TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  valentina.difiore il Dom Gen 10, 2010 1:34 pm

AUTISMO DISTURBO MULTISISTEMICO DELLO SVILUPPO, DMSS

I Disturbi Multisistemici dello Sviluppo appartengono alla Classificazione Diagnostica: 0-3. Una classificazione che prende in considerazione le patologie in bambini dai 0 ai 3 anni.
Una delle caratteristiche innovative di tale classificazione è che prende in considerazione anche la relazione, dal punto di vista qualitativo, tra il bambino e chi si occupa di lui (caregiver), vista l’età a cui si fa riferimento; un’età in cui il rapporto con i genitori è di fondamentale importanza sia dal punto di vista relazionale che di sopravvivenza.
I DMSS si collocano tra i Disturbi Pervasivi dello Sviluppo e i Disturbi della Regolazione.
Il termine di Disturbi Pervasivi dello Sviluppo viene utilizzato per indicare diversi quadri clinici caratterizzati da disturbi dell’interazione sociale, dalla compromissione della comunicazione verbale e non verbale e da un repertorio di attività e interessi bizzarri,limitati e stereotipati.
Uno dei principali quadri clinici che rientrano nell’ambito dei DPS è proprio l’autismo.
Il termine di autismo fu impiegato da Bleuler, nel 1911, nell’ambito della schizofrenia, per indicare un comportamento rappresentato da chiusura, evitamento dell’altro ed isolamento.
L’autismo insomma rappresentava una difesa contro l’angoscia derivante da un fallimento delle prime relazioni oggettuali.
Quindi tali bambini presentano difficoltà di interazione sociale ed emotiva, difficoltà ad iniziare e/o mantenere una comunicazione o un rapporto di scambio comunicativo adeguato e, comportamenti ripetitivi, stereotipati con difficoltà di elaborazione e integrazione sensoriale.
La differenza tra i DMSS e i DPS sta nel fatto che nei primi è presente una evoluzione positiva dei “sintomi” grazie ad un buon trattamento.
Ovviamente, alcuni degli autori della Classificazione Diagnostica: 0-3 (Greenspan S.I. e Wieder S.) sottolineano come sia di fondamentale importanza in tal senso una diagnosi precoce.
Il motivo sta nel fatto che nei primissimi mesi di vita gli aspetti genetici, lo sviluppo psicofisico e gli aspetti dell’ambiente di vita del bambino interagiscono “in rete” e in maniera profonda, formando delle connessioni nervose modulate proprio da queste esperienze precoci.
Quindi la diagnosi tempestiva, permette un intervento precoce che va ad incidere non solo sulla “ri-abilitazione” delle competenze del bambino, ma anche sull’ambiente di vita dello stesso, cioè sui genitori.
E’ infatti fortemente consigliato dai due autori (come anche da altri studiosi del campo), prevedere dei colloqui con i genitori per aiutare il bambino a utilizzare dei comportamenti adeguati allo sviluppo, per cambiare la modalità relazionale con lui qual’ora ce ne fosse bisogno, per rendersi consapevoli del rapporto con il proprio figlio all’interno anche della famiglia allargata, ma anche per fare in modo che i genitori abbiano tutte le informazioni adeguate sul tipo di patologia direttamente dal professionista anziché affidarsi ad un “fai-da-te” che potrebbe essere fuorviante.
Questo significa che il genitore deve passare molto tempo con suo figlio, tempo in cui si deve dedicare alla sua educazione, al suo sviluppo, allo stabilirsi di una relazione tra lui e suo figlio il più adeguata possibile. E’ fondamentale che il bambino con DMSS sia stimolato in principal modo dai genitori, più che da qualsiasi altra persona, passando più tempo con lui di quanto farebbe un genitore di un bambino normodotato.
Spesso infatti, i professionisti dichiarano che è importante un passaggio da un “setting di tipo intensivo” ad uno che coinvolge l’ambiente a 360°. Ovviamente nei primi anni di vita, 0-3 appunto, i genitori sono coloro che passano la maggior parte del tempo con il loro bambino.
Le cause dell’autismo risultano ancora oggi sconosciute. Secondo la Teoria della Mente l’autismo,sarebbe legato ad una compromissione di un modulo cognitivo.
In conclusione, si può dire che è importante improntare un intervento integrato sul bambino che presenta un DMSS che vede interessati sia l’ambiente più strettamente terapeutico sia l’ambiente familiare. I genitori, quindi, devono essere direttamente coinvolti nella relazione con il bambino e fungere da regolatori relazionali ed emotivi del loro figlio e, educarlo nonostante le maggiori difficoltà che possono incontrare.


Bibliografia
Ammaniti M. (a cura di), (2001), “Manuale di psicopatologia dell’infanzia”, Raffaello Cortina Editore.
Maestro S. et al. (1999), “L’efficacia delle psicoterapie madre-bambino nei Disturbi Multisistemici dello Sviluppo”, in Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
Winnicott D.W. (1974), “Gioco e realtà”, Armando Editore.
Roberto Militerni (1999,2003), "Neuropsichiatria infantile", Idelson - Gnocchi.
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Ultima fase - gennaio 2010 sindrome di asperger

Messaggio  claudia ciampo il Dom Gen 10, 2010 3:02 pm

Relazione: “Sindrome di Asperger”

Ho scelto di affrontare questo argomento perché spesso, durante il corso di studi in Scienze della Formazione Primaria, mi sono imbattuta in testi che accennavano a questa Sindrome, le cui caratteristiche mi hanno sempre incuriosito ma che non ho mai avuto occasione di approfondire.
Dalle fonti consultate, ho trovato che, Il termine "Sindrome di Asperger" è abbastanza recente, infatti, è stato coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing circa trent’anni fa, in una rivista medica del 1981. La psichiatra, ha voluto così ricordare Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco il cui lavoro non venne riconosciuto fino agli anni novanta e che, per primo descrisse, nel 1944, questa sindrome.
E’ una Malattia a base prevalentemente genetica che si manifesta sotto forma lieve di autismo. La sindrome di Asperger si manifesta con una pronunciata tendenza alla distrazione, con l'incapacità di comprendere le emozioni altrui, con gestualità fortemente ridotta, goffaggine nei movimenti, forte attaccamento alle abitudini, eccessiva attenzione ai particolari e comportamenti ripetitivi.
“La Sindrome di Asperger (abbreviata in SA, o AS in inglese) è considerata un disordine pervasivo dello sviluppo apparentato con l'autismo e comunemente considerato una forma dello spettro autistico "ad alto funzionamento"” (Wikipedia).
Le persone affette da sindrome di Asperger hanno intelligenza e capacità linguistiche nella norma (a volte anche superiore), ma appaiono incapaci a comprendere gli stati emotivi altrui attraverso i diversi indizi derivanti dal linguaggio corporeo e dalle inflessioni della voce o dalla stessa situazione relazionale.
Le persone affette da questa malattia in genere, si comportano in
modo inopportuno in contesti sociali, spesso egocentrici ed
ipersensibili, mancano di buonsenso ma sono in grado di avere
idee eccezionalmente originali, hanno un vocabolario molto esteso
ma tendono ad essere pedanti ed hanno interessi molto circoscritti
e la loro intelligenza è in genere al di sopra della norma. Questa
forma di autismo tende a colpire prevalentemente gli uomini, tanto
che molti degli esperti tendono a definire il 'cervello Asperger' un
caso estremo di cervello maschile.
Il Professor Micheal Fitzgerald dell'università Trinity College di Dublino ha notato
che vari personaggi eminenti presentano le stesse caratteristiche dei suoi pazienti. Nel
suo libro Autismo e Creatività: Esiste un legame nell'uomo tra Autismo e Capacita'
Eccezionali? l'esperto presenta prove che personaggi come Ludwig Wittgenstein, W.B. Yeats,
Lewis Carroll ed il matematico Ramanujan soffrivano di squilibri tipici della sindrome di Asperger.
Sempre più ovvio quindi, secondo lo psicanalista, che questa malattia presenti due
lati della medaglia. E se è vero che individui affetti da questa sindrome hanno spesso
lasciato tracce nella storia dell'umanità Fitzgerald ricorda che in genere queste
persone erano incomprese ed infelici e alcune di esse sono state spinte al suicidio.
(http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=370)
Gli individui affetti da questa sindrome possono osservare un sorriso e non capirne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra sorriso, ammiccamento e altre espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale. Per loro è estremamente difficile saper "leggere tra le righe", ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente (la menzogna, i doppi sensi, l'ironia implicita). Interpretano gli altri esclusivamente come si mostrano effettivamente, ne danno cioè un'interpretazione solo letterale.
La malattia si presenta con diversi gradi di gravità; certi individui che ne soffrono appaiono quasi normali nell'interpretare le espressioni del viso e le intenzioni altrui. In generale, la sindrome di Asperger comporta un diminuito interesse per gli altri, una relativa indifferenza per i rapporti sociali; i bambini si mostrano spesso attratti da un solo argomento che diventa una sorta di ossessione. Anche negli adulti, la malattia tende a esaltare un particolare interesse, in special modo se connesso con oggetti da ordinare, classificare, riportare in elenchi, ecc.
Il trattamento della sindrome di Asperger, che colpisce mediamente una persona su 250 (con netta prevalenza dei maschi), è di tipo prevalentemente psicologico ed è rivolto da una parte ad aiutare il soggetto a prendere coscienza dei propri limiti emotivi e dall'altra a sostenere la stima di sé valorizzando le caratteristiche positive.
La sindrome di Asperger è stata portata a conoscenza del grande pubblico da alcuni film come "Rain man", "Codice Mercury" (dove Simon è un bambino di straordinaria abilità nel trattare lettere e numeri) e "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte".
Finora, sono stati scoperti circa una decina di geni le cui alterazioni mostrano di avere un legame con lo sviluppo della malattia: si tratta senza eccezione di geni coinvolti nello sviluppo del sistema limbico, ossia il cervello emotivo e sociale. Questo spiegherebbe la pronunciata insensibilità alle emozioni altrui e alle relazioni interpersonali che caratterizza la malattia stessa.
Generalmente si ritiene che si tratti di un tipologia autistica caratterizzata da difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un'accentuata alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell'autismo classico.
I soggetti non autistici possiedono una percezione altamente sofisticata degli stati mentali altrui (hanno cioè una teoria della mente adeguatamente sviluppata, secondo l'ipotesi di Uta Frith). La maggior parte delle persone è capace cioè di raccogliere una moltitudine di informazioni sugli stati cognitivi ed emotivi degli altri sulla base di indizi raccolti dal loro linguaggio verbale e corporeo e dall'ambiente circostante.
Alle persone autistiche mancherebbe pertanto quest'abilità e gli individui con Sindrome d' Asperger possono essere considerati come persone la cui mente non riesce ad agganciarsi alla realtà esteriore, come coloro che soffrono di autismo classico.
Bisogna comunque notare che, trattandosi di un disturbo (o, per meglio dire, d'una differenza ontologica nello psichismo, perfettamente innata secondo i più recenti studi di neuroscienza) con ampio spettro di variazione, una certa percentuale di individui con Sindrome d'Asperger appaiono quasi "nella norma" nella loro capacità di leggere le espressioni facciali e le intenzioni degli altri. Spesso continuano a mostrare però difficoltà nel fissare negli occhi le altre persone, ritenendo il contatto visivo altamente ansiogeno (che procura cioè uno stato di tensione che va al di là delle proprie capacità di sopportazione), mentre altri viceversa possono mantenere l'incontro visivo in modo eccessivamente fisso (sembrano attraversare le persone senza davvero vederle), che può essere avvertito come "disturbante" per le persone comuni.
Come ho già accennato, la Sindrome d'Asperger implica, come suoi caratteri peculiari, un intenso livello d'attenzione su determinate cose che interessano ed è spesso caratterizzato da facoltà e "passioni" davvero particolari: per esempio una persona può essere ossessionata dalla lotta libera degli anni cinquanta, un'altra dagli inni nazionali delle dittature africane, un'altra dal fare modellini di costruzioni con i fiammiferi. Comuni sono gli interessi per i mezzi di trasporto (treni, auto) e i computer. Moltissimi degli interessi sono specificamente rivolti ad argomenti scientifici, specialistici che richiedono un dettagliato approfondimento.
Generalmente attratti da attività in cui si possa ritrovare un certo ordine, una determinata logica, come per esempio le classificazioni, le date e simili. Quando questi particolari interessi coincidono con un obiettivo materiale e socialmente utile, il soggetto può portare avanti una vita di successo: per esempio, il bambino con l'ossessione per l'architettura navale può crescere e diventare un ingegnere navale. Nello sforzo per soddisfare questi interessi, l'individuo con Sindrome d'Asperger spesso manifesta ragionamenti estremamente sofisticati, un'attenzione pressoché ossessiva rivolta ai dettagli delle cose o della comunicazione, una memoria focalizzata eminentemente sulle immagini visuali, detta "eidetica-visiva".
Hans Asperger chiamò i suoi pazienti "piccoli professori", basandosi sull'idea che bambini o persone poco più che adolescenti potevano avere un bagaglio di conoscenze nei loro campi d'interesse pari, se non superiori, a quello dei professori universitari. Questo perché gli individui con Sindrome d'Asperger hanno un'intelligenza del tutto "normale", o in qualche caso addirittura superiore alla norma, a scapito però d'una capacità d'interazione sociale nettamente inferiore e più problematica (Alcuni studiosi sono inclini a credere che anche molti personaggi famosi come Michelangelo, Albert Einstein e Isaac Newton soffrissero in qualche misura della sindrome di Asperger. Questo rimane fortemente controverso, ma resta un dato di fatto di come molte persone con la sindrome di Asperger non siano affatto solo pazienti da curare ma persone dotate di grandi doti d'intelligenza che possono quindi contribuire anche attivamente allo sviluppo della società.).
Gli autistici hanno risposte emotive forti come le persone comuni o forse anche molto esagerate (in tal caso inadeguate), sebbene quel che genera una risposta emotiva considerata corretta può non essere sempre la stessa rispetto ai normodotati (di qui la definizione di neurodiversità). Quello che manca loro è un'innata abilità di esprimere correttamente i loro stati emotivi coi gesti, il linguaggio corporeo e l'espressione facciale (che in genere i bambini imparano durante i primi anni di vita attraverso la normale interazione con l'ambiente sociale). Molte persone con Sindrome d'Asperger si sentono a disagio nel loro distacco involontario dal mondo comune; manca loro la naturale abilità nel capire ciò che non viene detto esplicitamente nelle relazioni sociali e in pari modo essi hanno difficoltà a comunicare con accuratezza il proprio stato emotivo.
Questo stato o condizione innata/genetica (ha indubbiamente una base biologica) può portare ad avere problemi con i normali scambi sociali tra persone di pari livello. Nell'infanzia e durante l'adolescenza questo può causare seri problemi perché un bambino o un ragazzo così avrà difficoltà a decodificare i segnali impliciti su cui si reggono le interazioni sociali e potrà essere messo da parte dai coetanei, creando quindi una sorta di "crudeltà sociale": potrà venir quindi spesso considerato corresponsabile di questa crudeltà nei suoi confronti sebbene egli non riesca a capire né il perché dell'ostilità né cosa stia facendo di "sbagliato". Recenti scoperte nel campo dell'educazione speciale hanno cercato di risolvere questo problema, ottenendo però solo risultati molto parziali.
L'alienazione sociale delle persone con la sindrome di Asperger è così intensa fin dall'infanzia che molti si creano amici immaginari per compagnia: questo può condurre a elevatissime capacità per esempio tecnico-informatiche, nella creazione di giuochi di ruolo o attività astratte come logica matematica, intuito musicale, o addirittura fisica teorica altamente specialistica.
Spesso comunque l'intensa attenzione e la tendenza a cercare di capire logicamente le cose può garantire alle persone con Sindrome d'Asperger un alto livello di abilità nei loro campi d'interesse specifico, anche se al prezzo di grandi difficoltà nella comunicazione e nel farsi comprender dal "mondo sociale". Nonostante le loro difficoltà inoltre essi hanno un raro e sviluppato senso dell'umorismo, con un'abilità non comune per i doppi sensi, i giochi linguistici, la satira e altro, anche se a volte considerato come "criptico" dall'esterno o eccessivamente raffinato.
La loro facilità di lettura-scrittura è notevole, tanto che possono essere definiti "iperlessici", a volte grafomani o addirittura capaci di tenere a memoria un intero libro dopo averlo letto un'unica volta. Sebbene molti di loro non possano avere una vita considerata socialmente appagante dalla gente comune, difatti rimangono pressoché soli, volentieri isolati, gli è possibile a volte trovare persone comprensive/competenti (qualche volta tra persone che rientrano nel campo dell'autismo, altre volte no) e avere con loro strette relazioni.
Mentre molti affrontano enormi problemi, alcuni riescono a superare gli ostacoli e ad avere successo in società. Alcuni riescono anche a sposarsi e avere figli; i quali possono a loro volta essere persone comuni o soffrire di qualche disturbo di tipo autistico. Molte persone autistiche non sanno di esserlo, né i loro familiari né i loro amici ne sono a conoscenza, poiché forme leggere d'autismo spesso non vengono neppure diagnosticate oppure diagnosticate solo parzialmente in modo corretto da parte dei professionisti del settore.
Le persone con la sindrome di Asperger sono più facili a cadere in una forma depressiva rispetto alla popolazione generale in quanto possono spesso avere notevoli difficoltà anche solo a comunicare problemi o capire quando è il momento di mostrare affetto; inoltre sono molto letterali nel parlare e hanno difficoltà a comunicare in maniera emozionale comunemente accettata e compresa..
Anche la comunicazione via Internet può aiutare.
Definizione del DSM:
La sindrome di Asperger è definita nel "Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali" (DSM-IV) nella sezione 299.80 come:
Difficoltà qualitative nel rapporto sociale, manifestandosi con almeno due tra le seguenti:
Difficoltà marcata nell'uso di comportamenti non-verbali multipli, come il guardarsi negli occhi, le espressioni facciali, la postura corporea e i movimenti per regolare le interazioni sociali
Impossibilità a sviluppare relazioni appropriate tra persone di pari livello
Mancanza di ricerca spontanea per condividere divertimenti, interessi, od obiettivi con altre persone (difficoltà nel mostrare, portare o indicare oggetti d'interesse alle altre persone)
Mancanza di reciprocità sociale ed emotiva
Modelli di comportamento stereotipati e ripetitivi, manifestati da almeno uno dei seguenti:
Raggiungimento di un'occupazione mentale con uno o più modelli stereotipati e ristretti d'interesse, che sia anormale nell'intensità e nell'attenzione
Aderenza apparentemente inflessibile a specifici rituali o comportamenti non necessari
Movimenti corporei stereotipati e ripetitivi (come agitare mani e dita o altri movimenti)
Persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti
Il disturbo crea difficoltà notevoli nelle aree sociali, professionali o altre aree d'importanza notevole per la vita di tutti i giorni
Non esiste un significativo ritardo nelle abilità linguistiche
Non esiste un significativo ritardo nello sviluppo cognitivo o nelle capacità appropriate all'età di aiutarsi e di avere un comportamento adatto alle circostanze (tranne che nelle interazioni sociali) e curiosità per l'ambiente esterno nell'infanzia
Non ci sono motivi di ritenere che si tratti di una forma di schizofrenia o di un altro disordine pervasivo dello sviluppo
Una serie di studi ha supportato l'idea che ci sono infatti pochi casi nei quali i pazienti possono rientrare nei criteri del DSM-IV. I pazienti tipicamente mostrano difficoltà comunicative, il che li qualifica per una diagnosi di autismo e non di Sindrome d'Asperger.
Le cause e le origini dell'autismo e della Sindrome d'Asperger sono fonte di continui dibattiti e congetture. Tra le molte teorie in competizione tra loro sono la "teoria della sottoconnettività", sviluppata da scienziati cognitivisti all'Università Carnegie Mellon e all'Università di Pittsburgh, la "teoria Neanderthal", la "teoria del cervello estremamente maschile" (Simon Baron-Cohen), la mancanza di "teoria della mente" e la "teoria dell'autismo preoperativo", che afferma che le persone autistiche sono quelle che si bloccano neurologicamente allo stadio preoperativo dello sviluppo cognitivo, dove gran parte dell'elaborazione delle informazioni è a un livello olistico visuale e largamente non verbale e musicale. Questo indirizza anche la questione della teoria della mente dove i bambini, ancora allo stadio preoperativo di sviluppo cognitivo, non hanno raggiunto la decentralizzazione dall'egocentrismo.
La teoria della sotto-connettività stabilisce che l'autismo è un disturbo globale del cervello che restringe la coordinazione e l'integrazione tra le varie parti del cervello. Questo spiega perché le persone che soffrono di autismo e disturbi simili siano normali e maturi in certi campi come l'analisi logica e le capacità linguistiche, ma siano immaturi socialmente e talvolta neuro-fisiologicamente più giovani della loro età.
Altre teorie recenti hanno una loro plausibilità: l'inondazione di informazioni visuali degli ultimi tempi farebbe sì che si sviluppino molto le aree preposte all'elaborazione di queste ma che non sviluppino affatto quelle della comunicazione non-verbale o anche verbale (come nell'autismo classico).
Secondo altre teorie ancora, invece,la sindrome potrebbe essere causata da problemi in famiglia in giovane età come per esempio l'assenza di un genitore.
Molti fattori ambientali, in fine, sono stati ipotizzati ad agire dopo la nascita (inquinamento da mercurio, sostanze tossiche, metalli pesanti ecc.) ma non sono stati ancora confermati dalla ricerca scientifica.



Bibiliografia:

L.Trisciuzzi, La pedagogia clinica, Laterza, Bari, 2003

Sindrome di Asperger/www.ildiogene.it/pagine enciclopediche
pagine di approfondimento dedicate in particolar modo ad argomenti scientifici e filosofici.

Bibliografia di approfondimento:

Sally Ozonoff - Geraldine Dowson - James McPartland, Sindrome di Asperger e autismo. Una guida per i genitori, Armando, Roma, 2007
Volume rivolto prevalentemente ai genitori di bambini affetti da sindrome di Asperger, nel quale vengono trattate non solo le difficoltà che si incontrano nella diagnosi del disturbo, ma anche e soprattutto nella vita quotidiana. Vengono proposte alcune problematiche a titolo di esempio, descrivendo le strategie utili per insegnare al bambino affetto da tale disturbo a interagire adeguatamente con i fratelli e i compagni.

P. Cornaglia Ferraris, Io sento diverso, Erickson, Trento, 2006
Racconto in prima persona di un bambino affetto da sindrome di Asperger.

Hans Asperger, Bizzarri, isolati e intelligenti, Erickson, Trento, 2003
Opera nella quale il pediatra austriaco dexrive la sindrome che porta il suo nome.

Ami Klin - Fred R. Volkmar - Sara R. Sparrow, La sindrome di Asperger. I disturbi generalizzati ad alto funzionamento, Giovanni Fioriti, Roma, 2003
Guida specialistica per psichiatri, psicologi, neuropsichiatri infantili, operatori socio-sanitari, medici.

