TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

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TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  Admin il Mar Gen 05, 2010 9:40 am

UNICO TEST PER TUTTI I CORSISTI - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010

CARISSIMI,
I MIEI TESTI TARDERANNO, PER CUI HO DECISO DI FARVI SVOLGERE IL TEST IN QUESTO SEMPLICE FORUM.
(CIò NON TOGLIE CHE VI INVITO A LEGGERLI NON APPENA USCIRANNO A FINE MESE E SPERO CHE LO FARETE ALMENO PER CURIOSITà PRENOTANDOLI ALLA LIBRERIA SOTTOL'UNIVERSITà!)

TEST DI COMPLETAMENTO

- IL COMPITO è IL SEGUENTE - RICERCA SU: -
DIGITAL DIVIDE E DISABILITà.
--------

DIGITAL DIVIDE è IL DIVARIO DIGITALE CHE DIVIDE CHI USA INTERNET E LE NUOVE TECNOLOGIE E CHI NO.
SVOLGI UNA RICERCA SU QUESTO TEMA CONNETTENDOLO, ANCHE SE NON è STATO ANCORA FATTO, ALLA DISABILITà.
ES. CIOè TROVARE CASI IN CUI UN DISABILE è STATO ESCLUSO
-DAL DIGITALE,
-DALLA SOCIETà (PER LAVORARE A CASA),
-DALLA DOMOTICA,
-DALLE TECNOLOGIE ABILITANTI, DAL LORO USO COME IL PC A COMANDO VOCALE
*LE TECNOLOGIE LO HANNO ISOLATO?
--------

SVOLGILA ATTRAVERSO 4 FASI:
FASE 1 - FAI UNA RICERCA E RIPORTA UNA SINTESI DI ARTICOLI TROVATI SUL TEMA PROPOSTO (ANCHE 2). NON SUPERARE LE 20 RIGHE.
FASE 2 - CONTROLLA I TESTI CHE NE PARLANO (ANCHE DEL TEMA SPECIFICO AL QUALE FAI RIFERIMENTO, AIUTATI CON LE RECENSIONI E GLI INDICI PER CERCARNE I CONTENUTI O VAI SU GOOGLE LIBRI DOVE PUOI LEGGERNE MOLTE ANTEPRIME AL 50% IN PDF). SCEGLI I PIù IMPORTANTI (ANCHE 2) E SCRIVINE UNA SINTESI. NON SUPERARE LE 20 RIGHE.
FASE 3 - CITA QUALCHE TESTO (ANCHE 2). LA CITAZIONE DI FRASI UTILI DEVE ESSERE RIPORTATA TRA VIRGOLETTE "" E IN PARENTESI METTERE AUTORE, TESTO E PAGINA. NON SUPERARE LE 20 RIGHE.
FASE 4 - CONCLUSIONI PERSONALI SUL TEMA, CONFRONTI, VISSUTI, ESPERIENZE INDIRETTE O SEMPLICE COMMENTO SU QUANTO TROVATO.NON SUPERARE LE 20 RIGHE.
----------
TRACCE ALTERNATIVE:
2. AUTISMO, DISTURBO MULTISITEMICO DELLO SVILUPPO, DMSS
3. SINDROME DI ASPERGER
4. NET ADDICTION, DIPENDENZA DALLA RETE PER I DISABILI.
----------
SCADENZA 15 GENNAIO.

IL 15 GENNAIO ORE 16.30-18.30 SARò IN AULA PER RICEVERE
(CHI HA DIFFICOLTà CON IL PC PUò PORTARMELI ANCHE CARTACEI
O LAVORARE IN AULA MULTIMEDIALE IN QUELLE 2 ORE).


VI COMUNICHERò IL 15 GENNAIO I PRIMI VOTI (SINTESI DI FORUM E TEST)
SE RIESCO A CORREGGERLI - MA SAPPIATE CHE SONO DA SOLA, INIZIO UN ALTRO CORSO
E MI CI VORRà TEMPO PERCHè SIETE TANTI.


come mai parlate di una data errata come il 18?
l'esame è il 26 dovete registrarvi con la solita modalità altrimenti io non posso registrarvi.


LA DOCENTE


Ultima modifica di Admin il Mar Gen 12, 2010 3:43 pm, modificato 1 volta
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Messaggio  gilda cecoro il Mar Gen 05, 2010 6:20 pm

Relazione : “Digital divide e disabilità: divario digitale che divide chi usa Internet e le nuove tecnologie e chi no”.
Tutti, infatti, possiamo trovarci in situazioni e in periodi di tempo in cui ci viene impedito di utilizzare al meglio gli innumerevoli strumenti tecnologici a nostra disposizione. La diffusione delle tecnologie ha imposto, da circa venti anni, la questione dell'accesso al loro uso. La difficoltà o impossibilità di usufruire di tecnologie che utilizzano una codifica dei dati di tipo digitale e non analogico, definisce il cosiddetto digital divide - termine che ha cominciato a diffondersi nei primi anni '90 - che ognuno di noi può subire in modo diverso, più o meno profondo. Non esiste un'unica causa per il digital divide; i fattori sono molti: geografico, sociale, economico, anagrafico e fisico. Quest'ultimo è oggetto d'analisi nella ricerca: il digital divide può avere una dimensione individuale e soggettiva, variando all'interno della stessa persona, in base a contesti diversi. Una persona "normodotata", per esempio, può essere perfettamente in grado di usare un programma di word processing ma assolutamente incapace di scaricare musica dalla rete; questo prefigura un divide o una disabilità, intesa nell'accezione di "qualsiasi limitazione o perdita della capacità di compiere un'attività nel modo considerato normale", proposta nel 1980 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel documento International Classification of Impairments, Disabilities and Handicap. In questo modo la divisione tra disabili e normodotati viene a cadere, sostituita dall'idea che ci sono persone più disabili di altre ma che ognuno può vivere situazioni di disabilità per periodi più o meno lunghi. In pratica, tale divide, non è statico ma in continua evoluzione, in linea con i continui progressi della tecnologia da una parte, e con le particolari condizioni di età, salute, istruzione o di carattere economico, dall'altro. Nessuno di noi, quindi, può affermare di averlo definitivamente colmato ma si trova a dover inseguire i progressi, in una continua tensione verso il rinnovamento e l'aggiornamento. Per questo l'Uomo Digitale del terzo millennio ha bisogno di una tecnologia sempre più personalizzata che supplisca, di volta in volta, alle sue mancanze, che lo aiuti a risolvere i problemi e che risulti sempre più user – friendly , sia in ambito lavorativo che nella vita privata . L’innovazione tecnologica rappresenta per gli attori del sociale una grande sfida .La tecnologia deve servire a migliorare la qualità della vita, non ad innalzare nuove barriere e nuovi steccati. Per fare in modo che sia uno strumento di integrazione sociale e di crescita democratica sarà quindi necessario rispettare degli accorgimenti che permettano a chi ha particolari disabilità, di superare le proprie difficoltà senza incorrere in nuovi ostacoli. Gli individui affetti da disabilità visiva hanno problemi, per esempio, con le presentazioni multimediali, i caratteri troppo piccoli, i particolari contrasti di colore, le immagini troppo piccole. Poiché non esistono standard che definiscano le caratteristiche dei siti web, molti disabili della vista possono essere esclusi da siti potenzialmente loro utili a causa di un design non appropriato. Quanti sono affetti da problemi di mobilità fisica, anche gravi, come sclerosi multipla, paralisi o varie forme di artrite, possono incontrare difficoltà nel muovere il mouse o nell’usare una tastiera. Quanti sono deboli di udito o sordi hanno difficoltà a utilizzare video in rete, o sentire i suoni di avviso del computer. Nonostante il proliferare di enti e istituzioni che si adoprano per progettare e diffondere tecnologie universalmente accessibili, il mondo digitale costituisce ancora un ostacolo per molte persone svantaggiate. Non ultimo, la tipologia di occupazione ed in misura minore la fascia di reddito, rappresentano un fattore che influenza l’accesso e l’utilizzo delle tecnologie da parte della popolazione. Alle considerazioni precedenti sugli impedimenti all'accesso, va aggiunta quella sui limitati investimenti nella tecnologia di assistenza (ausili come sintetizzatori vocali, barre braille, alternative al mouse e alla tastiera …) che fanno sì che ancora siano relativamente alti i costi e non ampia come potrebbe la gamma di realizzazioni . Concludendo si richiede: la diffusione di una consapevolezza e sensibilità al problema in tutti gli ambienti, non solo pubblici; investimenti crescenti nelle infrastrutture di telecomunicazione e nelle tecnologie di assistenza; l'inclusione sempre più completa delle categorie deboli;la preparazione e messa a disposizione di strumenti per la formazione, anche permanente, di queste categorie.















1.ASPH Informa n.30 – Articolo “Il valore della diversità” di Stefano Mazzotti, Fondazione IBM Italia.
2.Pira F., Come comunicare il sociale. Strumenti, buone pratiche e nuove professioni, Franco Angeli, 2005, p. 99.
3. FONTE: www.cnipa.gov.it dal Libro Bianco [è frutto del lavoro della “Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli”, costituita nel maggio 2002 dal Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie di concerto con il Ministro della Salute ed il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il Libro contiene una serie di proposte concrete: un nuovo disegno di legge e alcune azioni necessarie a promuovere l’inserimento dei disabili nella società basata sull’informazione e la conoscenza], p. 11.

benissimo gilda questo è il criterio.
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Messaggio  elisabetta cecoro il Mar Gen 05, 2010 6:24 pm

Relazione su: “Digital divide e disabilità: divario digitale che divide chi usa Internet e le nuove tecnologie e chi no”.
L’innovazione tecnologica , rappresenta per gli attori del sociale una grande sfida. Intesa come la capacità di utilizzare lo strumento per esercitare politiche e azioni sociali, per superare le barriere, per scongiurare quel rischio di “Digital divide” che si fa sempre più forte e che, come ha sostenuto a più riprese anche il premio Nobel – Nelson Mandela – rischia di creare una nuova categoria di poveri. In sostanza il primo ostacolo da superare è quello di non escludere proprio le categorie più fragili ( tra queste i disabili) . Le tecnologie dell’informazione possono contribuire a sostenere l’integrazione dei disabili nella società. Gli ausili mettono in grado le persone disabili di usare in completa autonomia un PC e riducono, anche se sicuramente non annullano, la loro disabilità. Questo determina un aumento di persone che possono svolgere una vita “normale” sia a livello scolastico che lavorativo. Spesso si tratta, infatti, soltanto di capire quale sia il posto giusto da assegnare in azienda ad una persona disabile che, se dotata degli opportuni strumenti, sarà in grado di svolgere correttamente le attività che le verranno assegnate. Ma se da un lato l’informatica e la telematica offrono moltissime possibilità di valorizzare persone disabili, esse stesse possono creare nuove barriere. Alcuni dei problemi che l’utente disabile incontra nell’utilizzo della tecnologia nascono dal fatto che i prodotti standard non tengono conto dei suoi bisogni speciali. Queste difficoltà possono evitarsi nello sviluppo del prodotto. Le limitazioni, infatti, non sono inerenti alla tecnologia, che è caratterizzata da un’enorme flessibilità, ma, paradossalmente, da mancate richieste poste alla tecnologia stessa. Le interfacce grafiche apparentemente così semplici possono diventare un grosso ostacolo per chi non può vedere la freccia del mouse muoversi sullo schermo. Per fare un esempio: un’icona sul desktop – che permette di aprire direttamente un documento di testo o di accedere alla rete senza bisogno di dare ulteriori comandi – sembra un apprezzabile passo avanti verso la semplificazione dell’uso del computer, ma può invece rappresentare un problema difficilmente superabile per chi non la vede e pertanto non riesce a selezionarla. Il computer e le nuove tecnologie aiutano i disabili a superare questi limiti: un display braille, una stampante braille, un computer parlante e un lettore di CD-ROM possono agevolmente risolvere molti problemi . Le disabilità sensoriali riguardano principalmente gli ipovedenti e i non vedenti. La distinzione è importante perché, mentre gli ipovedenti usano il monitor con accorgimenti particolari, come l’ingrandimento dei caratteri o il forte contrasto dei colori per evidenziare i testi, i non vedenti hanno bisogno di supporti esterni. I primi non riescono a coordinare i movimenti occhio- mano (quelli che guidano il mouse), a riconoscere immagini più complesse sullo schermo, a leggere testi scritti in modo non chiaro; i secondi invece hanno bisogno di uno strumento che traduca i segni raffigurati sullo schermo in un codice a loro comprensibile . Quindi concludendo, credo che le nuove tecnologie possono migliorare la qualità della vita per le persone disabili solo se tali tecnologie sono sviluppate secondo quei criteri che permettono a tutti di utilizzarle.

















1. Pira F., Come comunicare il sociale. Strumenti, buone pratiche e nuove professioni, Franco Angeli, 2005, p. 99.
2.FONTE: www.cnipa.gov.it dal Libro Bianco [è frutto del lavoro della “Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli”, costituita nel maggio 2002 dal Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie di concerto con il Ministro della Salute ed il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il Libro contiene una serie di proposte concrete: un nuovo disegno di legge e alcune azioni necessarie a promuovere l’inserimento dei disabili nella società basata sull’informazione e la conoscenza], pp. 11- 12.

3. Ivi., p.10.
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Messaggio  Loreto Veronica Valeria il Mar Gen 05, 2010 6:27 pm

Relazione : “Digital divide e disabilità: divario digitale che divide chi usa Internet e le nuove tecnologie e chi no”.
Divario, disparità e disuguaglianza sociale hanno di recente trovato anche una nuova anglofona collocazione nella definizione di “digital divide”, che esprime l’handicap da parte di alcune categorie sociali - o di interi paesi - di usufruire di tecnologie e cultura di tipo digitale nella cosiddetta “società dell’informazione”. La Information Technology (IT) - lungi dall’essere causa in sé di problemi sociali mondiali come vorrebbero alcuni “apocalittici”- è pur tuttavia uno strumento essenziale nella cosiddetta “globalizzazione ”, e il digital divide ne è corollario: una sorta di iceberg costituito nel profondo da aspetti “analogici” complessi, dal punto di vista economico, sociale e culturale. In questo senso mirare all’abbattimento delle barriere digitali non può che comportare un ripensamento globale in ordine alle politiche di sviluppo e integrazione. Dallo stesso mondo delle TIC provengono suggerimenti interessanti in questo senso, il cui eco supera la dicotomia digitale/analogico e incrocia il dibattito intorno all’open source, dal quale sono giunte in questi anni alcune delle spinte culturali più rivoluzionarie in merito ai confini tra giustizia e libertà. Le iniziative volte a mitigare il digital divide si stanno moltiplicando, in Rete proliferano le informazioni intorno alle opportunità “digitali” rivolte alle cosiddette fasce deboli e anche le indicazioni politiche nazionali sembrano, quantomeno formalmente, indirizzarsi in questo senso. Il ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, in un intervento in occasione del convegno “Tecnologie per la disabilità: una società senza esclusi “, ha dichiarato infatti che la realizzazione della Società dell’Informazione richiede che si affermi una nuova generazione di diritti fondamentali della persona (diritto all’accesso, alla trasparenza, alla privacy), e che il governo ha come obiettivo l’apertura a tutti della società basata sulle tecnologie dell’informazione, a prescindere dalle condizioni sociali, fisiche o economiche. Mi auguro che queste premesse si concretizzino al più presto, bisogna abbattere il muro dell’esclusione e venire incontro a tutti. A tutti deve essere data la possibilità di usufruire di ogni cosa. Lo Stato in primis deve spendere in ricerca e sovvenzioni affinché tutti vengano trattati allo stesso modo.











1.Fonte: www.digitaldivide.it
2.Si tratta della dichiarazione del ministro Lucio Stanca, in occasione del convegno svoltosi a Roma il 5 marzo 2003.
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Loreto Veronica Valeria

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  Cillo Nadia il Mer Gen 06, 2010 6:24 am

Relazione : “Digital divide e disabilità: divario digitale che divide chi usa Internet e le nuove tecnologie e chi no”.

La “Rivoluzione digitale” ha portato nuovi e profondi cambiamenti nella nostra società, proprio come aveva fatto un paio di secoli prima la Rivoluzione industriale.
Viviamo oggi nella Società dell’Informazione e della Conoscenza: il progresso tecnologico ha fatto sì che l’informazione, il bene essenziale di questa nuova era, possa propagarsi in maniera veloce e pervasiva, a costi contenuti.
Per il progresso armonico dell’intera società, risulta però essenziale che l’informazione sia raggiungibile da tutti: se una parte della popolazione ne rimane priva, si rischia di creare una nuova e pericolosa forma di discriminazione, la cosiddetta info-esclusione.
L’Unione Europea è da tempo impegnata affinché la Società dell’Informazione sia per tutti: nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002″, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “epartecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione.
L’invito all’integrazione sociale dei disabili è stato ribadito più volte dall’UE.
L’iniziativa di maggior impatto è stata intrapresa dal Consiglio dell’Unione Europea, che ha dichiarato il 2003 Anno europeo delle persone con disabilità (Sito web ufficiale dell’Anno Europeo dei disabili http://www.eypd2003.org/).
Gli stimoli europei sono stati recepiti dagli Stati membri, che si sono impegnati affinché l’innovazione tecnologica diventi un mezzo per annullare il “digital divide” e non sia la fonte di una nuova tipologia di barriere, le barriere virtuali.
In Italia, al fine di definire un’azione coerente e incisiva, volta a promuovere il potenziale delle tecnologie verso disabili e anziani, è stata istituita nel maggio del 2002 presso il Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri la “Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli”, oggi divenuta permanente.
Inoltre, il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie ha presentato un disegno di legge, dal titolo “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, che obbliga, tra l’altro, tutte le amministrazioni pubbliche e i soggetti che erogano pubblici servizi a rispettare i requisiti di accessibilità nei contratti stipulati per la realizzazione o la modifica di siti web.
Fino a poco tempo fa si pensava che per superare il digital divide (DD:ovvero la persistenza di forti disuguaglianze nell'accesso e nell'utilizzo, da parte di singoli e di gruppi sociali, delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione che usano codifiche dei dati di tipo digitale) bastasse portare un cavo o un’antenna e dare ad ogni utente un computer.
Portare la banda larga e dare una corretta alfabetizzazione informatica erano più che sufficienti per garantire il superamento del Digital Divide che fa da spartiacque tra un Paese “arretrato” e un Paese “Evoluto”.
Il Web, i contenuti multimediali presuppongono però che gli utenti siano in possesso di requisiti fisici (vista, udito, mobilità) nella norma. E le persone allora che purtroppo soffrono di alcune disabilità, possono accedere ai nuovi servizi che la banda larga può offrire?
La risposta è no, ed è qui che si apre il nodo della questione. Potremo portare anche la banda larga a tutti, ma se comunque una fetta degli utenti non potrà comunque accedervi, il Digital Divide non potrà certamente definirsi superato.
È un aspetto questo che viene messo spesso in secondo o addirittura in terzo piano, ma invece se ne dovrebbe iniziare a parlare molto di più. Sono pochi i siti o le risorse multimediale adattate ai disabili, ed è necessario fare molto più più. La banda larga e i nuovi servizi devono essere davvero a disposizione di tutti!
Un disabile necessita di programmi che abbattano i limiti della scrittura e del linguaggio naturale: sia in ambito domestico sia nel mondo del lavoro.
Secondo il recente rapporto «Ict accessibile e disabilità», promosso dalla School of Management e dall’Ict Institute del Politecnico di Milano con Asphi Onlus, emerge che soltanto un quarto delle aziende italiane sono attrezzate per offrire strumenti tecnologici adeguati ai dipendenti disabili. Spiega Andrea Rangone, responsabile della ricerca: «Nel restante 75% dei casi le aziende preferiscono assumere persone con disabilità che non richiedano l’accesso a sistemi informatici. Affidano loro mansioni per le quali non sia necessario l’utilizzo dell’hi-tech».
Assolti formalmente gli obblighi di legge, nella sostanza molte aziende escludono quindi di fatto i disabili che, pur avendo attitudini personali a svolgere ruoli propositivi, non possono esplicitarle fare per mancanza di strumenti Ict. Qualcosa però si sta muovendo.
È il caso di Harmonia.
Si tratta di un software open source, con licenza gratuita, studiato nella nuova versione 1.5 dal Cefriel di Milano.
È uno strumento informatico che viene in aiuto alle persone affette da disabilità fisiche e sensoriali come ipovisione e daltonismo, ma anche a coloro che abbiano problemi di linguaggio e disturbi della parola.
Harmonia sta progressivamente integrando le nuove applicazioni del Web 2.0.
«Facilita la pubblicazione e l’utilizzo di blog e siti rivolti alle community — dice Diego Peroni, l’ideatore del software . Inoltre è possibile costruire questionari online che rispettino un alto grado di accessibilità da parte dei disabili».
Il software consente anche di inserire video secondo lo stile YouTube, nonché di avere mappe geografiche sulle quali posizionare punti di interesse.
Inoltre, la navigazione su Internet risulta più veloce, grazie alla semplificazione con cui digitare gli indirizzi dei siti da visitare, i cosiddetti url. «Ecco perché si parla di "urlability" — spiega Peroni — un neologismo che abbina il termine inglese usability, appunto l’usabilità, con la semplicità di consultare i contenuti dei siti web».
Harmonia 1.5, come si dice in gergo, risulta «portabile» su altre piattaforme, e i suoi servizi sono utilizzabili da diversi tipi di terminali: si adatta con facilità a dispositivi elettronici come palmari e smartphone.
Non solo, trattandosi di software open source occupa poco spazio in memoria e si presta a essere installato sui computer obsoleti, non di ultima generazione.
Un vantaggio per Onlus ed associazioni di volontariato che spesso riciclano i computer dismessi da aziende e privati.
Certo, lo sviluppo delle tecnologie informatiche deve facilitare il superamento dei limiti strutturali e fisici a categorie deboli, soggetti disabili, deve favorire un’integrazione ed una partecipazione maggiori di queste categorie alla vita sociale del Paese; evitando che, invece, rischi paradossalmente di diventare un ostacolo al processo di inclusione o una barriera virtuale all’accesso e all’integrazione, accentuando il divario già esistente con la restante parte della società….deve tendere al miglioramento della qualità della vita …oggigiorno si avverte anzi sempre più l’esigenza di una tecnologia personalizzata che tenga conto del singolo individuo, delle sue specifiche capacità e dei suoi distinti bisogni….per cui ben venga ma che sia positiva “per tutti!”



