata un disordine pervasivo dello sviluppo apparentato e quindi considerato una forma dello spettro autistico "ad alto funzionamento". Il termine "Sindrome di Asperger" venne coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981; lo chiamò così da Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco il cui lavoro non venne riconosciuto fino agli anni novanta. Hans Asperger iniziò ad esaminare alcuni casi, le cui forme cliniche somigliavano alla descrizione di Kanner dell’autismo. La descrizione di Asperger si differenziava però da quella di Kanner, in quanto il linguaggio era in ritardo in modo meno frequente, i deficit di tipo motorio erano più comuni, l’inizio della manifestazione del disturbo si presentava più tardi, e tutti i casi iniziali descritti riguardavano solo il sesso maschile. Inoltre, Asperger suggeriva che era possibile osservare alcuni problemi simili anche in altri membri della famiglia, e particolarmente nei padri. Le caratteristiche cliniche della sindrome descritte abitualmente includono:
a) scarsezza di empatia;
b) interazione sociale unilaterale, inappropriata e senza malizia, poca abilità di formare delle amicizie e conseguente isolamento sociale;
c) linguaggio monotono e pedante;
d) scarsa comunicazione non verbale;
e) profondo interesse in tematiche circoscritte come il tempo, i fatti di trasmissioni televisive, gli orari ferroviari o le carte geografiche che, memorizzate in modo meccanico, riflettono poca comprensione conferendo inoltre un’impressione di eccentricità;
f) movimenti goffi, maldestri e posture bizzarre.
La sindrome di Asperger si manifesta con una pronunciata tendenza alla distrazione, con l'incapacità di comprendere le emozioni altrui, con gestualità fortemente ridotta, goffaggine nei movimenti, forte attaccamento alle abitudini, eccessiva attenzione ai particolari e comportamenti ripetitivi.
Le persone affette da sindrome di Asperger hanno intelligenze e capacità linguistiche nella norma (a volte anche superiore), ma appaiono incapaci a comprendere gli stati emotivi altrui attraverso i diversi indizi derivanti dal linguaggio corporeo e dalle inflessioni della voce o dalla stessa situazione relazionale. Può accadere che esse osservino un sorriso senza riuscire a capirne il significato o magari interpretandolo come una semplice smorfia. In generale, la sindrome di Asperger comporta un diminuito interesse per gli altri, una relativa indifferenza per i rapporti sociali; i bambini si mostrano spesso attratti da un solo argomento che diventa una sorta di ossessione. Anche negli adulti, la malattia tende a esaltare un particolare interesse, in special modo se connesso con oggetti da ordinare, classificare, riportare in elenchi, ecc.
Nonostante Asperger avesse originariamente descritto la presenza di questa condizione unicamente in persone di sesso maschile, attualmente vi sono pure casi di persone di sesso femminile con questa sindrome. I maschi hanno comunque molta più probabilità di esserne affetti. Anche se risulta che la maggior parte dei bambini affetti da questa condizione si situano nei normali parametri di intelligenza, in alcuni di loro è stato riscontrato un leggero ritardo. L’apparente inizio della condizione, o perlomeno la presa di coscienza di essa, ha luogo probabilmente un po’ più tardi dell’autismo. È possibile che ciò sia dovuto al fatto che le proprietà di linguaggio e le abilità cognitive sono migliori. La condizione tende ad essere molto stabile nel tempo e le più alte capacità intellettive osservate suggeriscono, a lungo temine, un miglior esito di quanto tipicamente osservato nell’autismo.
Ricercando materiale su internet, sulla sindrome di Asperger, mi sono ritrovata su una pagina di un sito che mi è piaciuta molto. Consiste in una guida per i bambini, della scuola primaria, per aiutarli a capire la loro condizione senza causare complicazioni. Può essere utile ai bambini che hanno necessità di capire un compagno di classe "speciale" che ha l’AS o forse a quelli stessi che hanno avuto la diagnosi di questa condizione. Stesso l’autore di questa guida afferma:
“ Io, (Ben), ho scritto questa guida perché amo I bambini ed i bambini Asperger/Autistici sono così adorabili!!”
Poiché mi è piaciuta molto, ho pensato che fosse importante trascriverla per farla leggere a voi tutte…
“Avere la sindrome di Asperger non significa che una persona non sia intelligente o che sia in qualche modo cattiva. Ognuno è differente, ama differenti attività e si interessa a differenti giochi. Ad uno dei tuoi amici può piacere guardare i cartoni mentre tu puoi preferire ascoltare la radio. Una persona con la sindrome di Asperger è molto differente. La Sindrome di Asperger è un tipo di autismo. Autismo significa che una persona ha difficoltà nella comunicazione con gli altri e nel fare certe attività perché può spesso trovare la vita molto più complicata, confusa e spaventosa degli altri. Se tu hai la sindrome di Asperger significa che hai uno speciale tipo di autismo chiamato "autismo ad alto funzionamento". Una persona con Asperger ha una intelligenza nella media o sopra la media. Questo spesso significa che è molto interessata a cose come leggere e imparare, ha molte capacità e se nessuno lo dice non si capisce esattamente la sua condizione. Le persone che ti passano accanto per la strada non potranno indovinare che tu hai questa condizione. Può essere una buona idea spiegare che hai la sindrome di Asperger a pochi amici con i quali ti fa piacere parlare.
Se qualcuno ha la sindrome di Asperger significa che ha problemi con le seguenti cose:
Comunicazione Sociale - significa comprendere quello che si dicono le persone e quello che dicono a te. Per esempio, quando un ragazzo sta parlando con i suoi amici è impegnato in una conversazione e conosce quello che deve dire ai suoi amici e loro possono pensare a come rispondere. Qualche volta questo può essere molto difficile per una persona con la sindrome di Asperger. Se lo trovi difficile, non preoccuparti perché puoi avere aiuto dai tuoi genitori e dagli insegnanti per migliorare.
Comprensione Sociale – Come comportarsi quando sei con gli altri e perché le persone si comportano in un certo modo. Così come, essere tristi o felici.
Immaginazione – Essere capace di scrivere storie inusuali e divertirsi con le storie immaginarie scritte come film e programmi TV.
Un bambino con Asperger può trovare confuse alcune frasi. Se un amico fa uno scherzo, una persona con Asperger può non capirlo o credere che sia stato fatto seriamente. Una frase come 'Sono così affamato che mangerei i miei calzoni' può confondere un bambino con Asperger che potrebbe meravigliarsi di qualcuno che voglia mangiare i suoi calzoni! Naturalmente, la persona non è veramente scema e parla per scherzo.
Se hai problemi nel fare amicizia o trovi che i tuoi compagni di classe non ti parlano molto, non è colpa tua. Può essere che tu non capisca tutte le regole sociali e puoi dire per sbaglio qualcosa che può essere intesa come scortese. Questo è un esempio. Se un bambino con Asperger è in un negozio e vede una persona vestita in modo strano può gridare "Quella persona veste veramente strana!" Questa non è una cosa che si dice perché si può offendere la persona. Sarebbe stato meglio non aver detto niente ad alta voce, ma averlo sussurrato alla mamma, così saresti stato sicuro di non causare scompiglio. È la stessa cosa con i tuoi compagni di classe a scuola. Per esempio, se non ti piace qualcosa che qualcuno indossa e pensi che sembri strana o divertente, come un cappello rosso brillante o una grande cravatta giallo arcobaleno, devi trattenerti perché se lo dici potresti causare scompiglio.
Puoi anche avere problemi con l’immaginazione. Qualcosa che ti fa felice e che trovi veramente interessante e divertente può non esserlo per i tuoi amici. Per esempio, puoi divertirti parlando della tua collezione di monete antiche a tutti i tuoi compagni di classe. Comunque, loro possono non trovarla interessante come te. Quando ti leggono una storia del loro libro favorito ti puoi annoiare perché hai difficoltà ad immaginare i caratteri da vedere od i suoni. Inoltre, puoi non divertirti a pretendere di essere qualcos’altro, ad una festa mascherata per esempio. Puoi non volerti vestire da cowboy perché ritieni difficile immaginare come agisca un cowboy.
Qui ci sono alcune cose con le quali le persone con Asperger possono avere difficoltà:
Goffaggine
Puoi trovare difficile correre veloce come gli altri, saltare su una gamba o andare in bicicletta. Puoi essere descritto come un po’ maldestro. Puoi fare esercizio per il coordinamento facendo trampolino od altri esercizi che lo incrementano.
Antipatia per I cambiamenti
Se hai un insegnante diverso da quello che ti era familiare o vai in un’altra casa, puoi trovarlo sconvolgente. Qualcuno con la sindrome di Asperger ama fare le stesse cose ogni giorno, come sedere nella stessa sedia a pranzo e mangiare lo stesso panino ogni giorno. Se ciò cambia una volta, può diventare scomodo e sconvolgente.
Essere affascinati da qualcosa
Puoi avere qualcosa che ti interessa veramente. Alcune persone possono essere stanche o occupate e non vogliono sentir parlare di ciò tutti i momenti. Ricorda di chiedere prima alle persone se gli fa piacere ascoltare qualcosa sul tuo interesse speciale. Alcuni con la sindrome di Asperger diventano così interessati al loro hobby o gioco preferito che spendono quasi tutto il loro tempo a farlo e dimenticano di fare cose importanti come parlare con gli amici o lavarsi i denti.
Infine, rispondo ad alcune importanti domande:
Si può morire per la sindrome di Asperger?
No! La sindrome di Asperger non può ucciderti come il cancro o un incidente di macchina. Comunque hai bisogno di cure perché la tua condizione può renderti meno pronto a capire quando qualcosa è pericolosa. Per esempio, alcuni bambini con la sindrome di Asperger possono camminare per la strada senza fare attenzione al traffico o accarezzare un cane arrabbiato, così è una buon idea dare ascolto ai tuoi genitori in queste situazioni. I tuoi genitori e gli insegnanti ti mostreranno diversi modi per aiutarti a capire queste cose meglio.
Avrò sempre la sindrome di Asperger?
La sindrome di Asperger non scompare quando cresci. Un bambino con Asperger diventerà un adulto con Asperger. Comunque diventando adulti, spesso si cambia molto e sia hanno meno problemi di quando si è bambini.
Ricorda...non sei solo! Molte persone hanno la sindrome di Asperger. Le persone con la sindrome di Asperger possono raggiungere molti grossi risultati come fare l’Università, trovare un lavoro e avere una propria casa. Avrai sempre la sindrome di Asperger ma con il tempo farai meglio le cose che adesso trovi molto difficili. Potresti anche essere capace di aiutare altri nelle stesse condizioni!”

FONTI:
www.xoomer.virgilio.it
www.ildiogene.it
www.Wikipedia.org
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Il Disturbo di Asperger