F. Borellini (a cura di), Una scuola per me, Fratelli Frizzi Editori, 2003
Libro scritto sulla base delle esperienze di genitori di bambini affetti da sindrome di Asperger: si propone di offrire consigli didattici nel percorso didattico dei primi anni.
E. Schopler - G. B. Mesibov - L. J. Kunce, Sindrome di Asperger e autismo High-Functioning, Erickson, Trento, 2001
T. De Meo - C. Vio - D. Maschietto, Intervento cognitivo nei disturbi autistici e di asperger, Erickson, Trento, 2000


Siti dedicati all’argomento:
Sindrome di Asperger/
Sito interamente dedicato alla sindrome di Asperger.

Sindrome di Asperger/Wikipedia
Scheda di Wikipedia sulla sindrome di Asperger.

Sindrome di Asperger/AutismoSardegna
Autismo e sindrome di Asperger.

Sindrome di Asperger/Mapavio
Guida per bambini alla sindrome di Asperger.

Sindrome di Asperger/Udel.edu
Pagina dedicata alla sindrome di Asperger.

Sindrome di Asperger/Galileonet
Breve scheda sulla sindrome di Asperger.

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SINDROME DI ASPERGER

Messaggio  fernandes maria teresa il Dom Gen 10, 2010 7:06 pm

SINDROME DI ASPERGER
Malattia a base prevalentemente genetica che si manifesta sotto forma lieve di autismo. Essa fu descritta per la prima volta dal pediatra Hans Asperger nel 1944, ma il termine fu coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una pubblicazione del 1981. La sindrome di Asperger si manifesta con una pronunciata tendenza alla distrazione, con l'incapacità di comprendere le emozioni altrui, con gestualità fortemente ridotta, goffaggine nei movimenti, forte attaccamento alle abitudini, eccessiva attenzione ai particolari e comportamenti ripetitivi.
Le persone affette da sindrome di Asperger hanno intelligenza e capacità linguistiche nella norma (a volte anche superiore), ma appaiono incapaci a comprendere gli stati emotivi altrui attraverso i diversi indizi derivanti dal linguaggio corporeo e dalle inflessioni della voce o dalla stessa situazione relazionale. Può accadere che esse osservino un sorriso senza riuscire a capirne il significato o magari interpretandolo come una semplice smorfia.
La malattia si presenta con diversi gradi di gravità; certi individuo che ne soffrono appaiono quasi normali nell'interpretare le espressioni del viso e le intenzioni altrui. In generale, la sindrome di Asperger comporta un diminuito interesse per gli altri, una relativa indifferenza per i rapporti sociali; i bambini si mostrano spesso attratti da un solo argomento che diventa una sorta di ossessione. Anche negli adulti, la malattia tende a esaltare un particolare interesse, in special modo se connesso con oggetti da ordinare, classificare, riportare in elenchi, ecc.
Il trattamento della sindrome di Asperger, che colpisce mediamente una persona su 250 (con netta prevalenza dei maschi), è di tipo prevalentemente psicologico ed è rivolto da una parte ad aiutare il soggetto a prendere coscienza dei propri limiti emotivi e dall'altra a sostenere la stima di sé valorizzando le caratteristiche positive.
La sindrome di Asperger è stata portata a conoscenza del grande pubblico da alcuni film come "Rain man", "Codice Mercury" (dove Simon è un bambino di straordinaria abilità nel trattare lettere e numeri) e "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte".
Alcuni studiosi sono inclini a credere che anche molti personaggi famosi come Michelangelo, Wittgenstein, il matematico Kurt Gödel e perfino Albert Einstein e Isaac Newton soffrissero in qualche misura della sindrome di Asperger.
Finora è stata scoperta circa una decina di geni le cui alterazioni mostrano di avere un legame con lo sviluppo della malattia: si tratta senza eccezione di geni coinvolti nello sviluppo del sistema limbico, ossia il cervello emotivo e sociale. Questo spiegherebbe la pronunciata insensibilità alle emozioni altrui e alle relazioni interpersonali che caratterizza la malattia stessa. g
Gillibert ,un medico svedese ha studiato estesamente la sindrome e la decrive come "disturbo dell'empatia",ovvero l'incapacità di leggere le necessità e le prospettive degli altri e di rispondere appropriatamente.Oltretutto queste persone hanno difficoltà con l'umorismo e terndono a non recepire scherzi o battute o a sbagliare i tempi d'intervento.

Bibliografia:
Sindrome di Asperger/www.ildiogene.it/pagine enciclopediche
Leonardo Trisciuzzi.La pedagogia clinica.I processi formativi del diversamente abile.

fernandes maria teresa

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LA SINDROME DI ASPERGER

Messaggio  annarosaria imperato il Dom Gen 10, 2010 8:24 pm

La Sindrome di Asperger (abbreviata in SA, o AS in inglese) è considerata un disordine pervasivo dello sviluppo apparentato con l'autismo e comunemente considerato una forma dello spettro autistico "ad alto funzionamento". Il termine "Sindrome di Asperger" venne coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981; lo chiamò così da Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco il cui lavoro non venne riconosciuto fino agli anni novanta. Generalmente si ritiene che si tratti di un tipologia autistica caratterizzata da difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un'accentuata alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell'autismo classico .
Sono state constatate molte similitudini con l'autismo senza ritardo mentale (denominato ”High Functioning Autism”), ma non si è ancora risolta la questione se la sindrome di Asperger e l’autismo di alto livello siano veramente condizioni diverse. In qualche misura, la risposta dipende dal modo in cui medici e ricercatori fanno uso del concetto diagnostico, dato che fino a poco tempo fa non esisteva nessuna definizione “ufficiale” della sindrome di Asperger. La mancanza di una definizione consensuale ha generato grande confusione: visto che i ricercatori non potevano interpretare i risultati di altri ricercatori, i medici si sentivano liberi di usare tale etichetta allegandovi le proprie interpretazioni giuste o false del “vero” significato della sindrome di Asperger. I genitori erano, quindi, spesso confrontati con una diagnosi che nessuno capiva bene e, peggio ancora, della quale nessuno sapeva cosa fare. L’ambito scolastico non era a conoscenza di questa condizione e le assicurazioni non potevano rimborsare delle prestazioni fatte sulla base di una diagnosi “non ufficiale”. Non esisteva alcuna informazione stampata che desse sia ai genitori sia ai medici delle linee guida sul senso e sulle conseguenze della sindrome di Asperger, includendo il tipo di valutazione diagnostica e il tipo di terapie e interventi giustificati .
Solo successivamente il DSM-IV-TR ha definito i criteri diagnostici, puntualizzando i caratteri distintivi rispetto al Disturbo Autistico:
- l’assenza nell’anamnesi di un ritardo del linguaggio
- l’assenza nell’anamnesi di un ritardo nello sviluppo cognitivo
- le atipie nel repertorio di interessi ed attività, manifestando interesse soprattutto nei confronti di argomenti circoscritti , talvolta bizzarri
Nel suo originale articolo del 1944 che descriveva bambini che più tardi furono posti sotto questo nome, Hans Asperger riconobbe che nonostante i sintomi e le difficoltà variassero nel tempo, il problema complessivo è raramente cresciuto. Egli scrisse che nel corso dello sviluppo certe caratteristiche predominano o retrocedono così che il problema presentato cambia considerevolmente. Tuttavia gli aspetti essenziali del problema rimangono invariati. Nell'infanzia precoce ci sono molte difficoltà nell'apprendere semplici abilità pratiche e nell'adattamento sociale. Queste difficoltà originano dallo stesso disturbo che a scuola causa problemi di apprendimento e di condotta, nell'adolescenza il lavoro e i problemi di performance e nell'età adulta conflitti sociali e coniugali'. Dall'altro lato non esiste dubbio che i bambini con AS abbiano generalmente ad ogni età problemi minori paragonati a quelli affetti da autismo o da PDD, e la loro prognosi finale è certamente migliore. Infatti una delle più importanti ragioni che distinguono AS dalle altre forme di autismo è la sua storia naturale considerevolmente più mite. In età prescolastica, il quadro precoce potrebbe essere difficile da distinguere dall'autismo più tipico, suggerendo che nella valutazione di bambini piccoli con autismo e apparentemente un'intelligenza normale, si possa prendere in considerazione la possibilità che esso/ essa possano eventualmente avere un quadro più compatibile con la diagnosi di Asperger. Altri bambini potrebbero avere un ritardo precoce del linguaggio con rapidi recuperi fra i tre e i cinque anni. Infine alcuni di questi bambini particolarmente i più vivaci possono non evidenziare alcun ritardo nello sviluppo precoce eccetto forse una goffaggine motoria. Sebbene questi bambini possano sembrare relazionarsi abbastanza normalmente senza un setting familiare, i problemi si evidenziano spesso quando essi entrano nell'ambiente della scuola materna, questi possono includere: una tendenza ad evitare le interazioni sociali spontanee o a mostrare abilità molto deboli di interazione, problemi a sostenere una conversazione semplice, o la tendenza ad essere ripetitivi o perseverativi quando conversano, risposte verbali bizzarre, preferenze per un ambiente di routine e difficoltà di fronte ai cambiamenti, difficoltà a regolare le risposte sociali/ emozionali della rabbia, dell'aggressività, dell'eccessiva ansia, iperattività, la tendenza ad apparire come 'in un proprio piccolo mondo e la tendenza a focalizzarsi su un particolare oggetto o soggetto. Certamente questa lista è molto simile alla lista dei sintomi precoci di autismo.
Nella scuola elementare, spesso, entrano a far parte bambini con AS che, nell'asilo infantile, non avevano avuto una diagnosi adeguata. In molti casi, ci dovrebbero essere state preoccupazioni comportamentali (iperattività, inattenzione, aggressività, esplosioni) negli anni prescolastici; dovrebbe esserci stata una preoccupazione riguardo abilità sociali e di interazioni con i coetanei immature; il bambino può già essere visto come caratterizzato da qualcosa di inusuale.
Il corso lungo le scuole elementari può variare molto da bambino a bambino, e i problemi complessivi possono variare da miti e facilmente gestibili, a severi e intrattabili, in modo dipendente da fattori come il livello di intelligenza, l'adeguatezza della gestione a scuola e parentale a casa, lo stile temperamentale, e la presenza o assenza di fattori di complicazione come l'iperattività/ problemi attenzionali, ansia, problemi di apprendimento ect…..
Personalmente, non ho mai fatto esperienze di un bambino con tale sindrome. Ma fortunatamente, grazie alla ricerca oggi, sono stati fatti dei progressi che ci permettono dunque di delineare anche dei criteri diagnostici utili alle famiglie, ma anche a noi, futuri insegnanti. Dobbiamo soprattutto, curarci del loro disagio, dovuto ad uno stato involontario di distacco dal mondo comune, poiché manca loro la naturale abilità nel capire ciò che non viene detto esplicitamente nelle relazioni sociali e poiché hanno difficoltà a comunicare con accuratezza il proprio stato emotivo.
Non dimentichiamo la citazione di Hans Asperge che chiamò i suoi pazienti “piccoli professori..”, che ci induce a guardare il bambino come...UNA RISORSA INFINITA!!


1) http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Asperger
2) Rivista AUTISMO OGGI, Ami Klin – Fred R. Volkmar
3) ROBERTO MILITERNI, Neuropsichiatria infantile, Idelson – Gnocchi III Edizione, 2004, p. 277 - 278
4) STEPHEN BAUER, La Sindrome di Asperger
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Test di completamento-ultimo passo gennaio 2010

Messaggio  Maria Lepore il Dom Gen 10, 2010 8:44 pm

Relazione su:''Digital divide e disabilità:divario digitale che divide chi usa internet e le nuove tecnologie e chi no''.

Si pensava che l'avvento delle tecnologie informatiche e telematiche, quale vera rivoluzione nell'ambito della informazione, abbattessero del tutto o limitassero in maniera definitiva le disuguaglianze tra normodotati e portatori di handicap; ma ciò evidentemente non è stato affrontato ancora in modo esaustivo, visto che si parla sempre più di un inglesismo che ha DD per acronomo e che indica ''il Digital divide'' che Roberto Scano in una sua nota del 24/03/2003 definisce:'' Presenza di una sostanziale disparità all'interno della nostra società tra chi ha e chi non ha accesso all'informazione. Il danno risultante da questa ineguaglianza è grande sia per le vittime di questa esclusione, sia per la società nella sua interezza. Al di là dei problemi più ampi quali il bisogno economico, l'istruzione e la difficoltà di reperire strumenti adatti, un problema fondamentale è che non esiste consapevolezza, forse all'interno delle stesse categorie deboli, che molta dell'informazione per il resto della popolazione è scontata, non è messa a disposizione e disseminata in maniera accessibile o usabile da chi è affetto da disabilità fisica, sensoriale, cognitiva. Sebbene le tecnologie dell'informazione abbiano creato nuove e straordinarie opportunità per molti, hanno eretto nuove barriere di accesso per altri. Queste limitazioni sono inutili perchè nella maggior parte dei casi la tecnologia ha in sè la risposta e può essere adottata con il minimo sforzo dall'industria e dal commercio''. L'industria deve creare ausili(hardware, software)adattabili e personalizzati e non standard che non tengono conto dei problemi specifici in modo da contribuire a sostenere l'integrazione dei disabili nella società consentendogli di usare in piena autonomia il pc ed internet riducendo la disabilità (display braille, stampante braille, un computer parlante, un cd-rom, mouse e tastiere particolari)in modo da agevolare e risolvere molti problemi per disabili che soffrono di patologie visivo-motorie.
Leggi particolari emanate dallo Stato con agevolazioni alle industrie per lo sviluppo di tali programmi dedicati
ai singoli handicap può essere uno strumento definitivo affinchè anche i diversamente abili possano avere un diverso ruolo nello studio, nel lavoro, nella crescita della nostra nazione in termini culturali ed economici se non vogliamo restare come sempre ad essere il fanalino di coda di un mondo dove c'è bisogno di tutte le sinergie per troppo tempo tenute ai margini della società.












Fonti:

-Tecnologie e disabilità:le opportunità.
-Tecnologie e disabilità:le barriere.
-La rivoluzione digitale può essere davvero per tutti?
-Internet e usabilità.

Maria Lepore

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Messaggio  puocci.immacolata il Dom Gen 10, 2010 9:09 pm

Sindrome di aspenger.
Malattia a base prevalentemente genetica che si manifesta sotto forma lieve di autismo. Essa fu descritta per la prima volta dal pediatra Hans Asperger nel 1944, ma il termine fu coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una pubblicazione del 1981. La sindrome di Asperger si manifesta con una pronunciata tendenza alla distrazione, con l'incapacità di comprendere le emozioni altrui, con gestualità fortemente ridotta, goffaggine nei movimenti, forte attaccamento alle abitudini, eccessiva attenzione ai particolari e comportamenti ripetitivi.
Le persone affette da sindrome di Asperger hanno intelligenza e capacità linguistiche nella norma (a volte anche superiore), ma appaiono incapaci a comprendere gli stati emotivi altrui attraverso i diversi indizi derivanti dal linguaggio corporeo e dalle inflessioni della voce o dalla stessa situazione relazionale. Può accadere che esse osservino un sorriso senza riuscire a capirne il significato o magari interpretandolo come una semplice smorfia.
La malattia si presenta con diversi gradi di gravità; certi individuo che ne soffrono appaiono quasi normali nell'interpretare le espressioni del viso e le intenzioni altrui. In generale, la sindrome di Asperger comporta un diminuito interesse per gli altri, una relativa indifferenza per i rapporti sociali; i bambini si mostrano spesso attratti da un solo argomento che diventa una sorta di ossessione. Anche negli adulti, la malattia tende a esaltare un particolare interesse, in special modo se connesso con oggetti da ordinare, classificare, riportare in elenchi, ecc.
Il trattamento della sindrome di Asperger, che colpisce mediamente una persona su 250 (con netta prevalenza dei maschi), è di tipo prevalentemente psicologico ed è rivolto da una parte ad aiutare il soggetto a prendere coscienza dei propri limiti emotivi e dall'altra a sostenere la stima di sé valorizzando le caratteristiche positive.
La sindrome di Asperger è stata portata a conoscenza del grande pubblico da alcuni film come "Rain man", "Codice Mercury" (dove Simon è un bambino di straordinaria abilità nel trattare lettere e numeri) e "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte".
Alcuni studiosi sono inclini a credere che anche molti personaggi famosi come Michelangelo, Wittgenstein, il matematico Kurt Gödel e perfino Albert Einstein e Isaac Newton soffrissero in qualche misura della sindrome di Asperger.
Finora è stata scoperta circa una decina di geni le cui alterazioni mostrano di avere un legame con lo sviluppo della malattia: si tratta senza eccezione di geni coinvolti nello sviluppo del sistema limbico, ossia il cervello emotivo e sociale. Questo spiegherebbe la pronunciata insensibilità alle emozioni altrui e alle relazioni interpersonali che caratterizza la malattia stessa.
Quali sono invece le caratteristiche linguistiche dei bambini con Sindrome di Asperger? Quali le strategie da attuare a tal proposito?
Recenti studi dimostrano che il 50% dei bambini con Sindrome di Asperger pur sviluppando il linguaggio in ritardo, entro i primi 5 anni di età parla fluentemente. Infatti, anche se l’acquisizione della fonologia(la pronuncia) e della sintassi (la grammatica) seguono le normali tappe dello sviluppo, la pragmatica (come viene utilizzato il linguaggio in un contesto sociale) e la prosodia (insolito timbro, enfasi o ritmo) risultano alterate.
Anche per quanto riguarda il linguaggio sono stati stilati dei criteri diagnostici che secondo i fratelli Gillberg (1989) devono comprendere almeno tre dei seguenti:
o ritardo nello sviluppo linguistico;
o linguaggio espressivo superficialmente perfetto;
o linguaggio pedante e formale;
o prosodia strana;
compromissione della comprensione (tra cui fraintendimenti dei significati letterali/sottintesi).
All’età di 5 anni quindi questo bambino non avrà un ritardo generale del linguaggio, ma delle difficoltà con alcune delle sue componenti specifiche, come ad esempio la pragmatica. In pratica chiacchierando con un bambino con Sindrome di Asperger ci si rende conto di parecchi errori, molto evidenti, che possono emergere quando egli stesso avvia una conversazione partendo da un commento che non ha nulla a che fare con la situazione, ma che si riferisce di solito ad un suo particolare interesse. Una volta avviata la conversazione il bambino corre come un treno, senza mai fermarsi, anzi, si ferma solo quando ha terminato di recitare il suo copione. A volte i genitori riescono ad anticipare esattamente cosa il bambino dirà.
Inoltre questi bambini trascurano completamente lo stato dell’ascoltatore, ignorano se quest’ultimo mostra segnali di imbarazzo o di indifferenza a riguardo. E’ come se in quel momento non stia ascoltando oppure non sappia come integrare nel dialogo i commenti, i sentimenti e le conoscenze dell’altro.
Quando ha dei dubbi su cosa dire ha la tendenza a fare delle lunghe pause per pensare prima di rispondere o di cambiare argomento. Tutto questo rende la conversazione molto monotona e da l’impressione che il dialogo ruoti sempre intorno all’argomento di suo interesse per evitare di apparire stupidi.
Altra insolita caratteristica riguarda la tendenza di fare commenti, affermazioni e domande fuori contesto che possono essere associazioni di parole, frasi bizzarre o frammenti di una conversazione precedente.
Hanno inoltre la tendenza ad interrompere o a sovrapporsi agli altri mentre parlano sempre a causa della loro mancata distinzione del significato di una breve pausa da quello della fine di un argomento.
Le strategie per ovviare a queste difficoltà possono mirare a: insegnare al bambino ad usare frasi di apertura appropriate e a chiedere spiegazione o aiuto quando non ha capito; incoraggiare ad ammettere di non sapere qualcosa; insegnare gli indizi che segnalano quando rispondere, interrompere o cambiare argomento; insegnare commenti/frasi solidali; sussurrare all’orecchio del bambino cosa dire all’altra persona; svolgere attività di recitazione e dizione sull’arte della conversazione; usare le storie sociali e le conversazioni a fumetti come rappresentazione verbale o grafica dei diversi livelli di comunicazione.
Testo «Uno di loro. Adolescenza e sindrome di Asperger»
Questo libro fornisce un quadro delle caratteristiche di un ragazzo Asperger e dei suggerimenti nati per lo più dall'esperienza delle famiglie. Narra la storia di una madre di un ragazzo speciale, le sue paure, le sue difficoltà; non un vademecum, ma spunti di riflessione per chi si trova a vivere una situazione simile o per chi è curioso di capire meglio il mondo dei disturbi autistici da dentro. In un'ultima sezione sono presentate anche delle testimonianze raccolte all'interno del Gruppo Asperger Onlus.
Questi Asperger hanno una cosa in comune: non riescono a farsi molti amici anche se un po’ vorrebbero»: è la descrizione semplice della sindrome di Asperger, solo da pochi anni riconosciuta come specifica patologia, fatta da un ragazzo che ha un cugino che ne soffre. Il libro affronta le difficoltà derivanti dalla malattia soprattutto nella fase adolescenziale, in cui ogni ragazzo vorrebbe costruirsi un’autonomia attraverso la socializzazione. Il 1o c. descrive la sindrome, il 2o fornisce suggerimenti pratici per farvi fronte a scuola, il 3o riporta l’esperienza di una madre, il 4o raccoglie testimonianze di familiari di questi ragazzi «particolari»






BIBLIOGRAFIA ITALIANA

Sally Ozonoff - Geraldine Dowson - James McPartland, Sindrome di Asperger e autismo. Una guida per i genitori, Armando, Roma, 2007
Uno di loro. Adolescenza e sindrome di Asperger

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Messaggio  Annalisa Zorzi il Dom Gen 10, 2010 9:32 pm

Con digital divide (divario digitale, spesso abbreviato in DD) si intende il divario esistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie (internet, personal computer) e chi no. Le cause sono ad oggi oggetto di studio, tuttavia vi è consenso nel riconoscere che le condizioni economiche, dell'istruzione e, in molti paesi, l'assenza di infrastrutture siano i principali motivi di esclusione.
Il termine Digital Divide è stato utilizzato inizialmente dalla amministrazione americana Clinton-Gore per indicare la non omogenea fruizione dei servizi telematici tra la popolazione statunitense.
Nonostante si sia fatto riferimento al Digital Divide come un problema interno al contesto americano, oggi è più comune definire con questi termini il divario esistente nell'accesso alle nuove tecnologie in una prospettiva globale. Le cause di tale divario sono da ricercarsi in diversi fattori socio-economici, ed in particolare:
• l'assenza di infrastrutture a banda larga;
• l'analfabetismo informatico degli utenti, sia riguardo il computer in genere, sia, in particolare, le potenzialità di Internet.
Il Digital Divide potrebbe incrementare non solo le già esistenti diseguaglianze di tipo economico, ma avere effetti drammatici anche nell'accesso all'informazione, implicando ulteriori conseguenze.
Interessante, sull’argomento, è l’articolo pubblicato su gnuvox
“Come noto il digital divide e’ quello spazio teorico che separa quanti hanno accesso all’informazione per via telematica da coloro che questo accesso non lo hanno.
E’ il caso della poverissima Africa e di molti paesi del terzo e del quarto mondo, che hanno anche enormi problemi infrastrutturali ma e’ anche un problema del primo mondo, e dell’Italia, dove il PC rappresenta ancora un bene di lusso e sono molti a non avere accesso alla rete. Infatti nonostante una notevole presenza di infrastrutture la situazione in molte scuole primarie e secondarie e in molte biblioteche, per parlare degli hub naturali per l’accesso all’informazione e’ ancora disastrosa. D’altra parte assistiamo a uno sciupio di risorse straordinario, considerando quanti PC vengono dismessi ancora funzionanti a causa del cambio di sistema operativo, sempre piu’ avido di risorse. La soluzione esiste, il software libero che, grazie alla sua modularità, consente di recuperare vecchi PC e di metterli a disposizione di chi ne ha bisogno, senza costi di licenza, attraverso distribuzioni che oltre ad essere liberamente scaricabili dalla rete, consentono di mettere le mani nel software, dando la reale possibilità di capire che cosa succede e come funzionano le macchine.”

