DIGITAL DIVIDE

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DIGITAL DIVIDE

Messaggio  monica.callari il Ven Gen 15, 2010 11:00 am

IL DIGITAL DIVIDE

Il Digital Divide imponendosi e diffondendosi agli inizi degli anni novanta ci ha imposto il senso del limite, innalzando pian piano una barriera, di tipo virtuale magari, ma pur sempre una barriera: barriera dovuta alla difficoltà e talvolta all’impossibilità di avere accesso alle nuove tecnologie digitali, alla nuova comunità “virtuale”.
La National Telecomunication ed Information Administration”, organo amministrativo americano, coniò, nel 1995 il termine “Digitali Divide” e in una relazione riguardante la “trappola digitale” identificò in internet e in chi non vi poteva accedere la nuova barriera virtuale, “la trappola” nella rete. Apparve così per la prima volta il termine “Digital Divide”, come uno dei fattori negativi del fenomeno internet. Tuttavia i fattori che dividono sono numerosi e di varia natura.
Nella sua dimensione fisica il DIGITAL DIVIDE può avere un’origine individuale ed essere visto come un limite d’accesso, ad internet, per esempio, e alle nuovissime tecnologie imposte continuamente e velocemente dal progresso. L’innovazione tecnologica, il progresso, affinché possano realizzarsi in pieno devono essere accessibili a tutti gli individui, abili e diversamente abili.
Ma soprattutto “….è il senso del limite che ci deve imporre uno stop…” (M. F. Sciacca in “Saggi sull’Anno Europeo dei disabili”.
L’uso dei sistemi operativi e dei servizi forniti da web occupano una posizione rilevante nell’inserimento lavorativo e nell’integrazione delle persone in condizioni di svantaggio: ma ridurre la portata dell’integrazione alle sole tecniche impedisce di cogliere il significato umano di un processo lungo e complesso qual è la percezione di sé e dell’altro, il rispetto della comune umanità che ci identifica come individui, seppur differenti, ma parte della specie umana.
Al successo e all’efficacia dei vari interventi bisogna necessariamente tener conto delle risorse digitali, di professionalità in grado di padroneggiare competenze non solo comunicative ma anche tecniche, affinché l’integrazione intesa come processo culturale, personale e sociale possa promuovere il miglioramento della qualità di vita della persona con disabilità: e questo deve avvenire nei vari ambienti e nei vari ambiti, da quello personale e familiare a quello professionale, per sconfinare nel sociale e in tutti i luoghi ove il disabile possa trascorrere la propria esistenza.
Un altro aspetto importante che riguarda strettamente il Digital Divide e il mondo del disabile è quello del progetto di vita, progetto di un futuro spesso ostacolato dall’abisso dell’Analfabetismo Digitale: aspetto comune ad un numero ampio di persone, le quali spesso non hanno disponibilità ne economica, ne strumentale ma soprattutto non possiedono quella professionale; l’assenza di un sostegno di un operatore che “coinvolga” nel mondo digitale un disabile è un punto di riferimento essenziale nel progetto educativo e di vita di quest’ultimo.
È opportuno per chi ha delle disabilità sorpassare anche la barriera del Digital Divide, utilizzando strumenti per parlare, “….per esprimere se stessi attraverso tutto ciò che ci proviene dall’esterno, per realizzare se stessi, per soddisfare bisogni e desideri, per raccontare o raccontarsi, per scavare nell’animo umano ed entrare in dialogo con gli altri, con le cose e con se stessi….” (D. Resico in “Diversabilità ed Integrazione”). Affinché il divario esistente tra la presenza di deficit e la conoscenza delle tecnologie più avanzate non diventi insormontabile, ma sia, al contrario, fonte continua di rinnovamento, ausilio delle diversabilità, “….fino ad arrivare a crearsi un modo nuovo di vedere la vita, pur in una condizione di svantaggio….” ( A. Canevaro in “Diversabilità, storie e dialoghi di persone disabili”).
La nascita così di un Free Digital Man, deve accompagnarsi ad una tecnologia atta ad innalzare la qualità di vita di chi è in una condizione di svantaggio, e non innalzare nuove barriere, sia pur virtuali, tecnologiche. Solo questa consapevolezza può renderci più sensibili al problema, facendo in modo che i nuovi strumenti vengano messi a disposizione di tutti, e che tutti possano ricevere la gista preparazione da chi magari si occupa della formazione e dell’educazione di chi vive in condizioni di disabilità e di solitudine; che il web sia l’occasione “….per manifestare la propria solitudine e gridarla al mondo…” (E. Munch “L’Urlo” – 1895), proprio comr nel famoso quadro rappresentante il DISAGIO DEL MONDO…




Riferimenti bibliografici:
- Commissione delle comunità Europee: rapporto sulle pari opportunità per le persone con disabilità.
- Charmaz, K. 1983 ”Lost of Self”
- Canevaro A., Ianes D., 2003 “Diversabilità, storie e dialoghi di persone disabili”
- Benzi R. “Il vizio di vivere”






Monica Callari

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