Messaggio  Alessia D'Alessandro il Sab Gen 09, 2010 3:22 pm

La sindrome di Asperger è un disordine dello sviluppo, e rientra nello spettro dei disturbi generalizzati di apprendimento (o spettro autistico). Infatti la malattia è a base prevalentemente genetica che si manifesta sotto forma lieve di autismo. Essa fu descritta per la prima volta dal pediatra Hans Asperger nel 1944, ma il termine fu coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una pubblicazione del 1981. La sindrome di Asperger si manifesta con una tendenza alla distrazione, con l'incapacità di comprendere le emozioni altrui, con gestualità fortemente ridotta, goffaggine nei movimenti, forte attaccamento alle abitudini, eccessiva attenzione ai particolari e comportamenti ripetitivi. Queste persone hanno intelligenza e capacità linguistiche nella norma ,alcune volte queste capacità sono anche superiori rispetto alla media infatti Hans Asperger chiamò i suoi pazienti "piccoli professori", basandosi sull'idea che bambini o persone poco più che adolescenti potevano avere un bagaglio di conoscenze nei loro campi d'interesse pari, se non superiori, a quello dei professori universitari. Questi soggetti sono incapaci a comprendere gli stati emotivi altrui attraverso i diversi indizi derivanti dal linguaggio corporeo e dalle inflessioni della voce o dalla stessa situazione relazionale. Ad esempio non riescono ad interpretare e a capire il significato di un sorriso che potrebbero interpretare come una smorfia. La sindrome di Asperger comporta uno scarso interesse per gli altri, una relativa indifferenza per i rapporti sociali; i bambini si mostrano spesso attratti da un solo argomento che diventa una sorta di ossessione. I soggetti ‘malati’ sono spesso attratti, con un intenso livello di attenzione, solo da determinate cose che interessano loro e da attività in cui si possa ritrovare un certo ordine come le classificazioni, liste e simili. La sindrome di Asperger colpisce mediamente una persona su 250, Asperger originariamente aveva descritto la presenza di questa condizione nei maschi ma attualmente vi sono pure casi di persone di sesso femminile con questa sindrome anche se i maschi hanno comunque molta più probabilità di esserne affetti. Le persone con questa sindrome, inoltre, appaiono in molti casi dei veri e propri geni . Sono immersi nella società e spesso fanno dei lavori molto impegnativi e che richiedono una particolare intelligenza, cultura o concentrazione; ad esempio architettura, ingegneria, programmazione informatica e persino la chirurgia medica. Ma come ogni cosa vi è sempre l’altra faccia della medaglia, in questo caso i soggetti non riescono a capire ed esprimere gli stati emotivi con gesti, linguaggio corporeo ed espressione facciale. Tutto ciò può portare a dei seri problemi all’interno della società. Un bambino affetto da tale sindrome, ad esempio, ha difficoltà a decodificare i segnali impliciti su cui si reggono le interazioni sociali e può essere messo da parte dai coetanei, ciò porta il bambino a creare degli amici immaginari per sentirsi in compagnia. Questo tipo di problema si verifica anche nell’età adulta dove il soggetto non riesce ad avere una vita socialmente appagante,infatti molti restano da soli. Possono cadere più facilmente in depressione rispetto alla popolazione generale perché essi hanno spesso difficoltà a comunicare problemi o capire quando è il momento di mostrare affetto.La sindrome di Asperger è definita nel “Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali" nella sezione 299.80 come:
- Difficoltà qualitative nel rapporto sociale, manifestandosi con almeno due tra le seguenti:
- Difficoltà marcata nell'uso di comportamenti non-verbali multipli, come il guardarsi negli occhi, le espressioni facciali, la postura corporea e i movimenti per regolare le interazioni sociali
- Impossibilità a sviluppare relazioni appropriate tra persone di pari livello
- Mancanza di ricerca spontanea per condividere divertimenti, interessi, od obiettivi con altre persone (difficoltà nel mostrare, portare o indicare oggetti d'interesse alle altre persone)
- Mancanza di reciprocità sociale ed emotiva
- Modelli di comportamento stereotipati e ripetitivi, manifestati da almeno uno dei seguenti:
- Raggiungimento di un'occupazione mentale con uno o più modelli stereotipati e ristretti d'interesse, che sia anormale nell'intensità e nell'attenzione
- Aderenza apparentemente inflessibile a specifici rituali o comportamenti non necessari
- Movimenti corporei stereotipati e ripetitivi (come agitare mani e dita o altri movimenti)
- Persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti
- Il disturbo crea difficoltà notevoli nelle aree sociali, professionali o altre aree d'importanza notevole per la vita di tutti i giorni
- Non esiste un significativo ritardo nelle abilità linguistiche
- Non esiste un significativo ritardo nello sviluppo cognitivo o nelle capacità appropriate all'età di aiutarsi e di avere un comportamento adatto alle circostanze (tranne che nelle interazioni sociali) e curiosità per l'ambiente esterno nell'infanzia
- Non ci sono motivi di ritenere che si tratti di una forma di schizofrenia o di un altro disordine pervasivo dello sviluppo
Secondo il DSM-IV, l’anamnesi dell’individuo deve manifestare “una mancanza di qualsiasi ritardo clinicamente significativo” nell’acquisizione del linguaggio, nello sviluppo cognitivo e nel comportamento di adattamento (tranne che nell’interazione sociale). Questo è in contrasto con i tipici resoconti di bambini autistici che presentano dei notevoli deficit e anomalie in queste aree prima dell’età di tre anni. Anche se questo criterio coincide con il resoconto di Asperger, Wing (1981) notò la presenza di deficit nell’uso del linguaggio per la comunicazione, oltre ad incapacità più specifiche del linguaggio in alcuni dei suoi casi di studio. Al momento, non si sa se la mancanza di ritardi nelle aree stabilite sia un fattore differenziale tra la sindrome di Asperger e l’autismo oppure, in alternativa, sia semplicemente un rispecchiamento del livello di sviluppo più alto associato all’uso. Anche se i criteri sociali per la sindrome di Asperger e l'autismo sono identici, la prima condizione di solito coinvolge meno sintomi e si presenta generalmente in modo diverso di quanto faccia la seconda. Individui con la sindrome di Asperger sono spesso isolati socialmente, ma non sono inconsapevoli della presenza degli altri, anche se i loro approcci possono risultare inappropriati e strani. Una nuova scoperta apre la speranza per una cura della sindrome di Asperger: sono infatti stati scoperti 27 geni associati all’ empatia, all’ autismo e alla sindrome di Asperger. Per i ricercatori dell’ Autism Research Centre di Cambridge (Gran Bretagna) che hanno condotto lo studio, pubblicato sulla rivista Autism Research, questi geni “rappresentano le basi per comprendere i meccanismi genetici della sindrome di Asperger e altre condizioni simili”. Io penso che le persone con la sindrome di Asperger non si dovrebbero definire dei pazienti da curare, ma persone con grandi doti di intelligenza che possono contribuire attivamente allo sviluppo della società e della civiltà. Voglio riportare brevemente le parole di un bambino di 10 con sindrome di Asperger: “ E’ difficile dire cosa io ho di diverso ,perché non me ne accorgo :anzi io mi sento del tutto normale. Sto imparando, invece , che ci sono cose che sento o che faccio in modo diverso da come le sentono e le fanno gli altri. Io sento diverso.” ( tratto dal libro “ Io sento diverso” di Cornaglia Ferrarsi Paolo). Io penso che la definizione “diversamente abile” in questo caso sia più che appropriata visto che secondo me non sono dei pazienti da curare,non hanno una malattia,ma semplicemente “sentono” in maniera diversa.


Fonti :
- wikipedia
-www.mondobenessereblog.com
-www.asperger.it
-libro di Cornaglia Ferrarsi Paolo"Io sento diverso" ,Erickson,Trento ,2006

Alessia D'Alessandro

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Sindrome di Asperger

Messaggio  lucia aversano il Sab Gen 09, 2010 4:22 pm

SINDROME DI ASPERGER
Secondo la classificazione dell'associazione psichiatrica americana pubblicata sotto il nome di D.S.M. IV * (Diagnostic and Statistical Manuel of Mental Disorders) – 4a edizione del 1994 - esistono 5 categorie di disturbi pervasivi dello sviluppo :
- Disturbo autistico
- Sindrome di Rett
- Disturbo disintegrativo dell’infanzia
- Sindrome d'Asperger
- Disturbo pervasivo dello sviluppo non specificato

SINDROME DI ASPERGER
La sindrome di Asperger (anche detta disturbo di Asperger) è una, relativamente nuova, categoria di disturbi dello sviluppo; il termine è entrato nell’uso generale solo da quindici anni. Benché un gruppo di bambini con questo quadro clinico fu originariamente e molto accuratamente descritto nel 1940 dal pediatra viennese Hans Asperger, la sindrome di Asperger (AS) è stata “ufficialmente” riconosciuta nel “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” per la prima volta nella quarta edizione pubblicata nel 1994.
Sindrome di Asperger è un termine applicato al minore e maggiore funzionamento finale di ciò che è conosciuto come lo spettro dei disturbi pervasivi dello sviluppo (o spettro autistico). Come altre condizioni nell’ambito di questo spettro, si rappresenta un disturbo a carattere neurologico dello sviluppo, molto spesso di causa sconosciuta, in cui ci sono deviazioni o anomalie in tre ampi aspetti dello sviluppo: interrelazione sociale e abilità sociali, uso del linguaggio a scopi comunicativi e certi tipi di comportamento e di stile che coinvolgono caratteristiche ripetitive o perseverative ed un limitato ma intenso campo di interessi. E’ la presenza di queste tre categorie di disfunzioni, che può avere una gamma da lieve a severa, che clinicamente definisce tutti i disturbi pervasivi dello sviluppo, dall’AS al classico autismo. Sebbene l’idea della continuità dei PDD lungo una singola dimensione sia facile per comprendere le somiglianze cliniche, non è del tutto chiaro se la sindrome di Asperger sia una forma leggera di autismo o se le condizioni siano collegate da qualcosa di più della larga somiglianza clinica.
La sindrome di Asperger rappresenta quella porzione di continuità dei PDD che è caratterizzata da alte abilità cognitive (almeno un QI normale per definizione, e qualche volta nella gamma superiore) e da una funzione di linguaggio più normale paragonata ad altri disturbi nello spettro. Infatti, la presenza di abilità di linguaggio di base normali è uno dei criteri di diagnosi dell’AS, benché ci siano quasi sempre alcune sottili difficoltà con il linguaggio pragmatico/sociale. Molti ricercatori ritengono che siano queste due aree di relativa forza che distinguono l’AS dalle altre forme di autismo e PDD ed anche la ragione di una migliore prognosi per l’AS. Studiosi dello sviluppo non hanno ottenuto consensi affermando che non c’era alcuna differenza tra l’AS e quello che è chiamato Autismo ad alto funzionamento (HFA). Alcuni ricercatori hanno suggerito che il deficit neuropsicologico di base è diverso nelle due condizioni, ma altri non sono convinti che possa esistere una distinzione tra questi. Una ricercatrice, Uta Frith, ha caratterizzato i bambini con AS come aventi “un guizzo di autismo”. Infatti è facile che ci possano essere sottotipi e molteplici meccanismi sottostanti il quadro clinico dell’AS. Questo introduce qualche confusione riguardo ai termini diagnostici, ed è facile che bambini simili, nello stesso paese, siano stati diagnosticati come AS, HFA o PDD dipendentemente da dove e da chi sono stati valutati.

FiSIONOMIA CLINICA
La maggior parte dei tratti della sindrome di Asperger e le caratteristiche che fanno questo bambino così unico e affascinante, sono rappresentate dalla loro peculiare, idiosincratica area di “speciali interessi”. In contrasto con il più tipico autismo, dove gli interessi sono più facilmente oggetti o parti di oggetti, nell’AS gli interessi appaiono molto spesso in specifiche aree intellettuali. Spesso, quando essi entrano a scuola, o anche prima, questi bambini mostrano un interesse ossessivo in un area come la matematica, aspetti della scienza, lettura (alcuni hanno una storia di iperlessia, imparano a leggere in età precoce) o alcuni aspetti della storia o della geografia, hanno il bisogno di imparare ogni cosa possibile su quel soggetto e tendono ad indugiare su questo nelle conversazioni e nel gioco libero. Ho visto un certop numero di bambini con AS che si focalizzano su mappe, tempo, astronomia, vari tipi di macchinari, o aspetti di auto, treni, piante o razzi.
E’ interessante come, tornando alla lontana descrizione originale di Asperger del 1944, l’area del trasporto sembra avere un fascino comune particolare (egli descrive bambini che memorizzano le linee del tram a Vienna sino all’ultima fermata). Molti bambini con AS, minori di tre anni, sembrano essere insolitamente consapevoli di cose come le strade percorse nei viaggi in auto. Qualche volta le aree di fascino rappresentano esagerazioni di interessi comuni nei bambini nella nostra cultura, come le tartarughe Ninja, i Power Rangers, i dinosauri, ecc. In molti bambini le aree di interesse speciale cambieranno nel tempo, con una preoccupazione sostituita da un’altra. In alcuni bambini, comunque, l’interesse può persistere nell’adulto e ci sono molti casi in cui ciò che affascinava nell’infanzia ha formato la base per una carriera adulta, incluso un buon numero di professori universitari.
L’altra maggiore caratteristica dell’AS è il difetto di socializzazione, e, anche questo, tende ad essere in qualche modo diverso da quello che si vede nel tipico autismo. Sebbene i bambini con AS vivano, come è frequentemente noto agli insegnanti ed ai genitori, in qualche modo “nel loro mondo” e preoccupati della loro agenda, sono raramente soli come i bambini autistici. Infatti molti bambini con AS, non appena entrano nell’età scolastica, esprimono il desiderio di socialità e di avere amici. Sono spesso molto frustrati e delusi dalle loro difficoltà sociali. Il loro problema non è un difetto di interazione o di interesse quanto un difetto di efficacia nell’interazione. Essi sembrano avere difficoltà nel comprendere come “si creano connessioni” sociali. Gilberg ha descritto ciò come un “disturbo di empatia” la incapacità di “leggere” effettivamente le necessità e le prospettive degli altri e rispondere appropriatamente. Di conseguenza, i bambini con AS tendono a travisare le situazioni sociali e le loro interazioni e risposte sono frequentemente viste dagli altri come “strane”.
Sebbene le capacità di linguaggio “normale” siano una caratteristica che distingue l’AS dalle altre forme di autismo e PDD, ci sono usualmente alcune differenze osservabili su come il bambino con AS usa il linguaggio. La capacità di ripetere è la più forte, alcune volte molto forte. La prosodia – quell’aspetto del linguaggio parlato che comprende il volume della voce, l’intonazione, l’inflessione, l’andamento ecc – è frequentemente non usuale. Qualche volta il suono del linguaggio eccessivamente formale o pedante, idiomi e dialetto sono spesso non usati o sono mal usati e le cose sono spesso fatte troppo letteralmente. La comprensione del linguaggio tende verso il concreto, con problemi crescenti che spesso sorgono non appena il linguaggio diventa più astratto nei gradi superiori. Abilità di linguaggio pragmatico o conversazionale spesso sono scarse a causa di problemi con “attendere il proprio turno”, una tendenza a rivoltare il discorso nelle aree di speciale interesse, o la difficoltà a sostenere il “botta e risposta” della conversazione.