Tra i testi che affrontano l’argomento del digital divide possiamo annoverare i seguenti che a mio avviso meritano una particolare attenzione
1. Il divario digitale. Internet e le nuove disuguaglianze sociali
di L. Sartori, Bologna, Il Mulino, 2006
nel quale l’autrice Laura Sartori sottolinea come nella nostra società un elemento decisivo sia rappresentato dalle le nuove tecnologie della comunicazione elettronica. Le enormi possibilità che si sono spalancate davanti a noi, in particolare grazie ad Internet, sono tuttavia accompagnate anche da nuove disuguaglianze. E' il segretario generale dell'Onu a dichiarare, parlando dei paesi in via di sviluppo, che "oggi essere tagliati fuori dai servizi di telecomunicazione è una difficoltà grave quasi quanto la mancanza di cibo, lavoro, abitazione, assistenza medica e acqua potabile". Ma anche nei paesi sviluppati, dove le privazioni materiali sono più contenute, le disparità di accesso alle nuove tecnologie della comunicazione incidono fortemente. Su tale fenomeno, chiamato "divario digitale", si moltiplicano le indagini, le discussioni, gli interventi e le politiche. Questo volume ne presenta un quadro complessivo ricco di informazioni e di dati.
Esponendo chiaramente una serie di dati riguardanti il digital divide, questo libro analizza il problema da due punti di vista: uno negativo, che vede la rete come la causa della nascita di “un'èlite dell'informazione”, e uno positivo, che invece vede nella rete la concreta possibilità di attenuare le disuguaglianze sociali.
2. Mondi digitali: riflessioni e analisi sul digital divide
a cura di G. Anzera e F. Comunello, prefazione di M.Morcellini, Milano, Guerini studio, 2005.
I diversi contributi raccolti nel testo si propongono di superare i limiti dell'attuale dibattito sorto intorno al fenomeno del digital divide, adottando un approccio equilibrato e multidisciplinare che fornisca al lettore gli strumenti per costruirsi un punto di vista in merito al problema del digital divide.
3. Digital divide. La nuova frontiera dello sviluppo globale
di A. F. Marzano, E. Tesi e P. Zocchi, a cura di P. Tarallo, Milano, F. Angeli, 2003.
Gli autori di questo testo – fondatori dell'associazione UNARETE (www.unarete.org) – esaminano e sollecitano un dibattito attorno alla questione del digital divide, sottolineando l'urgenza di cercare ed adottare misure innovative per lo sviluppo della società dell'informazione e di utilizzare i mezzi a disposizione per affrontare in modo sistematico e articolato il digital divide globale e interno.

Tutti gli elementi che favoriscono lo sviluppo dell'accessibilità contribuiscono a ridurre il Digital Divide. Più precisamente l’accessibilità riguarda una serie di norme, studi, accorgimenti che mirano a ridurre o eliminare un “fronte” del Digital Divide che interessa direttamente le persone con deficit sensoriali o cognitivi e indirettamente vasti strati della società.
Una recente indagine dell’Unione Europea (1) mostra come ancora oggi i punti di vista sull’ esistenza della discriminazione verso i disabili varino abbastanza significativamente tra i paesi membri. La discriminazione causata dalla disabilità viene percepita maggiormente diffusa in Italia (68%) e Francia (66%) e molto meno in Danimarca (32%).
Appare chiaro come vi sia un evidente consenso in tutti gli stati membri sulla necessità di investire maggiori risorse per sviluppare l’accessibilità (91%).
Il potenziale delle nuove tecnologie per creare un’Europa accessibile è molto significativo.
Promuovere una Inclusive Knowledge Society è uno degli obietti primari dell’2010 che annuncia misure per rendere le tecnologie dell’informazione e della comunicazione accessibili al più vasto numero di persone possibile e lo sviluppo di prodotti progettati per un segmento di consumatori che sia il più ampio possibile secondo la filosofia del Design for All, che attraverso una progettazione adeguata mira ad assicurare accessibilità, salute e sicurezza a tutti. In special modo alle fasce più deboli come i bambini, le persone anziane e le persone con disabilità fisica, sensoriale, mentale e cognitiva.
La migliorata accessibilità dei contenuti porta benefici notevoli per tutti gli utenti ai quali vengono forniti servizi ed applicazioni più efficienti e facilmente utilizzabili, incrementandone quindi il grado di usabilità. Un elevato livello di accessibilità porta benefici in particolare a chi accede in condizioni ambientali o sociali sfavorevoli: ambienti di lavoro particolari, tramite dispositivi di accesso dalle dotazioni software e hardware limitate, fasce sociali svantaggiate Inoltre chi si attiene alle norme dell’accessibilità per progettare o costruire un sito o un servizio in ambiente web, oltre ad aumentare l'usabilità per visitatori non disabili e disabili, riduce la mole di dati sul server e la manutenzione del sito, migliora la ricerca all’interno del sito e facilita l'accesso per utenti con connessione alla rete lenta. In tal modo si promuove un’innovazione tecnologica che va verso la standardizzazione: una pagina web funziona su computer, telefonini, palmari, smartphone ecc.

Traendo le conclusioni sull’argomento affrontato si può affermare che il digital divide deve essere necessariamente colmato, così come si sta provvedendo a fare, quantomeno nei paesi piu’ evoluti, non soltanto mettendo a disposizione le nuove conoscenze tecnologiche per i soggetti cosiddetti normodotati ma anche e soprattutto per le persone diversamente abili affinché le loro difficoltà, siano esse di carattere fisico o psichico, possano essere colmate con l’ausilio di sussidi a loro dedicati.




http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide
www.marcellosaponaro.it/blog/2007/07/24/digital_divide/
http://formare.erickson.it/archivio/settembre_07/5_BIANCHI.html

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Messaggio  Annamaria Pisco il Dom Gen 10, 2010 9:34 pm

Per Digital Divide si intende alla lettera divario, divisione digitale: inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche.. Questo argomento, riguarda molti aspetti anche di carattere sociale.
Storicamente, i primi che parlarono di digital divide furono Al Gore e Bill Clinton, quando, all'inizio degli anni novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di internet negli Stati Uniti. Il concetto di "divario digitale" era riferito alla difficoltà di accesso a internet in determinate zone del paese. In quegli anni internet esplode come fenomeno di massa e diventa sempre di più un mezzo di lavoro e di business: non essere connessi alla rete (o non avere gli strumenti cognitivi per farlo), significa quindi essere relegati ai margini della società.
Con il passare del tempo, la "rivoluzione internet" inizia a interessare un po' tutto il mondo industrializzato e queste tematiche cominciano ad essere sentite anche in altri paesi, persino in quelli meno sviluppati: il digital divide nei paesi in via di sviluppo si aggiunge come ulteriore "divide" che riguarda determinate aree: povertà, sfruttamento delle risorse ad opera di multinazionali, mancanza di energia elettrica, problemi politici, mancanza di istruzione, degrado, rischiando di allargare ulteriormente la forbice tra paesi sviluppati e non.
Su quest’argomento vari sono gli articoli di approfondimento, uno che certamente merita attenzione è quello riportato sul sito http://www.masternewmedia.org redatto da Luigi Canali De Rossi il quale fa un’attenta disamina della questione e così scrive:
“Alcuni esperti e ricercatori considerano il digital divide come un problema di mera natura economica che affligge i paesi poveri; sebbene la maggior parte di queste tecnologie sia fisicamente prodotta nei paesi in via di sviluppo, coloro che possono permettersele non hanno l’alfabetizzazione e le conoscenze necessarie per utilizzarle.
Comunque, identificare il problema esclusivamente nella loro condizione economica sarebbe inappropriato: il digital divide esprime anche l’impossibilità ad usare le tecnologie digitali per una considerevole percentuale delle popolazioni dei paesi industrializzati. Ciò significa che, anche se le persone possono permettersi l’acquisto di un pc o di un cellulare, non è detto che automaticamente siano in grado di utilizzarli.
………
La carenza di opportunità di business assieme al lento progresso economico che caratterizza molti dei paesi in via di sviluppo sono certamente le ragioni primarie del digital divide. I governi di questi paesi poveri hanno da affrontare sfide ben più difficili, quali fame, sanità e sicurezza, prima di pensare a fantomatici sviluppi tecnologici. Il risultato è che le popolazioni di questi paesi non raggiungono alti livelli di educazione e non hanno le conoscenze necessarie per utilizzare queste tecnologie.”
Di contro nei paesi industrializzati si osserva un fenomeno che fa molto riflettere rappresentato dalla vasta presenza di tecnologie che però non risultano fruibili a tutti e soprattutto ai soggetti diversamente abili che potrebbero trarre notevoli benefici dai sussidi tecnologici loro dedicati. Emblematico è il caso, molto vicino alla nostra realtà,di Gennaro Morra, un giovane napoletano, affetto da tetraparesi spastica che solo grazie all’ausilio del computer e delle tecnologie ad esso legate ha potuto inserirsi nella vita sociale e trarre soddisfazioni dalla propria attività lavorativa e a tal proposito è illuminante un suo articolo apparso sul giornale Corriere Economia nel 2002 e nel quale parlando di sé dice:
“Tutta la mia vita è stata una lotta per avere un’esistenza «normal », una battaglia intrapresa prima
dai miei genitori e poi continuata da me e da tutti gli amici che in questi anni mi hanno aiutato. In trent’anni di progressi ne ho fatti e ho raggiunto molti traguardi ……
Direi che sono tre gli elementi che hanno reso possibile i miei enormi progressi e che mi stanno portando alla vittoria in questa battaglia per una mia completa emancipazione: la fisioterapia, il computer e l’amore delle persone che mi circondano.
L’uso del pc, in particolare, ha reso possibile la mia entrata nel mondo del lavoro. Uso il computer
praticamente da sempre e ormai lo considero un prolungamento di me stesso. In tutti questi anni ho sviluppato una tecnica di digitazione che mi consente di scrivere suuna normale tastiera pigiando i tasti col naso, ed è proprio così che costruiscoi miei siti web. La speranza è di accogliere nel nostro network anche altre persone diversamente abili, tenendo presente che ci sarà spazio per tutti, anche per chi sa usare il computer coi piedi. Nel senso letterale delle parole,ovviamente.”
Ma oltre ad articoli sull’argomento vari sono i testi che affrontano questo nuovo tema del digital divide e tra questi meritano particolare attenzione
- Mondi digitali. Riflessioni e analisi sul digital divide che raccoglie diversi interventi a cura di Giuseppe Anzera, Francesca Comunello (prefazione di Mario Morcellini)

Il digital divide è un concetto che si presta facilmente a fraintendimenti e semplificazioni. Il tentativo di questi studiosi è quello di sgombrare il campo da contrapposizioni sterili e da slogan effimeri, per iniziare a ragionare in modo sistematico sui tanti divari tecnologici, culturali e politici che caratterizzano la società odierna.
E anche:
Divergenze digitali. Conflitti, soggetti e tecnologie della terza Internet di F. Carlini, Roma, Manifestolibri, 2002.
Internet non cessa di stupire. La sua esplosione di massa e commerciale sembrava destinata a cancellarne i caratteri egualitari e solidali. La New Economy è durata meno di cinque anni, ma quando la bolla speculativa si è sgonfiata, si è capito tuttavia che nulla sarebbe stato più come prima. Certo, essendo divenuta una tecnologia orizzontale, la rete pervade tutti i settori e da molti viene considerata un semplice «tubo» in cui convogliare i contenuti di sempre. Robusti tentativi di restaurazione sono in atto, all’insegna dei monopoli e dei valori del passato, e tuttavia, attraverso misteriosi percorsi, continuamente si ripropongono pratiche sociali aperte e destabilizzanti. Dunque e per fortuna il terremoto continua, e questo volume ne indaga i caratteri mutevoli, aggiornando e smontando il dizionario della rete che verrà: Banda Larga, wireless, mobile, Peer to peer, Open Source, Diritti di proprietà intellettuale.
In sintesi, dopo aver analizzato vari articoli e testi sul digital divide ritengo che, in riferimento al mondo della disabilità, abbattere le barriere ancora esistenti con il mondo della tecnologia possa essere di fondamentale importanza non soltanto per l’universo dei “normodotati” ma soprattutto per coloro che per varie forme di disabilità necessitano di aiuti per poter raggiungere la propria autonomia consentendo loro una vita piu’ sostenibile. Naturalmente l’abbattimento delle barriere richiede anche un investimento economico da parte delle istituzioni che devono consentire a tutti la fruibilità dei sussidi scavalcando quelle che possono essere le differenze socio economiche dei singoli soggetti.


http://www.masternewmedia.org
http://www.pluto.it/files/journal/pj0207/Digital_Divide.html
http://www.contribuenti.it/stampa/corriere_181102.pdf

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Messaggio  ilaria arena il Dom Gen 10, 2010 11:12 pm

Sindrome di Asperger:

La Sindrome di Asperger (abbreviata in SA, o AS in inglese) è considerata un disordine pervasivo dello sviluppo apparentato con l'autismo e comunemente considerato una forma dello spettro autistico "ad alto funzionamento". Il termine "Sindrome di Asperger" venne coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981; lo chiamò così da Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco il cui lavoro non venne riconosciuto fino agli anni novanta.
Generalmente si ritiene che si tratti di un tipologia autistica caratterizzata da difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un'accentuata alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell'autismo classico.
Come coloro che soffrono di autismo classico, i pazienti con sindrome d'Asperger sono considerati delle persone la cui mente non riesce a collegarsi e a comprendere la realtà esteriore. Questi pazienti manifestano molte difficoltà nell'interpretare tutto ciò che ha attinenza con il linguaggio ed espressioni non-verbali, riuscendone a dare soltanto un'interpretazione di tipo letterale.
così come avviene in ogni patologie bisogna considerare sempre tutti i diversi livelli di sviluppo di tale disturbo, tenendo conto non solo dei casi più gravi e, sotto certi versi più evidenti, ma anche di quelli meno accentuati dove, talvolta sono presenti in individui che apparentemente non manifestano grosse problematiche nell' intepretazione, ad esempio dei linguaggi non verbali, quanto piuttosto mostrano di avere non poche difficoltà nel fissare negli occhi una persona, oppure viceversa quella di fissarla troppo e così via.
Hans Asperger chiamò i suoi pazienti "piccoli professori", basandosi sull'idea che bambini o persone poco più che adolescenti potevano avere un bagaglio di conoscenze nei loro campi d'interesse pari, se non superiori, a quello dei professori universitari. Questo perché gli individui con Sindrome d'Asperger hanno un'intelligenza del tutto "normale", o in qualche caso addirittura superiore alla norma, a scapito però d'una capacità d'interazione sociale nettamente inferiore e più problematica.
A questo proposito ho trovato interessante la lettura di un articolo londinese avente come protagonisti due menti eccelse del mondo scientifico e cioè Albert Einstein ed Isaac Newton che sosteneva:

Londra, 14 apr. (Adnkronos) – Albert Einstein e Isaac Newton erano affetti dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che spesso viene scambiata per eccentricità. Chi ne è colpito infatti è ossessionato da complessi e ha forti problemi di comunicazione. E’ quanto emerge da uno studio condotto da alcuni ricercatori britannici delle Università di Cambridge e Oxford.
In particolare, secondo la ricerca inglese, Einstein avrebbe mostrato chiari segni della sindrome di Asperger soprattutto da piccolo: era un bambino solitario e spesso ripeteva in maniera ossessiva le stesse frasi. Aveva inoltre forti problemi di confusione nella lettura. Nel corso del tempo poi questi sintomi andarono regredendo. Il padre della relatività divenne infatti un adulto con molti amici e parecchie storie d’amore.
“Ma la passione, l’innamoramento e la capacità di parlare anche di temi lontani dalla propria area di interesse sono perfettamente compatibili con la sindrome di Asperger”, ha spiegato il professore Simon Baron-Cohen di Cambridge in una intervista al ”New Scientist” magazine. “Quello che è veramente difficile per coloro che sono affetti da questa sindrome -ha riferito- è sopportare e gestire una conversazione casuale. Non sono in grado di parlare poco”.
Quanto a Newton, secondo lo studio britannico, avrebbe presentato una sintomatologia assolutamente classica della sindrome: parlava con difficoltà, si immergeva così tanto nel suo lavoro da dimenticarsi di mangiare ed era scontroso con i pochi amici che aveva. E a peggiorare la situazione si aggiunsero anche intorno ai 50 anni depressione e paranoia.
Ma sia Newton che Einstein sono stati dei geni assoluti nel loro campo. Una potenzialità quella di eccellere che, secondo il professore Baron-Cohen, hanno tutti coloro che sono affetti dalla sindrome di Asperger a condizione che riescano a trovare la via giusta. L’alternativa altrimenti rischia di essere solo la depressione.

Spesso, nelle diverse fonti visionate che trattano della sindrome di Asperger, si fa riferimento alla depressione,questo perchè spesso gli individui affetti da tale disturbo rischiano di cadere in depressione proprio a causa delle diverse difficoltà che questi soggetti incontrano non solo nel comunicare problemi ma anche nel sentirsi assolutamente disadattati nella comunicazione emotiva, non potendo usufruire del linguaggio non verbale, comunemente accettato e compreso da tutti.
Ne deriva un forte stato di disadattamento e di frustrazione nelle relazioni sociali ed interpersonali che sfociano in molti casi in atteggiamenti di isolamento e di emarginazione.

Mi ha colpito molto il caso di Affa, un ragazzo di vent'anni, a cui gli venne predisposto l'interruzione del servizio militare a seguito di gravi atteggiamenti autolesivi. Sotto consiglio dello psichiatra consultato iniziò così il suo percorso terapeutico. Attraverso una ricostruzione del percorso di crescita del giovane, emersero i primi distrurbi psichici all'età di tre anni, quando già il ragazzo manifestava atteggiamenti di repressione ed inadeguadetezza nei confronti dei diversi membri della famiglia. Intorno ai 10 anni, nel pieno del periodo di scolarizzazione sono emersi i primi atteggiamenti di isolamento nei confronti dei rapporti con i coetanei che sfociavano anche in un calo d'interesse nell'impegno scolastico. Disinteresse che lo portò ad abbandonare gli studi superiori e ad aspettare di essere chiamato per il servizio militare.
L’indagine psicologica metteva in evidenza sentimenti di depersonalizzazione legati ad un profondo senso di impossibilità e di inadeguatezza; il mondo psichico del Sé era vissuto come dominato e guidato da un cervellone che riusciva a convincerlo che, per non subire momenti di angoscia legati alle relazioni interpersonali anche occasionali, era meglio starsene tranquillamente in casa.
Il rapporto terapeutico veniva strutturato nella ricerca di validi legami interpersonali e, soprattutto, di agganci adattivi per permettere la strutturazione di un senso di sé fondante e libero da angosce.
Affa riesce oggi a non scappare più, si cimenta e ha raggiunto possibilità di sostenere chiacchierate sui più
vari temi; è in grado di fare delle osservazioni, di esprimere critiche, di dire il proprio parere.
Il rapporto con l’altro sesso è stato sempre molto conflittivo e rinunciatario, ma oggi Affa accetta l’abbraccio e i baci delle psicologhe che lavorano con lui oltre, naturalmente, quello dei piccoli pazienti, dimostrazione più chiara di quanto la affettività di Affa si sia sbloccata e di quanto il lavoro con lui sia ricco di esperienza, di crescita, di
vivacità, di sicurezza.
Il lavoro terapeutico con Affa è stato del tutto indiretto e così ha potuto uscire dall’isolamento, accettare la vita, abbandonare il nichilismo autodistruttivo, per stabilire buoni rapporti affettivi. Affa oggi è una persona normale, capace nel suo “lavoro”, abile nelle scelte, sicuro di sé, non più bloccato nelle relazioni interpersonali. La sua creatività l’ha portato a scrivere poesie e vari racconti di fantascienza, ma nessuno è riuscito a leggerli: ha ancora paura di essere giudicato.
Credo che Affa rappresenti un magnifico esempio di speranza per tutti i ragazzi affetti da tale patologia. Se solo per un attimo ci fermassimo a pensare allo stato d'animo di questi ragazzi capiremmo forse, solo in parte, quanto sia facile per loro cadere in depressione e prendere gradatamente sempre più le distanze da un mondo che non li accetta e che sembra parlare una lingua diversa dalla loro. Generalmente tutti noi tendiamo a considerare la comunicazione come qualcosa di strettamente connessa alla parola, in realtà è proprio il contorno e cioè tutta la vastissima gamma di cui il linguaggio si avvale che costituisce la vera e propria essenza di esso.
Credo sia necessario una grandissima forza di volontà da parte di tali pazienti che gradatamente è come se ricominciassero a costruire la propria esistenza partendo dalle cose più essenziali ed elementari come ad esempio dare o ricevere un'abbraccio da una persona cara.

fonti:

- it.wikipedia.org
- www. adnkronos.com
- www. adhkara.com

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RELAZIONE FINALE

Messaggio  Giorgia Cuomo il Dom Gen 10, 2010 11:33 pm

AUTISMO,DISTURBO MULTISISTEMICO DELLO SVILUPPO,DMSS.
Ho scelto di approfondire questa traccia in quanto durante il mio percorso universitario spesso ho ritrovato queste disturbi che ho potuto studiare ed approfondire sia da un punto di vista toerico cioè durante i corsi universitari sia nelle attività pratiche come il tirocino,infatti in questi quattro anni più volte mi è capitato di osservare bambini affetti da questi dsturbi non sapendo realmente cosa si celasse dietro questi, trovandomi spesso in situazioni REALMENTE difficili da gestire e portare avanti. Detto questo ora è importante sottolineare
che i DMSS si collocano a cavallo tra i disturbi della regolazione e i disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS). Si tratta di disturbi che pur essendo posti tra i disturbi della comunicazione e della relazione, assieme ai DPS, in realtà sono proposti come continui con i disturbi della regolazione (DR) per quanto riguarda gli aspetti fisiopatogenetici.Le basi biologiche del disturbo sarebbero collocate pertanto a livello dei sistemi addetti alla regolazione (sistema libico, ipotalamo, amigdala, corteccia orbitofrontale) piuttosto che a quelli connessi con le competenze sociali. Questa ipotesi suggerisce che le basi biologiche dei DMSS siano da ricercare a livello dei sistemi deputati alla regolazione degli stati affettivi e cognitivi del sé. Tali difetti rendono questi bambini perplessi, confusi, frustrati ed è come se minassero alla base le competenze comunicative ed interattive dei genitori i quali hanno bisogno di segnali dei loro figli per poter sviluppare le proprie competenze genitoriali, tanto quanto i figli hanno bisogno di segnali adeguati dei propri genitori. Vengono così a mancare quelle interazioni positive basate su meccanismi di feed-back che sono indispensabili per lo sviluppo delle competenze sociali dei bambini in specie in alcuni periodi critici dello sviluppo, fra i 2-3 mesi, 7-9, 12-13, ed i 18-20 mesi, periodi nei quali la maturazione geneticamente determinata si realizza attraverso l’esperienza consentendo la
riorganizzazione qualitativa delle capacità biologiche, cognitive affettive e sociali. Non bisogna incorrere nell’errore di considerare i DMSS come dei DPS sottosoglia o parziali, ma considerarli piuttosto come dei DR che comportano importanti difficoltà nell’ambito delle condotte sociali e comunicative tanto da farli assomigliare ai DPS. Infatti il termine multisistemico nella concezione originaria della classificazione diagnostica:0-3, si riferisce proprio ai vari sistemi di processazione, relativi all’interazione di molteplici apparati sensoriali e sensomotori primariamente coinvolti dal disturbo. Benché la distinzione in termini patogenetici dei DMSS rispetto ai DPS sia chiara, la differenziazione dal punto di vista clinico è meno agevole.Tra i DPS ritroviamo proprio l' autismo come complessa sindrome basata su disordini fisiologici e biochimici. Sono bambini malati dal punto di vista medico e possono essere enormemente aiutati medicalmente, da un' adeguata e precoce diagnosi. L'autismo quindi considerato come disturbo pervasivo dello sviluppo si manifesta entro il terzo anno di età. Comporta gravi deficit nelle aree della comunicazione, dell’interazione sociale, e problemi di comportamento. La caratteristica più palese è l'isolamento dal mondo con assenza di risposta verbale e non verbale. L’impegno nella diagnosi precoce, spostata dai 3 anni che si riteneva necessario attendere per riconoscere le caratteristiche conclamate dell’unico e tipico "disturbo autistico" descritto da Kanner, all’attuale 2° anno di vita, nella prospettiva di anticiparla al 1° anno di vita, ha portato al concetto prima di DPS ed attualmente a quello di "spettro autistico". Inoltre si è visto che spesso bambini con caratteristiche autistiche diagnosticate a 18 mesi, escono poi da tale area, così come al contrario, ci sono bambini non riconosciuti come autistici a quell’età, che poi entrano nell’ambito dell’autismo quando vengono ad una valutazione verso i sei anni. Ciò pone il problema della non immutabilità e permanenza nel tempo delle caratteristiche base dell’autismo, criterio considerato ancora valido per i casi più gravi e per quelli diagnosticati dopo i tre anni.
Dal punto di vista diagnostico ciò che rende peculiare i DMSS è che i disturbi della regolazione e della processazione tipici dei DR, sono sempre associati ai disturbi della comunicazione e della relazione e, nel contempo, i disturbi sociali e comunicativi lasciano intravedere alle loro spalle un disturbo di processazione primario.

Quindi tre sono i criteri diagnostici dei DMSS, secondo la Classificazione diagnostica Zero-to-Three2:

1) significativo difetto, ma non perdita, delle capacità di formare e mantenere relazioni emotive e sociali con il caregiver primario, (ad es. emerge un rapporto emotivo con piacere e calore nel rapporto con l’altro, sebbene lo scambio sociale gestuale sia ritardato in modo significativo);

2) significativo difetto nel formare, mantenere e sviluppare le capacità comunicative (compresa la comunicazione gestuale preverbale e la comunicazione verbale e non verbale di tipo simbolico);

3) significativa disfunzione dei meccanismi di processazione uditiva (percezione, comprensione ed articolazione), di processazione di altri apparati sensoriali (ipo-iperreattività visiva, tattile, propriocettiva e vestibolare) e della pianificazione motoria).

In tutti e tre i criteri che riguardano la relazione, la comunicazione e la regolazione esiste un difetto, una disfunzione ma non una perdita. Questo criterio è centrale in quanto implica una maggiore facilità di recupero dei DMSS che se precocemente trattati, mostrano un graduale miglioramento delle capacità relazionali e comunicative prima, cui seguono importanti progressi sul piano dello sviluppo linguistico e cognitivo.
Oggi, l'autismo come i DMSS sono trattabili, ci sono bambini autistici curati con successo che giocano, parlano, studiano e godono delle loro vite. Questi bambini normalizzati, che non portano più la spaventosa etichetta di "autistico", devono la loro liberazione dall'autismo a modalità di trattamento che solo da poco tempo esistono oltre atlantico e che ancora sono, purtroppo, sconosciute alla maggioranza dei medici italiani, anche se il nuovo approccio curativo si va rapidamente diffondendo. I bambini con autismo in Italia purtroppo non possono godere di questi trattamenti medici, perché qui l'autismo è visto – dalla scienza medica ufficiale – ancora come un disturbo psichiatrico e come tale, quindi curato esclusivamente con terapia farmacologica senza invece andare ad indagare nelle singole problematiche biochimiche di ogni bambino.Spero che in un futuro la scienza medica ufficiale possa aprire gli occhi e guardare verso il futuro in maniera differente dando una nuova speranza ai genitori ma soprattutto i bambini affetti da questi disturbi.







BIBLIOGRAFIA

R Militerni. L’approccio psicomotorio ai disturbi pervasivi dello sviluppo. Gior Neuropsich Età Evol 1999, 20: 284-290.

Levi G., Bernabei P., Frolli A., Grittani S., Mazzoncini B., Militerni R., Nardocci F. Linee Guida per il trattamento dell’Autismo, Gior Neuropsich Età Evol 2005; 25 (suppl 1): 53-87.


http://italiasalute.leonardo.it/Centro_Malattie.asp?SEZIONE=AUTISMO

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Messaggio  rosaria zannini il Dom Gen 10, 2010 11:47 pm

Autismo.
1. navigando su internet ho trovato diversi articoli che trattano dell'autismo. In quello del Dott. Massimo Borghese, l'autismo è definito come un'epidemia in quanto questa patologia è in continuo aumento. Egli dopo averne analizzato i sintomi e i criteri diagnostici, sostiene che l'autismo non è una malattia incurabile e che il male peggiore è la negazione della possibilità di combatterlo. E' importante che il percorso terapeutico cominci entro il terzo anno di vita e che sia intensivo; solo in questo modo si potranno raggiungere traguardi soddisfacenti e incoraggianti. altro articolo è quello di Enza Palombo, la quale afferma che un bambino autistico appare centrato su di sè in quanto è apatico e disinteressato verso gli altri, inoltre spesso presenta crisi di aggressività, impulsività o angosci, è indifferente a qualsiasi stimolo o sensazione, presenta disturbi del linguaggio mentre le capacità intellettuali sono buone. Ho trovato poi un articolo dal titolo: “Non è facile rinascere i bambini autistici” scritto dal neurologo Maurizio Elia, che afferma che non è semplice fare una diagnosi di autismo, malattia che di solito si manifesta entro il terzo anno di età con deficit soprattutto nelle aree della comunicazione e dell’interazione sociale. In Italia una persona su due mila e ammalata e la caratteristica più evidente è l’isolamento: spesso questi bambini non rispondono al loro nome, evitano lo sguardo e appaiono inconsapevoli dei sentimenti altrui e del mondo che li circonda. Il Dottore conclude il suo articolo sostenendo che attualmente non esiste una vera e propria cura per questa malattia, ma un ruolo rilavante spetta agli interventi educativi comportamentali, in ambienti strutturati e adatti alle difficoltà specifiche dell’autismo.
2. Molto ampia è anche la bibliografia su tale tematica. In questi testi gli autori ricercano le cause alla base di tale disturbo, risalendo quindi all’eziologia, ne descrivono le caratteristiche fondamentali e i sintomi, presentano un piano riabilitativo d’intervento facendo riferimento a diversi metodi didattici. In linea di massima quasi in tutti i testi l’autismo è definito come un disturbo psichiatrico dell’età evolutiva di insorgenza precoce , spesso dall’eziologia sconosciuta, i cui tratti caratterizzanti sono: il disturbo dell’interazione sociale, la compromissione della comunicazione verbale e non verbale, anomalie del repertorio delle attività e degli interessi. La compromissione dell’interazione sociale viene espressa dal bambino dalla sfuggenza dello sguardo, dalla difficoltà di stare in braccio ai genitori, dal’insofferenza per il contatto fisico, dall’assenza del sorriso e dalla povertà della mimica. Per quanto riguarda il linguaggio, questo è quasi del tutto assente e non compensato da forme di comunicazione alternative, l’aspetto caratterizzante di tale compromissione è rappresentato dal mancato bisogno di un partner conversazionale. Inoltre il bambino autistico spesso compie azione che per frequenza e scarsa aderenza al contesto, sono bizzarre e atipiche e definite stereotipie, come dondolarsi, guardarsi allo specchio, osservare l’acqua che scorre o si attacca in maniera esasperata ad oggetti insoliti, può per esempio dover portare sempre con se una pallina o un pezzo di carta.Tale patologia va controllata con opportuni interventi cuciti su misura sul bambino, individualizzati, precoci, intensivi e strutturati che prevedono la partecipazione attiva da parte della famiglia.
3. Come già detto, i testi che parlano dell’autismo sono svariati; in questa sede ne cito un paio. Uno è:”la pedagogia clinica” di Leonardo Trisciuzzi, dove a pagina 93, l’autore afferma che l’autismo va inteso come estremo isolamento dagli altri, rifiuto di ogni contatto corporeo, indifferenza rispetto alla separazione dalle figure parentali; l’altro non è vissuto in senso globale ma solo in modo utilitaristico. Parlando del disturbo del linguaggio tipico dell’autismo nel libro si legge che il linguaggio può essere del tutto assente, non è comunicativo in quanto non intende creare un rapporto con l’altro, consiste in lunghi elenchi di parole combinate tra loro senza apparente legame logico. Il bambino autistico ha bisogno di uniformità ambientale che gli dà sicurezza, anche una minima modifica può scatenare in lui violente crisi di angoscia; è incapace di provare o esprimere dolore come i bambini normali con il pianto o le urla; non riesce ad interpretare le emozioni degli altri, manifesta di frequente un interesse eccessivo ed esclusivo nei confronti di un oggetto e si dedica ad attività motorie ripetitive. Altro libro che affronta il tema è:”neuropsichiatria infantile” di Roberto Militerni, dove a pagina 249 compare il termine spettro autistico che sta ad indicare che accanto ad un disturbo di base, si distribuiscono forme che con esso condividono alcune caratteristiche ma che se ne differenziano per altre. Nel libro si individuano le cause del disturbo non più all’esterno ma all’interno del bambino, si ritiene infatti che tale patologia sia legata ad un funzionamento mentale atipico, ad una disfunzione in termini neurobiologici o neuropsicologici.
4. A mio avviso , oggi occorre liberarsi dell’ “ideologia dell’integrazione” per dare concreta importanza al valore “integrazione”. Il bambino autistico ha bisogno di interventi mirati e studiati su misura. Quello che non si può più accettare è un sistema che individua il problema troppo tardi, il costante cambiamento di insegnanti o l’impiego di personale incompetente, le enormi perdite di tempo derivate da cattiva organizzazione, lo spreco continuo di risorse, l’esposizione dei bambini, dei genitori a situazioni stressanti e dolorose. Secondo me nella scuola di oggi, occorre una riforma che dia concreta possibilità di affermazione del diritto all’educazione per tutti. I servizi sanitari e scolastici devono impegnarsi per sapere in anticipo quanti bambini autistici entrano ogni anno nelle scuole e devono indirizzarli in scuole attrezzate con insegnanti specializzati che sappiano portare avanti il curriculum educativo per la riabilitazione, coinvolgendo anche le famiglie in tale intervento. A scuola mi è capitato troppe volte di trovarmi di fronte a genitori a cui gli insegnanti hanno detto “non so cosa fare con questo bambino“. Ciò vuol dire che il sistema odierno mette gli operatori in una condizione di disagio e impotenza e no gli offre i mezzi per svolgere il proprio lavoro nel giusto modo. Non si può più far finta di non accorgersi di queste disfunzioni. Bisogna essere capaci di accettarle come problema, accettarle come qualcosa che c’è ma che può e deve essere cambiato; per questo una riforma è necessaria. La riforma che io auspico deve rappresentare un gigantesco passo in avanti che consisterà nel miglioramento dell’organizzazione delle risorse.

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Messaggio  rosaria zannini il Dom Gen 10, 2010 11:54 pm

Autismo.
1. navigando su internet ho trovato diversi articoli che trattano dell'autismo. In quello del Dott. Massimo Borghese, l'autismo è definito come un'epidemia in quanto questa patologia è in continuo aumento. Egli dopo averne analizzato i sintomi e i criteri diagnostici, sostiene che l'autismo non è una malattia incurabile e che il male peggiore è la negazione della possibilità di combatterlo. E' importante che il percorso terapeutico cominci entro il terzo anno di vita e che sia intensivo; solo in questo modo si potranno raggiungere traguardi soddisfacenti e incoraggianti. altro articolo è quello di Enza Palombo, la quale afferma che un bambino autistico appare centrato su di sè in quanto è apatico e disinteressato verso gli altri, inoltre spesso presenta crisi di aggressività, impulsività o angosci, è indifferente a qualsiasi stimolo o sensazione, presenta disturbi del linguaggio mentre le capacità intellettuali sono buone. Ho trovato poi un articolo dal titolo: “Non è facile rinascere i bambini autistici” scritto dal neurologo Maurizio Elia, che afferma che non è semplice fare una diagnosi di autismo, malattia che di solito si manifesta entro il terzo anno di età con deficit soprattutto nelle aree della comunicazione e dell’interazione sociale. In Italia una persona su due mila e ammalata e la caratteristica più evidente è l’isolamento: spesso questi bambini non rispondono al loro nome, evitano lo sguardo e appaiono inconsapevoli dei sentimenti altrui e del mondo che li circonda. Il Dottore conclude il suo articolo sostenendo che attualmente non esiste una vera e propria cura per questa malattia, ma un ruolo rilavante spetta agli interventi educativi comportamentali, in ambienti strutturati e adatti alle difficoltà specifiche dell’autismo.
2. Molto ampia è anche la bibliografia su tale tematica. In questi testi gli autori ricercano le cause alla base di tale disturbo, risalendo quindi all’eziologia, ne descrivono le caratteristiche fondamentali e i sintomi, presentano un piano riabilitativo d’intervento facendo riferimento a diversi metodi didattici. In linea di massima quasi in tutti i testi l’autismo è definito come un disturbo psichiatrico dell’età evolutiva di insorgenza precoce , spesso dall’eziologia sconosciuta, i cui tratti caratterizzanti sono: il disturbo dell’interazione sociale, la compromissione della comunicazione verbale e non verbale, anomalie del repertorio delle attività e degli interessi. La compromissione dell’interazione sociale viene espressa dal bambino dalla sfuggenza dello sguardo, dalla difficoltà di stare in braccio ai genitori, dal’insofferenza per il contatto fisico, dall’assenza del sorriso e dalla povertà della mimica. Per quanto riguarda il linguaggio, questo è quasi del tutto assente e non compensato da forme di comunicazione alternative, l’aspetto caratterizzante di tale compromissione è rappresentato dal mancato bisogno di un partner conversazionale. Inoltre il bambino autistico spesso compie azione che per frequenza e scarsa aderenza al contesto, sono bizzarre e atipiche e definite stereotipie, come dondolarsi, guardarsi allo specchio, osservare l’acqua che scorre o si attacca in maniera esasperata ad oggetti insoliti, può per esempio dover portare sempre con se una pallina o un pezzo di carta.Tale patologia va controllata con opportuni interventi cuciti su misura sul bambino, individualizzati, precoci, intensivi e strutturati che prevedono la partecipazione attiva da parte della famiglia.
3. Come già detto, i testi che parlano dell’autismo sono svariati; in questa sede ne cito un paio. Uno è:”la pedagogia clinica” di Leonardo Trisciuzzi, dove a pagina 93, l’autore afferma che l’autismo va inteso come estremo isolamento dagli altri, rifiuto di ogni contatto corporeo, indifferenza rispetto alla separazione dalle figure parentali; l’altro non è vissuto in senso globale ma solo in modo utilitaristico. Parlando del disturbo del linguaggio tipico dell’autismo nel libro si legge che il linguaggio può essere del tutto assente, non è comunicativo in quanto non intende creare un rapporto con l’altro, consiste in lunghi elenchi di parole combinate tra loro senza apparente legame logico. Il bambino autistico ha bisogno di uniformità ambientale che gli dà sicurezza, anche una minima modifica può scatenare in lui violente crisi di angoscia; è incapace di provare o esprimere dolore come i bambini normali con il pianto o le urla; non riesce ad interpretare le emozioni degli altri, manifesta di frequente un interesse eccessivo ed esclusivo nei confronti di un oggetto e si dedica ad attività motorie ripetitive. Altro libro che affronta il tema è:”neuropsichiatria infantile” di Roberto Militerni, dove a pagina 249 compare il termine spettro autistico che sta ad indicare che accanto ad un disturbo di base, si distribuiscono forme che con esso condividono alcune caratteristiche ma che se ne differenziano per altre. Nel libro si individuano le cause del disturbo non più all’esterno ma all’interno del bambino, si ritiene infatti che tale patologia sia legata ad un funzionamento mentale atipico, ad una disfunzione in termini neurobiologici o neuropsicologici.
4. A mio avviso , oggi occorre liberarsi dell’ “ideologia dell’integrazione” per dare concreta importanza al valore “integrazione”. Il bambino autistico ha bisogno di interventi mirati e studiati su misura. Quello che non si può più accettare è un sistema che individua il problema troppo tardi, il costante cambiamento di insegnanti o l’impiego di personale incompetente, le enormi perdite di tempo derivate da cattiva organizzazione, lo spreco continuo di risorse, l’esposizione dei bambini, dei genitori a situazioni stressanti e dolorose. Secondo me nella scuola di oggi, occorre una riforma che dia concreta possibilità di affermazione del diritto all’educazione per tutti. I servizi sanitari e scolastici devono impegnarsi per sapere in anticipo quanti bambini autistici entrano ogni anno nelle scuole e devono indirizzarli in scuole attrezzate con insegnanti specializzati che sappiano portare avanti il curriculum educativo per la riabilitazione, coinvolgendo anche le famiglie in tale intervento. A scuola mi è capitato troppe volte di trovarmi di fronte a genitori a cui gli insegnanti hanno detto “non so cosa fare con questo bambino“. Ciò vuol dire che il sistema odierno mette gli operatori in una condizione di disagio e impotenza e no gli offre i mezzi per svolgere il proprio lavoro nel giusto modo. Non si può più far finta di non accorgersi di queste disfunzioni. Bisogna essere capaci di accettarle come problema, accettarle come qualcosa che c’è ma che può e deve essere cambiato; per questo una riforma è necessaria. La riforma che io auspico deve rappresentare un gigantesco passo in avanti che consisterà nel miglioramento dell’organizzazione delle risorse.

Bibliografia

La pedagogia clinica di Leonardo Trisciuzzi. La Terza Editori
Neuropsichiatria Infantile di Roberto Militerni. Gnocchi. Idelson
Che cos’è l’autismo infantile, L.Cottini, Carocci
Il bambino autistico a scuola: quale integrazione? L.Cottini
www.autismo.net
www.autismoparliamone.org

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TEST DI COMPLETAMENTO

Messaggio  Annalisa Marigliano il Lun Gen 11, 2010 1:04 am

La Sindrome di Asperger è una categoria di disordine dello sviluppo; il suo termine è entrato nell' uso comune solo quindici anni fa. Un gruppo di bambini con questo quadro clinico è stato descritto in modo molto accurato nel 1940 da un pediatra viennese, Hans Asperger, ma la sindrome è stata ufficialmente riconosciuta nel 1994, ed è molto piu' comune di quanto non sia stato realizzato precedentemente. La malattia è classificata , come già detto, un disordine dello sviluppo, basato neurologicamente, e rientra nello spettro dei disturbi generalizzati di apprendimento ( o spettro autistico ). Le cause sono per lo piu' sconosciute mentre deviazioni e anormalità sono presenti in 3 aspetti dello sviluppo: relazionalità sociale e abilità sociali, uso del linguaggio per scopi comunicativi e specifici e un limitato ma fervente campo di interessi. Si possono riassumere le caratteristiche dei bambini caratterizzati da Asperger in sette punti:
1. insistenza sulla monotomia
2. compromissione delle interazioni sociali
3.raggio ristretto di interessi
4. concentrazione limitata
5. limitata coordinazione motoria
6. difficoltà accademiche
7. vulnerabilità emotiva.
Si tratta di bambini visti dai compagni come eccentrici e '' particolari '', le cui scarse capacità sociali spesso li portano ad essere vittime o capri espiatori. La loro bizzarra presentazione è completata da goffaggine e interessi ossessivi in argomenti che non interessano a nessuno; non solo, l' inflessibilità e capacità di gestire i cambiamenti fa si che questi individui siano facilmente stressati e vulnerabili emotivamente. Allo stesso tempo i bambini affetti da Asperger sono spesso di intelligenza nella media o sopra la media e hanno una superiore capacità di memorizzazione al punto che le loro singolari attività di interesse possono portare a dei grandi risultati piu' tardi nella vita.
Il trattamento della Sindrome di Asperger che colpisce in netta prevalenza i soggetti maschi e in media una persona su 250 è di tipo prevalentemente psicologico e da una parte è rivolto ad aiutare il soggetto a prendere coscienza dei propri limiti emotivi e dall' altra a sostenere la stima di sè valorizzando le caratteristiche positive.

La Sindrome di Asperger mi ha molto affascinata e colpita tant' è che ho letto un libro intitolato ''guardami negli occhi io e la sindrome di Asperger'' di John Elder Robison-Sperling e Kupfer . E' un libro molto interessante e devo dire che a leggerlo mi sono scappate anche delle lacrime; racconta di un bambino affetto da una particolare forma di autismo in un tempo in cui la diagnosi non ancora esisteva . Questo bambino non riusciva a guardare le altre persone negli occhi , ma era capace di smontare e rimontare una radio ad occhi chiusi...crescendo diventa ingegniere e solamente all' età di quarant' anni scopre che la stranezza che è in lui si chiama Sindrome di Asperger e nonostante ciò ne andrà fiero.
Come mia conclusione a questo argomento che mi ha molto appassionata posso dire solo una cosa: che le persone affette da questa sindrome non sono eccezionali, ma di piu'...