Fonte: Webaccessibile.org – Art.1 “Tecnologie e disabilità” di Roberto Castaldo
“Digital Divide. La nuova frontiera dello sviluppo globale” Edito Franco Angeli, 2003.
Fonte: OltreleBarriere.net
Fonte: www.psicologisenzafrontiere.org
Fonte: www.oneadsl.it
Fonte : armonia.cefriel.it rassegna corriere economia

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Relazione : “Digital divide e disabilità: divario digitale che divide chi usa Internet e le nuove tecnologie e chi no”.

Messaggio  madda.dionisio87 il Mer Gen 06, 2010 11:17 am

Oggi viviamo in una società basata sull’informazione e la conoscenza. Come da più parti è stato osservato, la pervasività delle tecnologie dell’informazione è un fenomeno che ha un duplice risvolto. Proprio mentre le tecnologie dell’informazione rendono possibile l’accesso a quanto finora inaccessibile, offrendo nuove soluzioni a problemi un tempo insuperabili, possono contemporaneamente generare nuovi problemi e forme di discriminazione e di esclusione per utenti disabili. Esiste, infatti, un pericolo reale che questi possano rimanere esclusi dalla società basata sulle tecnologie dell’informazione poiché spesso la tecnologia non è loro accessibile e non tutti possono così usufruire degli stessi “diritti”.
Non si riflette abbastanza sul fatto che questi vantaggi sono limitati ad una parte molto limitata dell'umanità. Infatti non si prendono in considerazioni tutte quelle persone che per disabilità fisiche o mentali non riescono a utilizzare la rete o ci riescono solo a prezzo di grandi difficoltà.. Molto meno evidente è anche un altro tipo di handicap che si sta producendo ad un ritmo sempre più rapido; quello dovuto al fatto che gli strumenti software e hardware che la rivoluzione digitale sta facendo entrare sempre più pervasivamente nelle nostre vite sono in genere pensati esclusivamente per persone normodotate; per questo tipo di difficoltà è stato appropriatamente coniato il termine di "barriere digitali".Recenti indagini evidenziano come anche all’interno dello stesso nucleo familiare esista una sostanziale diversità di comportamento rispetto alle tecnologie che è legata indissolubilmente a fattori anagrafici. Per cui possiamo parlare di un “divario digitale ”nello stesso appartamento e da stanza a stanza.
Nella rete, in particolare, un disabile incontra difficoltà enormi. E' stato stimato che il 95% dei siti non rispetta i criteri stabiliti dal World Wide Web Consortium1 per garantire l'accesso a tutti delle risorse di rete. Ma quali possono essere le difficoltà incontrate da un disabile nell'uso della rete e del computer? Prendiamo per esempio il deficit del daltonismo. I daltonici non riescono a discriminare la differenza tra i colori; quindi, se un sito o una schermata di un software qualsiasi convoglia le sue informazioni tramite oggetti visivi (testi, immagini, porzioni dello schermo) che si differenziano solo per la diversità di colore, un daltonico non riuscirà a recepire quelle informazioni. Se il deficit invece è la cecità totale, allora lo schermo del computer è del tutto inutile per quella persona. Ma questo non vuol dire che non possa usare il computer; un cieco può servirsi di un display braille per leggere le informazioni che sono rappresentate sullo schermo oppure può ascoltarle tramite un sintetizzatore vocale; questo a patto però che le informazioni siano date anche in modo testuale per permettere al display braille o al sintetizzatore vocale di trasformarle in stimoli percepibili dall'utente, infatti oggi, gli ausili sono diventati apparecchiature o programmi sofisticati, in grado di risolvere con successo anche i problemi delle persone con gravi difficoltà. Ci sono, ad esempio, ausili in grado di controllare un intero appartamento – luci,televisione, porte, finestre o altro – e che permettono a disabili motori gravi di gestire autonomamente, in modo intelligente, la propria casa.
Nel caso di alcune forme spastiche invece il deficit consiste nell'inabilità di muovere il mouse con la precisione necessaria e quindi tutte quelle situazioni in cui si richiede di compiere delle scelte tramite un click del mouse rappresentano un ostacolo insormontabile per il disabile. In questo caso sarebbe necessario uno strumento di puntamento pensato appositamente per il suo handicap oppure la possibilità di poter immettere le proprie scelte anche tramite tastiera. In genere è proprio la ricchezza attuale delle pagine web, la presenza di molti elementi multimediali nei formati più disparati, la possibilità di spostarsi facilmente da un documento ad un altro tramite un semplice click - in definitiva proprio ciò che ha contribuito all'enorme diffusione della rete tra le persone normodotate - a costituire la principale difficoltà per molti disabili; paradossalmente per loro la situazione era migliore quando quasi tutti i servizi Internet utilizzavano solo strumenti testuali. Questo perché gli ausili di cui si servono molti disabili, e in particolare i non vedenti, sfruttano la possibilità di tradurre i caratteri di un testo da leggere sullo schermo in altri stimoli sensoriali utilizzabili da loro.
Per fortuna, la rete non costituisce solo un percorso ad ostacoli per i disabili, ma è anche una fonte inesauribile di servizi e di risorse che possono aiutarli ad integrarsi più facilmente nel tessuto sociale. Tramite la posta elettronica o attraverso una chat, persone con difficoltà di tipo fisico, psichico o comunicativo, possono instaurare più facilmente un rapporto diretto con la realtà esterna alla propria famiglia.
Ma tra le potenzialità più promettenti che offre la rete per l’integrazione dei disabili c’è sicuramente quella costituita dal telelavoro. Grazie al telelavoro si modifica il rapporto tra le coordinate essenziali della vita di ognuno, lo spazio e il tempo. Infatti, rispetto allo spazio, il telelavoratore non è più legato a luoghi fisici. Mentre rispetto al tempo non deve più osservare orari prefissati, ma può gestire più liberamente la propria attività. Quindi i confini tra lavoro, riposo e formazione divengono più elastici - e questo è un vantaggio soprattutto per persone con esigenze particolari come i disabili.
Ma non dobbiamo cadere nella pericolosa illusione che sia sufficiente dare un computer collegato ad Internet ad ogni disabile per aver risolto i loro problemi. In primo luogo, è necessario che l'uso delle nuove tecnologie rientri all'interno di un progetto. L'uso delle macchine deve essere guidato dall'intelligenza umana, evitando il puro tecnicismo, cioè un uso delle tecnologie fine a se stesso. Il progetto d’uso deve basarsi sulle capacità residue del disabile, cioè su quelle funzionalità, fisiche, psichiche o mentali che il deficit non ha pregiudicato o ha compromesso solo in parte. In secondo luogo, si deve essere ben coscienti del rischio di confinare i disabili all’interno delle loro case, impedendogli di fatto l’insostituibile rapporto umano diretto con gli altri.
Alcuni dei problemi che l’utente disabile incontra nell’utilizzo della tecnologia nascono dal fatto che i prodotti standard non tengono conto dei suoi bisogni speciali.
Le limitazioni, infatti,non sono inerenti alla tecnologia, che è caratterizzata da un’enorme flessibilità, ma,paradossalmente, da mancate richieste poste alla tecnologia stessa.
“Gli Stati dovrebbero riconoscere la prominente importanza dell’accessibità nel processo di creazione di uguali opportunità in tutti i campi della vita sociale. Per le persone disabili gli Stati dovrebbero sia attivare programmi per rendere accessibile l’ambiente fisico sia prendere le misure necessarie per fornire accesso alle informazioni e al mondo della comunicazione. …
Gli Stati dovrebbero far sì che i nuovi sistemi telematici per fornire al pubblico informazioni e servizi siano resi accessibili fin dall’inizio oppure adattati in modo da risultare accessibili alle persone disabili.”. Una delle proposte in parlamento per le persone disabili che non possono usare le mani,è stata: Una firma con le impronte digitali. I deputati del Pd Poretti e Perduca per far accedere autonomamente queste persone a pratiche amministrative che necessitano della firma di proprio pugno propongono l'equiparazione alla firma dell'impronta digitale, strumento non falsificabile e quindi sicuro.
In definitiva; le nuove tecnologie possono migliorare la qualità della vita per le persone disabili solo se tali tecnologie sono sviluppate secondo quei criteri che permettono a tutti di utilizzarle. La tecnologia deve servire a migliorare la qualità della vita, non ad innalzare nuove barriere e nuovi steccati. Per fare in modo che sia uno strumento di integrazione sociale e di crescita democratica sarà quindi necessario rispettare degli accorgimenti che permettano a chi ha particolari disabilità, di superare le proprie difficoltà senza incorrere in nuovi ostacoli.





FONTE 1: rete e disabilità-mediamente (www.mediamente.rai.it)
FONTE 2: www.cnipa.gov.it dal Libro Bianco [è frutto del lavoro della “Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli”, costituita nel maggio 2002 dal Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie di concerto con il Ministro della Salute ed il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il Libro contiene una serie di proposte concrete: un nuovo disegno di legge e alcune azioni necessarie a promuovere l’inserimento dei disabili nella società basata sull’informazione e la conoscenza]
FONTE 3: www.superabile.it

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  Gabriella Zeno il Mer Gen 06, 2010 4:46 pm

Digital Divide e Disabilità: il caso delle persone sorde
Tutti gli elementi che favoriscono lo sviluppo dell'accessibilità contribuiscono a ridurre il Digital Divide e la conseguente disabilità. L’accessibilità alle nuove tecnologie, riguarda una serie di norme, studi, accorgimenti che mirano a ridurre o eliminare un “fronte” del Digital Divide che interessa direttamente le persone con deficit sensoriali o cognitivi e indirettamente vasti strati della società.
Una recente indagine dell’Unione Europea mostra come ancora oggi i punti di vista sull’ esistenza della discriminazione verso i disabili varino abbastanza significativamente tra i paesi membri: Italia (68%) Francia (66%) e molto meno in Danimarca (32%).
L’opinione pubblica europea, oggi, ancora più consapevole delle difficili condizioni di vita dei disabili, rivela un chiaro consenso in tutti gli stati membri sulla necessità di investire maggiori risorse per sviluppare l’accessibilità.
Promuovere una Inclusive Knowledge Society è uno degli obietti primari del 2010 che annuncia misure per rendere le tecnologie dell’informazione e della comunicazione accessibili al più vasto numero di persone possibile e lo sviluppo di prodotti che mirino ad assicurare accessibilità, salute e sicurezza a tutti. In special modo alle fasce più deboli come i bambini, le persone anziane e le persone con disabilità fisica, sensoriale, mentale e cognitiva.
Un elevato livello di accessibilità porta benefici in particolare a chi accede in condizioni ambientali o sociali sfavorevoli.

Digital Divide e Sordi
Anche se questo articolo è centrato sulle persone sorde che vivono in quei paesi, come l’Italia, che sono privilegiati dal punto di vista del digital divide, non possiamo dimenticare che la situazione delle persone sorde che vivono nei paesi in via di sviluppo è ben più difficile. Basta ricordare la situazione italiana di qualche anno fa: insegnamento rivolto esclusivamente all’avviamento professionale con limitate possibilità di accesso all’istruzione superiore, o ancor prima quando i sordi venivano rinchiusi in manicomio come malati di mente o venivano loro legate le mani dietro la schiena per impedire che si esprimessero con i segni.
Una ricerca realizzata da Isaac Agboola e Arthur Lee (1) della Gallaudet University ha raccolto dati sull’utilizzo del computer ed internet della comunità sorda nel mondo. I ricercatori hanno stimato che se dal 50% al 95% della popolazione sorda dei paesi “sviluppati” ha accesso ad internet, si passa all’1% - 35% della popolazione sorda nei paesi in via di sviluppo. Per coloro che non possono accedere al web, la causa principale è la difficoltà economica, aggiunta ad una mancanza di istruzione. Lo studio citato ha anche constatato che la mancanza di stimoli, la scarsa conoscenza dell’informatica e le barriere culturali causano un ulteriore ampliamento del digital divide. Per rimediare a questo gap si dovrebbe fornire assistenza ai paesi in via di sviluppo in modo che le comunità di sordi possano essere introdotte agli aspetti sociali ed educativi del web.
I sordi spesso sentono di avere poche possibilità, partecipazione, o responsabilità nella società. Fattori che amplificano le scarse possibilità di accedere all’informazione e quindi accrescono la disuguaglianza nella società. Questo sentimento viene rafforzato da una generale insensibilità degli udenti verso molti diritti che vengono ancora negati ai sordi come, ad esempio, la sottotitolazione di una percentuale accettabile del palinsesto televisivo o il mancato riconoscimento ufficiale dello status di lingua alla Lingua dei Segni Italiana (LIS) (2).
La lingua digitale (3) e la rete forniscono un rimedio per questi sentimenti di inadeguatezza. Per mezzo del web i sordi possono agevolmente accedere all’informazione e sentirsi alla pari in un medium che utilizza principalmente il canale visuale. Le comunità di sordi nel cyberspazio possono contribuire al benessere della società, incrementando l’attenzione sulle richieste e i diritti della comunità, condividendo informazione, supportandosi a livello emotivo, scambiandosi consigli e suggerimenti. Le lingue digitali vanno verso il superamento del vecchio dualismo tra oralità e scrittura, rendendo per la prima volta accessibile il “concettualmente orale” ai sordi.
Attraverso questo approfondimento ritengo che migliorare l'accessibilità porta benefici notevoli per tutti gli utenti sia per i disabili che per i "normo-dotati", in quanto, grazie al "nuovo mondo tecnologico", differenze che "face to face" potrebbero essere insormontabili, oggi possono essere superate e addirittura insignificative.

Note
(1) Agboola, I.O., & Lee, A.C. (2000). Computer and information technology access for deaf individuals and developing countries. Journal of Deaf Studies and Deaf Education.
(2) Le ricerche pubblicate(Volterra V. (a cura di), La lingua italiana dei segni la comunicazione visivo gestuale, Il Mulino, 1987.oppure Caselli M.C., Maragna S., Volterra V., Linguaggio e Sordità, Il Mulino, 2007.)mostrano chiaramente che la lingua dei segni utilizzata dai sordi italiani non è un linguaggio, ma possiede le caratteristiche proprie di una vera lingua: è possibile dall’analisi dei segni individuare dei parametri formazionali, da cui nascono tutti i segni della lingua ed è inoltre possibile individuare un lessico, una morfologia, una sintassi.
(3) Sull’uso dei sordi della lingua digitale vedi: Bianchi L., L'accessibilità Web per gli utenti sordi, in Accessibilità: dalla teoria alla realtà, A cura di Roberto Scano, IWA Italy, 2004.
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Ricerca Digital Divide e Disabilità