DEFINIZIONE DEL DSM
La sindrome di Asperger è definita nel "Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali" (DSM-IV) nella sezione 299.80 come:
1)Difficoltà qualitative nel rapporto sociale, manifestandosi con almeno due tra le seguenti:
-Difficoltà marcata nell'uso di comportamenti non-verbali multipli, come il guardarsi negli occhi, le espressioni facciali, la postura corporea e i movimenti per regolare le interazioni sociali
-Impossibilità a sviluppare relazioni appropriate tra persone di pari livello
-Mancanza di ricerca spontanea per condividere divertimenti, interessi, od obiettivi con altre persone (difficoltà nel mostrare, portare o indicare oggetti d'interesse alle altre persone)
-Mancanza di reciprocità sociale ed emotiva
2)Modelli di comportamento stereotipati e ripetitivi, manifestati da almeno uno dei seguenti:
-Raggiungimento di un'occupazione mentale con uno o più modelli stereotipati e ristretti d'interesse, che sia anormale nell'intensità e nell'attenzione
-Aderenza apparentemente inflessibile a specifici rituali o comportamenti non necessari
-Movimenti corporei stereotipati e ripetitivi (come agitare mani e dita o altri movimenti)
-Persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti
3)Il disturbo crea difficoltà notevoli nelle aree sociali, professionali o altre aree d'importanza notevole per la vita di tutti i giorni
4)Non esiste un significativo ritardo nelle abilità linguistiche
5)Non esiste un significativo ritardo nello sviluppo cognitivo o nelle capacità appropriate all'età di aiutarsi e di avere un comportamento adatto alle circostanze (tranne che nelle interazioni sociali) e curiosità per l'ambiente esterno nell'infanzia
6)Non ci sono motivi di ritenere che si tratti di una forma di schizofrenia o di un altro disordine pervasivo dello sviluppo
Una serie di studi ha supportato l'idea che ci sono infatti pochi casi nei quali i pazienti possono rientrare nei criteri del DSM-IV. I pazienti tipicamente mostrano difficoltà comunicative, il che li qualifica per una diagnosi di autismo e non di Sindrome d'Asperger.

Quello che segue è un breve estratto di un discorso fatto in Svizzera alla riunione annuale dell'Associazione di Autismo Mondiale, in agosto 1999 da Gunilla Gerland, (Vivere con un'incapacità autistica).
Il mio nome è Gunilla Gerland ed ho 36 anni. Sono stata diagnosticata con autismo ad alto livello/sindrome di Asperger all'età di 29. Oggi sono una ricercatrice ma ho avuto delle grandi difficoltà quando ero più giovane. Cominciando dall'inizio, i miei genitori pensarono che fossi difficile da trattare; loro non riuscirono a trovare un vero contatto con me. Per esempio; spesso non rispondevo se mi chiamavano per nome. Ma non c’era nulla di sbagliato nel mio udito (come loro pensarono inizialmente). Dal mio punto di vista, non ritenevo che fosse così importante guardare le persone o rispondere quando loro parlavano.
Periodicamente avevo delle grandi collere; queste spaventavano mia madre perché non avevo limiti sociali al mio comportamento. Potevo gettare cose e dare calci e morsi se qualcuno tentava di venirmi vicino. Dicevano sempre che non c’era "ragione" per queste collere o che erano provocate da piccole cose. C'era comunque praticamente sempre una ragione per me, solo che gli altri non lo capivano. Potevo per esempio essere molto spaventata da un suono o da persone che facevano cose che non capivo.
Ero molto sola da bambina; non avevo amici. Anche se questo non mi infastidiva molto.
Avevo difficoltà a capire il mondo, e questo era molto frustrante. Il linguaggio, per esempio;le persone sembravano sempre voler dire qualche cos’altro rispetto a quello che dicevano, ed io non capivo mai niente realmente. Tutte le parole e le espressioni vaghe erano molto difficili dar afferrare per me, e, molte volte, incomprensibili.
Avevo molti problemi di percezione; ero molto sensibile al tocco ed ai suoni. Questo era molto difficile per me. Le mie abilità motorie erano molto cattive ed io inciampavo, cadevo, ed ero sempre per terra. L’Educazione fisica a scuola era un inferno; ero la peggiore di tutti.
La scuola era una tortura per me; nessuno capiva i miei problemi e pensavano solo che fossi malata e, naturalmente, viziata e maleducata. Sentii sempre che ero una bambina difficile e diversa. Gli altri bambini si divertivano di me o mi colpivano ed io ero veramente angariata a scuola.
Ero molto brava in alcune materie ed avevo grande difficoltà con altre; ancora oggi la mia intelligenza è molto disuguale. Sono estremamente brava a fare delle cose e totalmente persa in altre. Le mie abilità e i talenti per il linguaggio, la scrittura e la lettura, convincevano le persone che ero una bambina brillante. Quindi, quando facevo malamente le altre cose, erano sicuri che fossi pigra, malata e, naturalmente, maleducata. Queste cose mi furono dette durante tutta la mia infanzia.
Il mio scarso senso d’orientamento mi rese difficile la scuola; non sapevo trovare la sala di pranzo o tornare indietro in classe. Se tentavo di dire ai miei insegnanti che non sapevo trovare la strada loro dicevano solo "chiaramente conosci la strada; l’hai fatta cento volte". Quindi dovetti sviluppare delle strategie; come seguire alcuni miei compagni di classe. Questo era un problema così come la prosopagnosia, ossia la difficoltà nel riconoscimento dei volti.
Come ho già detto, l’educazione fisica era terribile, ed io mi sentivo umiliata a partecipare quando non riuscivo in niente. Desideravo che mi negassero la partecipazione. Gli insegnanti erano molto frustrati dal mio comportamento.
Ciò che provocò grandi problemi a scuola ed anche qualche tempo fa, è quello che chiamerei la mia mancanza assoluta e genuina di senso d’autorità; con questo voglio dire che io non ho mai capito che qualcuno può avere diritto a decidere quello che dovrei fare. Sento che nacqui senza questo senso, che veramente non capii che i miei genitori o gli altri adulti avevano diritto a dirmi cosa fare, ma agli altri apparivo sempre come un provocatore consapevole.
Un altro problema che ho avuto ed ho ancora è con l’automatismo. Questi problemi non sono ben descritti nella letteratura sull’ autismo, anche se non penso di essere la sola. Ho dovuto programmare di fare molte cose che gli altri "ottengono liberamente " dai loro sistemi nervosi. Imparare a nuotare e ad andare in bicicletta mi richiese molto più tempo e sforzo che per un bambino medio. Alcune cose, come spazzolarmi i denti sono ancora un movimento non automatico per me. Le mie scarse abilità negli automatismi motori è rilevata anche nei test, e vedere i risultati dei test mi fece realmente capire meglio perché ho delle difficoltà così grandi. La cosa divertente è che quando uno fa tutto come se fosse la prima volta (quale è il caso di chi ha scarse abilità motorie ed automatiche) di solito migliora o è più pulito di altre persone - questo rende anche più duro per gli altri capire chi ha un problema come questo.
Dopo la scuola ho tentato di lavorare. Non avevo idea di come comportarmi socialmente nel lavoro, così non duravo a lungo. Mi affaticai anche molto sul lavoro, e non capii perché non riuscissi a mantenere un lavoro. Avevo permessi di malattia per periodi a lungo termine ed ero in contatto con gli psichiatri. Nessuno mi diagnosticò o seppe dirmi quelli che erano i miei problemi, mi suggerirono la terapia. Fui in psicoterapia psicodinamica per molti anni e non mi aiutò, al contrario mi sentii offesa dall’incapacità dei terapeuti di ascoltare quello che percepivo come i miei veri problemi. Il terapeuta avrebbe voluto spiegare tutto come risultato di una disfunzione di crescita familiare.
Casualmente scoprii il mio vero problema, e fu diagnosticato. Quella fu una delle migliori cose che mi siano accadute. La diagnosi mi mise anche in contatto con molte persone aventi diagnosi all'interno dello spettro autistico ed alcuni di loro sono divenuti miei amici.
Ritengo importante dire alle persone che ci sono molti miti sull’autismo, e sull’idea di cosa l’autismo "realmente sia ". La verità è che l’autismo è quello che è definito nei criteri diagnostici e che le persone con l’autismo possono essere molto diverse l'una dall'altra, noi siamo persone del tutto diverse, con personalità diverse, con storie ed esperienze diverse e questo dovrebbe essere capito e rispettato da tutti.

Bibliografia:
Articolo di Stephen Bauer, Sindrome di Asperger
www.wikipedia.org
Gunilla Gerland,Vivere con un'incapacità autistica

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Sindrome di Asperger

Messaggio  soniacarusone il Sab Gen 09, 2010 4:27 pm

Sonia Carusone
Quasi contemporaneamente a Kanner che presentava i suoi primi casi di
“autismo”, il pediatra austriaco Hans Asperger, nel 1944, faceva conoscere un
gruppo di ragazzi con tendenza anch’essi “all’isolamento”, ma dotati di un alto quoziente
intellettivo: si cominciava a parlare di “sindrome di Asperger”, caratterizzata da
difficoltà nella socializzazione, facoltà sociali deficienti, condotta di tipo ossessivo-compulsiva
e rigidità e incoerenza mentale, non accompagnata da disturbi del
linguaggio, né da blocchi psico-mentali ed intellettivi.
Proseguendo negli studi, oggi si è arrivati a stabilire che questi sintomi appaiono
intorno ai sei anni, accompagnati anche da comportamenti ripetitivi, reazioni
esagerate, rinuncia ad una vita attiva ed alle iniziative che già si erano sviluppate
normalmente.
In questi casi spesso non sono stati evidenziati segni biologici quantificabili (la normalità
dei reperti della TAC, della RMN, dell’EEG, ecc. contrasta con espressioni come
“… la S.A. è un disordine neurobilogico incluso nello spettro autistico), anche se
negli ultimi tempi alcuni ricercatori hanno evidenziato anomalie strutturali nel
lobo frontale del cervello (dati non ancora confermati e di difficile lettura).
Anche se i fattori biologici occupano ancora spazio nel determinismo della
personalità di un individuo, è tuttavia indubbio che nell’uomo (animale o essere
sociale per eccellenza) la relazione e, con essa, la cultura hanno assunto il ruolo
fondamentale per organizzare il comportamento, per determinare la struttura
della personalità, influenzare lo sviluppo psico-mentale e l’organizzazione del
sistema rappresentazionale.
Le forme culturali ispirano gli stili di vita, ma, più profondamente,
contribuiscono alla determinazione dello sviluppo psico-mentale, alla formazione dell’ Io e di quello che è stato chiamato il Sé,
struttura psichica che accompagna l’uomo adulto e socialmente integrato.
Quasi tutti i casi Asperger presentano abilità motoria deficitaria, ma è difficile
segnalare questo sintomo come primitivo, perché la rinuncia alla vita, la riduzione
dell’attività portano, di per sé, ad un decremento delle abilità motorie semplici e complesse.
La notevole singolarità delle risposte agli stimoli sociali, relazionali, sensoriali e/o
vitali è un segno caratteristico che fa “impazzire” i familiari perché queste non risultano mai normali o prevedibili ed inoltre i risultati
ottenuti sono sempre discordanti con le reali ed evidenti capacità mentali dei
soggetti.
Trattare un caso di “disturbo dello sviluppo psico-mentale di tipo Asperger” non risulta compito facile ed inoltre la
diagnosi può richiedere un lungo periodo di osservazione poiché il soggetto si
ritira facilmente, è schivo nei confronti degli altri, rifiuta il contatto interpersonale: tende a
screditare il mondo (anche se é ossessivo nell’apprendere informazioni generiche
e varie) e a disinteressarsi del rapporto con altre persone.
Questi aspetti negativi inducono una forma di regressione psico-mentale e di
rinuncia a mantenere qualsiasi forma di attività.
Tentando di riunire segni psico-patologici caratteristici possiamo dire che i
soggetti Asperger:
• evidenziano disturbi di adeguamento ai compiti spesso riferibili a
dimenticanza, superficialità, indifferenza o anche opposizione;
• le capacità intellettive sono disarmoniche tanto che si possono trovare abilità
matematico-deduttive buone, insieme a grossi deficit in quelle immaginative e
logico-lessicali;
• presentano anche difficoltà a generalizzare gli apprendimenti (qualità che va
riferita allo sviluppo simbolico);
• sono disturbati da informazioni che vengono offerte in maniera caotica e/o
poco strutturata ed anche quando si presentano in forma multipla e/o
contraddittoria;
• sopportano con difficoltà le frustrazioni e reagiscono con scatti d’ira o con
bronci ed opposizione;
• vivono sensazioni di inefficienza e di inadeguatezza che portano a repentini e
ingiustificati ritiri (spesso vengono interrotti gli studi) e/o a raffreddamenti della
volontà;
• evidenziano incontinenza emotiva, responsabile delle reazioni di rabbia, di
fuga e di rottura del rapporto con conseguente isolamento;
• manifestano spesso comportamenti ripetitivi che possono celare crisi di
tensione interna;
• sono goffi nei comportamenti motori complessi in conseguenza ad una
insufficienza e/o a disabitudine, ma mai ad un deficit.
La sintomatologia, letta con un registro psico-neuro-cognitivo, si caratterizza per:
- difficoltà a concettualizzare lo spettro sensoriale e, quindi, ad organizzare
un valido e permanente “sistema rappresentazionale”;
- impossibilità di esprimere con la mimica, la postura e l’atteggiamento le
proprie valenze affettive, proprio perché la fluttuazione e la variabilità della
lettura delle emozioni porta a continue variazioni della risonanza intima:
la partecipazione e l’indifferenza, sono sentimenti
tanto vicini che il soggetto passa dall’uno all’altro in un breve spazio di
tempo;
- difficoltà a leggere con precisione le coordinate che legano la cause agli
effetti, soprattutto, quando si tratta di relazioni interpersonali;
- un grande senso di stanchezza, proprio perché, di fronte ad ogni cosa, c’è il
peso psichico e morale di dover scegliere; questo giustifica l’indolenza che li porta a rifiutare anche gli esercizi fisici per cui
risultano anche in difficoltà di fronte a una motricità complessa;
- reazioni oppositive e/o aggressive che sono per lo più determinate da uno
stato di stress, di tensione interna insostenibile, anche se, dal di fuori, non
può essere giustificata o capita.
Molti ricercatori pongono l’accento sul fatto che non si possono trovare
differenze tra Sindrome di Asperger e Autismo
in entrambi i quadri psicopatologici possiamo trovare:

• quoziente intellettivo medio-alto;
• atteggiamento psico-mentale dominato da egocentrismo e da megalomania
riferita soprattutto alle capacità intellettive;
• freddezza emotiva accompagnata da risposte critiche di tensione a stimoli
poco significativi;
• incapacità a strutturare buone relazioni interpersonali;
• siderazione affettiva che sottolinea incapacità di organizzare sentimenti di
reciprocità e di riconoscenza;
• svalorizzazione dell’Altro che può essere “abbandonato” senza rimpianti;
• sentimenti profondi di incapacità e di inadeguatezza che portano al rifiuto
della relazione interpersonale e/o all’isolamento;
• instabilità psichica, dovuta all’incapacità di riferire chiaramente i vissuti alle
percezioni che così fluttuano, dominando interpretazioni incomplete, legate ad
aspetti marginali, povere e prive di valore;
• incapacità a strutturare buone relazioni oggettuali con tendenza a rinunciare;
• grande difficoltà a “navigare nel labirinto dei rituali sociali”, dovuta al fatto di
non tenere conto delle convenzioni, delle regole e, soprattutto, delle
reciprocità.
Nei soggetti Asperger possiamo parlare di un inusuale profilo cognitivo, cioè delimitare le linee guida
per lo sviluppo psico-mentale di questi soggetti che, pur avendo buone capacità
intellettive, non riescono ad esprimerle o ad utilizzarle per un fine preciso e
soprattutto condivisibile.
Possiamo rilevare che i loro meccanismi emotivo-affettivi
acquistano un profilo ed un significato personalistico che li porta a non poter
stabilire una piattaforma comune con le persone con cui vengono a contatto.
La relazione con questi pazienti, caratterizzata da molte difficoltà, le fa
sentire come volutamente estranei, come persone normali che “giocano” ad essere
egocentrici, irritanti, silenziosi, indifferenti, oppositivi, isterici; proprio per questo
viene sovente negata la loro disabilità, quindi, suscitano
sentimenti di rifiuto. Spesso anche nei centri di aiuto psicologico, vengono
rifiutati e rischiano di essere emarginati. Il loro modo di fare è, per altro, sempre poco conciliante, oppositivo, pretenzioso e
dispettoso, come se tutti dovessero stare alle loro dipendenze.
Il continuo altalenare tra onnipotenza e annichilimento inoperoso, tra il potere
tutto e non raggiungere mai gli obiettivi, la tendenza a dare sempre la colpa agli
altri dei propri insuccessi, l’atteggiamento di vittime anche se questo deriva dal
proprio modello personalistico di leggere il mondo, risultano tutte cause capaci di
allontanare amici, conoscenti, parenti, genitori.
L’egocentrismo, sostenuto dal “sentimento di superiorità mentale”, diventa una
difesa contro la “scoperta” della reale dipendenza e incapacità a far fronte ai
bisogni, la svalorizzazione è un modo difensivo per sopportare la paura della perdita.

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Test di completamento-ultimo passo gennaio 2010

Messaggio  Lucia D'Auria il Sab Gen 09, 2010 5:09 pm

RELAZIONE: “ Autismo, disturbo multisistemico dello sviluppo,DMSS”

Ho ritenuto importante riportare alcune delle indicazioni fornite dall’Association of Lions Clubs Distretto 108Y sull’Autismo , perché sono suggerimenti di carattere metodologico e possono essere di grande utilità al futuro insegnante di sostegno.

“L’AUTISMO A SCUOLA” il Distretto 180 Y del Lion International nel quadro del service “Fight Autism”, offre agli insegnanti di sostegno e curricolari questo breve opuscolo che vuole essere solo un imput alla meditazione ed attuazione delle strategie educative x i bambini affetti da sindromi autistiche. Purtroppo, non solo in Italia (ma soprattutto in Italia), la letteratura sull’argomento è ancora praticamente inesistente; il che lascia insoddisfatto il bisogno di formazione ed informazione professionale degli operatori del settore. Il Distretto 108 Y del Lion International offre spunti di studio sull’applicazione di strategie pedagogiche e didattiche per l’educazione e il recupero dei soggetti autistici. A quasi dieci anni dall’avvio dell’EPICEA ( insegnamento pratico ed informazione sulla con il bambino autistico) e della recente strategia riabilitativa denominata “ Comunicazione facilitata” e ai risultati lusinghieri del TEACCH (trattamento e pedagogia dei bambini autistici e con difficoltà di comunicazione) siamo ormai certi che x i bambini autistici un progetto educativo e didattico sia possibile come è possibile il loro inserimento scolastico. La scuola pubblica italiana, nonostante una legislazione specifica sull’handicap invidiata da molti, non è ancora del tutto preparata a questo compito. Le esigenze che il bambino autistico impone alla scuola sono del tutto speciali: spazi protetti e attrezzati, sussidi, atmosfere relazionali. L’opuscolo traccia a grandi linee una serie di indicazioni che possono servire all’insegnante di sostegno per l’identificazione precoce di un soggetto autistico ed intervenite tempestivamente dal punto di vista didattico e riabilitativo.

• L’AUTISMO QUANDO? Se il vostro scolaro: non manifesta reciprocità emozionale nell’interazione e non è consapevole dell’esistenza di sentimenti degli altri, se non ha capacità di imitazione, ma soprattutto se la sua capacità è meccanica e non funzionale;se non è capace di gioco sociale, se non ha alcuna capacità di comunicazione verbale e non verbale, se manifesta assenza di attività immaginative,(recitazione del ruolo degli adulti, di personaggi fantastici, di animali) nonostante il suo livello di sviluppo. Se ha movimenti stereotipati del corpo, se ha marcato disagio in occasioni di banali cambiamenti dell’ambiente circostante. I sintomi appaiono nei primi tre anni di vita, ma difficilmente i pediatri e i genitori se ne rendono conto, ingannati dall’apparente normalità somatica del bambino.

•L’IMPORTANZA DELLA PAROLA se questi bambini, sentono sia pur in maniera distorta e pertanto vi danno l’impressione di non ascoltarvi: ricordate che all’inizio era la parola e convertitevi, per il loro bene, ai soliloqui generativi di significati permanenti; supplite ai loro silenzi con la vostra parola; parlate sempre a voce bassa, lenta, chiara, distesamente, come vi stiano ascoltando (Delecato); parlate di cose visibili, di quelle che avete mostrato, degli oggetti che amano , che toccano, parole che essi vorrebbero parlare , secondo la loro età ; l’autistico si addolcisce con la musica purché essa non includa frastuoni; evitategli il chiasso, le urla, urtano troppo con la sua condizione di percezione uditiva abnorme.

• POICHE’ ESSI VI COMPRENDONO non fate di fronte a loro discorsi inopportuni, non adatti all’età, indelicati. Non ridete di loro né accennate mai a commenti negativi nei loro confronti; non lasciateli senza risposte poiché non vi pongono delle domande. Mediate le loro possibili domande dai contesti di vita, dai cibi, vestiti, dai genitori, dagli amici, dai fatti di casa e di scuola; ripigliate i discorsi interrotti, i racconti troncati, anche se il vostro interlocutore è rimasto muto per tutto il tempo, come sempre. Avrà bisogno di risentirvi anche se non ve lo chiederà mai. Valutare le capacità degli autistici è veramente difficile. Le piste valutative ordinarie sono del tutto inidonee, porterebbero a sottodimensionare i PEI per autistici e i curricoli di apprendimento. Eppure il loro quoziente intellettivo può essere normale. Può anche migliorare con gli anni se supplirete, con i genitori, al loro inespresso bisogno di esercizio, al desiderio di impegno .essi devono combinare l’ordine che offrirete loro con le stereotipie che si sono imposti quale ordine ritualizzato. Ad ogni modo contro ogni evidenza, a voler seguire il Delecato , i loro curricola vanno sempre sovradimensionati.

• STRATEGIE EDUCATIVE informatevi sulle tecniche facilitatorie dell’EPICEA. Ponetegli davanti la tastiera del computer o della macchina da scrivere o un semplice foglio di carta ove avrete trascritto in maniera chiara l’alfabeto. Al continuum delle manifestazioni comportamentali inaspettate e disordinate dell’autistico deve poter corrispondere un continuum di offerta e di opportunità di esperienze sensoriali senza esclusione alcuna, sia in ambito scolastico sia principalmente, in ambito familiare (Temple Grandin); l’elemento da tenere sempre in considerazione è la strutturazione dell’intervento ( struttura fisica, organizzazione visiva, struttura educativa) e la collaborazione e integrazione della famiglia all’interno dello stesso; ogni intervento va programmato pensando al futuro del bambino autistico; saranno scelte quelle attività che lo aiuteranno a conquistare il maggiore livello possibile di autonomia all’interno dei suoi ambienti quotidiani di vita, sia in riferimento alle occupazioni che al tempo libero;l’ippoterapia e in genere il contatto con gli animali, l’impegno fisico manuale con le piante, la musicoterapia, certe attività manipolatorie, l’idroterapia in piscina, non presi a sé ma combinati possono rappresentare lo sfondo di una possibile riabilitazione a più ampio respiro; le esperienze verbali e comunicative devono potersi presentare in classe e in famiglia con costanza e regolarità ; viene comunque da tutti ammessa l’influenza positiva dell’intervento educativo strutturato che riduce i comportamenti inadeguati. (Schopler).

• CIO’ CHE NESSUNO PUO’ FARE né la “comunicazione facilitata”, né il “ TEACCH”, né, infine, il programma predisposto dal Delecato permettono per ora di guarire del tutto dall’autismo. Essi possono garantire la conquista di un grado più o meno elevato di autonomia comunicativa e comportamentale. Possono cancellare o attenuare le manifestazioni autoaggressive o eteroaggressive, ma non possono sopprimere i disturbi corrispondenti. Fuori del tentativo di ricomporre i principali pezzi del puzzle chiamato autismo restano il più delle volte come non dominabili:i i problemi sensoriali, le relazioni sociali problematiche, l’impulsività, gli stereotipi comportamentali; essi devono essere affrontati con un programma neuro riabilitativo di lunghissima durata, l’unico che consenta di sviluppare nel soggetto la capacità umana di adattamento all’ambiente. Bisognerà sempre e comunque insegnar loro a conquistare il massimo di autonomia e di indipendenza per tutti i loro gesti. Il nostro compito è quello di incrementare le loro capacità comunicative in modo da rendere più concreta la possibilità di una loro possibile autonomia.


FONTE: The International Association of Lions Clubs Distretto 108Y “L’Autismo a scuola” LARUFFA Editore
Con riferimenti a:
DELECATO C.H: “alla scoperta del bambini autistico”.
IRCCS OASIMARIA SS.TROINA (EN), relazione sul programma Teacch svolto fino a luglio 1994,
POWERS M.D. (a cura di), Autismo, guida per genitori e educatori, Raffaello Cortina Milano,1994.