Fonti
Klin,A, Volkmar, F.R, Sparrow, S.S, Cicchetti, D.V e Rourke B.P.(1995) validity and neuropsicological characterization of Asperger Sindrome: Convergence with nonverbal learning disabilities syndrome. Journalof Child Psicology and Psichiatry.


Ultima modifica di Annalisa Marigliano il Lun Gen 11, 2010 1:21 am, modificato 2 volte
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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  aurorabeatricegiacca il Lun Gen 11, 2010 1:12 am

Digital divide ossia il divario digitale, esistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie (internet, personal computer) e chi no. Le cause sono ad oggi oggetto di studio. Tuttavia vi è consenso nel riconoscere che condizioni economiche, di istruzione e, in molti paesi, l’assenza di infrastrutture siano i principali motivi di esclusione. I promotori di questa specie di sensibilizzazione verso l’era digitale, furono l’allora Presidente degli Usa Bill Clinton ed il suo vice Al Gore che negli anni ‘90 intrapresero una politica di forte sviluppo per il potenziamento di internet negli states. Il concetto di “divario digitale” era riferito alla difficoltà di accesso a internet in determinate zone del paese (difficoltà intesa anche sotto l’aspetto dei costi). In quegli anni internet esplode come fenomeno di massa e diventa sempre di più un mezzo di lavoro e di business: non essere connessi alla rete (o non avere gli strumenti cognitivi per farlo), significa quindi essere relegati ai margini della società.(1)
Inclusione e apertura sono caratteristiche che hanno contraddistinto Internet fin dalla sua nascita , e che hanno alimentato il mito della rete democratica ed egualitaria, in grado di colmare le distanze geografiche e sociali tra le persone.Ciò nonostante una diversa possibilità di fruizione dei mezzi tecnologici e cominicativi determina differenze rilevanti tra le persone e le nazioni, disparità che si ripercuotono sulla qualità della vita e sulle opportunità professionali e culturali, andando ad amplificare, sul piano tecnologico, i tradizionali meccanismi di stratificazione sociale.(2) Quello che viene definito digital divide non è un problema soltanto tecnico, che non si risolve possedendo oggetti (computer o altro) che consentono di connettersi ad Internet. E’ una questione molto più ampia, che mette in gioco una miriade di aspetti tra loro correlati: il saper leggere e scrivere, l’educazione e la formazione permanente, l’analfabetismo tecnologico, le abilità intellettuali e pratiche degli individui, delle minoranze e dei disabili, la padronanza dell’innovazione tecnologica, la qualità della vita, l’espansione di specifiche comunità, l’inserimento nel mondo del lavoro, la capacità di partecipare attivamente alla nuova economia, lo sviluppo di uno spazio di interesse pubblico e di servizi sociali governativi, la ricerca e lo sviluppo.(3)Più nello specifico in relazione alle disabilità,come gli anziani, anche le persone disabili, possono trarre evidenti vantaggi dall’utilizzo delle nuove tecnologie, ma anche nel loro caso la diffusione delle stesse continua a manifestare livelli decisamente inferiori a quelli delle persone non disabili,negando molto spesso diritti fondamentali .A TAL PROPOSITO RIPORTO UN ESEMPIO CONCRETO DI VITA QUOTIDIANA: Fabio Pavone, un giovane disabile abruzzese affetto da una grave forma di distrofia, che mesi fa aveva lanciato un appello ripreso da numerosissimi siti web e organi di stampa in merito a un costoso mouse che gli era necessario per comunicare tramite computer. Fabio lamentava, giustamente, la mancata possibilità di ottenere un rimborso dagli organi competenti per un ausilio a lui indispensabile;solo dopo questa campagna praticamente spontanea sorta attorno al suo caso qualcosa si era mosso..mentre purtroppo Fabio attende ancora (occorre aspettare l’anno nuovo, gli è stato riferito, e sempre se i soldi ci saranno…), lancia un nuovo appello che lo riguarda ma che interessa moltissime persone, disabili e non: nel suo comune di residenza manca l’ADSL.
Una linea più decente e un collegamento stabile - che per molti di noi residenti in città anche piccole sono cosa acquisita - in un certo senso gli cambierebbero la vita..pertanto,mentre si parla di eliminare il divario digitale in tutto il mondoe si discute su come e cosa fare, persone come Fabio - che non possono più aspettare - aspettano forzatamente...(4)
In conclusione,provvedere ad interventi terapeutici e riabilitativi,anche attraverso l'aisilio di supporti tecnologici,che permettano di raggiungere i prerequisiti per l’inserimento attivo nella società deve essere vista come una speranza concreta di utilizzare al meglio le risorse anche perché si può, in questo modo, cominciare a prevedere anche degli inserimenti nell’ambito lavorativo che, vogliamo ribadirlo, deve essere il vero obiettivo di ogni sforzo riabilitativo, educativo e formativo.
Solo attraverso il sentirsi utili, il percepire di far parte di un tessuto sociale e di avere un proprio ruolo si ottiene il meraviglioso risultato di ricreare quel senso di essere “persona”, individuo, cittadino in piena regola e con tutti i diritti.

1)www.blog.libero.it
2)www.tecnoteca.it
3)www.psicologisenzafrontiera.org
4) http://blog.mytech.it
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Ultima fase - gennaio 2010 sindrome di asperger

Messaggio  valentina ricciardi il Lun Gen 11, 2010 11:25 am

Relazione e commento sulla sindrome di Asperger

PREMESSA
La scelta della mia relazione è dettata dal grande interesse che per me suscita tale tematica. Mi sono imbattuta per la prima volta in questo argomento attraverso l’esame di Pedagogia dell’handicap, prima di allora ero allo scuro di una simile patologia. Ho sempre sentito parlare di autismo, ma non pensavo che potesse avere così tante sfaccettature.
Il filo conduttore della mia ricerca si basa su due aspetti principali; il primo è legato alla possibile comorbilità con cui tale sindrome può interfacciarsi. Ad esempio quando leggo citazioni del genere”
La sindrome di Asperger si manifesta con una pronunciata tendenza alla distrazione, con l'incapacità di comprendere le emozioni altrui, con gestualità ...”( www.ildiogene.it/.../Ency=sindromeAsperger.html), mi viene immediatamente da pensare rispettivamente a quei possibili intrecci con l’iperattività e con l’alessitimia che interagiscono nella suddetta sindrome.
Il secondo aspetto è relativo alla componente di tale disturbo: mi chiedo fino a che punto in gioco sono coinvolti aspetti di tipo prevalentemente genetici circa l’origine dell’asperger, e la necessità, invece, di considerare aspetti derivanti da fattori di tipo ambientale, culturale ed educativo. A tal proposito ho affrontato il rapporto che i bambini con asperger intrattengono con entrambe le figure genitoriali. Ricordiamoci che si tratta pur sempre di bambini considerati dei veri e propri “talenti”, e questo è l’aspetto più affascinante di tale sindrome.


INFORMAZIONI TEORICHE
Alla base della mia ricerca mi sembra necessario ed opportuno fare riferimento ad aspetti teorici che ho interamente estrapolato dal manuale di P. dell’handicap di Trisciuzzi (Manuale di didattica per l'handicap‎ Leonardo Trisciuzzi – 2005).
Rispetto al quadro autistico, il bambino Asperger ha una sintomatologia che lo avvicina molto alla normalità, particolarmente dal punto di vista mentale, tant’è che questa sindrome viene definita high functioning, ossia ad alta funzionalità (rispetto all’autismo). La sindrome di Asperger presenta un disturbo a carattere neurologico dello sviluppo, molto spesso di causa genetica, in cui ci sono deviazioni o anomalie in 3 aspetti dello sviluppo:
1. Scarsa interrelazione sociale e abilità sociali;
2. Buon uso del linguaggio a scopi comunicativi, ma condizionato dall’egocentrismo;
3. Una tipologia comportamentale e di stile, tendente a reiterare e a perseverare in un limitato, anche se a volte intenso, campo di interessi.
Nel definire le caratteristiche del comportamento della sindrome Asperger, il riferimento è diretto a evidenziare modelli di comportamento, interessi e attività ristretti e stereotipati, i quali coinvolgono comportamenti rigidi a specifiche routine non funzionali e rituali, atteggiamenti motori stereotipati e ripetitivi, nonché interessi a particolari settori della realtà esterna, come animali o oggetti. Questi comportamenti vanno considerati significativi, al fine di una diagnosi Asperger, se e quando interferiscono in modo significativo con le aree di funzionamento sociale. Inoltre, l’Asperger presenta uno sviluppo del linguaggio nella norma, anche se non risulta adeguato al corrispondente livello del normodotato. Rispetto alle relazioni paritarie, risulta una carenza dello sviluppo di relazioni, con evidente difetto sia di interesse spontaneo nel partecipare a esperienze con altri, sia difetto di reciprocità sociale o emozionale. Gillberg (1991) ha proposto alcuni criteri osservativi per la diagnosi, che unificano le tendenze di questi bambini. Il quadro osservativo proposto include:
- Un danno sociale con estremo egocentrismo, che può comprendere l’inabilità a interagire con i coetanei;
- Assenza o notevole carenza del desiderio di interagire con i coetanei;
- Cattiva comprensione dei segnali sociali;
- Risposte sociali ed emozionali inappropriate;
- Limitati interessi e occupazioni;
- Un certo impaccio motorio.
La maggior parte dei tratti della sindrome di Asperger e le caratteristiche che fanno di questi bambini esseri così unici e affascinanti, sono rappresentate dalla loro peculiare, idiosincratica area di “speciali interessi”. In contrasto con il più tipico autismo, dove gli interessi sono facilmente legati a oggetti o parte di oggetti, nella sindrome di Asperger gli interessi appaiono molto spesso in specifiche aree intellettuali. Solitamente, quando entrano a scuola, o anche prima, questi bambini mostrano un interesse ossessivo in un’area come la matematica, aspetti della scienza, lettura o alcuni aspetti della storia o della geografia, e hanno il bisogno di imparare ogni cosa possibile su quel soggetto e tendono a indugiare su questo nelle conversazioni e nel gioco libero.
CARATTERISTICHE PARTICOLARI
Forse la maggiore caratteristica della sindrome Asperger è il difetto di socializzazione. Sebbene i bambini Asperger vivano in qualche modo “nel loro mondo” e preoccupati del loro programma di attività o compiti da svolgere, sono raramente isolati come i bambini autistici. Infatti molti bambini Asperger, non appena entrano nell’età scolastica, esprimono il desiderio di socialità e di avere amici, anche se, per i probabili fallimenti, sono spesso molto frustrati e delusi dalle loro difficoltà sociali. Il loro problema non è un difetto di interazione o di interesse, quanto un difetto di efficacia nell’interazione.

ASPERGER: GENIALITA’ O PSICOPATOLOGIA?
Il tema dell’Asperger sembra quasi diventare sempre più importante e meritevole di essere portato continuamente alla ribalta perché viene presentato come il problema dei nostri giovani, superdotati intellettivamente, ma emarginati da una società insensibile ai loro problemi. Questi ragazzi si sentono”diversi”.
Quasi a voler spiegare il fenomeno, è stato raccontato che molti personaggi della cultura universale erano Asperger e ha spesso generato discussioni l’idea che A. Einstein e I. Newton fossero in realtà autistici di tipo Asperger.
SINTOMI RISCONTRATI E RAPPORTI CON I GENITORI
Grave isolamento sociale con crisi di aggressività e di distruttività se qualcuno si avvicina;- comparsa a partire dai due anni;- mancata organizzazione degli oggetti interni ed esterni, sia animati che inanimati;- formazione di un sistema rappresentazionale personalistico e non condivisibile;- mal funzionamento della coscienza ed un pensiero fondamentalmente di tipo concreto (la percezione prende il posto del pensiero);- gravi difficoltà nel funzionamento della teoria della mente;- l’affettività è fortemente destrutturata, spesso sostituita da forti sentimenti riparativi e, quindi, da comportamenti controfobici (paura di crescere. - tendenza all’isolamento come atto di difesa di fronte alle difficoltà personali nel rapporto interpersonale;- buona organizzazione degli oggetti animati ed inanimati che, tuttavia, risultano poco investiti affettivamente (facilmente perdibili);- buon funzionamento della coscienza e del pensiero che ha raggiunto il livello simbolico;- forte mentalizzazione che induce un senso di superiorità che conduce alla svalorizzazione degli oggetti interni;- nessun oggetto vale la pena di essere salvato e le relazioni interpersonali sono fragili e facilmente frantumate da acting out;- la figura femminile, svalorizzata, suscita desideri incontenibili (innamoramenti) proprio insieme a sensi di frustrazione proprio per le capacità relazionali che mancano al soggetto e che sostengono i sentimenti della diversità.
La caratteristica dell’Asperger riguarda il rapporto con la figura paterna, vissuta come aggressiva, violatoria e persecutoria, ma anche onnipotente ed invincibile per cui ne deriva una forte tendenza di sudditanza e di sottomissione. L’Asperger non può staccarsi dalla figura paterna interiorizzata che impedisce (pena la distruzione e la morte) di essere se stessi; di godere della felicità del rapporto con gli altri; inoltre il confronto con una figura vissuta tanto onnipotente, costringe il soggetto a ritenersi incapace, inadatto ed inadeguato al compito, soprattutto riferito al rapporto interpersonale.
Il rapporto con la figura femminile è particolarmente complesso e difficile perché, seppure svalorizzato (come qualsiasi altro oggetto delle realtà) è agognato, malvissuto come irraggiungibile proprio perché è la donna dell’Altro-onnipotente e castrante.

INFORMAZIONI UTILI
L’incidenza della sindrome sembra in notevole aumento nelle statistiche (forse a causa di una maggior precisione nella diagnosi), ma soprattutto si stanno registrando situazioni difficili da controllare: gli Asperger hanno approntato un sito internet www.neurodiversity.com che serve per diffondere le loro idee di diversità; è stato creato un istituto specializzato con sede a Castkills Mountains a mezz’ora da New York; è stato fondato in Inghilterra la Autistic Liberation Front che dovrebbe difendere la dignità dei cittadini autistici.
L’Asperger è anche chiamato “autismo ad alto funzionamento” che ha una leggera preminenza tra i maschi e si sta pensando di creare una scuola speciale che, attraverso programmi fortemente strutturati, dovrebbe riuscire ad aiutarli, tenendo conto delle loro peculiarità personologiche ed anche di apprendere.
Le ricerche più nuove non riconoscono più il carattere autistico della sindrome Asperger, proprio perché in questa mancano le caratteristiche più specifiche dell’Autismo di Kanner (che è quello tipico) e che riguardano: autismo di Kanner Sindrome di Asperger.
COME SI VIVONO
Questi ragazzi si sentono mentalmente superiori proprio perché si vivono più furbi degli Altri:
- non si lasciano accalappiare da un mondo perverso, inutile e degenerato;
- non accettano mai compromessi perché potrebbero portare a dover ricambiare un piacere ricevuto o accettare una situazione che in realtà è odiata;
- è ossessivo il desiderio di libertà e di immortalità;
- la furbizia sta nel fatto di “poter vivere con poco”, il sufficiente per “non morire”, mentre agli altri piace il superfluo, senza capire che questo è un compromesso che, poco a poco, spinge a dover accettare tutta una società che deve essere rifiutata completamente;
- fondamentale diventa quindi non essere riconoscenti perché se qualcuno regala qualcosa deve sapere che lo fa perché lo vuole (il soggetto dice chiaramente di non aver bisogno di nulla, tantoméno di un regalo) e perciò non deve assolutamente sperare di essere contraccambiato, neppure con un favore o con un ringraziamento;
- l’Asperger è al contrario (solo a volte) generoso con chi non conosce, anche perché è il modo di autoconvincersi del proprio potere, della propria superiorità;
- la generosità è quasi donare un qualcosa di cui non si ha bisogno e, soprattutto, che non comporta nessun sacrifico (non vuole essere ricompensato).
Sono anche estremamente convinti che la loro superiorità sta nel “conoscere tutto”. Per questo troviamo ragazzi che leggono tutto di tutto (per es. anche varie enciclopedie). Questo atteggiamento è molto caratteristico ed indica la paura di dimostrare di non sapere qualcosa. Il loro non poter essere onnipotenti (come il famoso padre che sa e può tutto) li porta ad una emulazione ossessiva che, però, non serve a risolvere il problema di non sentirsi padroni della verità, di poter essere messi in ridicolo anche per solo una inezia. Questa paura induce a non proporre mai una propria idea, durante una discussione o una semplice conversazione, perché “… è troppo pericoloso”. Sta di fatto poi che un Asperger non sa partecipare perché, in fondo, l’Altro è solo un ignorante (svalorizzazione) che non sa nulla e, dunque, è solo tempo perso parlare con lui.
Sentirsi onnipotente diventa una ossessione, ma l’onnipotenza del padre annichilisce la propria e, quindi, questi ragazzi si sentono sempre degli inferiori, anche se dicono di “… essere dei geni come Einstein!”.
Questi meccanismi sono sempre espressione di funzionamenti “intrapsichici” che nulla hanno a che vedere con le esperienze reali e, quindi, risulta molto complesso mantenere una buona relazione con le esperienze reali e, quindi, risulta molto complesso mantenere una buona relazione con loro. Un ragazzo commentava la figura del padre come di un “mostro perverso” perché non aveva mai voluto portarlo allo stadio allo stadio a vedere la partita di calcio. Quando però si è andati ad analizzare la situazione, con un senso di totale semplicità e normalità, spiegava di non aver mai espresso il suo desiderio, ma proprio in questo era il carattere perverso: “…anche se io non lo chiedevo, lui sapeva (onnipotenza) e non voleva farmi felice (perversione)”. È evidente che con queste dinamiche intrapsichiche nessuno può immaginare cosa stia passando nella testa di un Asperger e, quindi, non deve stupire che dopo espressioni di grande gioia possano seguire commenti come se “… sia stata la più dolorosa e struggente esperienza mai vissuta!”.Quando gli Asperger riescono a trovare un lavoro (difficilmente perché sovente non riescono a terminare gli studi) non si trovano mai bene, gli altri sono sempre dei persecutori. Parleranno sempre malissimo dell’ambiente di lavoro, dei compagni, dei dirigenti anche se molto difficilmente riusciranno a cambiare lavoro perché andare a chiedere a chi non capisce da solo quanto siano bravi e validi è sempre un gravissimo problema.
COMMENTO E CONCLUSIONI
Il filo conduttore della mia ricerca, come ho già accennato nella premessa, riguarda gli aspetti della comorbilità e della natura di tale fenomeno. A questo punto è fondamentale tenere in considerazione il rapporto tra psicopatologia e società che varia in continuazione. Al tempo di Freud la “malattia” di moda, o comunque di gran lunga più frequente, era l’isteria che portava con sé tutte le problematiche narcisistiche, personalistiche e, soprattutto, legate alla sessualità ed alle abitudini troppo restrittive e repressive che caratterizzavano la cultura dell’ottocento.
Questo quadro, sebbene non ben definibile scientificamente, veniva accettato come caratteristica conseguenza delle difficoltà della specie umana nell’adattarsi ad una società sempre più complessa e ad una tecnologia che, in rapida evoluzione, creava ampie sacche di disadattati o nevrastenici.
Di queste “malattie” oggi quasi non si parla più.
Il disturbo che oggi è maggiormente individuabile nella società attuale è la sindrome di Asperger. Abbiamo tutti i quadri di disturbo dello sviluppo psico-mentale (psico-affettivo e psico-cognitivo) che stentano ad entrare nell’alveo delle malattie psichiatriche. Non dimentichiamo che le cosiddette neuroscienze stanno prendendo il sopravvento per quanto riguarda i cosiddetti disturbi della sfera psico-mentale: emotiva-affettiva-relazionale-sociale..
La diversità neurofunzionale sarebbe invocata dagli Asperger per sentirsi accettati definitivamente come “diversi” anche se genitori, terapeuti ed educatori pensano strenuamente alla possibilità di farli rientrare nell’alveo della cosiddetta normalità.
Questa però può risultare ed essere accettata come un obiettivo da raggiungere quando la sua negazione dona vantaggi di tutti i tipi, non ultimo quello di essere considerati novelli Einstein o redivivi Newton con potenzialità nascoste, con genialità misconosciute, ma pur sempre “sognabili”?


RICERCHE BIBLIOGRAFICHE
BIBLIOGRAFIA:
Manuale di didattica per l'handicap‎, Leonardo Trisciuzzi – 2005
Guida alla sindrome di Asperger. Diagnosi e caratteristiche evolutive‎, Tony Attwood – 2007
Uno di loro. Adolescenza e sindrome di Asperger‎, F. Bugini, L. Imbimbo – 2005
Io sento diverso. Cosa pensa un bambino di 10 anni con sindrome di Asperger‎, Paolo Cornaglia Ferraris - 2006

SITOGRAFIA:
www.ildiogene.it/.../Ency=sindromeAsperger.html
www.ilcrimine.it
www.asperger.it/
www.neurodiversity.com.