Messaggio  bencivengamarialisa il Mer Gen 06, 2010 9:01 pm

[justify]Negli ultimi 30 anni la tecnologia ha cambiato il modo di vivere, lavorare, comunicare, migliorando la qualità della vita di milioni di persone nel mondo. Le tecnologie dell'informazione contribuiscono a sostenere l'integrazione dei disabili nella società.
Gli ausili mettono in grado le persone disabili di usare in completa autonomia un PC e riducono, anche se sicuramente non annullano, la loro disabilità. Tutto ciò determina un aumento di persone che possono svolgere una vita "normale" sia a livello scolastico che lavorativo. Spesso si tratta, infatti, soltanto di capire quale sia il posto giusto da assegnare in azienda ad una persona disabile che, se dotata degli opportuni strumenti, sarà in grado di svolgere correttamente le attività che le verranno assegnate. Ma se da un lato l'informatica e la telematica offrono moltissime possibilità di valorizzare persone disabili, esse stesse possono creare nuove barriere.
Alcuni dei problemi che l'utente disabile incontra nell'utilizzo della tecnologia nascono dal fatto che i prodotti standard spesso non tengono conto dei suoi bisogni “speciali”.
Queste difficoltà possono evitarsi nello sviluppo del prodotto. Le limitazioni, infatti, non sono inerenti alla tecnologia, che è caratterizzata da un'enorme flessibilità, ma, paradossalmente, da mancate richieste poste alla tecnologia stessa. Le interfacce grafiche apparentemente così semplici possono diventare un grande ostacolo per chi non può vedere la freccia del mouse muoversi sullo schermo. Per fare un esempio: un'icona sul desktop – che permette di aprire direttamente un documento di testo o di accedere alla rete senza bisogno di dare ulteriori comandi – sembra un apprezzabile passo avanti verso la semplificazione dell'uso del computer, ma può invece rappresentare un problema difficilmente superabile per chi non la vede e pertanto non riesce a selezionarla.
Le nuove tecnologie possono migliorare la qualità della vita per le persone disabili solo se tali tecnologie sono sviluppate secondo quei criteri che permettono a tutti di utilizzarle.
Quanti sono affetti da problemi di mobilità fisica, anche gravi, come sclerosi multipla, paralisi o varie forme di artrite, possono incontrare difficoltà nel muovere il mouse o nell'usare una tastiera.
Quanti sono deboli di udito o sordi hanno difficoltà a utilizzare video in rete, o sentire i suoni di avviso del computer.
Affinché la tecnologia diventi uno strumento di integrazione sociale e di crescita democratica diventa quindi prioritario rispettare degli accorgimenti che permettano a chi ha particolari disabilità, di superare le proprie difficoltà.
In una società sempre più complessa in cui la globalizzazione ha amplificato i costi del controllo sociale in termini simbolici, politici, economici e culturali il cittadino si trova senza punti di riferimento forti. Si parla quindi di crollo dei vecchi valori tradizionali sostituiti da un’eterogeneità di stili di vita, visioni del mondo e orientamenti. Risulta perciò fondamentale la riscoperta del valore della fiducia. E’ in questo contesto che diventa indispensabile un rapporto costante e diretto tra istituzioni pubbliche e soggetti privati. L’ICT (Information and Communications Technology) garantisce e rafforza nuove forme di partecipazione che possono saldare questo legame. Internet però non deve sostituire ma sostenere, rafforzare, innovare gli ambiti e le modalità della partecipazione attivata attraverso i canali e le sedi tradizionali. Le politiche per la promozione e la partecipazione dei cittadini attraverso l’ICT diventano così strumento per avvicinare i soggetti tendenzialmente più distanti o per cultura o perché socialmente esclusi in quanto ritenuti “non abili”. In primo luogo consideriamo i disabili adottando la definizione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), secondo la quale la disabilità è la riduzione o perdita di una capacità funzionale o dell’attività conseguente a una menomazione di tipo anatomico, psicologico o fisiologico. Possiamo quindi suddividere i problemi di accessibilità in tre principali categorie:
- disabilità fisiche-sensoriali: non vedenti, ipovedenti (cioè persone che possiedono un residuo visivo oscillante tra 1/10 e 3/10), daltonici, non udenti, utenti con difficoltà motoria nell'uso
di mouse o tastiera;
- disabilità cognitive: derivanti dallo scarso apprendimento o da problemi di lettura e comprensione dei testi dovuto ad esempio alla bassa scolarità;
- barriere tecnologiche: connessione lenta, mancanza di plug-in necessari per la consultazione del sito. Oggi circa il 32% degli italiani utilizza il web, ma esiste un 24% di potenziali utenti che lamentano la mancanza di competenze e capacità adeguate per utilizzare internet. Preoccupante è anche quell’ 11% di popolazione che viene esclusa da internet perché non sa cosa sia o quali servizi offre. Anche nel caso di un utente normalmente dotato si può continuare a parlare di difficoltà di
accesso, ad esempio derivanti dal mezzo utilizzato (il telefono mobile, un palmare, un chiosco informativo o la web-tv), anziché il tradizionale computer. Nasce quindi l’esigenza di rendere fruibili i contenuti indipendentemente dai dispositivi che l'utente impiegherà: un contenuto, molte presentazioni. In definitiva bisogna continuare nell’azione di abbattimento delle barriere di accesso attraverso la promozione di campagne di informazione, progetti tecnologici e l’adozione delle linee guida WAI nei siti della Pubblica Amministrazione.
Studi, ricerche e soluzioni applicative testimoniano l'impegno affinché il numero di siti internet accessibili diventi sempre più alto e sempre più persone con disabilità possano utilizzare e dare il proprio contributo in rete.
Con un conseguente arricchimento della loro vita, ma anche di quella di tutta la comunità. Concludendo, ritengo che oltre a mettere a disposizione strumenti funzionali e di semplice e rapido utilizzo, occorre promuovere l'innovazione tecnologica attraverso la diffusione del know-how e forme di partnership con fondazioni, istituzioni e imprese. Il sostegno per lo sviluppo di queste iniziative è finalizzato a trasformare il modo di concepire e vivere la diversità: l'accresciuta sensibilità nei confronti dell'accessibilità e dell'usabilità delle risorse tecnologicamente avanzate può trasformarsi in una risorsa vitale che porta all'integrazione sociale e all'autonomia quotidiana.
• Lorenzo Spallino, L'Internet delle Pubbliche amministrazioni: la legge 9 gennaio 2004 n. 4, Disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici, in Rivista Amministrativa della Regione Lombardia, n. 2, aprile-giugno 2004, supplemento al fascicolo 8/2004
della Rivista Amministrativa della Repubbica Italiana
• Luca Spinelli, Ergonomia, usabilità, accessibilità, in «Login», Gruppo Editoriale Infomedia, Pisa,2006
• Luca Spinelli, L'italia che non sa usare il computer, in «Login», Gruppo Editoriale Infomedia, Pisa,2006
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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  Grazia Piccolo il Gio Gen 07, 2010 12:35 pm

Relazione: “Digital divide e disabilità: divario digitale che divide chi usa Internet e le nuove tecnologie e chi no”.

Sempre più frequentemente capita di guardare alle epoche passate e di rapportarle a quella attuale per evidenziare le analogie e le differenze tra esse. Ebbene, da questo confronto risulta evidente quanto la società odierna sia caratterizzata dalle ICT (Information and Communication Tecnology) ovvero le tecnologie che consentono di elaborare e comunicare l’informazione attraverso mezzi digitali.
Risulta altrettanto evidente, però, che la diffusione delle suddette tecnologie, o meglio la possibilità di accedervi o meno, sta generando profonde differenze tra le persone. Per questo motivo oggi si parla di Digital Divide espressione che letteralmente si traduce con divario, divisione digitale e che viene utilizzata in riferimento alle disuguaglianze nell’accesso e nell’utilizzo delle tecnologie della Società dell’informazione e della comunicazione ICT.
Il termine Digital Divide venne utilizzato per la prima volta nel 1995, quando la National Telecommunications and Information Administration (NTIA), organo consultivo degli Stati Uniti sulle politiche nel settore delle telecomunicazioni, pubblicò la relazione A Survey of the “Have nots” in Rural and Urban America, la prima di una serie intitolata "Falling Trought the Net". Questo, e la serie di rapporti successivi, mettono in luce una serie di differenze che limitano la diffusione e l’accesso uniformi alle nuove tecnologie da parte di tutti i cittadini. In particolare, l’espressione Digital Divide veniva utilizzata frequentemente nei discorsi del presidente statunitense Bill Clinton e del suo vice Al Gore, quando, all’inizio degli anni Novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell’infrastruttura di Internet negli Stati Uniti. Il concetto di “divario digitale” era riferito alla difficoltà di accesso ad Internet in determinate zone del paese (difficoltà intesa anche sotto l’aspetto dei costi).
In quegli anni Internet esplodeva come fenomeno di massa e diventava sempre di più un mezzo di lavoro e di business: non essere connessi alla rete (o non avere gli strumenti cognitivi per farlo), significava, quindi, essere relegati ai margini della società. Nacquero, così, vari progetti per colmare il divario digitale americano nell’amministrazione Clinton.
Con il passare del tempo, la “rivoluzione Internet” iniziò a interessare un po’ tutto il mondo industrializzato e queste tematiche cominciarono ad essere sentite anche in altri paesi fino a raggiungere anche il sud del pianeta.
Le nuove tecnologie nascono per migliorare la qualità di vita delle persone e le opportunità professionali e culturali eppure sembra che ciò non valga per tutti ma solo per una ristretta cerchia di persone. Le tecnologie devono riguardare tutti e, come afferma Olivier Turquet, “non ci sarà progresso se non sarà di tutti e per tutti” ma, pensando alle difficoltà che possono incontrare disabili ed anziani mi rendo conto che questo traguardo non è stato ancora raggiunto.
Del fenomeno Digital Divide si è parlato anche in un documento vaticano (Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, La Chiesa e Internet, 2002; Etica in Internet, 2002), nel quale si afferma quanto segue: “L’espressione Digital Divide evidenzia il fatto che gli individui, i gruppi e le nazioni devono avere accesso alla nuova tecnologia per non rimanere in arretrato e poter godere dei benefici che la globalizzazione e lo sviluppo promettono. È necessario che il divario tra coloro che beneficiano dei nuovi mezzi di informazione e di espressione e coloro che non hanno ancora accesso ad essi non diventi una incontrollabile, ulteriore fonte di disuguaglianza e di discriminazione. È necessario individuare modi per rendere Internet accessibile ai gruppi meno avvantaggiati, sia direttamente sia collegandolo a mezzi di comunicazione tradizionali a più basso costo. Il ciberspazio dovrebbe essere una fonte di informazioni e servizi accessibili a tutti gratuitamente e in una vasta gamma di lingue. Le istituzioni pubbliche hanno la responsabilità particolare di creare e conservare siti di questo tipo”. E forse un intervento da parte dalle istituzioni pubbliche in questo settore è l’unico modo per poter porre rimedio a questa situazione. A questo proposito ho ritenuto necessario riportare alcuni passi di un articolo dal titolo “Tecnologie e disabilità” del 5 marzo 2004 a cura di Roberto Castaldo in cui, con particolare riferimento al rapporto tra Digital Divide e diversamente abili, si mettono in evidenza alcuni interventi promossi dall’UE per cercare di arginare per quanto possibile questo fenomeno. Nell’articolo si afferma quanto segue: «l’Unione Europea è da tempo impegnata affinché la Società dell’Informazione sia per tutti: nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002”, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “epartecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione […] In Italia, al fine di definire un’azione coerente e incisiva, volta a promuovere il potenziale delle tecnologie verso disabili e anziani, è stata istituita nel maggio del 2002 presso il Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri la “Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli”, oggi divenuta permanente (Alla Commissione prendono parte rappresentanti del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, del Ministro per le Pari opportunità, del Ministro delle Politiche Comunitarie, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero della Salute, del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, del Ministero delle Comunicazioni)».
Il Digital Divide è un argomento di grande attualità che ho potuto approfondire mediante questa ricerca. E’ stato interessante scoprire l’origine storica di questa espressione e analizzare i diversi aspetti che contraddistinguono tale fenomeno con la speranza che si creino al più presto le condizioni affinché tutti possano utilizzare le nuove tecnologie senza distinzioni di alcun genere in modo che il Digital Divide rimanga solo un ricordo.





Fonte: http://www.pluto.it/files/journal/pj0207/Digital_Divide.html
Fonte:http://webaccessibile.org/normative/abi-accessibilita-dellhome-banking/1-tecnologie-e-disabilita

Grazia Piccolo

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angela grammaldo Ieri a 22:13

Messaggio  Admin il Gio Gen 07, 2010 12:49 pm

Sindrome di Asperger
angela grammaldo Ieri a 22:13


Gentile Prof.ssa,
ho provato più volte ad inserire il mio intervento nella sezione "test di completamento", ma continuava ad apparirmi un errore nella visualizzazione della pagina; ho deciso perciò di inserirlo in questa sezione, sperando che in questo modo potrà leggerlo e chiuderlo.
grazie,
Angela Grammaldo

SINDROME DI ASPERGER
La sindrome di Asperger è una, relativamente nuova, categoria di disturbi dello sviluppo; il termine è entrato nell’uso generale solo da quindici anni. Benché un gruppo di bambini con questo quadro clinico fu originariamente e molto accuratamente descritto nel 1940 dal pediatra viennese Hans Asperger, la sindrome di Asperger (AS) è stata “ufficialmente” riconosciuta nel “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” per la prima volta nella quarta edizione pubblicata nel 1994. Nonostante ciò,ad oggi ci sono stati pochi articoli al riguardo su riviste di letteratura medica, anche se l’AS è probabilmente da considerare più comune di quanto precedentemente ritenuto.
I migliori studi che sono stati pubblicati ad oggi, suggeriscono che l’AS sia considerevolmente più comune del “classico” autismo. Mentre l’autismo è stato tradizionalmente valutato incidere in circa 4 su 10.000 bambini, le stime sulla sindrome di Asperger hanno una gamma maggiore di 20-25 per 10.000. Ciò significa che per ciascun caso di più tipico autismo, le scuole possono aspettarsi di incontrare parecchi bambini con un quadro di AS
Tutti gli studi sono d’accordo che la sindrome di Asperger è molto più comune nei maschi che nelle femmine. Le ragioni sono sconosciute.
L’AS è giustamente comunemente associata con altri tipi di diagnosi, di nuovo per ragioni sconosciute, che includono: tic, problemi di attenzione e disturbi dell’umore come la depressione e l’ansietà. In alcuni casi c’è una chiara componente genetica, con un genitore (molto spesso il padre), che mostra il quadro completo dell’AS o almeno alcuni tratti associati con l’AS; fattori genetici sembrano essere più comuni nell’AS paragonato al più classico autismo. I tratti temperamentali che comprendono interessi intensi e limitati, stile compulsivo o rigido e goffaggine o timidezza sembrano essere molto comuni, da soli o in combinazione, nei parenti dei bambini AS. Qualche volta ci sarebbe una storia familiare di autismo nei parenti che rafforza l’impressione che AS e autismo abbiano qualche volta condizioni correlate. Altri studi hanno dimostrato un alto tasso di depressione, sia bipolare sia unipolare, nei parenti dei bambini con AS, suggerendo un collegamento genetico in almeno alcuni casi. Sembra per l’AS, come per l’autismo, che il quadro clinico che si osserva è probabilmente influenzato da molti fattori, includendo quelli genetici, così che non c’è in molti casi una singola causa identificabile.
Il nuovo criterio DSM-4 per la diagnosi di AS, con linguaggio estratto dai criteri diagnostici per l’autismo, include la presenza di:
• Danni qualitativi nell’interazione sociale che coinvolgono alcune o tutte le seguenti cose: danno nell’uso dei comportamenti non-verbali che regolano l’interazione sociale, mancanza, appropriata all’età, dello sviluppo di relazioni paritarie, difetto di interesse spontaneo nel partecipare ad esperienze con altri e difetto di reciprocità sociale o emozionale.
Modelli di comportamento, interessi e attività ristretti e stereotipati che coinvolgono: coinvolgimento in uno o più modelli di interesse stereotipati e ristretti, aderenza inflessibile a specifiche routine non funzionali o rituali, manierismi motori stereotipati o ripetitivi, interesse in parti di oggetti.
Questi comportamenti devono essere tali da interferire in modo significativo con le aree di funzionamento sociale od altre aree. Inoltre non ci devono essere ritardi significativi associati sia alle funzioni cognitive generali, auto-soccorso/capacità adattative, ambientale, sia allo sviluppo complessivo del linguaggio.
Per quanto concerne l’interazione sociale,forse la caratteristica più ovvia è il danneggiamento dell’interazione sociale bilaterale. Questo non è primariamente dovuto ad un desiderio di sfuggire dal contatto sociale. Il problema sorge da una mancanza di abilità nel capire ed usare le regole che governano il comportamento sociale. Queste regole sono non scritte e sottintese, complesse, cambiano continuamente, e coinvolgono il linguaggio, i gesti, il movimento, il contatto visivo, la scelta di vestire, la prossimità agli altri e molti altri aspetti del comportamento. Il grado di abilità in questa area varia fra persone normali, ma quelli con la sindrome di Asperger sono fuori della serie normale. Il loro comportamento sociale è ingenuo e particolare. Possono essere consapevoli delle loro difficoltà ed anche sforzarsi di superarle, ma in modo improprio e con scarso successo. Non hanno la conoscenza intuitiva di come adattare i loro approcci e le risposte per andare incontro alle necessità ed alle personalità altrui. Alcuni finiscono per essere sensibili alla critica e diffidenti nei confronti delle altre persone. Una piccola minoranza ha una storia di atti antisociali piuttosto bizzarri, forse a causa della loro mancanza di empatia.
Le relazioni col sesso opposto offrono un buon esempio della più generale inettitudine sociale. Un giovane con sindrome di Asperger osserva che la maggior parte dei suoi coetanei sono amici di ragazze ed eventualmente si sposano e hanno bambini. Desidera essere normale su questo aspetto, ma non ha idea di come indicare il suo interesse ed attirare una partner in una maniera socialmente accettabile. Può chiedere ad altre persone un elenco di regole per parlare con le ragazze, o tentare di trovare i segreti nei libri. Se ha un impeto sessuale può avvicinarsi e toccare o baciare un estraneo, o qualcuno molto più vecchio o più giovane di lui, e, come conseguenza, si trova nei guai con la polizia; o può risolvere il problema diventando solitario e riservato.
L'alienazione sociale delle persone con la sindrome di Asperger è così intensa fin dall'infanzia che molti si creano amici immaginari per compagnia: questo può condurre a elevatissime capacità per esempio tecnico-informatiche, nella creazione di giuochi di ruolo o attività astratte come logica matematica, intuito musicale, o addirittura fisica teorica altamente specialistica. Recentemente, alcuni studiosi hanno suggerito che molti personaggi famosi come Michelangelo, Newton, Einstein, Spielberg, Mozart soffrissero di sindrome di Asperger, mostrandone alcune caratteristiche, come l'intenso interesse in un solo campo del sapere e problemi sociali.
Spesso comunque l'intensa attenzione e la tendenza a cercare di capire logicamente le cose può garantire alle persone con Sindrome d'Asperger un alto livello di abilità nei loro campi d'interesse specifico, anche se al prezzo di grandi difficoltà nella comunicazione e nel farsi comprender dal "mondo sociale". Nonostante le loro difficoltà inoltre essi hanno un raro e sviluppato senso dell'umorismo, con un'abilità non comune per i doppi sensi, i giochi linguistici, la satira e altro, anche se a volte considerato come "criptico" dall'esterno o eccessivamente raffinato.
La loro facilità di lettura-scrittura è notevole, tanto che possono essere definiti "iperlessici", a volte grafomani o addirittura capaci di tenere a memoria un intero libro dopo averlo letto un'unica volta. Sebbene molti di loro non possano avere una vita considerata socialmente appagante dalla gente comune, difatti rimangono pressoché soli, volentieri isolati, gli è possibile a volte trovare persone comprensive/competenti (qualche volta tra persone che rientrano nel campo dell'autismo, altre volte no) e avere con loro strette relazioni.
Mentre molti affrontano enormi problemi, alcuni riescono a superare gli ostacoli e ad avere successo in società. Molte persone autistiche non sanno di esserlo, né i loro familiari né i loro amici ne sono a conoscenza, poiché forme leggere d'autismo spesso non vengono neppure diagnosticate oppure diagnosticate solo parzialmente in modo corretto da parte dei professionisti del settore.
Le persone con la sindrome di Asperger sono più facili a cadere in una forma depressiva rispetto alla popolazione generale in quanto possono spesso avere notevoli difficoltà anche solo a comunicare problemi o capire quando è il momento di mostrare affetto; inoltre sono molto letterali nel parlare e hanno difficoltà a comunicare in maniera emozionale comunemente accettata e compresa;
Tutto ciò, come sempre accade quando si ignora qualcosa, può essere confuso con qualche altra malattia o, peggio ancora, essere sottovalutato e passare inosservato. Ritengo perciò che sia indispensabile una maggiore informazione che giunga anche attraverso mezzi comuni, per fare in modo che il maggior numero possibile di soggetti ne venga a conoscenzai (es. pubblicità progresso o trasmissioni televisive post-tg).

FONTI
www.asperger.it
• articolo di Stephen Bauer, medico
• articolo di Lorna Wing, dal MRC Unità di Psichiatria Sociale, Istituto della Psichiatria, Londra
• it.wikipedia.org
• “la solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, Mondadori, 2008
• “laboratorio mortale” di Robert Ludlum
www.medicitalia.it
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Rossella Ieri a 19:59

Messaggio  Admin il Gio Gen 07, 2010 12:52 pm

test di completamento ultimo passo gennaio 2010
Rossella Ieri a 19:51
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sei rossella de simone????