Lucia D'Auria

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L'AUTISMO

Messaggio  Mara Carputo il Sab Gen 09, 2010 7:40 pm

L'autismo (o sindrome di Kanner, in inglese Kanner syndrome) è considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo che interessa la funzione cerebrale; la persona affetta da tale patologia mostra una marcata diminuzione dell'integrazione sociale e della comunicazione, attualmente risultano ancora sconosciute le cause di tale manifestazione. Più precisamente si dovrebbe parlare di Disturbi dello spettro dell'autismo o ASDs, Autistic Spectrum Disorder. Rientra nei disturbi pervasivi dello sviluppo, dove rientrano, fra le varie forme, anche la sindrome di Asperger, la sindrome di Rett e il Disturbo disintegrativo dell'infanzia.
Prima del ventesimo secolo non esisteva il concetto di autismo e quindi molti casi potrebbero essere diagnosticati solo a posteriori. Il termine autismo deriva dal greco αὐτός ("stesso") e fu inizialmente introdotto dallo psichiatra Svizzero Eugen Bleuler nel 1911 per indicare un sintomo comportamentale della schizofrenia;sui lavori precedentemnte svolti da Emil Kraepelin. Il termine autismo come si intende negli anni attuali è stato utilizzato per la prima volta da Hans Asperger (1906-1980).In seguito si passò ad indicare una specifica sindrome patologica ad opera di Leo Kanner, che parlò di "autismo infantile precoce".
"Disturbo autistico" è il termine tecnico con cui ci si riferisce all'autismo nel DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders- Fourth Edition, manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici dell'American Psychiatric Association). Il disturbo fa parte di una categoria più generale, i Disordini generalizzati dello sviluppo (o Disordini pervasivi dello sviluppo), e viene diagnosticato in base alla presenza di un certo numero di indicatori comportamentali presenti in specifiche aree dello sviluppo.
L'autismo si trova a volte associato ad altri disturbi che alterano in qualche modo la normale funzionalità del Sistema Nervoso Centrale: epilessia, sclerosi tuberosa, sindrome di Rett, sindrome di Down, sindrome di Landau-Klefner, fenilchetonuria, sindrome dell'X fragile, rosolia congenita. In questi casi si parla di comorbilità.
Le tre aree principali di difficoltà che tutte le persone con autismo condividono, sono conosciute normalmente come la triade autistica. Queste sono:
-Alterazione e compromissione della qualità dell'interazione sociale, difficoltà col linguaggio e/o con la comunicazione non verbale;
-Disturbo dell'intersoggettività, difficoltà con l'interazione sociale;
-Difficoltà con l'immaginazione sociale, mancanza di flessibilità, di pensiero e d'immaginazione. Modelli di comportamento e interessi limitati, stereotipati e ripetitivi.

La gravità e la sintomatologia dell'autismo variano molto da individuo a individuo e tendono nella maggior parte dei casi a migliorare con l'età, in particolare se il ritardo mentale è lieve o assente, se è presente il linguaggio verbale, se un trattamento valido viene intrapreso in età precoce. L'autismo può essere associato ad altri disturbi, ma è bene dire che spesso maschera l'intelligenza di una persona, e che esistono gradi di autismo differenti tra loro. Alcune persone autistiche possiedono per esempio una straordinaria capacità di calcolo matematico, sensibilità musicale, eccezionale memoria audio-visiva o altri talenti in misura del tutto fuori dell'ordinario.
L'autismo è una complessa sindrome basata su disordini fisiologici e biochimici che hanno un comune punto finale nel danneggiamento cognitivo e relazionale associato all'autismo. Sono bambini malati dal punto di vista medico e possono essere enormemente aiutati medicalmente, da un' adeguata e precoce diagnosi. L'autismo è considerato un disturbo pervasivo dello sviluppo che si manifesta entro il terzo anno di età. Comporta gravi deficit nelle aree della comunicazione, dell’interazione sociale, e problemi di comportamento. La caratteristica più palese è l'isolamento dal mondo con assenza di risposta verbale e non verbale. L'autismo ancora oggi è un mistero per la ricerca scientifica: ipotesi biologiche, genetiche, farmacologiche, cognitive si sviluppano e si confondono ma senza mai arrivare ad una completa definizione. Inevitabilmente, non essendo certe le cause, non è possibile stabilire una cura per l’autismo. Oggi, l'autismo è trattabile, ci sono bambini autistici curati con successo che giocano, parlano, studiano e godono delle loro vite. Questi bambini normalizzati, che non portano più la spaventosa etichetta di "autistico", devono la loro liberazione dall'autismo a modalità di trattamento che solo da poco tempo esistono oltre atlantico e che ancora sono, purtroppo, sconosciute alla maggioranza dei medici italiani, anche se il nuovo approccio curativo si va rapidamente diffondendo. I bambini con autismo in Italia purtroppo non possono godere di questi trattamenti medici, perché qui l'autismo è visto – dalla scienza medica ufficiale – ancora come un disturbo psichiatrico e come tale, quindi curato esclusivamente con terapia farmacologica senza invece andare ad indagare nelle singole problematiche biochimiche di ogni bambino.
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Bibliografia: Autismo Manuale di consultazione di Luigi Aloisi
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Digital divide

Messaggio  pasqualina incarnato il Sab Gen 09, 2010 7:49 pm

"La rivoluzione digitale ha portato nuovi e profondi cambiamenti nella nostra società,proprio come aveva fatto un paio di secoli prima la Rivoluzione Industriale"(Roberto Castaldo 2004)
L'informazione si propaga così velocemente e a costi contenuti,ma per il progresso della società è necessario che l'informazione sia accessibile a tutti.Il rischio è quello di creare una info- esclusione,una nuova forma di discriminazione che si genera se una parte della popolazione resta esclusa dall'accessibilità alle tecnologie. Il digital divide può essere dunque inteso non solo come divario hi tech che separa i paesi sviluppati da quelli del terzo mondo, ma anche come barriere che i diversamente abili incontrano ogni giorno nell'uso di tecnologie informatiche,compreso l'approccio al web.I sftware applicativi hanno però problemi di accessibilità dalla spedizione di una semplice email el download di una fotografia.I disabili non possono utilizzare le interfacce studiate dai produttori di software,ma occorrono strumenti specifici che abbiano ad esempio comandi vocali per dettare testi o impartire ordini al pc.Sono necessari programmi che abbattano i limiti della scrittura e del linguaggio naturale sia in ambito domestico che nel mondo del lavoro.Secondo il recente rapporto"Itc accessibilità e disabilità" promosso dal Politecnico di Milano,emerge che soltanto un quarto delle aziende italiane sono attrezzate per offrire strumenti tecnologici adeguati ai dipendenti disabili.Andrea Rangone,responsabile della ricerca,spiega che nel restante 75% dei casi le aziende preferiscono assumere persone con disabilità che non richiedono l'accesso ai sistemi informatici affidando loro mansioni per le qualinon sia necessario l'utilizzo dell'hi tech.Molte aziende dunque escludono di fatto i disabili che pur avendo attitudini personali non possono esplicarle per mancanza di strumenti.Diego Peroni ha ideato un nuovo software,"Harmonia",è open source con licenza gratuita.Si tratta di uno strumento informatico che aiuta le person con disabilità fisiche o sensoriali come ipovisione o daltonismo,ma anche coloro che abbiano problemi di linguaggio e disturbi della parola.IL software facilita la pubblicazione e l'utilizzo di blog e siti rivolti alla community.Inoltre è possibile costruire questionari on line che rispettino un alto grado di accessibilità da parte dei disabili.Il software rende più veloce la navigazione su Internet per la semplificazione con cui digitare gli indirizzi dei siti da visitare.Peroni parla quidi di "urlability" un nologismo che abbina il termine "usability",appunto l'usabilità con la semplicità di consultare i contenuti dei siti web.
Anche l'UE ha più volte ribadito l'invito all'integrazione dei disabili.L'iniziativa di maggior impatto è stata intrapresa dal Consiglio dell'Unione Europea,che ha dichiarato il 2003 Anno europeo delle persone con disabilità.Gli stimoli sono stati colti dai paesi membri,che si sono impegnati afinchè l'innovazione tecnologica diventi un mezzo per annullare il digital divide e non sia la fonte di una nuova tipologia di barriere,le barriere virtuali.In Italia nel 2002 è stata istituita presso il Dipartimento per l'Innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri,la "Commissione Interministeriale sullo sviluppo e l'impiego delle tecnologie dell'informazione per le categorie deboli",oggi divenuta permanente.
L'UE inoltre con il Piano di Azione eEurope 2005 e con il programma i2020 vuole sostenere una Information Society for All che superi le differenze sociali per rendere accessibile a tutti le opportunità offerte dal web,riducendo il rischio del digital divide geografico e culturale.
L'auspicio è dunque quello di una reale società dell'informazione per tutti in cui le tecnologie informatiche possano essere uno strumento per consentire alle persone di esplicare le loro diverse abilità e non, come purtroppo sta succedendo, un mezzo che che allarga sempre di più il divario digitale.



Fonti
www.cnipa.gov.it
www.eypd2003.org
www.pubblicaamministrazione.net

pasqualina incarnato

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Relazione : “Digital divide e disabilità: divario digitale che divide chi usa Internet e le nuove tecnologie e chi no”.

Messaggio  Claudia Conte il Sab Gen 09, 2010 9:38 pm

Per Digital Divide si intende alla lettera divario, divisione digitale: esso viene inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche. Da qualche anno ormai si parla di questo argomento, che con il passare del tempo riguarda aspetti sempre diversi delle nuove tecnologie e non solo: molti sono gli aspetti anche sociali della questione. L’aspetto dei costi sembra essere determinante, non tutti possono permettersi l’acquisto di tali tecnologie, quindi, non tutti hanno le stesse opportunità in quanto: non essere connessi alla rete (o non avere gli strumenti cognitivi per farlo), significa essere relegati ai margini. Il digital rischia, visto il vorticoso progredire di queste tecnologie, di incrementare ulteriormente la forbice tra paesi sviluppati e non, ancora più grave di accresce le distanze tra i soggetti, tra quelli normodotati e non.
Mai come in questo momento le tecnologie non sono neutre: favoriscono o mettono in condizioni di ulteriore svantaggio, coloro che a causa delle loro disabilità in qualche modo già lo sono. L’informatica e la telematica rappresentano dunque “ un’arma a doppio taglio”: se da un lato offrono moltissime possibilità di valorizzare le persone disabili, dall’ altro esse stesse possono creare nuove barriere. Infatti, alcuni dei problemi che l’utente disabile incontra nell’utilizzo della tecnologia nascono dal fatto che i prodotti standard non tengono conto dei suoi bisogni speciali.Tutti gli elementi che favoriscono lo sviluppo dell'accessibilità contribuiscono a ridurre il Digital Divide. Potremmo affermare che la tematica dell'accessibilità è un sottoinsieme di un ambito più vasto: il Digital Divide. Più precisamente l’accessibilità riguarda una serie di norme, studi, accorgimenti che mirano a ridurre o eliminare un “fronte” del Digital Divide che interessa direttamente le persone con deficit sensoriali o cognitivi e indirettamente vasti strati della società.
“Una recente indagine dell’Unione Europea mostra come ancora oggi i punti di vista sull’ esistenza della discriminazione verso i disabili varino abbastanza significativamente tra i paesi membri. La discriminazione causata dalla disabilità viene percepita maggiormente diffusa in Italia (68%) e Francia (66%) e molto meno in Danimarca (32%). In linea con la diffusa percezione, da parte dell’opinione pubblica europea, delle difficili condizioni di vita dei disabili l’indagine rivela un chiaro consenso in tutti gli stati membri sulla necessità di investire maggiori risorse per sviluppare l’accessibilità (91%).
Promuovere una Inclusive Knowledge Society è uno degli obietti primari del 2010 che annuncia misure per rendere le tecnologie dell’informazione e della comunicazione accessibili al più vasto numero di persone possibile e lo sviluppo di prodotti progettati per un segmento di consumatori che sia il più ampio possibile”.
Il potenziale delle nuove tecnologie per creare un’Europa accessibile è molto significativo.