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Sindrome Asperger

Messaggio  Esterina Speranza il Lun Gen 11, 2010 11:51 am

La sindrome di Asperger è una malattia a base prevalentemente genetica che si manifesta sotto forma lieve di autismo.
Essa fu descritta per la prima volta dal pediatra H. Asperger nel 1944, ma il termine fu coniato dalla psichiatra inglese L. Wing.
La sindrome di Asperger si manifesta con una pronunciata tendenza alla distrazione, con l'incapacità di comprendere le emozioni altrui, con gestualità fortemente ridotta, goffaggine nei movimenti, forte attaccamento alle abitudini, eccessiva attenzione ai particolari e comportamenti ripetitivi.
Le persone affette da sindrome di Asperger hanno intelligenza e capacità linguistiche nella norma (a volte anche superiore), ma appaiono incapaci a comprendere gli stati emotivi altrui attraverso i diversi indizi derivanti dal linguaggio corporeo e dalle inflessioni della voce o dalla stessa situazione relazionale. Può accadere che esse osservino un sorriso senza riuscire a capirne il significato o magari interpretandolo come una semplice smorfia.
La malattia si presenta con diversi gradi di gravità; certi individuo che ne soffrono appaiono quasi normali nell'interpretare le espressioni del viso e le intenzioni altrui. In generale, la sindrome di Asperger comporta un diminuito interesse per gli altri, una relativa indifferenza per i rapporti sociali; i bambini si mostrano spesso attratti da un solo argomento che diventa una sorta di ossessione. Anche negli adulti, la malattia tende a esaltare un particolare interesse, in special modo se connesso con oggetti da ordinare, classificare, riportare in elenchi, ecc.
Il trattamento della sindrome di Asperger, che colpisce mediamente una persona su 250 (con netta prevalenza dei maschi), è di tipo prevalentemente psicologico ed è rivolto da una parte ad aiutare il soggetto a prendere coscienza dei propri limiti emotivi e dall'altra a sostenere la stima di sé. (Bugini F., 2008).
E' quindi considerata superata ed inefficace la terapia psicodinamica (...estesa magari ai genitori!), anche se in qualche caso può essere utile, laddove richiesto, un supporto psicologico che aiuti genitori e figli a comprendere ed affrontare la difficile situazione.
Le terapie riconosciute come efficaci, anche se purtroppo ancora non risolutive, sono quelle cognitivo-comportamentali e, dove necessario, farmacologiche.
Come l'autismo, anche la AS non ha un unico aspetto, ma si presenta con una gamma di abilità e comportamenti che, al di là di poche fondamentali caratteristiche, differenziano un individuo dall'altro, rendendo a volte difficile la diagnosi.
Un significativo esempio della varietà di problematiche esistenti nell'ambito autistico sono le pagine tratte dal libro di Donna Williams "il mio e loro autismo", che descrivono i bambini autistici di una classe immaginaria.(D. Williams, Armando Editore, 2002).
Le persone con AS compiono spesso uno sforzo di adattamento che consente loro di acquisire o compensare, almeno in parte, quelle abilità di cui non erano naturalmente dotate, grazie anche ad un QI che a volte è di molto superiore alla media.
Ciò può rendere alcuni di loro, col passare degli anni, non distinguibili dai soggetti cosiddetti normali.
Lo studioso inglese Simon Baron Cohen ritiene le caratteristiche dei soggetti Asperger non deficitarie in sé, ma solo percepite come tali in quanto diverse da quelle della maggior parte delle persone.
Tuttavia è certo che, senza un aiuto adeguato, le difficoltà nei rapporti sociali di queste persone sono quasi sempre causa di solitudine e sofferenza in tutte le fasi della loro vita.
Ciò anche se, venendo a contatto con alcuni di questi ragazzi, particolarmente dotati, non si può fare a meno di riflettere sui confini convenzionali dell'idea di normalità...

Bibliografia: A. Tony, Guida alla sindrome di Asperger. Diagnosi e caratteristiche volutive, Ed. C.S.E., 2007
F. Bugini. Uno di loro. Adolescenze e sindrome di Asperger, ED. C.S.E., 2008
L. Trisciuzzi, Introduzione alla pedagogia speciale, Ed. Laterza, 2007
www.unilibro.it
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digital divide e disabilità

Messaggio  antonella martinelli il Lun Gen 11, 2010 1:14 pm

Con il progressivo affermarsi delle nuove tecnologie sussiste la possibilità che si venga a creare nella società una spaccatura tra chi è in grado di sfruttare le nuove opportunità offerte e chi invece ne rimane escluso. Quuesta divisione è nota con il termine di " digital divide. Le cause che stanno alla base di questo fenomeno sono molte:grado di scolarizzazione ,età,reddito,regione di residenza e diversa abilità. Lo Stato deve intervenire per garantire una crescuta equilibrata nella società d'informazione.Per favorire la diffusione delle nuove tecnologie è necessario investire prima di tutto nel "capitale umano". Per ragione di varia natura, esistono strati della società che non sono in grado di acquistare strumenti informatici o un collegamento internet..Per imoedire che questi gruppi di persone rimangano al di fuori della rivoluzione informatica l'Ente pubblico deve impeganrsi per aumentare le loro possibilità di procurarsi questi strumenti in forma gratuita o a costi moderati.Possono essere creati centri di navigazione utilizzando già esistenti come biblioteche,uffici comunali o centri sociali..Ad es. le biblioteche potrebbero diventare dei veri e propri centri per l'alfabetizzazione informatica dove i cittadini potranno essere introdotti,attraverso dei corsi, al mondo delle tecnologie informatiche.
Tra le categorie che rischiano di essere escluse dall'uso delle nuove tecnologie,vanno segnalati gli anziani,le persone diversamnte abili e i malati psichici. Essi percepiscono la tecnologia come un'esperienza tendenzialmente negativa.
Le nuove tecnologie non devono essere un anuova barriera architettonica,ma devono trasformarsi in un'opportunità di maggiore coinvolgimento e integrazione.
Ad es. potrebbe esserci il rischio di escludere proprio quelle persone con disabilità che sono in grado,per capacità personali, di svolgere ruoli aziendali in cui è necessario l'accesso ai sistemi informativi,ma che richiedono,per poterlo fare,di adeguati interventi sui sistemi informativi. In questo caso si rischia di creare un digital divide e di non utilizzare al meglio le capacità di queste persone,in contarsto con la legge 68/99 e soprattutto con la legge Stanca che ceraca di mettere in luce come capacità di un dipendente con disabilità rischiano di rimanere inespresse se non supportate da un contesto ITC inclusive.



1. www.asphi.it
2. www.provinz.bz.it
3. Pira F., Come comunicare il sociale. Strumenti, buone pratiche e nuove professioni, Franco Angeli,2005, p.99

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digital divide e disabilità

Messaggio  Pommella Maria Orsola il Lun Gen 11, 2010 2:18 pm

La “Rivoluzione digitale” ha portato una serie di cambiamenti nella nostra società, che, in seguito a ciò, è stata definita Società dell’Informazione e della Conoscenza in cui il progresso tecnologico ha fatto sì che l’informazione, il bene essenziale di questa nuova era, possa propagarsi in maniera veloce e pervasiva, a costi contenuti. Per il progresso armonico dell’intera società, risulta però essenziale che l’informazione sia raggiungibile da tutti: se una parte della popolazione ne rimane priva, si rischia di creare una nuova forma di discriminazione, la cosiddetta info-esclusione.
Digital Divide è un termine sintetico che è utilizzato per indicare la separazione, causata dall'evoluzione continua e dall'impiego crescente della tecnologia della informazione e della comunicazione (ICT per gli inglesi), fra coloro che hanno familiarità con questa tecnologia e coloro che non ce l'hanno. In questi ultimi anni si è andato formando un movimento di opinione inteso a promuovere la possibilità di accesso ai mezzi dell'era digitale e la conoscenza di tali mezzi a tutti i cittadini che si trovano a vivere in questa era. In particolare sono oggetto di attenzione le categorie più deboli: chi vive in condizione di svantaggio sociale, gli anziani, i giovani, le persone disabili.
Nel caso delle persone disabili molto spesso capita che essi presentino degli impedimenti all'accesso delle nuove tecnologie, anche a causa dei limitati investimenti nella tecnologia di assistenza (ausili come sintetizzatori vocali, barre braille, alternative al mouse e alla tastiera …) che fanno sì che ancora siano relativamente alti i costi e non ampia come potrebbe la gamma di realizzazioni.
L’Unione Europea è da tempo impegnata affinché la Società dell’Informazione sia per tutti: nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002″, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “epartecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione.
L’invito all’integrazione sociale dei disabili è stato ribadito più volte dall’UE.
Purtroppo, però, la situazione italiana(e non solo) rispecchia una realtà molto diversa dalle prospettive e dai programmi dell’U.E. Infatti, il Politecnico di Milano, durante un Convegno “ICT Accessibile e Disabilità: una fotografia della situazione italiana" ha presentato un quadro sullo stato dell'accessibilità delle applicazioni ICT da parte delle persone con disabilità nelle imprese del nostro Paese. L'analisi evidenzia una limitata presenza di tecnologie assistive (25%) e di interventi ad hoc sui Sistemi Informativi per migliorarne l'accessibilità da parte delle persone con disabilità (14%). Le imprese tendono quindi ad assumere persone con disabilità che non ne compromettano l'utilizzo delle tecnologie informatiche o a far svolgere loro mansioni che non richiedono l'accesso ai sistemi informativi, con un approccio che si può definire di "dissoluzione del problema" L'obiettivo è di comprendere criticamente il ruolo che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione stanno svolgendo - e potranno svolgere in futuro - nell'integrazione o nell'esclusione delle persone con disabilità di diversa natura, visiva, uditiva, intellettiva, motoria, sia nella vita aziendale sia nella società.
Per ridurre questo fenomeno sono necessari strumenti o programmi che permettono alle persone disabili di svolgere delle attività che altrimenti non sarebbero in grado di effettuare. Si tratta delle cosiddette tecnologie compensative (anche dette tecnologie assistive o ausili), strumenti hardware e/o software che:
Effettuano una conversione “equivalente” dell’informazione da un organo di senso ad un altro. Alcuni esempi di tali tecnologie sono:
• Dallo schermo del PC (vista) al tatto (Barra Braille per non vedenti);
• Dallo schermo del PC (vista) all’udito (sintesi vocale per non vedenti);
• Da udito (documenti audio) a vista (documenti testuali);
Consentono un diverso modo di utilizzare taluni dispositivi, ad esempio:
• Mouse speciali (per disabili motori);
• Tastiere speciali (per disabili motori);
Consentono di sopperire a menomazioni gravi di una facoltà sensoriale, ad esempio gli ingranditori del testo sullo schermo del PC (per gli ipovedenti).
Ogni ausilio deve essere realizzato per la persona, con le sue esigenze, le sue difficoltà, e deve adattarsi alle sue capacità. Fortunatamente oggi esistono moltissimi ausili, informatici e non. Il problema, però, che non molti sono gli investimenti in questo senso, né da parte dello Stato, né della scuola e né da parte delle aziende.
Infatti, credo che le nuove tecnologie possono migliorare la qualità della vita per le persone disabili e non, solo se però tali tecnologie sono rese disponibili a tutti, sviluppandole secondo dei criteri ben specifici.


Fonte: Webaccessibile.org – Art.1 “Tecnologie e disabilità” di Roberto Castaldo
“Digital Divide. La nuova frontiera dello sviluppo globale” Edito Franco Angeli, 2003.www.webaccessibile.org/.../1-tecnologie-e-disabilita/
Fonte: :www.xformare.it/WPS/PORTAL/.../L0LD-198.HTM
Fonte: www.forumpa.it/archivio/0/400/430/431/sommi.htm
Fonte: www.asphi.it/Notizie/AdamoConvegno_2008/AdamoConvegno_2008.htm

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Relazione:

Messaggio  EMMA MARCHIONE il Lun Gen 11, 2010 3:08 pm

Dalla nascita della tecnologie abbiamo avuto elementi di discussioni su integrazione/esclusione; tema molto importante non solo individuale, ma rivolto a tutte le società..

Per Giulio Carcani
Il digital divide, come si intende, " divisione digitale", viene inteso come mancanza di accesso o di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche.
All'inizio degli anni '90 i primi che parlarono di digital divide, furono Al Gore e Bill Clinton che intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di internet negli Stati Uniti. Con il passare del tempo la " rivoluzione internet " inizia a interessare tutto il mondo industrializzato e anche quelli sottosviluppati. Il digital divide nei paesi sottosviluppati non è molto usato per diversi problemi: mancanza di energia elettrica, problemi politici, mancanza d'istruzione, degrado sociale, questo fa dividere ancora di più paesi sviluppati e sottosviluppati, ma se introdotti in modo adeguato diventano uno strumento di sviluppo e conoscenza, adeguato alle loro esigenze.
La questione è importante: le tecnologie ICT rappresentano un paradigma tecnologico, cioè un insieme di regole e metodi che determinano un modo di produzione e quindi un modello sociale. Un paradigma tecnologico non sostenibile può causare problemi, nell'ambito dell'informatica e delle nuove tecnologie. Il paradigma più sostenibile è quello legato al free software.
Il modello cooperativo a cui fa riferimento la possibilità per le diverse esigenze e per partecipare attivamente alle innovazione entrando nel merito delle cose trattate sono alcuni dei suoi punti di forza.Se si affronta questo problema non saranno soltanto i paesi in via di sviluppo a trarre benefici, ma tutta la comunità mondiale.
Un approfondito documento sul digital divide in italiano si trova: http://www.isoc.it/varie/ddvide.php.
Tutti gli elementi che favoriscono lo sviluppo dell'accessibilità ( Luca Bianchi ), contribuiscono a ridurre il digital divide. L'accessibilità riguarda una serie di norme, di studi e accorgimenti che mirano a ridurre o eliminare un " fronte " del digital divide che interessa direttamente le persone con deficit sensoriali o cognitivi e indirettamente vasti strati della società.
Una recente indagine dell'Unione Europea (1) mostra come ancora oggi vi è discriminazione verso i disabili anche tra i paesi membri. Infatti la disabilità è maggiormente diffusa in Italia il 68%, Francia 66% molto meno in Danimarca. Knowledge Society è uno degli obiettivi primari del 2010 (2) che annuncia misure a rendere le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, accessibile al più vasto numero di persone e lo sviluppo di prodotti progettati adeguati che mirano ad assicurare accessibilità salute e sicurezza a tutti. In particolar modo alle fascie più deboli come i bambini, la persone anziane, le persone con disabilità fisiche, sensoriali, mentale e cognitive.
In linea con la diffusa percezione rivela un consenso in tutti i stati membri di migliorare l'accessibilità dei contenuti portando benefici notevoli per tutti gli utenti aumentando il grado di usabilità. Un elevato livello di accessibilità porta benefici in tutti gli ambienti sociali tramite dispositivi di accesso dalle dotazione software, fascie sociale svantaggiate. In tal modo si promuove un'innovazione tecnologica che va verso la standardizzazione con pagine web, funzioni sul computer, telefonini, palmari.
In proposito un accenno sulle persone sorde, una ricerca realizzata da Isaac Agboola e Arthur Lee (3) della Gollaudet University ha raccolto i dati sull'utilizzo del computer e internet e della comunità sorda del mondo. I ricercatori hanno stimato che nei paesi sviluppati il 95% ha accesso ad internet, l'1% nei paesi in via di sviluppo. In Italia una legge che va nella direzione per ridurre l'handicapp delle persone con deficit sensoriali e cognitivi è la Legge 4/2004, che pur essendo una legge positiva non favorisce il deficit della sordità. Solo un requisito su 22 presenti nel D.L. è importante per aggirare il deficit della sordità.
E' il caso di citare tale requisito:
" nel caso in cui un filmato o una presentazione multimediale siano indispensabile per la completezza dell'informazione fornita o del servizio erogato, predispone una alternative testuale equivalente, singronizzata in forma di sotto titolazione o di descrizoni vocali, oppure fornire un riassunto o una semplice etichetta per ciascun elemento video o multimediale tenendo conto del livello d'importanza e delle difficoltà di realizzazione nel caso di trasmissioni in tempo reali." ( D.M. 8 luglio 2005.allegato A requisito n°18).
Concludendo è importante insegnare la tecnologia e il corretto uso di internet. La scuola è la prima protagonista a cominciare dalla prima infanzia. La tecnologia dovrebbe entrare a far parte del curriculum scolastico già alle primarie, attraverso un uso migliore del gioco creativo con i bambini. Gli insegnati saranno in grado di stimolare l'interesse per la tecnologia.
Note:
1) Speciale Eurobarometero 263 " Discrimination in the European Union", Gennaio 2007. Commissione europea.
2) Giugno 2005. Società dell'informazione 2010.
3) Agboola e Arthur Lee. A.C. 2000 ( compiuter and information tecnology access for deaf individuals and developing countries. Journal of Deaf Studies and deaf education.
4) http://www.isoc.it/varie/ddvide.php


Ultima modifica di EMMA MARCHIONE il Lun Gen 11, 2010 3:21 pm, modificato 1 volta

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  EMMA MARCHIONE il Lun Gen 11, 2010 3:12 pm

Scusate prof nn ho messo l'intestazione della mia relazione: Digital divide e disabilità:un divario digitale che divide chi usa internet e le nuove tecnologie e chi no.

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test di completamento-ultimo passo gennaio 2010

Messaggio  nunzia lucignano il Lun Gen 11, 2010 3:14 pm

Relazione:Digital divide edisabilità:divario digitale che divide chi usa internet e le nuove tecnologie e chi no