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Relazione : “Digital divide e disabilità

Di “digital divide” se ne fa un gran parlare; se ne parla pure troppo.
Ma è possibile che ai disabili non si faccia altro che negare diritti?
Per Digital Divide si intende alla lettera divario, divisione digitale: esso viene inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche.Storicamente, i primi che parlarono di digital divide furono Al Gore e Bill Clinton, quando, all'inizio degli anni novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di internet negli Stati Uniti.
Il concetto di "divario digitale" era riferito alla difficoltà di accesso a internet in determinate zone del paese (difficoltà intesa anche sotto l'aspetto dei costi).
In quegli anni internet esplode come fenomeno di massa e diventa sempre di più un mezzo di lavoro e di business: non essere connessi alla rete (o non avere gli strumenti cognitivi per farlo), significa quindi essere relegati ai margini della società. Nascono così vari progetti per colmare il divario digitale americano nell'amministrazione Clinton
La “Rivoluzione digitale” ha portato nuovi e profondi cambiamenti nella nostra società, proprio come aveva fatto un paio di secoli prima la Rivoluzione industriale. Viviamo oggi nella Società dell’Informazione e della Conoscenza: il progresso tecnologico ha fatto sì che l’informazione, il bene essenziale di questa nuova era, possa propagarsi in maniera veloce e pervasiva, a costi contenuti. Per il progresso armonico dell’intera società, risulta però essenziale che l’informazione sia raggiungibile da tutti: se una parte della popolazione ne rimane priva, si rischia di creare una nuova e pericolosa forma di discriminazione, la cosiddetta info-esclusione. Cercando su internet informazioni sul “digital divide” mi sono imbattuta nella storia di Fabio Pavone, un giovane disabile abruzzese affetto da una grave forma di distrofia che mesi fa aveva lanciato un appello ripreso da numerosissimi siti web e organi di stampa in merito a un costoso mouse che gli era necessario per comunicare tramite computer.
Fabio lamentava, giustamente, la mancata possibilità di ottenere un rimborso dagli organi competenti per un ausilio a lui indispensabile; solo dopo questa sorta di campagna praticamente spontanea sorta attorno al suo caso qualcosa si era mosso.
Ma mentre purtroppo Fabio attende ancora (occorre aspettare l’anno nuovo, gli è stato riferito, e sempre se i soldi ci saranno…), lancia un nuovo appello che lo riguarda ma che interessa moltissime persone, disabili e non: nel suo comune di residenza manca l’ADSL.
Una linea più decente e un collegamento stabile in un certo senso gli cambierebbero la vita.
Nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002″, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “epartecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione.Un disegno di legge, dal titolo “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, obbliga, tra l’altro, tutte le amministrazioni pubbliche e i soggetti che erogano pubblici servizi a rispettare i requisiti di accessibilità nei contratti stipulati per la realizzazione o la modifica di siti web. Il suddetto disegno di legge e alcuni altri progetti di legge sono stati accorpati in un testo unificato.

________________________________________
http://www.apogeonline.com/berny/divide.html
http://www.olografix.org/?p=95
http://www.fimed.net/images/IMGNewsletterPuntoTecnico/File/Il%20sostegno%20alla%20disabilit(1).pdf
http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide
+
ultimo passo esame di gennaio
Rossella Ieri a 19:59


Relazione : “Digital divide e disabilità

Di “digital divide” se ne fa un gran parlare; se ne parla pure troppo.
Ma è possibile che ai disabili non si faccia altro che negare diritti?
Per Digital Divide si intende alla lettera divario, divisione digitale: esso viene inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche.Storicamente, i primi che parlarono di digital divide furono Al Gore e Bill Clinton, quando, all'inizio degli anni novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di internet negli Stati Uniti.
Il concetto di "divario digitale" era riferito alla difficoltà di accesso a internet in determinate zone del paese (difficoltà intesa anche sotto l'aspetto dei costi).
In quegli anni internet esplode come fenomeno di massa e diventa sempre di più un mezzo di lavoro e di business: non essere connessi alla rete (o non avere gli strumenti cognitivi per farlo), significa quindi essere relegati ai margini della società. Nascono così vari progetti per colmare il divario digitale americano nell'amministrazione Clinton
La “Rivoluzione digitale” ha portato nuovi e profondi cambiamenti nella nostra società, proprio come aveva fatto un paio di secoli prima la Rivoluzione industriale. Viviamo oggi nella Società dell’Informazione e della Conoscenza: il progresso tecnologico ha fatto sì che l’informazione, il bene essenziale di questa nuova era, possa propagarsi in maniera veloce e pervasiva, a costi contenuti. Per il progresso armonico dell’intera società, risulta però essenziale che l’informazione sia raggiungibile da tutti: se una parte della popolazione ne rimane priva, si rischia di creare una nuova e pericolosa forma di discriminazione, la cosiddetta info-esclusione. Cercando su internet informazioni sul “digital divide” mi sono imbattuta nella storia di Fabio Pavone, un giovane disabile abruzzese affetto da una grave forma di distrofia che mesi fa aveva lanciato un appello ripreso da numerosissimi siti web e organi di stampa in merito a un costoso mouse che gli era necessario per comunicare tramite computer.
Fabio lamentava, giustamente, la mancata possibilità di ottenere un rimborso dagli organi competenti per un ausilio a lui indispensabile; solo dopo questa sorta di campagna praticamente spontanea sorta attorno al suo caso qualcosa si era mosso.
Ma mentre purtroppo Fabio attende ancora (occorre aspettare l’anno nuovo, gli è stato riferito, e sempre se i soldi ci saranno…), lancia un nuovo appello che lo riguarda ma che interessa moltissime persone, disabili e non: nel suo comune di residenza manca l’ADSL.
Una linea più decente e un collegamento stabile in un certo senso gli cambierebbero la vita.
Nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002″, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “epartecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione.Un disegno di legge, dal titolo “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, obbliga, tra l’altro, tutte le amministrazioni pubbliche e i soggetti che erogano pubblici servizi a rispettare i requisiti di accessibilità nei contratti stipulati per la realizzazione o la modifica di siti web. Il suddetto disegno di legge e alcuni altri progetti di legge sono stati accorpati in un testo unificato.

________________________________________
http://www.apogeonline.com/berny/divide.html
http://www.olografix.org/?p=95
http://www.fimed.net/images/IMGNewsletterPuntoTecnico/File/Il%20sostegno%20alla%20disabilit(1).pdf
http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide
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Ultima modifica di Admin il Lun Gen 11, 2010 2:08 pm, modificato 1 volta
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Messaggio  Admin il Gio Gen 07, 2010 12:55 pm

Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010
Grazia Piccolo Oggi a 11:35


Relazione: “Digital divide e disabilità: divario digitale che divide chi usa Internet e le nuove tecnologie e chi no”.

Sempre più frequentemente capita di guardare alle epoche passate e di rapportarle a quella attuale per evidenziare le analogie e le differenze tra esse. Ebbene, da questo confronto risulta evidente quanto la società odierna sia caratterizzata dalle ICT (Information and Communication Tecnology) ovvero le tecnologie che consentono di elaborare e comunicare l’informazione attraverso mezzi digitali.
Risulta altrettanto evidente, però, che la diffusione delle suddette tecnologie, o meglio la possibilità di accedervi o meno, sta generando profonde differenze tra le persone. Per questo motivo oggi si parla di Digital Divide espressione che letteralmente si traduce con divario, divisione digitale e che viene utilizzata in riferimento alle disuguaglianze nell’accesso e nell’utilizzo delle tecnologie della Società dell’informazione e della comunicazione ICT.
Il termine Digital Divide venne utilizzato per la prima volta nel 1995, quando la National Telecommunications and Information Administration (NTIA), organo consultivo degli Stati Uniti sulle politiche nel settore delle telecomunicazioni, pubblicò la relazione A Survey of the “Have nots” in Rural and Urban America, la prima di una serie intitolata "Falling Trought the Net". Questo, e la serie di rapporti successivi, mettono in luce una serie di differenze che limitano la diffusione e l’accesso uniformi alle nuove tecnologie da parte di tutti i cittadini. In particolare, l’espressione Digital Divide veniva utilizzata frequentemente nei discorsi del presidente statunitense Bill Clinton e del suo vice Al Gore, quando, all’inizio degli anni Novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell’infrastruttura di Internet negli Stati Uniti. Il concetto di “divario digitale” era riferito alla difficoltà di accesso ad Internet in determinate zone del paese (difficoltà intesa anche sotto l’aspetto dei costi).
In quegli anni Internet esplodeva come fenomeno di massa e diventava sempre di più un mezzo di lavoro e di business: non essere connessi alla rete (o non avere gli strumenti cognitivi per farlo), significava, quindi, essere relegati ai margini della società. Nacquero, così, vari progetti per colmare il divario digitale americano nell’amministrazione Clinton.
Con il passare del tempo, la “rivoluzione Internet” iniziò a interessare un po’ tutto il mondo industrializzato e queste tematiche cominciarono ad essere sentite anche in altri paesi fino a raggiungere anche il sud del pianeta.
Le nuove tecnologie nascono per migliorare la qualità di vita delle persone e le opportunità professionali e culturali eppure sembra che ciò non valga per tutti ma solo per una ristretta cerchia di persone. Le tecnologie devono riguardare tutti e, come afferma Olivier Turquet, “non ci sarà progresso se non sarà di tutti e per tutti” ma, pensando alle difficoltà che possono incontrare disabili ed anziani mi rendo conto che questo traguardo non è stato ancora raggiunto.
Del fenomeno Digital Divide si è parlato anche in un documento vaticano (Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, La Chiesa e Internet, 2002; Etica in Internet, 2002), nel quale si afferma quanto segue: “L’espressione Digital Divide evidenzia il fatto che gli individui, i gruppi e le nazioni devono avere accesso alla nuova tecnologia per non rimanere in arretrato e poter godere dei benefici che la globalizzazione e lo sviluppo promettono. È necessario che il divario tra coloro che beneficiano dei nuovi mezzi di informazione e di espressione e coloro che non hanno ancora accesso ad essi non diventi una incontrollabile, ulteriore fonte di disuguaglianza e di discriminazione. È necessario individuare modi per rendere Internet accessibile ai gruppi meno avvantaggiati, sia direttamente sia collegandolo a mezzi di comunicazione tradizionali a più basso costo. Il ciberspazio dovrebbe essere una fonte di informazioni e servizi accessibili a tutti gratuitamente e in una vasta gamma di lingue. Le istituzioni pubbliche hanno la responsabilità particolare di creare e conservare siti di questo tipo”. E forse un intervento da parte dalle istituzioni pubbliche in questo settore è l’unico modo per poter porre rimedio a questa situazione. A questo proposito ho ritenuto necessario riportare alcuni passi di un articolo dal titolo “Tecnologie e disabilità” del 5 marzo 2004 a cura di Roberto Castaldo in cui, con particolare riferimento al rapporto tra Digital Divide e diversamente abili, si mettono in evidenza alcuni interventi promossi dall’UE per cercare di arginare per quanto possibile questo fenomeno. Nell’articolo si afferma quanto segue: «l’Unione Europea è da tempo impegnata affinché la Società dell’Informazione sia per tutti: nel 2000 è stato emanato il piano di azione “eEurope 2002”, un documento articolato in 10 punti da perseguire per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “epartecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione […] In Italia, al fine di definire un’azione coerente e incisiva, volta a promuovere il potenziale delle tecnologie verso disabili e anziani, è stata istituita nel maggio del 2002 presso il Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri la “Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli”, oggi divenuta permanente (Alla Commissione prendono parte rappresentanti del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, del Ministro per le Pari opportunità, del Ministro delle Politiche Comunitarie, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero della Salute, del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, del Ministero delle Comunicazioni)».
Il Digital Divide è un argomento di grande attualità che ho potuto approfondire mediante questa ricerca. E’ stato interessante scoprire l’origine storica di questa espressione e analizzare i diversi aspetti che contraddistinguono tale fenomeno con la speranza che si creino al più presto le condizioni affinché tutti possano utilizzare le nuove tecnologie senza distinzioni di alcun genere in modo che il Digital Divide rimanga solo un ricordo.





Fonte: http://www.pluto.it/files/journal/pj0207/Digital_Divide.html
Fonte:http://webaccessibile.org/normative/abi-accessibilita-dellhome-banking/1-tecnologie-e-disabilita
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TEST DI COMPLETAMENTO-ULTIMO PASSO GENNAIO 2010

Messaggio  madda.dionisio86 il Gio Gen 07, 2010 1:04 pm

Relazione : “Digital divide e disabilità: divario digitale che divide chi usa Internet e le nuove tecnologie e chi no”.
A scuola, all’università, in ambito lavorativo, le tecnologie, e il computer in modo particolare, svolgono ormai da tempo un ruolo importante come strumenti e ambienti per favorire l’apprendimento. Tra l’altro, cresce sempre più il numero di alunni e di allievi in genere che utilizzano il computer a scuola per lo svolgimento del loro lavoro scolastico. Inoltre, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) sono state spesso considerate come strumenti progettati per facilitare l’accesso all’informazione da parte di soggetti disabili. Un computer opportunamente adattato con periferiche adeguate o con software dedicato consente spesso un miglioramento della qualità dell’integrazione scolastica di alunni disabili, anche attraverso le cosiddette «tecnologie assistive», che la Legge 4/2004 (la cosiddetta legge «Stanca») definisce come “gli strumenti e le soluzioni tecniche, hardware e software, che permettono alla persona disabile, superando o riducendo le condizioni di svantaggio, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi informatici”. Si è parlato recentemente di democrazia elettronica, di intelligenza collettiva, di apprendimento cooperativo, come ambienti nati esclusivamente con l’avvento delle ICT, ma un utilizzo ormai diffuso della rete e delle sue risorse ha sempre più messo in evidenza come le risorse sopra ricordate abbiano finito poi per sottolineare il lato oscuro e problematico della tecnologia informatica, rivelando il rischio che essa crei ancora più distanza fra coloro che possono utilizzare informazioni e servizi e coloro che invece non possono farlo: è il cosiddetto digital divide, il ben noto «divario digitale» che, secondo Pinnelli, costituirebbe ancora oggi una spaccatura tra paesi poveri e paesi industrializzati. Un aspetto del digital divide è rappresentato dal fatto che la possibilità di usufruire delle varie risorse che l'informatica offre vengono a mancare quando un sistema operativo, un software o interi siti web sono stati progettati senza aver tenuto conto degli standard di accessibilità ed usabilità, impedendo così anche ad alcune categorie di persone, solitamente svantaggiate, l'utilizzo della tecnologia in questione. Il personal computer, che ha messo a disposizione dell’uomo la sua straordinaria potenza nella capacità di calcolo, nella comunicazione, nell’accesso a dati e informazioni, è stato da sempre criticato per la difficoltà che si incontra nel suo utilizzo, e di questo ne sono testimonianza le varie iniziative ancora oggi attive (corsi di alfabetizzazione informatica, tutoriali, patente europea per l’uso del computer, etc.). Troppo spesso, dice Norman, si è avuto a che fare con il computer, le sue applicazioni, i problemi nati con la sua complessità.È nata, allora, quasi simultaneamente alla diffusione personale dei computer, una disciplina che va sotto il nome di «interazione uomo-computer» (Human Computer Interaction, HCI), che si occupa dello studio e del miglioramento della comunicazione tra persone e computer. Essa implica la progettazione e lo sviluppo di sistemi interattivi che rispondano ai criteri di usabilità e accessibilità, supportando e, se possibile, facilitando le attività umane. Il campo di applicazione dell’usabilità e quello dell’accessibilità purtroppo rischiano spesso di sovrapporsi, creando confusione e rendendo difficile demarcare i confini tra i due aspetti che hanno un’influenza decisiva sull’accesso all’informazione e al web in generale.L’accessibilità consiste, da un lato, nella possibilità di accesso all’informazione da parte di utenti disabili, dall’altro nel garantire il suddetto accesso non soltanto ai disabili, ma anche a chi ha apparati tecnologici datati, a chi ha a disposizione connessioni alla rete particolarmente lente, a chi usa sistemi operativi diversi da quelli che godono di un’egemonia nel mercato, a chi soffre di disabilità soltanto temporanee.Con la Legge Stanca, che definisce «accessibilità» “la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari”, il problema dell’accessibilità, , è diventato una questione sociale e politica. A livello tecnico, per sito Web accessibile si intende “un sito che possa essere visitato da qualsiasi utente indipendentemente dal computer usato, dalla velocità del collegamento, dal browser, dall'interfaccia utente, dalle periferiche alternative utilizzate (tastiere Braille, joystick speciali, ecc.) e dove il contenuto dell'informazione e la sua presentazione siano sempre indipendenti l'uno dall'altra” [Mucci,]. Il motto del WAI (Web Accessibility Initiative) è un pensiero di Tim Berners-Lee, attuale direttore del W3C ed inventore del Web: ”La forza del Web sta nella sua universalità. L'accesso da parte di chiunque, indipendentemente dalle disabilità, ne è un aspetto essenziale”. Nel suo libro “L'architettura del nuovo Web”, Berners-Lee afferma che il Web “deve consentire un accesso paritario a chi si trova in una situazione economica e politica differente, a chi ha handicap fisici o cognitivi, a chi appartiene ad una cultura diversa e a chi usa lingue diverse con caratteri diversi che si leggono in diverse direzioni sulla pagina” . Allora il problema dell’accessibilità riguarda lo sviluppo dell’interfaccia uomo-macchina che, come è noto, comprende il flusso di informazioni per il supporto alle decisioni, attraverso messaggi visivi (forniti ad esempio dai monitor), messaggi sonori (altoparlanti, screen reader, sintesi vocali) e azioni di controllo (tastiere, pulsanti).La definizione ufficiale di usabilità è quella fornita dall'International Standard Organization (ISO) secondo cui l'usabilità è il grado in cui un prodotto può essere usato da particolari utenti per raggiungere certi obiettivi con efficacia, efficienza e soddisfazione in uno specifico contesto d'uso. L’efficacia rappresenta la capacità di portare a termine il compito che l’utente desidera, in modo completo e accurato; l’efficienza è invece la capacità di portare a termine il compito che l’utente desidera con il minor costo possibile, non solo economico, ma anche di tempo e di stanchezza e fatica (sia fisica che cognitiva); anche la soddisfazione occupa un ruolo importante, perché l’uso del prodotto sia soggettivamente piacevole e dia origine ad esperienze positive [ Pinnelli]. L’usabilità è legata ai bisogni del lettore in termini di capacità di ricezione del messaggio che un determinato sito intende comunicare. Una definizione viene fornita da Michele Visciola, che afferma: "Un sito Web è usabile quando soddisfa i bisogni informativi dell'utente finale che lo sta visitando e interrogando, fornendogli facilità di accesso e navigabilità e consentendo un adeguato livello di comprensione dei contenuti. Un sito Web deve cercare di soddisfare al meglio uno o più bisogni mettendo l'utente in posizione dominante e preferenziale. Nel caso non sia disponibile tutta l'informazione un buon sito demanda ad altre fonti informative" .Dunque, l'accessibilità si propone come priorità il superamento delle barriere tecnologiche che ostacolano l'accesso all'informazione, mentre l'usabilità punta a eliminare i problemi di natura cognitiva nella fruizione dell’informazione.L'accessibilità sembra costituire il versante tecnologico dell'usabilità,mentrre l'usabilità basa la propria progettazione sull'utente finale, inteso come soggetto che conosce.Mentre l'usabilità, in sintesi, si occupa di persone, spesso di clienti, e ha molto a che fare con il marketing, ma non si occupa di tecnologia come fa l’accessibilità, quest’ultima è un prerequisito per l’usabilità, dato che un sistema non è usabile se non è accessibile.Come nota Dario Violi, “può capitare però che l'esperto di accessibilità, una volta soddisfatti i requisiti di compatibilità tra browser, si convinca di aver realizzato un sito usabile o che un "usabilista" cada nello stesso tranello pensando di realizzare un sito accessibile, un sito usabile non sarà accessibile "per definizione" perché l'usabilità va intesa relativamente ad una specifica categoria di utenti. L'accessibilità diventa quindi requisito per l'usabilità solo quando è relativa al target di riferimento. L'accessibilità «per tutti» resta comunque un obiettivo difficile da raggiungere. “Nel momento in cui si afferma che un sito per essere accessibile deve anche essere usabile, si deve tener conto di un vincolo fondamentale dell'usabilità: la sua relazione con un target di riferimento. All'aumentare della quantità di utenti a cui un sito è accessibile, diminuirà l'usabilità del sito stesso; è importante quindi raggiungere un compromesso affinchè l'accessibilità non sia soltanto il punteggio dato da un validatore, ma la reale possibilità da parte di un'utenza sempre più ampia di raggiungere i contenuti del web”. Norman propone, per risolvere il problema delle interfacce, uno “sviluppo centrato sugli esseri umani”. Lo studioso americano intende un processo di sviluppo che muove dall’utente e dalle sue esigenze e non dalla tecnologia, con l’obiettivo di avere a che fare con un contesto in cui la complessità presente sia quella insita nell’attività stessa e non nello strumento. Quindi l'usabilità diventa il primo obiettivo di un sito Web e vede nel processo di valutazione il momento fondamentale della progettazione centrata sull'utente. In base al principio della “progettazione universale” (Design for All), occorre approfondire le possibilità di sviluppare strumenti informatici tali da consentire di rivolgersi a un’utenza allargata, più ampia possibile, piuttosto che al classico “utente medio”. Infine Credo che le nuove tecnologie possono migliorare la qualità della vita per le persone disabili e non,solo se però tali tecnologie sono sviluppate secondo quei criteri che permettono a tutti di utilizzarle.