FONTE: formare.erickson.it
Formare new letter per la formazione in rete
www.digital divide.it

Claudia Conte

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TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010

Messaggio  annalisa.avolio il Sab Gen 09, 2010 10:16 pm

L'AUTISMO
Avolio Annalisa
L'autismo è il peggiore degli handicap, perché pur accompagnandosi ad un aspetto fisico normale è un handicap grave che coinvolge diverse funzioni cerebrali e perdura per tutta la vita. L'autismo colpisce, secondo stime recenti, 1 persona su 1000. L'autismo viene considerato dalla comunità scientifica internazionale (classificazione ICD 10 dell'OMS e DSM IV) un disturbo pervasivo dello sviluppo, e si manifesta entro il terzo anno di età con deficit nelle seguenti aree:
- comunicazione;
- interazione sociale;
- immaginazione;
Inoltre le persone autistiche possono presentare problemi di comportamento.L'autismo è talvolta associato a disturbi neurologici aspecifici, come l'epilessia, o specifici, come la sclerosi tuberosa, la sindrome di Rett o la sindrome di Down.
CAUSA DELL'AUTISMO
L'autismo non ha una singola causa: molteplici geni e fattori ambientali, come virus o sostanze chimiche, possono contribuire a determinare il disturbo autistico.Gli studi su persone autistiche hanno trovato anomalie in diverse strutture cerebrali; questi dati suggeriscono che l'autismo derivi da una interruzione nello sviluppo cerebrale in una fase precoce della vita intrauterina.
COME SI MANIFESTA L'AUTISMO?
La caratteristica più evidente è l'isolamento: i bambini autistici spesso non rispondono al loro nome, evitano lo sguardo e appaiono inconsapevoli dei sentimenti altrui e della realtà che li circonda. In presenza di almeno sette di queste caratteristiche: …è opportuno un controllo diagnostico. In alcuni casi chiedono un contatto fisico con l’ altro , ma solo per secondi fini , esempio per prendere un giocattolo .
•difficoltà a stare con altri bambini;
•impressione di sordità o difficoltà visive;
•difficoltà di apprendimento;
•incoscienza per i pericoli reali;
•opposizione ai cambiamenti ;
•mancanza dei sorriso e della mimica ;
•iperattività fisica accentuata ;
•non guarda negli occhi;
•attaccamento inappropriato agli oggetti;
•ruota gli oggetti
•persevera in giochi strani ;
•atteggiamento fisico rigido -
I bambini autistici inoltre hanno spesso risposte anomale ai suoni, al tatto o ad altri stimoli sensoriali, e una ridotta sensibilità al dolore, che può contribuire a determinare sintomi comportamentali, come la resistenza ad essere abbracciati.
COME SI CURA L'AUTISMO?
Attualmente non esiste una cura per l'autismo: le terapie o gli interventi vengono scelti in base ai sintomi individuali. Le terapie meglio studiate comprendono interventi educativi/comportamentali in ambiente strutturato adattato alle difficoltà specifiche dell'autismo e farmacologici. Sebbene questi interventi non curino l'autismo, spesso portano ad un miglioramento sostanziale.




Il grado di disabilità può variare e può comportare diversi livelli di ritardo mentale. Solo nelle forme più mitigate alcuni individui mostrano di avere un’intelligenza nella media (raramente superiore in determinate aree di competenza). I segni caratteristici dell’autismo,sono individuabili già intorno al secondo/terzo anno di età, e riguardano tre aree:
• incapacità di stabilire un’interazione sociale (assenza di contatto oculare, carenza di interesse per la condivisione di emozioni ed interessi);
• difficoltà nella comunicazione verbale e non verbale (ritardo o assenza dello sviluppo del linguaggio e della mimica) e mancanza di giochi di simulazione e di imitazione sociale;
• repertorio di interessi e comportamenti ripetitivi (rituali elaborati, movimenti e gesti stereotipati, interessi immutabili e non modificabili dall’esterno).
Le persone con autismo preferiscono stare da sole, non partecipano alla vita e ai giochi di gruppo. Conducono la conversazione in modo bizzarro, spesso ripetono parole o frasi che sentono pronunciare. Quando le capacità di linguaggio lo consentono, non riescono a mantenere una conversazione e mostrano una persistente attenzione solo per il loro argomento preferito. Le metafore e le "battute" vengono interpretate letteralmente, aumentando il senso di smarrimento e la distanza relazionale. Il tutto è amplificato dall’incapacità a comunicare e comprendere il linguaggio mimico-gestuale.
“Il bambino con diagnosi certa di autismo cresce con il suo disturbo anche se nuove competenze vengono acquisite con il tempo. Tali competenze, tuttavia, sono ‘modellate’ da e sul disturbo nucleare ed avranno comunque una qualità ‘autistica’. La prognosi a qualunque età è condizionata dal grado di funzionamento cognitivo […] bambini autistici divengono adulti non autosufficienti, e continuano ad avere bisogno di cure per tutta la vita.”

Per quel che riguarda le cause neurobiologiche che sono alla base del Disturbo, le aree di ricerca sono numerose ed in via di sviluppo. Gli studi effettuati, sia sui fattori causali che sulle strutture anatomiche e sui neurotrasmettitori coinvolti, non hanno portato a risultati univoci e definitivi. Le ricerche condotte tramite tecniche diagnostiche di medicina nucleare delle strutture cerebrali sembrerebbero dimostrare l’esistenza di anomalie morfologiche e funzionali del lobo frontale, del sistema libico, dell’amigdala e dell’ippocampo. Le tecniche diagnostiche maggiormente utilizzate sono:
• Tomografia Assiale Computerizzata (TAC),
• Risonanza Magnetica (RM) Nucleare e Funzionale,
• Tomografia ad Emissione di Positroni (PET),
• Tomografia Computerizzata a Emissione di Fotoni Singoli (SPECT).
Le indagini sui neurotrasmettitori sembrerebbero individuare anomalie quantitative o qualitative, in particolare di serotonina, dopamina, ossitocina e vasopressina. I possibili fattori causali maggiormente tenuti in considerazione, ancorché non del tutto riconosciuti a livello scientifico, sono i seguenti:
• gravidanza e periodo neonatale (ad esempio, malattie della madre durante la gravidanza, problemi legati al parto, ecc., potrebbero essere condizioni determinanti che interferiscono con lo sviluppo);
• predisposizione genetica;
• immunologia e vaccini.
Compito del medico
Il medico di famiglia valuterà l'opportunità di una consulenza specialistica. Questa può essere effettuata negli ambulatori specialistici delle aziende ospedaliere o universitare su prenotazione e con impegnativa del medico di famiglia.
Quando intervenire in caso di autismo
Sicuramente questi soggetti risentono favorevolmente di un intervento precoce, integrato tra famiglia, scuola - istituzione e riabilitazione che va adattato alle caratteristiche soggettive, ricercate con una attenta valutazione per ogni individuo.
Il bambino autistico è consapevole delle proprie difficoltà
Il comportamento dei bambini autistici non nasce da una precisa volontà di isolamento ma dalla loro percezione del mondo esterno che è distorta o carente.
Il ruolo della famiglia
Nella fase diagnostica la collaborazione della famiglia è assolutamente necessaria e strutturata in colloqui e questionari specifici. Esistono diverse checklist che indagano sulle aree critiche della malattia:
• Funzioni comunicative
• Comportamento sociale
• Comportamenti ripetitivi
In una fase successiva, le valutazioni si approfondiscono in aree specifiche per stabilire lo stato intellettuale, la capacità adattiva del comportamento, le funzioni senso-motorie e le condizioni neurofisiologiche correlate.
Esami e controlli
Purtroppo non esistono esami del sangue, elettroencefologrammi, risonanze magnetiche o altri esami strumentali in grado di accertare la presenza dell'autismo.
Esistono però le esperienze degli operatori, le osservazioni dei genitori e i preziosi strumenti di valutazione dello psichiatra che nel complesso conducono con una discreta certezza alla diagnosi.
Terapie farmacologiche per l'autismo
La carenza di certezze delle origine organiche dell'autismo fanno si che il farmaco abbia un ruolo sintomatico per modificare comportamenti critici e renderli socialmente accettabili.
Per moderare i disturbi dell'umore si sono dimostrati efficaci farmaci antiepilettici, antidepressivi e antipsicotici, questi ultimi si sommimministrano anche per limitare i comportamenti ripetitivi e eper contenere l'aggressività verso se stessi e gli altri.
L'uso di psicofarmaci non si può quindi sostituire ad un progrmma riabilitativo ma può essere un utile supporto.
Oltre alle terapie riabilitative, esiste la possibilità di ottenere miglioramenti con modifiche dell'alimentazione. La variazione del regime dietetico, l'introduzione aggiuntiva di alcune sostanza nutritive hanno dato risultati positivi in termini di funzionamento generale del cervello e di elaborazione degli stimoli.
Autismo e le terapie riabilitative
La concezione della malattia come conseguenza di un conflitto emotivo accomuna il Metodo Holding e il Metodo Etodinamico (A.E.R.C.), entrambi finalizzati a stimolare le emotività del bambino e a creare un legame affettivo con i familiari il Programma TEACCH e la Comunicazione Facilitata.
Metodo Holding:
Il contatto fisico e visivo che ha il genitore e il bambino è molto intenso, il bambino è costretto in un abbraccio affettuoso, ma forzato, con uno dei genitori, in una posizione che obbliga all'incontro di sguardi, accompagnato da un linguaggio tenero e dolce ( baby-talking). La comunicazione diretta diventa quasi inevitabile e generalmente il bambino da chiuso e passivo si attiva improvvvisamente manifestando il suo rifiuto, reazione valutata positivamente in quanto espressione intensionale di una sua volontà.
Metodo Etodinamico:
Si svolge in una stanza spaziosa dotata di attrezzature (tavolo, sedie, divani, giocattoli) in cui il bambino è libero di muoversi e di interagire in attività ludiche con il genitore presente; al terapeuta spetta il compito di stimolare il genitore a essere propositivo verso il figlio. I due metodi tendono a sviluppare le potenzialità emotive e la collaborazione tra il piccolo paziente e i genitori che si alternano nella stanza.
Programma TEACCH:
Metodo nato negli Stati Uniti negli anni 60 ed è stato elaborato per sviluppare nel paziente autistico abilità imitative, funzioni percettive, abilità motorie, comprensione e uso del linguaggio e gestione del comportamento.
Il trattamento consiste in attività individuali e contestualizzate secondo alcuni criteri fondamentali.
Comunicazione facilitata integrata:
Questa metodologia promuove nel soggetto la consapevolezza di possedere ed utilizzare un linguaggio comunicativo aprendo nuove possibilità di intervento in ambito familiare, sia in quello educativo e sociale. L'apprendimento di una strategia di scambio permette inoltre all'ambiente di comprendere le dinamiche cognitive e psicologiche del soggetto, in modo da mantenere attivo uno scambio, altrimenti impoverito dalla difficoltà comunicativa.
Oltre il Muro a supporto dell'autismo e delle famiglie
La sede operativa è dotata di personale qualificato e sensibile per agevolare e aiutare i genitori ad orientarsi su tutti i passi da seguire clinicamente e burocraticamente, Oltre il Muro Onlus è a completa disposizione dei genitori di questi fantastici "tesori sommersi" e le loro famiglie.
Oggi è facile dire che le persone “ diversamente abili 2 devono avere gli stessi diritti di una persona “ normale , devono vivere nel modo più normale possibile , purtroppo la realtà è un'altra ci sono tante difficoltà , sociali culturali , economiche da superre e non sempre è semplice. Dovremmo capire che la diversità è colore , cultura , crescita , storia , che fa parte della vita di ogni uomo. Essa non deve essere considerata un elemento da “ tollerare “ ma un elemento da “ tutelare “ .

Fonti :
http://www.autismoonline.it
Linee Guida per autismo Sinpia , 2005.

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Sindrome dell'Asparger (completamento)

Messaggio  lucia.perino il Sab Gen 09, 2010 10:44 pm

Cosa è la sindrome di Asperger?
Si potrebbe definire come un innato disordine del comportamento, ma è difficile avere una definizione di questa patologia in due parole, forse potrebbe essere meglio considerata semplicemente come un insieme di sintomi con una maggiore o minore gravità. I soggetti ‘malati’ della sindrome di Asperger sono spesso attratti, con un intenso livello di attenzione, solo da determinate cose che interessano loro e da attività in cui si possa ritrovare un certo ordine come le classificazioni, liste e simili. L’individuo può portare avanti anche una vita di successo, poiché spesso manifesta ragionamenti estremamente sofisticati, un’attenzione pressoché ossessiva e una memoria eidetica, ovvero focalizzata sulle immagini visuali e sui dettagli, utile ad esempio nella chirurgia.
Ma andiamo un po’ più nello specifico: La Sindrome di Asperger (abbreviata in SA, o AS in inglese) è considerata un disordine pervasivo dello sviluppo apparentato con l’ autismo e comunemente considerato una forma dello spettro autistico “ad alto funzionamento”. Il termine “Sindrome di Asperger” venne coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981; lo chiamò così da Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco il cui lavoro non venne riconosciuto fino agli anni Novanta. Generalmente si ritiene che si tratti di un tipologia autistica caratterizzata da difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un’ accentuata alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell’ autismo classico. I soggetti non autistici possiedono una percezione altamente sofisticata degli stati mentali degli altri (hanno cioè una teoria della mente adeguatamente sviluppata, secondo l’ipotesi d’Uta Frith). La maggior parte delle persone è capace cioè di raccogliere una moltitudine di informazioni sugli stati cognitivi ed emotivi degli altri sulla base di indizi raccolti dal loro linguaggio verbale e corporeo e dall’ ambiente circostante.
Alle persone autistiche mancherebbe pertanto quest’ abilità e gli individui con Sindrome d’ Asperger possono essere considerati come persone la cui mente non riesce ad agganciarsi alla realtà esteriore, come coloro che soffrono di autismo classico.
Gli individui affetti da questa sindrome possono osservare un sorriso e non capirne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra sorriso, ammiccamento e altre espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale. Per loro è estremamente difficile saper “leggere tra le righe”, ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente (la menzogna, i doppi sensi, l’ ironia implicita). Interpretano gli altri esclusivamente come si mostrano effettivamente, ne danno cioè un’ interpretazione solo letterale.
Bisogna comunque notare che, trattandosi di un disturbo (o, per meglio dire, d’ una differenza ontologica nello psichismo, perfettamente innata secondo i più recenti studi di neuroscienza) con ampio spettro di variazione, una certa percentuale di individui con Sindrome d’ Asperger appaiono quasi “nella norma” nella loro capacità di leggere le espressioni facciali e le intenzioni degli altri. Spesso continuano a mostrare però difficoltà nel fissare negli occhi le altre persone, ritenendo il contatto visivo altamente ansiogeno (che procura cioè uno stato di tensione che va al di là delle proprie capacità di sopportazione), mentre altri viceversa possono mantenere l’ incontro visivo in modo eccessivamente fisso (sembrano attraversare le persone senza davvero vederle), che può essere avvertito come “disturbante” per le persone comuni.