La diversità è uno dei valori fondamentali del nostro secolo. La diversità è colore,cultura,ricchezza,scambio,crescita,necessità,fa parte della storia di ogni uomo. Spesso però la diversità appare come un pericolo, una minaccia,una barriera che si oppone tra i simili e “gli altri”. È di certo molto più “rilassante”avere a che fare con ciò che già conosciamo,con persone nelle quali ci riconosciamo in situazioni più collaudate. Sono “diversi” e quindi esclusi ed emarginati dalla società i disabili, gli omosessuali,i matti,i perdenti in genere. Gestire la diversità richiede impegno, coraggio,pazienza ma regala la gioia della scoperta, l'avventura del viaggio, il rischio del confronto e l'audacia del mettersi in discussione.
Io credo che il primo passo da fare sia quello di cominciare a considerare la diversità non come un elemento da tollerare ma come bene da tutelare .
Le differenze rappresentano un valore quando non sono svalutate ed emarginate da stereotipi e pregiudizi. Chi non sa usare il computer è davvero sfavorito. Esiste, dunque, un divario tra chi conosce gli strumenti digitali e chi no. Viene spesso chiamato col termine inglese digital divide.
Gli esclusi sono i disabili,le donne,i vecchi e quelli che abitano in zone remote mal collegate. La tecnologia elettronica,informatica e telematica ha messo al servizio le persone disabili numeroso strumenti per esprimersi,studiare, lavorare,”entrare in rete” e comunicare con le altre persone superando alcuni tipi di limitazioni fisiologiche e motorie. Già da tempo, ormai, le tastiere Braille per non vedenti, gli studenti di sintesi vocale e i sistemi di puntamento adatti a chi non può usare il mouse danno un grandissimo numero di disabili la possibilità di produrre informazioni, di lavorare e di studiare con l'aiuto del computer.
Per digital divide si intende divisione digitale:esso viene inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche. Da qualche anno ormai si parla di questo argomento, che con il passare del tempo riguarda aspetti sempre diversi delle nuove tecnologie e non solo: molti sono gli aspetti anche sociali della questione.
Storicamente, i primi che parlarono di digital divide furono Al Gore e Bill Clinton, quando, all'inizio degli anni novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di internet negli Stati Uniti.
Il concetto di "divario digitale" era riferito alla difficoltà di accesso a internet in determinate zone del paese (difficoltà intesa anche sotto l'aspetto dei costi).
In quegli anni internet esplode come fenomeno di massa e diventa sempre di più un mezzo di lavoro e di business: non essere connessi alla rete (o non avere gli strumenti cognitivi per farlo), significa quindi essere relegati ai margini della società. Nascono così vari progetti per colmare il divario digitale americano nell'amministrazione Clinton.
Con il passare del tempo, la "rivoluzione internet" inizia a interessare un po' tutto il mondo industrializzato e queste tematiche cominciano ad essere sentite anche in altri paesi fino a raggiungere anche il sud del pianeta. Per inquadrare correttamente il digital divide nei paesi in via di sviluppo dovremmo inserirlo come l'ultimo dei tanti "divide" che riguardano determinate aree: povertà, sfruttamento delle risorse ad opera di multinazionali, mancanza di energia elettrica, problemi politici, mancanza di istruzione, degrado. Il digital divide si aggiunge a questa parzialissima lista di ritardi e rischia, visto il vorticoso progredire di queste tecnologie, di incrementare ulteriormente la forbice tra paesi sviluppati e non. Sarebbe sicuramente sbagliato credere che andando ad incidere sul digital divide si possano risolvere i problemi gravi che affliggono queste società, così come sarebbe un errore pensare che portando un computer in ogni capanna il problema dell'acqua potabile sia risolto. Sicuramente le nuove tecnologie, se organicamente introdotte, potrebbero, in tempi e modi adeguati, diventare uno strumento di sviluppo e conoscenza.
La tecnologia non dovrebbe servire a creare dei bisogni indotti in questi paesi (computer sempre più potenti, connettività ultra veloce, nuove release di programmi dei quali si sfrutta l'1% delle capacità, etc.), ma a farli sentire partecipi e in grado di creare uno sviluppo tecnico più adeguato alle loro reali esigenze.
Qui iniziamo a toccare un altro punto importante della questione: le tecnologie ICT rappresentano un "paradigma tecnologico", ovvero un insieme di regole e metodi che determinano un modo di produzione e quindi un modello sociale.
Mai come in questo momento le tecnologie non sono neutre; dal tipo di scelte che vengono fatte si possono decidere i vari tipi di futuri che ci aspettano: sicurezza dei dati, codici dei programmi, sistemi operativi, protocolli applicativi etc etc.
Un paradigma tecnologico non sostenibile può creare molti problemi che - tra l'altro - potrebbero ritornarci indietro amplificati (come ad esempio i problemi ambientali). Nell'ambito dell'informatica e delle nuove tecnologie, il paradigma tecnologico più sostenibile è sicuramente quello legato al free software.
Il modello cooperativo a cui fa riferimento, la possibilità di personalizzare per le diverse esigenze i software e la possibilità di partecipare attivamente all'innovazione entrando nel merito delle cose trattate sono alcuni dei suoi punti di forza. Se la strada per affrontare il problema sarà questa, allora non saranno soltanto i paesi in via di sviluppo a trarne benefici diretti, ma anche tutta la comunità a livello mondiale.
Digital Divide è il termine comunemente utilizzato in riferimento alle disuguaglianze nell’accesso alle tecnologie della Società dell’Informazione. Divario, disparità, disuguaglianza digitale significano in sostanza la difficoltà da parte di alcune categorie sociali o di determinate aree geografiche di usufruire di tecnologie che utilizzano una codifica dei dati di tipo digitale rispetto ad un altro tipo di codifica precedente, quella analogica. Per comprendere l’importanza del digital divide si pensi che in una Società dell’Informazione, non poter aver accesso od avere un accesso svantaggiato all’informazione può essere considerato a tutti gli effetti un vero e proprio handicap.
Nel suo ultimo best seller: “Il Mondo è Piatto” il giornalista americano Thomas Friedman sostiene che nell’anno 2000 il mondo sia entrato in una terza e nuova fase del processo di globalizzazione in cui, a differenza di quelle precedenti guidate da nazioni e multinazionali, sarà l’individuo ad assumere una funzione trainante. Il divario digitale è stato spesso dipinto come una qualche forma di relazione tra le TIC e gruppi di individui immersi in complessi contesti caratterizzati da un fitto intrecciarsi di problematiche sociali, economiche, politiche e geografiche. Con TIC si intende qualsiasi tipo di strumento informatico (computer, telefoni cellulari, palmari, sistemi satellitari, etc..) utilizzato per scopi informativi o di comunicazione. L’alfabetizzazione informatica, invece, fa riferimento sia alla capacità di ricerca e reperimento di informazioni che
all’abilità di utilizzare in maniera proficua tale informazione all’interno del proprio
operare quotidiano.
I temi del divario digitale e dell’alfabetizzazione informatica hanno attratto nel tempo l’attenzione di una folta schiera di ricercatori. La ricerca sul divario digitale ha visto negli ultimi quindici anni l’avvicendarsi di studi aventi come oggetto differenti tipi di tecnologie, connessioni ed utilizzi. Nonostante ciò è possibile identificare tre approcci fondamentali alla comprensione di tale fenomeno.
Il primo, dipinge il divario digitale come un fenomeno dicotomico tra chi ha o non ha accesso all’informazione. Gli studiosi che condividono questo punto di vista sostengono che il gap presente sia legato esclusivamente ad un problema di accesso alla tecnologia. Di conseguenza, l’intero fenomeno viene inquadrato come un ritardo fisiologico tra strati sociali ed aree geografiche differenti presente in qualsiasi processo di diffusione tecnologica. In tale ottica il mercato è in grado di colmare i gap presenti portando quindi nel lungo periodo ad una situazione di normalizzazione.
Una delle principali assunzioni fatte da questa scuola di pensiero è che “una volta online, tutti i divari spariscano” . In aggiunta, si presuppone che tutti utilizzino la rete per i medesimi scopi . In questa logica la distinzione tra accesso ed utilizzo di Internet
è spesso sfumata se non inesistente . L’accesso viene quindi concepito come unico determinante dell’utilizzo della rete, ed il ruolo dell’alfabetizzazione informatica viene raramente preso in considerazione.
Il secondo approccio concepisce il divario digitale come un fenomeno multidimensionale. Maggiore attenzione viene posta su aspetti legati all’utilizzo della tecnologia. Di Maggio e Hargittai sostengono che: “con il penetrare della tecnologia in ogni angolo della società, la questione fondamentale da porsi non è: “chi può trovare una connessione Internet a casa, al lavoro, in una biblioteca od in un Internet point?” ma piuttosto: “cosa fanno le persone e cosa sono in grado di fare una volta online?”. Più di recente, a questa rappresentazione sono state aggiunte ulteriori dimensioni mettendo in risalto l’interrelazione presente tra divari relativi alla domanda ed all’offerta di tecnologie e servizi legati alle TIC.
Questa interpretazione del divario digitale è in favore di un intervento pubblico in quanto non ritiene che il mercato sia in grado di bilanciare il processo di stratificazione in termini di opportunità di alfabetizzazione, impiego e sviluppo delle comunità locali. Nella concezione multi-dimensionale del digital divide, la presenza di un’alfabetizzazione informatica gioca un ruolo fondamentale ed è stata frequentemente inserita nei modelli teorici e statistici utilizzati in questo filone di letteratura. Nonostante ciò, raramente i percorsi che conducono all’acquisizione di tali competenze sono stati presi in considerazione da questi autori.
Il terzo e più recente approccio sostiene la necessità di analizzare il fenomeno da una pluralità di prospettive, permettendo così di dare il giusto peso alle variabili di contesto. Manuel Castells scrive: “E’ solo attraverso l’individuazione e la comprensione della complessità del divario digitale che è possibile progettare politiche in grado di colmarlo”. Questa visione multi-prospettiva pone l’individuo al centro dell’analisi prendendo in considerazione similarità e diversità presenti nelle caratteristiche dei diversi gruppi socioeconomici. Il livello, oltre che le modalità di acquisizione, dell’alfabetizzazione informatica potrebbero rappresentare una di queste caratteristiche precipue di cui è necessario tenere conto.
Sono 3 le principali aree in cui le tecnologie possono migliorare le condizioni dei disabili:nella prevenzione di malformazioni genetiche,nella riabilitazione e nel raggiungimento della piena inclusione sociale. Le cosìdette tecnologie assistive possono,infatti,compensare specifiche disabilità,innate o acquisite, e sono ampiamente utilizzate come uno strumento riabilitativo e di compensazione delle abilità residue. I PC fin dalla loro comparsa, sono state macchine versatili e capaci di adattarsi a specifiche esigenze. Superfluo sottolineare il cambiamento prodotto nella qualità della vita di molte persone disabili che molto spesso hanno solo bisogno di strumenti adatti per sopperire ad un deficit. Se queste persone hanno ausili adeguati per superare il loro deficit, usare un computer diventa facile; anzi con il PC si vengono a dissolvere le barriere di esclusione e di differenziazione che si formano ai disabili.
L'avvento del personal computer ha dato ad ognuno la modalità più consona alle proprie possibilità per accedere ad uno strumento che ha rappresentato un salto in avanti nella scuola, nel lavoro, nel tempo libero in generale nell'accesso all'informazione e alla cultura.
Ormai da più di quindici anni si creano diversi tipi di ausili, hardware o software, capaci di fornire aiuto sia nel campo riabilitativo sia nell’accesso al computer. All’inizio gli ausili erano “rudimentali”, semplici realizzazioni che lasciavano sperare nel futuro ma che non risolvevano definitivamente i problemi; oggi, gli ausili sono diventati apparecchiature o programmi sofisticati, in grado di risolvere con successo anche i problemi delle persone con gravi difficoltà.
Ci sono, ad esempio, ausili in grado di controllare un intero appartamento – luci, televisione, porte, finestre o altro – e che permettono a disabili motori gravi di gestire autonomamente, in modo intelligente, la propria casa. Altri che consentono a persone non vedenti o ipovedenti una notevole autonomia nella gestione di un PC, mettendole in grado di utilizzare i programmi oggi più diffusi.
Una distinzione importante va fatta tra l’uso dell’elaboratore per la disabilità prevalentemente fisico/sensoriale e per quello che, genericamente, viene definito come ritardo mentale o disabilità intellettiva. Nel caso di disabilità fisico/sensoriale il computer è un ausilio che consente di svolgere alcune funzioni che altrimenti sarebbero precluse, una sorta di protesi che permette di sopperire ad una funzione organica compromessa (strumento per migliorare l’accessibilità e aumentare l’autonomia). La verifica dell’utilità e la validità dell’ausilio sono date semplicemente dal criterio di funzionalità, direttamente accertabile dall’utente finale. In situazioni di ritardo mentale, è invece chi assiste il disabile che deve servirsi dell’ausilio per interagire con lui (strumento di riabilitazione). Per far questo egli deve essere in grado di gestire e adattare l’ausilio al proprio progetto: obiettivi, contenuti, linguaggio, tempi e verifiche. In tale situazione diventa essenziale la scelta del software e delle modalità di utilizzo. Le tecnologie dell’informazione possono dunque contribuire a sostenere l’integrazione dei disabili nella società.
Gli ausili mettono in grado le persone disabili di usare in completa autonomia un PC e riducono, anche se sicuramente non annullano, la loro disabilità. Questo determina un aumento di persone che possono svolgere una vita “normale” sia a livello scolastico che lavorativo. Spesso si tratta, infatti, soltanto di capire quale sia il posto giusto da assegnare in azienda ad una persona disabile che, se dotata degli opportuni strumenti, sarà in grado di svolgere correttamente le attività che le verranno assegnate. Ma se da un lato l’informatica e la telematica offrono moltissime possibilità di valorizzare persone disabili, esse stesse possono creare nuove barriere.
Alcuni dei problemi che l’utente disabile incontra nell’utilizzo della tecnologia nascono dal fatto che i prodotti standard non tengono conto dei suoi bisogni speciali. Queste difficoltà possono evitarsi nello sviluppo del prodotto. Le limitazioni, infatti, non sono inerenti alla tecnologia, che è caratterizzata da un’enorme flessibilità, ma, paradossalmente, da mancate richieste poste alla tecnologia stessa.
Le interfacce grafiche apparentemente così semplici possono diventare un grosso ostacolo per chi non può vedere la freccia del mouse muoversi sullo schermo. Per fare un esempio: un’icona sul desktop – che permette di aprire direttamente un documento di testo o di accedere alla rete senza bisogno di dare ulteriori comandi – sembra un apprezzabile passo avanti verso la semplificazione dell’uso del computer, ma può invece rappresentare un problema difficilmente superabile per chi non la vede e pertanto non riesce a selezionarla.
Le nuove tecnologie possono migliorare la qualità della vita per le persone disabili solo se tali tecnologie sono sviluppate secondo quei criteri che permettono a tutti di utilizzarle.
Gli individui affetti da disabilità visiva hanno problemi, per esempio, con le presentazioni multimediali, i caratteri troppo piccoli, i particolari contrasti di colore, le immagini troppo piccole. Poiché non esistono standard che definiscano le caratteristiche dei siti web, molti disabili della vista possono essere esclusi da siti potenzialmente loro utili a causa di un design non appropriato.
Quanti sono affetti da problemi di mobilità fisica, anche gravi, come sclerosi multipla, paralisi o varie forme di artrite, possono incontrare difficoltà nel muovere il mouse o nell’usare una tastiera. Quanti sono deboli di udito o sordi hanno difficoltà a utilizzare video in rete, o sentire i suoni di avviso del computer.
La tecnologia deve servire a migliorare la qualità della vita, non ad innalzare nuove barriere e nuovi steccati. Per fare in modo che sia uno strumento di integrazione sociale e di crescita democratica sarà quindi necessario rispettare degli accorgimenti che permettano a chi ha particolari disabilità, di superare le proprie difficoltà senza incorrere in nuovi ostacoli.
In conclusione il cosìdetto divario digitale definisce la presenza di una sostanziale disparità all'interno della nostra società .Il danno risultante da questa ineguaglianza a mio parere è grande sia per quanti sono vittime di questa esclusione , sia per la società nella sua interezza. Aldilà di problemi più ampi per me quali il bisogno economico, l'istruzione e le difficoltà di reperire strumenti adatti,un problema fondamentale è che non esiste abbastanza consapevolezza.



FONTI
WWW.PLUTO.IT
WWW.WIKIPEDIA.ORG
WWW.APOGEONLINE.COM
WWW.FIMED.NET
WWW.DIGITALDIVIDE.IT
WWW.PSICOLOGISENZAFRONTIERE.ORG

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Sindrome di Asperger

Messaggio  annamaria mancuso il Lun Gen 11, 2010 4:15 pm

Il Sindrome di Asperger e l'Autismo Altamente Funzionale
Dallo spettro autistico, si distinguono chiaramente, anche se non si differenziano troppo tra di loro: la Sindrome di Asperger e l'Autismo Altamente Funzionale.
Una diagnosi di AAF e una di SA, possono essere fatte alla stessa persona in diversi stadi di sviluppo. Occasionalmente, a un bambino è stato diagnosticato l'autismo altamente funzionale ad un'età precoce della sua infanzia e successivamente questa diagnosi è stata cambiata in Sindrome di Asperger dopo aver cominciato la scuola. Alcuni specialisti, infatti, hanno chiarezza sul fatto che non è possibile diagnosticare il SA prima che il bambino inizi la scuola. In ogni modo, questo è dovuto principalmente al fatto che alcune aree possono non rivelarsi prima del periodo scolare.
La Sindrome di Asperger è una condizione congenita di natura neurobiologica che colpisce circa il 0.25% della popolazione. Le persone affette dal SA sono d'intelligenza media o superiore, con alcune doti naturali poco comuni e sviluppata creatività. A livello diagnostico è conosciuto in Europa sin dagli anni '40 ma è stato incluso nei manuali di diagnostica in America soltanto dagli anni '90. Così, tanti adulti e bambini sono rimasti senza ricevere diagnosi. In conseguenza, il SA è relativamente sconosciuto e non molto chiaramente capito, anche tra i professionisti.
Anche se può essere frustrante ricevere una diagnosi che deve ancora essere chiaramente definita, è valido ricordare che la presentazione fondamentale delle due condizioni è ampiamente la stessa. Questo significa che trattamenti, terapie e approcci educativi/istruttivi dovrebbero essere in grande misura similari. Nello stesso tempo, ogni persona con autismo o SA è unica (lo stesso che avviene con i dislessici, DDA, ecc.) ed ognuno ha delle proprie abilità e capacita. Queste abilità e capacità meritano di essere considerate tanto quanto le aree nelle quali hanno difficoltà.
La Teoria della Coerenza Centrale
La Teoria della Coerenza Centrale Debole (chiamata anche Teoria della Coerenza Centrale) suggerisce che uno stile percettivo-cognitivo, vagamente descritto come una capacità limitata per comprendere il contesto o per “vedere il quadro generale”, sottostà alla perturbazione centrale nell'autismo e agli altri disturbi relazionati con lo spettro autistico.
La Teoria della coerenza centrale cerca di spiegare come alcune persone diagnosticate da autismo possono dimostrare alcune capacità straordinarie in materie come la matematica e l'ingegneria, e ciononostante hanno grosse difficoltà con le capacità del linguaggio e mantengono la tendenza di vivere isolati dalla vita sociale. Questa teoria si trova tra i modelli concettuali più prominenti che cercano di spiegare le anormalità delle persone con autismo, nelle attività che coinvolgono i processi cognitivi globali e locali.
Uta Frith, della University College London, presentò la sua Teoria della Coerenza Centrale Debole alla fine degli anni ’80. Frith suppose che le persone con tratti autistici pensano tipicamente sulle cose in termini dei loro componenti più piccoli possibili. La sua ipotesi è che i bambini con autismo percepiscono i dettagli meglio rispetto alle persone normali, ma che sono incapaci di comprendere o di percepire cos'è importante in una situazione, perché danno molta importanza ai dettagli ("vedono gli alberi, ma non la foresta"), condizione che è al di fuori del loro controllo o volontà.
Questa teoria porta a considerare che le persone affette da autismo:
hanno la capacità di pensare in concetti
hanno la capacità di riconoscere cause ed effetti
hanno l'abilità di vedere, percepire, considerare le relazioni fra i diversi oggetti, parole, situazioni, ecc.
pensano in dettagli, pensano in modo molto concreto
e questo può portarli ad essere inflessibili e a rifiutare cambiamenti nei loro modelli giornalieri di comportamento.
L'apprendimento dello studente autistico e l’utilizzo di Knowledge Master
Le considerazioni precedenti tanto quelle favorevoli, quanto quelle sfavorevoli, incidono fortemente sull'apprendimento: possono facilitarlo ma anche impedirlo totalmente. Le caratteristiche sfavorevoli dell'alunno autistico possono essere superate con tecnologia di KM, e quelle favorevoli possono essere sfruttati con la tecnologia di KM, per ottenere un contesto d'apprendimento propizio ed effettivo per la persona autistica, e tale è stato l'effetto di Knowledge Master.
Certamente, l'utilizzo di Knowledge Master come la tecnologia adeguata non esclude l'esistenza di un contesto ambientale favorevole allo studente autistico.
L'esperienza dell'apprendimento con Knowledge Master e l'autismo nell'Instituto Inmaculada Concepción (IIC) di Buenos Aires, Argentina
L'IIC prese la decisione, dopo una minuziosa valutazione, di dotare col software Knowledge Master i suoi diversi laboratori d'informatica, dedicati esclusivamente alle attività di studio dei suoi studenti.
Oltre a costituire un modello scolastico evoluto in se stesso, l'Istituto si afferma all’’avanguardia tecnologica delle scuole, facendo un utilizzo dell'informatica non fine a se stesso, se non come un potente strumento di studio per raggiungere l'apprendimento veloce, profondo e duraturo, e allo stesso tempo acquisire metodi di studio utili per il lavoro e per l'apprendimento durante tutta la vita.
Con Knowledge Master, oltre a stimolare l'apprendimento dello studente medio (anche se questa è un'entità difficilmente identificabile), gli studenti considerati superdotati trovano il proprio spazio, quelli con necessità speciali il supporto necessario. Sono mondialmente noti i successi nella sperimentazione e nella pratica quotidiana degli studenti dislessici, di quelli affetti dal DDA, e di quelli con problemi di memoria di lavoro utilizzando Knowledge Master. Il successo è stato raggiunto anche da studenti affetti da alcune affezioni dello spettro autistico. Questa generalizzazione della stessa tecnologia (KM) per le diverse tipologie di studenti, fa di questo software una risorsa d'integrazione scolastica, evitando l'emarginazione degli studenti con difficoltà, e ciononostante mantenendo e stimolando lo spazio di sviluppo degli studenti con maggiori possibilità.
Knowledge Master è basato sui principi della psicologia cognitiva e utilizza come risorsa visiva le mappe concettuali. Il successo reale di Knowledge Master nell'apprendimento e nell'insegnamento in generale e ancora di più, nei casi di limitazioni nell'apprendimento e necessità speciali, non è precisamente dovuto all'utilizzo delle mappa, ma all'utilizzo dei principi cognitivi e su un alto grado di automazione ed interattività, emulando il modo nel quale la mente apprende. Questi processi comprendono l'uso intelligente della voce, dando allo studente la possibilità di essere interrogato e di dialogare ed interagire col computer. Questa interazione offre allo studente l'indipendenza necessaria per l'attività e la motivazione, aspetti cruciali per lo studente autistico (rendendo possibile la riduzione degli interventi da terzi). Lo studente autistico trova il contesto ideale per la creatività e lo sviluppo, con tutti gli strumenti e funzioni di cui ha bisogno.
La gestione della voce in KM ha un ruolo importante in questo successo. La voce sincrona facilita la stimolazione che aiuta al sistema nervoso a modulare meglio l'input sensoriale.
Con una maggiore possibilità per modulare la voce (la voce in KM può essere aggiustata per adeguarla alle esigenze), sempre si riesce in una riduzione nella percezione sensoriale anormale, specialmente nella percezione della voce. La riduzione della sensibilità alla voce e al suono ci permette di sentirci più comodi nel nostro ambiente, perché non dobbiamo proteggerci da suoni indesiderati. Nella misura in cui il miglioramento nella modulazione della voce migliora la nostra capacità di percepire, questo miglioramento spesso risulta in una migliore comunicazione. La voce migliora la partecipazione. L'incremento nella partecipazione include una riduzione del comportamento aggressivo e un desiderio di partecipazione
In questo Istituto ha avuto luogo non soltanto l'apprendimento dei ragazzi affetti da autismo con Knowledge Master, ma anche la presentazione pubblica dei loro lavori e successi con lo stesso software. Questa esperienza si ripete costantemente nelle scuole e nelle case in altri paesi, ma abbiamo voluto segnalare l'IIC come caso emblematico di sviluppo didattico e scolastico, docente e studentesco, specialmente in casi di autismo e d'integrazione scolastica.


www.conceptmaps.it
www.iocresco.it
Pedagogia clinica, Leonardo TRisciuzzi

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relazione finale

Messaggio  MARIAGRAZIA GRIMALDI il Lun Gen 11, 2010 5:33 pm

Il tema dell'autismo mi ha sempre interessato e allo stesso tempo incuriosito, mi è capitato di vedere dei film famosi che trattavano tale problema, prima fra tutti “L'uomo della pioggia” ma non mi sono mai trovata di fronte ad una persona con tale disturbo......quindi non ho mai capito cosa volesse dire essere autistico o relazionarsi ad una persona che ne soffrisse. Per tale ragione ho scelto questa traccia.
Ammaniti nel testo “Manuale di psicopatologia dell’infanzia” del 2001, di Cortina Editore, parla di autismo (o sindrome di Kanner ) come di un disturbo che interessa la funzione cerebrale, la persona che ne è affetta mostra una marcata diminuzione dell'integrazione sociale e della comunicazione; quindi i bambini autistici presentano difficoltà di interazione sociale ed emotiva, difficoltà ad iniziare e/o mantenere una comunicazione o un rapporto di scambio comunicativo adeguato e, comportamenti ripetitivi, stereotipati con difficoltà di elaborazione e integrazione sensoriale. Le basi biologiche del disturbo autistico sarebbero collocate a livello dei sistemi addetti alla regolazione (sistema libico, ipotalamo, amigdala, corteccia orbitofrontale) piuttosto che a quelli connessi con le competenze sociali. Tali difetti rendono questi bambini perplessi, confusi, frustrati ed è come se minassero alla base le competenze comunicative ed interattive dei genitori i quali hanno bisogno di segnali dei loro figli per poter sviluppare le proprie competenze genitoriali, tanto quanto i figli hanno bisogno di segnali adeguati dei propri genitori. Vengono così a mancare quelle interazioni positive basate su meccanismi di feed-back che sono indispensabili per lo sviluppo delle competenze sociali dei bambini in specie in alcuni periodi critici dello sviluppo, fra i 2-3 mesi, 7-9, 12-13, ed i 18-20 mesi, periodi nei quali la maturazione geneticamente determinata si realizza attraverso l’esperienza consentendo la riorganizzazione qualitativa delle capacità biologiche, cognitive affettive e sociali. Le gravi difficoltà nella relazione e nella comunicazione, associati a una problematica regolazione dei processi fisiologici, sensoriali, attentivi, motori, cognitivi, somatici ed affettivi, osservati nei primi tre anni di vita secondo i criteri del DSM IV, possono essere inquadrati nell’ambito dei Disturbi Multisistemici di Sviluppo (DMSS). I Disturbi Multisistemici dello Sviluppo appartengono alla Classificazione Diagnostica: 0-3, una classificazione che prende in considerazione le patologie in bambini dai 0 ai 3 anni, essi si collocano a cavallo tra i disturbi della regolazione e i disturbi pervasivi dello sviluppo, di cui fanno parte l'autismo, la sindrome di Ansperger, la sindrome di Rett e il disturbo disintegrativo dell'infanzia . In pratica si può dire che i bambini che presentano DMSS hanno le stesse ed identiche caratteristiche di chi è affetto dal Disturbo Pervasivo dello Sviluppo, la differenza tra i DMSS e i DPS sta nel fatto che nei primi è presente una evoluzione positiva dei “sintomi” grazie ad un buon trattamento. Maestro nell'articolo “L’efficacia delle psicoterapie madre-bambino nei Disturbi Multisistemici dello Sviluppo”, pubblicato nel testo “Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza.” sottolinea l'importanza di prendere in considerazione anche la relazione, dal punto di vista qualitativo, tra il bambino autistico e chi si occupa di lui (caregiver), vista l’età a cui si fa riferimento, un’età in cui il rapporto con i genitori è di fondamentale importanza sia dal punto di vista relazionale che di sopravvivenza. Alcuni degli autori della Classificazione Diagnostica: 0-3 (Greenspan S.I. e Wieder S.) sottolineano come sia di fondamentale importanza in tal senso una diagnosi precoce. Il motivo sta nel fatto che nei primissimi mesi di vita gli aspetti genetici, lo sviluppo psicofisico e gli aspetti dell’ambiente di vita del bambino interagiscono “in rete” e in maniera profonda, formando delle connessioni nervose modulate proprio da queste esperienze precoci. Quindi la diagnosi tempestiva, permette un intervento precoce che va ad incidere non solo sulla “riabilitazione” delle competenze del bambino, ma anche sull’ambiente di vita dello stesso, cioè sui genitori. Si è visto che spesso bambini con caratteristiche autistiche diagnosticate a 18 mesi, escono poi da tale area, così come al contrario, ci sono bambini non riconosciuti come autistici a quell’età, che poi entrano nell’ambito dell’autismo quando pervengono ad una valutazione verso i sei anni. Ciò pone il problema della non immutabilità e permanenza nel tempo delle caratteristiche base dell’autismo, criterio considerato ancora valido per i casi più gravi e per quelli diagnosticati dopo i tre anni. Inoltre, è necessario che l’attenzione deve essere rivolta al bambino anche da parte di professionisti tramite sedute di gioco condiviso, di logoterapia, di terapia occupazionale a frequenza plurisettimanale. Visconti nel testo da lui scritto “La terapia di Scambio e di Sviluppo” sottolinea come la letteratura degli interventi terapeutici nei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo indica la validità degli interventi interattivi e fra questi l’approccio psicomotorio. Rispetto ad altri approcci di tipo comportamentale, nella filosofia di questo tipo di intervento è implicita l’importanza della dimensione emozionale e relazionale in cui si realizza l’agire del bambino. Le diverse aree dell’emotività, delle funzioni cognitive e delle competenze comunicative infatti, evolvono influenzandosi reciprocamente in un sistema dinamico aperto dove non è possibile dire quale delle modifiche dei singoli componenti sia maggiormente determinante per il suo realizzarsi. In questa prospettiva l’intervento si caratterizza come “centrato sul bambino” per favorire la sua libera espressione, la sua iniziativa, la sua partecipazione. L’ambiente pertanto non costituisce solo uno spazio fisico in cui inserire rigidi programmi di intervento, ma ha una valenza “terapeutica” in quanto luogo privilegiato di interazione, di scambio e di conoscenza che rappresenta la premessa indispensabile per attivare l’espressività, l’iniziativa e la partecipazione del bambino e favorire quindi una proficua utilizzazione dell’apporto esperenziale. Peraltro, in accordo a questa inscindibilità fra cognitivo, emozionale e comunicativo, il ruolo degli operatori nella realizzazione del progetto diventa critico proprio per il loro modo di porsi e relazionarsi. Da quanto detto sin ora si può ben capire la complessità di tale disturbo e di come le cause che lo provochino siano ancora sconosciute, questo mi spaventa....come un genitore può rapportarsi al figlio autistico se non sa perchè è così, se guarirà o come evolverà il problema, anche per quanto riguarda le terapie queste si riferiscono alla cura ambiente e ai rapporti con i genitori il tutto in una dimensione indistinta e aleatoria, non esistono centri specializzati nella cura dell'autismo...forse perchè questo disturbo non è ancora del tutto chiaro nemmeno alla comunità scientifica internazionale. Spero che la ricerca vada avanti e possa scoprirne le cause e con esse la possibile risoluzione.