FONTI:
Scano R., Legge 04/2004 dalla teoria alla realtà, sito:www.comunitazione.it/leggi.asp?id_art=1051&id
Pinnelli S., Le tecnologie nei contesti educativi, Carocci, Roma 2007.
Norman D.A., Il computer invisibile sul sito: www.apogeonline.com/libr
Mucci A., I Quaderni di Telèma sul sito: www.webxtutti.it/documenti/n%20200.pdf
Berners Lee T., L'architettura del nuovo Web, , Feltrinelli, Milano 2001.
Visciola M., Usabilità dei siti Web, Apogeo, Milano 2000.
Nielsen J., Web Usability, Apogeo, Milano 2000.
Violi D., Usabilità e accessibilità, sul sito: webdesign.html.it/articoli/leggi/.../usabilita-e-accessibilita/3/
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SINDROME DI ASPENGER

Messaggio  giuseppinascafuro il Gio Gen 07, 2010 3:57 pm

scafuro giuseppina 880000698
SINDROME DI ASPENGER

La sindrome di Asperger è un grave disturbo dello sviluppo caratterizzato dalla presenza di difficoltà importanti nell’interazione sociale e da schemi inusuali e limitati di interessi e di comportamento. Sono state constatate molte similitudini con l'autismo senza ritardo mentale (denominato ”High Functioning Autism”), ma non si è ancora risolta la questione se la sindrome di Asperger e l’autismo di alto livello siano veramente condizioni diverse. In qualche misura, la risposta dipende dal modo in cui medici e ricercatori fanno uso del concetto diagnostico, dato che fino a poco tempo fa non esisteva nessuna definizione “ufficiale” della sindrome di Asperger. La mancanza di una definizione consensuale ha generato grande confusione: visto che i ricercatori non potevano interpretare i risultati di altri ricercatori, i medici si sentivano liberi di usare tale etichetta allegandovi le proprie interpretazioni giuste o false del “vero” significato della sindrome di Asperger. I genitori erano quindi spesso confrontati con una diagnosi che nessuno capiva bene e, peggio ancora, della quale nessuno sapeva cosa fare. L’ambito scolastico non era a conoscenza di questa condizione e le assicurazioni non potevano rimborsare delle prestazioni fatte sulla base di una diagnosi “non ufficiale”. Non esisteva alcuna informazione stampata che desse sia ai genitori sia ai medici delle linee guida sul senso e sulle conseguenze della sindrome di Asperger, includendo il tipo di valutazione diagnostica e il tipo di terapie e interventi giustificati.
Questa situazione è cambiata un po’ da quando la sindrome di Asperger è stata resa “ufficiale” nel DSM-IV (APA,1994), in seguito ad un esame in campo internazionale in cui sono stati coinvolti più di mille bambini e adolescenti affetti da autismo e da disturbi correlati (Volkmar et al., 1994). Tali esami (field trials) avevano dimostrato che era legittimo includere la sindrome di Asperger in una categoria diagnostica differente dall’autismo, nel gruppo che include i disturbi pervasivi dello sviluppo. Rilevante è che su questo disturbo sia stata raggiunta una definizione consensuale, che dovrebbe fungere da cornice di riferimento per tutti coloro che usano questa diagnosi. Tuttavia, i problemi sono lontani dall’essere risolti: nonostante alcune nuove direzioni di ricerca, la conoscenza della sindrome di Asperger rimane ancora molto limitata. Ad esempio, non sappiamo quanto essa sia realmente diffusa, né quanto rilevante sia il rapporto tra maschi e femmine e neppure quanto sia forte l’impatto dei legami genetici nell’aumento delle probabilità di trovare le stesse condizioni fra la parentela.
La ricerca scientifica, e la conseguente prestazione di servizi, sta naturalmente solo cominciando. I genitori sono esortati ad essere cauti e ad usare un approccio critico verso le informazioni ricevute. Fondamentalmente, nessun tipo di etichetta diagnostica riassume le caratteristiche di una persona. E’ infatti necessario prendere in considerazione sia i punti di forza sia i punti deboli della persona stessa, fornendo quindi un intervento individualizzato che risponda a questi bisogni (valutati e monitorizzati in modo adeguato). Nonostante il percorso fatto, cerchiamo tuttora di definire questa strana incapacità di imparare le abilità sociali, di stabilire quante persone essa riguarda e di decidere cosa possiamo fare per quelle che ne sono affette. Le linee guida seguenti ricapitolano parte dell’informazione attualmente ottenibile su tali questioni.
L’autismo è il disturbo pervasivo dello sviluppo (PDD) più largamente riconosciuto. Altre diagnosi, con forme leggermente simili a quelle riscontrate nell’autismo, sono state studiate in modo meno intenso, rendendo la loro validità più discutibile. Una di queste condizioni, chiamata sindrome di Asperger, è stata originariamente descritta da Hans Asperger il quale forniva un resoconto di alcuni casi, le cui forme cliniche somigliavano alla descrizione di Kanner (1943) dell’autismo (problemi con interazione sociale e comunicazione e schemi di interessi limitati e caratteristici). La descrizione di Asperger si differenziava però da quella di Kanner, in quanto il linguaggio era in ritardo in modo meno frequente, i deficit di tipo motorio erano più comuni, l’inizio della manifestazione del disturbo si presentava più tardi, e tutti i casi iniziali descritti riguardavano solo il sesso maschile. Inoltre, Asperger suggeriva che era possibile osservare alcuni problemi simili anche in altri membri della famiglia, e particolarmente nei padri. Per molti anni, questa sindrome è rimasta fondamentalmente sconosciuta nella letteratura inglese. Uno sguardo retrospettivo e una serie di analisi di casi realizzati da Lorna Wing (1981), aumentarono poi l’interesse per questa condizione, determinando un uso sempre maggiore di questo termine nella pratica clinica e un continuo aumento del numero di rapporti di casi e di studi di ricerca. Le caratteristiche cliniche della sindrome descritte abitualmente includono: a) scarsezza di empatia; b) interazione sociale unilaterale, inappropriata e senza malizia, poca abilità di formare delle amicizie e conseguente isolamento sociale; c) linguaggio monotono e pedante; d) scarsa comunicazione non verbale; e) profondo interesse in tematiche circoscritte come il tempo, i fatti di trasmissioni televisive, gli orari ferroviari o le carte geografiche che, memorizzate in modo meccanico, riflettono poca comprensione conferendo inoltre un’impressione di eccentricità; f) movimenti goffi, maldestri e posture bizzarre. Nonostante Asperger avesse originariamente descritto la presenza di questa condizione unicamente in persone di sesso maschile, attualmente vi sono pure casi di persone di sesso femminile con questa sindrome. I maschi hanno comunque molta più probabilità di esserne affetti. Anche se risulta che la maggior parte dei bambini affetti da questa condizione si situano nei normali parametri di intelligenza, in alcuni di loro è stato riscontrato un leggero ritardo.
L’apparente inizio della condizione, o perlomeno la presa di coscienza di essa, ha luogo probabilmente un po’ più tardi dell’autismo. È possibile che ciò sia dovuto al fatto che le proprietà di linguaggio e le abilità cognitive sono migliori. La condizione tende ad essere molto stabile nel tempo e le più alte capacità intellettive osservate suggeriscono, a lungo temine, un miglior esito di quanto tipicamente osservato nell’autismo.
Come definiti nel DSM-IV (APA, 1994), i criteri provvisori per la sindrome di Asperger seguono la stessa struttura dei criteri dell’autismo, sovrapponendosi infatti fino ad un certo livello. La sintomatologia è definita in termini di criteri di debutto, di criteri sociali e emozionali e di criteri di interessi limitati, con l’aggiunta di due caratteristiche comuni ma non necessarie, che comprendono i deficit motori e le capacità speciali occasionali. Un criterio finale comprende l’esclusione necessaria di altre condizioni, soprattutto l’autismo oppure una forma di autismo “al di sotto della soglia” (o di “tipo-autistico”, il disturbo pervasivo dello sviluppo, non altrimenti specificato). È interessante constatare che la definizione della sindrome di Asperger nel DSM-IV abbia come punto di riferimento l’autismo, per cui alcuni dei criteri comportano l’assenza di anormalità in alcune aree di funzionalità che sono invece affette nell’autismo. La seguente tabella riassume i criteri per la “sindrome di Asperger” nel DSM-IV, col termine di “disturbo di Asperger” (APA, 1994):

Disturbo di Asperger
A. Compromissione qualitativa nell’interazione sociale, come manifestato da almeno 2 dei seguenti:
1) marcata compromissione nell’uso di diversi comportamenti non verbali come lo sguardo diretto, l’espressione mimica, le posture corporee e i gesti che regolano l’interazione sociale
2) incapacità di sviluppare relazioni con i coetanei adeguate al livello di sviluppo
3) mancanza di ricerca spontanea della condivisione di gioie, interessi o obiettivi con altre persone (per es. non mostrare, portare o richiamare l’attenzione di altre persone su oggetti di proprio interesse)
4) mancanza di reciprocità sociale o emotiva.

B. Modalità di comportamento, interessi, e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati, come manifestato da almeno uno dei seguenti:
1) Dedizione assorbente ad uno o più tipi di interessi stereotipati e ristretti, che risultano anomali o per intensità o per focalizzazione
2) Sottomissione del tutto rigida ad inutili abitudini o rituali specifici
3) Manierismi motori stereotipati e ripetitivi (per es., sbattere o torcere le mani o le dita o movimenti complessi di tutto il corpo)
4) Persistente eccessivo interesse per parti di oggetti.

C. L’anomalia causa compromissione clinicamente significativa dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.
D. Non vi è un ritardo del linguaggio clinicamente significativo (per es., all’età di 2 anni sono usate parole singole, all’età di 3 anni sono usate frasi comunicative).
E. Non vi è un ritardo clinicamente significativo dello sviluppo cognitivo o dello sviluppo di capacità di autoaccudimento adeguate all’età, del comportamento adattivo (tranne che nell’interazione sociale) e della curiosità per l’ambiente nella fanciullezza.
F. Non risultano soddisfatti i criteri per un altro specifico Disturbo Generalizzato dello Sviluppo o per la Schizofrenia.
Secondo il DSM-IV, l’anamnesi dell’individuo deve manifestare “una mancanza di qualsiasi ritardo clinicamente significativo” nell’acquisizione del linguaggio, nello sviluppo cognitivo e nel comportamento di adattamento (tranne che nell’interazione sociale). Questo è in contrasto con i tipici resoconti di bambini autistici che presentano dei notevoli deficit e anomalie in queste aree prima dell’età di tre anni.
Anche se questo criterio coincide con il resoconto di Asperger, Wing (1981) notò la presenza di deficit nell’uso del linguaggio per la comunicazione, oltre ad incapacità più specifiche del linguaggio in alcuni dei suoi casi di studio. Al momento, non si sa se la mancanza di ritardi nelle aree stabilite sia un fattore differenziale tra la sindrome di Asperger e l’autismo oppure, in alternativa, sia semplicemente un rispecchiamento del livello di sviluppo più alto associato all’uso del termine della sindrome di Asperger. Altre descrizioni comuni dello sviluppo dei primi anni degli individui con sindrome di Asperger, includono una certa precocità nell’apprendimento del linguaggio (“parlava prima ancora di camminare”), e l’essere affascinato da lettere e numeri; infatti, a volte il bambino piccolo può essere in grado persino di decodificare delle parole, ma con poca o nulla comprensione (“iperlessia”). Il bambino può inoltre stabilire delle modalità d’attaccamento con i famigliari, ma presentare modalità di approccio inappropriati con compagni o altre persone. Invece di ritirarsi o stare in disparte come accade nell’autismo, il bambino può piuttosto cercare di prendere contatto con altri bambini abbracciandoli o gridando e poi restare perplesso di fronte alle loro risposte. Questi comportamenti possono essere ogni tanto rilevati in bambini autistici di alto livello, sebbene in modo molto meno frequente.
Anche se i criteri sociali per la sindrome di Asperger e l'autismo sono identici, la prima condizione di solito coinvolge meno sintomi e si presenta generalmente in modo diverso di quanto faccia la seconda. Individui con la sindrome di Asperger sono spesso isolati socialmente, ma non sono inconsapevoli della presenza degli altri, anche se i loro approcci possono risultare inappropriati e strani. Essi possono per esempio ingaggiare un interlocutore, spesso un adulto, in conversazioni unilaterali caratterizzate da un modo di parlare interminabile, pedante e volte a un argomento preferito, spesso inusuale e limitato. Inoltre, anche se gli individui con sindrome di Asperger descrivono spesso sé stessi come dei solitari, dimostrano frequentemente un grande interesse a stringere amicizie e incontrare della gente. Questi desideri sono invariabilmente ostacolati dai loro approcci goffi e dall’insensibilità verso i sentimenti delle altre persone, le loro intenzioni, e le comunicazioni non verbali e implicite (per esempio segni di noia, fretta di congedarsi e necessità di privacy). Essendo cronicamente frustrati dai loro ripetuti fallimenti di relazionare con altri e stringere amicizie, alcuni di questi individui sviluppano dei sintomi di depressione che possono necessitare delle terapie e delle medicine.

Riguardo all'aspetto emozionale della transazione sociale, gli individui con la sindrome di Asperger possono reagire inappropriatamente nel contesto di un’interazione affettiva, o anche sbagliare nell'interpretarne il suo valore, mostrando spesso un senso di insensibilità, di formalità o d’indifferenza nei confronti dell'espressione emozionale dell'altra persona. Nonostante ciò, possono essere capaci di descrivere correttamente, in maniera cognitiva e spesso formale, le emozioni delle altre persone, le aspettative e le convenzioni sociali, mentre sono incapaci di agire nei confronti di questa conoscenza in maniera intuitiva e spontanea, mancando per questo motivo di "tempismo" nell'interazione. Questa debole intuizione e questa difficoltà ad adattarsi spontaneamente, sono accompagnate da un marcato legame a regole formali di comportamento e a convenzioni sociali rigide. Questo comportamento è ampiamente responsabile dell'impressione di naiveté sociale e di rigidità comportamentale, che è assai comune tra questi individui.
Come nella maggioranza degli aspetti comportamentali usati per descrivere la sindrome di Asperger, alcune di queste caratteristiche sono presenti in individui affetti da autismo ad alto funzionamento benché, molto probabilmente, in misura minore. Più tipicamente, le persone autistiche sono ritirate e possono sembrare inconsapevoli o disinteressate alla presenza di altre persone. Gli individui con la sindrome di Asperger, d'altro canto, sono spesso propensi a mettersi in relazione con gli altri, ma mancano di abilità per attrarli con successo.
Diversamente dall’autismo, nella definizione della sindrome di Asperger non rileviamo la presenza di nessun sintomo nell’ambito della comunicazione. Benché le anomalie significative nella comunicazione non siano tipiche, ci sono almeno tre aspetti nelle capacità comunicative di questi individui che sono di interesse clinico. In primo luogo, se le inflessioni e le intonazioni non sono del tutto rigide e monotone come nell'autismo, la parola può essere marcata da una povera metrica. Per esempio, ci può essere una gamma ristretta di intonazioni che sono usate con poca attenzione verso il contenuto comunicativo del discorso (asserzione di fatti, battute di spirito, ecc.). In secondo luogo, il discorso può essere approssimativo o circostanziato, convogliando un senso di imprecisione di associazioni e incoerenza. Benché in alcuni casi questo sintomo può essere un indice di un possibile disordine del pensiero, la mancanza di coerenza e di reciprocità nel discorso è il risultato di uno stile conversazionale unilaterale e egocentrico (per esempio, nel caso di un monologo inflessibile su nomi, codici, attributi di innumerevoli stazioni TV del paese), del fallimento nel prevedere antefatti e conoscenze per dei commenti e nel marcare chiaramente cambi di argomento, del fallimento infine nel sopprimere l'espressione vocale che accompagna pensieri e rappresentazioni interne.
Il terzo aspetto che caratterizza gli schemi comunicativi degli individui con sindrome di Asperger è la marcata prolissità, che alcuni autori considerano come l’aspetto differenziale più importante del disturbo. Il bambino o l’adulto può parlare senza mai smettere, di solito del proprio argomento preferito, ignorando spesso completamente se l’interlocutore è interessato, è impegnato o tenta di intercalare un commento o di cambiare il soggetto della conversazione. Nonostante tali interminabili monologhi, accade spesso che l’individuo non arrivi mai ad un punto conclusivo e che i tentativi dell’interlocutore di sviluppare altri argomenti o ragionamenti, o di passare a soggetti vicini restino senza successo.
Nonostante la possibilità di attribuire tutti questi sintomi, in termini di deficit relativi a capacità pragmatiche e/o a mancanza di intuito e consapevolezza delle aspettative delle altre persone, la sfida rimane di comprendere questo fenomeno in un’ottica di sviluppo, quale strategia di adattamento sociale.
Anche se, nel DSM-IV, la definizione dei criteri che determinano la sindrome di Asperger e l’autismo è identica, sembra che in questo gruppo il sintomo osservato più frequentemente in assoluto riguardi il pensiero rivolto continuamente ad un ristretto schema di interessi. Diversamente dall’autismo, dove altri sintomi di quest’area possono risultare molto marcati, gli individui con sindrome di Asperger non ne sono solitamente affetti, ad eccezione della preoccupazione verso un argomento inusuale e limitato che assorbe tutta la loro attenzione e sulla quale si documentano acquisendo grandi quantità di dati, che sono esibiti poi anche troppo prontamente alla prima occasione di interazione sociale. Anche se la scelta del soggetto viene cambiata di tanto in tanto (per esempio ogni uno o due anni), spesso domina il contenuto dello scambio sociale come pure le attività degli individui con la sindrome di Asperger, immergendo la famiglia intera nell’argomento scelto per lunghi periodi di tempo. Anche se questo sintomo non è facilmente riconoscibile nell’infanzia (perché tra bambini sono molto frequenti degli interessi forti per questo o quell’argomento), è possibile che diventi evidente più tardi, quando gli interessi si rivolgono ad argomenti bizzarri e ristretti. Questo comportamento è peculiare, nel senso che spesso gli individui affetti da questa sindrome imparano delle enormi quantità di fatti su argomenti però molto ristretti (per esempio serpenti, nomi di stelle, carte geografiche, programmi TV o orari ferroviari).
Oltre ai criteri specificati e considerati necessari per la diagnosi, c’è un ulteriore sintomo associato alla diagnosi della sindrome di Asperger che non viene però ritenuto come indispensabile per la diagnosi: il ritardo nel raggiungimento delle tappe di sviluppo motorio basilari e la presenza di una "goffaggine motoria". Gli individui con sindrome di Asperger possono avere dei ritardi nell'acquisizione di abilità motorie, come per esempio pedalare, prendere al volo una palla, aprire un barattolo, arrampicarsi su una scala a pioli, ecc. Spesso sono individui visibilmente impacciati caratterizzati da un'andatura rigida, da posture bizzarre, da deboli capacità manipolatorie e da rilevanti deficit nella coordinazione oculomotoria. Nonostante queste caratteristiche siano in chiaro contrasto con lo schema di sviluppo motorio caratteristico dei bambini autistici, per i quali l’ambito delle capacità motorie costituisce spesso un relativo punto di forza, esse rispecchiano in parte ciò che si può osservare in individui con autismo più anziani. Nonostante ciò, la similitudine in età più avanzata potrebbe anche essere il risultato di altri fattori sottostanti, per esempio il deficit psicomotorio nel caso della sindrome di Asperger e la debole immagine del proprio corpo e di sé stessi nel caso dell'autismo. Ciò mette in luce l’importanza di una descrizione di questi sintomi in termini di sviluppo.