La Sindrome d’ Asperger implica, come suoi caratteri peculiari, un intenso livello d’ attenzione su determinate cose che interessano ed è spesso caratterizzato da facoltà e “passioni” davvero particolari: per esempio una persona può essere ossessionata dalla lotta libera degli anni Cinquanta, un’ altra dagli inni nazionali delle dittature africane, un’ altra dal fare modellini di costruzioni con i fiammiferi. Comuni sono gli interessi per i mezzi di trasporto (treni, auto) e i computer. Moltissimi degli interessi sono specificamente rivolti ad argomenti scientifici, specialistici che richiedono un dettagliato approfondimento.
Generalmente attratti da attività in cui si possa ritrovare un certo ordine, una determinata logica, come per esempio le classificazioni, le date e simili. Quando questi particolari interessi coincidono con un obiettivo materiale e socialmente utile, il soggetto può portare avanti una vita di successo: per esempio, il bambino con l’ ossessione per l’ architettura navale può crescere e diventare un ingegnere navale. Nello sforzo per soddisfare questi interessi, l’ individuo con Sindrome d’ Asperger spesso manifesta ragionamenti estremamente sofisticati, un’ attenzione pressoché ossessiva rivolta ai dettagli delle cose o della comunicazione, una memoria focalizzata eminentemente sulle immagini visuali, detta “eidetica-visiva”.
Hans Asperger dette ai suoi pazienti il nomignolo di “piccoli professori”, partendo dall’ idea che bambini o persone poco più che adolescenti potevano avere un bagaglio di conoscenze nei loro campi d’ interesse pari, se non superiori, a quello dei docenti universitari. Questo perché gli individui con Sindrome d’ Asperger hanno un’ intelligenza del tutto “normale”, o in qualche caso addirittura superiore alla norma, a scapito però d’una capacità d’ interazione sociale nettamente inferiore e più problematica.
Gli autistici hanno risposte emotive forti come le persone comuni o forse anche molto esagerate (in tal caso inadeguate), sebbene quel che genera una risposta emotiva considerata corretta può non essere sempre la stessa rispetto ai normodotati (di qui la definizione di neurodiversità). Quello che manca loro è un’ innata abilità di esprimere correttamente i loro stati emotivi coi gesti, il linguaggio corporeo e l’ espressione facciale (che in genere i bambini imparano durante i primi anni di vita attraverso la normale interazione con l’ ambiente sociale).
Molte persone con Sindrome d’Asperger si sentono a disagio nel loro distacco involontario dal mondo comune; manca loro la naturale abilità nel capire ciò che non viene detto esplicitamente nelle relazioni sociali e in pari modo essi hanno difficoltà a comunicare con accuratezza il proprio stato emotivo.
Alcuni studiosi pensano che Michelangelo, Bobby Fischer, Albert Einstein e Isaac Newton soffrissero in qualche misura di questa ‘sindrome anormale’ e che proprio questa caratteristica donasse loro un qualcosa in più rispetto alla ‘normalità’. Se tutto questo fosse vero, lo stesso concetto di ‘malattia’ o ‘sindrome’ si rivaluterebbe in qualcosa di assolutamente meraviglioso, anzi molti si precipiterebbero ad informarsi su come potersi ‘ammalare’ di questa ‘anormalità’. Le persone con la sindrome di Asperger, appaiono come delle persone molto intelligenti ed in molti casi dei veri e propri geni. Sono immersi nella società e spesso fanno dei lavori molto impegnativi e che richiedono una particolare intelligenza, cultura o concentrazione; ad esempio architettura, ingegneria, programmazione informatica e persino la chirurgia medica. Persone abbastanza ‘normali’ per trovarsi immersi nella società, ma abbastanza speciali per non essere classificati come persone mediocri anche se spesso non si rendono conto di essere così speciali.
Una nuova scoperta apre la speranza per una cura della sindrome di Asperger: sono infatti stati scoperti 27 geni associati all’ empatia, all’ autismo e alla sindrome di Asperger. Per i ricercatori dell’ Autism Research Centre di Cambridge (Gran Bretagna) che hanno condotto lo studio, pubblicato sulla rivista Autism Research, questi geni “rappresentano le basi per comprendere i meccanismi genetici della sindrome di Asperger e altre condizioni simili”. Autismo e sindrome di Asperger sono infatti caratterizzati da scarsa capacità di rapportarsi socialmente, di comunicare e di provare empatia nei confronti degli altri.
“Ci siamo concentrati inizialmente su 68 geni che potevano avere un ruolo nell ’insorgenza di queste condizioni”, ha spiegato Simon Baron-Cohen, a capo dello studio. “Controllandone la presenza in un gruppo di volontari – ha continuato – e misurando il loro livello di empatia e di autismo, abbiamo identificato 27 geni dei 68 iniziali che sono associati a queste condizioni”.
Questi geni sono implicati nella crescita del sistema nervoso, nel comportamento sociale, o nel controllo degli ormoni sessuali. “Il ruolo degli ormoni sessuali, in base al nostro studio, risulta fondamentale per lo sviluppo dell’autismo e della sindrome di Asperger”, ha detto Baron-Cohen.
“Il nostro – ha concluso – è il primo studio di questo tipo: le prossime ricerche potranno concentrarsi su ognuno di questi geni e produrre anche delle ‘mappe genetiche di rischio per prevedere lo sviluppo di questi disturbi comportamentali”.
Per concludere riporto qui di seguito due testimonianze (quella della signora Maria Lorenza, mamma di un bimbo affetto da sindrome di Asperger e del signor Stefano) che ho letto su un sito che si occupa di autismo e Sindrome di Asperger. Mi hanno molto colpita e volevo condividerle con voi.


1. maria lorenza maronta 13 Maggio 2009 a 13:55
Quando Marco, mio figlio era piccolo, a chi mi chiedeva cosa aveva un bambino “così bello” rispondevo che era autistico. ” AH, allora è come rain men ?” Più tardi, davanti a persone più “colte ” rispondevo “….ha la sindrome di Asperger” e loro ” allora è come Michelangelo, Leonardo , ecc”. Ti assicuro mi montava una grande rabbia……
Orami ne conosco tanti come Marco : certo , alcuni sono molto intelligenti (pochi) ma tutti hanno gli stessi problemi in modo più meno eclatante. E sono le cose necessarie per vivere: vestirsi dal dritto, saper chiedere un informazione a un call center con segreterie automatiche, sopravvivere a una fila alla posta, affrontare un colloquio di lavoro e avere un lavoro, gestire i soldi ecc ecc ecc. Non ne conosco uno, certificato asperger che ha un lavoro “vero” e continuativo.
1. stefano 2 Settembre 2009 a 20:17
Vorrei dare la mia testimonianza. Credo di avere scoperto oggi di essere “affetto” dalla sindrome di Asperger.
La mia era stata catalogata come una “forte timidezza”, in realtà possiedo quasi tutti i sintomi elencati.
Vi assicuro che la mia vita è assolutamente normale. Però ho sofferto molto. Da piccolo non sapevo come controllare certi miei sintomi e non riuscivo ad essere come gli altri. Pensavo di essere un asociale, ma non poteva essere perchè in questa condizione non stavo bene.
Devo dire che questo stato limita molto le possibilità sia in campo amoroso che in campo professionale. Per il resto possiedo un’intelligenza superiore alla norma (che mi si riconosce).

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Disturbo Multisistemico dello sviluppo

Messaggio  Maria Tambaro il Sab Gen 09, 2010 11:58 pm

Il “Disturbo Multisistemico dello sviluppo” è caratterizzato da gravi difficoltà nella relazione e nella comunicazione, associate a difficoltà nella regolazione dei processi fisiologici sensoriali, attentivi,
cognitivi, somatici ed affettivi.
Tali disturbi appartengono alla Classificazione Diagnostica: 0-3, una classificazione che prende in considerazione le patologie in bambini dai 0 ai 3 anni.
Una delle caratteristiche innovative di tale classificazione è che prende in considerazione anche la relazione, dal punto di vista qualitativo, tra il bambino e chi si occupa di lui, vista l’età a cui si fa riferimento; un’età in cui il rapporto con i genitori è di fondamentale importanza sia dal punto di vista relazionale che di sopravvivenza, il genitore deve passare molto tempo con suo figlio, tempo in cui si deve dedicare alla sua educazione, al suo sviluppo, allo stabilirsi di una relazione tra lui e suo figlio il più adeguata possibile. E’ fondamentale che il bambino con DMSS sia stimolato soprattutto dai genitori, più che da qualsiasi altra persona, passando più tempo con lui di quanto farebbe un genitore di un bambino normodotato.
Intercorre molto tempo tra la segnalazione delle prime preoccupazioni da parte dei genitori, la prima valutazione e l’età in cui si effettua una diagnosi definitiva.
In assenza di ritardo mentale i genitori “si preoccupano” tra i 14 e i 22 mesi di età – tra i 20 e i 27 mesi il bambino viene visto da uno specialista.
Se vi è un ritardo della diagnosi, vi è, ovviamente l’incremento dello stress dei genitori e “spreco di tempo” per l’intervento, che come sappiamo prima avviene, più è efficace.
La diagnosi è difficile anche in soggetti che, pur presentando una grave e generalizzata compromissione dello sviluppo sociale, delle abilità comunicative e comportamenti ed interessi stereotipati, non rientrano in nessuna categoria specifica sopra descritta; o forme atipiche per età di esordio o per sintomatologia; o “tratti autistici” in corso di malattie neurologiche.
Le caratteristiche principali che li differenziano da queste altre due patologie, sono:
1. rispetto ai Disturbi Pervasivi dello Sviluppo
a) Il disturbo relazionale è primario nei Disturbi Pervasivi mentre è flessibile e modificabile nel corso dell’intervento terapeutico nei casi di DMSS;

b) Il disturbo è permanente nel caso dei Disturbi Pervasivi, mentre è flessibile e modificabile nel corso dell’intervento terapeutico nei casi di DMSS.

2. rispetto ai Disturbi della Regolazione,

a) a differenza è basata sull’assenza, in questi ultimi, della difficoltà di relazione e di comunicazione.

I DMSS si collocano a cavallo tra i disturbi della regolazione e i disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS). Si tratta di disturbi che pur essendo posti tra i disturbi della comunicazione e della relazione, assieme ai DPS, in realtà sono proposti come continui con i disturbi della regolazione (DR) per quanto riguarda gli aspetti fisio-patogenetici.
In essi il disturbo della regolazione dei processi fisiologici (sensoriali, attentivi, motori, cognitivi, somatici ed affettivi), viene posto infatti come primario rispetto al disturbo della relazione e della comunicazione, il quale
verrebbe trascinato in via secondaria dalle difficoltà di regolazione. Per tale suo carattere secondario, il disturbo della relazione e della comunicazione è più flessibile e responsivo al trattamento rispetto a quanto avviene nei DPS.
Le basi biologiche del disturbo sarebbero collocate pertanto a livello dei sistemi addetti alla regolazione (sistema limbico, ipotalamo, amigdala, corteccia orbito-frontale) piuttosto che a quelli connessi con le competenze sociali. Questa ipotesi suggerisce che le basi biologiche dei DMSS siano da ricercare a livello dei sistemi deputati alla regolazione degli stati affettivi e cognitivi del sé.
Leggendo e documentandomi su questo tipo di disturbo, ho avuto modo di constatare come ci siano molti centri che sono all’avanguardia su questo tipo di deficit e come gli esperti mettano a disposizione dei genitori il loro sapere. Per i genitori è difficile accettare che il loro bambino possa soffrire di qualcosa…o che sia autistico o che soffra di qualche disturbo, ma per fortuna molti di essi abbandonano la loro reticenza e si affidano agli esperti non ostacolando il loro lavoro. Ho appurato che spesso sono i maschietti che hanno più problemi delle bambine e che inizialmente la diagnosi di questo disturbo è l’autismo e che solo in seguito si arriva a capire che è Disturbo Multisistemico dello sviluppo.