MARIAGRAZIA GRIMALDI

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TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010

Messaggio  LauraGervasio il Lun Gen 11, 2010 7:44 pm

AUTISMO, DISTURBO MULTISITEMICO DELLO SVILUPPO, DMSS


Il Disturbo Artistico è un quadro clinico che rientra nell’ambito dei D disturbi Pervasivi dello Sviluppo (DPS); quest’ultimo termine viene usato dai due principali sistemi di nosografia codificata, il DSM-IV-TR e l’ICD-10, per indicare diversi quadri clinici caratterizzati da disturbi dell’interazione sociale, dalla compromissione della comunicazione verbale e non verbale, e da un repertorio di attività ed interessi bizzarri, limitati e stereotipati. La categoria nosografia dei DPS si è venuta progressivamente a definire partendo dall’Autismo Infantile e dai problemi di inquadramento nosografico ad esso connessi.
Il termine di “autismo” fu impiegato da Bleuler, nel 1911, nell’ambito della schizofrenia, per indicare un comportamento rappresentato da chiusura, esitamento dall’altro ed isolamento.
Successivamente, Leo Kanner, nel 1943, utilizzò questo termine non più con il significato di un “sintomo”, ma come un’etichetta descrittiva di un’entità nosografica, l’Autismo Infantile, i cui elementi caratterizzanti erano rappresentati da:
• Etiologia sconosciuta;
• Insorgenza precoce,
• Tendenza all’isolamento (aloneness)
• Bisogno di immutabilità, cioè preoccupazione ossessiva di questi bambini per il mantenimento dell’immutabilità degli ambienti o delleabitudini (Kanner parla di “sameness”) Il bambino tende cioè a mantenere un certo ordine delle cose, una certa sequenzialità nelle azioni e a sviluppare rituali, per esempio nel vestire e nel mangiare.
• “una facies che colpisce per la sua intelligenza”
• Genitori “freddi”
Kanner descrisse i genitori di questi bambini come freddi (genitori frigorifero) ed eccessivamente intellettuali. Nel 19574 egli affermò che “vi sono pochi padri e madri realmente e caldamente affettuosi … molti sono fortemente preoccupati da strazioni di natura scientifica, letteraria od artistica, e limitati nel sincero interesse verso le persone”. Le attuali definizioni dell’autismo infantile riflettono solo in parte l’iniziale descrizione di Kanner e tengono conto di una migliore conoscenza dello sviluppo
relazionale del bambino normale e degli studi recenti sulla “Teoria della mente”.
“L’autismo non è me. L’autismo è solo un problema di elaborazione delle informazioni che governano ciò che sono” (Donna Williams).
L’Autismo non è una conseguenza di ambienti inadeguati ,né una chiusura; è un problema di neurosviluppo che altera la costituzione del mondo interpersonale e le forme di socialità .
“attualmente, infatti, è sempre più accettata l’ipotesi che il disturbo artistico sia legato ad un funzionamento mentale atipico; una disfunzione, ancora mal definita in termini neurobiologici e/o neuropsicologici, ma comunque legata all’equipaggiamento morfo-funzionale del Sistema Nervoso Centrale” ( R. Militerni, Neuropsichiatria infantile, Idelson, Gnocchi, Napoli, 2004. pagg.: 248-249)
Melania Klein1 riferisce come l’analisi dei bambini tra i due e i cinque anni abbia evidenziato che la realtà esterna è vissuta come riflesso della vita interiore. Per altro lato, la prima fase di relazione umana è dominata da impulsi sadico-orali che sono accentuati da esperienze di frustrazione e di privazione. Tutti gli strumenti di espressione sadica che possiede il bambino (sadismo uretrale, anale e muscolare) si attivano e sono diretti sugli oggetti. In questa fase, nella sua immaginazione, la realtà esterna è popolata da oggetti dai quali, egli pensa, sarà aggredito sadicamente come lui ha fatto o fa nei loro confronti. Mentre nel bambino normale questa fase è rapidamente superata e liquidata, in quello autistico permane, così che possiamo affermare che per lui “il mondo resta un ventre popolato da oggetti pericolosi”. In conseguenza di ciò il bimbo psicotico resta relegato nelle prime fasi dello sviluppo dell’Io, in un livello originale, nel quale predominano i meccanismi psichici sadici e distruttivi. Solo attraverso una terapia analitica queste caratteristiche possono essere evidenziate, così che a questi bimbi sono generalmente diagnosticati: ritardo nello sviluppo, stato psicopatico, tendenze asociali o anche, semplicemente, atteggiamenti caratteriali.
Nella sua forma classica l’autismo colpisce in tutte le parti del mondo dai quattro ai cinque bambini ogni 10000 abitanti; se però si considerano anche le forme secondarie e/o di innesto, questo indice deve essere almeno raddoppiato, essendo i maschi interessati quattro volte più delle femmine.

Personalmente non ho mai avuto un contatto diretto con un bambino che soffre di autismo ma comprendo l’importanza di una preparazione adeguata e consapevole del deficit per cercare di dare, un domani, sostegno e aiuto nel migliore dei modi possibili, anche se sicuramente sarà proprio l’esperienza decisiva nel qualificarsi in questo compito a mio parere non facile. Sicuramente più drammatica è la situazione che si presenta per le famiglie, soprattutto i genitori, dei bambini autistici che stargli dietro e tenerli “a bada” richiede un dispendio di energie nettamente maggiori rispetto a genitori con bambini normodotati. A mio parere è a loro che va fornito un forte sostegno e aiuto, soprattutto da chi gli è più vicino come familiari ed amici; và fornito un aiuto concreto, pratico che gli consenta di recuperare un po’ di energie che consumano in maniera nettamente superiore. Spesso, invece, si tende ad isolare tutta la famiglia dei bambini autistici perché è difficile confrontarsi con gli atteggiamenti e la personalità del bambino autistico.

“Invitare una "famiglia autistica" a casa vostra è un atto di vera amicizia. Apprezzo enormemente quegli amici che rendono la propria casa "a prova di Sam" prima del nostro arrivo, na¬scondendo medicine e sostanze vieta¬te, controllando che porte e finestre siano chiuse. E' meglio che siate pron¬ti ad affrontare una certa dose di caos e danni, tuttavia potreste anche essere piacevolmente sorpresi: alcune visite si concludono senza incidenti. Se, d'altro canto, non riuscite e sopporta¬re l'idea che tutti i vostri narcisi venga¬no strappati, oppure di trovare una cacca sul prato ("Non sono stato io! E' stata una gallina!", esclamò George e io fui contenta che fosse in grado di di¬re una bugia), allora fate visita voi alla vostra amica. Rompete l'isolamento che l'autismo può imporre. Tenetevi in contatto. Soprattutto cercate di apprezzare il suo bambino. Le madri possono la¬mentarsi dei propri figli, ma molto ra¬ramente vogliono sentire gli altri che li criticano. Ci sono persone che adotta¬no l'atteggiamento del tu-poverina-dev'essere-cosi-difficile-per-te; io, però, pur essendo loro grata per la parteci¬pazione, reagisco più positivamente quando qualcuno si interessa a George e a Sam, li loda, li trova divertenti, in¬teressanti e belli, come faccio io”. (Da "George e Sam" di Charlotte Moore - Editore Corbaccio. Quale tipo di aiuto o sostegno potete dare, http://www.autismoonline.it/pag_coselaut.htm)



ht http://www.autismoonline.it/pag_coselaut.htmtp://www.angsaonlus.org/
http://www.autismoitalia.org/
http://www.genitoricontroautismo.org/
KLEIN M., La psicoterapia della psicosi, Boringhieri, Torino, 1930.
DE SANCTIS S., Sopra alcune varietà della demenza precoce, Rivista Sperimentale Freniat, n. 32, 1906.
KANNER L., Psichiatria infantile, Piccin, Padova, 1979.
R. Militerni, Neuropsichiatria infantile, Idelson, Gnocchi, Napoli, 2004. pagg.: 248-249
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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  Maria Angela Amato il Lun Gen 11, 2010 8:22 pm

"Digital Divide e Disabilità"

Con digital divide si intende il divario esistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie (internet, personal computer) e chi no. Esso potrebbe incrementare non solo le già esistenti diseguaglianze di tipo economico (nel mondo!), ma avere effetti drammatici anche nell'accesso all'informazione, da parte di una certa utenza. Una delle cause ampiamente condivise del Digital Divide è di carattere economico. Il problema può quindi essere combattuto attraverso iniziative di vario tipo. La Rete Sanitaria promossa dalle Nazioni Unite e attualmente coordinata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), intende fornire un valido aiuto al problema dell’Assistenza Sanitaria nei paesi in via di sviluppo, sfruttando le enormi potenzialità offerte in questo campo dalle nuove tecnologie. Il piano prevede la creazione di diecimila siti online posti a disposizione degli ospedali, delle cliniche e delle strutture sanitarie pubbliche presenti in questi paesi.
Il termine "accessibilità" invece, è la capacità di un dispositivo, di un servizio o di una risorsa d'essere fruibile con facilità da una qualsiasi tipologia d'utente, anche per persone con ridotta o impedita capacità sensoriale, motoria, o psichica (ovvero affette da disabilità sia temporanea, sia stabile).
Esistono alcuni standard internazionali e alcune leggi nazionali che definiscono l'accessibilità per i sistemi informatici. In Italia, per le nuove realizzazioni e le modifiche apportate dalla Pubblica amministrazione ai propri siti web, si deve tenere conto (pena nullità dei contratti stipulati) della "Legge Stanca" (Legge n°4 del 9 gennaio 2004), resa operativa col decreto attuativo di fine 2005. L'obbligo della applicazione della legge sussiste esclusivamente per i siti pubblici (o di interesse pubblico).
La legge contiene alcune definizioni:
a) «accessibilità»: la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari;
b) «tecnologie assistive»: gli strumenti e le soluzioni tecniche, hardware e software, che permettono alla persona disabile, superando o riducendo le condizioni di svantaggio, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi informatici.
La legge italiana - oggetto di accesi dibattiti sul suo reale peso nel favorire l'accessibilità del web - si pone come obiettivo quello di dare attuazione al principio di uguaglianza previsto dall'art. 3 della Costituzione Italiana e quindi garantire il diritto di accesso ai servizi informatici da parte delle persone disabili. -(Legge 4--> http://www.camera.it/parlam/leggi/04004l.htm)-

Le tecnologie dell’informazione possono, dunque, contribuire a sostenere l’integrazione dei disabili nella società.
Gli ausili mettono in grado le persone disabili di usare in completa autonomia un PC e riducono, anche se sicuramente non annullano, la loro disabilità. Questo determina un aumento di persone che possono svolgere una vita “normale” sia a livello scolastico che lavorativo. Spesso si tratta, infatti, soltanto di capire quale sia il posto giusto da assegnare in azienda ad una persona disabile che, se dotata degli opportuni strumenti, sarà in grado di svolgere correttamente le attività che le verranno assegnate. Ma se da un lato l’informatica e la telematica offrono moltissime possibilità di valorizzare persone disabili, esse stesse possono creare nuove barriere. Le nuove tecnologie possono infatti migliorare la qualità di vita delle persone disabili solo se tali tecnologie sono sviluppate secondo quei criteri che permettono a tutti di utilizzarle. La tecnologia deve servire a migliorare la qualità della vita e non ad innalzare nuove barriere. Per fare in modo che essa sia uno strumento di integrazione sociale e di crescita democratica sarà quindi necessario rispettare degli accorgimenti che permettano a chi ha particolari disabilità, di superare le proprie difficoltà senza incorrere in nuovi ostacoli.
Internet può essere una fonte inesauribile di notizie, di possibilità di comunicazione e interazione, di collegamento col mondo, ma allo stesso tempo può diventare una nuova forma di esclusione per chi non ha a sua disposizione tutti i mezzi, soprattutto fisici, per usare la rete. È possibile, però, fare in modo che Internet sia facilmente accessibile anche a un disabile e che anzi diventi un supporto insostituibile della sua formazione e del suo lavoro.
Perché tutti possano utilizzare la rete senza penalizzazioni dovute a disabilità, il World Wide Web Consortium, (W3C) ha promosso la WAI (Web Accessibility Initiative). Si tratta di un’iniziativa che mira ad individuare e suggerire criteri di realizzazione dei siti web tali da permettere la fruizione delle informazioni, in essi contenute, indipendentemente dalle disabilità eventualmente presenti nel soggetto. Secondo le direttive WAI è accessibile un sito che non presenti barriere pur non rinunciando alle componenti multimediali. Esso dovrebbe sfruttare i cosiddetti “equivalenti testuali”, concepiti come parte integrante delle pagine del sito, associati alle componenti non testuali, come grafici, immagini e animazioni, in modo da inserire la ridondanza di informazione che permetta la presentazione alternativa. Esistono inoltre anche “equivalenti non testuali” ovvero icone, discorsi preregistrati o filmati di persone che traducono il testo nel linguaggio dei segni, che possono rendere accessibile il sito a soggetti con disabilità cognitive, difficoltà di apprendimento o sordità. La tecnologia può, quindi, andare anche oltre la disabilità poiché è un efficace strumento per assicurare la valorizzazione delle capacità residue dei disabili e per sopperire alle loro “mancanze”.
Ma se i benefici sono evidenti non è altrettanto evidente come questo gruppo di cittadini possa acquisire non solo una piena consapevolezza delle potenzialità della tecnologia ma ne possa usufruire a pieno. Nonostante la meritevole opera di alcune associazioni, l’impegno di diverse istituzioni e la presenza di buone prassi, moltissime sono le barriere sociali, organizzative, economiche ed individuali che impediscono una piena fruizione da parte di tutti delle possibilità offerte dalla rivoluzione digitale. Anzi, l’avvento della società basata sulle tecnologie dell’informazione può rappresentare (come detto) un’ulteriore forma di discriminazione e di esclusione.

"Digital Divide e Disabilità: il caso delle persone sorde" (Articolo di Luca Bianchi)
Una recente indagine dell’Unione Europea (Speciale EUROBAROMETERO 263 “Discrimination in the European Union”, Gennaio 2007, Commissione Europea) mostra come ancora oggi i punti di vista sull’ esistenza della discriminazione verso i disabili varino abbastanza significativamente tra i paesi membri. La discriminazione causata dalla disabilità viene percepita maggiormente diffusa in Italia (68%) e Francia (66%) e molto meno in Danimarca (32%). In linea con la diffusa percezione, da parte dell’opinione pubblica europea, delle difficili condizioni di vita dei disabili l’indagine rivela un chiaro consenso in tutti gli stati membri sulla necessità di investire maggiori risorse per sviluppare l’accessibilità (91%). Il potenziale delle nuove tecnologie per creare un’Europa accessibile è molto significativo. La migliorata accessibilità dei contenuti porta benefici notevoli per tutti gli utenti ai quali vengono forniti servizi ed applicazioni più efficienti e facilmente utilizzabili, incrementandone quindi il grado di usabilità.
Anche se questo articolo è centrato sulle persone sorde che vivono in quei paesi, come l’Italia, che sono privilegiati dal punto di vista del digital divide, non possiamo dimenticare che la situazione delle persone sorde che vivono nei paesi in via di sviluppo è ben più difficile. Basta ricordare la situazione italiana di qualche anno fa: insegnamento rivolto esclusivamente all’avviamento professionale con limitate possibilità di accesso all’istruzione superiore, o ancor prima quando i sordi venivano rinchiusi in manicomio come malati di mente o venivano loro legate le mani dietro la schiena per impedire che si esprimessero con i segni. I sordi spesso sentono di avere poche possibilità, partecipazione, o responsabilità nella società. Fattori che amplificano le scarse possibilità di accedere all’informazione e quindi accrescono la disuguaglianza nella società. Questo sentimento viene rafforzato da una generale insensibilità degli udenti verso molti diritti che vengono ancora negati ai sordi come, ad esempio, la sottotitolazione di una percentuale accettabile del palinsesto televisivo o il mancato riconoscimento ufficiale dello status di lingua alla Lingua dei Segni Italiana (LIS) (V.NOTA*).
Come noto, in Italia, sul piano legislativo una legge che va nella direzione di ridurre l’handicap delle persone con deficit sensoriali e cognitivi è la Legge 4/2004. Questa (come già sottolineato sopra) definisce una serie di principi per le pubbliche amministrazioni riguardo la pubblicazione di siti internet e materiale informatico. Pur essendo una legge senz’altro positiva, essa rappresenta tuttavia un’altra occasione mancata per i diritti delle persone sorde. Solo un requisito su 22 presenti nel decreto attuativo della legge potrebbe essere importante per aggirare il deficit della sordità. Vale la pena citare per intero il requisito:
“Nel caso in cui un filmato o una presentazione multimediale siano indispensabili per la completezza dell’informazione fornita o del servizio erogato, predisporre una alternativa testuale equivalente, sincronizzata in forma di sotto-titolazione o di descrizione vocale, oppure fornire un riassunto o una semplice etichetta per ciascun elemento video o multimediale tenendo conto del livello di importanza e delle difficoltà di realizzazione nel caso di trasmissioni in tempo reale”. (D.M. 8 luglio 2005, Allegato A, Requisito n. 18)
Quanto detto deve essere ragionevolmente tenuto in considerazione quando si considera l’interazione dei sordi con la navigazione in Internet. Bisognerebbe valutare attentamente il ripercuotersi di queste difficoltà nella navigazione, nella comprensione dei messaggi di output e nell’utilizzo dei motori di ricerca, aprendo uno spiraglio su un campo tutto da indagare. La lingua digitale e la rete forniscono un rimedio per questi sentimenti di inadeguatezza. Per mezzo del web i sordi possono agevolmente accedere all’informazione e sentirsi alla pari in un medium che utilizza principalmente il canale visuale. Le comunità di sordi nel cyberspazio possono contribuire al benessere della società, incrementando l’attenzione sulle richieste e i diritti della comunità, condividendo informazione, supportandosi a livello emotivo, scambiandosi consigli e suggerimenti. La minore formalità sintattica e morfologica delle lingue digitali va incontro alle difficoltà dei sordi nelle lingue fonetiche, inoltre le lingue digitali vanno verso il superamento del vecchio dualismo tra oralità e scrittura, rendendo per la prima volta accessibile il “concettualmente orale” ai sordi. Non è automatico comprendere l’insieme delle difficoltà che la persona sorda incontra nell’interagire con la società. Comunicare con gli altri per i sordi è difficile, perchè devono affidarsi a protesi acustiche, lettura labiale o interpreti. Inoltre non dobbiamo dimenticare le grandi difficoltà di produzione e comprensione della lingua scritta. Per migliorare l’accessibilità dei testi scritti destinati a lettori di lingua italiana sordi si può fare agevolmente riferimento alle linee guida sulla semplificazione della lingua italiana individuate, fin dall’inizio degli anni Ottanta, dalle scuole linguistiche di Tullio De Mauro e Raffaele Simone e in seguito da altri studiosi e professionisti che hanno lavorato alla semplificazione della scrittura burocratica, aziendale e professionale, con particolare riguardo alla scrittura per il Web. Sebbene la maggioranza dei sordi comunichi online tramite la lingua digitale scritta, la lingua dei segni è un aspetto fondamentale della cultura sorda, che ben si adatta al mondo virtuale del web. Il web ha un’abbondanza di lingue che sono principalmente rappresentate in modalità scritta, ma la comunità sorda è stata in grado di utilizzare le tecnologie disponibili per i propri bisogni.
Le lingue dei segni sono presenti anche sul web, sebbene non sono ancora del tutto fruibili... Ma comunque questi servizi offrono alla comunità sorda la possibilità di esprimersi appieno, di comunicare e di instaurare relazioni nella lingua dei segni. La modalità più semplice e ben adattabile al canale visuale è attraverso l’utilizzo della webcam.
Concludendo, le tecnologie possono essere davvero potenziali se permettono a una persona disabile di migliorare la propria qualità di vita e non di costruire ulteriori barriere sociali.



FONTI:
- www.wikipedia.it
- http://www.camera.it/parlam/leggi/04004l.htm
- www.webaccessibile.org
-http://formare.erickson.it/archivio/settembre_07/5_BIANCHI.html
- *Le ricerche pubblicate(Volterra V. (a cura di), La lingua italiana dei segni la comunicazione visivo gestuale, Il Mulino, 1987.oppure Caselli M.C., Maragna S., Volterra V., Linguaggio e Sordità, Il Mulino, 2007.)mostrano chiaramente che la lingua dei segni utilizzata dai sordi italiani non è un linguaggio, ma possiede le caratteristiche proprie di una vera lingua: è possibile dall’analisi dei segni individuare dei parametri formazionali, da cui nascono tutti i segni della lingua ed è inoltre possibile individuare un lessico, una morfologia, una sintassi.
- Bianchi L., L'accessibilità Web per gli utenti sordi, in Accessibilità: dalla teoria alla realtà, A cura di Roberto Scano, IWA Italy, 2004.

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