BIBLIOGRAFIA :
- Rivista “ Autismo Oggi”
- Leonardo Trisciuzzi, LA PEDAGOGIA CLINICA, I PROCESSI FORMATIVI DEL DIVERSAMENTE ABILE, editori Laterza
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autismo

Messaggio  cesareangrisani il Gio Gen 07, 2010 4:01 pm

Angrisani Cesare

AUTISMO
Descritto inizialmente da Kanner nel 1943, l’autismo infantile viene attualmente inserito nell’ambito dei Disturbi pervasivi o Generalizzati dello sviluppo con la terminologia di "Disturbo Autistico".
In effetti il disturbo si evolve fin dai primi atti fisiologici, in stretta connessione con lo sviluppo e risulta "pervasivo" al punto da inficiare tutte le aree evolutive, comprese aree almeno inizialmente indenni come la motricità e l’attività cognitiva. L’utilizzo del termine "disturbo" va ad indicare la cronicità, in quanto non si limita nelle sue manifestazioni all’età infantile ma, pur in forme differenti e più sfumate, permane anche in età adulta con tutte le conseguenze che ciò comporta sul versante degli interventi.
La triade di caratteristiche nucleari comprende:

1) Marcate anomalie qualitative nell’ambito dell’Interazione sociale rappresentate non tanto o non unicamente da assenza di contatti interpersonali, quanto da mancata condivisione e scambi, assenza di reciprocità, ricerca di contatti esagerati e/o bizzarri, ovvero atteggiamenti interattivi non in linea con l’età di sviluppo dell’individuo.

2) Marcate anomalie nell’ambito della Comunicazione che si presentano sia come assenza di linguaggio che come deficit degli svariati codici comunicativi che regolano le nostre interazioni sociali: sorriso, mimica, atteggiamento posturali, alterazioni della prosodia, inversioni pronominali; nei casi in cui il linguaggio è presente si rileva una grave alterazione dell’abilità di iniziare e sostenere una conversazione, nonostante il possesso di capacità linguistiche adeguate.

3) Un repertorio marcatamente ristretto di Attività ed Interessi che si manifesta sia con movimenti stereotipati che ossessive preoccupazioni per un sola attività od un unico tema (per es. allineare oggetti, farli cadere o insistenza sul tema delle strade o dei numeri); oppure estrema difficoltà ai cambi di abitudine.
La diagnosi può essere posta con certezza solo a partire dai 18 mesi (Baron-Cohen, 1992) ma, chiaramente, è tanto più complessa quanto più il bambino è piccolo e quanto più il quadro non si presenta nella forma più strettamente classica, ovvero con la presenza contemporanea dei sintomi sopradescritti. La forma sintomatologica meglio definita e più paradigmatica si evidenzia infatti all’incirca fra i 3 e i 5 anni di vita, per poi "naturalmente" evolversi soprattutto per quanto attiene al sintomo "autismo" che in parte regredisce, in parte cambia la sua tipologia: il bambino da "isolato" può diventare "passivo" o "attivo ma strano" e viceversa (Wing, 1997).

I medici non amano il termine “autismo”: li sentiamo diagnosticare disturbi da alterazione globale dello sviluppo psicologico, disturbo generalizzato dello sviluppo, disturbo affettivo, ma la parola autismo raramente viene pronunciata nei centri di diagnosi e riabilitazione.
Già non è facile per un genitore accettare la verità e conseguentemente muoversi per ottenere una cura, ma se poi si viene anche distolti dalla cosa, diviene quasi impossibile!!

Si tratta dunque di:
• disturbo generalizzato dello sviluppo
• disturbo multisistemico dello sviluppo
• disturbo generalizzato dello sviluppo e attenzione selettiva
• disturbo generalizzato dello sviluppo con buone capacità linguistiche e cognitive
• disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato
• disturbo pervasivo dello sviluppo PDDNOS
• disturbo affettivo
• disturbo emozionale
• disturbo reattivo dell'attaccamento
• disturbo del pensiero, del linguaggio e dell'emotività
• disturbo misto dello sviluppo
• disturbo da alterazione globale dello sviluppo psicologico
• disturbo comunicativo sociale
• disturbo della comunicazione e della relazione
• disturbo della crescita dovuto a fattori psicologici
• disturbo relazionale
• disturbo del linguaggio e del comportamento
• disturbo del linguaggio e della relazione
• disturbo della comprensione del linguaggio
• disturbo multisistemico con pattern di tipo B
• disturbo generalizzato della crescita
• disturbo sensoriale con maggiore compromissione nel campo uditivo-visivo e tattile
• disturbo della comunicazione verbale
• disturbo del comportamento
• disturbo disintegrativo dell'infanzia
• disturbo dello sviluppo psicomotorio con grave compromissione del linguaggio e dell'apprendimento
• disturbo di regolazione
• disarmonia relazionale
• disordine dello sviluppo neurologico da disfunzioni senso-percettive secondarie ad encefalopatia ad eziologia allo stato non nota
• disfasia sensoriale con disturbo del comportamento e della sfera emotiva
• ritardo globale con causa da definire
• ritardo socio comportamentale dello sviluppo
• ritardo mentale lieve e grave compromissione del linguaggio di tipo disfasico ricettivo-produttivo
• ritardo mentale medio e disturbo della condotta con ridotta socializzazione
• ritardo psicomotorio
• sindrome globale dello sviluppo psicologico
• sindrome dismaturativa
• sindrome non specificata da alterazione globale dello sviluppo psicologico
• sindrome dismaturativa con tic a esordio precoce e comportamento di chiusura reversibile a esito benigno
• sindrome ansiosa da separazione dell'infanzia

Sintomi
Normalmente i sintomi dell'autismo sono rilevabili entro il secondo/terzo anno di età e si manifestano con gravi alterazioni nelle aree della comunicazione verbale e non verbale, dell'interazione sociale e dell'immaginazione. Le persone con autismo presentano spesso problemi comportamentali che nei casi più gravi possono esplicitarsi in atti ripetitivi anomali, auto o etero-aggressivi. Il fatto che la maggior parte dei bambini ha manifestato i primi sintomi dopo le vaccinazioni è visto come una coincidenza. Il fatto che la maggioranza dei bambini soffre di straordinarie patologie metaboliche, intestinali, immunologiche e allergiche è visto, di nuovo, come una coincidenza. Le persone con Disturbo Autistico possono presentare una lunga serie di sintomi comportamentali come iperattività, tempi di attenzione brevi, impulsività, aggressività, autolesionismo, e, specialmente nei bambini piccoli, crisi di collera. Possono essere presenti risposte bizzarre a stimoli sensoriali. Possono essere presenti anomalie dell'alimentazione o del sonno. Possono essere presenti anomalie dell'umore o dell'affettività. Possono mancare reazioni di paura a pericoli reali, in presenza di timore eccessivo nei confronti di oggetti innocui. Possono essere presenti svariati comportamenti autolesionisti .
Terapie
Le terapie o gli interventi, di tipo medico ed educativo/comportamentale, vengono scelti in base ai sintomi specifici di ogni individuo. E’ importante capire che l’autismo è trattabile e iniziare in fase precoce,2anni, l’approccio comportamentale. Alla base devono esserci stimoli artificiali, rinforzi per indurre il bambino ad adottare comportamenti accettabili o ridurre quelli auto lesivi e ripetitivi.
Non esistono farmaci che agiscono sul nucleo essenziale del disturbo anche se si ricorre agli antipsicotici per ridurre i comportamenti ossessivi e aggressivi.


Bibliografia

-Visconti P. (2003), La terapia di scambio e di sviluppo. In M. Formica (a cura di), Trattato di neurologia riabilitativa, Cuzzolin editore, pp. 987-1016.
-www.emergenzautismo.org
-italiasalute.leonardo.it

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TEST DI COMPLETAMENTO

Messaggio  giovanna.chianese il Gio Gen 07, 2010 5:01 pm

SIDROME DI ASPERGER

La sindrome di Asperger (AS) è un disordine pervasivo dello sviluppo imparentato con l’autismo e comunemente considerato una forma di autismo “ad alto funzionamento”. In generale si ritiene che si tratti di un tipo di autismo caratterizzato dalla difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un’alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell’autismo classico.
Contrariamente al Disturbo Autistico, non vi sono ritardi o devianze clinicamente significativi nell’acquisizione del linguaggio, sebbene aspetti più sottili della comunicazione possano essere alterati.
Il disturbo è continuo, dura tutta la vita. In età scolare, le buone capacità verbali del bambino possono mascherare la gravità della disfunzione sociale e “ingannare” coloro che se ne occupano (genitori, insegnanti).
Gli individui con la sindrome di Asperger possono essere percepiti come persone la cui mente non riesce ad agganciarsi alla realtà, come coloro che soffrono di autismo classico, non possedendo una teoria della mente propria e altrui.
Gli individui affetti da questa sindrome possono osservare un sorriso e non capirne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra sorriso, ammiccamento e altre espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale. Per loro è estremamente difficile saper “leggere attraverso le righe”, ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente.
Il deficit sociale si evidenzia in una mancanza di reciprocità che si manifesta attraverso un approccio sociale eccentrico e unilaterale (es., insistendo su u argomento di conversazione senza tener conto delle reazioni degli altri), piuttosto che attraverso l’indifferenza emotiva e sociale, come nel Disturbo Autistico.

La sindrome di Asperger è definita nel DSM IV secondo i seguenti criteri diagnostici:

Difficoltà qualitative nel rapporto sociale, manifestandosi con almeno due tra le seguenti:
Difficoltà marcata nell’uso di comportamenti non-verbali multipli, come il guardarsi negli occhi, le espressioni facciali, la postura corporea e i movimenti per regolare le interazioni sociali.

Impossibilità a sviluppare relazioni appropriate tra persone di pari livello

Mancanza di ricerca spontanea per condividere divertimenti, interessi, od obiettivi con altre persone (difficoltà nel mostrare, portare o indicare oggetti d’interesse alle altre persone)

Mancanza di reciprocità sociale ed emotiva

Modelli di comportamento stereotipati e ripetitivi, manifestati da almeno uno dei seguenti:
Raggiungimento di un’occupazione mentale con uno o più modelli stereotipati e ristretti d’interesse, che sia anormale nell’intensità e nell’attenzione

Aderenza apparentemente inflessibile a specifici rituali o comportamenti non necessari

Movimenti corporei stereotipati e ripetitivi (come agitare mani e dita o altri movimenti)

Persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti

Il disturbo crea difficoltà notevoli nelle aree sociali, professionali o altre aree d’importanza notevole per la vita di tutti i giorni

Non esiste un significativo ritardo nelle abilità linguistiche

Non esiste un significativo ritardo nello sviluppo cognitivo o nelle capacità appropriate all’età di aiutarsi e di avere un comportamento adatto alle circostanze (tranne che nelle interazioni sociali) e curiosità per l’ambiente esterno nell’infanzia

Non ci sono motivi di ritenere che si tratti di una forma di schizofrenia o di un altro disordine pervasivo dello sviluppo

Epidemiologia e possibili cause
Mancano dati certi sulla prevalenza della Sindrome di Asperger, ma sembra che colpisca 20-25 individui su 10.000. Certo è la maggior presenza del disturbo nella popolazione maschile. Le cause della sindrome di Asperger sono fonte di continui dibattiti e congetture.
L’AS si associa spesso, ancora per motivi non noti, con altri disturbi come sindrome di Tourette, problemi dell’attenzione o dell’umore (depressione e ansia). In alcuni casi c’è una chiara componente genetica, con un parente (più spesso il padre) che mostra o un quadro completo di AS o alcuni dei tratti associati con AS; fattori genetici sembrano essere più comuni, da soli o in combinazione, in genitori di bambini con AS.

Trattamento
È importante notare che, rispetto alle altre forme di autismo, questa sindrome non sempre impedisce di diventare adulti funzionanti in termini di inserimento sociale (lavoro, matrimonio…). La letteratura sottolinea il ruolo positivo rivestito da precoci interventi cognitivo-comportamentali, mirati all’acquisizione delle abilità sociali (social skills training). In età scolare sono utili gli interventi educativi individualizzati, in modo da tenere conto delle specifiche esigenze correlate col disturbo. Esistono, infine, gruppi di supporto per persone con sindrome di Asperger e autismo ad alto funzionamento, volti a favorire l’incontro e il confronto con altri che hanno problematiche simili.

Trattamento farmacologico
I trattamenti farmacologici si rivolgono a sintomi comportamentali specifici, come l’iperattività (trattata in alcuni casi con antidepressivi) o i rituali ossessivi e le stereotipie (trattate con farmaci antipsicotici come il risperidone).

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SINDRROME DI ASPERGER

Messaggio  concetta la rocca il Gio Gen 07, 2010 5:46 pm

SINDROME DI ASPERGER
La sindrome di Asperger fu descritta per la prima volta dal pediatra Hans Asperger nel 1944.
E’ una malattia a base prevalentemente genetica, che si manifesta sotto forma lieve di autismo. Le persone affette da sindrome di Asperger hanno intelligenza e capacità linguistiche nella norma (a volte anche superiore), ma appaiono incapaci a comprendere gli stati emotivi altrui attraverso i diversi indizi derivanti dal linguaggio corporeo e dalle inflessioni della voce o dalla stessa situazione relazionale. Può accadere che esse osservino un sorriso senza riuscire a capirne il significato o magari interpretandolo come una semplice smorfia.
La sindrome di Asperger si manifesta con:
l'incapacità di comprendere le emozioni altrui;
eccessiva attenzione ai particolari e comportamenti ripetitivi;
gestualità fortemente ridotta;
goffaggine nei movimenti;
una pronunciata tendenza alla distrazione;
forte attaccamento alle abitudini.
La malattia si presenta con diversi gradi di gravità; certi individui che ne soffrono appaiono quasi normali nell'interpretare le espressioni del viso e le intenzioni altrui. La sindrome di Asperger comporta un diminuito interesse per gli altri, una relativa indifferenza per i rapporti sociali; i bambini si mostrano spesso attratti da un solo argomento che diventa una sorta di ossessione. Anche negli adulti, la malattia tende a esaltare un particolare interesse. Il trattamento della sindrome di Asperger, che colpisce mediamente una persona su 250 (con netta prevalenza dei maschi), è di tipo prevalentemente psicologico ed è rivolto da una parte ad aiutare il soggetto a prendere coscienza dei propri limiti emotivi e dall'altra a sostenere la stima di sé valorizzando le caratteristiche positive.
La sindrome di Asperger è stata portata a conoscenza del grande pubblico da alcuni film come "Rain man", "Codice Mercury" e "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte".

CONCETTA LA ROCCA MATRICOLA SOSTEGNO 880000610


1.Sally Ozonoff - Geraldine Dowson - James McPartland, Sindrome di Asperger e autismo. Una guida per i genitori, Armando, Roma, 2007
Volume rivolto prevalentemente ai genitori di bambini ffetti da sindrome di Asperger, nel quale vengono trattate non solo le difficoltà che si incontrano nella diagnosi del disturbo, ma anche e soprattutto nella vita quotidiana. Vengono proposte alcune problematiche a titolo di esempio, descrivendo le strategie utili per insegnare al bambino affetto da tale disturbo a interagire adeguatamente con i fratelli e i compagni.

2. P. Cornaglia Ferraris, Io sento diverso, Erickson, Trento, 2006
Racconto in prima persona di un bambino affetto da sindrome di Asperger.

3. www.libero.it/ sindrome di Asberger

4. www.ildiogene.it/sindrome di Asberger


Ultima modifica di concetta la rocca il Gio Gen 07, 2010 6:08 pm, modificato 1 volta
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concetta la rocca

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AUTISMO, DISTURBO MUTISISTEMICO DELLO SVILUPPO, DMSS

Messaggio  MARIANNA DI CAPRIO il Gio Gen 07, 2010 6:03 pm

AUTISMO, DISTURBO MUTISISTEMICO DELLO SVILUPPO, DMSS



-L'autismo o sindrome di Kanner è un disturbo che interessa la funzione cerebrale, la persona affetta da tale patologia mostra una marcata diminuzione dell'integrazione sociale e della comunicazione. Rientra nei disturbi pervasivi dello sviluppo, dove rientrano, fra le varie forme, anche la sindrome di Asperger, la sindrome di Rett e il Disturbo disintegrativo dell'infanzia. L'autismo si trova a volte associato ad altri disturbi che alterano in qualche modo la normale funzionalità del Sistema Nervoso Centrale: epilessia, sclerosi tuberosa, sindrome di Rett, sindrome di Down, sindrome di Landau-Klefner, fenilchetonuria, sindrome dell'X fragile, rosolia congenita. Gli autistici mostrano un'apparente carenza di interesse e di reciprocità relazionale con gli altri; tendenza all'isolamento e alla chiusura sociale; apparente indifferenza emotiva agli stimoli o ipereccitabilità agli stessi; difficoltà ad instaurare un contatto visivo: il bambino che intorno ai due anni di età continui ad evitare lo sguardo degli altri mostra, secondo diversi studi, la possibilità di sviluppare l'autismo.


I Disturbi Multisistemici dello Sviluppo si collocano tra i Disturbi Pervasivi dello Sviluppo e i Disturbi della Regolazione. I bambini che presentano DMSS hanno le stesse ed identiche caratteristiche di chi è affetto dal Disturbo Pervasivo dello Sviluppo. Quindi tali bambini presentano difficoltà di interazione sociale ed emotiva, difficoltà ad iniziare e/o mantenere una comunicazione o un rapporto di scambio comunicativo adeguato e, comportamenti ripetitivi, stereotipati con difficoltà di elaborazione e integrazione sensoriale.


-Testo: La fortezza vuota. L'autismo infantile e la nascita del sé. di Bettelheim Bruno

Questo libro di Bettleheim è diventato un classico delta psicologia, una pietra miliare nello studio della schizofrenia e in particolare di quella sua forma grave e precoce che è l'autismo. Bettletheim ha scelto, dalla sua esperienza di terapeuta, alcuni dei casi meno curabili: non ha voluto celebrare le vittorie della medicina, ma mostrare, nelle sue manifestazioni più virulente e radicali, l'essenza della malattia. Quelle che narra sono esperienze emotive e intellettuali profonde, attraversate da domande e da dubbi che coinvolgono chi cura e chi è curato.


