DISTURBI PERVASIVI DELLO SVILUPPO: L'AUTISMO

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DISTURBI PERVASIVI DELLO SVILUPPO: L'AUTISMO

Messaggio  Maria Ciccarelli il Gio Gen 14, 2010 8:59 pm

Dal 1980 l'autismo è considerato, dalla comunità scientifica internazionale, un disturbo pervasivo dello sviluppo.
I DPS sono caratterizzati da anomalie e compromissioni qualitative gravi e generalizzate in diverse aree: nell’interazione sociale reciproca, nella comunicazione (verbale e non verbale), nelle modalità di comportamento e interessi, che sono ristretti, ripetitivi e stereotipati. I DPS comprendono i seguenti disturbi:
•Disturbo Autistico
•Disturbo di Asperger
•Disturbo di Rett
•Disturbo Disintegrativo dell’Infanzia
Scoperto nel 1943 dallo psichiatra infantile Leo Kanner, l’autismo ancora oggi è un mistero per la ricerca scientifica: ipotesi biologiche, genetiche, farmacologiche, cognitive si sviluppano e si confondono senza mai arrivare ad una completa definizione.
L’autismo si manifesta entro il terzo anno di età con gravi deficit nelle aree della comunicazione (turbe qualitative e quantitative del linguaggio), dell’interazione sociale (turbe qualitative e quantitative delle capacità relazionali, con tendenza evidente all’isolamento), dell’immaginazione (uso inappropriato e stereotipato di oggetti) e con problemi di comportamento (auto ed etero aggressività, iperattività fisica accentuata, ipersensibilità alle variazioni dell’ambiente circostante o delle figure di riferimento affettivo); e pur accompagnandosi ad un aspetto fisico normale, perdura per tutta la vita. La presenza contemporanea di questi gravi deficit viene definita la triade del comportamento autistico: uno sviluppo notevolmente anomalo o deficitario dell’interazione sociale e della comunicazione e una marcata ristrettezza del repertorio di attività e di interessi. Le manifestazioni del disturbo variano ampiamente a seconda del livello di sviluppo e dell’età cronologica del soggetto.
Le persone “autistiche” incontrano gravi difficoltà e limitazioni nell'adattamento sia in ambito familiare che sociale e scolastico.
La caratteristica più evidente è l'isolamento accertato dall’assenza di risposta verbale e non verbale (assenza di contatto oculare e della mimica) alle stimolazioni verbali e ambientali, dalla difficoltà a stare con coetanei e adulti, dai disturbi del comportamento (iperattività fisica accentuata, comportamenti ossessivi e spesso privi di senso, ecc.).
Per queste ragioni i bambini autistici vengono descritti come “bambini bellissimi ma distanti… chiusi in una torre d'avorio”, chiamati “bambini della Luna, per la loro distanza dagli altri, o bambini pesci, per il loro silenzio”, affascinanti e inquietanti “per il mistero che li circonda” ” (U.Frith, “L'autismo. Spiegazione di un enigma”).
Non accertandone le cause, non è possibile stabilire una cura per l’autismo.
Le terapie o gli interventi, di tipo medico ed educativo/comportamentale, vengono scelti in base ai sintomi specifici di ogni individuo mantenendosi comunque oggetto di controversie rispetto alla loro efficacia.
Tutto questo fa sì che “solitudine e inadeguatezza” nell’affrontare le difficoltà del vivere quotidiano siano diventati un modus vivendi delle persone con disturbo autistico, delle loro famiglie e degli operatori professionisti.
La famiglia è il più delle volte costretta all’isolamento dalla vita pubblica e sociale principalmente a causa della scarsa informazione presente tanto nella gente comune quanto negli stessi operatori professionisti, della mancanza di personale disponibile adeguatamente formato all’assistenza, dell’assenza reale di un coordinamento e di una semplice “comunicazione” tra i servizi, di una mancata “mediazione” tra la persona autistica e il suo contesto di vita.
L’autismo è un disturbo cerebrale complesso per cui il bambino non è in grado didistinguere, codificare ed utilizzare le informazioni visive, uditive, tattili ed olfattive, che gli giungono dall’esterno. È confuso e invaso da un intricato e spesso intollerabile insieme di sensazioni difficilmente gestibili. Questo suo vivere in un caos sensoriale gli impedisce di partecipare, relazionarsi, capire, apprendere ed elaborare come succede normalmente agli altri bambini. Questa enorme difficoltà di ricevere adeguatamente e di utilizzare informazioni diventa vuoto di informazioni. Vuoto che si esprime in mancanza di interessi, di linguaggio, in solitudine, agitazione, ritardo. Lo sforzo degli insegnanti è di rendere chiaro ciò che viene proposto e di condurre progressivamente questi bambini verso una selezione, un ordine nell’apprendere e una normalizzazione del vivere con gli altri, eliminando ciò che è di disturbo in questo cammino sia che venga dall’esterno, sia che dipenda dal problema biologico condizionante.
Accogliere un bambino con autismo o malattie correlate significa adottare le dovute strategie. Sapere cosa “fare” significa sapere: cosa richiedere all’ambiente; luoghi, tempi e attività da effettuare devono essere sempre progettati prima.

CICCARELLI MARIA

www.autismoperchè.it
Neuropsichiatria infantile,R. Militerni
www.pedagogiaclinica.com

Maria Ciccarelli

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