Spero di essere stata esaustiva e chiara.

F. Muratori, A Cosenza, B Parrini. Disturbi Multisistemici dello Sviluppo. In:
Manuale di Psicopatologia dell’Infanzia a cura di M Ammaniti, Raffaello Cortina
Editore, pp 345-363, 2001

R Militerni. L’approccio
psicomotorio ai disturbi pervasivi dello sviluppo
. Gior Neuropsich Età Evol
1999, 20: 284-290.

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test di Completamento.Sindrome di Asperg.

Messaggio  maria rosaria il Dom Gen 10, 2010 12:39 am

La Sindrome di Asperger (abbreviata in SA, o AS in inglese) è considerata un disordine pervasivo dello sviluppo apparentato con l'autismo e comunemente considerato una forma dello spettro autistico "ad alto funzionamento".
Generalmente si ritiene che si tratti di un tipologia autistica caratterizzata da difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un'accentuata alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell'autismo classico.
Ritengo sia necessario mettere in atto un intervento educativo per una maggiore sensibilizzazione, affinchè questa sindrome possa essere conosciuta sia da chi ne è direttamente affetto, sia da chi invece si trova a convivere quotidianamente con queste persone.In questo modo sia dall'una che dall'altra parte vengono messe in atto strategie che consentono un miglioramento della vita del soggetto con Asperger.
Innanzitutto è opportuno far sapere che se qualcuno ha la sindrome di Asperger significa che ha problemi con le seguenti cose:
Comunicazione Sociale - significa comprendere quello che si dicono le persone e quello che dicono a te. Per esempio, quando un ragazzo sta parlando con i suoi amici è impegnato in una conversazione e conosce quello che deve dire ai suoi amici e loro possono pensare a come rispondere. Qualche volta questo può essere molto difficile per una persona con la sindrome di Asperger. Se lo trovi difficile, non preoccuparti perché puoi avere aiuto dai tuoi genitori e dagli insegnanti per migliorare.

Comprensione Sociale – Come comportarsi quando sei con gli altri e perché le persone si comportano in un certo modo. Così come, essere tristi o felici.

Immaginazione – Essere capace di scrivere storie inusuali e divertirsi con le storie immaginarie scritte come film e programmi TV.

Un bambino con Asperger può trovare confuse alcune frasi. Se un amico fa uno scherzo, una persona con Asperger può non capirlo o credere che sia stato fatto seriamente. Una frase come 'Sono così affamato che mangerei i miei calzoni' può confondere un bambino con Asperger che potrebbe meravigliarsi di qualcuno che voglia mangiare i suoi calzoni! Naturalmente, la persona non è veramente scema e parla per scherzo.

Se hai problemi nel fare amicizia o trovi che i tuoi compagni di classe non ti parlano molto, non è colpa tua. Può essere che tu non capisca tutte le regole sociali e puoi dire per sbaglio qualcosa che può essere intesa come scortese. Questo è un esempio. Se un bambino con Asperger è in un negozio e vede una persona vestita in modo strano può gridare "Quella persona veste veramente strana!" Questa non è una cosa che si dice perché si può offendere la persona. Sarebbe stato meglio non aver detto niente ad alta voce, ma averlo sussurrato alla mamma, così saresti stato sicuro di non causare scompiglio. È la stessa cosa con i tuoi compagni di classe a scuola. Per esempio, se non ti piace qualcosa che qualcuno indossa e pensi che sembri strana o divertente, come un cappello rosso brillante o una grande cravatta giallo arcobaleno, devi trattenerti perché se lo dici potresti causare scompiglio.

Puoi anche avere problemi con l’immaginazione. Qualcosa che ti fa felice e che trovi veramente interessante e divertente può non esserlo per i tuoi amici. Per esempio, puoi divertirti parlando della tua collezione di monete antiche a tutti i tuoi compagni di classe. Comunque, loro possono non trovarla interessante come te. Quando ti leggono una storia del loro libro favorito ti puoi annoiare perché hai difficoltà ad immaginare i caratteri da vedere od i suoni. Inoltre, puoi non divertirti a pretendere di essere qualcos’altro, ad una festa mascherata per esempio. Puoi non volerti vestire da cowboy perché ritieni difficile immaginare come agisca un cowboy.

Qui ci sono alcune cose con le quali le persone con Asperger possono avere difficoltà:

Goffaggine

Puoi trovare difficile correre veloce come gli altri, saltare su una gamba o andare in bicicletta. Puoi essere descritto come un po’ maldestro. Puoi fare esercizio per il coordinamento facendo trampolino od altri esercizi che lo incrementano.

Antipatia per I cambiamenti

Se hai un insegnante diverso da quello che ti era familiare o vai in un’altra casa, puoi trovarlo sconvolgente. Qualcuno con la sindrome di Asperger ama fare le stesse cose ogni giorno, come sedere nella stessa sedia a pranzo e mangiare lo stesso panino ogni giorno. Se ciò cambia una volta, può diventare scomodo e sconvolgente.

Essere affascinati da qualcosa

Puoi avere qualcosa che ti interessa veramente. Alcune persone possono essere stanche o occupate e non vogliono sentir parlare di ciò tutti i momenti. Ricorda di chiedere prima alle persone se gli fa piacere ascoltare qualcosa sul tuo interesse speciale. Alcuni con la sindrome di Asperger diventano così interessati al loro hobby o gioco preferito che spendono quasi tutto il loro tempo a farlo e dimenticano di fare cose importanti come parlare con gli amici o lavarsi i denti.

Infine, rispondo ad alcune importanti domande:

Si può morire per la sindrome di Asperger?

No! La sindrome di Asperger non può ucciderti come il cancro o un incidente di macchina. Comunque hai bisogno di cure perché la tua condizione può renderti meno pronto a capire quando qualcosa è pericolosa. Per esempio, alcuni bambini con la sindrome di Asperger possono camminare per la strada senza fare attenzione al traffico o accarezzare un cane arrabbiato, così è una buon idea dare ascolto ai tuoi genitori in queste situazioni. I tuoi genitori e gli insegnanti ti mostreranno diversi modi per aiutarti a capire queste cose meglio.

Avrò sempre la sindrome di Asperger?

La sindrome di Asperger non scompare quando cresci. Un bambino con Asperger diventerà un adulto con Asperger. Comunque diventando adulti, spesso si cambia molto e sia hanno meno problemi di quando si è bambini.

Ricorda...non sei solo! Molte persone hanno la sindrome di Asperger. Le persone con la sindrome di Asperger possono raggiungere molti grossi risultati come fare l’Università, trovare un lavoro e avere una propria casa. Avrai sempre la sindrome di Asperger ma con il tempo farai meglio le cose che adesso trovi molto difficili. Potresti anche essere capace di aiutare altri nelle stesse condizioni!


Fonti :
www.asperger.it/
Sindrome di Asperger - Wikipedia
Guida ai bambini per la Sindrome di Asperger


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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  lorvenni maria giuseppa il Dom Gen 10, 2010 10:24 am

RELAZIONE FINALE: AUTISMO
lorvenni maria giuseppa il Ven Gen 08, 2010 6:52 pm

.TEST DI COMPLETAMENTO: LA SINDROME AUTISTICA
L'autismo, chiamato anche sindrome di Kanner,, rientra nella categoria dei disturbi pervasivi, a cui appartengono anche la sindrome di Asperger e la sidrome di Rett.
I soggetti affetti da autismo, mostrano difficoltà nell'integrazione sociale e nella comunicazione; hanno uno sguardo vuoto, assente ed il contatto fisico viene rifiutato; non richiedono amichetti per giocare ed il loro gioco preferito è la manipolazione di oggetti, che fanno ruotare sempre nello stesso verso. Negli autistici, il linguaggio è quasi del tutto assente e comunque non compare mai prima di 4 - 5 anni. E, come nel film con Hoffman, il piccolo, affetto da autismo, può ricordare perfettamente le parole di una canzone, di una poesia, sequenze lunghissime di numeri, ma non riesce a fare un discorso, perchè il suo linguaggio non serve per comunicare ed esprimere delle emozioni.
Oggi l'autismo è ancora un mistero per la ricerca scientifica: ipotesi biologiche, genetiche, farmacologiche, cognitive si sviluppano e si confondono, senza mai arrivare ad una completa definizione; nonostante ciò, ci sono bambini autistici che parlano, giocano, studiano, conducendo una vita pienamente soddisfacente. Questi bambini "normalizzati", che non portano più la spaventosa etichetta di "autistico", devono la loro guarigione a modalità di trattamento, che solo da poco tempo, esistono in America e, che ancora sono purtroppo sconosciute alla maggioranza dei medici italiani, anche se il nuovo approccio curativo, si va rapidamente diffondendo.
In Italia, i bambini autistici, purtroppo non possono godere di tali trattamenti medici, perchè da noi l'autismo è visto - dalla scienza medica ufficiale- ancora come un disturbo psichiatrico e come tale, curato quindi esclusivamente con terapia farmacologica, senza invece andare ad indagare nelle singole problematiche biochimiche di ogni bambino.
Le terapie di tipo medico ed educativo - comportamentali vengono scelte in base ai sintomi specifici di ogni individuo. Secondo l'approccio comportamentale ABA, alla base della terapia si adottano stimoli artificiali, rinforzi per indurre comportamenti accettabili e ridurre quelli autolesivi e ripetitivi.
Alcuni psicologi ricercatori, insieme ad istruttori di nuoto per disabili, hanno sperimentato una particolare strategia di intervento in acqua, definita TMA ( terapia multisistemica in acqua ). Secondo questi studiosi, i relativi benefici che la letteratura attribuisce alla delfinoterapia, derivano dall'ambiente utilizzato nella terapia, che dai delfini, quindi dall'acqua e da come tale mezzo viene utilizzato.


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
R: Militerni - Neuropsichiatria Infantile - Idelson- Gnocchi
www.emergenzautismo.org
www.italiasalute.it.
lorvenni maria giuseppa


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Test di Completamento: Digital Divide

Messaggio  MEROLLA FABIANA il Dom Gen 10, 2010 12:47 pm

La pervasività delle nuove tecnologie nella vita quotidiana, ha determinato l'avvento della " Società dell'informazione ". Una società in cui
le nuove tecnologie, offrono nuovi sistemi di interazione e di comunicazione. Il termine Digital Divide è stato utilizzato inzialmente dall'amministrazione americana Clinton - Gore per indicare la non omogenea fruizione dei servizi telematici tra la popolazione
statunitense. Oggi è più comune definire con questo termine il divario esistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie e chi no.
Questa definizione racchiude in se problematiche che cinvolgono tutti gli aspetti della vita della comunità: Economici, sociali e culturali.
Il Digital Divide non è solo un fenomeno che crea differenze a livello territoriale, ma è un importante fattore di differenzazione tra uomini
e donne le quali sono vittime di stereopiti e pregiudizi circa la loro propensione all'utilizzo delle nuove tecnologie.
Le tecnologie dell'informazione possono inoltre contribuire a sostenere lintegrazione dei disabili nella società intervenendo in tre aree :
1) Prevenzione di malformazioni genetiche
2) Riabilitazione
3) Raggiungimento della piena inclusione sociale
Può succedere però, che qualche volta si affidi alle macchine un compito quasi traumaturgico, in grado di modificare i comportamenti e
le situazioni di chi li usa, con la conseguenza che, non solo non si raggiungono gli obiettivi attesi, ma addirittura, venga meno la fiducia
nello strumento tecnologico.
Pensare agli ausili tecnologici come a protesi che possono essere offerte a tutti, è certamente un modo riduttivo e poco efficace di
ricorrere ad essi. Alcune volte però, i problemi derivano dalle stesse tecnologie,che non tengono conto dei bisogni speciali di coloro che
si contraddistinguono per la loro diversità. Esempio: Una persona affetta da problemi di mobilità fisica può incontrare difficoltà nel muovere il mouse o nell'usare la tastiera. Concludendo, penso che, affinchè si possa parlare di Rivoluzione Tecnologica, le tecnologie dovrebbero essere sviluppate, secondo criteri che permettono a tutti di utilizzarle, perchè se da un lato è vero che non bisogna affidarsi completamente a queste macchine, dall'altro è anche vero che esse hanno permesso a molti disabili di rapportarsi e relazionarsi con la realtà circostante. Razz


Fonte :
it.wikipedia.org/wiki/digital-divide
www.webaccessibile.org
googlelibri "Il Digitale Divide nella sua più recente configurazione" di Mariagrazia Salmo
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MEROLLA FABIANA

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

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