Testo: Autismo. La conoscenza del problema di Baron Cohen Simon - Bolton Patrick

Quali sono le cause dell'autismo? E' un disturbo dovuto a predisposizione familiare? Quali indirizzi educativi conviene seguire? Il volume vuole fornire un mezzo per mettere ordine fra i molteplici dati scientifici e per stabilire quali sono i "fatti" dell'autismo.


Testo: Autismo, scuola e famiglia. Narrazioni riflessioni e interventi educativo-speciali di Favorini A. Maria - Bocci Fabio

Nel volume gli autori, riferendosi ai contributi scientifici più recenti e accreditati, si prefiggono l'obiettivo di presentare le principali caratteristiche del disturbo autistico, ponendo particolare attenzione alle implicazioni socio culturali e alle modalità di intervento educativo e riabilitativo basate su una diagnostica funzionale all'individuazione delle aree deficitarie e delle aree di potenzialità, differenti per ogni soggetto. Il volume si articola in due parti. La prima è dedicata agli approfondimenti teorici e diagnostici, alla trattazione dei modelli di intervento educativo-riabilitativi. Si affrontano poi alcuni aspetti di interesse pedagogico, quali il coinvolgimento della famiglia e la rappresentazione dell'autismo nella società mediante il punto di vista della letteratura e del cinema. La seconda parte è focalizzata maggiormente sull'intervento nella scuola, attraverso l'approfondimento di concetti chiave, quali didattica speciale, integrazione, diversità e con la presentazione di alcuni casi corredati da griglie di osservazione, da strumenti e tecniche d'intervento, da schede e modelli per l'elaborazione e la strutturazione di piani educativi personalizzati.


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TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSAGGIO GENNAIO 2010

Messaggio  valeria gargiulo il Gio Gen 07, 2010 6:18 pm

L'AUTISMO :

Il termine di "autismo" fu impiegato da Bleurer, nel 1911, nell'ambito della schizzofrenìa, per indicare un comportamento rappresentato da chiusura, evitamento dell'altro ed isolamento. Successivamente, Leo Kanner, nel 1943, utilizzò questo termine non più con il significato di " sintomo", ma come un'etichetta descrittiva di un'entità nosogrfica, l' Autismo infantile, i cui elementi caratterizzanti erano rappresentati da: etiologia sconosciuta, insorgenza precoce, tendenza all'isolameto, bisogno di immutabilità. Nell'ipotesi originaria di Kanner i sintomi caratterizzanti il quadro clinico rappresentavano l'espressione di un disturbo congenito del contatto affettivo con la realtà. Nelle decadi immediatamente successive il modello interpretativo imperante è sato quello psicodinamico, in rapporto aL quale l'autismo rappresentava una difesa contro l'angoscia derivante da un fallimento delle prime relazioni oggettuali. In rapporto a tale modello interpretativo l'eventuale presenza di segni clinici riferibili ad un danno encefalico, in associazione alla sintomatologia autistica, giustificava l'individuazione di due forme di autismo: un Autismo primario o puro,e un Autismo secondario, o spurio. Nel corso degli anni questo tipo di approccio è stato oggetto di numerose valutazioni critiche seguite da ulteriori ricerche che hanno indotto a ricercare le cause del disturbi autistico non più all'esterno, ma all'interno del bambino. Attualmente, infatti, è sempre più accettata l'ipotesi che il disturbo autistico sia legato ad un funzionamento mentale atipico; una disfunzione, ancora mal definita in termini neurobiologici e/o neuropsicologici, ma comunque legata all'equipaggiamento morfo-funzionale del Sistema Nervoso Centrale. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, redatto dall'American Psychiatric Association, e la Classificazione Internazionale delle Malattie, redatta dll'Organizzazione Mondiale della Sanità, rappresentano il frutto del lavoro di una commissione di esperti che hanno lavorato al fine di stabilire i criteri clinici in rapporto ai quali formulare la diagnosi di autismo, indipendentemente dalle cause. Uno degli aspetti che è apparso subito evidente è stata la difficoltà di mantenere un concetto unitario di Autismo. Muovendosi su un piano esclusivamente clinico-descrittivo, è abituale rilevare che il nucleo fondamentale del comportamento autistico ( disturbo ddell'interazione sociale, compromissione della comunicazione verbale e non verbale, anomalie del repertorio delle attività e degli interessi) presenta nei diversi pazienti notevoli variazioni nei gradi di espressività. Ciò ha indotto ad individuare una sorta di continuum: la gavità dell'autismo, cioè , si distribuirebbere lungo una linea continua, estesa dalle situazioni lievi, o meno gravi, a quelle gravissime, in cui il bambino è completamente fuori dall'azione, dall'interazione e dalla relazione.Va inoltre considerato che il nucleo comportamentale tipico dell'autismo spesso si associa a caratteristiche particolari, in termini di prevalenza di sesso, modalità di esordio e/o decorso.Tali caratteristiche conferiscono al quadro clinico aspetti particolari ed hanno indotto ad introdurre il concetto di " spettro autistico". Quest'ultimo sta ad indicare che accanto ad un disturbo di "base" si distribuiscono forme che con esso condividono alcune caratteristiche, ma che se ne differenziano per altre. All'interno dello "spettro autistico" si vengono a definire diversi sottogruppi i cui principali vanno ad individuarsi nel : Disturbo Autistico, Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza, la sindrome di Rett e la sidrome di Aspenger; e la categoria che li comprende è quella dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo ( DPS) .


TESTI E SITOGRAFIA CONSULTATI:

-"NEUROPRICHIATRIA INFANTILE" DI ROBERTO MILITERNI
-SITOGRAFIA: AUTISMO WIKIPEDIA.

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DIGITAL DIVIDE E DISABILITà

Messaggio  marianna di chiara il Gio Gen 07, 2010 6:20 pm

Il termine “Digital Divide”, introdotto negli anni novanta in America sporadicamente in alcuni rapporti e articoli con diversi significati, è stato assunto a partire dal 1996 da funzionari del governo americano e dalla Casa Bianca per indicare la posizione di svantaggio delle varie categorie di americani non connessi alla rete. Si comincia a parlare di digital divide per la prima volta nel 1994 quando l’amministrazione Clinton individua nella costruzione di autostrade dell’informazione e nell’obiettivo di assicurare a tutti gli americani la partecipazione ai benefici dell’era digitale il progetto di fondo per una “nuova frontiera americana”. In occasione del World Economic Forum (WEF) tenutosi a Davos nel 2000, si è affrontato per la prima volta il tema del digital divide sul piano internazionale. Dalla sua apparizione al WEF, il divario digitale ha cominciato a essere considerato come tema/problema su cui è opportuno intervenire con progetti specifici di natura dichiaratamente “rivoluzionaria”. Nei dibattiti sull’argomento,infatti, ciò che è emerso maggiormente è il concetto di rivoluzione,anche se in un’accezione politicamente moderata: il termine infatti afferma l’urgenza di affrontare con radicalità il problema delle disuguaglianze e dell’esclusione. Se, da un lato, l’obiettivo che oggi perseguono Stati ed organizzazioni internazionali è l’accesso a Internet ad un numero sempre crescente di cittadini, dall’altro lato occorre sostenere processi culturali e di alfabetizzazione affinché vengano garantite le capacità di utilizzo delle tecnologie. A questo proposito si parla di Learning Digital Divide intendendo il divario nell’apprendimento come ulteriore elemento che tende ad acuire le distanze nell’utilizzo delle nuove tecnologie. L’apprendimento è un processo fondamentale di fronte ad apparecchiature che diventano inutili senza il possesso delle competenze necessarie per poterle sfruttare adeguatamente.
Digital divide e situazioni di deficit
Descrizione del fenomeno
Questa tipologia di digital divide interessa in modo particolare le categorie di persone che convivono con diverse forme di disabilità motoria, uditiva, cognitiva, visiva, che sono a maggior rischio di esclusione ed isolamento, non solo dal punto di vista del deficit ma anche dal punto di vista tecnologico. Se, infatti, da un lato lo sviluppo delle tecnologie della comunicazione sta cambiando con grande rapidità la vita di molte persone, dall’altro il web presenta servizi e contenuti che non sempre sono “accessibili” a quelle categorie che convivono con qualche forma di disabilità.
In questo caso, il digital divide può presentarsi con un duplice aspetto: non solo quello relativo al possedere o meno lo strumento tecnologico in quanto tale, ma anche quello relativo alla sua accessibilità o non accessibilità che, in caso negativo, fa sì che il soggetto, pur possedendo la tecnologia, non possa utilizzarla per la mancanza di quei criteri che la rendono “assistiva” ed accessibile. Le ICT presentano infatti degli aspetti strutturali che possono di per sé costituire già elementi di esclusione, come per esempio il linguaggio iconico, che esclude gli ipovedenti, o il mouse, la tastiera e lo schermo, che costituiscono un ostacolo per i disabili motori. Portare avanti un’analisi e una riflessione su questo tipo di digital divide significa partire da un’analisi dei deficit e degli ausili per ridurli, per poi individuare le strategie che consentono alla persona con deficit di utilizzare le potenzialità formative presenti nel proprio contesto di vita e di esprimere le proprie abilità. Rendere accessibili la Rete e le tecnologie della comunicazione significa metterle a disposizione di tutti, abili e diversamente abili, tenendo conto di ogni tipo di disabilità, definitiva o temporanea, di natura fisica o tecnologica. La riduzione del digital divide in questo ambito, più che in altri,significa favorire, attraverso l’uso delle ICT, processi di integrazione scolastica, lavorativa e sociale, legati alla crescita personale dell’individuo sia nella costruzione della propria autonomia, sia nella raggiungimento delle abilità comunicative e relazionali.Nel 2000 l’Unione Europea ha emanato il piano di azione“eEurope 2002", un documento articolato in 10 punti da perseguire
per permettere all’intera popolazione europea di partecipare ai benefici socioeconomici che possono scaturire dal progresso tecnologico. Uno dei 10 obiettivi è costituito dalla “epartecipazione” per le persone disabili e dalla lotta contro la info-esclusione. L’iniziativa di maggior impatto è stata intrapresa dal Consiglio dell’Unione Europea, che ha dichiarato il 2003 Anno europeo delle persone con disabilità (Sito web ufficiale dell’Anno Europeo dei disabili http://www.eypd2003.org/). Gli stimoli europei sono stati recepiti dagli Stati membri, che si sono impegnati affinché l’innovazione tecnologica diventi un mezzo per annullare il “digital divide” e non sia la fonte di una nuova tipologia di barriere, le barriere virtuali. In Italia, al fine di definire un’azione coerente e incisiva, volta a promuovere il potenziale delle tecnologie verso disabili e anziani, è stata istituita nel maggio del 2002 presso il Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri la “Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli”, oggi divenuta permanente (Alla Commissione prendono parte rappresentanti del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, del Ministro per le Pari opportunità, del Ministro delle Politiche Comunitarie, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero della Salute, del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, del Ministero delle Comunicazioni). E’ importante far riferimento al progetto di Legge Campa-Palmieri dal titolo: "Norme per il diritto di accesso ai servizi e alle risorse info-telematiche pubbliche e di pubblica utilità da parte dei disabili e per favorire la loro integrazione con le nuove tecnologie". Il disegno di legge, primo in Europa del suo genere, riconosce le raccomandazioni del W3C World Wide Web Consortium del progetto WAI (Web Accessibility Initiative) e le definisce come obbligo per servizi e risorse info-telematiche pubbliche e di pubblica utilità. Il disegno di legge è un punto di partenza per avviare una discussione a livello parlamentare per giungere finalmente ad una normativa che conceda il diritto di accesso e partecipazione allo sviluppo del web e dei suoi contenuti a tutti i cittadini.


Bibliografia
Castagni N., (a cura di), Handicap e computer: per l’inserimento dei
disabili nella società di tutti, Milano, Franco Angeli, 1998
Costa A., Cliccando, cliccando: tecnologie multimediali per
l’handicap, Bologna, Provveditorato agli studi, 2000
www.add.ecipar.it

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AUTISMO

Messaggio  MARIA SGLAVO il Gio Gen 07, 2010 6:25 pm

E' una sindrome caratterizzata dalla compromissione di alcune aree dello sviluppo. L'insorgenza è localizzata nei primi tre anni di vita, con una maggiore frequenza nei maschietti . L’Autismo Infantile fa parte del gruppo dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo (D.P.S.), sindromi caratterizzate da una grave compromissione di più aree dello sviluppo infantile, insieme alla Sindrome di Asperger, alla Sindrome di Rett e al Disturbo Pervasivo dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato. L’insorgenza del Disturbo avviene entro i primi tre anni di vita e può essere preceduta da un periodo di apparente normalità di sviluppo. Nel disturbo autistico sono particolarmente compromesse tre aree di sviluppo:
- il linguaggio e la comunicazione,
- l’interazione sociale reciproca,
- gli interessi ristretti e i comportamenti stereotipati.
A livello comunicativo il linguaggio verbale può essere totalmente assente, oppure esso può essere usato in modo anomalo (ad esempio il bambino non usa il pronome “ Io”, ma parla di se stesso in terza persono).
Si possono presentare verbalizzazioni incongrue, giochi di parole stereotipati, ripetizione ecolalica di parole pronunciate da altri o sentite alla TV (ad es.frasi di cartoni animati).
La comunicazione non verbale risente di una più o meno marcata capacità di usare i gesti al fine di entrare in rapporto con l’altro.
Spesso il bambino non sa indicare gli oggetti che desidera e, piuttosto, usa la mano degli altri come fosse uno strumento.
L’interazione sociale presenta dei segni che di frequente costituiscono i primi segnali di allarme per i genitori. Il bambino evita lo sguardo degli altri, non si gira quando viene chiamato per nome, non ricambia i sorrisi che gli vengono fatti.
Si nota spesso un certo disinteresse per il rapporto con gli altri, unitamente alla difficoltà a farsi coinvolgere nella interazione, a condividere il piacere e l’interesse per quanto lo circonda, a empatizzare con lo stato d’animo altrui.
Il bambino non appare interessato ai suoi coetanei e preferisce rimanere in disparte (ad es. all’asilo gioca da solo).
Gli interessi sono limitati, il gioco è povero e ripetitivo e il bambino non sa usare gli oggetti in modo funzionale o simbolico, manca di creatività e immaginazione e spesso non sa imitare quello che vede fare dagli altri.
Le sue attività si focalizzano su pochi oggetti o parti di essi (ad es. non gioca a far camminare una macchinina ma si concentra a guardare le ruote che girano) o su pochi, selezionati argomenti.
Il bambino appare attratto a lungo dai dettagli dei giochi, dalle luci, dagli oggetti che di frequente usa con modalità ripetitiva (ad esempio li mette in fila o li fa girare).
Si possono inoltre evidenziare altri sintomi di tipo comportamentale:
- il livello intellettivo può essere variamente compromesso. Spesso il profilo cognitivo è caratterizzato da una disarmonia, con profonde disabilità in alcuni settori e performance migliori in altre aree di sviluppo.
- a livello motorio il bambino può presentare alcune anomalie o bizzarrie (ad esempio cammina sulle punte dei piedi, fa movimenti di sfarfallamento delle mani, si mette in posizioni scomode o strane). Frequente è la presenza di ipercinesia o, al contrario, di forte passività.
- altri sintomi associati possono essere una facile irritabilità in occasione delle anche minime frustrazioni. Il bambino può apparire ansioso, aggressivo verso sé stesso o verso gli altri, rabbioso e inconsolabile.
In alcuni casi si nota un’alta soglia per il dolore, ipersensibilità ai suoni, mancata percezione dei pericoli.
Nella storia dei bambini si evince la presenza di anomalie dell’alimentazione (ad es. selettività) o alterazioni del ritmo sonno-veglia.

TESTO : CAPIRE L’AUTISMO
Che cos´è l´autismo? Quali sono i suoi sintomi? Quali le cause? Il libro fornisce un quadro esauriente di questa patologia, soffermandosi soprattutto sulle nuove acquisizioni relative al funzionamento cognitivo, sui test diagnostici e sui tipi di trattamenti e di interventi più efficaci. Ampio spazio è stato dato anche alle problematiche dei genitori e al rapporto tra soggetto autistico, educatori e figure professionali che se ne occupano. Infine il testo propone una serie di casi clinici per far comprendere meglio la natura di questa patologia.

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DIGITAL DIVIDE E DISABILITà

Messaggio  ornella il Gio Gen 07, 2010 6:32 pm

L'ambiente di appartenenza di una persona crea quel clima relazionale che permette la costruzione di un sistema di valori in una prospettiva etico-morale all'interno della quale l'individuo può trovare risposte, aiuti per contenere, per alleviare degli aspetti dolorosi dell'esistenza, per l'acquisizione di significati che diano un senso e uno scopo alla quotidianità, perciò l'uso delle tecnologie come supporto si inserisce nel contesto della riduzione alle disuguaglianze nell'accesso e nell'utilizzo delle tecnologie della cosiddetta "società dell'informazione". Il "digital divide ", divario, disparità, disuguaglianza digitale significano, in sostanza, la difficoltà da parte di alcune categorie sociali di usufruire di tecnologie che utilizzano una codifica dei dati di tipo digitale rispetto ad un altro tipo di codifica precedente, quella analogica. Eliminare o comunque ridurre significativamente il "digital divide" per quelle categorie sociali, ovvero le persone con disabilità fisiche e/o sensoriali, che dall'uso delle tecnologie possono trarre grandi opportunità per la loro qualità di vita sia nella sfera privata che in quella lavorativa. Le nuove tecnologie possono consentire la comunicazione delle conoscenze a tutti gli individui. Anche per i disabili, le tecnologie hanno sconvolto in senso positivo la vita e le abitudini; se prima tante cose erano a loro impedite da barriere fisiche e psicologiche, oggi forse pian piano qualcosa sta cambiando: Le possibilità sono tante, molte di più che nel passato ed è giusto che del cambiamento in atto nella società cognitiva, anche loro siano protagonisti attivi. Non bisogna più classificare, specificare tra"normodotati"o "disabili" poichè la tecnologia e la sua apertura dà la possibilità di interagire in modo autonomo non distinguendo il discorso sulle varie tipologie di disabilità e di handicap esistenti. La ricchezza della rete è nelle persone che popolano le reti e non nella potenza degli strumenti utilizzati per collegarsi, quindi la tanto acclamata "multimedialità" rischia di trasformarsi in una nuova barriera per chi non ha la possibilità di utilizzare programmi che fanno utilizzo di suoni, colori, immagini, filmati e altri effetti speciali che a noi possono sembrare tanto carini, ma che rappresentano una nuova occasione di esclusione ed emarginazione per chi non può vedere o ascoltare. Il riconoscimento ottico dei caratteri permette di catturare le parole da libri o giornali e trasformarle in voce sintetizzata o in caratteri su uno schermo braille, in maniera da scavalcare l'handicap che nasce dalla disabilità visiva e facilitare in questo modo lo studio e la lettura. Viceversa, chi e' impossibilitato ad usare la penna o la tastiera, può servirsi di programmi di riconoscimento vocale per fare in modo che sia il computer a trasformare la voce in lettere e parole sullo schermo. Oggi la tecnologia, precisamente l'informatica offre moltissime possibilità di valorizzazione per le persone disabili, che "in rete" sono difficilmente distinguibili dai cosiddetti normodotati. Esiste tuttavia il rischio che questa possibilità di superare la disabilità venga trasformata in un nuovo muro tra "chi può e chi non può", la tecnologia deve servire a migliorare la qualità della vita, non ad innalzare nuove barriere. L'incoraggiamento deve essere soprattutto culturale piuttosto che economico ed assistenziale. "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni sociali". L'integrazione è un termine che richiama le diversità, l'informatica può aiutare in questo senso, anche se a volte l'informatica può dare l'impressione di favorire una omologazione, una riduzione delle diversità. Credo che si possa dire che l'informatica è strumento, dipende da noi gestirla e farla diventare un ottimo strumento per ridurre gli handicap e per produrre un progetto di integrazione che rispetti e che arricchisca l'umanità nelle diversità. Il web rappresenta per i disabili una grande potenzialità, ma è anche vero che possono esistere delle barriere al pieno utilizzo delle nuove tecnologie.
Se con "usabilità" si indica in modo generico la facilità di navigazione di un sito, il termine "accessibilità" si riferisce al superamento delle difficoltà che una persona con deficit può incontrare nell'uso di Internet. È chiaro che una persona non vedente, pur dotato di un sintetizzatore vocale che gli legge la pagina web, di fronte a delle immagini sperimenterà difficoltà interpretative, così come un non udente si troverà a disagio di fronte a contenuti audio sempre più frequenti sul web. Molti ignorano che una delle barriere più comuni è rappresentata dalla difficoltà di orientarsi in un sito e di comprendere i contenuti veicolati da Internet, indecifrabili da parte di persone che hanno un deficit cognitivo. Questo è un punto su cui c'è ancora molto da studiare, si può usare una metafora che può far capire l'importanza di questo tipo di studio: quando una persona, per esempio a causa dell'età, ha bisogno di usare una protesi acustica perché non ci sente più bene, ha bisogno anche di una educazione alla protesi. Non basta avere la protesi per ripristinare il suono che non si sente. Che succede alle persone anziane con problemi di udito? Spesso la persona che ha la protesi la prova e poi la mette nel cassetto e non la vuole usare più perché non ci sono i filtri adatti. I filtri sono appunto un'educazione all'ascolto: quando parliamo abbiamo quasi sempre un panorama sonoro che riusciamo a tenere sullo sfondo per ascoltare in primo piano la voce o il suono che vogliamo sentire, se questo filtro, che è intenzionale e quindi frutto di educazione, salta, arrivano tutti i rumori nello stesso momento e il soggetto viene disorientato, la stessa cosa avviene con le nuove tecnologie: Con la facilità di comunicazione che abbiamo possiamo subire una sorta di overdose di informazioni, abbiamo una grande capacità e possibilità di comunicare tutto quello che è importante, quello che non è importante, quello che dovrebbe essere riservato e tutto questo ci frastorna e ci spaventa. Dobbiamo perciò fare un'operazione di educazione considerando che mentre per la protesi acustica è necessaria una educazione del singolo, in questo caso abbiamo una educazione sociale da fare.


http://blog.libero.it/flamminio/view.php?nocache=1199703705
http://www.ebcconsulting.com/competenze_az.shtml
http://epictitaly.ning.com
http://formare.erickson.it/archivio/aprile_04/piscopo.html
http://www.garanteinfanzia.it
http://www.homolaicus.com/Letteratura/questione_lingua.htm
http://www.istac.it/home/apprend.html
http://www.istitutobioetica.org
http://www.innovazionepa.gov.it/
www.leonardoflamminio.it
http://leonardoflamminio.forumup.it
http://www.leonardoflamminio.4000.it
http://www.knowledgemanager.it/KM-DistanceLearning-it.htm
http://www.pubblica.istruzione.it/innovazione/progetti/scienze_tic.shtml
http://www.pluto.it/files/journal/pj0207/Digital_Divide.html
http://www.q-b.it/
http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/montessori-studio-americano/montessori-bilancio/montessori-bilancio.htm
http://www.romagnolo.it/personaggi/bernerslee.htm
http://www.studiotaf.it/teoriemodellifad.htm
http://www.superabile.it/CANALI_TEMATICI/Superabilex/info2125835911.html
http://www.usabile.it/012000.htm

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  mirella.cavallin il Gio Gen 07, 2010 6:49 pm

DIGITAL DIVIDE E DISABILITà

L’accesso alla tecnologia dell’informazione rappresenta sempre più un’opportunità di conoscenza, istruzione e lavoro e acquisisce sempre maggior importanza nel modo di vivere, di lavorare e di apprendere. Si può in qualche modo equiparare l’accesso alle tecnologie ed il loro pieno utilizzo ad un diritto primario per tutti i cittadini, nessuno escluso.
Per Digital Divide si intende alla lettera divario, divisione digitale: esso viene inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche. Da qualche anno ormai si parla di questo argomento, che con il passare del tempo riguarda aspetti sempre diversi delle nuove tecnologie e non solo: molti sono gli aspetti anche sociali della questione.
Il termine Digital Divide è stato utilizzato inizialmente dalla amministrazione americana Clinton-Gore per indicare la non omogenea fruizione dei servizi telematici tra la popolazione statunitense.
Nonostante si sia fatto riferimento al Digital Divide come un problema interno al contesto mericano, oggi è più comune definire con questi termini il divario esistente nell'accesso alle nuove tecnologie in una prospettiva globale. Tuttavia le analisi sull'argomento sono orientate ad entrambe le prospettive, nazionali e transnazionali. Nell'ambito della Network society, le cause di tale divario sono da ricercarsi in diversi fattori socio-economici, ed introducono effetti che sono tutt'ora oggetto di indagine.
Il Digital Divide è riconducibile a un insieme di cause:
• l'assenza di infrastrutture a banda larga;
• l'analfabetismo informatico degli utenti, sia riguardo il computer in genere, sia, in particolare, le potenzialità di Internet.
Il Digital Divide potrebbe incrementare non solo le già esistenti diseguaglianze di tipo economico, ma avere effetti drammatici anche nell'accesso all'informazione, implicando ulteriori conseguenze. Oggi sono attive diverse campagne per il superamento del Digital Divide impegnate nel riutilizzo dell'hardware, spesso impiegando l'uso di software libero.
la pervasività delle tecnologie dell’informazione è un feno meno che ha un duplice risvolto. Le cosiddette categorie deboli, disabili ed anziani, rappresentano un significativo gruppo di cittadini, i cui bisogni vanno contemplati all’interno della complessiva strategia per lo sviluppo di una società basata sulle tecnologie dell’informazione nel Paese. Proprio mentre le tecnologie dell’informazione rendono possibile l’accesso a quanto finora inaccessibile, offrendo nuove soluzioni a problemi un tempo insuperabili, possono contemporaneamente generare nuovi problemi per utenti disabili o per il mondo degli anziani. Esiste, infatti, un pericolo reale che questi possano rimanere esclusi dalla società basata sulle tecnologie dell’informazione poiché spesso la tecnologia non è loro accessibile e non tutti possono così usufruire degli stessi “diritti”.
Il settore pubblico – con il supporto del settore privato e delle componenti della società civile, che già si impegnano a favore dei più deboli – può certamente dare un contributo decisivo per promuovere lo sviluppo di una società dell’informazione veramente aperta a tutti, ispirata all’esigenza di rispondere ai bisogni di ogni individuo, a prescindere dalla condizione sociale e dalle competenze professionali.
Questo impegno richiede l’elaborazione di specifiche politiche ispirate da un forte senso di responsabilità sociale nei confronti di quanti, ora più deboli, possano diventare più forti proprio attraverso la tecnologia.
L’esperienza dimostra che l’accessibilità delle tecnologie non può essere garantita senza un intervento attivo. Secondo le regole del libero mercato, i prodotti sono normalmente orientati a quel gruppo di clienti che rientra nella definizione di “normodotati” o “normofunzionanti”. Gli utenti che hanno bisogni speciali devono perciò adattarsi alla tecnologia anziché la tecnologia rispondere ai loro bisogni e alle loro richieste.
Accessibilità è dunque rimozione di quelle barriere virtuali che sono di fatto l’equivalente delle barriere architettoniche. Ma con una differenza sostanziale. L’intervento sulle barriere architettoniche comporta molto spesso una costosa, talvolta impossibile, opera di riadattamento dell’assetto urbano delle nostre città e un riadattamento non sempre facile di tutte le infrastrutture da quelle edilizie a quelle di trasporto e di viabilità. Quando queste infrastrutture, fondamentali per lo sviluppo del nostro Paese, sono state progettate ed implementate la sensibilità verso le categorie deboli era molto più bassa mentre la velocità dettata dalla necessità di inseguire lo sviluppo economico ha fatto sì che ci si dimenticasse delle esigenze di una categoria importante, consistente ed in crescita della nostra società.
Oggi di fronte allo sviluppo delle cosiddette “autostrade digitali” bisogna evitare che la diffusione delle tecnologie sia dettata da logiche puramente di efficienza ed economicità. Questo non solo per ragioni di equità sociale ma anche per non trovarsi, in un futuro non lontano, a dover pagare costi sociali ed economici elevatissimi per consentire l’accesso a categorie di cittadini sempre più numerose come gli anziani.
In ambito internazionale, negli ultimi anni si stanno elaborando moltissimi progetti su queste tematiche a livello governativo.
Le Nazioni Unite, con la dotforce, e molte delle agenzie governative hanno messo nei loro piani come priorità il digital divide (unesco, infodev, worldbank, itu, per citarne solo alcune); l'Unites è stata creata ad hoc e al G8 di Genova è stato ratificato il Genoa Action Plan sul digital divide prodotto dalla Dot Force: documento fondamentale per capire come i governi del G8 si stiano muovendo su queste tematiche.
L'idea è quella di formare una community in grado di discutere problemi generali relativi a queste problematiche, ma anche di dare indicazioni tecniche e lanciare una serie di progetti specifici su queste tematiche. Sul Pluto è stata aperta una mailing list (alla quale chi vuole iscriversi è il benvenuto), pluto-ddivide, che cercherà di fare da collettore di tutto ciò. Parlare di tipi di applicazioni, di progetti di alfabetizzazione informatica, prendere contatti con associazioni, ONG (Organizzazioni non governative), centri di eccellenza nei paesi in via di sviluppo per lavorare insieme su progetti che vedano nel software libero un mezzo di diffusione di tecnologie sostenibili potrebbe essere un inizio. La connettività, ma non solo: l'informatica, le applicazioni, la lingua e tanti altri aspetti legati allo sviluppo tecnologico.
Riuscire in qualche modo a dare informazioni specifiche e autorevoli nell'ambito dei database, degli applicativi, del networking, della sicurezza, delle soluzioni server potrebbe essere molto importante per chi ha deciso di affidarsi a questo paradigma tecnologico.
Le ONG che si stanno occupando di questi temi hanno abbastanza chiara la percezione di queste problematiche ma, tranne qualche eccezione, mancano poi di quel supporto tecnico da cui non si può prescindere per tematiche tecniche.
Il problema più difficile a oggi sembra essere quello di far incontrare l'esperienza pluriennale nei progetti di cooperazione delle ONG con l'importante bagaglio tecnico della comunità free software.
Se questi due mondi riusciranno ad incontrarsi su dei progetti specifici e a far tesoro reciprocamente l'uno delle esperienze dell'altro, forse si potrà iniziare a vedere un futuro meno cupo per il digital divide, destinato altrimenti a diventare un nuovo e micidiale strumento di colonizzazione.
Negli ultimi anni, l’abbattimento delle barriere architettoniche (creazione di scivoli, pedane sali-scendi, bagni per disabili) ha garantito il diritto di accesso e l’effettiva partecipazione alla vita sociale da parte di persone disabili. Un problema analogo esiste oggi anche per il web, sul quale diventa necessario e doveroso l’abbattimento delle cosiddette “barriere tecnologiche”.
Un sito web è un media potentissimo per la condivisione in tempo reale di informazioni, notizie, documenti; è indispensabile quindi, specialmente per le Pubbliche Amministrazioni, realizzare siti pienamente fruibili ed accessibili per tutti coloro che accedono alla rete, anche per le persone affette da disabilità fisiche, visive, uditive e cognitive, o da chi fa uso di strumenti informatici obsoleti.
È proprio per questo che il sito web deve essere stato progettato con particolare attenzione all’accessibilità e all’usabilità. In base alle disposizioni dettate dalla Legge Stanca “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici” Legge 9 gennaio 2004 n. 4 , la quale fa riferimento alle linee guida del W3C, con l’obiettivo di migliorare la qualità delle pubblicazioni web in termini di usabilità, ed accessibilità.
Ma si deve sempre considerare il problema iniziale, quanti possono accedere alle tecnologie e hanno le capacità di usarle? La strada per l’integrazione dei diversamente abili è lunga e piena di difficoltà e il nostro modesto aiuto è solo un piccolo passo in avanti rispetto alla montagna che loro devono ancora sormontare.



1. http://webaccessibile.org/normative/libro-bianco-tecnologie-per-la-disabilita/introduzione-8/
2. http://www.pluto.it/files/journal/pj0207/Digital_Divide.html
3. http://www.sensoriabilis.it/best-practice/progetti-per-combattere-il-digital-divide/
4. http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide

mirella.cavallin

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Re: TEST DI COMPLETAMENTO - ULTIMO PASSO GENNAIO 2010 - aggiunta

Messaggio  Angela de Cristofaro il Gio Gen 07, 2010 7:50 pm

La sindrome di Asperger

L’ Asperger è una sindrome conosciuta come lo spettro dei disturbi persuasivi dello sviluppo, che viene situata ai margini alti dell’autismo. Rispetto al quadro autistico, però, il bambino Asperger ha una sintomatologia che lo avvicina molto alla normalità, particolarmente dal punto di vista mentale, tant’è che questa sindrome viene definita high functioning, ossia di alta funzionalità. Tuttavia, tale sindrome presenta un disturbo a carattere neurologico dello sviluppo, molto spesso di causa genetica, in cui ci sono deviazioni o anomalie in tre aspetti dello sviluppo:
1.scarsa interazione sociale e abilità sociali;
2.buon uso del linguaggio a scopi comunicativi, ma condizionato dall’egocentrismo;
3.una tipologia comportamentale e di stile, tendente a reiterare e a perseverare in un limitato, anche se a volte intenso, campo d’interesse
L’Asperger presenta uno sviluppo del linguaggio nella norma, anche se non risulta adeguato al corrispondente livello di un normodotato. Il linguaggio-pensiero a livello concreto è molto buono, ma quello formale – astratto non è bene acquisito. Riguardo alla memoria, ha buona capacità mnestica, in particolare quando è legata a interessi personali.
Va messo in rilievo che, di fronte a uno sviluppo regolare o addirittura più sciolto del linguaggio, sussiste una notevole riduzione nell’interazione sociale sul piano del comportamenti. Si potrebbe dire che il soggetto Asperger vive tra i compagni, ma non vive con loro: il suo linguaggio, sempre vivace e con tratti di acutezza, si spegne nel momento in cui il suo rapporto con gli altri avviene sul piano del comportamento emotivo ed affettivo. Il loro problema non è un difetto di interazione o di interesse, quando un difetto di efficacia nell’interazione
Il quadro osservativo include a danno sociale un estremo egocentrismo, che può comprendere l’inabilità a interagire con i coetanei. Ad esempio una battuta che ha fatto ridere viene ripetuta fino all’esasperazione. Non ha il senso dell’opportunità, si sente al centro del mondo e si comporta di conseguenza.
Ma ciò che rende unici e affascinanti tali bambini sono rappresentate dalla loro peculiare, idiosincratica area di “speciali interessi”. In contrasto con il più tipico autismo, dove gli interessi sono più facilmente legati a oggetti o parti di oggetti, nella sindrome di Asperger gli interessi appaiono molto spesso in specifiche aree intellettive. Mostrano interesse ossessivo in un’area come la matematica, aspetti della scienza, della storia, e hanno il bisogno di imparare ogni cosa possibile su quel soggetto.
In molti bambini le aree di interesse speciale cambieranno nel tempo, con una curiosità sostituita da un’altra.


Bibliografia:
www.libero.it/ sindrome di Asberger
Leonardo Trisciuzzi La pedagogia clinica i processi formativi del diversamente abile
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digital divide

Messaggio  Emanuela Menichini il Gio Gen 07, 2010 7:52 pm

Il termine Digital Divide è stato utilizzato inizialmente dalla amministrazione americana Clinton-Gore per indicare la non omogenea fruizione dei servizi telematici tra la popolazione statunitense. Nonostante si sia fatto riferimento al Digital Divide come un problema interno al contesto americano, oggi è più comune definire con questi termini il divario esistente nell'accesso alle nuove tecnologie in una prospettiva globale.

In primo luogo persistono delle forti differenze infrastrutturali in varie zone del pianeta nella distribuzioni delle reti di comunicazione.
Sebbene Internet possa essere considerato un sistema di comunicazione globale, esso non è distribuito uniformemente. La sua densità distributiva è più elevata in zone quali gli USA, l’Europa occidentale e alcune parti dell’Asia orientale, mentre è molto bassa nell’intero continente africano.
La distribuzione diseguale delle infrastrutture digitali crea delle disuguaglianze nell’accesso alle “autostrade digitali”: più i contenuti digitali sono diffusi rapidamente nelle zone sviluppate del mondo, meno lo sono in quelle in via di sviluppo.

I diversi livelli di partecipazione, in realtà, sono un problema che interessa non soltanto il digital divide tra le nazioni, ma anche quello all’interno della singola. Le zone metropolitane e quelle suburbane godono di un accesso migliore alla Rete rispetto a quelle rurali: i servizi broadband sono concentrati nelle aree metropolitane, mentre i punti di accesso WiFi tendono a coprire i centri urbani. Alcune di queste differenze, semplicemente, sottolineano la legge della domanda e della offerta, ma in qualche caso, mostrano come i costi di fornitura dei servizi siano di solito maggiori in quelle aree dove la densità di popolazione è più bassa. Questo trattamento si oppone a quella che, si auspica, dovrebbe essere una politica di uniformità nella somministrazione della fornitura del servizio. Inoltre, la concentrazione dei servizi digitali in alcune aree geografiche, ne favorisce i settori educativi e di formazione professionale, potenziandone il capitale umano e, di conseguenza, rendendo alcune zone più appetibili al mercato del lavoro. In definitiva, una distribuzione differenziata delle infrastrutture tecnologiche può avere l’effetto di escludere dai vantaggi economici e culturali alcune aree geografiche, conducendo ad una concentrazione dell’industria e dei servizi nelle sole zone urbane.

Le barriere che ostacolano la partecipazione all’età digitale non sono solo di natura infrastrutturale, ma riflettono, anche, di differenze socioculturali: il reddito, il sesso, l’età, il genere, la classe sociale e il livello di istruzione, sono tutti fattori correlati ai livelli di accesso e di utilizzo delle tecnologie digitali.

Concludendo è importante insegnare la tecnologia e il corretto uso di internet a scuola, a cominciare dalla prima infanzia, per scongiurare il digital divide e le distorsioni dell’uso indiscriminato della rete. Utopia? L’Unione Europea ci crede. Per questo ha finanziato un’approfondita ricerca nell’ambito del progetto UPDATE (Understanding and providing a developmental approach to technology education).La tecnologia dovrebbe entrare a far parte del curriculum scolastico già alle primarie, dicono i ricercatori. Attraverso un uso migliore del gioco creativo con i bambini, gli insegnanti saranno in grado di stimolare l’interesse nella tecnologia sia nei ragazzi che nelle ragazze.

Emanuela Menichini
matr 880000623

1.www.wikipedia.it
2.www.unicat.it
3.ARTICOLO: “Internet scienza e tecnologia vanno studiati a scuola a cominciare dalla prima infanzia” tratto da www.pinobruno.it
4.ARTICOLO: “Digital Divide e press divide “ tratto da www.freeonline.org.
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Emanuela Menichini

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